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Melanzane: Estate Andalusa avrà una riedizione dvd o bluray?
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Trovato: http://www.ebay.it/itm/DVD-JAPAN-ANIMATION-MELANZANE-ESTATE-ANDALUSA-/252372203864?hash=item3ac28e3958 ^^ -
Shinseiki Evangelion - forma dell'anime, forma dell'uomo (cit.)
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@roger: sui disegni di Eva. No, erano ancora a un buon livello. Gli episodi 1-6 sono quelli che la Gainax aveva ultimato prima dell'inizio della messa in onda. Solo che l'episodio uno ha la direzione dell'animazione di Suzuki Shunji, e l'episodio 2 del MIGLIORE DI TUTTI, ovvero Honda Takeshi - che farà poi l'episodio 8 e l'episodio 19. Voglio dire: se paragoni i disegni di Eva a quegli episodi ne escono proprio tutti tutti con le ossa rotte. ^^; Comunque Shinji che prende il secondo cazzotto non è che avesse detto "mi tocca". Al contrario, dice "oh beh". Nel senso che nella sua passività abulica, è indifferente. Non è neppure sottomesso (questo sottende a un senso di inaccettazione, o a un peso). E' che è indifferente. Ed è questo che intende (rimarca) Ritsuko all'inizio. Credo che Touji si arrabbi proprio per la sua "assenza di empatia", per quel distacco che Touji interpreta come superiorità. Se Shinji avesse *umanamente* detto: "eh, cosa credi? che mi diverta? sono incastrato! ed è una merda!" penso che comunque anche Touji avrebbe empatizzato con lui. Ma non è Shinji questo. Shinji è "comunque vada non importa. anche morire non importa. anche vivere non importa." Ovviamente sono in realtà tutti "aichaku koudou" (atti volti a richiamare l'affezione), come sarò evidente nell'episodio 6 nel suo tentativo di "amaeru" (dipendenza) con Rei. Shinji vorrebbe le coccole di una mamma. Ma è troppo ferito per permette a sé stesso anche solo di ammettere di averne bisogno (troppo dolore), figurarsi per chiederle. A chi, poi? A quella squinternata, quella controfigura di un'adulta che è Misato? Al padre? A chi? Tutto va a finire dritto dritto fino al dialogo con Misato sul finire di Air. A tal proposito, più che di ferirsi, Shinji ha paura di ferire il suo prossimo. Perché sa che questo lo farebbe soffrire più del feririsi. Quindi è meglio non fare niente, non avere alcuna iniziativa. E' meglio così. -
Shinseiki Evangelion - forma dell'anime, forma dell'uomo (cit.)
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Mettiamola così: è più fedele di qualsiasi cosa animata fatta allora e dopo, in Italiano. Salvo le cose fatte da me, dopo. Che sono più fedeli. ^^; Per quanto da parte mia possa suonare molto presuntuoso, è la tragica verità. Sottolineo tragica. Se provi a chiedere a chi conosce la lingua e l'opera originali (non sono molti, prova con Garion, tipo) credo che avrai conferme. Gli errori che ho riportato sono, ovviamente, i più spiccati. E sono di un livello che semplicemente non viene neppure rilevato nell'ambiente di cui stiamo parlando. Più nel dettaglio. Ai tempi dei primi sei episodi di Eva, i meno precisi, buttai letteralmente le traduzioni italiane e riscrissi i copioni basandomi sulle traduzioni dell'allora esistente "Literal Translation Project" (giapponese, capitanato da Wada Mitsuiro), e avvalendomi di altri due o tre consulenti traduttori. Era un pastrocchio. Gli episodi 9-10 migliorano molto, altro traduttore e maggiori consulenze. Dall'episodio 11 in poi comincia a essere "fedele" anche per i miei standard attuali, diciamo (altro traduttore ancora, e questa volta in collaborazione diretta con me frase-per-frase, il modello di lavoro che utilizzo a tutt'ora e che nacque proprio lì). Anni dopo avevo anche riscritto il copione dell'episodio1. Come dicevo i primi episodi sono i meno precisi. Pur sempre più precisi di qualsiasi altra cosa giapponese che potresti aver visto in italiano, ma meno precisi di quanto avrebbero dovuto essere. :-( Anche io ero giovane e inesperto. Molto di entrambe le cose. -
Melanzane: Estate Andalusa avrà una riedizione dvd o bluray?
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Certo quando mi occupai di quel film fui fortunato per il fatto che mio padre è stato per molti anni un ciclista amatore, e nell'infanzia mi aveva spiegato molte cose e introdotto a un certo lessico. ^^ Mi fregio molto di aver fatto pronunciare le jota come jota, anche nel caso di "Angel Benengeli", che si pronuncia "Ankh'el Benekh'eli". Venga Pepe! -
Lucky Red - Studio Ghibli (e altro: Dragon Ball, Harlock, etc...)
