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Shito

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Tutti i contenuti di Shito

  1. Dura parecchio, in genere due giorni, perché ne faccio un uso molto 'da telefono'. Essenzialmente uso il cellullare -in assoluto- solo quando vado a lavorare in studio. E quando vado a lavorare in studio sono 9 nette ore al lavoro, durante le quali uso l'iPhone solo per verificare pronunce o grafie o dizionari al volo. E poi lo uso per leggere mail nei tempi morti (pausa pranzo, mezzi pubblici prima e dopo) e quindi ancora per telefonare. Lo uso anche come iPod (e lì schermo spento, consuma quasi niente). Ma so bene che se usassi l'iPhone per i giochini o il web o altro, ovviamente fare fatica ad arrivare alle 24hrs. Ma ovviamente ricorda: la partigianeria è sinonimo di stupidità. Chiunque dica bene o male a prescindere a qualcosa ha il cervello spento, no? ^^
  2. Sto ancora cercando di capire come si possa portare in tasca un telefono che arranca ad arrivare a un dì. Una cosa per volta, Shu. ^^;
  3. Questo punto mi interesserebbe parecchio, giusto per capire effetivamente la collocazione storica della nascita della postmodernità nel Giappone postbellico, e come questa cosa era sentita dalla generazione di Miyazaki. Faccio dunque saltare un po' di pulci nel piattino. Leggendo la biografia di Miyasan, sentedo lui stesso che parla dei tempi della guerra, si capisce una cosa: in un momento molto sfortunato del suo paese, lui era un bambino fortunato. Aveva un certo livello di benessere, per sviluppare le sue "visioni estetiche" (in senso filosofico) giovanili. Essenzialmente, questa cosa la vedo ben ritratta in Kaze Tachinu, soprattutto nella primissima parte del film: l'infanzia di Jirou. Jirou è un occhialuto secchione che si prova a leggere sinanco i libri in inglese della sua passione. Ha un suo codice morale personale che applica senza porsi il problema dell'opportunità (fa a botte per proteggere il bimbo dai senpai bulli), e soìoprattutto a una madre accondiscendente che anche sgridandolo non lo punisce (non darti alla risse, ma la merenda è al solito posto). E' questo mix di bimbo intelligente e bimbo viziato che credo sia la base dell'otaku. Questa combinazione ovviamente può nascere solo un un humus di un certo livello di benessere, ovvero serenità, ovvero sicurezza. Quindi è chiaro che in tempi duri la combinazione sia solo per pochi, sia l'eccezione. Un altro esempio? Seita. Seita in "La tomba delle lucciole". Seita è viziato in tempi in cui nessuno lo era. Non accetta certe durezze, le rifiuta, intenta una fuga isolatra e ne paga il fio. A questo punto, dunque, non soprenderà che Takahata e Nosaka stesso discutessero su come la psiche di Seita fosse 'anzitempo', fosse più 'ottantina' (postmoderna) che "della sua epoca2, laddove MIyazaki Hayao proprio non accettò Hotaru no Haka. Chissà se adesso lo accetterebbe, visto che dice di essere arrivato a capire il senso della filmografia di Ozu. E' possibile reperire una versione in Inglese o in Italiano del suddetto libro? A parte Generazione Otaku di Azuma e Anime al Cinema di Prandoni, esistono dei testi di riferimento sull'argomento validi e in lingua inglese o italiana? Grazie. In italiano credo proprio nulla. In inglese, direi fondamentale è "Little Boy", il catalogo curato da Murakami Takashi per una sua mostra a New York. E poi ci sono svariati altri libri, su otaku e otakuzoku. Ma non li ho letti a sufficienza per esprimermi sulla loro validità.
  4. Shito

    Mawaru Penguin Drum

    No, il sito non lo conoscevo neppure. Sembra interessante, però! ^^ Ah, io metaforicamente nella mia testa avevo sempre inteso il child-broiler come 'tritabambini', forse avevo in mente il video di "Another Brick in the Wall Part.2". E sì, l'avevo sempre preso metaforicamente come uno spazio del "destino" dei nascituri, una cosa così.
