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AkiraSakura

Pchan User
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Tutti i contenuti di AkiraSakura

  1. AkiraSakura

    Trollate Random

    Dio Sam, hai postato un capolavoro di trollaggine.
  2. Saranno mica parenti di Ange? Potrebbe anche essere, ma i metodi punitivi di Ange, per quanto siano della stessa natura dei suddetti, sono addirittura superiori, giacche' sono in grado di riabilitare i paralitici indolenti che non hanno manco voglia di camminare. BTW, io penso che le punizioni debbano variare da individuo in individuo. Magari ad una persona molto sensibile uno schiaffone potrebbe causare un trauma, mentre invece, se il soggetto da "correggere" e' un puro idiota, si potrebbe anche usare il bastone. Il tutto penso che si fondi sulla capacita' di genitore e figlio di comunicare tra loro, e sulla consapevolezza che quest'ultimo ha del mondo in cui vive. Molto probabilmente le punizioni corporali di cui parla Shito oggigiorno sono decisamente fuori contesto; ormai se un professore delle superiori osa alzare un dito sul tamarro spaccone della classe finisce nei guai: arrivano i genitori, il telefono azzurro, la swat, l'FBI, Matteo Renzi ecc. Tuttavia, i tamarri spacconi da correggere sono sempre esistiti, e quelli di una volta le mazzate se le prendevano, spesso senza alcuna redenzione. Secondo me e' l'ingresso nel mondo adulto e nel duro ambiente lavorativo a rimettere in riga i ragazzini scemi di tutte le epoche, piu' che gli scleri dei genitori. Le baby gang che danno fuoco ai cessi della scuola imho ci sono sempre state, indipendentemente dai Bright Slaps somministrati dagli educatori.
  3. La più grande educatrice tominiana, Bright a parte, era quella signora di Dunbine che sparava addosso alla figlia e la prendeva a frustate in faccia.
  4. Io purtroppo il golden non l'ho mai giocato. Ci ero andato dentro di versione PS2 un bel po' di anni fa, e stop. Ah, ovviamente quando ho saputo che uno poteva mettersi gli skill che voleva senza incendiare il joystick a furia di premere il pulsantino ci sono rimasto MALISSIMO.
  5. LOL! Puoi fare un mostro simile anche in P4, io avevo fatto un Helel praticamente invincibile.
  6. Sì, concordo. Io il Trombettiere l'avevo preso poco prima dell'Adachi dungeon, e da lì il gioco - per quello che mi ricordo - si era semplificato parecchio. Avevo fuso con estrema fatica uno Yoshitsune sia con Debilitate che con Heat Riser, e quando sono andato a piallare Margaret l'ho massacrata. Cosa che invece non era successo con Elizabeth in hard mode, che è stata una vittoria di fortuna arrivata dopo 20 game over (!). In P3 il debilitate potevi usarlo una sola volta, per quello non era così sbroccato in quel gioco imho. In effetti Nocturne non mi era sembrato mostruoso, anche se tutti ne dicevano peste e corna.
  7. "Facile" rispetto agli altri Persona. L'hassou tobi di solito lo si tira dopo 3 debilitate e 3 heat riser, così fa più male. Poi il mio era un pour parler, a me non dispiace P4 come in gioco in sé, è soltanto che l'ho trovato più "user friendly" degli altri, tutto qui. Come trama lo trovo messo molto meglio del 3, ad esempio.
