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Io non sono un uomo!


kevin8

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L'altra sera ci guardiamo finalmente PonPoko. Finalmente perchè erano settimane che il DVD languiva sulla libreria e perchè erano settimane che, per un motivo, o per l'altro, non riuscivamo a guardare qualcosa che superasse i tre quarti d'ora di durata, e PonPoko dura quasi due ore...

 

Comunque decido di vederlo, numero uno chiede cosa guardiamo e mi limito a dire che si tratta di una storia su un gruppo di "procioni" che si trasformano e fanno scherzi agli uomini... Inutile affrettare conclusioni per un bambino di 3 anni e mezzo... ma questo dimostra quanto io sia ancora acerbo come genitore e quanto i bambini siano sorprendenti quando lasciati da soli a trarre le loro conclusioni. In questo forse a volte è meglio cercare di non influenzarli con le nostre idee...

 

Ho amato PonPoko, per tutta la durata del film, mi è piaciuto il messaggio che ha mandato Takahata e mi è piaciuta la "leggerezza" con cui è stato trattato l'argomento, nel senso che il messaggio arrive senza essere pesante e senza annoiare. Un pregio di un grande comunicatore secondo me è quello di riuscire a trasmettere anche concetti difficili senza annoiare la platea...

 

Iniziamo la visione e N°1 si appassiona, ci sono gli animali antropomorfi, ci sono le trasformazioni... tutto molto disneyano direi. Ma quando i Tanuki iniziano a fare danni alle macchine da lavoro, inizia ad assumere un'espressione perplessa... si volta e mi dice:

 

"Ma perchè rompono le ruspe? I TaRuki sono cattivi!"

"No, i Tanuki non sono cattivi, guarda bene che poi capisci perchè!"

 

Proseguiamo la visione e torna a divertirsi, quando i Tanuki iniziano a fare dispetti e scherzi per spaventare gli uomini e si susseguono trasmissioni con queste notizie, torna sereno.

 

Poi però mi guarda e mi chiede: "Perchè gli uomini tagliano gli alberi? Perchè distruggono il bosco dei TaRuki?"

 

E lì vado un po' in imbarazzo... cosa rispondi ad un bambino di 3 anni e mezzo? Che l'uomo è l'animale più stupido, egoista, autolesionista che abiti questo pianeta? Che non esita a sacrificare gli altri animali per cementificare ovunque?

 

"Perchè spesso gli uomini non capiscono il male che fanno alla natura... perchè se sapessero quanto possono essere speciali i Tanuki e gli altri animali, gli lascerebbero lo spazio per vivere... ma non è così e l'uomo fa dei veri disastri naturali..."

 

Lui mi guarda ancora più perplesso, io resto in attesa che dica qualcosa... intanto guarda lo schermo con il film in pausa (il tasto pausa è la più bella invenzione dell'Home video, soprattutto per chi ha bambini piccoli che parlano spesso durante la visione).

 

"Ma allora tu sei cattivo?"

"Perchè?"

"Perchè sei un uomo e fai male alla natura!"

"Beh, a volte sì, ma anche tu sei un uomo!"

"Io non sono un uomo, io sono un bambino. Un bambino medio!"

"Però dai le sberle a Bilbo quando lo trovi a dormire sul tuo letto, e fai scappare la Bia!"

"Ma loro non sono TaRuki, loro non si trasformano!"

"Oh bella, ma sono animali e dovresti trattarli bene! In più sono i nostri animali!"

"Io non sono cattivo, io sono un bambino!"

 

Smetto per non fargli perdere autostima e continuiamo arrivando al punto in cui la polizia antisommossa uccide i Tanuki ribelli.

 

kevinove si mette a piangere, non capisce perchè i Tanuki debbano morire, inutile spiegargli, ma alla fine del film ha una folgorazione:

 

"L'uomo è cattivo e i TaRuki devono diventare uomini per sopravvivere... ma allora anche io devo diventare uomo?"

"Prima o poi diventerai grande e comunque sei già un uomo perchè è la tua specie..."

"Ma anche gli altri animali devono diventare uomini?"

"No, ma purtroppo devono adattarsi a noi per sopravvivere perchè noi non ci adattiamo, noi cambiamo la natura per vivere meglio"

"Papi?"

"Cosa?"

"Io non voglio diventare grande!"

 

 

 

 

Neanche io lo volevo...

22 Commenti


Commenti raccomandati

Forse è un po' piccolo, ma credo gli avrei risposto come a "un grande". Con la massima onestà, insomma.

 

Perché abbattono gli alberi?