  5. Perché Gohan è figlio di sua madre, e di Piccolo. Ma poi contro Cell vedi che è anche figlio di suo padre, quando 'ci prova gusto'. Si crea un climax davvero epico, lì. Ci si sente vecchi quando ci si rende conto che non è così per tutti, eh? XD A me capita. Tipo leggendo Ryoga, che non è un ragazzino. Penso "woah, sono proprio vecchio!".
  6. A me continua ad agghiacciare che Freeza parla in keigo in mezzo a una branco di scaricatori di porto, insomma. Anche quando dice "Duuuunque, vogliamo dare inizio alla vendetta?" Ostenta sempre quella educazione distaccata che fa sadismo narcisista. Mi da il senso un po' di un damyou che comanda un branco di disgraziati che pure disprezza e probabilmente gli fanno anche un po' schifo. Chiaramente, è un cliché. Ma funziona sempre.
  7. Shito

    Soul of Chogokin

    IMHO sarà con la colorazione B/N dell'episodio 6... ^^
  8. Shito

    Soul of Chogokin

    Mi sovviene che è l'unico SOC che abbia. Mai aperto, ma lo comprai. Credo. ^^; Quello che mi fa ridere è che nello stesso identico anno di gunbuster (1988) usciva anche Totoro, con l'ultimo kanji nella scritta sul Nekobus 'shichikokuyam-byouin' rovesciato in alcune sue parti. ^^ (sì, nei sub del BR ho usato cose come il simbolo di 'per ogni') Ovviamente, nel 1988 uscì il primo LD, giusto? L'ultimo uscì dopo, e IIRC Noriko ha anche il poster di Totoro in camera. Giuro che se mai parlerò con Anno gli chiederò se c'è un nesso. In fondo, il Latte Shimorack c'era sia in Gunbuster (pubblicità random nella teleferica orbitale) che in Eva. Cose così.
  9. E' normale che l'oggetto sia tanto insensato che mi sia rotto le scatole a tipo 2mins di video?
  10. Io personalmente intendo per 'contenuti' un qualcosa che l'autore, o il gruppo di autori, vogliano veicolare e livello comunicativo. Per me i contenuti della finzione sono l'oggetto della comunicazione. Concordo, anche se la storia ha mostrato autori che hanno mantenuto un maggiore controllo sulle loro opere, per vari motivi e varie coincidenze. E' banale ma: dipende dagli autori, dipende dai fruitori. Ognuno ha i suoi propri intenti e le sue proprie aspettative. Nella mia ottica la storia, bella o brutta che sia, non è un contenuto. E' un contenitore. Ovvero, è il mezzo tramite il quale si *può* veicolare un contenuto comunicativo - per come l'ho definito. Esistono chiaramente storie fatte solo per narrare, per intrattenere con la mera narrazione - che nella mia ottica sono "senza contenuto reale". Non so se sia pacifico affermate che le "belle storie" son o quelle che intercettano la domanda nel migliore dei modi. Nel senso che la storia, fin dalla letteratura, mostra che dopo un periodo di narrazione 'di contenuto' si passa al periodo della narrazione 'di mera trama' e poi ancora alla narrazione 'di soli personaggi'. Poi ci sono i reality/talent/whatthefuck show, dico nella scaletta a scendere. E poi ancora c'è solo lo specchio di casa. Il che, ancora una volta, non significa che 'sia tutto così, per forza così, si stava meglio quando si stava peggio'. Non ho mai pensato questo. Ma dei moti esistono. Ovviamente li possiamo discerne solo alle nostre spalle, quando almeno un pochino 'sono stati'. Mentre 'sono', e ancor più quando 'cominciano ad essere' è davvero difficile, credo. Personalmente mi capita, mi è capitato, di imbattermi un prodotti animati recenti con un contenuto che ho ritenuto e ritengo rilevante. Rilevante perché c'era, perché mi è parso significativo