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Gli Innocent hanno creato i civilians... XD
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Ma l'idea di base di Shirow è appunto rendere il cervello elettronico così complicato da non poterlo più distinguere da uno vero come capacità intellettive. La scena misticheggiante che c'è nel manga (ma non nell'anime), secondo me simboleggia proprio quello. Il discorso si sta facendo complicato. Cerco di spiegarmi meglio. Premetto che dal punto di vista fantascientifico le vostre argomentazioni non fanno una piega, in fondo una delle ricorrenze tipiche del genere è la presenza di una macchina cosciente di sé stessa che, talvolta, in qualche modo vuole diventare umana. Ma perché una macchina, sia essa un marionettista o una lain o quel che più ci piace, vuole in qualche modo assimilare un essere imperfetto e impermanente come l'uomo? Che cos'è veramente il ghost? Secondo me questi interrogativi non possono essere risolti esclusivamente per mezzo della conoscenza o della memoria. E GITS deve ricorrere ad una fusione totalizzante tra razionale (Marionettista) e irrazionale e impermanente (Motoko), per darsi una risposta. Abbandoniamo per una attimo la fantascienza e passiamo a cose un po' più terra-terra. Nel momento in cui mi metto a programmare un computer, sono vincolato ai limiti della logica. Non si scappa: qualsiasi algoritmo che mi metto scrivere, sia esso una simulazione di un sentimento o quant'altro, è una combinazione di "vero" e "falso" che non ammette stati intermedi tra le due cose. Nel caso dell'uomo invece è diverso. C'è un gioco tra una componente razionale (la ragione) e una fortemente irrazionale, e altre complessità che a parer mio sfuggono al dominio della logica. E' un discorso molto più complesso, che non contempla soltanto la memoria intesa come "immagazzinamento di dati e /o ricordi", ma si spinge molto oltre. A questo punto, tornando ad una dimensione meno terra-terra, non mi stupisco affatto se GITS diventa simile all'induismo, con la sua unione degli opposti dal sapore squisitamente orientale. Nel caso del GITS di Oshii è palese la presenza di una componente mistica, si pensi al discorso che fa Motoko a Batou prima di immergersi, oppure, di nuovo, alla fusione col marionettista, che assume, come nel manga, connotati legati al raggiungimento del Nirvana, o, quantomeno, ad una forma di illuminazione e/o consapevolezza totalizzante (anche se nel film di Oshii il tutto assume connotati che rimandano leggermente allo Shinto imho). Più che a GITS penso che il vostro discorso si possa applicare benissimo a "Lei" di Jonze, un bellissimo film che consiglio a tutti. L'anime che cmq affronta meglio il tema della memoria e del suo rapporto con la coscienza imho è lain, che è veramente fenomenale. Questo interessante scritto calza benissimo con quello che sto cercando di dire. Inoltre cita Susan Napier, della quale condivido l'analisi su GITS e Akira (ho letto From Akira to Howl e mi è piaciuto parecchio, peccato che parli quasi sempre di GAINAX, Oshii e Ghibli tralasciando molti anime che avrebbero meritato più spazio). http://nakama-britannica.animeuknews.net/2008/11/15/ghost-in-the-shell-whats-inside-the-shell-part-6/
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C'è chi dice che è solo un problema di immagazzinamento dati. Quando un computer sarà sufficientemente complesso e capiente da replicare anche i sentimenti, non ci sarà nessuna differenza con un uomo vero. Vedi il Burattinaio di Ghost in The Shell (anche se nella versione di Oshii secondo me il focus sta più nel decidere se abbia senso distinguere fra naturale e artificiale, come tra sogno e realtà). Il punto è che sia Oshii che Shirow danno al loro rispettivo GITS una deriva misticheggiante. Il marionettista è sì una macchina che ha raggiunto l'autocoscienza, ma ha comunque bisogno di fondersi con Motoko, che ha un cervello umano. E' una macchina che si fonde con un qualcosa dotato di un surplus che non può essere eguagliato dalle strutture di dati. Prendiamo ad esempio l'intuizione. Anche se costruissimo un computer quantistico con una memoria pazzesca, avrebbe sempre una certa "soglia di stupidità" determinata dagli algoritmi che gli abbiamo inserito per programmarlo. L'intuizione non può essere programmata, è un vero e proprio balzo che oltrepassa cumuli su cumuli di dati. Il punto non è la comprensione del computer (che in fondo si basa semplicemente su 0 e 1), ma la comprensione del cervello umano. E siamo molto distanti da ciò, in quanto è una delle cose più complesse mai create dalla natura.