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Parlando di "Si sente il mare" in primis. Personalmente trovo che uno dei "pallini" di Mochizuki Tomomi sia la "riconsiderazione della passata adolescenza". Tipo il rendersi conto che da ragazzi non si capiscono tante cose, anche quando si crede di capire tutto. Quel tipico 'eccesso di sicurezza in sé stesso' di un ragazzo che, in effetti, si sta appena appena affacciando all'età adulta, e ai rapporti adulti tra le persone. Taku, per esempio, è un ragazzo di provincia, quasi di campagna. Ed è un ragazzotto bello viziato. Dico affettivamente. Ha una solida famiglia alle spalle, di quelle che la mamma si preoccupa se fai tardi a cena, ed è intelligente: è quel tipo di intelligenza di chi ha bei voti senza studiare. Quindi puoi anche fare i lavoretti per avere qualche soldo di più in tasca. Taku ha tutto quel tipo di sicurezza alle spalle, e infatti è una persona sicura di sè, che può fare lo sbruffone, il bastian contrario, persino "con l'istituzione" (scolastica). Chiaramente, la bella Rikako che viene da una famiglia di separati cittadini è tutta un'altra cosa. Ha ferite che Taku non può capire. Il suo modo di agire sembra assurdo e a tratti ridicolo, per Taku. C'è un divario, tra i due, davvero profondo. Per contro, Matsuno è una persona più adulta della sua età - a livello di maturità interiore. Matsuno è il tipo di persona che ottiene l'eccellenza tramite l'impegno e il sacrificio. Lo si vede durante tutto il film. E' come se Taku fosse Tatsuya e Matsuno fosse Katsuya. Ma Rikako non è certo Minami. Rikako è un personaggio femminile molto credibile, con i suoi conflitti, le sue debolezze, il suo dover essere grande quando vorrebbe essere piccola - ma non può permetterselo. Si nota molto che il soggetto venne scritto da una penna femminile, e credo sia stato trattato con dedizione dal regista maschio. Ottimo connubio, Anche Shimizu è un personaggio femminile molto bello. E' un po' la controparte femminile di Matsuno. Shimizu. Credo che che il suo 'monologo' alla rimpatriata sia un po' tutto il quid del film. Le stagioni della giovinezza che si alternano così veloci tra loro. -
Melanzane: Estate Andalusa avrà una riedizione dvd o bluray?
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Eh, conosco persone che hanno comprato la versione da edicola facendo i salti mortali. Io per uno non ne ho una copia. ^^; -
Melanzane: Estate Andalusa avrà una riedizione dvd o bluray?
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E' un film molto peculiare, sicuramente. Molto difficile dal punto di vista animatorio, e molto intelligente come contenuti e sensazioni. ^^ -
Melanzane: Estate Andalusa avrà una riedizione dvd o bluray?
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Sì, tra l'altro è un film diretto da Kousaka Kitaro, di Ghibliana estrazione. -
Shinko Ghiribizzo e la magia millenaria (MaiMai Shinko to Sennen no Mahou - Mai Mai Miracle)
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Wow! ^^ Ci tengo però a precisare che il titolo del film non credo sia ancora definitivo. Anche se è davvero molto molto 'innervato' in tutto il testo del film. Che, non l'ho scritto prima, trovo davvero molto bello. -
Melanzane: Estate Andalusa avrà una riedizione dvd o bluray?
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Concordo anch'io che il film di Oh Mia Dea sia bello. Ha una realizzazione sontuosa, e sempre un 'puntatone' della serie. I contenuti ci sono anche, dico per il tenore dell'opera in generale. Ovviamente ci sono anche un sacco di riprese dalla serie, poiché una simile uscita cinematografica si proponeva giustamente di compiacerne i fan. Infatti lavorare al testo fu molto intricato, per me, che mi andai a recuperare tutta la serie originale per cogliere i vari riferimenti. Ricordo ancora "la regina del valico" e cose così. Cosa ti pare dell'edizione italiana? Personalmente mi ritengo parecchio soddisfatto di quel doppiaggio. In particolare la caratterizzazione dei protagonisti (Keichi, le tre dee, l'antagonista e in particolare Morgan) mi parve azzeccata. Perla Liberatori, che doppiò il film in trasferta milanese, è sempre particolarmente brava sul quel tipo di ruolo sentimentale drammatico - era davvero il personaggio per lei. Ma non da meno Deborah Magnaghi su Belldandy (un peraonaggio così facile da banalizzare in macchietta) e Donatella Fanfani su Urd, la cui 'sensualità sciatta' non ha quasi nulla a che fare con il cliché della fatalona. Ricordo quando le dissi "vedi, lei è una donna così naturalmente sensuale che lo è anche guardando una telenovella da svaccata, mentre mangia le patatine - ma non perché faccia la sensuale, è che lo è proprio. Quindi non devi enfatizzare la sua sensyalità con la maniera. Inoltre, in un modo o nell'altro si sente sempre la responsabilità di una sorella maggiore, da quando prende in giro a quando di arrabbia davvero." -
Melanzane: Estate Andalusa avrà una riedizione dvd o bluray?