e ben veicolato e ottimo interprete del suo tempo. E non sto neppure dicendo che una volta ooooh gli anime fossero tutti serie e intelligenti e ora tutta merda. Ancora, però, e forse questo è connaturato all'idea di 'vecchiaia' di un medium, nonché (e forse ancor più) di 'vetustà' del suo pubblico di riferimento, vedo una certa decadenza a livello espressivo e recettivo, ecco. Nel senso che secondo me quando certi tizi a Shinjuku fecero al dichiarazione del nuovo secolo degli anime non stavano pensando a molta roba come quella che si vede ora, a interi trend (vogliamo parlare del trend dell'idol master, tipo?). Perché quelli erano figli della modernità, nonostante tutto, e anelavano a grandi ideali. Grandi perché infantili, infantili perché grandi, ma grandi. Nonostante tutto, quel certo tipo di drammaticità vibrante che rende grandiose certe opere non è fan service, ecco. In linea di principio mi pare che tu tracci un discorso molto, come dire, un po' modernista in modo cinico, ma non è che questo discorso vada a contraddire quello che esprimo. Credo. Capisco che tu la pensi così, però non dare scontato che valga per tutti. Per me, per uno ad esempio, non vale. Per 'disegnatore' intendi character designer? Perché noto che parli come se questi ruoli fossero uniformememnte tipizzati. Non è mica così. Mi spiace se sembro un disco rotto, ma è vero che da principio 'animatore' era un solo ed era: regista e disegaore delle sue animazioni. Le cose sono andate separandosi soprattutto con la produzione seriale, ma non sempre è così. Ancora oggi i film di Miya-san NON hanno nessuno titolo come 'character designer', e proprio lui ha sempre detto -riferendosi a Pakusan- che non ce l'avrebbe mai fatta a fare "il regista" (kantoku) come uno che fa solo enshutsu ed ekonte, dato che lui è in primis un animatore. Per lui "animatore" è colui che crea l'aniamzione da ogni punto di vista - che poi è la visione tradizionale delle cose (parliamo degli albori del cinema animato giapponese con Toei, quindi i tempi di Mori Yasuji, e poi Ootsuka Yasuo). Anche per i doppiatori, è stano. Ci sono registi e direttori di doppiaggio che creano il personaggio insieme a chi gli da voce. Ci sono altri che vogliono che l'interprete non sia che un mero esecutore volto a realizzare, a concretizzare un'idea che il regista ha già in mente a prescindere da lui. Del resto la stessa cosa vale anche per la recitazione cinematografica. Beh, certo. Più che altro dire che nella storia di un medium ci sono alcune figure che col loro contributo hanno una rilevanza di fatto, hanno generato stilemi poi divenuti patrimonio comune, e simili. Guru, non so. Alla fine ogni creatore è solo sé stesso. Personalmente valuto molto il valore strettamente individuale delle personalità creative, artigiane. Credo che Anno rappresenti un punto molto importante della storia dell'animazione giapponese non tanto per come ha gestito o meno il successo di Eva (e qui criticherei molto), ma per quello che ha rappresentato a livello di alternanza generazionale, di mentalità di coinvolgimento nei processi creativi del medium. Ho scritto una risposta da schifo, mi scuso. :(
  11. Sicuramente dai miei rapporti con entità di produzione giapponese, per quello che ho veduto e sentito e conosciuto in due decadi, non è come dice lo Zio Sam, se non il contrario. Non voglio neppure scomodare che oggi come oggi sono più guardate le light novel che i manga, come fonti di soggetti da produzione.
