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Visualizzazione di contenuti con la più alta reputazione 12/03/2020 in tutte le aree

  1. [MEMORIE DI ANIMAGE] “LA TOMBA DELLE LUCCIOLE” E ‘GLI ALTRI’ “La tomba delle lucciole” è un’opera che descrive ostinatamente il rapporto tra Seita e ‘gli altri’. Questa volta proverò a porre ‘gli altri’ al centro del mio articolo. Innanzitutto c’è la prima scena. Seita si trova seduto per terra senza forze all’interno della stazione con lo sguardo rivolto verso il basso. È emaciato e i vestiti che indossa sono ridotti a brandelli. In linea generale, volendola spiegare questa sarebbe una scena perfetta per essere posta a conclusione dell’arco temporale della storia. Il fantasma di Seita, mentre osserva il se stesso morente, spiega che il ragazzo lì seduto è il protagonista. Un uomo che gli cammina vicino quando si accorge di lui lo evita e dice ‘ma che sporcizia’. Probabilmente se non lo avesse notato avrebbe anche potuto calpestarlo. In seguito, la gente che gli passa accanto commenta la cosa dicendo ‘che sporcizia’, ‘sarà morto, chissà’, ‘ma se dicono che sta per arrivare l’esercito americano! che vergogna avere cose simili in stazione’. Dopo la morte di Seita arriva un impiegato della stazione che ne pungola il cadavere con il manico della scopa e dice ‘di nuovo?’. In quel momento post bellico la morte delle persone non è per nulla una cosa rara. Nel barattolo di caramelle che Seita ha con sè si trovano le ossa di Setsuko, ma l’impiegato non ne sa nulla e lo getta via. La composizione sia del cut che ritrae Seita seduto, sia di quello che lo ritrae morto è un’immagine placida che comunica la freddezza del pavimento su cui si ritrova. Per chi sta per morire, la morte è l’ultimo momento unico che avviene nel corso della sua vita. E tuttavia dalla prospettiva degli altri non è altro che una morte tra le tante. Nonostante si stia avviando alla morte dicono cose come ‘che sporcizia’ e ‘che vergogna’. Per Seita le persone che lo oltrepassano e gli impiegati della stazione rappresentano ‘gli altri’. Lo spettatore percepisce velocemente fin dalla prima scena la presenza de ‘gli altri’. Probabilmente il fatto che l’uomo che sta per calpestare Seita poco dopo si scontri con un altro passante è un punto importante. In altre parole per quest’uomo rischiare di calpestare Seita è un semplice ‘evento comune’. Anche se ha detto ‘ma che sporcizia’, se ne sarà già dimenticato. Dopo che l’impiegato della stazione dice rivolto a Seita ‘di nuovo?’, sposta il suo sguardo verso un altro giovane vagabondo e commenta ‘anche il tizio qui se ne andrà a breve’. Per lui Seita non è che uno dei tanti. In questo cut (1-14) l’allargamento dell’inquadratura di camera include Seita e altri vagabondi. Per quasi 50 secondi la camera è ferma. Il movimento di camera è fisso. Mentre l’impiegato controlla le condizioni dell’altro vagabondo, l’inquadratura rimane sul corpo di Seita. È un cut che mi fa percepire obbiettività. Il regista Takahata ritrae la morte del protagonista in modo che gli spettatori si sentano davvero presenti nella scena. Ma allo stesso tempo mette loro un freno perché non si abbandonino alla tristezza, mostrando che ‘tuttavia è solo una morte tra le tante’, ‘le persone che si trovano intorno non dimostrano alcun interesse verso di lui’. Non permette agli spettatori di commuoversi per ‘la morte del protagonista’. Si tratta di una scena tragica, ma è una cosa totalmente diversa dal ricercare il ‘fare piangere’ che porta a empatizzare con il protagonista. Vorrei porre l’attenzione sul fatto che in questa prima scena il punto è che anche se c’è un passante che dice ‘che sporcizia’ rivolto a Seita, per contro ne viene mostrato un altro che non riesce a rimanere impassibile