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Visualizzazione di contenuti con la più alta reputazione 12/04/2021 in tutte le aree

  1. Acromio, fammi capire, per attaccare Snyder ti spingi a difendere l’abominio del 2017? Scene girate in maniera decorosa da Whedon? Nemmeno a pieno regime il vecchio Joss sa girare decentemente, figurarsi in quel marasma produttivo che fu la Justice league 2017. Schrodinger’s cat, la Snyder cut non è mai stato detto che fosse fatta&finita. Da più fonti si è sempre ammesso che si trattava di un montaggio preliminare con tutta l’effettistica da finire o addirittura fare quasi da zero. Diciamo che era una sorta di work in progress, eh, che in film del genere non è poca cosa.
    4 punti
  2. Dei giganti ho seguito solo la trasposizione animata e ignoro come gli eventi siano stati manipolati e/o migliorati/peggiorati nel passaggio tra carta stampata e video. Solo una cosa mi sento di dire: ogni volta che un’opera parte in quarta con una situazione “forte” (nel nostro caso: umanità barricata contro un nemico misterioso e ineluttabile) i problemi sbucano quando l’autore decide di strutturare il tutto costruendo traballanti impalcature su quella originaria idea di base. Nei giganti tutto quello che è saltato fuori quando si è deciso di svelare le carte mi è apparso come ridicolo e pretestuoso.
    1 punto
  3. BACK TO PAKUSAN Stavo cercando un posto dove "comporre" questo post, e penso che qui vada bene. Ho mille scritti iniziati e non finiti, ma tra questi uno a cui tengo molto è un mio saggio su Takahata Isao, che covavo in seno (e in HD) da ben prima della scomparsa del regista, e che devo ricongegnare dopo aver ulteriormente collegato il tentativo di Anno Hideaki di Eva (Non si deve fuggire!) con l'opera di Pakusan. Decisamente rilavorare su Eva è stato un gioco che è valso la candela. Parlando di candele, sono lieto che questo "video" sia ancora online_ Mi commuove sempre moltissimo. Nikaidou Kazumi, fervente buddhista amidista, compose e scrisse questa canzone quando era incinta, incidendola poi per Kaguya all'ottavo mese di gravidanza, col pancione. Takahata le aveva chiesto una canzone rasserenante, di amore umano, che qui diventa eterno. Sembra superare la morte. La canzone pensata da una madre di un nascituro ancora in grembo, eppure già rivolta al momento dell'addio. Personalmente penso che siccome il finale del film era intrinsecamente escatologico (lei torna all'altro mondo, da cui pure proveniva), forse il regista che proprio non aveva una sua visione escatologica (se non per dileggiarla) abbia inteso affidarsi a qualcuno che ce l'avesse. La cantante lo conferma, nel dietro le quinte: "di mio ho sempre pensato molto al dopo la vita" - eh beh. Stilisticamente parlando, la Nikaidou venne scelta da Takahata per il suo timbro potente e chiaro, non particolarmente raffinato, molto comunicativo nella semplicità. "Niente vibrato... come Edith PIaf". Era proprio Pakusan. A seguire la mia versione aggiornata dell'adattamento italiano (cantabile) del testo: La gioia che ho provato nel toccare te… profonda, profonda, in ogni angolo di questo corpo, si va propagando. Da tanto lontano… se anche finissi a non capire nulla più… pure in caso che questa vita giungesse al tempo del termine… Ogni cosa di ora è… ogni cosa passata! Senz’altro ci rincontreremo… …in un luogo nostalgico. Il calore che mi hai regalato tu… profondo, profondo, ora, valicando un tempo remoto, mi va pervadendo. Fissa nel mio animo… anche l’ardente fiamma della passione… lieve mi carezza le ferite, anche negli abissi del dolor. Ogni cosa di ora è… la speranza futura! Senz’altro me ne ricorderò… …in un luogo nostalgico. Ogni cosa di ora è… ogni cosa passata! Senz’altro ci rincontreremo… …in un luogo nostalgico. Ogni cosa di ora è… la speranza futura! Senz’altro me ne ricorderò… …nelle memorie di vita. La cosa per me incredibile, a parte lo sforzo di una cantante che tiene le note con la gola rotta dal pianto, è che nel filmato della cerimonia funebre Nikaidou Kazumi sembra cantare la sua canzone come rivolgendola maternamente a Takahata Isao ritratto dinanzi a lei. Non sembra consolarsi pensando "ti rincontrerò", sembra piuttosto voler rassicurare lui dicendogli "ci rincontreremo". "Sii sereno, la vita continua tutt'intorno a noi". Se mai sono stato felice di capire il giapponese, è quando lei canta "kanarazu". Credo sinceramente non vi sia nulla di più umano che "sentire" il significato delle parole. D'altro canto, se in principio fu il logos, o verbo, non è pur vero che dar nomi alle cose del mondo fu il primo compito dato al primo uomo? E prima ancora, fu Dio a "dire" (distinguere) le cose: la luce e l'ombra, il cielo e la terra. Il distinguo. L'ordine antientropico. Vita. Vorrei qui ricollegarmi alla questione dell'ipotesi di Sapir-Whorf, che fino a prima di aver gironzolato (il cagnolino che sono) intorno ad Arrival (lo vidi al cinema) non conoscevo affatto. Non ne conoscevo il nome. Ma francamente ne avevo elaborato il contenuto per conto mio, da giovane. Perché in effetti delle tre lingue che conosco, ti direi che l'italiano è "il ragionare" (cit. Sciascia-Volonté), English is about making points and selling whatever, sore de Nihongo ha naa... nanka kou, Nihongo ha kimochi wo kanjiru no koto desu. E mi resi poi conto che a seconda dell'ambito/argomento penso spontaneamente nell'una, nell'altra o nell'altra ancora. Mangiando un cibo appagante non potrei