Ti ringrazio profondamente, infinitamente, per la considerazione che hai riservato ai miei umili sproloqui e alle mie vane elucubrazioni, in realazione al grande merito che arrivi a tributarmi. Essenzialmente, tu stai dando una dignità reale ai miei vaniloqui. Grazie, grazie, grazie.
Parlando della tendenza ad "accumulare dati" come caratteristica descrittiva della metà otaku, a teorizzarla ed esprimerla fu Azuma Hiroki (vedi threat in merito), e di mio non mi sento di contraddirla, anzi la porto avanti con due elementi:
1) più che accumulare dati, gli otaku tendono a raccoglierli e catalogarli, ossia a collezionarli. Una mentalità da archivista, e questo perché:
2) gli otaku hanno un problema con l'impermanenza, ossia col fatto che le cose da loro amate siano destinate a svanire nel tempo, e quindi:
3) tutto si ricollega alla paura della crescita (cfr Ejisonta), come un "lasciar andare" l'infanzia, e i suoi feticci, da cui:
4) la tipica mentalità totemica dell'otaku, che tesorizza la solidificazione simbolica dei suoi ricordi, da supporti fisici ai modellini.
Seguono due conclusioni:
A) Quando quella dinamica si fa cieca, diviene quello che diciamo "girellismo".
B) Credo che la radice del tutto sia una delle due paure radicali dell'uomo, ossia non quella della morte, ma quella dell'abbandono – la cui estrema versione è la paura della morte dei propri cari.
C) Come si vede, il tutto è possibile solo a fronte di una passata infanzia di relativo benessere e gioia.