  12. C'è da dire però che non a caso in otakugaku si divide in diverse generazioni di otakuzoku. Perché anche volendo vedere la generazione dei bambini dell'anime boom come prima generazione di otaku - quindi parliamo dei ragazzini che andarono ad Osaka '70 a vedere le rocce lunari, questa prima generazione, che passa dalla modernità alla postmodernità, incomincia a selezionare i suoi feticci postmoderni (sui quali proiettare il proprio desiderio di 'grande narrazione' venuto a crolla nella società civile) sezionando opere che NON erano nate a tale espliscito scopo, e che erano espressi con medium vari. Letteratura di fantascienza in primis. Essenzialmente, potremmo dire che la storia dell'otakuzoku è la storia di tre generazionalità di escapismo di fanciullini felici che, non ritrovano alcun sistema di valori 'adulto' paragonabile per dimensione agli idealismi della fanciullezza, non riesco a staccarsi dalla logica di quegli idealismi, che incominciano a feticcizzare in oggetti immateriali (dat, personaggi, narrazioni) o materiali (oggetti, supporti, etc). Tuttavia il fenomeno è progressivo. Ovvero, inzialmente l'otakuzoku è una forma di escapismo che nasce proprio come *alternativa* alla re-animalizzazione umana che viene col consumismo della post-modernità. Questa è la prima generazione otaku. Ma tra le seconda e la terza, con l'inizio della produzione dedicata (fatta da otaku per otaku), anche questo tipo di mentalità 'anti-animalizzante' inizia un suo processo di animalizzazione di nicchia, e diviene semplicemente "una particolare razza di re-animalizzati". Essenzialmente, è proprio questo di cui parlo. E credo fosse ciò di cui parlava, mi permetto di dire con meno lucidità di insieme, anche Okada Toshio nel suo "Otaku ha sudeni shinde iru". Esisteva anche una generazione zero dell'otakuzoku, ovvero gli otaku ante litteram. Miyazaki è tra questi. Ma qui sarebbe un altro discorso lungo e altresì molto argomentato, che forse non è del tutto opportuno cominciare qui.
  13. E' un buon riassunto, e mi pare molto sottoscrivibile. Nel senso che sì, è normale che in un mercato sia l'offerta a inseguire la domanda e non viceversa. Specie in un mercato consolidato (nel momento di prima giovinezza di un mercato, gli equilibri sono in genere diversi - da cui lo sperimentalismo, i tentativi... cose legate più all'indole dell'offerente che dei presupposti recettori). Devo trovare ora il tempo di rispondere per bene a Roger, il cui interessante post è meno lungo del tuo, ma meno 'riassumibile'. ^^
  14. Certo se penso a quanto ha spinto Anno a fare tulla la cosa dei corti "Animator", o a numerose dichiarazioni di Miyasan, o in generake all'idea che la precedente generazione di animatori fosse "cresciuta con altro che l'animazione", mentre le più recenti si dicono "cresciute in un mondo pieno di finzione animata", trovo le tue parole sensate, certo. Ma del resto, il manierismo è proprio quello che si ha in una certa fase di parabola dell'andare di un arte. Voglio dire, dopo il primo Rinascimento, dopo il Rinascimento - e lì di sperimentazioni ce ne furono parecchie, di evoluzione pure - si arrivò al Manierismo. E' quello di cui Goro accusava il padre suo, peraltro, perché anche un autore può facilmente divenire maniera di sè stesso. Ma poi Miyasan fece Ponyo. In ogni caso, mi pare un riflessione più che interessante.
  15. Shito

    Soul of Chogokin

    Ah, il kana della 'i' finale al contrario. Alla fine l'umanità è cambiata!
  16. Ataru: nel tuo ultimo post trovo un punto di riflessione molto interessante. Per esempio, in tutta onestà, io per primo ho proprio qui nel ristretto Pluschan la mia "finestra sull'animazione giapponese", e sarei falso se non dicessi di esserne influenzato nelle mie percezioni. Ovviamente Pchan non è il mondo, e il suo ristretto numero di frequentatori risuonerà e chiacchiererà più di una cosa che di un'altra. Ingrandendo la focale, potremmo persino dire che tutto internet risuona su certi temi, su certe meme, più che su altre -per sua natura - e quindi forse è esso stesso una lente colorata.
  17. Sì, capisco cosa intendi. Questa tua percezione non mi pare insensata a priori. Ma di fatto non seguo l'animazione giapponese di oggi (ma pure solo di ieri) per esprimermi con un netto "sono d'accordo" o un "non sono d'accordo". E' tuttavia possibile che, in epoche in cui il medium era più giovane, si sperimentasse di più - e questo portasse a una gamma di varianza stilistica più ampia. Tuttavia come dicevo non ho la conoscenza sul campo per pensare a una valutazione concreta del fatto. Quindi lascio dire a chi, come te e come altri, ha una visione più documentata del panorama contemporaneo delle produzioni animate giapponesi.