  8. Persona 4 è troppo facile, per due motivi: debilitate e heat riser. E poi addirittura usarli per tre volte, pure sui boss. Semplificano il gioco fin troppo, sopratutto se li metti su Yoshitsune. Dal punto di vista della difficoltà c'è più soddisfazione a giocare con P3 The Answer, volano molte mazzate sui denti. Oppure a picchiare l'hostess senza Orpheus Telos.
  9. Stilisticamente da quello che ho visto P5 ricorda molto P4... ma spero sempre in un mood dark e fascinoso alla P2. Il nasone deve tornare a fare il servo di Filemone... XD
  10. Più che altro l'uomo è intimamente disconnesso, non riesce più a coniugare azioni, pensieri e parole, perché troppo alienato dalla "comodità" della sua società. E quindi non comunica né con sé stesso né con gli altri, generando una serie di fraintendimenti che culminano in quello totalizzante con la stessa natura. Infatti Arjuna non riesce proprio a comunicare con Chris, almeno fino all'ultima puntata. Non comprende che tutto è connesso, e che soltanto l'uomo continua a farsi i fattacci propri mentre la natura si comporta in modo completamente armonico. Poi secondo me il viaggio del Kawamori in India deve aver influito molto sul deus ex machina da lui utilizzato per risolvere la contraddizione che hai evidenziato. Insomma, sposta il tutto su un piano mistico e filosofico e risolve il problema.
  11. Ho da poco finito di vedere Arjuna. Mi è parsa l'opera più matura di Kawamori, una di quelle tipiche serie anni novanta che "prendevano coscienza" della postmodernità e tendevano ad analizzarla con una certa lucidità. Nell'opera non ho visto un'ambientalismo fine a sé stesso ed ingenuo, ma una sorta di denuncia della discomunicazione indotta da un certo tipo di società/stile di vita. Il difetto di comunicazione tra Tokio e il padre, tra Arjuna e Krishna, tra uomo e natura. Penso che quest'ultimo punto sia molto caro ai giapponesi - che per motivi religiosi sono molto legati alla madre Terra - e che sia stato sviluppato egregiamente da Kawamori. Alcune puntate (come quella del fertilizzante) sono un po' eccessive, ma nel complesso reputo Arjuna una sorta di "testamento spirituale" del suo autore. Si vede che è invecchiato, se si confronta Arjuna con Macross!
  12. A livello di trama e personaggi secondo voi il primo Xenoblade può competere con sua maestà Xenogears? I vari Xenosaga indubbiamente non sono riusciti a tener testa al suddetto, imho.
  13. Concordo su Macross, infatti per me il primo anime che affronta in modo pienamente autocosciente le tematiche "filosofiche" della postmodernita' e' Eva. Il mito dell'Urashima postmoderno in Macross sembra essere parecchio inconscio, pensandoci bene. Io stesso, se non l'avesse detto Shito, non avrei mai notato questa analogia, molto, ma molto piu' esplicita in opere successive come Cowboy Bebop, BD ecc. ... opere in cui la porta di servizio si fara' sempre piu' lontana... XD In effetti con Gunbuster siamo gia' nel 1988, quindi il tutto incomincia a quadrare. Nel 1989, soltanto un anno dopo, arrivera' il caso Miyazaki, che secondo me ha contribuito in qualche modo alla "transizione" di cui stiamo parlando, rendendo "l'essere otaku" una cosa doppiamente sofferta, in quanto oggetto di discriminazione pubblica.
  14. AkiraSakura