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Sisì, è una cosa che feci io per Fool Frame, al tempo. Si tratta di uno dei tre doppiaggi milanesi di cui mi occupai, insieme al film di Oh Mia Dea! e agli OVA conclusivi di Kenshin. :-) Onestamente non so se qualcuno abbia in programma di 'recuperare' Nasu a livello editoriale. E' sicuramente un bel film, da ogni punto di vista. Esiste anche il suo seguito, ma non l'ho mai visto. ^^; -
Nel frattempo: Sono arrivato alla versione 2.0 - la prima che si può considerare 'utilizzabile in sala di doppiaggio'. :-) Ma da domani spero di avere già una 2.1, ci sono ancora parecchi ambiti che si possono migliorare. Il grado di difficoltà di questo copione è strano. Sicuramente è più impegnativo di Neko no Ongaeshi (l'altro film tradotto sempre da Francesco Nicodemo), e non solo perché è più lungo. Il fatto è che questo, se da un lato non è verbosissimo (avrebbe potuto esserlo molto di più, ma ci sono parti di versi e frasette), per contro mi sembra molto più puntuale - più Takahata, manco a dirlo. Certo il brusio è tanto, invece, e quello è verboso, specie nelle voci di sottofondo. C'è un'intera narrazione di un kamishibai, c'è un brano di un radio-drama che mischia due o tre sceneggiati realmente esistenti. Ci sono cose così (ancora: a là Takahata, chi ha visto PoroPoro capirà). Sarà un 'problema' anche in sala di doppiaggio. E bisognerà ri-doppiare anche il film in inglese ("La fontanna della perdizione" - lol), che *purtroppo* non è presente nelle tracce audio della colonna internazionale. E non c'è neppure sul copione originale, come testo. Sono riuscito a contattare l'attore originale in Giappone (via LinkedIn), lui mi ha prontamente risposto, ma non si ricorda altro che gli avevano passato un copioncino pure un po' sgrammaticato. :-/ Una grossa difficoltà è senza dubbio che in tutto il testo c'è un abbondate uso del dialetto di Yamaguchi, che non è esattamente conosciuto come quello di Osaka. Prima il buon Francesco (Nicodemo), e poi anche io siamo andati a indagare e verificare in tutte le flessioni morfologiche (tipo 'he' che significa 'sou', quindi 'hedemo' che significa 'soudakedo', e tutte le modificazioni in -ja e -chuu). E' un peccato che non potremo preservare il fatto che alla fine, solo alla fine, Kiiko parla anche lei con quest'inflessione (dice 'atarashuu' invece di 'atarashii'). Insomma c'è ancora da lavorare su tutto il testo, ma si incomincia ad avere qualcosa di ben impostato. :-) (il post è ovviamente dedicato ai lurker che almeno avranno qualcosa con cui divertirsi su Facebook, mai fosse che si annoiassero ^^; )
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In effetti anche io avevo sentito questa cosa, ma non avendo letto il libro l'ho presa con le pinze. E il film dell'83 segue fedelmente in libro, come storia narrata?
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mah. (questa non sarebbe stata male per Alita) Intendi Gally? Ma Gally non è una adolescente?
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Grandi, piccini e pupazzetti colorati
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Grazie, Eymerich. Non solo perché mi hai risparmiato di fare esattamente quello che hai fatto, ma perché facendolo tu mi hai dimostrato una precisa comprensione del mio pensiero (col che non intendo che tu lo condivida), hai dimostrato di avere rivolto vera attenzione intellettuale verso quello che ho espresso, e queste sono cose rare e preziose di cui sinceramente ti ringrazio. :-) Capisco il tuo discorso. Lo capisco perché l'hai espresso in maniera chiara, limpida, ed è un discorso totalmente logico. Inoltre, lo capisco perché -ti dico spassionatamente- è un discorso che era anche "il mio", diciamo è lo stessissimo modo in cui la pensavo io (faccio i conti), dal 1994/5 fino all'incirca a una decade dopo. Col che non sto sminuendo il fatto che sia ora il tuo pensiero. E' per dire che trovo questo confronto particolarmente proficuo e vero, perché rispondendo ora a te è come se rispondessi anche un po' al me stesso passato, in uno schietto caso di riconsiderazione. In linea puramente teoria, il discorso credo sia giusto e impeccabile. Logicamente impeccabile, quindi fondamentalmente vero. Una volta mi fermavo a questo livello di correttezza, in qualsiasi mio pensiero. Era la mia fase fortemente influenzata dal pensiero francese, quasi giacobino, in cui la logica era l'unico rasoio che scolpiva i contorni del mio pensiero. Invecchiando, mi sono ritrovato a "correggere" quel tipo di pensiero con una presa visione, e poi più profonda assunzione, della realtà efficiente. Ovvero, nel nostro caso, è vero in teoria che un medium è solo un medium. Che le sue potenzialità espressive non sono vincolate, a livello di tipologia di pubblico, alle sue caratteristiche formali. Ma la realtà ci mostra, nei fatti, che il 90% dei cartoni animati, nelle varie epoche, sono stati rivolti a un certo tipo di pubblico, e non a un altro. Parlando dell'animazione giapponese, ora non voglio stare a fare una pagina di storia, ma dopo la guerra (quando i cartoni animati venivano finanziati dalla propaganda bellica stessa), ci fu un periodo in cui il mezzo fu 'conteso' tra autori che volevano farne un mezzo narrativo diciamo di avanguardia espressionista e poi da investitori che, notando che il mezzo piaceva molto ai bambini, ne hanno fatto un veicolo di intrattenimento infantile. Cose come "Le mille e una notte" o "Kanashimi no Belladonna" restano esperimenti, tentativi fallimentari. Ovviamente quelli non erano prodotti animati rivolti ai bambini, si capisce. Il successo che ha permesso all'animazione giapponese di sopravvivere e prosperare come medium è Tetsuwan Atom, gli Animerama, Ookami Shounen Ken. Non credo che questa realtà dei fatti sia venuta per caso. Credo piuttosto di doverla recepire e dedurne che quel mezzo espressivo "piaceva di più" -ovvero "era più adatto"- ai bambini. Se fosse stato così neutro, si sarebbe forse imposto, o sarebbe durato, anche come mezzo espressivo per opere destinate agli adulti. Così non mi pare sia stato, salvo, ancora una volta, eccezioni (spesso splendide, sia artisticamente che contenutisticamente). Poi, una parte del pubblico che era cresciuta con questa "letteratura audiovisiva popolare infantile" ha dimostrato di non volersene staccare, in gioventù. E' nato l'animeboom. Ed è nato quello che noi chiamiamo otakuzoku: la frangia sociale dei bambinoni che anche da adulti pensavano che Minky Momo fosse proprio carina, e che le emozioni di Uchuu Senkan Yamato fossero il massimo, e che Gundam fosse ancora la cosa più profonda e intelligente che cercavano. Siamo alla Dichiarazione del Nuovo Secolo degli Anime, che era essenzialmente una grande bugia. Anziché dire "sì, siamo noi newtype, vogliamo ancora i cartoni animati anche se siamo cresciuti, fateli per noi!" (e sarebbe accaduto), dicevano "gli anime sono cambiati". Non erano poi cambiati granché, ovvero ci si era incontrati a mezza strada: gli anime sempre infantili, ma affrontando tematiche più adolescenziali e 'forti', e gli 'adulti' sempre più infantili a loro volta, incapaci di superare quel momento formativo. Ed è esattamente il punto in cui ci si trova ancora adesso, solo molto più radicalizzato. Persone adulte che trovano 'invitante', 'eccitante' il disegno di una ragazzetta, o una tettona, o quello che vuoi, ma sempre un disegnino. E si esaltano con la finzione super fantasiosa di combattimenti, manovre belliche, potenza di fuoco e cose. Tutto così. Ora, di fronte a questa realtà, io credo che la bella teoria ideale vada a farsi benedire. Perché ho imparato che la realtà parla una lingua incontrovertibile, la lingua dei fatti. E in questa realtà dei fatti, i prodotti animati fatti davvero per un pubblico adulto, dico intellettualmente adulto, sono pochi - sono eccezioni -, Kaguya-hime come Belladonna, non è cambiato poi molto. E invece il grosso sono figurine con colori sgargianti, vocette iperesagitate, drammoni patetici e cose che sono, intellettivamente parlando, ancora cose infantili. Solo che siccome gli 'infanti' del caso non lo sono davvero, ci si iniettano delle pseudo 'tematiche adulte', ma il risultato è tutto un modo di pseudoadultità, sia da lato consumatore che da lato produttore. E' proprio questo, è esattamente questo che mi sembra atroce. Mi permetto di chiederti esplicitamente di provare a rileggere, dopo questo mio intervento, quello originale di Ejisonta - il quarto e ulrimo della serie "otakuzoku no kenkyuu". Mi piacerebbe raccogliere le tue impressioni di questa "combo". E ovviamente l'invito vale, in seconda battuta, per chiunque altro ne avesse voglia. Grazie. -
Grandi, piccini e pupazzetti colorati
topic ha risposto a Shito in una Zio Sam nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Ma io non ho detto che se un autore usa un medium si rivolge per forza ai bambini. Ho detto che legittimamente può farlo, e nessuno può contestare questa legitittimità autoriale, ma a mio avviso è una stortura, ovvero l'autore 'sbaglia nella forma' nell'usare un medium più adatto a X per rivolgersi a Y. Scrivevo infatti: Sicuramente gli one-liner non mi piacciono, specie perché alla fine riducono un po' il dialogo all'esercizio retorico, ovvero tutto diventa una gara di celolunghismo dialettico, di arguzia, ed è un peccato - se i presupposti del dialogo erano onesti. :-) L'addobbo delle chiese a partire dalle basiliche paleocristiane (romane) aveva due intenti comunicativi precisi e dichiarati: 1) incutere un senso di solennità e riverenza nei riguardi dei soggetti raffigurati, e 2) illustrare scene sacre ad uso di persone che non sapevano leggere. Questo l'ho studiato e me ne sento certo. Nel caso delle illustrazioni a corredo di testi sacri, come le stampe di Gustave Doré, penso fosse piuttosto l'impreziosimento di un'edizione. Dico solo che sono casi profondamente diversi, peraltro 'mediati' (non parliamo di un autore che si rivolge direttamente a un pubblico, ma che lo fa dietro mediata commissione di chicchessia), quindi non ritengo sia opportuno mettere tutto nel calderone. Inoltre, non si tratta neppure di dire che "le immagini" per sé (dico, di oggi) vadano bene per gli adulti o meno. Io parlavo di medium comunicativi. Il fatto che 'il fumetto' e 'i cartoni animati' siano disegnati non esaurisce quello che 'fumetto' e 'cartoni animati' sono. C'è una storia, un'evoluzione, una caratterizzazione dei medium che li connota. Volendo seguirti, credo si potrebbe meglio citare gli e-maki giapponesi, o le stampe privare tanto dell'ukiyoe che dell'art nuveau da noi. Anche quello sarebbe tutto un bel discorso. Se ne potrebbe parlare, cioè. Non credo che sia sensato dire "eh ma tanto son tutti disegni quindi tana liberi tutti". Credo sia riduttivo. E si intende nessuna avversione personale nei tuoi riguardi, ovviamente. :-) -
Infatti vorrei vedere il film originale, almeno, dato che il romanzo originale tempo sia un po' al di là della mia portata. ^^; Sì, prova a riguardarlo, l'armonizzazione è terribile. Sia come croma, sia come linea. I fondali sono sontuosi, e questa sontuosità è usata nel senso del realismo. Al contrario, i personaggi sono caratterizzati da linee spesse e non dico scarne, ma essenziali. Le espressioni sono spesso grossolane -ed è inteso, chiaramente-. Credo sia proprio l'uso che Hosoda Mamoru fa del design di Sadamoto Yoshiyuki. O almeno, era così anche in Ookami Kodomo Ame to Yuki. Ci sono delle scene che sembrano uno scherzo, in questo. Tipo col fondale statico e più bidimensionalmente trattato di un videogame di combattimento degli anni '80 (dico, senza alcuna visuale prospettica o profondità di campo dato da livelli di parallasse) e i soggetti che si si muovono davanti, quasi un teatrino delle ombre. Mi hanno sgomentato.
