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Windows 7
topic ha risposto a silent bob in una silent bob nella sezione PC Zone (TechnoFap included)
mmh,sulle finestre concordo che cosi non è nè windows 7 nè i precedenti.Vedrà quale sia la cosa migliore. Per lo standby, perfetto con ogni 5 ore. Su tutto, grazie nemochan!!! grande!!! -
Mi hanno riparato il pc e ci hanno installato sopra Windows 7. Mi dà due grandi problemi, oltre a qualche miglioria: 1) da risolvere assolutamente: quando lo lascio acceso senza spegnerlo, affinchè scarichi roba col mulo dopo un pò va tipo in standby e non scarica nulla, bloccandosi la connessione. Cosa devo fare per non mandarlo in quella specie di standby. 2) da risolvere possibilmente. Odio la sua gestione delle finestre, preferivo di molto quella vecchio tipo ( xp, vista ). Si può cambiarla in quella ? Grazie per le risposte.
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Tempo fa, discutendo con un mio amico, questo mi disse: e perchè con i soldi che guadagno - nell'ideale mio stato perfetto - non posso comprarci un piccolo equivalente del mezzo di produzione, qualcosa che mi frutti ? cos'altro dovrei farci se ne ho in vasto sovvrappiù ? Gli dissi: spendili, comprati macchine, case di villeggiatura ( di cui però sia vietato l'affitto ) o tutto quel che vuoi, ma tieniti lontano dal capitale, che creerà col tempo schiavitù e diseguaglianze gravi. HO finalmente realizzato, che il senso de La Parte Maledetta di Bataille, come di tutti i suoi studi di economia, è lo stesso di sopra. La parte maledetta è il sovrappiù complessivo della produzione, che però è maledetto perchè o viene sprecato in guerre o si accentra nelle mani dei ricchi, il che crea diseguaglianza. Dunque l'unico modo legittimo di usare il sovrappiù è sperperarlo completamente, cosicchè lo si liberi dalla sua maledizione. p.s. tokyo decadence sembra molto interessante anche a me, volevo leggerlo insieme a tokyo soup e blu quasi trasparente, che, ho visto sull'archivio online, è addirittura bnella biblioteca del mio selvaggio borgo natio.
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Legge sul prezzo dei libri ( per semplificare)
topic ha risposto a silent bob in una Joker nella sezione Libri&Fumetti
cmq credo che i prezzi di copertina dei libri resteranno quelli, dunque i clienti saranno svantaggiati, perchè perderanno l'opportunità di acquistare a prezzi di occasione, le piccole librerie rifiateranno un poco e gli store online si troveranno in difficoltà ma sopperiranno a ciò facendo altri tipi di promozioni. -
Legge sul prezzo dei libri ( per semplificare)
topic ha risposto a silent bob in una Joker nella sezione Libri&Fumetti
perchè cosa buona, spiega un pò. mi pare che hai detto che lavori nell'editoria quindi ne saprai a riguardo. -
Cmq contrabbatteno a Taro non volevo far notare la simiglianza, ovvia ed evidente, tra tanuki e '68 quanto che lo sguardo di takahata, pur capendo le ragioni di tutti, non si limita a registrare. Takahata parteggia decisamente per i tanuki, che pure vede come rivoltosi della domenica come dice Shito. Tuttavia in Takahata non sento un tono "fanno tanto i rivoluzionari ma alla fine sbavano per un hamburger" quanto, benchè mossi da buoni ideali, erano giovani e facilmente cedevano alle lusinghe dell'occidentalizzazione. Tuttavia s'arresero, non per questo, ma per la loro prole. E moltissima mestizia, che forse è anche in shito, ma di sicuro con una punta di ammirazione e stima e non di disprezzo. Questo è quel che sento in Takahata. L'interpretazione di Shito, ma forse l'ho fraintesa o ho interpretato sue opinioni personali come esegesi del film, mi pare troppo dura verso i tanuki. ( poi io potrei, a livello di opinione personali ma non di esegesi, anche concordar con lui )
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stai dicendo una cosa falsa. Puoi dirmi che un insieme definito di persone (anche molto ampio, anche la maggioranza delle persone sulla terra se vuoi, ma non "tutte") trovi Petrarca desueto o la Bindi non bella. Chi ti dice che io non trovi belle le signore grasse di mezz'età? Non è un discorso di onestà, semplicemente "de gustibus" etcetera ma guarda sinceramente non lo so, ti comprendo e ho riconosciuto fin da prima che il tuo ragionamento fila. tuttavia ti faccio considerare che non solo un insieme di persone ( questo vale per l'italiano di Shito ) ma tutti gli italiani che vivono in un contesto sociale attuale ritengono l'italiano di