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Totoro


Taro

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Credo anch'io che La tomba delle lucciole sia un film importantissimo, quasi quanto credo che la sua lettura sia estremamente difficile.

 

Ricordo un bel dialogo tra il regista Takahata e l'autore del racconto originale (che ricordo essere un racconto massimamente autobiografico) in cui si enucleavano le ragioni per cui tutto il pubblico (giapponese) sotto una certa età (essenziamente: non vecchi, nati dopo la guerra) percepisse il protagonista Seita come 'poverino' (una vittima) anziché come un colpevole, ovvero come l'autore lo intendeva.

 

E' uno spaccato di evoluzione sociologica preziosissimo.

 

Proprio ora che sono al lavoro su un'opera di Miyazaki Gorou, e che ho appena finito di ri-lavorare su Terramare (sub precisi per il BR ^^), sono ancora più vicino a questo uso maturo e cosicente del mezzo cinematografico, sinanco animato, volto a veicolare spunti umani importanti.

Modificato da Shito
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E' molto semplice. Verrebbe da dire: come può essere visto come altro che un colpevole?

 

In un momento reale come quello che lui vive (guerra, genitori morti), anziché sopportare mali tutto sommano minori (la sgradevolezza della zia, le angherie), Seita preferisce fuggire di fronte alla realtà, rifugiandosi in una pantomima di vita familiare con la sorellina, di cui pure era naturalmente responsabile. Questo causa la morte della sorellina in prims (parte autobiografica), e poi dello stesso Seita (espiazione fittizia dell'autore, che invece chiaramente sopravvisse alla sorellina).

 

Takahata sottolinea come, generazionalmente, questo atteggiamento di rifiuto fosse un'eccezione in quei tempi: quando si deve sopravvivere si accetta tutto, laddove essendo diventato usuale nella società del benessere Seita viena percepito come 'vittima' da pubblico più giovane (siamo nell'88). Takahata cita la parola moderna 'mukatsuku' (cheppalle, che stess) come untermine di nuovo conio dietro al quale i giovani (dell'88) si rifugiano newlla loro fuga dala realtà. Questa parola, dice Takahata "non non ce l'avevamo".

 

La stessa cosa è chiara in Anno. Ai tempi di Eva (e sel neonato sito GAiNAX) due delle parole/espressioni chiave dichiarate erano: "iyaaa-na kanji!" (ovvero: che schifo, che sensazione di repulsa) e la sua giusta risposta "nigegha dame da!" (non si deve fuggire!), che esprimevano la lotta verso la conquista di una tardiva adultità da parte dell'otaku.

 

Ancora una volta si nota come la "misofobica intransigenza", l'idealistico essere del non-compromesso, il "rifiuto dell'inaccettabile" siano tutti sentimenti infantili, che il benessere diffuso -e solo quello- permette di protrarre ad libitum in un rifiuto della crescita psicologica e sociologica reale.

 

In questo senso, i due film di Miyazaki Gorou sono davvero dei meravigliosi messaggi alla nuova società umana.

Modificato da Shito
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Io però non capirò mai perchè fare una storia come Otaru no Aka in animazione.

 

Non ho mai capito bene che senso abbia fare un film d'animazione girato come fosse un film dal vero.

 

Ma fatelo con attori in carne e ossa a questo punto,

Modificato da Zio Sam
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E' molto semplice. Verrebbe da dire: come può essere visto come altro che un colpevole?

 

In un momento reale come quello che lui vive (guerra, genitori morti), anziché sopportare mali tutto sommano minori (la sgradevolezza della zia, le angherie), Seita preferisce fuggire di fronte alla realtà, rifugiandosi in una pantomima di vita familiare con la sorellina, di cui pure era naturalmente responsabile. Questo causa la morte della sorellina in prims (parte autobiografica), e poi dello stesso Seita (espiazione fittizia dell'autore, che invece chiaramente sopravvisse alla sorellina).