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Grandi, piccini e pupazzetti colorati
topic ha risposto a Shito in una Zio Sam nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Ti ringrazio per l'attenzione e l'interesse rivolti al mio pensiero. Certamente sono questi temi su cui, credo, non esiste una netta ragione e un netto torto. Sono questi argomenti che muovono dalle visioni che ciascuno ha dello stato delle cose (della società), e dai giudizi di valore che ciascuno emette su quelle. Sono cose comunque destinate a restare legate alla personale visione di ciascuno. Il bello di confrontarsi, secondo me, è proprio nel provare, nello sforzarsi a mettersi nel pensiero dell'altro per vedere quanto di condivisibile ci sia. Vale anche per me (sennò non starei a scrivere qui, ma su un taccuino da ritrovarsi mio postumo). Credo per esempio che tu abbia ragionissima a porre una questione di 'proporzione'. Non sto dicendo che, per come la vedo io, una persona 'adulta', una persona adulta che io chiamerei 'decente', non possa concedersi o anche godere di momenti di svago, di divertissement, di leggerezza. La mia critica, anzi la mia paura, si appunta più che altro su una società in cui molti adulti fanno, in modo tipicamente infantile, "una gran questione" di cose non solo frivole, ma infantili proprio. Mettiamola così, vediamo se mi segui e cosa ne pensi. Ci sono cose così stupide e così infantili che secondo me una persona adulta dotata di senno dovrebbe evitare a prescindere. Ma non sono poi tante, eh. Ci sono cose sufficientemente stupide e infantili per cui non credo che una persona adulta dotata di senno dovrebbe "starci dentro" più di quel minimo estemporaneo, ecco. In questo, credo in qualche modo di avere introdotto un elemento affine a quello di cui parlavi tu, che mi pare sensato. Esempio pratico: io conosco Star Wars perché piaciucchiava a mio padre. Non se faceva certo una malattia. Non credo si ricordi neppure i nomi dei personaggi, e manco gli intrecci. Mio padre ha sicuramente anche lui un lato infantile e dolce, parecchio idealista, e credo che Star Wars risuonasse con questo lato. Così, quando vidi per la prima volta i film, ricordo che lui li conosceva. Ne parlai con lui. Ma oltre a questo, nulla. Al contrario, ci sono oggi degli adulti, dei 'giovani adulti' (e anche alcuni mica più giovani) che se ne fanno davvero una malattia. Una cosa molto importante. Questo mi pare davvero deforme. E in fondo siamo tornati a uno dei punti fondamentali dell'otakuzoku - per come è inteso in Giappone. Ovvero no tanto essere adulto e gradire qualcosa che è ancora infantile, ma farne una fissazione, proiettarsi ancora in quella cosa infantile come si fa certamente da bimbi, ma poi magari da adulti anche no, anche non più. Lo sport. E' difficile per me rispondere, perché non sono uno sportivo. Credo che chi pratica sport in qualche modo cominci con un amore che è anche amore per un certo tipo di disciplina sportiva, di sfida con sé stesso prima che con gli altri, di controllo del proprio corpo - dico della propria fisiologia. Mi paiono tutte cose abbastanza sane. Siccome poi oggi anche lo sport è un mercato, c'è chi di questa passione -che ha i suoni natali nell'infanzia anch'essa, tipicamente- ne fa un mestiere. E' un po' una fortuna, un po' una maledizione - forse. Sicuramente il rapporto con l'hobby giovanile cresce, e talvolta si depreca persino, nella maturità. Forse è un po' come per me che amando i manga e gli anime da ragazzo ho finito per diventare un professionista di questo settore, ma poi inevitabilmente avrai un piede sempre un po' (un po' troppo o un po' poco, a seconda delle persone) ancorato nel passato della propria passione. Che può essere un bene, o un male, in ogni caso. Nel caso del tuo esempio, nel fatto che le pagine dei manga o i fotogrammi di un anime non si usano, in pezzo unico, per decorare una volta. Stavo dicendo che la Cappella Sistina NON E' una cosa realmente 'narrativa', ha un significato allegorico semmai (ma neppure tanto, ché Michelangelo non è Botticelli). E' un pezzo unico, come ogni pittura antica. Non sto dicendo che un autore di oggi non possa riversare tantissimo di sé nella sua opera, ci mancherebbe. Abbiamo esempi di ciò in letteratura come credo anche in animazione, o nel fumetto. Dicevo solo che le opere espresse in medium diverse sono, comunque, diverse. Scusa, ma dove la vedi l'arroganza? Io vedo solo quanto strampalata fosse la tua iperbole nel dire (parlando di un anime) "ah sì come la Cappella Sistina, no?" Sicuramente uno sciocco one liner ad effetto, ma se stai parlando con me non vale la pena usarli. Qui prod est? Per darsi semmai un tono? Per fare il sagace? Ma dai, su! Anche perché non sto litigando con nessuno, e non è un argomento su cui possano esistere una ragione e un torto obiettivi - come spiegavo (indossando i panni di Master of the OBV). Ma perché eliminare in toto l'opzione che un padre può andare a lavoro e quando torna, dopo magari avere riparato il tubo che gocciola, può mettersi a giocare in santa pace ai giochi di quando era piccolo? Per curiosità se invece dei videogiochi nel tuo discorso sostituiamo un padre che invece di andare a lavorare suona la chitarra, scatta fotografie, colleziona francobolli o cura bonsai lo avresti reputato un cretino? 