petrarca almeno un pò desueto. per il resto complimenti per ogni tuo intervento, ti puntiglio qui perchè è un mio vecchio tarlo filosofico. nella mia rece scrissi questo: Takahata comincia a far sentire la sua presenza autoriale allorché, allontanandosi da queste banalità, dà alla lotta dei tanuki le caratteristiche delle lotte dei piccoli gruppi rivoluzionari anni ‘70. I tanuki sono figli di tradizione e televisione, vogliono dare tutta la loro fedeltà alla prima ma - come amaramente riconoscono loro stessi in un picco di autocoscienza - sono troppo assuefatti alle innovazioni occidentali per liberarsene recisamente. La loro storia è insieme quella del vecchio Giappone e dei movimenti sessantottini che capitolano dinanzi all’insensibilità moderna in una lotta doppia che se si gioca sul fronte degli attacchi e delle manifestazioni “dirette”, si perde nelle retrovie ogni qual volta si cede alle lusinghe capitaliste. E la cosa pazza e stravolgente è che tutto questo è raccontato con un’acutezza che non ha nulla da invidiare ai più elitari film militanti degli anni ’70, ma in un cartone più per bambini che per adulti, realizzato nel 1994 e con personaggi che sembrano pronti per fare i peluche piuttosto che per indurre a pesanti riflessioni. Dietro i disegni animati è insita una riflessione, degna del miglior Godard, sulla debolezza di quelle generazioni - che il francese in contesto europeo chiamò figlie di Marx e della Coca Cola - che, pur con tutta la volontà di arrestare il sistema ( la borghesia da noi, l’occidentalizzazione e de-spiritualizzazione da loro), sono alla fine niente più che dei ragazzi che dal sistema verranno o schiacciati o inglobati. La televisione li soggioga tutti, e nel periodo di primavera si rinuncia all’accoppiamento in favore della lotta una sola volta: il secondo anno la natura è troppo forte cosicché si procrea: ma i tanuki neonati ( come tutti i figli dell’amore sessantottino ) hanno bisogno di cure che allontaneranno i loro genitori da quella libertà ribelle e bandita, costringendoli ad accettare le cibarie ed i lavori del sistema per il nutrimento degli appena nati. È l’inizio della fine, i giovani dagli spiriti impetuosi, impantanati in necessità materiale, accettano una prima resa all’occidentalizzazione, andando a costituire quella piccola borghesia, che sempre più si proletarizza, angustiata dalla nuova vita frenetica e urbanissima e che ha ormai rinunciato mestamente alla spiritualità della tradizione. E mentre scriviamo ora, rendendoci conto che la rinuncia alla lotta fu fatta per la gioia di costruire una famiglia, ripensiamo con occhio nuovo a “I miei vicini, gli Yamada” - ultimo film di Takahata, datato 1999 - in cui il maestro tenta di recuperare il valore della famiglia e restituire a questa un minimo di sacralità, come dire: se si rinunciò a tutto per l’amore della propria donna e per vivere con questa sotto una felice capanna che almeno quest’ultimo tempio dell’anima non sia ridotto a brandelli ( ma in lontananza udiamo Godard che in Numero Deux nota come anche la famiglia sia stata ridotta a mero mezzo di produzione: non un paesaggio reso produttivo da una fabbrica, ma purtroppo e ormai, più una fabbrica resa allettante da un paesaggio ). Nel nostro articolo siamo forse andati un po’ oltre il seminato di Takahata, tuttavia crediamo di aver almeno aperto le varie finestre di riflessioni che questo film può spalancare nelle menti degli spettatori. E se può far questo è segno che è pieno di fertilissime idee. Serve dire che per noi è promosso a pieni voti?
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mmh, il bello e l'attualità di una lingua sono molto simili. Entrambi esistono a metà tra l'oggettivo ed il soggettivo. Chiunque leggerà petrarca dirà che è desueto, come chiunque vedrà la bindi dirà che non è bella (il che non nega ci si possa innamorare di lei). Diciamo che Shito è desueto come la Clerici è una donna bella/brutta che dir si voglia. Se avete orecchie per sentire avrete sentito, altrimenti continuate a filosofeggiare a vuoto. Non ho detto nulla di che, ma avendo capito i vostri assunti molto bene sia quello kantiano che il discorso di dairon non mi resta che mostrarvi il fatto e dirvi che il bello ( o l'attualità di una lingua ) stanno a metà tra oggettivo e soggettivo. Il che smentisce Kant eh, però è un fatto. Ci sono alcuni metri a metà, amen è cosi. Non si possono usare come metri, ma si può percepire la misura che danno se si giudica con onestà.