 

Takahata sottolinea come, generazionalmente, questo atteggiamento di rifiuto fosse un'eccezione in quei tempi: quando si deve sopravvivere si accetta tutto, laddove essendo diventato usuale nella società del benessere Seita viena percepito come 'vittima' da pubblico più giovane (siamo nell'88). Takahata cita la parola moderna 'mukatsuku' (cheppalle, che stess) come untermine di nuovo conio dietro al quale i giovani (dell'88) si rifugiano newlla loro fuga dala realtà. Questa parola, dice Takahata "non non ce l'avevamo".

 

La stessa cosa è chiara in Anno. Ai tempi di Eva (e sel neonato sito GAiNAX) due delle parole/espressioni chiave dichiarate erano: "iyaaa-na kanji!" (ovvero: che schifo, che sensazione di repulsa) e la sua giusta risposta "nigegha dame da!" (non si deve fuggire!), che esprimevano la lotta verso la conquista di una tardiva adultità da parte dell'otaku.

 

Ancora una volta si nota come la "misofobica intransigenza", l'idealistico essere del non-compromesso, il "rifiuto dell'inaccettabile" siano tutti sentimenti infantili, che il benessere diffuso -e solo quello- permette di protrarre ad libitum in un rifiuto della crescita psicologica e sociologica reale.

 

In questo senso, i due film di Miyazaki Gorou sono davvero dei meravigliosi messaggi alla nuova società umana.

 

Il risultato di una società che accetta tutto essendo Nanchino o finanche il '44-45 in Giappone, si potrebbe affermare. Però non vado davvero a fare di questa sociologia spicciola che mischia l'intuizione al dato generale come se fossero sullo stesso piano.

Modificato da Dairon
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Io però non capirò mai perchè fare una storia come Otaru no Aka in animazione.

 

Il rosso del barile sarebbe un buon titolo!

 

Non ho mai capito bene che senso abbia fare un film d'animazione girato come fosse un film dal vero.

 

Be', volendo puoi metterla anche così: girare un film dal vivo con bambini protagonisti è difficile. Perchè hanno troppa poca esperienza per esprimere ciò che chiede il regista. Esperienza di recitazione, di controllo delle proprie espressioni, ecc...

In un disegno invece, ci sono le espressioni e le movenze che vuole il regista.

 

Cmq del fatto che Seita fosse colpevole se ne era già parlato nel forum, quando facevo notare di come la scena in cui non si siede composto in casa sottolineasse già una sua deriva egoistica.

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più che egoistica, egocentrica. ovvero infantile, quando non potresti permetterti il lusso dell'infanzia.

 

inoltre, credo che Takahata abbia comunque voluto fare quel film in animazione perché, oltre ad amare sinceramente le potenzialità del mezzo, voleva che lo vedessero anche i bambini, quantomeno quelli dell'età di Seita, magari insieme alle famiglie.

 

grazie per il post, Garion. La pancia incominciava a dolere.

Modificato da Shito
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Un vero criminale!

 

Se riesci a capire il perchè, allora ti sarai avvicinato un po' di più a comprendere la cultura giapponese.

 

Questa volta sono io a consigliarti di rinunciare, amico mio.

 

Per poter comprendere qualcosa, innanzitutto è necessaria la volontà di comprendere, al genuina intenzione a farlo. Non c'è peggior discente di chi non vuol capire (è al quarta scimmietta).

 

E non si può capire il diverso se ci si ostina pervicacemente, sinanco in modo impettito e borioso, ovvero realmente ottuso, a leggerlo con gli occhi, la scala di riferimento del proprio.

 

Sarebbe come pensare di capire una lingua straniera usando la grammatica della propria. Non ha senso.

 

Ma Darion ha dimostrato, e implicitamente anche dichiarato, di vivere e approcciarsi alle opere straniere sulla falsariga di "siamo tutti umani, tutti fratelli, siamo tutti uguali, non esistono differenziazioni endemiche culturali di provenienza!"

 

Quindi, è impossibilitato alla comprensione di ogni cosa diversa dal sé, a da ciò che si riconosce come tale o ad esso annesso. :(

Modificato da Shito
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Lo fa davanti a sua sorella, che gli chiede perchè si comporta da maleducato. E lui le risponde che non c'è nulla di male in quello che fa. E la scena arriva subito dopo quella in cui la zia si lamentava perchè non si era scusato.