    Fate/Stay Night: guida alla visione

    Ok, allora do la precedenza a UBW TV, considerando il film come un divertissment facoltativo, e vedo lo Zero prima di UBW TV.
  15. In effetti hai ragione, una certa autocoscienza c'era, ma a mio avviso non era lucida ed analitica come quella degli anni novanta (come tu stesso asserisci). Nondimeno, penso che la crisi di coscienza degli autori otaku non fosse soltanto quella di un adulto che capisce di essere un disadattato e, come Shinji Ikari, deve meditare su cosa effettivamente la sua passione/ossessione l'abbia fatto diventare, ma altresi' quella della gioventu' che si stava consumando su videogiochi, realta' virtuali, frenesia, frammentazione, caos. Per me Shinji Ikari non e' solo Hideaki Anno, e' anche il ragazzo problematico giapponese (novantino) per eccellenza. Non per nulla l'ex hikkikomori Tatsuhiko Takimoto all'epoca si rispecchiava nel lavoro di Anno (del quale poi, giustamente, critichera' l'ipocrisia del merchadising nel suo seminale manga). Quindi vedo una certa continuita' in questa presa di coscienza, che culmina quando nel 1995 arriva un anime che getta uno sguardo impietoso sui disadattati, siano essi vecchi o giovani, creando scalpore e facendo un po' da punto di arrivo di quella tendenza iniziata in modo solare con il "sogno otaku" di Macross. Quindi secondo me anche al nuovo pubblico fregava qualcosa della "crisi esistenziale" di Anno e soci. Perche' era una crisi indotta dalle contingenze esterne (disagio giovanile, nascita di internet, scoppio bolla economica ecc.), che si facevano via via sempre piu' complesse ed opprimenti imho.
  16. E' vero, non ci avevo mai pensato. Anche se non è esplicito come nelle opere seguenti l'SDF-1 vista come il Palazzo del Dragone in cui si rifugiava l'Urashima Tarou postmoderno non fa una piega. D'altronde, ho sempre considerato Daitarn 3 come una sorta di anime d'avanguardia per il suo tempo, in quanto decisamente postmoderno, nonostante abbia personalmente collocato il vero "boom" negli anni novanta. A parte il citazionismo (non marcato come quello delle opere successive), Haran Banjo mi sembra un altro Urashima Tarou della situazione, destinato a scomparire una volta venuto a conoscenza della sua reale condizione.
  17. Miyazaki e Amuro Rei sembrano avere molte cose in comune, quindi. Entrambi borghesi, viziati, intelligenti. Se non erro la deflagrazione effettiva della postmodernità in Giappone è avvenuta negli anni ottanta, quindi, anche se - personalmente - l'ho sempre collocata negli anni novanta, a causa delle tematiche "filosofiche" esplicitamente postmoderne che - a parte alcune eccezioni come il Beautiful Dreamer di Oshii - ho notato in anime come Eva, Lain, Boogiepop Phantom, Utena ecc. Gli anni ottanta in Giappone li ho catalogati come un periodo di transizione, degli anni sì postmoderni, ma anche illusori, privi di un reale fondamento che li identificasse univocamente. Sempre se non sto errando, la bolla economica degli anni ottanta, come viene reso metaforicamente - secondo Azuma - in Megazone 23, era un "mondo illusorio" destinato a crollare nel decennio successivo. Ed ecco che nella seconda metà degli anni novanta negli anime incominciano ad apparire vari moniti inerenti l'abuso di tecnologia, il congelamento nell'adolescenza dell'otaku (già visto in BD), la frammentazione dell'identità personale (Eva) ecc. E, sul piano "materiale", arriva internet, lo strumento postmoderno per eccellenza; quel luogo/non-luogo in cui l'otaku può "sdoppiarsi" catalogando i suoi feticci con enormi archivi di dati o giocando con determinati videogiochi in cui ogni vario "cammino" che conduce ad una determinata "meta" non è più finalistico, ma frammentario (come mi sembra faccia notare Azuma). Qui per me la transizione iniziata col boom economico si è conclusa: la fenomenologia della postmodernità in Giappone è più che mai espicita.
  18. AkiraSakura