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beh ma se ti piacciono i maschi, si può trovare quello che fa per te. Tu per una notte quanto spendi di solito ?
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ok, rilascio perdere parlare con te mi insozza. ci avevo provato ma ho fatto male.
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in effetti si mi serve altro apprendimento,cmq ti rimando a golden boy. hai detto una gran cosa
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nah, devi dal mio discorso. Mi son dato la pena di elaborare una volta, e non farò come shito che lo riscriverò ogni volta in forme diverse, ora aspetto la tua risposta. E non so cosa significa Daisuke-kun, neppure mi interessa. Ho solo esposto il tuo pensiero e il perchè sia fallace. Hai da rispondermi a questo, riporto sotto per sicurezza: p.s. se ne è in grado anche dairon è atteso
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A noi i voti li davano a seconda della quantita' di libri e dizionari che portavamo in aula per il compito. La nostra insegnante aveva delle strane passioni per le piramidi... buah shuji le mezzeseghe si vedono fin da giovani. Cmq nessuno ha ancora risposto al mio post 403 @Dairon, dici le prove del de officis ? edizione bur attuale, la trovi ovunque
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bah cmq tranne pochi casi ad esempio nella versione del de officis che ho e che ho studiato recentemente, si mantengono i costrutti latini.
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sempre tradotto a mio modo, a fine 5° ma già dal quarto fui l'unico talmente penetrato nell'altra lingua da fare versioni in 5 minuti e senza dizionario.
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Quindi Improbe Amor, quid non mortalia pectora cogis! diventa Tiranno Amore, a che non i mortali petti spingi! Se non piace Virgilio, ne tiriamo fuori un altro. beh, è ottimo xd. e quotami anche l'altra parte del discorso se puoi perchè la confermo ampiamente!
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boh una risposta seria non mi è arrivata finora, io aspetto quella di max. @Dairon: Non so il greco, ma le mie traduzioni di latino mantengono lo schema latino. Si sente un pò di più che a scrivere è Cicerone e non federico moccia. Diversamente perderei un pezzo pur minimo di cicerone.
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Genbu il tuo riassunto è giusto, ma proprio da quello si deduce che Shito ha ragione. Il lavoro del "tradattatore" è portare l'opera da una lingua all'altra interferendo il meno possibile, amen se il risultato non sarà accessibile a tutti. Questo sarà eventualmente il semplice risultato o della complessità insita nell'opera originale in sé o nel fatto che l'opera originale sia lontana all'utente in questione, lontana o per luogo o per tempo o per entrambi. Pom poko nel caso è lontano dall'italiano attuale migliaia di km in linea spaziale e oltre 2 decenni in linea temporale, perchè l'utente dovrebbe percepirlo come uguale a sé? è altro rispetto a sé, per luogo e tempo. Cmq ho capito il punto di vista di max, che chiede un adattamento che si avvicini all'utente: solo in quel modo avviene l'impoverimento e la distorsione dell'opera perchè si tolgono a questa gli elementi del suo contesto, nel qual caso annio '80 e Giappone. Cioè max chiede che l'opera dal nostro utente sia percepita con la stessa semplicità - né più né meno - di quanto la percepisse un giapponese del 1994. Non è che sia una boiata assurda, anzi lo comprendo anche e per un minimo gli do ragione. Solo che deve capire che per far questo è necessario il sacrificio di due caratteristiche dell'opera: quella di essere lontana nel tempo ( passare tutto quello proprio del 1994 al 2010 ) e di essere lontana nello spazio ( annullare tutte le sfumature giapponesi ). Ora ricordo di averlo già detto una volta: QUESTA LOGICA PORTEREBBE AD ADATTARE IN LINGUA MODERNA FILM ITALIANI DEGLI ANNI 30 E 40, SEMPLICEMENTE PERCHè IL LORO LINGUAGGIO NON è IL NOSTRO IN LINEA TEMPORALE. ora voglio una risposta seria, max.
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Questa è interessante. Perché pone una serie di domande, principalmente. Cinema inteso come forma di conoscienza (...) e non di intrattenimento, come primo punto. Non c'entra nulla, che sia inteso il cinema come forma di conoscenza di qualcosa o di mero intrattenimento. Anche si guardasse un film per mero intrattenimento varrebbe la logica: più profondamente si conosce il film, più intrattenimento ne ricaverò.
