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Shito

Pchan User
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  1. Kevin: sì, scusa, parlo del disco esterno che è in un enclosure di quelli apribili e con ventola sua. (ti ringrazio per l'attenzione che rivolgi alle mie misere traversie)
  2. Ieri notte ho avuto un lampo. Ovvero. Non riuscendo più a recuperare i dati dall'HD, ho subito pensato: l'HD è rotto, l'HD è rotto - disperandomi. Tuttavia, è altresì strano che si sia rotto PROPRIO QUANDO ero stato forzato a passare al nuovo computer. In effetti, quello che sento è che l'HD "non parte". Ma non ha senso, a pensarci, perché quello che uno sente all'accesso del disco non è il disco, ma la rumorosa ventola. Quindi... non sarà che semplicemente per qualche ragione fisica la ventola è bloccata e il disco disfunziona? -G.
  3. Shito

    Che cosa state leggendo

    No, intendevo dire quale sia il libro italiano della tua foto. :-)
  4. ^^ Aspetto con anticipazione le tue sincere impressioni sul film, le tue idee sui contenuti, e se ti andrà anche sull'edizione italiana. ^^ A beneficio della discussione, riprendo il filo: ...caro Gara, ti seguo! Considero chiusa con te la parentesi sulla classificazione delle opere. :-) Mi preme sottolineare che anche se ho chiara la critica di Takahata, e penso che ci sia del vero, non riesco a sposarla al 100%. Takahata Isao è per me una di quelle persone il cui pensiero mi mette fortemente in discussione. Da un lato, per essere concreti, credo che Mononoke Hime sia la cosa più seria e matura che Miyazaki Hayao abbia mai fatto, e credo che sia un'opera molto valida. Dall'altro lato, sento molto vivida sulla mia pelle, sulla mia vita, la critica di Takahata Isao. Sono diviso tra queste due componenti del mio pensiero, che cerco di conciliare, di risolvere. La cosa che mi viene da pensare, in questo momento, è il fattore T. Forse la discriminante sta nel fattore T. Ovvero, forse la fantasia e il fantastico sono bene e vanno bene per l'età infantile, come a essere una sorta di incubatrice del pensiero, del superego. Ma se la permanenza in questa incubatrice si protrae (nell'età adulta) si genera una deformità. Quindi favole, fiabe, fantasticherie - finché sono intelligenti e con un significato, ché l'idiozia è SEMPRE male - vanno bene per i bambini. Non perché siano bambinate, ovvero sì, ovvero perché è un linguaggio compatibile e al tempo stesso 'innocuo' alla formazione del superego nel fanciullo. Una sorta di nutrimento infantile da cui ci si dovrebbe poi svezzare. Al momento mi viene da pensare questo. A dire il vero non tracciavo una figura di 'adulto giusto', mi pare che tu l'abbia desunta dal discorso. Il che non mi offende di certo, anzi, ti ringrazio per la lettura. C'è un difetto, secondo me, nel tuo modello. E credo che Takahata concorderebbe. Ovvero, tu parli di un robota. Ma l'essere umano non è così perfetto. L'essere umano, anche nella routine che tu descrivi, sbaglia inciampa e piange e poi ride e gioisce insieme ai suoi cari, ai suoi affetti, ai suoi figli, ai suoi "nemici", eccetera. Qui siamo con la Principessa Splendente che parla con la selenita al momento dell'addio. In questo senso, ti prego davvero di guardare "Yamada-kun" ora che sarà disponibile anche in home-video e di dirmi che effetto ti fa. Con tutta la sincerità di cui sono capace, ti dico che sul finale i mio metto sempre a piangere. Ma non sono le calde lacrime che verso per certi picchi emotivi in altre storie, come un bambino. Sono lacrime amare e fredde. Ti prego davvero di farmi sapere cosa ne penserai, e aspetterò il tuo confronto. :-) Quando alla tua idea di intrattenimento, concordo. Ovvero, concordo e sostengo che l'intrattenimento è male. Lo dice la parola stessa: intrattenere. Perder tempo. Da cosa? Dalla percezione della propria vita? Blais Pascal diceva "Chi l'ha detto che è necessario divertirsi?". Non so la bontà della traduzione, ma credo che il concetto sia che di-vertirsi, s-vagarsi significa sempre divergere dalla lucida percezione dell'essere vivi. In questo, dico, è una forma di sedazione. Per esempio, io ora sto rispondendo a te, e non lo sto facendo come passatempo. Lo sto facendo nella onesta coscienza e cognizione di quello che sto facendo, perché lo voglio fare. Non mi sto 'intrattenendo' a risponderti. Non mi sto 'divertendo' in quel senso. E' un'attività, questa per me, appagante e interessante e sinanco piacevole. Ma questo non ha nulla a che fare con il concetto di 'intrattenimento'. Il primo discorso mi sembra onestamente una riga molto retorica, molto bonaria, molto poco valida. Ci sono mille modi per allenare la propria mente, e quelli meno 'diversivi' sono i più efficaci. C'è differenza tra l'umorismo idiota che fa abbondare il riso sulla bocca degli stolti e la sagacia di Voltaire, certo che c'è differenza, e credo si debba anzi il coraggio e la forza di affermarlo e ribadirlo a gran voce, per far si che non si livelli e non si sdogani tutto al più basso livello dell'umorismo idiota. E' quando i migliori perdono il coraggio di dimostrarsi e affermarsi tali che tutto va verso il peggio, si capisce.
  5. Shito

