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Come scrissi, il problema è che è troppo un fumettone. L'idea c'era eccome. Ma poi è tutto buttato via in una sceneggiatura che rutila di banalità grafica in cliché narrativo. Il finale, dove brilla la bontà dell'idea, è senz'altro la parte migliore.
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Sisì, il titolo del libro inoltre è interrogativo, giusto? Mi sono sempre chiesto se 'sognare le pecore' sia un modo inglese equivalente a 'contare le pecore' (per addormentarsi). Un giorno farò una ricerca. Oppure qualcuno di voi lo sa e mi illumina. E se non erro l'animale che alla fine era 'elettrico' e non 'organico' era una tartaruga (curiosamente: di questo animale si parla nel test per l'empatia nel film), neppure una pecora.
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Il che introduce un nuovo elemento genetico "magico", tanto quanto la teoria scientifica della generazione spontanea ovvero casuale della vita nel brodo primordiale + ammoniaca + elettricità.
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Con questo trolling non stai che divagando dal punto reale della faccenda. Ogni creazione 'divina' è magica per definizione, nel senso di: al di là dell'umana razionale comprensione. Ogni creazione umana realmente artificiale è al di sotto di questa soglia. Il punto è che l'intelligenza artificiale resta un modo di accumulo ed elaborazione dati secondo pattern preordinati. Il 'quid' dell'anima, ghiandola pituitaria per taluni alchimisti, è altro. E' la capacità di agire su quei dati in modo non preordinato. E' il modo peculiaer in cui i dati vengono 'ricevuti' e 'introiettati' (la rappresentazione soggettiva essendo cosa diversa dallo stimolo oggettivo), e ancora il pensiero laterale, sinanco la follia lucida. Tutte cose non modellizzabili.
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Sono gli atlantidi che hanno creato gli esseri umani a loro somiglianza, ok! Ma boi bisognerebbe chiedersi chi ha creato gli atlantidi No, hanno fatto evolvere le scimmie giocando con i loro geni. Ma il 'quid', seppur latente, evidentemente c'era già. Ti torna ora con il vegetarianesimo? ^^
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Ma con Shirow, tolta tutta la fanfara hard-SF e le tette di gomma, alla fine siamo al basso livello di un Terminator, dico Skynet: che diventa senziente come computer in capitolo 1 e 2, e che nel 3 invece è diventato senziente come mero software. Ma il passaggio è sempre, boh, spontaneo, magico. Non si sa perché e non si sa come. La cosa dell'intelligenza realmente artificiale l'ho sempre trovata molto "meh". Più interessante nel pur semplice Blade Runner, perché: "We're not computers, Sebastian. We're physical." Questa frase rimanda all'idea più di un clone, più di un essere umano 'artificiale' in quanto geneticamente modificato, che un robot. Se non erro, gli 'androidi' dell'originale, quelli che sognano pecore elettriche, avevano parti meccaniche. O forse era in un primo draft del soggetto del film? Ah sì: quando venivano accoppati si sarebbe dovuto vedere che erano parzialmente meccanici. Invece, i 'replicanti' della versione filmica finale sono tutti organici. Il che nonostante tutto fa tutta la differenza, perché la 'creazione' artificiale, fatta per 'clonazione' o per 'copia' di materiale organico preesistente, copia anche il 'quid' della vita organica, quello che non è incluso negli archivi di dati. Mi vengono in mente, letterariamente: Never let me go di Ishiguro e chiaramente Il Moderno Prometeo di Mary Shelley. Oh, se poi torniamo in Giappone c'è sempre, come dicevo, il mio amato tempo di EVE. Che è un mischione e rielaborazione di tanti punti di sociopsicologia e etica SF fatto da un super amante del genere. Poi, ovviamente, quando si parla di stati di alterazione percettiva tra realtà reale e realtà indotta viene subito in mente Oshii Mamoru. Ma in effetti, come contenuto ultimo, mi vengono in mente anche cose della buonanima di Kon Satoshi e di Rin Taro - quest'ultimo soprattutto intorno al dilemma dell'appercezione delle propria identità. Stilisticamente, dico a livello di influenze subite, certo anche Akira di Otomo sembra molto affine a Blade Runner.