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Un computer possiede la memoria, ma non ha autocoscienza. Penso che quest'ultima possa esistere indipendentemente dalla memoria personale. BTW, vale anche la pena citare Hamilton tra i grandi dello sci-fi. La sua non è di certo una fantascienza intellettuale come quella dei big da voi citati, ma è comunque un pionere del genere. Quando ho letto "I soli che si scontrano" ho pensato: toh, ecco Yamato prima di Yamato. Poi, sempre in merito al discorso sull'autocoscienza e sugli archetipi nello sci-fi, bisognerebbe anche ricordare "Infinito" di Stapledon, che a parer mio ha influenzato non poco quel capolavoro de "La Fenice" di Tezuka. Ecco, questo libro casca proprio a pennello nel discorso. Io l'ho trovato a suo modo ancora più crudele e predittivo del 1984 di Orwell. Un vero e proprio monumento all'alienazione e all'annullamento. E' una lettura ancora attuale e altresì inquadrabile nel contesto postmoderno che tanto piace a Shito imho.
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Il dramma dell'autocoscienza e del rifiuto dell'impermanenza sono due cose che a parer mio caratterizzano il mito. La prima questione emerge dai parallalesmi tra il sonno di Urashima nel palazzo di Otohime, che in base a quanto ho letto di antropologia si potrebbe associare tranquillamente alla Grande Madre Terra (in fondo la tartaruga è un simbolo associato alla fertilità). I miti che ruotano attorno alla figura della Grande Madre spesso hanno a che fare con una situazione di stasi, di non coscienza, di rifugio nel grembo materno, che culminano con una presa di coscienza di un qualcosa. Anche lo stesso mito dell'Eden ha a che fare con una situazione di congelamento, una figura femminile (il serpente) e una presa di coscienza archetipale dai risvolti annichilenti (in questo caso la cacciata dal paradiso, nel caso di Urashima la vaporizzazione). Tuttavia, la condizione di Urashima è anche un rifiuto del cambiamento, un congelamento simile al sonno. In questo senso secondo me Deckard è una sorta di Urashima in senso lato, la cui autocoscienza finale (la scopertà della sua identità nel mare di alienazione), allo stesso modo di quella di Roy (ho visto cose che voi umani...), culmina in un ulteriore annullamento simbolico. Insomma, in Blade Runner ho visto un archetipo tipico della cultura umana. BTW, GITS è ancora più profondo e postmoderno di BR a mio avviso. La percezione del reale di Motoko diventa addirittura ad archivi di dati.
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Yes sir. Le campagne verdi riprese da Kubrick inserite a caso in un film in cui non c'entravano nulla. A Gargoyle non piace questa opzione... XD BTW, in un certo senso anche qui, nel caso di un film occidentale, si potrebbe fare lo stesso discorso dell'Urashima Tarou.
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A me personalmente Blade Runner ha dato le stesse sensazioni di Watchmen. Un generale senso di smarrimento, come se ti togliessero il tappeto da sotto i piedi. BTW, la cosa che più mi ha colpito non è tanto l'otaku yankee depresso con le bamboline tutt'intorno, ma il fatto che Roy, il superuomo, non riesca a trovare una propria dimensione ideale nell'umanità degradata che lo circonda, risultando ancora più poveraccio e solo dei nerd alienati dalla tecnologia. Il senso di perdita che caratterizza le atmosfere del film è impagabile, ed è ulteriormente amplificato dalle splendide musiche di Vangelis (gran bel gruppo gli Aphrodite's Child). C'è una sorta di "nostalgia" per un qualcosa che non si riesce a definire, che sfugge come l'unicorno (e qui mi viene in mente l'altrettanto postmoderno "La fine del mondo e il paese delle meraviglie" di Murakami). Ovviamente l'happy ending commerciale rimosso nel director's cut è quanto mai ridicolo.
