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AkiraSakura

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  1. Infatti la vera crisi penso sia iniziata proprio con la caduta del muro di Berlino. Il famoso "turbocapitalismo", la de-regolarizzazione dei mercati finanziari che porterà alla crisi dei subprime. Io di mio l'ho vissuta. Il mio primo impatto con la globalizzazione fu quando la professoressa ci spiegò alle medie le Torri Gemelle e ci chiese di farci un tema. Io ci avevo capito poco, a parte il fatto che sembrava di essere in Digimon Tamers. Poi crescendo, quando ancora vivevo (da adolescente) a Torino, ho visto iniziare il degrado. I negozi chiudere, le strade riempirsi di spacciato
  2. Guarda, non è che ti sto dando torto, ma come mi ha fatto notare una volta un mio lettore, giornaletti e TV sono sulla punta del piano inclinato. Con gli smartphone e il loro flusso continuo di informazioni, siamo già verso la fine del piano. Forse arriveranno anche i visori stile Dennou Coil, chi lo sa. Fromm si chiedeva alla sua epoca come mai gli americani fossero tutti alcoolisti mentre prima del fordismo non lo erano. Io mi chiedo perché con l'avvento di social e smartphone, trovare giovani con OCD o disturbi borderline sia diventato abbastanza comune. Cambiando esempio,
  3. Hai ragionissima, e nella mia testa davo per scontato che la famiglia non esistesse. Un po' come Anno con Evangelion, era già partito dall'assunto che la famiglia fosse "rotta". Contrariamente a registi di opere precedenti e di altre generazioni, in cui la famiglia era il fulcro di tutto. La scuola è un prodotto dei 68ini, quindi, come l'università, è in profonda crisi di identità. Il vertice anche lì si è ribaltato, si pensi ai professori che vengono picchiati da alunni e/o genitori di essi. Però allo stesso tempo vuole millantare autorità ed essere un punto di riferimento, e info
  4. Non sottovaluterei il mezzo internet come strumento in grado di generare alienazione. Il giornaletto finisce lì, un flusso continuo di porno/dati che bombardano il cervello fin dal suo primo sviluppo è un'altra cosa. Così come instagram, è un bombardamento di immagini continuo, in cui l'interazione avviene attraverso i like, ossia sì/no, codice binario (quello delle macchine). Siamo sempre lì. In merito alle generazioni, abbiamo avuto una generazione di consumisti incalliti, i famosi sessantottini, e i loro figli, che (almeno) hanno tirato su la mia generazione. I primi volevano "r
  5. Non credo sia tanto un discorso da vecchi quanto una sana inquietudine nel vedere ragazzini piccoli accedere a porno e social via smartphone. I ragazzini dovrebbero giocare all'aperto, socializzare con i loro coetanei dal vivo e non avere accesso a internet fino ad una certa età.
  6. Le generazioni nate con lo smartphone in mano sono effettivamente un problema. Anche io sono sui 30 ma almeno ho iniziato a rincoglionirmi con internet intorno ai 14 anni. Ma all'internet point però, per il resto facevo altro.
  7. Allora anche Azuma abusa del termine, e così via. Io di mio ascolto un po' tutti. Poi dare i nomi alle cose è sbagliato di per sé.
  8. Quando ho letto Karl Taro Greenfeld, lui parlava degli otaku della bolla come informatici stipendiati. Un capitolo intero. Ma lui giudica tutto in base alla sua di generazione. Non vuol dire nulla di per sé. Comunque sì, parlo dal pdv degli spettatori, non degli autori.
  9. Io distinguo tra gli SF otaku e quelli che con i loro stipendi da informatici compravano OVA (i riccastri stipendiati della Baburu). Tuttavia la "nuova generazione" nata con Eva (tipo Takimoto Tatsuhiko) secondo me è diversa dalla "quarta generazione" o dalla "seconda generazione". Sono già ben più demotivati, più tendenti ad essere hikikomori, magari senza lavoro causa crisi dei subprime. La generazione quarta invece è (in modo molto ipocrita) "integrata" nella società e non ha grandi problemi. Si noti il passaggio da persone che leggevano libri/romanzi SF (metanarrazi
  10. Bel post. Nella mia testa ho sempre suddiviso le generazioni basandomi sulle opere. Generazione 1: Yamato (otaku duri, lettori di libri, grandi narrazioni) Generazione 2: Macross (otaku molli, informatici, non leggono libri, non narrazioni) Generazione 3: Eva (otaku molli, internet, crisi da esplosione della baburu) Generazione 4: Densha Otoko/Suzumiya Haruhi (otaku molli, internet, crisi dei subprime) Generazione 5: Chūnibyō demo koi ga shitai! (non sono già più otaku né molli né duri ma semplici alienati)
  11. Le prime due sembrano delle musichette di Megaman X :)
  12. Io sto ascoltando questo, ma non c'entra
  13. Quell'articolo è molto veritiero. I giapponesi come sempre erano all'avanguardia nell'ignorare e al non saper contestualizzare la loro stessa storia. Per i ragazzini jp di oggi infatti Hadashi no Gen è un semplice manga horror e nulla più. Ma loro hanno (e avevano) già un sistema educativo nozionistico e "compilativo", e quindi (dis)umanizzante. Noi ci siamo arrivati un po' col '68 e un po' con la globalizzazione, che richiedeva non più cultura e coscienza storica ma semplici numeri. Il capitalismo di oggi ha bisogno i restringere la vita e il passato delle persone. Perch
  14. Ho visto il Q&A e devo dire che ridurre Ginga Tetsudou 999 soltanto al famoso romanzo di Miyazawa, con il quale in comune ha il tema del treno nella galassia e poco altro, è un po' da wikipedia. In realtà le opere sono estremamente diverse. Per il resto trovo questa idea delle live molto carina :)
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