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Credo sia proprio per questo che Roy uccide Tyrrel. Roy aveva delle proposte di soluzione. Tyrrell non aveva nulla più di quelle. Quindi Roy aveva già 'raggiunto' la medesima dimensione intellettiva del suo creatore. Indi il dio è demitizzato, il re detronizzato, e non può tollerarsi esistere. L'emancipazione estrema.
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Bianciardi ne sa.
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E' sempre una domanda atavica, se l'autocoscienza sia la cognizione della propria stessa memoria, quel sedimentato, oppure di più. Ci penso sempre.
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Concordo fortemente. Nel libro c'è tutta l'alienazione di "non possedere un animale domestico organico", e direi che questo rimanda all'altro tema/afflato tipico di tutta la produzione di Dick: l'idea di un mondo diviso classissticamente in un 'mondo alto' e 'mondo basso'. Cinematograficamente parlando, saltano subito in mente Metropolis di Fritz Lang e Alphaville di Godard, vero? Ovviamente, se parliamo di letteratura SF, quella si è comunque bagnata nel brodo primordiale della rivoluzione industriale, quindi questo senso di 'lotta di classe' un po' esausta e trasfigurata in 'strati cittadini' è assai presente. Concordo fortemente. Credo che una certa tematica davvero 'archetipale' presente in Blade Runner, dico il film, sia un po' figlia di Scott e un po' anche di Hauer. Come è noto, la singola frase sull'impermanenza della memoria del morituro (Tutte queste momenti andranno perduti... nel tempo... come lacrime nella pioggia.) è un addendum di Hauer. E se vogliamo, è questa singola frase che rimanda al tema più elevato del film, che a poliziesco 'neo-noir' (pffff) vola alto a livello di tragedia umana. Quello che dicevo come: il dramma dell'autocoscienza mortale. E lo stesso vale per Roy che cerca l'incontro col suo creatore, chiede più tempo vitale, e dinanzi all'ineluttabile finitezza non può che uccidere il suo dio creatore dopo averlo baciato, e dopo essersi confessato. Credo che alla fine il personaggio di Deckart e l'interpretazione di Ford restino come sottilette, come 'il minimo sindacale di genere' dinanzi a simili picchi di contenuto e recitazione. La verità è che Roy/Hauer si era mangiato tutto il film. Ma in fondo anche Pris. Anche Reachel. Alla fine, nella trasposizione da libro a film la polarità di interesse si sposta molto dal dramma umano del protagonista reietto a quello dei replicanti stessi, che rubano tutta la scena disponibile. Io speravo che alla fine, dopo il monogolo, Roy ammazzasse Deckart per mera vendetta di Pris, davvero. ^^; Parlando di Total Recall, concordo fortemente con quel che dici. Tutto, riga per riga. C'è da dire che Total Recall, dopo varie vicissitudini, divenne un progetto tutto di Arnold. Se lo comprò. Chiamò lui Veroheven, perché era rimasto colpito da RoboCop. Quindi ne venne fuori un action-movie di quegli anni, ed erano anni già successivi a quelli di Blade Runner, o Alien. C'è poco da fare: tutto vive dello spirito del suo tempo, specie un mercato di show-biz. Ma anche così, trovo Total Recall un film molto valido. Molto. In seguito, persino Minority Report non sarebbe stato da buttare via. Generalmente i 'tre grandi' della fantascienza sono considerati Asimov, Heinlein e Clarke. Ma io considero anche Dick e parlo di 'tetrarchi'. :-) Concordo fortemente. A dire il vero non citavo opere anime per dire che ricordassero l'opera di Dick. Era piuttosto il dramma di Roy nel film che è in qualche modo rappresentato in certi pezzi dell'opera di Anno Hideaki. Deve essere una comunanza di sensibilità, tutto qui. Del resto, come dicevo, credo sia proprio un archetipo. Sicuramente l'autore giapponese che riprende più chiaramente Dick, come Asimov, è Yoshiura. Il tempo di EVE è un florilegio di questioni etico-morali sull'a dignità dell'autocoscienza artificiale, sulla comunicazione, e le citazioni si sprecano, da Asimov a Dick a Alphaville a Gattaca. ^^
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Quella scena la vidi solo al cinema la prima volta, che avevo tipo sei anni. Al tempo non ci pensai, ma tra l'altro sulla Terra di BR uno scenario simile non può proprio esistere... :-/ A Gargoyle non piace questa opzione... XD BTW, in un certo senso anche qui, nel caso di un film occidentale, si potrebbe fare lo stesso discorso dell'Urashima Tarou. Non mi salta in mente il senso di questo parallelo, potresti per favore spiegarmi più nel dettaglio?
