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Ti ricordi solo lui perché è lui.
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He! Te pensa che fui proprio io a postare le notizie relative alla fulminea messa in opera (e dell'altrettanto rapida chiusura definitiva) della Justice League di Miller sul fu-Plusnetwork. Ricordo l'ilarità generale all'idea di un film così complesso messo insieme nel giro di poche settimane. Ricordo anche le prese di giro a Megan Ghèlla come Wonder Woman. Non potevo certo immaginare che ci saremmo trovati tra le mani Gal Gadotta...
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Il Racconto dei Racconti. Questo è veramente un film strano. Stranissimo. Non perché sia fatto male o perché non abbia senso o significato, anzi. E' un film strano perché trasporta, intrecciandole sommariamente, tre favole de Lo Cunto de li Cunti (un volume di favole napoletane del Seicento) senza in alcun modo tradurle in linguaggio cinematografico. Quello che vediamo è il raccontare di queste tre storie così come si raccontano le favole: c'è un castello, intorno non c'è nulla, i personaggi sono praticamente solo quelli agenti, ma nelle favole è così: "c'è un castello. Dentro al castello c'è un re. Il re ha una figlia." e così via. Quindi niente nomi, tranne quelli strettamente necessari, niente contestualizzazione, niente spiegoni in voiceover o tramite l'esposizione da parte dei personaggi. E' tutto lasciato alle immagini, ai dialoghi tra i personaggi ed allo spettatore. Quanto alle favole messe in scena, per altro con un bello sfoggio di effetti tutti prostetici di alta qualità, va detto, la scelta è ricaduta su tre storie di incredibile modernità, che affrontano dei bei temi attuali, come la vanesia ricerca della giovinezza a tutti i costi, il valore che certe persone danno allo status a discapito del sentimento che pensano di desiderare, l'egoismo che si cela dietro a certe scelte che sembrano d'amore e che con l'amore non hanno nulla a che fare. Sono favole piuttosto crude, che si sconsiglierebbero ad un pubblico molto giovane, ma che, per paradosso, proprio ai bambini farei vedere. Perché sono loro che, grazie alla loro lacuna di sovrastrutture, possono maggiormente capire ciò che i tre tacconti vogliono raccontare. Senza contare che certi elementi grotteschi e orrorifici delle favole i bambini li adorano proprio! Parentesi a parte per il cast, davvero eccellente e di grande efficacia, con menzione d'onore per uno stellare Toby Jones. In conclusione questo Racconto dei Racconti m'è piaciuto, lo consiglio a tutti coloro che in un film cercano qualcosa di più, o di diverso dalla semplicità a cui le favole americane ci hanno abituato, ma che tuttavia NON consiglio di andare a vedere al cinema. Questo è un film che ci si gode veramente a casa, con in mano una tazza di tè, dove ci si può immergere tranquillamente nei propri pensieri e fare le proprie considerazioni. Voto? 7. Literary and weird.
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Va che meraviglia. Non servono presentazioni, vero?
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Devo dire che questo trailer per Point Break mi fa particolarmente schifo. Forse è anche perché hanno ben pensato di riciclare un soggetto di grande spessore, come quello di xXx...
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Io lo aspettavo a gloria e mi addolora molto sapere che il film non è valido. Lo voglio vedere comunque, tanto per farmi del male.
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No lo candideranno mai per nulla che vada oltre la fotografia e gli Fx.