1) perché mi sembra una cosa umiliante. Perché, per definizione, un adulto non è più un bambino. Altrimenti sarebbe un bambino, non un adulto. E credo che nessun bambino vorrebbe un bambino come genitore, se eccettuiamo qualche stupida commedia americana al cinema o in tivvù. 2) sarebbe ok, perché quelli non sono hobby infantili. Ovvero, se un adulto di ieri da bambino giocava con i tappi e tornando a casa da padre di famiglia si mette a giocare con i tappi, per me è un parziale ritardato (nel senso proprio del termine) che ha una componente di latenza infantile nel cervello. Quindi come vedi no, se un adulto coltiva interessi hobbistici o svaghi dati alla sua età non lo considererei *tout court* un cretino. ^^ A scanso di equivoci, so sempre parlando del MIO PERSONALE MODO di vedere le cose (è ovvio, ma tant'è). Non e' la realta' sotto alcun aspetto, motivo, accezione, percezione, sottotesto, altro che una tua personale istanza soggettiva. E' il tuo punto di vista soggettivo ed individuale al quale non hai MAI in questi anni dato uno straccio di elemento a suffragio di tutto cio' che valga in un qualsivoglia modo 'erga omnes'. Massimo rispetto per tutti i punti di vista, ma non esistendo in tutto questo tuo discorso che fai reiteratamente da anni alcun elemento oggettivo di nessuna natura, come ampiamente dimostrato in tutto questo tempo, facciamo che resti della tua. Nessun problema a riguardo, ovviamente. Perché, come ho detto, è un punto di vista soggettivo che si basa sulla propria soggettiva visione della realtà. Non ho mai inteso imporlo ad alcuno. Sono riflessioni che propongo all'intelletto e alla suggestione dei lettori. Non è un teatro di "io ho ragione, voi avete torto". La ragione netta la si può avere solo sui dati di fatto. -
Grandi, piccini e pupazzetti colorati
topic ha risposto a Shito in una Zio Sam nella sezione La tesi dell'angelo crudele
tipo la Cappella Sistina no? No, la cappella Sistina ha uno scopo principalmente decorativo, perché era una cappella vaticana papale privata. L'intento del committente (Giulio II) era di "fregio per pregio". L'intento dell'autore, che pure diede molti mal di testa al committente (la commistione del sacro e del profano!), era senza dubbio l'estroiezione della sua tensione cristiana ai tempi della controriforma, e della sua profandamente sgomenta tensione umana. Cosa c'entra questo con un cartone animato? Nulla. -
Grandi, piccini e pupazzetti colorati
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Tutta la famiglia che gioca, al paese mio, significa i grandi che giocano o fanno giocare i bambini. Sono stato molto fortunato ed è capitato anche a me. Mi è stato insegnato a giocare, a leggere le istruzioni dei giochi in scatola, a capirle, a applicare il regolamento per divertirmi correttamente. Credo sia un modo educazionale fantastico per instillare nei bambini il valore, l'idea della disciplina. Perché la disciplina, l'ordine, sono necessari per poter estrinsecare la propria personalità, non sono atti a reprimerla. Ciò detto, non mi sembra il caso. Il caso è semmai quello di persone che divendate adulte giocano LORO, con i giochi LORO - non che giocano con e per i bambini. Credo sia tutto diverso. E credo si stia smaccatamente saltando il punto fondamentale a cui pergiungeva il mio discorso, ovvero: Invece che rispondere a questo, ho letto iperboli e boutade. Eh, l'homo erectus. Oh, per me la pubblicità di Wii Sport è agghiacciante. Non vorrei mai mettere al mondo un figlio in un ambiente così. A me sembra il mondo dei cazzoni, mi fa paura, sinceramente. Non c'è alcuna serietà. Come si può crescere in un ambiente simile? Anche qui non ho capito cosa c'entri la costumanza della maturità sessuale delle giovinette, ma guarda, credo che il mondo stia diventando schizofrenico in molti modi - non certo solo per l'intrattenimento. Anche aver deformato le età della vita a tutti i livelli è un problema. Le nonne che fanno ancora le piacenti, per dire. O le ragazzine che potrebbero essere madri che fanno le bambine -dico mentalmente- è davvero una situazione da isteria (<- e ho scelto il termine ben pesando il significato reale, e l'etimologia). In ogni caso, non è che si relativizzi in toto ogni medium a un dato target. Ma la realtà è la realtà. I disegni animati colorati puliti, con le storie fantasiose e divertenti sono... dei disegni animati colorati puliti, con le storie fantasiose e divertenti. Credo si tratti semplicemente di guardare in faccia la realtà per quello che è. Perché secondo me abbiamo già superato questo livello: e forse anche il punto di non ritorno... aspettate, faccio l'otaku: forse anche l'orizzonte degli eventi è già superato. -