Tu la mangi la pasta? [stai in una casa etc.]

Sì, ma che c'entra?

Dove cresce il grano per la pasta?

Nei campi...

Per fare un campo, non devi abbattere gli alberi?

 

Cose così.

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Molto, molto divertente come post.

Bastava che gli dicessi che "gli uomini abbattono gli alberi per farci le case .. tu abitersti su un albero o in mezzo al prato?"

Ed è curioso che i bimbi ( e non solo Kevinove, posso testimoniarlo) , abbiano spesso questa convinzione che essendo piccoli, loro possono fare quel cavolo che gli pare senza sensi di colpa mentre gli adulti devono comportarsi bene, quando questi ultimi , pensano l'esatto contrario.

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"Papi?"

"Cosa?"

"Io non voglio diventare grande!"

 

A 3 anni e mezzo ha già capito tutto. Kevinove ti darà molte soddisfazioni. ^^

 

E Takahata è adatto dai 3 ai 90 anni!

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E' ancora uno splendido post.

 

Tuttavia, ti lascio un pensiero che forse ti sorprenderà

 

Durante il mio ultimo viaggio sono stato a Tama. Ci volevo andare da tanto, dopo averla vista 'costruire' in Ponpoko prima, e 'costruita' in Mimi wo Sumaseba dopo. Dopo esserci stato, posso dire che a mio giudizio è veramente un posto splendido. Un'area urbanizzata meravigliosa, dove automobili e persone sembrano vivere su piani separati, piena di spazio e verde. Pieno di bambini e famiglie, anche di questi tempi (che non sono più gli ottanta, eh!).

 

La prima cosa che ho pensato è stata: "beh, se bisognava sterminare un po' di tanuki per questo, è stato ben fatto".

 

Ho sempre creduto che per essere umani, bisogna anche averne il pelo sullo stomaco. Mi spiace per i tanuki, ma anche no. Io non sono un tanuki, e devo vivere onestamente per quello che sono, con la mia barba e il mio stomaco oltre che ai nobili ideali di comodo. Mi fanno più arrabbiare gli ecologisti, che si atteggiano a 'bravi solo loro', ma tanto quando si ammalano vanno in ospedali a sperare nella guarigione, ospedali che consumano energia elettrica importata da centrali nucleari oltralpe, e consumano farmaci chimici, tutto trasportato su strade di cemento con mezzi a benzina e cose.

 

Non ci si può sentirsi 'migliori' con un po' di marchette all'ego, perdipiù tutto secondo la moda del tempo. L'obolo alla beneficienza. Il pensiero dello schiavo nella pelle del padrone. Mi fa schifo. E' un'ipocrisia buonista che per me dovrebbe valere la pena di morte, o quasi. E lo stesso vale per l'ecologismo contemporaneo pret-a-porter.

 

Non si può negare il sistema che ci ha partoriti. Come non poteva farlo Julien Soriel, o l'elefante in Jungle Taitei.

 

Io credo lo sapesse anche Takahata. Alla fine, il suo punto di vista non è schierato, ma cronachistico. Forse si sente un certo retrogusto fascinato per la civiltà giapponese pre-industriale (di cui i tanuki nel film sono simbolo, ricorda!), ma non si sta a fare l'apologia della natura con l'industria cattiva. Non è mica il semplismo trasognato del primo Miyazaki (Conan, Nausicaa film, Laputa...), è l'intellettualità vera di Takahata, checcavolo!

 

E alla fine Takahata è un uomo, e lo sa. E' un uomo che si interroga sulle strade imboccate dai suoi contemporanei, ma non ti da una verità buonista tirando fuori un tanuki dal cappello, ecco.

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Credo che dire che Takahata abbia un punto di vista cronachistico sia come un trafugarlo nel proprio campo. Takahata se ci pensi non fa una semplice contrapposizione industria natura, perchè associa all'una e all'altra tanti valori. E in questi valori si schiera decisamente.

 

Oh casomai se ci discuti è probabile ti dia ragione, il tuo punto di vista è ben solido. Ma potrebbe anche dirti, no io sceglierei di stare come prima perchè ...

 

 

 

Per dirla con una parola: Takahata è molto rattristato che gli uomini abbiano scelto lo stomaco piuttosto che gli ideali.

 

E se ci fai tra le alternative 1) uomini = realisti e responsabili, tanuki = idealisti e sognatori, nel senso cattivo del termine e 2) uomini = realisti e impuri, tanuki = idealisti e al massimo con qualche umana debolezza, sceglie la seconda.

 

I pensieri espressi in pom poko sono molto diversi da quanto esprimi tu nel post di sopra, anche se forse vi accomuna grande sensibilità e intelligenza.