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The All New Flash (tm)
topic ha risposto a Erik in una Shuji nella sezione Film e telefilm nel salotto di casa
Sì, infatti. Finale un po' bho. -
[PC, PS4, X-One] The Witcher 3 - Wild Hunt
topic ha risposto a Erik in una Fencer nella sezione L'arena videoludica
Le impressioni per ora sono ottime. Qualche minimo calo di framerate l'ho visto, ma forse tre volte. Il sistema di puntamento è simile a quello dei Souls, ma un po' meno preciso. Il mondo è assolutamente gigantesto, bellissimo, con effetti luce e ambientali spettacolari. Il sonoro è da sturbo e i canali urlano che è una meraviglia. Quanto ai dialoghi e alle modifiche alla storia, per ora sono molto indietro per accorgermi di alcunché, ma la qualità è sempre elevatissima. Ci sono tante cose da imparare a fare, ci sono tante piccole cose cambiate rispetto al passato, ma il grosso del gioco è sempre quello: attacchi deboli e forti, capriole e schivate (le schivate sono nuove e sono indispensabili, contro certi mostri), bombe, alchimia, segni, la balestra. E poi viaggi a cavallo, a nuoto, combattimenti a cavallo e la classica pericolosità del mondo di The Witcher, affascinante e letale. Il mondo poi è veramente impressionante, pieno di cose da scoprire e da vedere. Per ora questo gioco è esattamente quello che volevo. Se poi avrò brutte sorprese vi farò sapere, ma per ora doppio pollice alto! -
[PC, PS4, X-One] The Witcher 3 - Wild Hunt
topic ha risposto a Erik in una Fencer nella sezione L'arena videoludica
Ah, giusto. Per tutti coloro che come me hanno preso o prenderanno il gioco per console, sappiate questo: una volta che cliccate su "nuova partita", dopo aver scelto la difficoltà, vi verrà chiesto se il gioco deve simulare o meno un salvataggio di The Witcher 2. La domanda è posta in maniera sibillina, ma significa questo: 1) se scegliete SI, il gioco a un certo punto vi farà incontrare un personaggio (che io non ho ancora incontrato) che vi chiederà delle cose relative al gioco precedente. Questo è un modo per recuperare quello status quo nel caso aveste giocato quel capitolo della saga su PC. 2) se scegliete NO, il gioco non vi chiederà un bel nulla e lo giocherete come se fosse il primo e unico Witcher esistente. Insomma, se come me avete giocato i primi due titoli su PC e ora lo avete preso su console, scegliete SI. P.S. Scegliete la difficoltà massima solo se volete penare tipo Dark Souls. Io l'ho fatto e per fare uno scontro con tre Drowner c'ho pianto sangue. -
Bastano due filtri immagine (o che Ayer abbia un bravo direttore della fotografia) e l'effetto cosplay sparisce. Non temete. A me questa versione del Joker "disco" diverte molto. Spero di non restare deluso!
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Con la Joker-mobile!
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Sarebbe notevole davvero! https://youtu.be/wD2cVhC-63I?list=RDX4bg4Q63kJQ&t=255
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Ah, certo! Intendevi proprio quella NEL film! Notevolmente ispirata.
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Dell'incredibile e inedito piano sequenza (finto)?
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Capisco tutto quello che mi dici ma per me il fatto è questo: i film non sono una fonte di sostentamento primaria per l'essere umano e hanno la meravigliosa caratteristica di essercene di tutti i tipi. Ma proprio tutti-tutti, così da accontentare tutti, in un modo o nell'altro. Piace una cosa? Ottimo. Non piace? Prova quest'altra! Piace da matti? Prova quest'altra uguale, che capace ti ci esalti proprio! Tuttavia i film hanno anche aspetti tecnici, elementi misurabili, oggettivi, caratteristiche analizzabili al di là del semplice gusto personale. Questo lo sai tu e lo so io, mi serve di specificarlo solo per portare avanti il concetto. Il problema viene quando si ha a che fare con "professionisti" o assunti come tali o "esperti" autoproclamati, che fanno analisi che chiaramente non sono capaci di fare, a prescindere dal fatto che il film gli sia piaciuto o meno, alla fine. Sì, è una questione di onestà intellettuale Vs faziosità di qualunque natura, sono d'accordo. Eppure quando si parla di gente che divulga al pubblico, ci vorrebbe maggiore attenzione, maggiore professionalità, maggiore ... vabbè, ci siamo capiti. Tuttavia continuo, per questi motivi, a essere altamente seccato, ai limiti dell'oltraggio al pudore ad all'intelligenza, quando leggo cose del genere. A prescindere dal gusto, dall'età, dalle preferenze e dall'indole personali, chi non sa riconoscere un film ben fatto non dovrebbe parlare di cinema spacciandosi per uno che ne sa. C'è già abbastanza gente che chiacchiera senza avere un minimo di cognizione nella vita di tutti i giorni. E lo ripeto: tutto questo discorso è da considerarsi al netto delle sacrosante preferenze personali. Se a uno il film non piace non piace, va bene così. E' anche questo parte del bello di vedere un film.