Endrino, hai dato una lettura molto superficiale al mio testo. Se non fosse stata superficiale, ti saresti conto che non criticavo la trama. La trama avrebbe afferito a lei, non a lui, ti pare? Ciò che ridicolizzavo era -tutto al contrario- il concio d'imposta sbilenco di una storia/sceneggiatura tutta sbilenga: "la risoluzione dell'intreccio". L'intreccio si risolve con un "dirigibile ex machina" che non si spiega, che non ha alcun aggancio con niente, che non aggiunge niente. Una specie di ramo morto che però è la bacchetta magica di Harry Potter. Tra l'altro, anche a livello fabulistico, il fatto che il setting pregresso fosse il classico 'triangolo inconscio' dei tre amici di vecchia data con due maschi e una femmina cozza con l'idea che uno dei tre è or ora arrivato, meno di un anno. Sempre tutto s caso. Quasi tutte le trame si possono ridicolizzare, volendo, ma non è quello che ho fatto. Peraltro, anche i personaggi -come dicevo- sono proprio tutti storti. La protagonista è cretina, ma è cretina in un modo che credo sgradevole, ai limiti del parossisitico. Cosa che cozza con la velleità di "realismo quotidiano" del setting. Il grossone praticamente non è caratterizzato. Lo scazzato è niente, fino a che wow - è un crononauta! Allora Suzumiya Haruhi (ante litteram) sarebbe stata felice! No, no, no. Si vuole fare una commedia sentmental-scolastica con un elemento SF che diventi un piccolo bildunsroman. E tutte e tre le cose falliscono miseramente. La commedia scolastica non trova un equilibrio tra il realistico e il demenziale (la storia del budino, davvero? Dico, davvero?), l'elemento SF è spiaccicato lì senza alcun perché, cosa che fa più arrabbiare che ridere, e il bildunsroman arriva giusto nell'ultima scena, che siamo quasi ai livelli di The Brave. Quanto al contenuto ultimo: qualcuno conosce "La zampa della scimmia"? (vecchio racconto inglese, credo). Sono sicuro di sì, perché quanto a letteratura SF qui ci sono tante persone più edotte di me (che sto a zero, quindi ci vuol pure poco...). Avevo sempre visto solo parti di questo film, e ne avevo tratto buone sensazioni. E invece per me è stata davvero un grossa delusione. Peccato davvero. :-/ Si vede che Hosoda Mamoru non fa davvero per me (<- whoa, questo mi rende "rispettoso"? Bah!) @Gara: il problemi narrativi di Eva sono altri che il setting di partenza, che c'era ed era consistenze. E che poi viene mandato un po' tutto in vacca, semmai. Ma tant'è. La storia di Eva è sicuramente quanto più sbilenca. Non credo di avere, personalmente, mai detto altro. Ci sono impianti fabulistici molto più solidi, funzionali e tutto - ma come dicevo non stavo neppure parlando di questo. Ci sono persino film senza una vera e propria fabula, senza un intreccio, che funzionano benissimo. Il punto è cosa vuoi fare, cosa metti 'in campo', e come lo fai andare. Nel caso di Tokikake direi: molto male. Dovrò cercare di reperire il primo film del 1983, per capire se è proprio Hosoda Mamoru o se era una cosa tutta storta da principio.
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Ciao, vengo dal futuro, sì per "noi" è una cosa normale, sì, funziona con questa specie di noce, ma sì, l'ho pesa a caso e quindi anche tu viaggiavi nel tempo, a caso, saltando, a caso, non si capisce come determinando l'entità del salto, a caso, e sì io volevo vedere un quadro, ma non diciamone niente, è tutto a caso. Ah sì, ma non potevo parlartene, quindi scompaio, però no, ci rivediamo nel futuro, perché non dimentichiamoci che questa è una shishunki romance (storia d'amore puberale). Ora fai qualche altra faccia storta buffa pliz, fai qualche altra cazzata random e strilla in maniera macchiettistica, che al pubblico piace, grazie. Tipo.
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Ho visto per intero questo film, e mi è parso una stronzata. Questo regista ha il potere magico per fare un uso del design di Sadamoto che mi sembra persino irritante. Nel tentativo di rendere i movimenti più "realistici", più "omg cinema", secondo me rende tutte le caratterizzazioni sciatte. Anche la messa in scena è spesso davvero sciatta, tirata via. Ma la cosa peggiore di tutte è quella che si chiama, in gergo, 'armonizzazione', ovvero il 'blending' tra le parti disegnate 'su cel' (oggi: scansionate), insomma i soggetti animati, e i fondali. Qui c'è uno stacco davvero, davvero tremendo. Ma ovviamente tutti questi, che sono problemi, non sono IL problema. IL problema è una storia ridicola costruita attorno a una protagonista cretina, ma cretina davvero. Non dico una ragazza 'realisticamente stupidina' come la protagonista de Neko no Ongaeshi / La ricompensa del gatto. No, dico proprio quella che mi è apparsa una sgradevole cretina, che fa tutto a caso e tutto male, solo per mandare avanti - a spinta - una narrazione presudo romantic-SF che poi non si spiega e non trova una ragion d'essere. I personaggi decenti del film sono: la sorellina, la zia. I tre protagonisti sono semplicemente "ma va beeeeeh". Veramente senza un verso, la fabula senza un verso, l'intreccio (?) senza un verso. E le scene di CG per 'il mondo del tempo' messe lì perché è dai tempi di Digimon che al regista piacciono questi piani dimensionali spiaccicati l'uno sull'altro (woah, superflat!), certo. Mamma mia, terribile. Sempre meglio di Red e Toby i figli del Lupo, ma davvero terribile. :-( Eh già, il regista è un fan dei film Disney, dimenticavo.