  18. A) non ho mai detto 'è la maggioranza' e neppure 'sono tanti così'. Non solo non posso saperlo, ma non lo credo neppure. B) non dico 'quindi è lammerda' - lo penso, ma non lo dico (oooops), perché chissene, è una questioni di gusti. Il fatto, credo sia un fatto, che rilevavo è lo shiftare della barra. Nadia nuda non poteva avere i capezzoli, era come la Barbie, eh! E ripeto: SE il fan service si *doveva* infilare 'di nascosto' è perché messo platealmente NON sarebbe stato accettato. Dal mercato, dico. Salvo dire: è un prodotto erotico. I prodotti di intrattenimento per l'adolescenza sono sempre stati eroticizzati, ammiccanti. Ma non ci credo che neghereste che la tendenza va esplicitandosi (si può dire?) sempre più, e che il livello di 'tolleranza comune' si alza sempre. E credo che questo nasca dal fatto che, con l'incremento della nicchia otaku, l'ammiccamento non è più neppure per l'adolescente, ma sempre più per quello che è cresciuto almeno esteriormente. Sono convinto che Minky Momo titillasse qualcuno, come Nakamori Akio ci ricorda. Ma Minky Momo non era certo esplicita nel suo ammiccare, se pure ammiccava, e chi si metteva le card di Minky Momo nel porta abbonamento del metrò era il "malatone", non so come dire. Non credo si facessero i daimakura di Minky Momo. Non credo si facessero gli ona hole a tema anime. Davvero voi non vedete questa esplosiva eroticizzazione, pograficizzazione dell'industria dell'animazione? Devo essere visionario. O vecchio. O tutt'e due.
  19. Credo ci fossero già, in effetti. ^^ (il film è davvero monumentale, btw)
  20. Il punto, Fencer, è che non posso non sorprendermi nel vedere un anime che NON viene venduto come 'ero' (e in Giappone i mercati sono MOLTO demarcati, eh, anche come scaffali espostivi, etc) che punta COSI' tanto su esposizione di nudità. Voglio dire, anche Najica per me era imbarazzante, eh. Tu potrai dire di tante serie piene zeppe di fan service anche in passato, ma il punto è che almeno "ufficialmente" quello era il contorno, non era la portata principale, no? Se fosse stata la portata principale, sarebbero stati roba Ero, o H - tanto nel settore manga, che nel settore anime, che in quello dei geemu. A livello di innuendo, hai da un sacco di tempo gli anime di genere 'harem'. Da Aa Megamisama, alla robaccia Pioneer, ad altra robaccia ancora - ne è pieno. Ma anche lì, era più il 'concetto' dell'harem che le esplicite nudità delle tipe. E' come dire che, nell'ambito geemu, esiste comunque una differenza tra Tokimemo e la roba della Nitroplus, ecco. Torniamo agli scaffali ben differenziati. Non so se riesco a spiegarmi.
  21. Per fare discorsi generali è necessario generalizzare. Nel cercare di cogliere cose come l'evoluzione di un settore, si deve generalizzare. Anche la sociologia, anche molte scienze umane, sono generalizzazione. Il punto non è non generalizzare. Anche dire "eeeeeh, non generalizziamo" a propri è un apriorismo vacuo. Ogni cosa si può fare con un senso o meno, a seconda della bontà del discorso che si costruisce, credo. Di mio, non avevo certo iniziato un discorso di "si stava meglio quando si stava peggio". Il mio discorso iniziale era: gli innuendo erotici da sempre presenti nell'intrattenimento animato si fanno sempre più debordanti, ovvero la compoente di erostismo grafico (indi, pornografico) dell'anime sta diventando in molti casi da 'fan service' quasi una pietanza principale in molti prodotti. I primi anime 'erotici' erano OVA che stravolsero il mercato dell'home-video. La scena della doccia di MinMay con i capezzoli a vista si fece al cinema e non in TV, con tutto che nella versione TV c'erano Warera Lolicon da, ricordi? Il muneyure in SF pare nasca col DaiconIV e poi arriva all'OVA col primo Top wo Nerae. Queste cose. E ovviamente c'era già stato Nagai, sì, e personalmente ho sempre ritenuto che Nagai portasse nelle sue creazioni