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Visualizzazione di contenuti con la più alta reputazione 08/02/2020 in tutte le aree
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i circuiti di reti locali dell'epoca, sui quali si stava calando il sipario (forse più per l'introduzione di nuove leggi a vantaggio dei canali nazionali che altro), tentavano ancora la carta delle serie tv animate che avevano contribuito a renderle interessanti. in sostanza volevano spremere all'inverosimile un modello di palinsesto. le emittenti prese singolarmente valevano poco, ma tramite vari accordi (che le rendevano un network) potevano avere accesso a determinate librerie e titoli. ken il guerriero, maison ikkoku, ranma, dragon ball e tanti altri (tra i quali alcuni robotici) sono diventati mainstream così. dynamic italia, cioè una prosecuzione *particolare* del discorso granata press, si era parzialmente inserita lì (quando cioè non si trattava di prodotti per l'home video fuori dagli schemi) e la scelta di alcuni dei loro titoli ricadeva su queste logiche. non è che i film di dragon ball (rai), lupin (mediaset), i bersaglieri dell'oroscopo (mediaset), ranma, city hunter, conan (quello di lana), street fighter e cose da videogiochi popolari visti sui circuiti tv per ragazzi, il gundam del primo annuncione (sempre mediaset) e molto altro ben conosciuto e ben riconoscibile dal grande pubblico (si potrebbero citare anche delle cose di tatsunoko, oppure daitarn, trider, i soliti noti toei/nagai) sono casualmente cascati in mano a qualche editore senza l'idea di proporli su scala nazionale. sarebbe esilarante. toh mi è arrivato un pacchetto con i film di lupin... ma tu guarda che culo casualmente ho trovato qualcosa di orange road... indubbiamente ci farò solo delle vhs reperibili in un numero bassissimo di negozi di nicchia (fumetterie). poi c'era anche la parte di catalogo che andava a traino, nel senso mi pubblicizzi in una paginetta la vhs del film di goldreic e giustamente mi fai presente la locandina di tutt'altro affinchè io sappia che c'è vita oltre i mostri di vega. o casomai si prova un bryger, via, che era scomparso dalle tv locali e nessuno può togliermi la mia dose di onesti robottoni di serie b (tantopiù che tra gli altri ci aveva messo mano l'autore di lupin, quindi wow oh ma dai che collegamento devo rivederlo solo per questo fatto che l orende importante ai miei occhi). e si potrebbe continuare con mille cose legate al marketing (pioneer, manga video, adv, DeA... non si finirebbe più), ma si finisce sempre con qualcosa legato proprio alle reti generaliste dove alcuni personaggi/autori sono diventati importanti (e sui quali negare di averci -giustamente e come è normale che sia- lavorato per trarne vantaggio come editore, ripeto, sarebbe esilarante) all'occhio del pubblico. mainstream, appunto. all'epoca quando qualcosa finiva su rete generalista diventava prodotto mainstream ed accettato come tale. qualcosa ha funzionato e qualcosa no, qualcosa era ovvio funzionasse e qualcosa era un tentativo. ah intendiamoci. non sto negando la nicchia di compratori; le vhs erano beni di lusso e non facilmente reperibili. non sto nemmeno affermando che per mainstream si intende che qualcosa lo guardano TUTTI (dalla nonnina al puppetto di 3 mesi). il mainstream DEGLI anime ha avuto alti e bassi come qualsiasi cosa in natura, è sempre stato organizzato per fasce di età e possibilmente segmentato consciamente o meno anche in generi, ma essendo (all'epoca) il pubblico di natura dipendente dalla tv gratuita non ci si basa solo sul tizio che comprava in fumetteria un prodotto (anche perchè se gli fai vedere la fine di cowboy bebop prima che si chiuda la serializzazione in vhs, vuoi che non ti lasci là le cassette?). in sostanza ci credo che proponevate alle emittenti certi titoli, ma che suddetti fossero slegati da ovvie logiche ricoducibili al mainstream beh è una barza dai. non esiste un pubblico mainstream fisso che va a vedere promare come va a vedere dragon ball, mulan o cattivissimo me, dai. si sa che c'è un pubblico interessato agli anime più forse qualche passante, e che va da qui a qui. promare riempie il palinsesto di un editore dignitosamente e se non altro sarà utile per qualche anno a definire il pubblico del genere al quale appartiene. p.s. come chiarito in passato, eva è un discorso a parte e data l'attuale popolarità la sua posizione è cambiata. evitiamolo p.p.s. riguardo i film ghibli, dei quali in caso sarebbe meglio parlarne altrove, è un altro caso particolare. unico, data l'iniziale e privilegiata distribuzione disney (e premi internazionali al seguito) che li stava sdoganando sul pianeta occidentale, ed il trattamento criticato per anni ma (non ingiustamente, potendolo) poi sfruttato per riproporli. scusassero il post di getto ma c'ho da fà1 punto
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Qualsiasi prodotto mainstream. Vedi gadget dei film di Checco Zalone? Devo essermela persa. Io mi ricordo una ristretta nicchia ad alta spesa pro-capite dei suoi abitatori. Strano, lavoravo nel settore proprio nel periodo che dici.1 punto
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gli anime perchè sia in usa che in europa cominciarono ad essere acquisiti e distribuiti dalle tv prodotti nuovi che però per tipologia solitamente erano relegati all'home video. nel frattempo era nata animax (un canale che qui non poteva funzionare essendoci un pubblico molto tradizionale). ma oltre alla novità fu anche un fattore generazionale a determinarne il successo iniziale. i manga sono tuttora un buon settore... ormai ci si buttano tutti gli editori quanto al resto mi sembra che promare sia andato meglio qui che in francia, uk e altri paesi.1 punto
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Un mercato in cui un prodotto ha bisogno di ammennicoli vari per diventare attraente verso il suo presunto pubblico è chiaramente un mercato malato, oppure del tutto fasullo. Un film è un film. Si intende film un'opera audiovisiva cinematografica. Già la sua versione home-video non è che un placebo, un surrogato, un succedaneo. Quindi se un film non trova spettatori cinematografici, semplicemente quel mercato non c'è, perché i suoi prodotti non hanno pubblico. Che è l'esatto motivo per cui film animati giapponesi in Italia al cinema non ci sono praticamente mai stati, salvo eccezioni più o meno episodiche. Fino alla distribuzione da parte di Lucky Red di Ghibli e soprattutto il catalogo Ghibli. Nel mezzo della distribuzione del quale si è aperto il mondo del cinema digitale, con l'abbattimento dei costi di distribuzione e la nascita degli "eventi da pochi giorni". Ma è ragionevole pensare che fosse comunque un fuocherello di paglia, e che si ritorni alle rare eccezioni. Perché alla fine l'Italia è l'Italia, il pubblico italiano è il pubblico italiano, e l'animazione giapponese è intrattenimento giapponese. E trovarsi dentro una nicchia non la rende mainstream.1 punto
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