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Kaguya-hime no monogatari (Autunno 2013)


genbu77

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  • 2 weeks later...

Ho pensato a lungo a dove collocare questo post.

 

Ho pensato a vari thread nello spazio de "La tesi dell'angelo crudele", dove si è spesso discusso di postmodernità. Avevo anche pensato di aprire un thread nuovo, e ho valutato un paio di sezioni diverse.

 

Alla fine ho scelto di pubblicarlo qui. Perché, anche se è un modesto post di riflessione sulla postmodernità incalzante, si tratta anche di un post su un film e su un regista, e mi fa molto pensare al mezzo e al fine del cinema, a quello che è stato e che è, a come è stato inteso e come lo si intende, e alla società che ritrae e a cui si rivolge.

 

E anche Takahata e il suo cinema mi fa pensare sempre a questo.

 

Garion, in una telefonata di qualche tempo fa, ha detto una frase che mi pare riassumere tutto. Tutto. Capita a volte che si senta pronunciare un semplice assunto, foss'anche un assioma, che nel momento stesso in cui viene pronunciato è definitivo, è totale, e lo si coglie istantaneamente.

 

Garion mi ha detto "eh, alla fine è che Miyazaki fa animazione, Takahata USA l'animazione".

 

Ed è esattamente così. Soprattutto, è tutto e solo così. L'ennesima ovvia epifania di Shitarello, forse.

 

Il punto è dunque: quale il mezzo, quale il fine?

 

Il mezzo può essere qualsiasi mezzo - se parliamo di narrazione, di finzione: la letteratura, il teatro, il cinema. Questo discorso fin qui piacerà forse anche a chi spesso non ama il mio modo di pensare e vedere le cose, come ad esempio il buon Shuji.

 

Ora, qual è il fine? Il fine, io credo, o è un fine comunicativo reale, oppure è l'assenza stessa del fine, ovvero il mezzo diviene fine-a-se-stesso in quello che si chiama frivolezza, ovvero vacuità, ovvero svago, ovvero divertimento.

 

E per me è atroce pensare che 'divertimento' è 'di-vertimento', ovvero comunque allude a un divergere. Divergere da cosa? Dalla verità del sé e della realtà, direi.

 

Il che ben racchiude tutta la mia critica al divertimento per sé stesso, allo svago, e soprattutto al fantastico fruito dagli adulti, quale forma di divertimento ovvero svago massimamente escapista. Il che ci riporterebbe a Takahata.

 

Ma in effetti, il regista di cui vorrei dire qui è un italiano di nome Elio Petri, che trovo molto interessante. Come Visconti, credo che Elio Petri sia un regista che ha un po' superato, nel senso di 'andato avanti progredendo', dico superato il neorealismo.

 

Amo varie pellicole di Elio Petri. Chiaramente amo il celebre "Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto", che è un'altra di quelle cose di cui secondo me tutti parlano senza averne capito quasi nulla. Trovo "Todo Modo" forse troppo troppo politicizzato sul contingente, ma comunque valido. E poi io adoro, adoro davvero Gian Maria Volonté. In ogni caso, il film in questione nel nostro caso è l'ultimissimo del regista, ovvero: "Buone Notizie".

 

E' un film che non mi piace, perché è completamente grottesco. Dalla storia ai personaggi alla recitazione, è del tutto grottesco. E io detesto il grottesco.

 

Però, anche se molte cose di questo film mi disgustano, non è che possa evitare di coglierne il senso.

 

Sul quale vorrei lasciare, ai vostri commenti, la parola del regista:

 

"Prima di tutto io ho pensato a un film proprio per il piacere di farlo. Ho preso appunti e me lo sono scritto da solo. E' un film sulla societé du spectacle. Nella società dello spettacolo non c'è più lo spettacolo della vita: c'è solo lo spettacolo che lo società preordina, programma, elabora per darti l'impressione che tu vivi, mentre tu non vivi più da molto tempo. Io credo che la realtà non ci sia più. Credo che la nostra sia un simulacro di vita, il nostro amore un simulacro d'amore, la nostra cultura un simulacro di cultura"

 

Il tema del "simulacro" è totalmente caro alla dottrina sulla postmodernità. Qualcuno ricorderà Kojeve - e a giusto titolo.

