L'incipit del film che hai perso serve a stabilire in modo chiaro il tono documentaristico della pellicola. Il film si apre con scene totalmente realistiche di tanuki in campagna, commentate da tipiche interviste interviste umane giapponesi ottantine, che in realtà danno voce a dei tanuki. Tipo si vedono dei tanuki infestare una vecchia casa di campagna abbandonata, e una voce da casalinga dice "aaah, poter vivere in una villetta unifamiliare con giardino, per noi era proprio un sogno!"
Poi attacca il narratore che introduce il conflitto tra Bosco Takaga e Bosco Suzuga.
Le espressioni "furbo come un tanuki", "vecchio tanuki" o "sonno da tanuki" (fingere di dormire) sono espressioni di giapponese corrente. Si legano a folklore e leggende in cui dei tanuki gabbano, o si fanno beffe, di umani. Lo stesso Shoukichi, però, si domanda nel film il senso di tali espressioni. Perché i tanuki sono dei bonaccioni sempliciotti, come spesso detto e mostrato nel film. L'idea che ne traggo è quella di una naturale furberia contadinotta, per intenderci.