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Allora, dunque, purtroppo la cosa va così: te conosci gente in gamba, per bene, col cervello, che tra l'altro lavora in questo strafottuto mondo che è il cinema... chiacchieri, scambi opinioni, anche quando sei in disaccordo c'è sempre grande rispetto e l'onestà di dire quando una cosa è brutta anche quando ti piace e viceversa, quando è bella anche se non ti convince nemmeno un po'. Poi arrivano "gli amici degli amici", che commentano a cazzo di cane, rigonfi di spocchia e ignoranza a pacchi. Qui da me di ignoranza ce n'è quanta ne volete. E' proprio insita nella città. Spesso fa ridere e/o fa rima con la sincerità, che è apprezzabile. Altre volte vorresti avere un lanciafiamme a portata di mano. Il problema sono i fenomeni che si sentono qualcuno e che, per fare "bella figura" su internet (con chi, poi, non ne ho idea) stroncano il film. E non si parla nemmeno solo di gente comune. Tipo questo signore qui: http://video.corriere.it/mad-max-diventa-videogioco-finisce-annoiare/297a8e84-fa4a-11e4-8080-f59274262d65 Come faccio a far finta di nulla? Perché uno può anche dire: "cazzi loro, non sanno cosa si perdono", ma in realtà il silenzio contribuisce solo allo spargersi della menzogna e all'insuccesso di ciò che è bello. E se c'è una regola a Hollywood è che quello che fa soldi è quello che la gente vuole. In altre parole, bisogna che i film belli facciano soldi, altrimenti ce li possiamo anche dimenticare. Quindi ogni tanto mi sale la bile. Abbiate pazienza.
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A quanto so, nelle intenzioni di Miller questi Mad Max sarebbero nient'altro che i racconti che altre persone hanno fatto di ciò che questo straniero, venuto dal nulla e sparito poi nel nulla, ha fatto per loro, aiutandoli a compiere il loro destino. Non a caso il film si chiude con le parole del primo (ri)scrittore della storia. E no, non è uno spoiler. Questo è il motivo fondamentale per cui Max può avere un altro volto: tutto dipende da chi lo racconta. A questo proposito è stata anche avanzata una teoria secondo cui Mad Max è come il Pirata Roberts: un titolo che viene passato di generazione in generazione ad eroi persi nel tempo, ma mai dimenticati nelle loro gesta. Detto questo, sono d'accordo con te Gara. Una delle cose più affascinanti del film è che non ti spiega nulla, ma ti lascia intuire tutto. E' un gioco di ombre e luci, non dissimile da quello usato al tempo del cinema muto, dove le soluzioni visive dovevano sopperire all'impossibilità di spiegare le cose a voce. Qui il principio è il medesimo: giocare con cò che è basilare, atavico, ovvio a tutti. Il bianco e il nero, la nascita e la morte, il nutrimento e la sete. Adoro i film che non ti spiegano un bel cazzo nulla, perché DI SOLITO (ci sono tragiche eccezioni) sono quelli che in realtà hanno di più da dire. Grandi complimenti ancora a Mr. Miller per essere riuscito con tale efficacia in un'impresa tutt'altro che semplice.
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Grazie Gara, son contento di averti dato qualche spunto in più. Chissà che poi, ora che hai una nuova chiave di lettura, se torni a vederti il film non ci trovi un sacco di cose che sono sfuggite anche a me! Nel caso scrivile, mi raccomando! In generale non è facile cercare di assimilare più livelli narrativi di una storia con una sola visione di un film. Di solito non è nemmeno una cosa necessaria, visto che la maggiorparte dei film non vuole parlare di nulla in particolare, al di là della storia che racconta. Ed in questo, sia ben chiaro, non c'è nulla di male. Spesso i film migliori sono quelli che si concentrano sull'esperienza punto e basta. Poi arrivano film come questo, dove scavare alla ricerca dei livelli narrativi è parte integrante dell'esperienza e, per me, della bellezza di guardare un film scritto con intelligente complessità. Da molti, molti anni, da quando mi fu spiegato che l'Alba dei Morti Viventi aveva un messaggio sociale, tengo sempre le antenne alzate, nel caso, non sia mai, che qualche film sia insospettabilmente più complesso di quanto sembra. Alcuni lo sono solo dal punto di vista strutturale e metafilmico (penso alla Trilogia del Cornetto, ad esempio), alcuni lo sono in maniera plateale e per questo meno interessante e meno degna di nota (penso a cose tipo The Fountain), altri lo sono proprio artatamente, di solito per acchiappare premi. Poi ci sono film come questo, che senza fatica, senza puntare il dito e spiegare a parole, ti raccontano i massimi sistemi durante un inseguimento d'auto nel deserto. Questo è il tipo di film che vorrei veder studiare a scuola di sceneggiatura. Questo è il tipo di film che riguardo sempre più volentieri. E però questo è il tipo di film più difficile da fare, in equilibrio perfetto tra il dire, il mostrare e l'essere.
