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Japan Sinks


Roger

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opinione fino a metà serie, cioè l'episodio 5.

premesso che non ho letto il romanzo e nemmeno ho visto le eventuali trasposizioni passate che ne sono state fatte, per evitarmi possibili spoiler mi sono informato solo sul contesto dell'opera.

e vabbè qualche recensione l'ho letta, ma sempre spoiler free (non che sai difficile... spesso chi scrive recensioni di anime fornisce quasi solo un senso generale delle cose e da la propria personale opinione secondo il proprio gusto, dicendo in pratica se ha trovato quello che cercava).

da qui l'approccio alla serie animata; in pratica japan sinks si dovrebbe guardare con una certa serietà e senza aspettarsi umorismo.

l'impostazione iniziale è quella di raccontare un viaggio, durante un disastro terreno che coinvolge l'intero giappone, dal punto di vista di una famiglia composta da un padre giapponese ottimista e tuttofare dal carattere solare con la tendenza a sminuisce la pesantezza delle difficoltà per infondere coraggio, una madre filippina di buon cuore e non apprensiva che non mostra le sue debolezze in quanto deve essere un punto di appoggio per la famiglia, una figlia adolescente atleta che cresce e si scontra/confronta con la realtà sia del mondo che la circonda che delle persone, ed il suo fratellino che è immerso nella spensieratezza.

con il primo episodo, a tratti crudo per le scene mostrate, avviene già il primo passo fondamentale: la formazione di ampi gruppi di individui, i quali cercano di venire a capo di questa improvvisa catastrofe che ha spezzato la loro quotidianità. il viaggio vero e proprio, con le sue tappe, inizia però dal secondo episodio ed in corrispondenza della frattura del gruppo; la famiglia di cui sopra prende infatti la propria strada rispetto alla maggioranza ma viene accompagnata da una ragazza ed un ragazzo incontrati per caso tra la gente che cercava riparo. c'è un motivo logico che fila perchè ciò avvenga ed è naturalissimo: la mancanza di informazioni (le linee telefoniche e l'elettricità smettono di funzionare per un certo tempo, quindi si crea quel disorientamento generale nel quale emergono svariate opinioni sul da farsi e con queste si impongono delle scelte individuali, e dunque da queste la formazione di altri gruppi).

il percorso verso la meta non è certo una scampagnata tra monti e rovine, e forse, almeno per quanto ho visto, per come si svolge intende destabilizzare anche lo spettatore perchè gli si tolgono volutamente delle certezze sulla tenuta del gruppo principale che sta seguendo, partendo proprio dal suo interno e con una certa rapidità dopo varie imbeccate di sicurezza. la questione, qui, è prettamente incentrata sulla costruzione/decostruzione di chiari e solidi legami relazionali, che va a mutare i rapporti di forza.

tanto più che si parla di protagonisti decisamente civilizzati e con uno scarso o nullo senso pratico di una catena di pericoli inconsueti. un altro elemento che risalta in questa prima parte della serie è quanto danno può fare il riporre ingenuamente la confidenza verso l'ambiente, sè stessi e gli altri (contemporaneamente e non). non è strano che in certe occasioni i personaggi si comportino in modo surreale: in una situazione anomala agiscono secondo i loro canoni ma ad un certo punto cala su di loro la mancanza di riferimenti necessari, con il risultato che se se la cavano è più per culo che altro. e la fortuna non è eterna...

quella di ingannare gentilmente lo spettatore, anche per fargli del male, onestamente non è una brutta carta se messa sul tavolo in un certo modo, ma se viene giocata troppo ferquentemente può diventare noiosa. è come non capire il trucco ma riuscire a prevedere esattamente quando capiterà indipendentemente dalla situazione; in questo purtroppo japan sinks si lascia anticipare più di una volta durante questi 5 episodi.

a parte questi discorsi sulla struttura, japan sinks non è uno dei soliti anime e fino a qui ha un buon ritmo; ogni tanto si lascia andare ad alcune polemicucce, un po' provincialotte ma ben contestualizzate: se la dipendenza dalla tecnologia è implicita, la diffidenza verso il proprio governo è lampante e non manca un guizzo di nazionalismo con annessa critica all'uso smodato di anglicismi (rif. globalizzazione linguistica) che sostituiscono la cultura del proprio territorio. un capitolo a parte è quello delle lussuose sette...

per adesso, anche se si poteva fare un lavoro migliore sul tratteggio dei personaggi dal terzo episodio (la scena del vecchio in motoretta che tira frecce :°_°::sbal::lolla:), tutto sommato giudizio positivo.

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Ah, hanno realizzato una serie da Nihon Chinbotsu? Anno Hideaki sarà felice, se il risultato è decente. Tra l'altro mi pare che Komatsu Sakyo fosse laureato in letteratura italiana, cosa che me lo rende subito simpatico. Magari gli piaceva Miyazawa Kenji, chissà. Certo credo che il suo coinvolgimento ad osaka'70 fu più significato, per una certa generazione. Al termine dell'interminabile flusso del tempo...

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9 hours ago, Shito said:

Ah, hanno realizzato una serie da Nihon Chinbotsu? Anno Hideaki sarà felice, se il risultato è decente.

Anno starà tirando peste e corna, perché questa serie non ha nulla del romanzo originale. E' solo una specie di survival dove seguiamo un gruppo di persone cercare riparo dalle conseguenze del terremoto. Niente coinvolgimenti scientifici, niente coinvolgimenti politici. E niente Chinbotsu finale.

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alla fine, partendo da un contesto estremo di totale catastrofe, si voleva solo lanciare il messaggio di guardare al futuro senza abbandonare i propri desideri nonostante le avversità.

tutto quello che accade tra l'inizio e la fine sono delle sfide (anch'esse estreme) che contribuiscono a rafforzare i personaggi che ce la faranno, e quindi a dare un valore aggiunto alla loro vita.

nell'ultimo episodio ci sono anche, in conclusione, una sorta di "volemose bene" post giappone sprofondato, e "cose giapponesi da apprezzare". più la marchetta ai giochi olimpici, che si sarebbero dovuti svolgere proprio quest'anno a tokyo, e che chiude il cerchio aperto con il primo episodio.

può non piacere come è stata messa giù ma ha un senso.

e sì, graficamente cala tantissimo oltre la scusante del: quello studio si cotraddistingue per quello stile.

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