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Certo però che nel decennio passato i cofanetti fantasiosi andavano davvero di moda, per l'home video... LOL, ricordo che quando comprai i DVD (giapponesi) di FLCL ci misi una vita ad attendere che finisse la 'limited edition' e stampassero la regular (odio i fuori stardard, di mio).
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Sisì, sicuramente la prima release (la prima versione/montaggio 'rilasciato al pubblico', indi 'realmente finalizzato') era quello retard. Dicevo solo che tutto quello che poi fu la prima 'Director's Cut' era essenzialmente il montaggio che Scott aveva presentato in prima battuta, e venne bocciato. Intendevo insomma sottolineare che in fondo non si è mai trattato di 'aggiunte e rimneggiamenti a posteriori' alla Lucas. Forse l'unica correzione fatta davvero a posteriori è quel 'un replicante' che diventa 'due replicanti' morti nel "campo elettrico", dato che il montaggio pre-release aveva ancora l'eredità del personaggio di Marie. Al di là delle millemila release, però, non so davvero quanti cut esistano. A mia gnosi solo i: (Pre-release Cut) Original Release (retard) Cut Director's Cut Final Cut
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The Shining. XD Ma in effetti quel montaggio non era il primo. Il primo, mai pubblicato, fu quello mostrato ai produttori/distributori che dissero: non si capisce un ghez! Spammiamo voci pensiero narrative e mettiamoci un finale alla somewhere over the rainbow. Cose belle. Poi il primo cut, che era sì di Scott, venne in sostanza ricombinato per la prima "Director's Cut", giusto? Beh, certo, il superuomo era così pieno di vita, in un mondo di moribondi, che voleva più vita, più tempo. Alla fine il consiglio del divino Tyrrel era onesto: goditi quel che hai, quel che hai avuto. Ma in fondo in fondo, quand'è l'ora di morire, non è la fine della vita ad amareggiare, quanto il dissolversi del vissuto. Per questo, per chi non accetta l'impermanenza, ci vorrebbe una Blue Water, no?
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Ci sono due Giovanni che si stanno rivoltando nella tomba, eh.