Non so se riesco a spiegarmi, ma la forma è importante. Dal nostro punto di vista può sembrare che non ci sia nulla di male davvero nel suo comportamento.

Ma per un giapponese invece c'è. Per questo dicevo che se riesci a capire il perchè, allora ti sarai avvicinato alla cultura giapponese.

 

Questa volta sono io a consigliarti di rinunciare, amico mio.

 

Ah, ma non voglio convincere specificatamente lui. Ho scritto a lui, ma parlo in generale. E cmq non voglio convincere nessuno di niente, a ben pensarci.

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In questo caso è concepibile, e certamente si capisce l'irrispettosità (che sia utile o meno, altro discorso. Se era quando vivevano da soli, poi...). Non so se utilizzerei il termine egoista, ma sono dettagli.

Di sicuro però non è "colpa". Voglio dire, come termine.

Modificato da Dairon
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Viene in mente lo schiaffo, l'unico schiaffo, del padre in Omohide Poroporo, perché la figlia era uscita di casa a piedi scalzi.

E la faccia del padre dopo, mentre lei piange come una bambina di M. non pianse mai (neppure Chihiro con gli onigiri in bocca, no).

 

Beh, Garion ha parlato di egoismo. Un fenomeno universale, e un termine italiano.

 

Questa tua presunzione di universalità non solo dei sentimenti umani, ma anche e soprattutto della loro percezione e del loro valore, semplicemente perché intercomunicati con dei significanti fonici articolata (convenzionali), è un velo che ti copre la vista.

 

"Siccome si chiama così (anche in traduzione), è lo stesso per tutti".

 

Certo.

Modificato da Shito
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Stare seduti scomposti è un aspetto sociale. Se si è da soli, questo è inimportante*. Nell'Hagakure, mi pare di ricordare la questione della decorosità da soli (quindi tutt'altro ambito sociale, eh, ma facciamo finta ci sia un tratto continuo) sia posta come tale per essere sempre pronti e (secondariamente, non sono neanche sicuro esista) per chiarezza di pensiero... ovvero, si installa un'altra ragione che quella sociale.

 

*=direi che il problema non era per la sorella, almeno tu non lo vedi come tale.

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Seta, si comporta in maniera egoista ed ha le sue colpe ( però ricordiamo che è sempre un bambino rimasto senza genitori e che vive in un mondo impazzito) ma parte della colpa è anche della Zia che lo tratta talmente male da spingerlo ad andarsene e che non fa nulla per convincerli a rimanere ( e sicuramente avrà immaginato che i due avrebbero fatto una brutta fine).

Credo che il pubblico percepisca Seta come "giusto" proprio perchè intorno a lui ci sono adulti gretti ed egoisti che lo spingono a fare quello che ha fatto.

Modificato da Zio Sam
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Darion: ci pensi che io -italiano- sono stato educato al contrario di come tu dici?

 

Mi dicevano sempre di mangiare composto non per gli altri, ma per me stesso.

 

Oggi come oggi, ma da sempre, mi sento male a mangiare male, a non lavarmi le mani prima di sedermi a tavola, a sedermi vestito sul letto, a fare un sacco di cose di cui mi è stata fatta vedere la nefasta sciatteria, e questo sentimento, da me recepito con approvazione profonda, è diventato parte di me. :)

 

Lo dici TU che "stare seduti scomposti è un aspetto sociale." Per me non è così, è aspetto individuale, un imperativo categorico assoluto interiore che è parte della mia persona in quanto tale, come altre cose. Infatti, anche se sonopersona per nulla sociopatica ma assai solitaria (quasi isolatra), non mi permetterei mai di masticare con la bocca aperta, o di fare rumore mentre bevo. Mi sentirei male per questo.

 

E così sono io, non tu, ma tu non pensare che le cose siano per tutti come sono per te.

 

---

 

Takahatasi si sofferma molto anche sull'aspetto 'muliebre naturale' di Setsuko, ma meglio non addentrarsi nel pensiero dell'AUTORE: il povero Darion potrebbe esplodere nel clash culturale. :D

Modificato da Shito
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