    Che cosa state leggendo

    Sì, Azuma Hiroki parla molto di questo, riprendendo il concetto di Ootsuka Eiji - soprattutto. E' un po' la "società a stato liquido" della postmodernità, siamo sempre lì. Di che libro si tratterebbe? La citazione che proponi mi pare alquanto banale, ma magari il libro è altro.
  6. Shito

    Che cosa state leggendo

    Spiega pure, dunque.
  7. Shito

    Che cosa state leggendo

    Ma se metti una quadro superflat appeso a un muro è veriticale: trovo il tuo titolo insensato ^^; Che ne pensi di: Superflat: Morbid State Society? Troppo cattivo?
  8. Shito

    Che cosa state leggendo

    C'è già, in realta: il thread sul libro di Azuma Hiroki. AH! Parlando di super-flat, sulla rivista Art e Dossier di questo mese c'è un articolo du Murakami Takashi e il superflat scritto dalla mia imouto. :-) http://www.artedossier.it/it/rivista/
  9. Ovviamente il fatto è che Gendo e Ritsuko SANNO perché Shinji e solo Shinji potrebbe pilotare/sincronizzarsi con l'UnitàPrima - contiene Yui {nota: in giapponese quando Shinji dice "ma perché proprio io?" Gendo risponde proprio "Perché per un altro essere umano sarebbe impossibile" - "okano ningen ni ha muri dakara na..."). Ma Misato non lo sa. Infatti fino da prima Misato trova lei stesso assurdo/ridicolo "far provare" Shinji: ti ricordo quel bellissimo dialogo sul ponte dinanzi alla faccia del robot, con Ritsuko e Misato che si parlano, altercando un po', con Shinji in mezzo. E Shinji tace a testa bassa anche se di fatto stanno parlando di lui (è un po' un topos per i giapponesi, mi sa: parlare di una terza persona come se quella fosse assente, ma quella è presente). Comunque il fatto è che poi Misato, rammaricandosi nella vasca, dice "sono anch'io come Ritsuko..." - nel senso che lei ama considerarsi meno fredda, meno "disumana" di Ritsuko (o Gendo), ma alla fine ha pensato anche lei non alla persona (Shinji) ma alla strategia (il fatto che l'arma Evangelion possa funzionare USANDO quella persona come pilota). Diciamo che il punto di distacco tra Misato e Ritsuko era precisamente quello, da cui poi il rammarico autocommiserevole di Misato per l'assonanza.
  10. in effetti mentre a vederlo sembra lievemente titubante (quasi terrorizzato nell'inquadratura successiva quando gli dicono di pensare a camminare), nel doppiaggio tira fuori un sì che anche se detto a bassa voce è secco (per questo lo interpreto come 'deciso'). più o meno è così. solo che ad un certo punto misato, mentre fa il bagno e dopo aver parlato con ritsuko, ammette a sè stessa di aver visto shinji soltanto come un suo strumento* (chiude con "sono anch'io come ritsuko. io però anche se abbiamo sconfitto l'angelo non sono felice"... e meno male che ritsuko ammirava la sua positività poichè contrariamente a lei affermava di vedere una speranza nell'esito dello scontro. alla fine nessuna delle due credeva in quelle parole). * riferito al momento dell'affidamento del ragazzo Non ricordo come sia il 'sì' di Shinji nell'edizione italiana, ma in giapponese è abbastanza 'me la sto facendo sotto e non so cosa io stia fancendo' anche nell'audio. ^^ Sulla battuta di Misato nella