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Però tu dimentichi che quello di Ponpoko è un resoconto storico, sono cose che sono successe, magheggiamenti a parte. A me pare che i momenti più significativi siano quelli rappresentativi di un'umanità che ha perso il senso della parola 'meraviglia' (i due ubriachi, le due mammine dopo la parata degli spettri) e ha perso il contatto con la naturalità dei propri *Sentimenti* (l'ultimo inganno dei tanuki, la regressione bucolica). Oltre a questo, non riesco a vedere una preso di campo di Takahata tanto schietta. Che le cose siano andate come siano andate, è un fatto. E nella narrazione finale persino Shoukichi non ha rabbia, ma una pacifica accetazione delle cose. Certo poi quando si 'spoglia degli abiti della civitltà' il simbolismo è forte, sembra che il ritorno alla comunità passi per l'abbandono -anzi il rifiuto- della modernità. Credo che l'interesse di Takahata sia sempre sociologico, mai ecologista.

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Che bei post Gualtiero... fanno molto riflettere e non posso che darti ragione, però una parte di me stesso si chiede sempre se il nostro modo di fare sia completamente giusto anche dal nostro punto di vista e per il nostro stesso futuro. Non mi sento un ecologista o un verde e non lo sarò mai. Semplicemente perchè in fin dei conti bisogna essere spiriti pratici e adattabili (per questo non comprendo chi non vorrebbe esperimenti su animali; è vero, fa soffrire vedere un topino che impazzisce a causa di un farmaco, ma che alternative ci sono, sperimentare sull'uomo?).

 

Però permettimi di dire che a volte ci si potrebbe sforzare maggiormente per adattare l'ambiente alle nostre esigenze, senza alterarlo troppo e senza devastare in maniera irreparabile l'habitat di tanti animali. Sono convinto che il modo ci sia sempre anche se a volte non ci sforziamo abbastanza da applicarlo.

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Ovviamente le mie critiche non si rivolgevano a te, e ovviamente sì: interrogarsi con onestà sul sentiero intrapreso fa sempre bene. Quale che sia la direzione imboccata, una barca andrebbe governata, e vorrei sempre vedere dove sto puntando la barra del timone. Non è che ogni comodità, ogni piacere anche effimero valga ogni azione bruta, no. Infatti dicevo "per come è venita Tama, devo dire da umano che ne valeva la pena". Ma Tama è splendida, e ce n'era davvero bisogno. Non è sempre così. Noi italiani lo sappiamo bene, vero?

 

Essere umanamente onesti e onestamente umani non significa -per contro- essere finti tonti di comodo. Sì, ci si potrebbe, dovrebbe sforzare. Concordo. E credo che sul lungo termine questo sarebbe conveniente per l'uomo. Quindi sarebbe una strada umanamente sensata. Ma la massa ha la vista corta, arrriva fino a dopodomani, non più in là. vede soltanto il proprio angoletto di vita. Per andare oltre ci vuole un isprato. Ma anche Machiavelli, sant'uomo, è stato *sovvertito* nel suo pensiero dall'edonismo più crasso.

 

Solo una cosa: 'giusto' in che senso? Il concetto di giusto è umano: non credo che alla natura sia fregato dell'estinzione dei dinosauri, quale che sia stata la causa, e noi piangiamo nel sentirci causa dell'estinzione di -che so- *una* sottospecie di uccello? E' egocentrismo. Ache l'uomo è in qualche modo parte di un tutto, non ne è il divin artefice. Anche il fatto che l'uomo sia assurto autocoscienza è successo da sé. Come nascere: nessuno lo decide. Più che cosa sia 'giusto', con umiltà l'uomo dovrebbe pensare a cosa sia 'opportuno' per sé, come singolo come gruppo e come razza che vive su questo pianeta. Come dire: con la testa scevra dall'Ego e i piedi per Terra. :)

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Personalmente, quando noto che la pianura padana è un unico paesaggio totalmente e direttamente antropogenico o quasi, l'unica cosa che provo nel loro complesso per le casette che la ricoprono - che siano anche belle e popolate da gente abbastanza felice, o anche delle dannate ben conservate ville settecentesche, eh!- è schifo, quando non una credo giustificata ansia (ripeto, per il complesso). Credo sia anche perché non è che gli habitat che la circondano siano poi fantasticamente gestiti (ma fortuna che non vivo al sud...), e perché c'è il dolore della perdita di qualcosa di più armonioso solo qualche decennio fa.

