Tornando alla questione di filologia anglista, l'evoluzione del termine "fair" mi è cara, perché rimanda all'idea ancestrale che bello, ordinato, pulito e onesto siano lo stesso concetto.
Tipo, in greco "cosmos" è l'ordine, ma anche la bellezza (il cosmo, la cosmetica).
In latino "pulcher" è schiettamente pulito e bello.
In giapponese lo stesso, "kirei". Ma "kirei" vuol dire anche "mondo", nel senso di perfettamente pulito, levigato.
Infatti in italiano il "mondo" è una figura solida "pulita" (una sfera, diciamo), ovvero priva si asperità. Del resto "mondare" è pulire, nel senso di togliere ciò che è indebito, come "mondare la frutta dalle bucce", ma l'immondizia sappiamo cos'è. L'immondizia è la lordura, no? Aggravata a di quanto di indebito, come il "peso lordo" (e "netto" vuol dire invece pulito, tipo la nettezza - netto, nitido, nitore, pulizia). Del resto la lordura è anche bruttura, già che il "totale lordo" è anche "brutto", in altre lingue.
Ah, in spagnolo credo che "bella" si dica "linda", altresì un nome italiano, e Mastro Lindo si chiama così perché sì, lindo vuol dire pulito.
In inglese, "fair" era bello [my fair lady] nel senso di onesto, corretto. Ma del resto, in italiano l'onestà femminile era la sua giovanile purezza, ovvero candore, ovvero pulizia.
L'interlinguistica è interessante!
Fine digressione.
(non fatemi attaccare sul termine "brave"...)