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E' la stessa menata della Nascita della Tragedia di N, se ci pensi. Credo fosse e sia una menata, che fallisce miseramente. Nichilismo non buono, ma marcio. Non conosco abbastanza la nascita della tragedia, ma avendo letto poco dopo che Bataille Golden Boy ho spesso ripensato alla frase vedendo come Kin Taro si rialza dopo ogni storia. E non è che non si faccia coinvolgere eh, altrimenti la cosa andrebbe catalogata sotto l'indifferenza o irrilevanza. Chiaramente con Camus non c'entra più niente: sono tutte tangenti al margine, il filo si perde facilmente.
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Su ateismo e agnosticismo, non concordo. O almeno ritengo sia possibile una posizione tanto debole a riguardo da non sfociare né nel campo della fede, nè nel campo della conoscenza. Proprio un personaggio come Mersault inficia il tuo aut aut rigidissimo, come definirlo precisamente ? Alla questione importante mi riservo di rispondere con calma / EDIT sotto: Il romanzo è sull'estraniazione, sull'assurdità del mondo ( nei termini in cui è stata definita prima, e su un personaggio che si estranea dal mondo per estraniarsi da questa. Di come si innamori e si riaccenda un poco, di come poi torni più convinto ancora nella sua estraniazione al mondo ( in flusso, immanente, insensato, disordinato ). E di come, alla fine, riesca ad amare il mondo per quel che tutto scorre che è. Non accettarlo come all'inizio, e ne venne l'estraniazione, ma proprio amarlo. è diverso dal tuo pensiero, però ci ho trovato del contatto. Come anche ho trovato contatto tra Camus e Georges Bataille, entrambi dicono che il mondo sia COSI e che nonostante ciò di debba amarlo. Per Camus, però il cosi è più sulla mancanza di un ordine e di un senso, per Bataille sul fatto che tutto scorra, nasca e perisca. Uno dei comandamenti di Bataille, contenuti nelle sue 11 aggressioni è infatti: la pratica della gioia dinanzi alla morte. p.s. il romanzo però si concentra più che altro sul fatto di essere straniero al mondo, il resto della mia interpretazione è giustificato dalle due pagine finale, dal coevo mito di sisifo e poi dal pensiero di camus in generale.
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è un cambio di prospettiva finale, che incide profondamente su cosa pensasse l'autore al momento di scrivere. Un pò come la decisione finale di Roquentin di scrivere, nella Nausea di Sartre. I critici, le antologie spesso dimenticano questi finali che spezzano la linea e il lettore che guarda con i propri occhi nel finale si trova disorientato, trovando qualcosa di inaspettato. Io direi, rileggendo ancora, la visione di Mersault è sempre: tutto scorre ed è immanente. All'inizio: dunque non vale la pena di un singolo sforzo, di un singolo sussulto interiore. Alla fine dopo un'illuminazione: nonostante ciò non avrò vissuto invano se la mia vita sarà stata piena di sussulti ( il che è anche in linea col pensiero generale di Camus, volendo potrei portarti anche dei cfr. puntuali ) Mi pare ora di ricordare qualche idea simile al mito di sisifo ( sisifo che tra l'altro doveva ricordare a camus il suo zio operaio/bottaio ). Li è detto che una posizione vincente dinanzi all'assurdo è la certezza di un destino schiacciante ( condizione umana ) meno la rassegnazione che dovrebbe accompagnarla. Ora mi ricordo quando Shito mi spiegò il segreto di Ulisse: io gli dissi che avrei meditato per accettarlo, lui mi disse che era l'abito mentale sbagliato. Che la vita va amata e non accettata. Mi scuso per l'ot assurdo a Ryoga, vediam anche che ne dice shito del link e casomai continuiamo tutti un discorso più ampio e/o proseguiamo ognuno con il suo
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Si esatto. Intendevo dire che non c'è, non tanto un grido di rivolta, quanto un esplicitare il fatto che il mondo è assurdo e quindi io non ne seguo le regole. Attenzione che la condanna a morte se l'è cercata, gli bastava dire che ha sparato perchè ha visto l'altro tirare fuori il coltello (che è la verita), spiegare come erano andate le cose con Raymond. Non è un processo assurdo perchè il meccanismo burocratico gli impedisce di difendersi, ma perchè Mersault non collabora, si disinteressa, lascia che tutto scorra indipendentemente da sè, pur se trattasi di cosa che lo riguarda, e pur avendo tutte le possibilità di farsi sentire e far valere le proprie ragioni. Non si trattava di mentire, o cercare scuse, si trattava solo di spiegare come erano andate effettivamente le cose, ma non lo fa, perchè? Boh, perchè non gli importava di stare in prigione