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Ashita no Joe (Noi siamo ashita no joe)
topic ha risposto a Shito in una Kobayashi nella sezione Anime & Manga
questa è la tua idea. un pinco pallino potrebbe dire l'esatto opposto ed avrebbe lo stesso valore della tua affermazione. Ciao, sono un pinco pallino e Roger ha ragione. Guardano l'anime penserei subito "mamma mia quanto melodramma, di certo è tutto aggiunto rispetto a un manga originale". ^^; C'è chi ama le narrazione grafiche più asciutte, no? Io tra questi. Poi capisco che con un medium a tempo forzato ci sia da far passare il tempo del minutaggio... -
"Ai miei tempi..." et "Si stava meglio quando si stava peggio" et altre cazzate
topic ha risposto a Shito in una Alex Halman nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Non per niente quella canzone venne poi ripresa in un film postmodernamente drammatico come "Giulia non esce la sera". Sicuramente "Amen" è l'album più cupo e 'in fondo al buco' del Bianconiglio. Certe moine da adolescenza prolungata erano tramontate - infine - e amen, no? L'album successivo è intellettivante manierista, ma in modo un po' eroico. E giocoso, anche. Non è male. Quello ancora dopo sembra giungere a una maturazione. Molto bello. -
Dunque, ad Etna Comics quest'anno tra gli ospiti c'era (anche) il signor Rutger Hauer. Poiché non sono un regista, né lavoro nel modo del cinema vero e proprio, non ho mai niente da chiedere a coloro che svolgono un lavoro "tecnico" come gli attori. Per come la vedo, gli attori sono professionisti che si mettono al servizio della visione di un regista, certo eventualmente mettendoci del loro nel contribuire alla realizzazione di quella visione. Ma è difficile pensare di interrogare un attore sugli intenti, o significati o altro di un film - almeno per me. Tuttavia, è stato interessante ascoltare il signor Hauer in merito al suo stusio del personaggio per il film. Più notevolmente, per me è stata l'occasine di rivedere Blde Runner nel modo migliore, ovvero: -nella sua versione 'final cut' -in inglese -al cinema Molte cose mi hanno colpito come prima e più di prima. Mi è balzato all'occhio quanto questo film questa regia, questa visione di SF sia in qualche modo 'British'. Non saprei spiegare bene il perché, però. Firse è un senso di grottesco che corre in maniera tragica tra i personaggi, ecco. Il fatto che Deckart sia un replicante lui stesso, come ben si evinceva in un'intervista al regista già del 1982, è chiaro quabnto irrilevante dal punto di vista del contenuto umano del film. Ovvero, come diceva Scott, è un tocco stilistico da film noir, ma oh beh, lì finisce. Tant'è che nel librpo da cui il film è tratto Deckart è umano. Ma davvero il suo essere replicante nel film conta meno del giocoso richiamo del nome del personaggio a quello di René Descartes. Perché tanto Roy Batty non lo sapeva mica. Né lo sapeva la povera Racheal, che davvero ha in sé la tristezza di Betty Boop e sembra una schiava da conforto più della ginnica, ma vitale, Pris. Ah, beh, molto si è detto della misoginia insita in questo film, e tutto sommato credo di capire il perché. Tuttavia, nell'alienazione dei personaggi, degli scenari, di questo 'mondo narrativo', in quello squallore confuso e fracassato di luoghi e rapporti umani, è incredibile quanto si ritrovi un sempre più attuale affresco della società postmoderna. Certo si potrebbe subito citare il povero Sebastian, vero? Un giovane che pare un vecchio in una stanza piena di giocattoli, che sembra un parco a tema dismesso, uno scenario da infatilismo psicotico. E solitudine. Ma anche Tyrrel stesso, no? Nella sua piramide, è solo. Molto inglese anche lui. Gioca a scacchi per corrispondenza con un altro poveraccio. Chiaramente, tralasciando i cenni di cristologia sparsi un po' ovunque, resta su tutto il dramma dell'autocoscienza mortale. E' veramente magnifico. Potrebbe essere un tragico greco. Arrivare sin in vetta all'olimpo per chiedere al padre creatore più tempo prima dell'inesorabile oblio, prima della dmenticanza, un altro po' di moratoria nel rifiuto dell'impermanenza. Dateci un'altra Blue Water, un Magi System, o Uri e Angeli, il segreto dei pigmenti durevoli, il rifugio dell'arte. Il pensatore, in fondo, è di marmo.