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Dunque, essendo un film di Mad Max i dialoghi sono ridotti all'osso. Non è un film muto, ma chiacchierano oggettivamente molto poco e non penso che sarà un problema star dietro al parlato. Anzi, piuttosto facci sapere com'è in lingua originale!
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Visto che sui cosiddetti "social" leggo una marea di cazzate che mi fanno infuriare (che sarebbe anche in tema), lasciate che vi faccia un discorso su questo film. Abbiate pazienza se non sarò breve. Mad Max Fury Road non è solo un bel film, tecnicamente eccellente, registicamente da studiare in ogni suo aspetto, con una fotografia da infarto e con un ritmo e un'energia semplicemente perfetti, mai banali, mai forzati, un'esperienza ad alti ottani che, paradossalmente, non affatica per nulla lo spettatore. No, Mad Max Fury Road è un racconto sull'Umanità, sulla sua umanità, sull'uomo e su cosa lo rende tale, sulla società, che è fatta di quegli uomini e sull'anima, che li abita tutti, dal primo all'ultimo. Mad Max è uno specchio sul nostro tempo, una lente deformante e deformata, ma che non tradisce l'immagine che mostra: società basate sullo sfruttamento dei molti da parte di pochi vecchi stronzi malati, che quell'umanità la vogliono recuperare ad ogni costo, perché sanno cosa significa essere vicini alla fine ed averla perduta per sempre. Il marketing, l'acqua-cola, il possesso del brand che significa possesso dell'uomo, la capacità di comando otenuta con la fame, la violenza ed il carisma, la caducità dell'uomo e della sua mortalità... c'è tutto questo in Mad Max, ma molto di più. L'essenza del film può essere vista racchiusa nei due personaggi principali della storia: Furiosa (che non sarebbe sbagliato identificare come la vera protagonista del film), la cui forza scaturisce totalmente dalla sua determinazione, che non si è arresa nonostante sia stata violata in ogni angolo del suo corpo, che non ha mai perso il senso di ciò che è giusto, e poi il protagonista, Max, che è il più uomo di tutti: fallibile, spaventato, che a suo dire ormai non è altro che istinto di sopravvivenza fatto persona, ma che in realtà è molto più di questo. Un eroe puro, vero, danneggiato e incredibilmente terreno. Con questi due personaggi, in quel mondo lì, lo spettatore viene chiamato a vivere un'avventura ad alta velocità, folle, bizzarra, visionaria, con sublimi punte di surrealtà ma, al contempo, viene invitato a scavare dentro di sé, a capire, a riscoprire ciò che lo fa alzare davvero ogni mattina e a realizzare che non siamo tutti uguali, grazie, ma neppure così diversi come le tipiche categorizzazioni che usiamo tutti i giorni (comode e più che umane) ci vogliono far credere. Proprio come i personaggi di questo film, non siamo definiti dalla parte che ci viene data: l'eroe potrebbe non essere così eroe, il cattivo non così cattivo, il giovane idiota non così idiota, la donna in fuga non così in fuga. In giro leggo stronzate colossali, di gente che non sa nulla e non si azzarda nemmeno ad accendere il cervello. Leggo di gente che vede in questo film elegia di violenza e fascismo, che vede le figure femminili svilite e oggettificate, che vede nel protagonista un bullo senza cervello. Ebbene, signori, se di cinema non ci capite un cazzo non c'è nulla di male: andate a vedere Don Matteo, Un Posto al Sole, un film del Ruffini, una roba semplice e didascalica. Farete un favore a voi stessi, che non vi troverete con il disagio di dover tentare invano di rianimare i vostri neuroni atrofizzati, farete un favore a chi vi sta vicino, che non dovrà ascoltare le vostre stronzate e a tutti coloro che, magari, un film del genere lo aspettano da una vita, magari senza saperlo, e che solo grazie alla vostra stupidità non lo guarderanno mai, convinti che sia l'ennesimo film di botte e botti hollywoodiano. Vi chiederei di vergognarvi, di scendere dal piedistallo e di accendere il cervello, ma temo che le mie parole cadrebbero inutilmente nel vuoto delle vostre teste.