vasca, che mi ricordo bene perché feci rifare con speciale convinzione per "togliere un'appoggiatura" che cambiava il senso al tutto, c'è da dire che la battuta del momento precedente a cui si riferisce è tradotta male. :-/ In italiano, quando Misato aveva visto l'UnitàPrima muoversi da sola, cambiando espressione, dice "Può farcela!" - il che è ancora molto soggettivato (Shinji = persona che "può farcela"). Ma in giapponese dice "Può funzionare!" - non Shinji come persona, come pilota, ma l'idea, il fatto di far pilotare Shinji. Per questo poi lei si rammarica di "avere considerato Shinji solo come uno strumento, proprio come Ritsuko". Alla faccia delle sfumature di traduzione che non contano. ;-) Infatti alle rimostranze di Shinji che dice "ma se non l'ho mai visto né mai ne ho sentito, non ha senso che possa riuscirci", anche Gendo risponde "ascolta le istruzioni". :-D (in italiano mi pare fosse: "Avrai delle spiegazioni.")
  11. > spettatori: WTF? e lo dice pure in modo deciso? ma chicazz'è questo?! Veramente lo dice tutto esitante e spaurito, eh. Cmq c'è un punto molto molto bello nell'anticipazione del secondo episodio: "Misato, che CREDE di capire l'animo di un bambino, decide di far trasferire Shinji da lei..." (a memoria, scusami eventuali imprecisioni) Quando poi lei vede Shinji che si ritira dopo la figuraccia per la comparsa di Pen^", si pentirà di avere "esagerato" con l'euforia posticcia, e dirà "forse sono io quella si che si è svelta/scoperta", ovvero che si è fatta vedere per quella che è: una persona socialmente inetta. Questa battuta è a me cara perché nella traduzione che mi venne proposta era: "In fondo è PenPen che è stato visto nudo!". ^^; In ogni caso, fin dal primo e ancor più dal secondo episodio è senz'altro la relazionalità tra i personaggi (tutti disadattati) e reggere le fila di questa fabula e questo intreccio. Chiaramente, dico, nelle intenzioni degli autori. Credo che questi temi siano molto cari alla narrativa contemporanea giapponese, forse più che a quella occidentale. Concordo fortemente. Però non credo che si tratti di un concetto che si possa capire viaggiando. Il soffitto sconosciuto è quello di colui che, in qualche modo, sente di non avere un posto. Di essere sempre "a casa d'altri", perché un posto "suo", a cui tornare, non ce l'ha. Una cosa simile la dice Anna in Marnie, quando va a casa degli zii e dice, nella camera che le è stata assegnata: "C'è odore di casa d'altri..." - ma questo perché lei non si sente a casa sua neppure "a casa sua" (è stata adottata). A quel punto della storia, Gendo sa bene cosa accadde al Polo Sud (aveva lasciato il sito -opportunamente- solo poco prima). Ma la prima venuta degli Angeli non l'ha vista nessuno, perché non era 15 anni prima. Era ai tempi della caduta della Luna Nera e Luna Bianca sulla Terra, ovvero ai tempi del First Impact e della formazione della Luna (il satellite della Terra). Beh dai, però già Gundam non era così. ^^; (Macross un po' sì, ok)
  12. (sono molto d'accordo con te sullo sgretolarsi del mercato dell'home-video, ma credo del resto che il trend fosse quello anche a livello più macroscopico)
  13. Shito

