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Non ho visto questo film, e il tuo commento è quanto di più esaustivo abbia letto sul merito. Non ho visto il film non per spocchia o che, ma per mancanza di impellente sprone (quelli della rassegna di Takahata li ho visti tutti, tra Udine e Trieste, e facevo base a Cividale) - quindi di certo mi capiterà presto o tardi di recuperarlo. Ma per ora, ho trovato il tuo commento alquanto sensato. Sul film sono alla cieca, salvo aver tradotto fedelmente la canzone per un amico che ha scritto un libro sull'autore, e avere parlato dell'autore con un altro amico sempre in ambito professionale, ma sul regista credo di saperne almeno un pochino, quindi il tuo commento "mi torna". Fin da principio, Miyazaki Hayao voleva essere un autore di animazione. Un animatore che si è fatto poi regista forse per un complesso di inferiorità e ammirazione (odi et amo) col vero regista Takahata. Questo in soldoni ce l'ha detto a chiare lettere il buon Ootsuka Yasuo. Quando il regista di animazione si chiamava ancora"enshuutsuka" e non "kantoku", spesso Miyazaki discuteva con Takhata su chi fosse il vero regista dei prodotti animati su cui collaboravano. Detto questo, io credo che un narcisista aggressivo-passivo (wow, come sono à la mode) abbia sempre messo componenti autobiografiche nelle sue cose. Quindi l'inizio di Totoro è un ricordo din infanzia, lo sappiamo per certo. Poi ha messo cose che l'avevano colpito in altri prodotti, à la Anno (solo che lui è prima di Anno), quindi ha ripetuto alla nausea cose che Takahta gli aveva mostrato in Heidi, in Panda Kopanda, e in altre cose più colte che palesemente M. aveva conosciuto per tramite di T. (Paul Valery, Prevert+Grimault, Fredric Back, ecc). E poi ancora ha sempre pescato dal suo "pozzo delle idee", prese e riprese in vari modi. Infine, gli spunti dal suo quotidiano. Quindi Sen e Chihiro sono Miyazawa Kenji (il treno, la morte, cose dichiarate) più la sede distaccata dei palazzi storici del Museo di Edo-Tokyo (è a due passi dalla sede della Ghibli, a Nishi-Koganei), più una sorta di "scissione del seno" stile Melanie Klein, con Yuubaba e Zeniiba gemelle diverse, ma entrambe ibridizzate con il design di Lord Tenniel per AAiW - influenza già vista in Totoro, no? Miyazaki Hayao è fatto così. Come molti autori, si proietta nelle sue opere come forma di autoterapia. Nulla di male, prendere o lasciare. Sulla torre di Edogawa Ranpo mi pare che M. avesse già illustrato qualcosa. Prima o poi sarebbe dovuta saltare fuori in un film. Come per i suoi amati maiali, non si butta via niente. Certo, anche solo la matita di Honda Takeshi varrà per me una non prima, ma buona visione. Per il resto, è dai tempi del post-Kiki che l'autore cerca di mettersi retroattivamente in discussione. Margo Pagot -> Fujimoto -> Horikoshi Jirou e ora a naso direi non uno, ma forse un paio di personaggi qui. Forse. Ma non so. L'escamottage per non rinnegare l'escapismo nella fantasia è definirlo "a tempo", immagino. Siamo nei territori di Michael Ende, mi sa. E mi sa che Miyazaki non lo sa. Ma benone. Un passo alla volta. I meccanismi di difesa di combinano e sclerotizzano in strategie di sopravvivenza. Sempre una questione di mele date e ricevute. Anno Hideaki, in conferenza di Kaze Tachinu, aveva detto "Con questo film Miyasan è diventato un po' adulto. Solo un po'." (sic.) Credo si riferisse al finale cambiato all'ultimo momento. Che con questo successivo passetto sia arrivato persino a fare pace – almeno un pochino – coi fantasmi di Seita e Setsuko? Chissà.1 punto
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mi sono tolto lo sfizio di guardare questo film. a distanza di mesi perchè non mi è piaciuta la campagna pubblicitaria "al contrario" e soprattutto perchè se ne è parlato bene a dismisura, definendolo capolavoro solo perchè è un film ghibli di quel miyazaki che qualcuna l'ha anche azzeccata nella sua vita, ma imo per quel che ho visto delle sue opere (buona parte) non è mai stato nè un buon storyteller nè ha avuto chissà quali idee. il ragazzo e l'airone racconta la storia di mahito, un ragazzo che viene a contatto con un mondo sì di fantasia, ma concreto e scopre di appartenere ad una realtà temporale tra le tante al cui centro c'è una torre. questa torre è al centro di ogni flusso temporale e vi da accesso, anch'essa appartiene ad una realtà non immune al passare degli anni ed è in un certo modo gestita da un antenato del protagonista; in realtà quello della torre è un mondo apatico e corrotto, e proprio mahito decide di non raccogliere il testimone del suo antenato, che lo aveva scelto per continuarne la gestione, con il risultato di distruggerlo. teoricamente in questo modo mahito ha separato ogni realtà temporale, ed ogni creatura di fantasia perde le caratteristiche non naturali per diventare semplice animale. di per sè è una risposta a: come vivrai? ci sarebbe un leggerissmo, effettivo riferimento al romanzo a cui il film si ispira nel senso che se si pone l'antenato nel ruolo di chi ha deciso cosa fare nella sua vita, nel momento in cui chiede a mahito cosa vuole fare nella sua di vita il suo interlocutore gli risponde picche, ho altro che continuare a fare quello che fai tu. aka la mia vita, specie adesso che ho riconosciuto come tale una nuova madre (e anche qui ce ne sarebbe da dire e ridere per le modalità...) è un film semibiografico, come è stato più volte detto. quindi riferimenti alla vita di miyazaki nei termini di famiglia, storia del proprio paese e soprattutto i membri fondatori (ma non solo) di ghibli. se ne deduce che quest'uomo è stato guidato molto se davvero si rispecchia in mahito, perchè è un qualcosa che va ben oltre l'essere aiutati. se le premesse possono stimolare curiosità ed un interesse, specie nei fanboy dell'autore, il problema del film è che è molto piatto e soffre di sequenze spesso distaccate, non molto organizzate per essere scorrevoli nella loro sequenza. capolavoro, certo. in ultima, perchè 'sto film non vale poi così tanto come invece si è pubblicizzato, c'è la particolare figura dei parrocchetti deficenti, invasori, scagazzoni e assassini. non ho capito cosa rappresenterebbero. il primo pensiero va ovviamente al fascismo, ed il re dei parrocchetti sarebbe un duce. MA non regge con il giappone e se proprio vogliamo dirla come è nella realtà, QUALSIASI movimento od organizzazione di QUALSIASI genere ha bisogno di un leader che sia carismatico ed incarni determinati valori rassicuranti per i suoi follower; dunque l'apparenza di queste figure, anche se militarizzate, non è un testo preciso. ad un certo punto 'sti parrocchetti un po' antropomorfi tirano fuori dei cartelli con la scritta duch. anche qui, il primo pensiero va al duce; ma potrebbe essere duca. o anche quello che c'è escritto, che in russo significa spirito e si ricollega al comunismo. ecco, il film è un po' tutto come 'sta faccenda dei parrocchetti: ci sono riferimenti ma ne esce un discorso fumoso, incerto, indeciso e liberamente interpretabile. troppi WTF. molto buone le animazioni ma a parte i volti non mi sembra un prodotto ghibli. anche il tono è decisamente cupo.1 punto
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