A chi conviene questa espansione della specie (sia numerica sia, da un po', delle risorse impiegate senza vantaggio necessario), in barba ad ogni rapporto di impronta ecologica?

 

Poi mi rendo conto che in parte è una reazione emotiva esagerata, ma il cuore del problema rimane.

 

Non penso sia un pensiero di uno che rinnega (qualunque cosa voglia dire) la sua specie. Anzi, tutto il contrario - credo desiderei che ci fosse dell'equilibrio anche proprio perché senza di quello il futuro desiderabile della specie è a rischio.

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Darion, credo che con questi sentimenti dovresti vedere e considerare in parallelo Omohide Poroporo e poi Mononoke Hime. Questi due e in quest'ordine, però. Io ci sto ancora riflettendo, magari poi ne parliamo.

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Non ti preoccupare, che Mononoke Hime non mi fa cambiare idea sulla cosa. Visto che in effetti... parla di tutt'altro.

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Quello che ti ho consigliato ha un senso che tu non conosci, non si tratta solo di vedere e capire i due film.

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A me il paesaggio della pianura padana piace e molto, più di quello di una foresta o di montagna.

Nella natura non ci vedo tutto questo ordine ed equilibrio ci vedo solo caos... un caos ordinato ma sempre caos.

Mantenere l'ecosistema è sicuramente un compito di cui dobbiamo prenderci carico, ma mantenere l'ecosistema non significa lasciare tutto come è perchè rischiamo di distruggere qualcosa di unico, ci si da delle regole e le si rispetta.

 

Anche il deserto è un ecosistema unico e sicuramente affascinante, ma credo che le popolazioni Africane se domani si scoprisse un metodo per coltivare nel deserto non impiegherebbero che qualche anno a distruggerlo senza pensarci due volte e per me avrebbero ragione.

 

Io stesso vivo in una cittadina turistica, a me piacerebbe molto che il comune curasse meglio le zone verdi ed evitasse di cementificare per accontentare la richiesta di seconde case e dare lavoro al suo studio tecnico, ma sono grato ai frati che hanno bonificato la zona e permesso che ci si potesse coltivare e vivere.

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Pur capendo e rispettando sia l'opinione sia il discorso sulla natura, io devo dire che tutto questo 'afflato' ecologista in questo film non ce lo vedo.

 

Vedo invece una notevole dose di malinconia (attenzione, non nostalgia) per un certo periodo della vita dell'autore. Questo quindi di per se' comporta che vi sia un 'ricordo affettato', certamente per i cambiamenti susseguiti, ma anche per il periodo narrato di per se' che non risulta quindi esclusivamente negativo.

 

Noto anche quel sottile velo di malinconia del ragazzo che diventa adulto e si trova catapultato in un mondo 'stretto', rigido, un brusco "risveglio" per il ragazzo che diventa uomo nel mondo del lavoro, come il tanuki a sua volta deve in qualche modo diventarlo per sopravvivere, o per vivere di per se'.

 

Leggo in definitiva un sottesto di malinconia per il cambiamento, che questo sia per l'individuo che cresce, come per un determinato periodo.

 

Sullo sfondo rimane il discorso della natura, ma a mio avviso piu' come 'background' alla vicenda.

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Anche questa è una bella chiave interpretativa. Molto interessante.

 

Resta cmq, almeno secondo me, che il messaggio principale è l'adattamento. I Tanuki che non si adattano e che combattono muoiono, quelli che o trasformandosi o vivendo ai margini della società, si adattano al nuovo habitat, sopravvivono.

 

La malinconia ci sta tutta, anche verso dei luoghi che sono cambiati tanto.

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Nella natura non ci vedo tutto questo ordine ed equilibrio ci vedo solo caos... un caos ordinato ma sempre caos.

 

 

E per fortuna. L'irregolarità è la vita, o almeno, la vita a lunga durata.

 

La civiltà industriale, per come esiste, invece...

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La lettura di Shuuji è a mio avviso corretta al 100%, credo sia compatibile e concorde a quella che anch'io cercavo di dare. Soprattutto, la cosa è vivida nel paragone che suggerivo a Darion. La 'gestione' di quel sentimento nostalgico di cui dice Shuuji è a mio giudizio l'unico limite di Takahata narratore, ma d'altro canto è umano ancge lui.

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Certo che dai commenti di un bambino di 3 anni e mezzo, guarda che discussione è nata! :D

 

Merito di Takahata o di kevinove?

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Merito dell'onestà di entrambi, direi. Chi nel narrare, chi nel guardare. L'onestà comunicativa rende il dialogo umano meritevole d'essere intentato. :-)

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