 

Ancora di più, in questo film, dove Roma è completamente invasa dai sacchi di immondizia, e dove gli impiegati di una TV che trasmette a ciclo continuo notizie di attacchi terroristici morti ammazzati eccetera spesso e volentieri evacuano gioiosamente per "telefonata anonima, allarme bomba" (sic), gli adulti sembrano tutti bambini. Sembrano bambini che pantomimano la vita degli adulti. Sembrano bambini che giocano al gioco della società degli adulti: un simulacro. E evacuando per l'allarme bomba, vanno come in gita nel parco cittadino, giocano, comprano il gelato dal furgoncino, mentre violenze personali si consumano intorno a loro, che rimangono del tutto indifferenti. Un commissario sentenza persino "alla fine è una storia di froci" - sic, di nuovo.

 

Il che mi ha dato molto da pensare.

 

In un altro film, sempre Petri fa dire a Gian Maria Volonté, nei panni qui di un direttore della questura: "Il popolo è minorenne! Repressione è civiltà!".

 

Quindi, se ora "il popolo" è "il popolo degli adulti coi modellini, con facebook, coi giocattoli tecnologici, con l'uomo ragno al cinema", non è forse vieppiù minorenne?

 

Ho pensato alla Brexit e al movimento cinque stelle e al sindaco di Torino che annuncia riunioni del consiglio comunale "in diretta SU FACEBOOK", dove quindi si potranno seguire accanto a link di gruppi quali "negri che bestemmiano", o alle volgarità sui cartoni animati, ai sondaggi su Goku e Luffy, alle ultime notizie sui videogiochi, tutto senza soluzione di continuità.

 

Mmmh....

 

Chiudo facendovi sapere che Volonté interpretò anche un bello sceneggiato RAI in tre parti sulla vita di Michelangelo. Credo che solo Volonté avrebbe potuto interpretare il Maestro.

 

C'è anche la parte in cui spiega a Vittoria Colonna i motivi della superiorità dell'arte italiana su quella fiamminga.

 

E' meraviglioso, lo consiglio di cuore a tutti.

 

Manco a dirlo, si trova liberamente su YouTube.

Modificato da Shito
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Di Petri devo ammettere di aver visto solo "Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto", almeno così mi pare, a memoria. Vedrò sicuramente altre sue cose. In ogni caso la sua frase in neretto dà i brividi, soprattutto se pensiamo a che epoca risale: l'alba degli '80. Chiaramente credo che oggi la situazione sia peggiorata. DI Volontè ho visto diversi film (anche lo sceneggiato su Michelangelo), e credo che sia stato un attore straordinario, con quei suoi tic nevrotici e una espressività con credo pochi rivali. Mi sono piaciuti "Sacco e Vanzetti" e "Il caso Mattei" che in alcuni punti sembra più un documentario che un film. Anche le sue due interpretazioni western su regia di Sergio Leone davano a mio avviso molto lustro a dei film di per sè "leggeri" (anche se lì era doppiato).

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Tutto il discorso sul divertimento come allontanamento dallo spirito francamente non m'interessa, lo trovo inutile. Penso che la vuotezza interiore di X viva indipendentemente dalla natura dell'intrattenimento di cui egli usufruisce: anche un Gandhi o un De Mello scherzavano e si divertivano, in quanto immancabilmente il prendersi troppo sul serio rende troppo pesanti e fissati sul proprio ego. Le persone più serie in fondo sono anche quelle che si danno più importanza, e dato che nessuno è veramente importante a questo mondo, è tutta energia sprecata per il mio modo di vedere le cose.