    Fate/Stay Night: guida alla visione

    Io mi sono approcciato al brand con Stay Night, che sto attualmente vedendo. Dopodiché passerò al film UBW e al prequel, lo Zero. Per ultima cosa vedrò UBW serie televisiva, in modo da fare il confronto con Stay Night (del quale aprezzo moltissimo il sonoro, curato da un certo Kenji Kawai).
  19. Questo punto mi interesserebbe parecchio, giusto per capire effetivamente la collocazione storica della nascita della postmodernità nel Giappone postbellico, e come questa cosa era sentita dalla generazione di Miyazaki. E' possibile reperire una versione in Inglese o in Italiano del suddetto libro? A parte Generazione Otaku di Azuma e Anime al Cinema di Prandoni, esistono dei testi di riferimento sull'argomento validi e in lingua inglese o italiana? Grazie.
  20. L'erotizzazione è una cosa tipica della cultura giapponese, quindi è innegabile che sia presente negli anime in modo più o meno marcato a seconda del contesto e del target di riferimento di una determinata opera. E proprio quest'ultimo è il punto. Gli anime da fascia giornaliera, per quello che so, in Giappone sono destinati prevalentemente ai bambini. Il bambino è ben diverso da un adolescente/otaku, che richiede un substrato erotico marcato e "arrapante", se mi si passa il termine (si pensi a quello di Iczer-1 o Orguss, per fare due esempi anni ottanta che rendono l'idea di ciò che voglio esprimere). Per fare un esempio, se nelle Time Bokan o in uno Xabungle compare una mutanda rosa a caso, essa viene propinata allo spettatore (il bambino) per fini umoristici, senza che vi sia una "sessualità adolescenziale" di sottofondo. E la sessualità dell'otaku, che è un adulto "congelato" nella sua adolescenza, non è quel tipo di sessualità che un produttore di anime inserisce in un'opera pensata per i bambini, che sono l'innocenza assoluta (anche se Freud avrebbe da ridire su questo). Nelle opere erotiche destinate agli otaku è quindi presente una sessualità differente da quella di un anime da fascia giornaliera, eviterei quindi di fare di tutta l'erba un fascio. Non per nulla sono o OAV o serie da fascia notturna. E' innegabile che con la nascita della fascia serale (1995) gli otaku abbiano finalmente ottenuto più risonanza, indipendentemente da cosa sia successo negli anni ottanta, in cui, a parte alcune serie (Urusei Yatsura, L-Gaim, Orguss, per fare degli esempi), essi s'interessavano principalmente di OAV composti da fanservice puro in cui la trama era spesso inesistente o cliché.
  21. Molto interessante il post di Shito. In effetti e' proprio con Yamato (la nave affondata nella seconda guerra mondiale che diventa invincibile e sconfigge l'invasore esterno con grandi sacrifici dell'equipaggio stremato dalla guerra) e Miyazaki che si crea quella sorta di "escapismo" otaku di prima generazione tipico di Anno e dei suoi soci. Escapismo agli antipodi rispetto a quello a base di internet, archivi di dati e non narrazioni degli otaku di terza generazione, che non si rispecchiano affatto nelle grandi narrazioni e nei valori "moderni" del dopoguerra. Allo stesso modo, neanche chi e' ancorato alla modernita' si rispecchia nei valori della postmodernita', e da qui nasce il dibattito su quale prodotto sia - contenutisticamente - migliore per una determinata generazione di consumatori.
  22. Trovo questa discussione molto interessante, anche se questo tipo di dibattito e' abbastanza ricorrente e da sempre presente in molti ambiti culturali (non per nulla Eco ci scrisse un libro sopra, "Apocalittici e Integrati"). In questo caso gli "apocalittici" sarebbero coloro i quali rinnegano il presente elogiando la "buona" cultura del tempo andato, mentre invece gli "integrati" quelli che si omologano alle mode correnti, rinnegando e/o ignorando il contesto che ha prodotto le opere del passato. Nell'ottica dell'animazione giapponese, come dice Hiroki Azuma, si assiste nel corso del tempo ad una veloce transizione da modernita' a postmodernita'; e l'araldo della postmodernita' e' la cultura otaku, quel tipo di nicchia che dall'inizio degli anni ottanta (Macross) e' emersa, imponendosi via via come fascia primaria di fruizione degli anime. L'aumento dell'erotizzazione e del fanservice e' stato quindi un fenomeno progressivo, dapprima relegato principalmente negli OAV e in seguito esploso dopo il boom indotto da Eva nel 1995. A mio avviso sono molto differenti tra loro delle opere create principalmente per bambini nate in seno alla modernita' (grandi narrazioni, tematiche tipiche del dopoguerra) con opere - per una buona parte - rivolte ad otaku (in particolare quelli di ultima generazione) tipicamente postmoderne e tendenti ad una struttura di archivio di dati composto da elementi moe ecc. Per quanto riguarda l'omologazione, quella c'e' sempre stata, in fondo quello dell'animazione e' da sempre un ambito molto commerciale ed autoreferenziale. Il punto e' che se la "generazione di Tezuka" prendeva spunti da altri ambiti culturali per trasporli nel proprio media di riferimento -Takahata e Tomino, per fare qualche nome -, creando una certa differenziazione, con l'arrivo degli otaku si ha una sorta di stagnazione: l'otaku non s'interessa di cultura francese et similia, ma soltanto di anime, videogiochi e cosi' via; ed ergo le sue creazioni saranno per forza di cose molto piu' omologate e prive di contenuti di quelle della generazione di autori influenzati da Tezuka. Poi ci sono eccezioni di nicchia come Kaiba, Tatami Galaxy ecc. che sfuggono a questa regola, diventando nuovi modelli stilistici e proponendo riflessioni e contenuti di valore perfettamente in linea col loro contesto, ovvero quello postmoderno.
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