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Grandi, piccini e pupazzetti colorati
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Quando si parla di simili questioni è davvero difficile pergiungere a una "dimostrazione". Anche nella tradizione della dissertation francaise, diviene sempre un esercizio di pura logica, ovvero di ontologia. Nonostante tutto non è la cosa che preferisco. Quello che posso farti è esporti e motivarti il mio punto di vista, Starà poi a te, come a chiunque, valutare a tuo giudizio la bontà delle mie motivazioni e tenerle nel conto che legittimamente credi. Il mio punto di vista è che certamente l'autore è nel pieno diritto di fare quello vuole, certo, ma qui non stiamo parlando di diritto. Ovvero non stiamo parlando di legittimità. Stiamo parlando di opportunità, nel senso di cosa è più opportuno e cosa meno. E personalmente non trovo opportuno l'uso, ovvero l'abuso, di un medium espressivo adatto a un certo target di riferimento impiegato per tutt'altro target. L'autore può farlo, ma secondo me fa male a farlo. Al netto delle solite eccezioni, come al solito, che sono sparute e confermano la regola -perché sono eccezioni-. Nel senso che io amo, per esempio, Lolita il libro. Trovo che il film di Kubrick sia monco e quello di Lyne incommentabile. E potrei pensare a realizzare una sceneggiatura per Lolita (ma forse anche no, a pensarci bene, sarebbe comunque tutta storta), ma mai, mai penserei a farci un cartone animato. Il concetto sarebbe "è inopportuno, non si addice". Però Nadia era perfetto, e mai penserei a farne un film, perché davvero una cosa perfetta per i bambini. Rispondo così anche a Endrino: trovo del tutto deforme che i medium invecchino col loro pubblico di riferimento. E' un gatto che si morde la coda. I giocattoli, invece che rinnovarsi verso i nuovi bimbi, si camuffano da modellini per piacere ai "vecchi bimbi". I film bambinate, invece che puntare ai nuovi bimbi, si danno un tono patinato per piacere ai vecchi. I videoGIOCHI diventano sofisticati per essere GIOCATI da ADULTI. Mamma mia, è spaventoso. Mi vengono in mente i vecchi-bambini di Akira/Otomo. E mi viene in mente Tetsuo che li spazza via gridando "gaki domoooooo!" (danatti ragazzini!) Spesso mi chiedo cosa avrei pensato io da bambino di mio padre se, invece che vederlo andare al lavoro ogni mattina, l'avessi visto giocare con delle versioni evolute, invecchiate, dei giochi della sua infanzia. Che chiaramente non erano quelli che avevo io. E chiaramente non esistevano più, men che meno in forma 'per adulti', per lui. Credo sinceramente che se avessi visto i miei genitori 'giocare' da adulti, li avrei disprezzati, li avrei ritenuti dei cretini. E credo anche di avere visto molti ragazzini e ragazzine disprezzare i loro genitori 'così giovanili', quelle mamme che 'sono amica di mia figlia', che vanno ai concerti e tutte 'ste belle cazzate qua. Credo davvero sia tutto molto pericoloso. Credo. Nulla da eccepire. -
Grandi, piccini e pupazzetti colorati
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Mmmh... trovo il tuo 'resoconto' il più efficace e corretto possibile. Una cosa che mi sento di aggiungere è che (ovviamente) in ogni categoria e in ogni target esistono cose belle e cose brutte, cose ben fatte e cose mal fatte, cose intelligenti e cose stupide. Non è che un cartone animato sia per forza stupido, anzi. Non è che un libro sia per forza intelligente, anzi. E si capisce che un cartone animato bello, intelligente e ben fatto sarà sempre meglio di un libro brutto, stupido e mal fatto. Questo è tutto ovvio, credo, ma era solo per ribadire quanto l'ambito del 'pubblico destinatario di riferimento del medium' e 'valore della singola opera' sino coordinate non solo diverse, ma probabilmente proprio ortogonali. Come avevo già scritto, ci sono eccezioni. Come tale, sono tanto esistenti quanto minoritarie. Takahata al cinema è un'eccezione molto palese, e chi lo conosce come autore sa e capisce perché, anche perché l'ha dichiarato e spigato lui stesso. Perché ho soggiunto 'al cinema'? Perché è vero che l'animazione è un mezzo espressivo prioritariamente infantile, giovanile, è ancor più vero che tale è l'animazione seriale. L'animazione cinematografica nasce dall'intersezione della tecnica 'animazione' e dell'ambito 'cinema', che ab inizio portava con sé tutto un certo ambiente culturale. Questa cosa la si percepisce molto schiettamente, ad esempio, ascoltando il commentario di Anno e Katayama su Nausicaä. Tutte le volte che c'è una scemata, una bambinata, una gag, loro sono lì a dire "eeeeh, alla fine si vede che Miyasan viene dai manga". Tutte le volte che c'è una nota seria, una nota espressiva più adulta, loro sono lì a dire "eeeeeh, alla fine si vede che Miyasan qui iniziava a fare cinema". Ora, sulla parola "manga" sono state scritte infinite pagine, vero? Ma credo sia difficile cogliere il sottotesto di una parola, della sua etimologia, anche nei libri accademici. Mi sono reso conto che la percezione della parola "manga" è proprio quella di 'cosa poco seria", "scemata", "disegni fatti per gioco". Come divertissement. Non delle opere, delle cose buttate lì. Come dire: pigliate Michelangelo. La la volta della Cappella Sistina è un'opera compiuta, con un suo significato organico e tutto. Ma un libro sei suoi schizzi sarebbero 'manga', tipo "disegnetti tanto per". Ovviamente sappiamo che con Tezuka il contenuto dei manga cambiò, perché Tezuka usò questo mezzo espressivo per raccontare storie, e storie man mano sempre più serie. Ma di base erano ancora "manga". In questo senso si capisce la scissione che alcuni autori cercarono di fare con il termine "gekiga": il "manga" gli stava ormai stretto. Ma forse da lì a breve il manga sarebbe diventato un medium tanto popolare che il suo significato, o la percezione di quello, sarebbe stato spontaneamente ridefinito dal sentire comune. Perfect Blue penso fosse un libro per giovani, per ragazzi e soprattutto ragazze -non dico ragazzINE- e credo che lo stesso sia il pubblico del (bellissimo) film che Kon Satoshi ne ha tirato fuori. Ma del resto, credo che siano proprio i giapponesi i primi a credere -almeno storicamente- nella categorizzazione dei target, del pubblico di riferimento. E' scontato dirlo per le pubblicazioni dei manga. La mia impressione è che da noi si sia prestato molto orecchio alla disgiunzione di genere, ma molto meno a quella per età -che in patria è altrettanto chiara e netta-. Forse le cose si sono fatte oggidì un po' più fluide, ma questo è senza dubbio colpa della postmodernizzazione, in ritardo ma inesorabile, della società giapponese anch'essa.