 

Non penso che guardare un film intellettuale renda veramente intellettuali o che guardare una partita di pallone renda automaticamente italiani medi. Dipende da persona a persona, e, sopratutto, al peso che ognuno dà all'intrattenimento.

 

Cosa farebbe un Newton ai giorni nostri? Avrebbe motivo di creare la meccanica e di metterci un Dio Grande Orologiaio sopra, in modo tale da legittimarla spiritualmente? Ovviamente no, perché oggigiorno le strutture verticali sono state de-legittimate e la stessa scienza, artefice di questa delegittimazione, è anche lei avvolta dal dubbio.

 

Pertanto, non si possono applicare le misure del passato ai giorni nostri. Ogni cosa ha il suo contesto.

 

La vuotezza interiore e l'infantilizzazione dell'essere sono il risultato della delegittimazione di cui sopra: le istituzioni verticali sono crollate e con esse le certezze, e pertanto la famiglia, lo Stato, lo Spirito, la Gerarchia ecc. Queste cose erano quelle che definivano l'essere adulti. Dato che tutto è relativo, si è adulti in base ad un determinato insieme di convenzioni. Il buon padre di famiglia ottocentesco, senza giocattoli e cazzate per la testa, che pensava soltanto a mettere al mondo i figli e ad andare a lavorare - e in chiesa la domenica -, animato dalle grandi narrazioni che consumava, ormai non esiste più. Il sistema che definiva il suo "essere adulto" ormai è crollato. 

 

Sia ben inteso, io penso che l'umanità sia sempre stata infantile (nel senso di "animale") e vuota, e che nel corso della Storia si sia nobilitata soltanto con l'arte e con la scienza, che a suo modo è una sorta di arte. Pertanto, il definire una "adultità" di riferimento dipende dallo stato di legittimazione delle grandi narrazioni. Non penso affatto che il passato sia migliore di adesso, anzi. Almeno ora, nella nostra masturbatoria società, abbiamo un minimo di libertà di emancipazione personale - che però è basata sul nulla, un nulla ormai palese e non più camuffato da idealismi e sistemi onnicomprensivi.

 

L'uomo può reggere il peso del nulla? No. E' troppo debole. Può diventare superuomo e affrontare il tutto con un "nichilismo positivo" avendo sempre a mente la vacuità di tutte le sue azioni? No. Un uomo perfetto non esiste. Pertanto, a volte, l'intrattenimento come fuga potrebbe rivelarsi necessario, quasi una cosa viscerale. Oppure lo sport, la ragazza, gli amici. Che però, nel momento in cui non ci sono più, ti lasciano di nuovo faccia faccia col nulla. Meglio un pupazzo allora, no? L'altro giorno, vedendo la seconda serie di Gomorra, ho notato come il protagonista Ciro, dopo la morte di Y, si sia rifugiato nell'amore per la figlia, che addobbava e curava quasi come se si trattasse di una bambola. Un feticcio in tuo potere che ti fa stare bene. Anche la mafia si sta otakuizzando, forse (lol).

 

E la cosa "pratica" che meglio rimanda al nulla è la morte.

 

Infatti in Buone Notizie il protagonista è ossessionato dalla morte. La morte è quella che viene propinata in ogni dove dalle televisioni, quasi come se si trattasse di un film porno. La pornografia della morte. Gualtiero che ha paura che lo ammazzino e che di conseguenza gira sempre con una pistola.

 

Di fronte al nulla si diventa impacciati e grotteschi (io adoro il grottesco), la maggiorparte delle volte senza accorgersene. Penso che tutto il film si basi su questa "pressione del nulla". Da non aprire. Da non aprire. Da non aprire.

 

Se si apre, lo spettacolo è troppo orripilante per essere sopportato. Come dicevo, il nulla è un peso troppo grande per l'uomo. Nell'era delle grandi narrazioni lo si metteva sotto al tappeto, nell'era delle non-narrazioni, l'uomo mette sotto al tappeto la sua umanità per non affrontarlo.

 

Mi viene in mente la scena finale dell'Eclisse di Antonioni. Siamo sempre lì.

