[MEMORIE DI ANIMAGE] “LA TOMBA DELLE LUCCIOLE” E ‘GLI ALTRI’
“La tomba delle lucciole” è un’opera che descrive ostinatamente il rapporto tra Seita e ‘gli altri’. Questa volta proverò a porre ‘gli altri’ al centro del mio articolo.
Innanzitutto c’è la prima scena. Seita si trova seduto per terra senza forze all’interno della stazione con lo sguardo rivolto verso il basso. È emaciato e i vestiti che indossa sono ridotti a brandelli. In linea generale, volendola spiegare questa sarebbe una scena perfetta per essere posta a conclusione dell’arco temporale della storia. Il fantasma di Seita, mentre osserva il se stesso morente, spiega che il ragazzo lì seduto è il protagonista.
Un uomo che gli cammina vicino quando si accorge di lui lo evita e dice ‘ma che sporcizia’. Probabilmente se non lo avesse notato avrebbe anche potuto calpestarlo. In seguito, la gente che gli passa accanto commenta la cosa dicendo ‘che sporcizia’, ‘sarà morto, chissà’, ‘ma se dicono che sta per arrivare l’esercito americano! che vergogna avere cose simili in stazione’. Dopo la morte di Seita arriva un impiegato della stazione che ne pungola il cadavere con il manico della scopa e dice ‘di nuovo?’. In quel momento post bellico la morte delle persone non è per nulla una cosa rara. Nel barattolo di caramelle che Seita ha con sè si trovano le ossa di Setsuko, ma l’impiegato non ne sa nulla e lo getta via.
La composizione sia del cut che ritrae Seita seduto, sia di quello che lo ritrae morto è un’immagine placida che comunica la freddezza del pavimento su cui si ritrova. Per chi sta per morire, la morte è l’ultimo momento unico che avviene nel corso della sua vita. E tuttavia dalla prospettiva degli altri non è altro che una morte tra le tante. Nonostante si stia avviando alla morte dicono cose come ‘che sporcizia’ e ‘che vergogna’. Per Seita le persone che lo oltrepassano e gli impiegati della stazione rappresentano ‘gli altri’. Lo spettatore percepisce velocemente fin dalla prima scena la presenza de ‘gli altri’.
Probabilmente il fatto che l’uomo che sta per calpestare Seita poco dopo si scontri con un altro passante è un punto importante. In altre parole per quest’uomo rischiare di calpestare Seita è un semplice ‘evento comune’. Anche se ha detto ‘ma che sporcizia’, se ne sarà già dimenticato.
Dopo che l’impiegato della stazione dice rivolto a Seita ‘di nuovo?’, sposta il suo sguardo verso un altro giovane vagabondo e commenta ‘anche il tizio qui se ne andrà a breve’. Per lui Seita non è che uno dei tanti. In questo cut (1-14) l’allargamento dell’inquadratura di camera include Seita e altri vagabondi. Per quasi 50 secondi la camera è ferma. Il movimento di camera è fisso. Mentre l’impiegato controlla le condizioni dell’altro vagabondo, l’inquadratura rimane sul corpo di Seita. È un cut che mi fa percepire obbiettività.
Il regista Takahata ritrae la morte del protagonista in modo che gli spettatori si sentano davvero presenti nella scena. Ma allo stesso tempo mette loro un freno perché non si abbandonino alla tristezza, mostrando che ‘tuttavia è solo una morte tra le tante’, ‘le persone che si trovano intorno non dimostrano alcun interesse verso di lui’. Non permette agli spettatori di commuoversi per ‘la morte del protagonista’. Si tratta di una scena tragica, ma è una cosa totalmente diversa dal ricercare il ‘fare piangere’ che porta a empatizzare con il protagonista.
Vorrei porre l’attenzione sul fatto che in questa prima scena il punto è che anche se c’è un passante che dice ‘che sporcizia’ rivolto a Seita, per contro ne viene mostrato un altro che non riesce a rimanere impassibile e posa vicino a lui delle polpette di riso. Ritraendo questa cosa si perde l’impressione che la considerazione de ‘gli altri’ sia troppo fredda. Si mettono le cose in equilibrio. Ed equilibrare qui a questo modo è fantastico.
C’è un altro meccanismo nella prima scena. Gli spettatori che assistono per la prima volta al film, anche se hanno capito che il ragazzo morto è il protagonista, non sanno cosa lo abbia portato a questo fato nè cosa contenga il barattolo di caramelle. Che il ragazzo muoia è un fatto tragico, ma visto che nella prima scena il pubblico non sa nulla di lui non prova nemmeno alcuna empatia. In altre parole in questa situazione per gli spettatori Seita è ‘gli altri’ e per Seita gli spettatori sono ‘gli altri’.
Con gli sviluppi successivi molti del pubblico empatizzeranno con Seita, ma con quella sua prima scena il regista Takahata ha messo gli spettatori sullo stesso livello del passante che commenta ‘che sporcizia’, uno de ‘gli altri’ che assistono indifferenti alla sua morte.
Articolo di Oguro Yuichiro (08-11-2010)