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"Ai miei tempi..." et "Si stava meglio quando si stava peggio" et altre cazzate
topic ha risposto a Shito in una Alex Halman nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Ci sono dei brani, in quell'album, il cui testo riesce ad essere significativo sul tema della postmodernità. Tipo - molto in topic, letteralmente-: "All'epoca mia..." Anche nei successivi ci sono spunti sensibili, magari se ne parlerà. :-) -
"Ai miei tempi..." et "Si stava meglio quando si stava peggio" et altre cazzate
topic ha risposto a Shito in una Alex Halman nella sezione La tesi dell'angelo crudele
L'utopia di una società di sola classe media, di sola piccola borghesia, è appunto l'inganno di chi non vuole vedere il macabro pasto della sua antropofagia. Non stavo pensando ad Eva, giuro. Pensavo alla storia del mondo e dell'uomo, all'etologia, al mondo che vedo intorno a me, un po' a Hobbes e un po' a Rousseau. Bianconiglio per voi: (cosa trovi in fondo al buco?) -
"Ai miei tempi..." et "Si stava meglio quando si stava peggio" et altre cazzate
topic ha risposto a Shito in una Alex Halman nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Leggere i tuoi post è molto interessante. Ovviamente sono scritti molto bene, e solo questo è per me già un piacere, e in più sono molto logici. Qui più che piacere siamo quindi a livello di "viziarsi", di autoindulgenza. Per un essere umano, permettersi di essere logico è davvero un modo di viziarsi. Il mondo dei fenomeni sincroni, che in ambito umano è governato dalla femminilità, è infatti illogico, caotico, isterico. Devo però dire che non ho avuto assolutamente il tempo di leggere tutti i tuoi scritti, assai corposi. Proprio per questo più che risponderti ho fatto saltare una pulce nel piattino. Nel senso che, tu vieni qui e critichi con ottima logica dei pessimi atteggiamenti tenuti da molte persone. Talvolta, come hai letto, li ho criticati anche io. Ma la tua delusione nasce sempre da un tuo surrettizio assunto, secondo me: che l'uomo possa essere una bestia decente, o possa, ovvero debba, desiderare di esserlo, di esserlo anche solo un po' di più. Ma non è così, sai? Stai ancora sognando delle fanciullesche melodie di etica e valore umano. Alla fine gli uomini sono solo dei poveri bastardi che cercano di sopportare la loro stessa esistenza. I beni primari, nella postmodernità, non sono più materiali: sono spirituali. L'uomo postmoderno è in agonia spirituale e il suo subconscio gli fornisce mille maschere per sopportare la vista del sé allo specchio. Maschere, alibi, scappatoie. Per giustificare l'abbruttimento, la reanimalizzazione, e la naturale animalità del proprio essere. Io sono solo un bambinone viziato che pontifica, pontifica, e peggio ancora si vizia nella ragion pratica di fare a modo suo. Un autarchetto del cazzo, insomma. Hai presente? Ovviamente aggressivo-passivo, come ogni otaku di prima generazione. Perché sono così, mi chiedi? Una somma di educazione e vezzeggiamente, l'essere viziato ma con criterio, credo. Credo sia stata una buona combinazione. Ma cerco di essere onesto. Ci metto la faccia, e chi mi ha conosciuto dal vivo avrà forse notato che generalmente la mia faccia da pirla è la stessa anche dal vero. Ti racconto una cosa. Una volta ero in Giappone con la mia sorellina e due amici. Stavamo mangiando in una bettola sotto a un cavalcavia ferroviario di Osaka. Il posto era incantevole, se ti piace quel genere di posti, il cibo ancora meglio. Mentre mangiavo, pensavo "quant'è buono questo donburi!" - e mi sono commosso. E sai perché? No, non per la fortuna di potermi essere permesso di andare, di trovarmi in Giappone. Di questo non mi importava nulla, e nulla mi importa. Mi sono commosso perché qualcuno o qualcosa mi ha dato la capacità di apprezzare tutto questo, ed è la benedizione più grande che l'uomo possa ricevere, secondo me. Vivi ciò che hai, sogna ciò che puoi - secondo me. Ora, io credo che la società umana altro non sia che un raffinato sistema per gestire l'accesso competitivo dell'uomo alle risorse del pianeta - tempo incluso - e al tempo stesso dissimulare tutto ciò. Dato che l'uomo è autocosciente, per tollerare sé stesso deve anche soddisfare un criterio etico (superegotico). La branca della società umana atta a dissimulare la natura stessa della società umana la si chiama "cultura". E' un meccanismo semplice ma raffinato, credo generatosi spontaneamente. L'uomo è, in soldoni, un essere antropofago che vuole dirsi vegetariano per meglio godersi il suo banchetto. Se incominci a ragionare da zero, e da zero significa annullando l'idea che la "vita umana" (del singolo e della specie) si postuli come valore di base, e assoluto, tutto diventa più chiaro. Ma non è un bello spettacolo. -
Lucky Red - Studio Ghibli (e altro: Dragon Ball, Harlock, etc...)