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Di Petri devo ammettere di aver visto solo "Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto", almeno così mi pare, a memoria. Vedrò sicuramente altre sue cose. In ogni caso la sua frase in neretto dà i brividi, soprattutto se pensiamo a che epoca risale: l'alba degli '80. Chiaramente credo che oggi la situazione sia peggiorata. DI Volontè ho visto diversi film (anche lo sceneggiato su Michelangelo), e credo che sia stato un attore straordinario, con quei suoi tic nevrotici e una espressività con credo pochi rivali. Mi sono piaciuti "Sacco e Vanzetti" e "Il caso Mattei" che in alcuni punti sembra più un documentario che un film. Anche le sue due interpretazioni western su regia di Sergio Leone davano a mio avviso molto lustro a dei film di per sè "leggeri" (anche se lì era doppiato).

 

Petri lo sto conoscendo pian piano. Non è semplice leggerlo. Apparentemente difetta d'una certa universalità che è nel mio sempre ammiratissimo Visconti. Ma in realtà, credo che in talune sue pellicole l'universale sia nascosto sotto al particulare, se'l Guicciardini prestami parola. Per esempio, il citato "A ciascuno il suo", è molto più universale di quanto non sembri, come la migliore letteratura siciliana sempre seppe essere. E ancora, Volonté in una parte quasi inversa a quella di "Indagine". Che, per la cronaca, più che oltre che un film militante o similari, parmi un film sulla psicologia d'un uomo di potere. Che la sua donna a letto gli dice "tu sei un bambino, tu fai l'amore come un bambino". E lui la riempiva di foto in costume, in cosplay. Parimenti, "Bellissima" più che denunciare le bassezze dell'allora Cinecittà, lettura semplice e modesta, più che denunciare il fallimento del mondo dell'esposizione (tema a me personalmente sì caro), è la storia della crescita, risolutiva e di redenzione, di una donna.

 

Ah, AkiraSakura: il tuo post sembra un alibi della decadenza come cosa fatta e inevitabile. Quel tipo di servilismo intellettuale alla mollezza dello spirito. E dacché ti leggo e credo onesto, parmi grande spreco e peccato. Ma sei probabilmente giovane, o debole, o forse tutt'e due. Ti auguro per il tuo bene buona maturazione, e poi invecchiamento, e infine morte serena. Le persone che in passato la pensarono a tuo modo, e che non smisero crescendo, morirono in genere male, spesso infelici, o al meglio con un sorriso molto storto. :-)

Modificato da Shito
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Il relativismo è una brutta bestia, e il fatto che tu lo sappia è una via di salvezza. E' davvero pacifico rilevare le tue capacità intellettive, e anche la sensibilità non sembra farti difetto. E se sei una persona intelligente e sensibile come sembri, nelle varie età queste due componenti tanto care alla Austen andranno a bilanciarsi a vicenda in sempre nuovi equilibri. Credo che la crescita e la maturità umana stia proprio in questo, perché siamo essere medi, che poi vuol dir mediocri. Quindi davvero non ci sarebbe niente di buono, niente di utile, nel mio provarmi a fare un po' di strutturalismo spicciolo sui termini che mi proponi virgolettati. Sarebbe solo la struttura manualistica transeunte dei miei trentanoveanniemmezzo. Contentati della forma della struttura, spero anch'essa propostati in maniera sufficientemente lacunosa affinché sia il tuo animo a porte colmare il mancante.

 

Col che, sono tornato perfettamente in topic, vedi? ;-)

Modificato da Shito
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Cmq la sostanza del mio - provocatorio - post era che dalla postmodernità non si può uscire. Anche atteggiarsi a "santoni" idealizzando il passato con un pc in mano e la camera piena di vg è postmoderno.

 

Quanti santoni/pseudopreti ci sono su internet che fanno così? Tipo quello su youtube che faceva passare l'antico matriarcato come la cura ai mali della decadenza del nostro tempo (ovviamente idealizzandolo e non riconoscendone i lati negativi).