e posa vicino a lui delle polpette di riso. Ritraendo questa cosa si perde l’impressione che la considerazione de ‘gli altri’ sia troppo fredda. Si mettono le cose in equilibrio. Ed equilibrare qui a questo modo è fantastico. C’è un altro meccanismo nella prima scena. Gli spettatori che assistono per la prima volta al film, anche se hanno capito che il ragazzo morto è il protagonista, non sanno cosa lo abbia portato a questo fato nè cosa contenga il barattolo di caramelle. Che il ragazzo muoia è un fatto tragico, ma visto che nella prima scena il pubblico non sa nulla di lui non prova nemmeno alcuna empatia. In altre parole in questa situazione per gli spettatori Seita è ‘gli altri’ e per Seita gli spettatori sono ‘gli altri’. Con gli sviluppi successivi molti del pubblico empatizzeranno con Seita, ma con quella sua prima scena il regista Takahata ha messo gli spettatori sullo stesso livello del passante che commenta ‘che sporcizia’, uno de ‘gli altri’ che assistono indifferenti alla sua morte. Articolo di Oguro Yuichiro (08-11-2010)
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  2. [MEMORIE DI ANIMAGE] LA ZIA DE “LA TOMBA DELLE LUCCIOLE” Per molti degli spettatori che hanno visto “La tomba delle lucciole”, la zia della casa in cui Seita e Setsuko trovano riparo è una figura la cui immagine è rimasta impressa. Lei è uno dei personaggi principali e un punto crucuale della storia segue passo a passo la relazione che ha con Seita. Quando Seita arriva portando con sè i beni da condividere lo accoglie serenamente, ma per il resto non fa altro che dire cose spiacevoli su di lui e rimproverarlo. Ciò che ha impressionato è stata la rappresentazione del suo cambiamento prima e dopo avere scambiato i kimono della madre di Seita e Setsuko con del riso. Durante la cena del giorno in cui è venuta in possesso del riso si comporta amorevolmente con i due bambini offrendo loro il pasto. La scena successiva si svolge durante una colazione di diversi giorni dopo. Questa volta il suo atteggiamento è cambiato e tratta Seita e Setsuko in modo freddo. Il bento della figlia della zia e del pensionante (prima di scrivere questo articolo pensavo che l’altro uomo presente nella casa fosse il figlio della zia, ma uno sguardo al libro degli e-konte mi ha confermato che fosse un pensionante) conteneva onigiri, mentre Seita e Setsuko per pranzo avevano una zuppa di riso. La zia dice che non servirà da mangiare del riso cotto a chi passa le giornate a zonzo. Ma il riso utilizzato per preparare quegli onigiri l’aveva ottenuto grazie ai kimono della madre di Seita. Ma c’è un’altra scena di pasto che è ancora più iconica. La scodella che la zia ha preparato per il pensionante contengono zuppa di riso con tanti ingredienti mentre per Seita ha messo apposta solo delle erbe come condimento. Seita si accorge che la sua scodella contiene solo del brodo e per un istante si paralizza. La figlia della zia, quando si rende conto che nella sua scodella c’è più cibo rispetto a quella di Setsuko, arrossisce. Nei dialoghi non c’è nessuna menzione sulla preparazione della zuppa di riso, ma le immagini mostrano agli spettatori che la zia sta facendo favoritismi creando un’atmosfera di disagio. È una delle migliori scene realizzate dalla regia e dall’animazione (fate attenzione a come la zia utilizza diversamente il mestolo a seconda che stia servendo Seita o il pensionante). Ci sono alcune situazioni in cui Seita se ne accorge in modo ancora più diretto. Seita e Setsuko vengono lentamente messi alle strette dalla zia. Il risultato è che i due scappano di casa e iniziano a vivere nel rifugio antiaereo. Però non è interamente vero che la zia sia una cattiva persona. Questo è un punto interessante. Se si osserva attentamente, piuttosto è