E' un articolo molto interessante, perché è sempre interessante leggere dei commenti attenti e ragionati da parte di esponenti del pubblico di reale riferimento di un'opera. Parlo per me, ma per quanto io possa studiare, e impegnarmi, e sforzarmi... non devo mai dimenticare che no, non sono un membro della cultura in cui quell'opera è nata, e a cui quell'opera si rivolgeva.
E' lampante, ma del tutto cruciale, il fatto che Takahata "metta in scena l'umanità senza prendere alcuna delle sue parti". O quantomeno lo fa spesso, quasi sempre. Così su due piedi mi viene da pensare che le opere in cui si è "sbilanciato" di più nel mostrare una stada secondo lui congeniale, corretta, siano Ponpoko e Yamada, dove vediamo proprio un po' di apologia del "tekitou", dello "hodohodo" (ovvero della moderazione, dell'essere concilianti, accomodanti). Ma quando in scena c'è la tragedia umana, Takahata non addita mai un colpevole e una vittima, direi.
Personalmente concordo che La tomba delle lucciole stia un po' a dire "occhio a non finire come Seita", ma credo sia proprio un monito sociale più che ad personam. Quello che tutti dimenticano, o proprio non notato, secondo me è il punto seguente:
– all'inizio del film, gli spiriti di Seita e Setsuko si mettono su un treno e "tornano indietro" all'inizio delle vicende, insieme col pubblico. Quindi il pubblico vede tutto il film insieme allo spirito di Seita, che rivede la sua stessa condotta. Si giudica. A tratti prova anche un senso di repulsa per sé stesso. Già questo è un elmento fortissimo. Se pensiamo che il libro originale venne scritto dal sopravvissuto Akiyuki ovviamente a posteriori della vicenda autobiografica, è già come se lo spirito osservatore di Seita sia lo spirito del narratore che rivive a posteriori le sue vicende, narrandole, e il pubblico lettore le segue con lui. Ma oltre a questo, alla fine del film il treno è arrivato negli Anni '80. Ovvero all'epoca contemporanea all'uscita del film. Fuori dai finestrini del treno ci sono già le luci di una cottà contemporanea. Il film si chiude quindi facendo da specchio al suo pubblico in sala, e allora davvero sembra un monito: "attenzione, pensavate si narrasse di una vicenda storica di una guerra finita, ma no, fuori dai finestrini ci siete voi, Seita siete voi, la sua mentalità è la vostra". E il treno, beh... come espediente grafico narrativo introdotto da Takahata, con due spirti di defunti seduti sui sedili, di notte... a me fa subito pensare a Miyazawa Kenji.
MI viene da pensare che la città fuori dal terno dell'al di là su cui si addromenta Setsuko sia praticamente Tama, giù strappata ai Tanuki. Tra le due epoche, l'infanzia di Taeko.