    Che cosa state leggendo

    E' una lettura che ritengo "interessante" per i seguenti versi: 1) per comprendere un certo senso di vuoto postmoderno generazionale della generazione delle gioventù giapponese post Little Boy. In questo senso, è una lettura che è molto sensata Dopo Souseki e Akutagawa. 2) perché ci sono cose/momenti brillanti come questo: «Ryuu, sei proprio un tipo strano! Sei da compatire! Tu anche se chiudi gli occhi cerchi di vedere lo stesso tutta una serie di cose che ti vengono in testa, vero? Non so come dirlo, ma se tu ti divertissi, se provassi veramente piacere nel fare le cose, non dovresti nel bel mezzo metterti a cercare o a pensare ad altro, o mi sbaglio? Tu ti sforzi continuamente di vedere qualcosa, proprio come uno scienziato che registra tutto per poi farci le sue ricerche. O come un bambino piccolo. Ecco, sei proprio come un bambino! Quando si è bambini si vuole vedere sempre tutto, no? I neonati guardano fisso negli occhi le persone che non conoscono e poi scoppiano a piangere o a ridere; ma tu prova adesso a guardare fisso negli occhi qualcun altro, in un attimo vai fuori di testa! Provaci! Prova a guardare fisso negli occhi quelli che passano per la strada, ti senti subito strano! Insomma, Ryuu, non devi guardare le cose come se fossi appena venuto al mondo!» La traduzione non deve essere troppo male. Dieci a uno che "sei proprio un tipo strano" era "henna yatsu da yo" (il proprio deve essere stato aggiunto per recuperare l'enfasi di un aspetto verbale o da particella) e "sei da compatire" era "nasakenai". "o mi sbaglio" probabilmente un semplice "deshou" o un "janai" insieme a un 'hazu". 3) [META] per capire il gusto della letteratura giapponese: questo libro d'esordio vinse il premo Akutagawa. ---- Topaz [che tu riferisci come "Tokyo Decadence"] l'ho letto, sì, se non erro era pubblicato in un volume con altri racconti. Non lo ritengo fondamentale. Però è più moderno. Blu quasi infinitamente trasparente suona molto passé, ha un valore sociologico ormai storico. Credo ci fosse anche Topaz II insieme (da cui Love&Pop di Anno), ma potrei sbagliare. In the miso soup [che tu riferisci come "Tokyo Soup"] non l'ho letto. Mi interesserebbe Il fascismo dell'amore e dell'illusione (Ai to Gensou no Fascism) - da cui Suzuhara Touji e Aida Kensuke, ma non credo sia mai stato tradotto.
  14. Credo che la serializzazione di Evangelion in home-video, in Giappone e paradossalmente anche in Italia, abbia rappresentato il picco dell'anime boom originale. Per i giapponesi, era il prodotto di quella generazione che era passata a produrre gli anime per quelli come loro. Evangelion segna l'apice e il tracollo, ovvero la discomunicazione INTER-otakuzoku (quella di Tomino non lo era, dato che lui non ne era parte, ed era una generazione prima. Ma Eva segna la discomunicazione di otaku 1gen con i nuovi otaku 2gen al loro culmine - e apre le porte all'esplosione della bolla del mercato degli OVA e quello che seguì). Per gli italiani, è l'apice di quel momento di 'nicchia intensa' che si gonfiava dai tempi di Yamato e Granata Press, ovvero quella nicchia dei 'sopravvissuti' della prima ondata, non nostalgici di ritorno e neppure "nuovi bambini". Ovviamente dico "Eva" ma intendo il "peridio Eva", che data la lenta serializzazione per noi copre diversi anni e tutte le serie che allora venivano ancora lanciate in direct-to-video e si sostentavano così: Escaflowne, Nadeshiko e altre. Con i passaggi televisivi e l'avvento del DVD (svalutazione della VHS e non ripresa di valore del DVD stesso), quel periodo si sarebbe appunto concluso.
  15. Shito