tutta la vita, perchè ci si era abituato, perchè gli mancava Maria ma alla fine neanche tanto. E' solo alla fine, quando l'acqua bolle, per tornare alla metafora di prima che sbrocca, e onestamente non ne capisco il senso, abbiamo per tutta la durata del libro un personaggio, coerente, che nelle ultime 6/7 pagine cambia di botto, senza un reale percorso svolto per arrivarci. Che sia alienato non v'è dubbio, mica lo nego. Sto solo dicendo che l'ho trovato un libro insulso. E per l'alienazione stessa trovo molto più appagante ed empatico un qualsiasi racconto di Buzzati. Sul secondo punto, stanti i pregi del libro per i quali secondo me è assolutamente notevole, sono un pò d'accordo con te. Nel suo processo la passività è un pò eccessiva, il fatto che si ostini a dire i fatti nudi e crudi anche, è teatrale, letterario ma non reale ( si giustifica solo cosi, altrimenti l'indifferenza avrebbe portato menzogne salvifiche ). Alla fine sbrocca un pò per l'acqua alla gola, un pò perchè il prete lo forza a trascendenze che lui non vede e stando sotto pressione, esterna ciò che pensa sbroccando. Il cambio finale e improvviso delle ultime pagine effettivamente disorienta, tuttavia certe volte basta un singolo pensiero, un briciolo per cambiare la nostra visione delle cose (non lo dico solo per difendere camus, intendo in generale). Ora leggi qui: "Per la prima volta da molto tempo, ho pensato alla mamma. Mi è parso di comprendere perchè alla fine di una vita, si era preso un "fidanzato", perchè aveva giocato a ricominciare." Questo lo dice dopo che l'amore per maria gli era sembrato incomprensibile, dato che lei lo dimenticava dopo un pò. Insomma non era un amore trascendente. Nel finale dunque si riappacifica col mondo, impara a godere della sua immanenza. Sulle righe prima citate non so cosa pensasse Camus, tuttavia è indicativo che abbia usato il termine giocare. Sembra una cosa banale, ma più in avanti con l'età ci si innamora più questo è un gioco e perde l'intensità delle prime volte. In generale dico :(
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Essere ateo come dici tu richiede una certa teorizzazione a riguardo, cosi come l'essere agnostico. Restiamo sul senza dio ( che però si dice anche a-teo, come a suggerire che non sempre serva quella teorizzazione ), nè agnostico né ateo. Ti aspetto sul resto
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- rileggendolo credo sia da classificare Mersault come ateo, non è che lui attui una sospensione teorica di giudizio. Non ci crede e basta, questo è un ateo. La differenza tra ateo e agnostico non è che il primo è fanatico ed il secondo no. Può essere fanatico anche un agnostico. La differenza è che l'ateo non crede mentre l'agnostico - per certi versi con un teorizzare più fanatico di una semplice professione di non credere - dice di non sapere ( stima per shito e il suo agnostico teoricamente e ateo moralmente, ma con Mersault non c'entra nulla ). 1) Mersault non è un ribelle, nè un rivoltoso a livello spirituale: perchè si sarebbe dovuto voler mettere fuori dal contesto sociale? Sarebbe stato lanciare un grido di rivolta che riteneva vano, insensato per lui. 2) sulla condanna a morte quel che dici è anche lineare, fila. Tuttavia Mersault è stato creato da Camus, non è che Camus ne faccia la biografia interpretando i suoi gesti. E per come l'ha visto l'autore la tua interpretazione del suo sbroccare finale è giusta solo in minima parte. Sbrocca perchè il prete va avanti a parlargli di cose sensate ed ordinate quando lui cazzo è un "assassino che viene condannato a morte per non aver pianto ai funerali di sua madre" ( Non c'è nessuno sguardo esterno al grottesco del reale, non interpretare Camus secondo sguardi mentali mutuati da altri autori ). La sua condanna a morte è assurda ( = esigenza di ordine e senso = parole del prete VS fatti della vita = assassino condannato a morte per non aver pianto al funerale della madre, ma anche amico di raymond come di celeste. Pure se ciò è insensato meritando il secondo di più ). Le sue grida sono, in estremo, lo stridere dell'assurdo, che si fa sentire quando il prete gli va avanti con le sue storie. Sul perchè in pace sia alla fine leggi me al post di sopra, o rileggi il libro. Il tuo sguardo dall'esterno al grottesco del reale non c'entra nulla con Camus. è invece spesso presente in cattiva letteratura, che costruisce personaggi fighi e disincantati, e spesso anche se stavolta in modo decisamente scorretto usato da qualcuno in cerca di figo come chiave interpretativa per personaggi che sono si alienati, ma nascendo da un autore intelligente non fighi.