 

Il tutto si riduce sempre ad un serpente che si morde la coda per non vedere il nulla.

 

Servilismo intellettuale? Nah. Io non servo/difendo alcunchè, mica mi pagano. Dico soltanto che ogni cosa ha i suoi lati positivi e negativi. Anche questo passato che ci piace tanto mitizzare e piegare al nostro nacisismo (squisitamente postmoderno).

 

Cmq, senza offesa, mi sembri molto vicino ad un prete cattolico nel tuo modo di essere. Mi sbaglio?

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Per servilismo intellettuale intendo un meccanismo endogeno dove la mente, l'ego, si mette al servizio dell'es creando un costrutto super-egotico all'uopo. Tutta il decadentismo è così, se ci pensi. Un'impalcatura superegotica (filosofica) fatta apposta per supportare i desideri dell'es. Quelli che io da giovane chiamavo "le cattivi filosofie".

 

sicuramente un certo modo di 'fare il predicatore' è un modo della postmodernità, hai ragione. la prova provata del dato e del fatto viene che quel tipo di 'predicazione consumistica' è assai tipico della società nordamericana, giusto? E continua. Anche la medicina fai da te, è così. Anche i libri che spiegano come curarsi da soli sono così. Le diete miracolose, detossificanti, purificanti, paleolitiche. E prima era così per le strade new age, l'illuminazione ascetica, l'india e il buddhismo. Non che in tutte, e dico tutte, queste cose non ci sia del vero, non ci siano scheggie di verità. solo, è il modo di proporle da predicatore che mostra la sua marca postmoderna.

 

anche un certo tipo di filosofia dell'esistenzialismo era così. Kierkegaard era così, perché lui la sua 'fase etica' l'aveva saltata a piè pari, no? E la 'fase ascetica' (filosofica) inevitabilmente sembrava un 'giocare al santone', con fulgido intelletto -per carità- ma sempre una cosa vuota di vita. Come Rousseau. Maometto meglio, molto meglio. Lutero meglio. Anche Savonarola meglio.

 

Dunque e' ben probabile che io parli come un prete. me lo disse un sacerdote, una volta, che gli sembravo un prete laico. e me lo disse anche un maestro massone (di una loggia dissidente). più significativamente, me lo dice sempre la mia sorellina, che parlo come un prete. Garion tra il serio e il faceto mi dice da tempo che ho la mentalità del boddhisatva o qualcosa. che sarebbe poi la mentalità che pensiamo sia quella di Takahata. credo siamo sempre lì.

 

O-TA-KU, della mia generazione e del mio tipo

 

nulla di unico, nulla di eccezionale, ma magari qualcosa di buono c'è

Modificato da Shito
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Per servilismo intellettuale intendo un meccanismo endogeno dove la mente, l'ego, si mette al servizio dell'es creando un costrutto super-egotico all'uopo. Tutta il decadentismo è così, se ci pensi. Un'impalcatura superegotica (filosofica) fatta apposta per supportare i desideri dell'es. Quelli che io da giocava chiamavo "le cattivi filosofie".

 

Non sono molto d'accordo sulla generalizzazione. Se mi dici Baudelaire et similia ok, ma non sempre ci si guadagna dall'imbastire un discorso sui pro-contro di un determinato periodo storico e sulla debolezza/angoscia umana. E poi a livello inconscio si può alimentare l'Es anche con gli "ideali della piazza" o le certezze della religione, lì tutto fa brodo.

 

Molto probabilmente il succo dei nostri discorsi è un divario generazionale otaku in cui tu consumi ancora grandi narrazioni - proprio come i first gen - e io invece sono immerso nel relativismo e nel non-finalismo (che tu in questo caso hai scambiato per decadentismo avendo in mente  una - vaga, presumo - idea di modernità idealizzata).

 

PS: Allora non sono stato l'unico a notare il tuo "alone di prete". :P

Modificato da AkiraSakura
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