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Spinto dal consiglio di Garion mi sono definitivamente deciso a vedere questo film. L'ho trovato molto, ma molto giapponese, sia per il mood che per le tematiche trattate, gli sguardi dei personaggi, le loro reazioni e caratterizzazioni. Provo a buttare giù qualche pensiero a proposito dell'opera. Personalmente il film mi ha ricordato un po' Takahata per quanto concerne l'autorealizzazione del protagonista e lo stile registico. Detto questo, non ho potuto non pensare, a livello di tematiche, al Film Blu di Kieslowski: il tema della perdita totale, il percorso di accettazione della vita nonostante tutto, la libertà intesa come "sentirsi vivi". A parte queste cose, ritornando ad insistere sulla "giapponesità" del titolo, Colorful è anche una storia di comunicazione in una società in cui le "molteplici sfumature" delle persone non riescono a combaciare tra loro, generando fraintendimenti e conseguenti silenziose sofferenze reciproche. Mi vengono in mente alcuni personaggi femminili che vengono rappresentati come dei gusci vuoti - come ad esempio la ragazzina che piace al protagonista -, alienati da tutto quello che sta intorno, e da loro stessi. Molto commoventi le scene con il trenino, la cosa che lega Makoto al suo unico amico. Esso simboleggia un po' la comunicazione in sé stessa, una cosa a cui i giapponesi devono tenere molto, a quanto pare. Il finale mi è sembrato abbastanza telefonato, ma va bene lo stesso, un messaggio il film l'ha comunque lasciato. Si spera sempre in una proiezione al cinema in Italia, come era stato fatto con Kaguya-hime.
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"Ai miei tempi..." et "Si stava meglio quando si stava peggio" et altre cazzate
topic ha risposto a AkiraSakura in una Alex Halman nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Lo sto ascoltando proprio in questi giorni, e trovo i testi molto acuti, riflessivi e si', decisamente inneggianti al disagio che si prova senza il conforto delle calorose e rassicuranti illusioni della modernita'. La canzone che per adesso mi ha colpito di piu', sia a livello estetico che di contenuti, e'"La vita Va". Descrive, in un certo senso, l'amore-simulacro odierno, freddo e scevro da romanticismi e sentimentalismi. Felicità: ci vorrebbe un prete o un Mondo delle Idee comprensibile Questo Mondo delle Idee comprensibile lo vedo come una sorta di esigenza di sicurezze, di modernita', all'interno della non-finalita' postmoderna. Quando lei se ne andò, mi ricordo bene il suo sguardo Lasciò qui la giacca. Il mio amore è freddo. L'amore diventa un surrogato, qualcosa di freddo, che rimanda a cose frammentarie, una giacca, uno sguardo. La vita va E' perpetuo il moto Lo scienziato sa come prenderla La vita viene spogliata di idealismi e finalita': l'unica certezza e' la sua catalogazione, ovvero un moto, dei freddi numeri. Grande disco. -
IL MALE(aka Ashita no Nadja)
topic ha risposto a AkiraSakura in una sirtao nella sezione Anime & Manga
Insomma, c'e' Chiaki J. Konaka non accreditato alla sceneggiatura? -
IL MALE(aka Ashita no Nadja)
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Bel disegno! Siano sempre lodate le orfanelle sfigate, tranne quella libertina di Georgie, la protagonista di uno degli anime più noiosi nel suo genere (almeno per chi scrive). In questo Nadja c'è del melodramma hardcore old style anni '70 tipo Candy^2 o è stato un po' ammorbidito? -
"Ai miei tempi..." et "Si stava meglio quando si stava peggio" et altre cazzate
topic ha risposto a AkiraSakura in una Alex Halman nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Quell'album dei Baustelle è un masterwork. Chapeau! E' difficile resistere al Mercato, amore mio Di conseguenza andiamo in cerca di rivoluzioni e vena artistica -
Shinseiki Evangelion - forma dell'anime, forma dell'uomo (cit.)
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Io invece lo comprai... mamma mia come mi ero preso male... no comment. A proposito, non vorrei essere off topic, ma tempo fa comprai insieme al film pure la serie, ma dopo poco tempo la rivendetti perché il doppiaggio mi faceva schifo. Subito dopo presi la versione ADV in inglese, cha a parer mio aveva un doppiaggio migliore e delle copertine più fighe... XD Ottimo, stasera se ho tempo me lo vedo! -
Shinseiki Evangelion - forma dell'anime, forma dell'uomo (cit.)