una carica di pornografia tipicamente settantina, e non dico solo delle sevizie di Violence Jack o degli stupri in Mazinkaiser, ma proprio di una sensazione di 'nasty girl' molto diffusa, che era chiaramente la sua tazza di tè, tanto quanto le donne di Matsumoto sono praticamente tutte delle cloni di B.B., no? Tutto bene, ma tutto cambia molto nella percezione della norma, dello standard. Nakamori Akio si shockò al Comiket, e anche a me, tanti anni dopo, non fece una bella impressione. ^^; Personalmente, questa deriva di erotismo spiattellato in maniera spesso plateale non mi piace, non è una cosa che mi faccia pensare bene del medium e del suo pubblico, che ci posso fare? Non gradivo neppure Dronjo e le cose volgari della Tatsunoko, fin da piccolo, eh. A me piacevano le brave tusette. XD Discutevo con una amica giapponese l'anno scorso, e lei sosteneva che al momento il modello di femminilità imperante nella società giapponese urbana è "donna con la faccia da bambina e il seno prorompente", al ché io le facevo notare che è una contraddizione. Mi sembra una cosa ancora più storta del lolicon, il che è un bel dire, no? C'è una componente di generalizzazione in simili discorsi? Sì. Finché se ne è consci, direi che va anche bene, specie quando mi piace sforzarmi di leggere lo spirito del tempo, il vento di ogni epoca, nel mio piccolo settore di interesse. Qualcuno lo potrebbe fare con la musica, ma io di musica capisco poco e niente, per dire. :-)
  22. ovviamente sì. manca una fase: la ripresa (non necessariamente subordinata al raggiungmento di un precedente picco assoluto). Certo, è vero. Ma non è detto che una ripresa ci sia. Ovvero dopo la decadenza (una fase di decadenza, di parabola discendente) si può avere o stasi e poi morte, o ripresa. Entrambe le cose sono possibili. ovviamente sì. manca una fase: la ripresa (non necessariamente subordinata al raggiungmento di un precedente picco assoluto). il ciclo si chiude solo con la morte; ma al di là di tutte queste considerazioni filosofiche, nonostante tutto gli anime non si sono ancora estinti... forse la gente che li segue (non importa quali) vuole solo svagarsi e divertirsi, e in qualche maniera nella produzione esorbitante davanti alla quale si trova ci riesce. è quindi importante creare qualcosa di grandemente riconoscibile? sicuramente sì. è necessario? allo stato attuale delle cose, no. la vera domanda è: qualcuno ne ha l'intenzione? Il punto è sempre quello: non conta tanto l'intenzione del produttore, del mecenate, dell'industria. La loro intenzione è prosperare, ed è ragione a sé stessa, certo. Quando Giulio II commissionò l'affresco della volta Sistina a Michelangelo lo fece per bullarsi, ma poi fu Michelangelo a mettere tanto significato in quegli affreschi. E' sempre stato così. Gundam viene prodotto (dai produttori) per vendere modellini, ma viene creato (dagli autori) per parlare ai bimbi delle scuole medie. Del restio, siamo già nella postmodernità. Quindi il punto non è il movente di chi produce. Il punto è la spinta creativa di chi crea. Dico, a livello di contenuto. Anche Anno è uno che si è sempre interrogato sulla questione della 'stagnazione creativa' del suo 'mondo'. Sono cose che talune personalità creative non possono evitare di fare, suppongo. E' anche una questione di sensibilità individuale. e allora perchè ha continuato a fare lo stesso lavoro, se tanto quel che c'era da dare era già stato dato *tutto*? non è che ci voglia miyasan per capirlo... Non ci crederai, ma se l'è chiesto spesso. Ha cercato di dare delle risposte. Lui è il tipo di regista che ha sempre *cercato di giustificarsi con sé stesso* nel continuare a fare quel che ama fare, ovvero estroiettare i suoi mondi, i suoi parti di libido (non dico sessuale, eh! ) - personalmente l'ho sempre stimato per questo, perché per un otaku mi pare il massimo che ci si possa