topic ha risposto a Shito in una Taro nella sezione Anime & Manga
Davvero tutto a caso. -
"Ai miei tempi..." et "Si stava meglio quando si stava peggio" et altre cazzate
topic ha risposto a Shito in una Alex Halman nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Il guaio del socialismo, anche il migliore, dico l'intelletto illuminista, il socialismo minimalista, il menscevichismo, insomma tutta la tradizione della 'cultura dal basso' è sempre lo stesso: questa forma di nobile titanismo è inevitabilmente macchiata di narcisismo. E il narcisismo qual è? Credere sempre che l'umanità, come gruppo e come natura umana, sia migliore di quello che è. O, peggio, possa esserlo. Questo umano innamoramento dell'umanità, della potenzialità umana, dell'intelletto umano... è tipicamente francese, è di chi irride la "betise" (non ho voglia di cercare la e col circonconflesso sopra, pardon), di chi esalta la grandeur della mente umana sopra alla superstizione, sopra al sentimento persino - a volte. C'è un libro meraviglioso che parla proprio di ciò, e si intitola Le rouge et le noir. Chi considera Julien Soriel come un eroe o è un pazzo, o è un giacobino sopravvissuto cieco, o non so che. Ma pare ce ne siano tanti. Julien Soriel è una figura tragica, tragica che più tragica non si può, perché cade vittima di null'altro che sé stesso, della sua stessa natura: la natura umana. E nel cadere, mostra a noi tutti umani la pochezza, la mediocrità della nostra natura con cui non possiamo che imparare a convivere, e sopravvivere - perché è proprio dimenticandola che l'uomo ha commesso gli errori peggiori. Carogne, carogne, carogne! Dico sempre che la migliore mentalità illuminista va corretta con una cura luterana vecchio stile. Il sentimento deve correggere, riempiendole, le lacune dell'intelletto. Perché l'intelletto umano tende a riempirsi di sé. Si badi bene, predico a tutti come a me come a tutti, perché sono umano, e l'errore, la manina che scappa, e dietro ogni angolo e ogni piega e ogni pagina di quel che si chiama 'vita umana'. Un'altro splendido libro è Le affinità elettive, in questo senso. Fondamentale. E poi anche Traumnovelle. Ora vorrei proseguire con La donna del mare, di Ibsen. Non so perché, ma sento che si collocherà nel mezzo tra i due. E poi c'è un libro meno nobile, ma interessante, che io chiamo Il nero e il rosso, ma in realtà si intitola L'attenzione, di Alberto Moravia. Quello vale come memento. -
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topic ha risposto a Shito in una Taro nella sezione Anime & Manga
Io ho la primissima stampa del DVD giapponese di Chihiro, ma non mi pare ci sia il the making of. -
Lucky Red - Studio Ghibli (e altro: Dragon Ball, Harlock, etc...)
topic ha risposto a Shito in una Taro nella sezione Anime & Manga
Sì, sia quello di Sen & Chihiro che quello di Ricordi a goccioloni sono fantastici! Ma erano nei DVD jpn? O a parte?