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Anche dei miei, inoltre essendo un fan dei MegaTen mi son dovuto sorbire pure Digital Devil... lol. Uno dei migliori chara ever per i miei gusti, ma come autore uno zero assoluto (anche le improbabili paranoie amorose di Haman Karn in versione manga si potevano evitare, allo stesso modo di Legaciam). Il problema non è Iczer-1, che trovo validissimo per i suoi tempi e pieno di idee grafiche e musicali ultrafighe (mi piace un botto, come anche Megazone 23 e Ai City). Il problema sono i sequel, uno più orripilante dell'altro. Io di Bubblegum ho trovato uber fighi i primi 3 episodi, poi è diventato via via sempre più fiacco. Il Crash non mi ha detto molto, è la solita minestra riscaldata. La OST cmq era da paura, me la ascolto ancora adesso con l'mp3 assieme a quella di Iczer-1. -
Shinseiki Evangelion - forma dell'anime, forma dell'uomo (cit.)
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Erano cmq simulacri per otaku, concettualmente molto vicini a quelli di oggi. Della serie "ti faccio vedere quello che vuoi tu e niente più". Sono soltanto cambiati alcuni cliché imho, ma la sostanza è sempre la stessa di quella delle opere odierne simili, ovvero il nulla. Si guardano per il fanservice (che fatto bene non è negativo). Concordo pienamente, ho sempre pensato questa cosa. Secondo me ci vorrebbero più opere generaliste, per fare appassionare più gente possibile alla cultura jap. In particolare io adoro quegli anime degli anni '90 tipo NTHT o Infinite Ryvius che, pur essendo per otaku, erano comunque aprezzabili anche da un pubblico più ampio. Il giusto compromesso tra otaku e generalista imho. Ecco, Colorful è da tempo che voglio vederlo ma ne dimentico sempre. A pelle mi ispira. C'era il giusto compromesso tra contenuti, trovate d'autore e feticci otaku, come in molte opere anni '90 del dopo-Eva. Però in effetti hai ragione, si ritorna sempre sullo stesso punto, ovvero che nel momento in cui dai un media in mano ai fans quello il più delle volte ti diventa un simulacro fine a sé stesso, e più i fans aumentano più simulacri ci sono. -
Shinseiki Evangelion - forma dell'anime, forma dell'uomo (cit.)
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Piuttosto, in animazione è impraticabile perché gli stipendi sono da fame. Per i manga invece c'è sempre spazio. Perfino Hajime Isayama ha avuto successo... Una domanda: ma negli anni settanta gli animatori non prendevano comunque pochi soldi? Da quel che so anche in quegli anni si mandava ad animare la roba in Corea per risparmiare. Sui manga sono d'accordissimo. Concordo con tutto, sopratutto sull'esempio tominiano che si è rivelato l'ennesima trollata d'autore (io lo sapevo prima ancora che uscisse, conoscendo bene il pelato). In quei pochi OAV meritevoli degli anni '80 c'era una certa ricerca stilistica mista a sperimentazione grafica, animazioni e design da urlo, ma tanto fanservice che spesso prendeva il posto della trama, fanservice d'autore, tipo quello di Sonoda, che era stilosissimo e ben studiato. C'erano comunque meno opere di adesso, e quindi meno schifezze (che quando dovevano fare schifo lo facevano eccome, robaccia tipo Legaciam è assolutamente inguardabile) e meno cloni (anche loro ci sono sempre stati). Il punto secondo me è che ci sono pochi autori non otaku che facciano roba ispirata che ne so, a libri, romanzi, cinema ecc. da esportare all'estero, come si faceva ad esempio con i meisaku della Nippon Animation. Per questo ho tirato fuori Tezuka, che nelle sue opere prendeva spunti da tutto quello che lo circondava, in modo creativo ed eterogeneo. Continuo comunque a confidare in autori di nicchia come ABe, Yuasa e co., oppure in qualche nuova leva che abbia qualcosa da dire, che sappia creare un qualcosa di sconvolgente, che definisca nuove coordinate rivitalizzando il settore come fecero al loro tempo un Eva o un Macross (che era già autoreferenziale, se andiamo a vedere, ma almeno aveva portato una nuova generazione di autori in animazione rompendo un po' il clima d'incertezza di fine anni settanta/inizio ottanta). -
Shinseiki Evangelion - forma dell'anime, forma dell'uomo (cit.)