Seita a essere colpevole. Non lavora nella mobilitazione dei servizi come la figlia della zia e non aiuta con i mestieri di casa. Oltretutto nemmeno ha intenzione di studiare. Nel giorno del bombardamento non partecipa alle attività di prevenzione degli incendi ma si precipita di corsa in un rifugio antiaereo. Dal punto di vista degli adulti, non si può dire che Seita sia un bambino diligente. Non si scusa quando viene sgridato e se gli viene chiesto qualcosa il suo atteggiamento si fa indeciso. Quando si arrabbia per la faccenda dei pasti, si compra un fornello a carbone come per fare una critica indiretta e inizia a cucinare la parte di cibo per sè e sua sorella. Dalle parole della zia si intuisce che se Seita fosse stato diligente anche lei lo avrebbe trattato molto più gentilmente, non credete? La zia è un po’ antiquata e severa, ma non è che lo stia trattando in modo rigoroso senza motivo. Non è una persona dalle grandi virtù, ma una donna di mezza età un po’ brontolona come ce ne sono tante al mondo. Riguardo a come viene ritratta prima e dopo avere scambiato i kimono della madre con il riso, la si vede come crudele solo perché dopo il giorno in cui è stata di buon umore si sono poi susseguiti alcuni giorni in cui è stata di cattivo umore. Probabilmente le due scene sono state messe in sequenza per mostrare perché Seita pensi che la zia sia un’ingrata. Per scrivere questo articolo ho riguardato dopo tanto tempo “La tomba delle lucciole” ed è stata la faccenda della zia a stupirmi. Alla sua prima proiezione al cinema avevo seguito la storia dal punto di vista di Seita e la zia l’avevo etichettata come una persona cattiva. Ricordo che quando ero ragazzo rimasi scocciato dall’atteggiamento opprimente di questa zia. Tuttavia, dopo avere rivisto il film da adulto, ho piuttosto guardato Seita dal punto di vista della zia. Ho pensato “non è un bambino diligente”, “in un momento di crisi, lavora come si deve!” e altre cose del genere. Rendendomi conto di che tipo di bambino fosse, compresi il sentimento che l’aveva portata a fare favoritismi sulle porzioni di zuppa di riso. E poi mi stupii di quello che avevo pensato. In un precedente articolo su “Anne dai capelli rossi” avevo scritto che ai tempi della trasmissione televisiva seguii la serie empatizzando con Anne, ma quando la rividi in replica diversi anni dopo guardai Anne dal punto di vista di Marilla e Matthew. Partendo dall’obbiettivo di non rappresentarli in modo soggettivo ma oggettivo, i personaggi di Takahata sono stati creati per poter dare una prospettiva diversa a seconda delle rispettive età. Allo stesso modo “La tomba delle lucciole” è strutturato in modo da poter empatizzare con Seita, ma il punto di vista narrativo ti dice di non diventare come Seita (in realtà non si entra dentro l’aspetto interiore di Seita, ma non è forse questo il punto focale della sceneggiatura?). Per fare in modo che si possa guardare anche dal punto di vista della zia, nella storia vengono intessuti diversi ingredienti (in altre parole, informazioni). Takahata Isao, terrificante. Riguardo a “La tomba delle lucciole”, Seita non ha guardato in faccia alla realtà. A causa di ciò si dirigerà verso una fine tragica. Il Seita che non guarda in faccia alla realtà non guarda nemmeno alla ‘società’ che si trova dentro quella realtà. A strutturare la ‘società’ sono ‘gli altri’. “La tomba delle lucciole” è un’opera che descrive ostinatamente la relazione tra Seita e ‘gli altri’. Inoltre, per Seita colei che rappresenta ‘gli altri’ era la zia. Per rappresentare la relazione tra Seita e ‘gli altri’, Takahata aveva la necessità di usare un punto di vista oggettivo, non credete? Articolo di Oguro Yuichiro (05-03-2010)
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