mai pensare "che buoono", penso sempre "oishiii", o "ummeyan!", ma se devo organizzare una presentazione la penso in inglese. Credo sia anche perché il giapponese è una lingua più "originaria", magari se avessi studiato il greco antico userei quello per quel che mi viene in giapponese. Per uno come me, che senza sapere cosa fosse l'ipotesi di Sapir-Whorf pensava da se "no, non è che i giapponesi usano lo stesso nome per due colori diversi, non è che chiamino nello stesso modo due nomi diversi... è che loro percepiscono come due sfumature di uno stesso colore quello che noi percepiamo come due colori diversi"... ebbene per me l'ipotesi di Sapir-Whorf è semplicemente confermata dal fatto che – di fatto – l'atto di "nominazione" di un significante crea una partizione semantica di quel significato, e "spiccandolo" lingusticamente (e quindi concettualmente) dall'indefinito, lo definisce e in ultimo lo crea. Credo che sia per questo che Dio, come dicevo già prima, correttamente non "crea" ma "dice". L'esempio dei colori è lampante. Chiaramente lo spettro cromatico, o l'arcobaleno, è una gamma diffusa, poiché è una realtà analogica. Quindi partizionarlo in sette, in cinque o in diciotto colori "diversi" è semplicemente un atto di nominazione, ovvero di creazione concettuale. Tornando al mio amato Platone, alla lettura che io ne do, il "mondo delle idee" altro non è che il mondo dei concetti verbalizzati in quanto tali. Le idee. E ne esistono tanti quanti i linguaggi o, volendo, quanto i gruppi endemici che condividono un linguaggio. Il che poi porta subito all'etnografia storica, ma questo sarebbe altro. Il fatto è che alla fine tutta la nostra introiezione del mondo, della realtà, è un atto di semantica. :-) "Il vero Platonismo andrebbe letto con gli occhi di un Protagora" – solo questo varrebbe tutto. Perché le "misure umane" con cui interpretare la realtà (mondi delle idee) sono cerchi concentrici che si allargano intorno all'Io joyceiano secondo una logica di insieme pressoché denso, dall'infinitamente piccolo (singolarità solipsista) all'infinitamente grande (globalità ideale, di specie se non più), inclusi tutti gli infiniti livelli intermedi di mezzo. Da cui la difficoltà di intrattenere una comunicazione efficace ed efficiente. Credo che la categorizzazione logica insita nell'atto della nominazione sia la primordiale estrinsecazione della capacità ordinatrice umana. Definire l'ordine delle cose categorizzandole e in questo traendole fuori dall'indefinito caos tramite la nominazione. Una cosa come pulcher - cosmos - mundi. Bellezza, pulizia e ordine erano in principio lo stesso concetto, e ritengo lo siano ancora. Ah, la diletta semantica! Anche la nominazione come affermazione di esistenza ci riporta a Kaguya, ma lì è doversp: lì si tratta dell'esistenza di una persona, viva, di un soggetto - non di un oggetto. Credo di capire la rabbia di Kaguya. Una persona dovrebbe "esistere" anche senza un nome, perché non è un astro del ciel, come si diceva in principio del Principino. Tornando alla cerimonia funebre di Takahata, certo invece che il povero Miyazaki Hayao sembra proprio un manichino, neppure una mummia. Esanime. Qui invece sembra un bimbo, nel migliore dei sensi che io possa immaginare e intendere: E difatti anche Tomino Yoshiyuki, già amico di Takahata e suo collaboratore in Heidi, in un'intervista ha esplicitamente confermato quello che di mio avevo sempre sospettato, dichiarando che Miyazaki regista non sarebbe mai esistito senza Takahata, e che Miyasan ha fatto tutto quel che ha fatto solo nel tentativo di venire "riconosciuto" dal suo maestro Pakusan. Io credo che il loro legame fosse ancora più profondo, viscerale, identitario, ma a me i conti continuano a tornare.
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  4. ChojikuuYousai Macross + Ai Oboeteimasuka + Flashback2012 = tutto quello che Macross è stato. :-) Ovviamente sappiamo che FB2012 si apre pari pari con la coda di AiOboete 1-2-3-4 e Tenshi no Enogu. Sappiamo perché, ma continua a farmi paura, ovvero tristezza, come un anatema. Come l'entrata in scena delle CHAM con Ai no Tenshi. Angeli per angeli, nulla per gli apostoli che la paura di un'immortalità negata e annegata nella solitudine delle bestie da palcoscenico. (fu davvero crudele mettere subito dopo in scaletta proprio Sunset Beach, con i ricordi d'ingenua gioventù che paiono capricciosi come sulla Orange Road) OMAKE: Il testo (cantabile) lo adattai per un evento canoro a EtnaComics, con Sara Fadda che cantava le sigle originali tradotte fedelmente di anime famosi. :-) Adesso la tua voce posso sentir, che dice “vieni da me”. Io che da sola già mi sentivo sconfitta ormai... Adesso la figura tua posso veder, venire verso di me. Io che in attesa gli occhi miei stavo chiudendo già… Fino a ieri, di lacrime annebbiata ero io... ma l'animo ora è qua! Ma te lo ricordi quando... con gli occhi negli occhi noi ci incontrammo? Ma te lo ricordi quando... mano nella mano ci tenemmo? Quello è stato il nostro inizio, l’inizio del cammino dell’amore! I love you, so!
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  5. A Milano le useranno tutte e su più personaggi, visto quanti sono...
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  6. Il gundam in difesa dei diritti LGBT lol. già me lo vedo. Ci lavora quello di detective pikachu, scontato amuro di colore direi.
    -1 punti
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