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Secondo me Anno con Eva voleva concludere quanto iniziato con Macross, ovvero chiudere il cerchio gridando a tutti: uscite di casa! Il sogno otaku è finito! Ma ha ottenuto l'effetto opposto, innescando la scintilla che ha portato alla situazione attuale. Secondo me ci vorrebbe un nuovo Tezuka che porti degli autori non otaku a fare animazione, ma penso che questa mia richiesta sia molto anacronistica. -
"Ai miei tempi..." et "Si stava meglio quando si stava peggio" et altre cazzate
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Evangelion rulez! Cmq secondo me il romanticismo carico di buoni propositi per l'uomo poteva starci prima del '900 (anche se spesso i grandi ideali portavano a grandi carneficine, si pensi alla libertà, uguaglianza e fratellanza degenerata nel sangue e nel terrore). Da quel secolo, e sino ai giorni nostri, se ne sono viste di tutti i colori, con tanto di ben due guerre mondiali, genocidi, transizione nella postmodernità con tutte le conseguenze che ne derivano... ho come l'impressione che oggigiorno questo romanticismo "old style" che strizza l'occhio all'idealismo sia una sorta di rifugio dalla frammentazione, sia esterna che interna, che deriva dal non avere uno scopo, dalla postmodernità che si appallottola su sé stessa senza alcuna direzione. E qui si ritorna al discorso di prima, ovvero alla Yamato/SDF-1 in cui ci rifugiamo per fuggire dal caos che ci circonda, come dei novelli Urashima Tarou. -
"Ai miei tempi..." et "Si stava meglio quando si stava peggio" et altre cazzate
topic ha risposto a AkiraSakura in una Alex Halman nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Io non mi faccio carico di grandi pretese intellettuali/intellettualoidi per dimostrare che la razza umana faccia schifo e/o possa migliorarsi continuamente perché qualcuno ha detto che esiste/non esiste il libero albitrio e così via (io penso che esista, ma soltanto in quantità minima, infinitesimale, siccome siamo tutti bene o male sballottati qua e là da eventi che non riusciamo a controllare). La mia era un'opinione senza pretese, dacché in un forum a tema anime mi pare un po' pretenzioso tentare di analizzare fin nei minimi dettagli i rapporti causa/effetto che possono derivare dal fatto che un capo faccia il cazziatone a uno che non ha voglia di fare nulla, oppure che il capo sia corrotto e pensi soltanto al suo tornaconto, lo sfruttamento capitalistico dei poveri lavoratori, l'accetta che finì in testa al Trockij e via discorrendo, sino ad arrivare a parlare addirittura della natura umana in sé o della politica con consapevolezza analitica (in principio si stava parlando di educazione in senso stretto). Il buono e il triste sta dappertutto. E la gioia di uno è il dolore di un'altro, semplice legge di natura. La mia opinione è che l'uomo non sia un granché, e che, data la sua condizione infelice, debba illudersi di essere migliore di quello che effettivamente è. Per me non esiste il positivo o il negativo, ma il necessario e il non necessario. Ritornando al discorso precedente, per me non c'è nulla di positivo nel fatto che un tamarro indisciplinato debba subire cazziatoni da un ipotetico datore di lavoro. Da quello che ho visto alcune persone in questo modo sono state messe in riga (nel senso che magari non bullavano più altre persone, oppure che non mettevano più i chiodini sotto la sedia del professore), e mi fermo qui. Non ho mai negato che possa accadere che l'ipotetico suddetto tamarro in seguito sia diventato come il suo persecutore, si sia suicidato, sia diventato un genio della matematica etc. Ah, ho come la sensazione che tu stia etichettando aprioristicamente questo lido come un covo di fascistoni che sparano verità assolute, sparando anche tu nel mucchio. Spero di sbagliarmi. A me il registro della discussione è sembrato abbastanza terra-terra, senza grandi pretese umanistiche e/o politiche (che spesso sono estremamente soggettive e frutto di un qualche imprinting e/o contesto, come tutte le cose "umane", d'altronde). Hasta la victoria siempre! -
I film di Persona 3
topic ha risposto a AkiraSakura in una mannag'upesc' nella sezione Anime & Manga
Le tue osservazioni sono corrette, la differenza tra le nostre posizioni sta in cosa si intende per "continuity". In pratica io dico che è una continuazione nella trama stricto sensu, mentre tu la associ alla presenza di degli elementi in comune in un determinato universo. Forse il mio pensiero nasce dal fatto che Philemon e compagnia nei primi Persona erano più caratterizzati, mentre invece in seguito sono diventati una specie di "trademark" di routine (o almeno, così li ho percepiti). Bello il commento su Philemon e l'inconscio collettivo, Jung approva. -
