Come diceva appunto giustamente Shito, quella delle "imposizioni" in un altra lingua e' un po' una leggenda metropolitana derivata dalla più classica delle scuse a tagliare corto che si usavano a fronte di più o meno fesserie fatte o dette:" i giapponesi hanno voluto così", quando tendenzialmente con ovviamente eccezioni (vd ad esempio Watanabe Michiaki che vuole anzi conoscere chi tradurrà le sue cose, ma e' un rapporto diretto con l'autore) alla catena agenzia-casa editrice non frega una ceppa di quello che fai.
A PARTE in un caso, che deriva dal come lavorano in Giappone tenendo in grande considerazione il ettore, appunto se sanno di un certo malcontento; non che facciano granché ma almeno si POSSONO interessare a ciò che fai.
Per il resto, te lo dico molto francamente, siamo ancora sepolti da una marea di mere scuse.