    Che cosa state leggendo

    Hai letto "Blu quasi infinitamente trasparente" (come mai tutti sopprimono una parte di questo titolo?) - di Murakami RYUU?
  16. Ahimè, è verissimo. Credo che ormai quel termine sia usato davvero più a Genova e a Milano che in Sicilia. Sono cose a cui bisogna opporsi, resistere con le unghie e con i denti, lacrime e sangue. Come la penetrazione del romanesco burino in scala nazionale. Anche se tutti noi no, insomma.
  17. No, che c'entra, l'ignoranza era quella di Gara che non conosceva Lentini - pur essendo lui piemontese. Tu trovavi strana la cosa, come io trovo strano l'utilizzo di una parola dialettale meridionale in bocca a un settentrionale. Il punto giocosamente comune non era l'ignoranza, era la stranezza. :-) No, perché quel ripetere era finalizzato a qualcosa di utile. Non era una cosa fine a sé stessa. C'è poi da dire l'insulsaggine del film in questione... ^^;
  18. Quel geppo era un calciatore che mi pare militò nel Torino, no? Sì, insomma, come 16bit + 16bit = 32bit. Certo. Solo con SEGACIDDI. Quando all'ignoranza di Gara, dai, non stupirti. Sei pur sempre un veneto che dice "minchia". XD (e io che odio anche solo la parola "fesso" per la sua etimolgia volgare...)
  19. L'essere otaku non è nel conoscere a memoria i titoli di una qualsiasi cosa, i giocatori di una squadra, le misure di tutte le AKB o i titoli degli episodi di una serie. L'essere otaku è nel mettersi autisticamente a ripeterli in strada interrompendo il treno di pensieri corrente. Perché lo si fa? perché si ha paura di dimenticare qualcosa, quindi compulsivamente si verifica la memoria. Suppongo che *tra* gli akiba-kei ci saranno anche degli otaku, certo. Ma "akiba-kei" per se non equivale a otaku. ---- Eh, ai miei tempi trovavo umilianti tutte le pubblicità italiane della Giochi Preziosi, e con i miei amici maledicivamo quei cialtroni che nulla sapevano di Naka Yuuji e Oshima Naoto. :-/ Hai mai visto la prima scarola giapponese del Sega MegaDrive? Quella a valigetta col design dei circuiti stampati. E' bellissima. Ho avuto un forte momento di desynch sociale quando, al Vigamus di Roma, si fece un incontro speciale per celebrare il MD. Io ero tra più o meno tra i relatori, forse non tanto quanto con la SNK, ma il punto è che c'erano le schematiche ORIGINALI (disegnate a mano) del MD, corredate dall'intervista dell'ingegnere che progettà la cosa tutto da solo, e spiegava come il MD fu l'ultima console a essere nella sua circuiteria il progetto di un solo uomo, e per me quelle schematiche erano tipo IL SANGUE DI CRISTO, voglio dire: un tesoro storico inestimabile. Ma molte delle poche persone presenti all'evento stavano piuttosto pensando alla possibilità dell'uscita di un prossimo titolo di Sonic the Hedgehog per una console next-gen random. Ah, già che ci siamo: Amy Rose non è un porcospico. Il suo nome è Amy "Rosy the Rascal" Rose.
  20. Ah! Sì, l'immersione nel riso è una cosa molto comune e sensata per l'umidità. Casa mia è piuttosto umida. Dici che il problema potrebbe essere quello? -G.
  21. Sugoi yatsura kaittekita!
  22. Ma l'Akiba-kei non è un otaku. Come dice Okada Toshio, Otaking, nel suo libro "Otaku ha sudeni shindeiru" (il gioco di parole è bellissimo). Definire quelle persone come "otaku" è uno sciocco abuso del termine basato sull'incomprensione dello stesso.