I film di Persona 3
topic ha risposto a AkiraSakura in una mannag'upesc' nella sezione Anime & Manga
Vai tranqui... XD Cmq sulla farfalla hai perfettamente ragione, è Philemon. La citazione di Nanjo in P3 non implica un collegamento nella trama esplicito. Mi suona molto di contentino, ecco. -
I film di Persona 3
topic ha risposto a AkiraSakura in una mannag'upesc' nella sezione Anime & Manga
Per me quelli di cui parli sono contentini per i fan, io parlerei di continuity quando c'è una vera e propria continuazione nella trama. Beato te, a me il primo film di Persona è risultato indigeribile. Poi per carità, c'è anche gente che dice che Nyx e Izanami sono emanazioni di Nyarlathotep, ma questa cosa non sta scritta da nessuna parte. -
I film di Persona 3
topic ha risposto a AkiraSakura in una mannag'upesc' nella sezione Anime & Manga
Io consiglio di giocare ai giochi e di lasciare stare gli anime, che a mio avviso non sono all'altezza. Vorrei anche far notare che i primi due persona sono stati creati da Cozy Okada e Kazuma Kaneko, due figure storiche nel mondo MegaTen, e che da Persona 3 in poi lo staff è cambiato, segnando un punto di rottura tra i vari Persona. A prescindere dall'apparizione o no di camei di un gioco nell'altro, Persona 1 è in continuity con P2 (Innocent Sin + Eternal Punishment), in quanto vi sono dei riferimenti in comune per quanto riguarda la trama (ma i due giochi possono comunque essere giocati indipendentemente uno dall'altro, l'importante è seguire l'ordine Innocent Sin-EP nel 2), mentre invece non vedo alcuna continuity della vecchia tradizione dei Persona - più legata ai MegaTen veri e propri - con quella nuova di P3 e P4. If è concettualmente l'embrione di quello che sarà Persona 1, ma anche qui non vedo continuity tra i due, per quello che ne so sono storie indipendenti. -
"Ai miei tempi..." et "Si stava meglio quando si stava peggio" et altre cazzate
topic ha risposto a AkiraSakura in una Alex Halman nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Nona ttaccano briga perché stanchei, ma credo che dentro , nella magior parte dei casi, non sono cambiati di una virgola. L'ambiente lavorativo, con le sue competizioni e con il suo evidenziare le differenze tra le persone ( del ipo " io guadagno più di te perché sono più bravo e furbo") , cambiano in peggio le eprsone, generando invidie, livore, disonestà , maldicenze ecc... Il punto è che nell'ambiente lavorativo il ragazzetto deve competere per la pagnotta, (almeno in teoria) seguendo le regole dettate dalla società e dall'ambiente in cui si trova, altrimenti non mangia. Se a lavoro risponde male al capo viene sbattuto fuori, non è come con i professori (odierni) con i quali può fare lo sbruffone o il rivoluzionario della domenica. Poi il fatto che il suddetto ragazzo sbandato nonostante tutto sia rimasto marcio dentro è un discorso più generale sulla natura umana che trascende l'educazione. Penso che comunque il discorso dell'educazione verta sul riconoscimento di un'autorità che dispensa un determinato insieme di regole. Per il ragazzetto sarebbero i genitori, per l'adulto il datore di lavoro. -
"Ai miei tempi..." et "Si stava meglio quando si stava peggio" et altre cazzate
topic ha risposto a AkiraSakura in una Alex Halman nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Posso soltanto affidarmi all'esperienza in questo discorso, e per quello che ho visto io quelli che facevano i gradassi ai tempi della scuola quando sono finiti a scaricare mattoni tot ore al giorno non avevano più né il tempo né la voglia di attaccare briga. Poi ovviamente i "cattivi" nel senso di delinquenti nati hanno un background diverso dietro, spesso molto più borderline di quello dei ragazzetti scemi delle scuole. Come dicevo prima, per fare un discorso del genere bisognerebbe valutare la singola persona e il contesto da cui viene fuori. Ci sono figli di ubriaconi e di famiglie disagiate che sono diventati delinquenti, altri invece che si sono fatti il mazzo per uscire dalla loro misera condizione in modo onesto, anche se i genitori erano talmente disperati da non averli educati. Ho conosciuto una persona del genere, massimo rispetto. Ci sono anche i figli dei borghesi che compiono atti di bullismo nonostante vengano da un ambiente agiato e non violento... insomma, la natura umana è abbastanza aleatoria e difficile da inquadrare. Spesso gli aghi sotto le unghie non servono a nulla. mentre altre volte potrebbero fare soltanto del bene. Poi sì, talvolta i "buoni" vengono piegati dalla durezza della vita e cambiano, come tutte le cose. Nulla lo esclude.