aspettare. ^^ Ancora nel docufilm che sto adattando ora definisce Porco Rosso "un film scemo", e dice che è scemo perché lui intendeva essere un narratore di storie per bambini, e quella non era una storia per bambini. Persino dopo il successo di Nausicaä (il film) Miyasan si sentì un po' in colpa, dato che il target di riferimento erano gli adolescenti e non i bambini. Se non altro, è sempre stato il tipo di persona che si interroga, che si mette in discussione. E, curiosamente, credo sempre più che la sua opera più matura, forse l'unica matura, sia Mononoke Hime, che per bambini proprio non è. Comunque Miyasan ha scritto più volte perché faccia animazione: "per dare speranza ai più piccoli, confortandoli dalle brutture della società, ed emozionali come lui si emozionava da bambino con Sabaku no Maou, con i manga di Tezuka, e poi come quando vide Hakujaden". Sono parole sue, e mi pare sia onesto. Ma è monumentale quello che dice di Heidi: "Io e Pakusan fummo ambiziosi. Volevamo fare animazione per bambini che non fosse frivola". A Pakusan veniva naturale, eh! ^^; Questi sono i Gatchman Crowds come chara , sono abbastanza uniformati alla moda , secondo te ? Sì e no. Ovvero, vedo che sono 'moderni', ma vedo anche una cerca ricerca in quella modernità. Sarò scemo io, ma ci vedo un po' di cose a là Imaishi/Trigger? La Tatusnoko lavorò molto a fare le animazioni per GAiNAX, questo è certo. Del resto la Tatsunoko è anche un service di animazione, non fa solo cose proprie. Diciamo che non mi sembra ovviamente una diretta evoluzione dello stile di Kuri, certo, ma non mi sembra neanche la banalità 100% di altre cose che si vedono in giro. Neppure, che so, Penguin Drum era la banalità, anche se lo vedi che è moderno. Ovvero, Sam, capisco quello che dici. Ma credo che tu stia esagerando nella tua percezione di 'tutto uguale', perché sei legato a canoni di diversità di altre epoche. Capisco quello che dici. C'è da dire che anche cose Madoka Magika, con tutto che aveva un design che veniva dal mondo degli erogee e che mi faceva pure piuttosto schifo, non era la banalità di oggi. La stessa KyouAni ha fatto vedere stili che per un po' hanno dettato legge, perché all'uscita NON erano la banalità del tempo - anche se certo incarnavano gli stilemi del tempo, in una maniera individuale.
  23. L'ho scritto da subito che sono tardo. Anche nell'unire i puntini.
  24. Shito

    Gunslinger Girl

    grazie a chiunque abbia avuto al gentilezza di spostare ad hoc i post :inchino:
  25. Credo che, polemica a parte, Sam sostenesse che lo "stile Tatsunoko" fosse più "unico nel suo genere" ai tempi di Kuri Ippei che ora, quando invece a livello stilistico la Tatsunoko non si distingue più così tanto dal resto. Sicuramente è vero che lo stile Tatsunoko di Kuri guardava a un certo tipo di intrattenimento americano in un modo che ai tempi era quasi unico. Ma c'erano altre cose "nuove". Per esempio, anche il design di Lupin pensato da Ootsuka Yasuo in primis era derivato da un fumettista americano di cui non ricordo il nome, e per il tempo era una specie di eresia. Uno come Miyasan da una parte aveva le influenze di Tezuka, dall'altra quelle del fumetto franco-belga. Non è che fossero tutti occhioni, anche se certo, gli occhioni erano la norma, perché la norma era comunque Tezuka, e Tezuka era Bambi+BettyBoop. :-) Del resto, anche nel manga l'emancipazione da certi stilemi ha richiesto i suoi tempi, ed è stata comunque minoritaria rispetto alla massa. E i manga sono opere individuali. In un'industria più 'a investimento' come quella dell'anime era ovvio che fosse ancora più difficile. Ora però io non so se oggi come oggi la Tatsunoko abbia smesso di distinguersi per il suo stile, o si sia più uniformata allo stile dominante del tempo, perché non seguo a sufficienza il settore. Quindi qui mi fermo.
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