  23. Non credo ci sia necessità di trovare degli elementi contenutistici o stilistici. La campagna pubblicitaria della PSX la vendeva come una cosa figa, ed ebbe successo. Fine della storia. Le cartucce del Megadrive e del SuperFamicom le compravi dal giocattolaio o dall'importatore parallelo, e l'hobby con PSX uscì dal ghetto. Divenne 'figo'. Non è che Perfect Eleven per SuperFamicom fosse meno bello di WinningEleven per PSX (per gli occidentali: sto parlando di International Soccer qualcosa di Konami). Ma a esaltarsi sentendo il SuperFamicom campionare "Kick-Off, Wild Soccer, PAAFEKUTO IREBEN" nota: in realtà diceva 'jikyou world soccer'... ] erano degli sfigati, a fare lo stesso con la versione PSX erano degli amici 'normali'. E' così che va, non è niente di strano, niente di nuovo. Non so cosa ci sia di atipico ora. Forse parlare in italiano corretto, in effetti. Non usare i superlativi a caso. Guardare negli occhi la gente quando gli si parla e esprimere concetti forti mentre lo si fa. Forse ora queste sono cose da otaku. Anche sapere quello che si dice, forse. Del resto, siamo in piena postmodernità. Sono la frivolezza, l'idiozia e la non-comunicazione a condurre la società. Ma l'otakuzoku è e resta una cosciente atipicità snobistica infantilmente idealista.
  24. Negli effetti apparenti, direi di sì. Ma la differenza non è questa. La differenza sta nel fatto che un "otaku" è una persona che, coscientemente, sceglie di dedicarsi in maniera totalitaria a qualcosa che sa "non essere per lui". E' una sorta di "ritirata sociale", è snobistica ed è cosciente. Non può esistere un otaku in una società in cui "vedere Batman contro Superman a trent'anni" è normale. Perché l'otaku è ATIPICO - in senso scientifico. La psiche dell'otaku è la scelta dell'atipicità. Se l'atipicità diventa tipica, non c'è otaku. E chiaramente non ci sono otaku bambini: da bambini fruire le cose per bambini è normale. Giustamente Ryoga dice che ognuno ha la sua infanzia, e nessuna è più speciale di un'altra. Verissimo. Parimenti, nessuna è uguale all'altra, perché la società cambia, il contesto cambia. Come dicevamo, in una società tollerante e socializzante come quella italiana A MALAPENA si può ragguaggliare uno scampolo di otakuzoku, a prescindere. Quando i "cartoni animati" arrivarono in Italia nei tardi '70 e primi '80, non li guardavano né gli adulti, né i giovanotti. Li guardavano i bambini. Non c'erano otaku, come non c'erano in Giappone prima che i bambini dei '60/'70 diventassero grandi abbastanza per 'dover' mollare quelle cose ma NON VOLERLO FARE (<- l'anime boom). Credo appunto che l'unico momento simile, in Italia, ci sia stato quando la generazione a cui appartengo era cresciutella - e guardare Orange Road o Saint Seiya o gli anime su Mediaset (peggio ancora) benché si facessero le medie o le superiori ERA STRANO. Veniva percepito come tale. Come atipico. La mia imouto, che ha 12 anni in meno di me, guardava Sailor Moon e DragonBall alle elementari, ma NON era strano. Non era strano come non era strano che i bambini dei miei tempi guardassero Jeeg Robot o cosa. Quando poi lei è cresciuta, tutto sommato con Internet il medium si era già sdoganato, quindi continuare a seguirlo NON erta strano. Così come la Playstation aveva reso i videogiochi 'fighi' tra 'i giovani' - parlare dei videogiochi oltre le elementari non era più percepita come una cosa da bambini/ritardati. Ognuno ha un'infanzia, ma i tempi cambiano. E ciascuno vive la sua infanzia in un solo tempo.
  25. E' una cosa che si dice da sempre, e che ha aiutato molti. Credo sia una questione di vicinanza della testina ai platter, forse. Alcuni infatti dicono che basta usare il disco sottosopra.
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