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"Screen Epiphanies" aka i Primi o i piu' Importanti Film per voi.


Shuji

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Visto che e' qualcosa detto da me, specifico, ma rinnovo l'invito a non divagare troppo od a togliere magari spazio e visibilita' all'argomento del topic.

 

Detto questo; che intendo con 'inspirational'.

 

Quando una storia 'funziona', ed altrettanto lo fa una canzone, cio' che accade e' la frantumazione del concetto di sospensione dell'incredulita', dello stesso 'dare fiducia', e cio' che si vede, sente o altra sensazione che sia, in qualche modo 'svapora', e ci ricongiunge con ricordi piu' o meno positivi, aspirazioni, anche sogni.

E' il momento 'perfetto' in cui chi legge, guarda un film, ascolta una canzone, e' totalmente e consapevolmente solo 'spettatore'.

 

Un po' come quasi tutte le descrizioni migliori di ambienti, come per esempio nel famigerato signore degli anelli, spesso capita di pensare a immagini anche differenti da quelle che sono le intenzioni dell'autore. A volte ci si ferma, si recupera il filo e si ritorna indietro a leggere cio' che e' stato letto in modo 'distratto' dalla propria immaginazione e ricordi a 'pieno regime'.

 

Per 'inspirational' intendo questo.

 

A volte basta anche molto meno, specialmente anzi anche uno scambio di battute che va in qualche modo ad 'incastrarsi' in dubbi ed incertezze magari avute.

 

Un po' il successo dei 'quote' e degli excerpts di romanzi, racconti, poesie o quant'altro, che spesso sopravvivono alle opere stesse.

Ad esempio io sono abbastanza certo che Oscar Wilde sia piu' famoso per gli aforismi che per il resto, presso la gente.

Cosi' come per i film, e quant'altro.

 

E parlando di quegli anni 80, c'era una grandissima quantita' di opere/film che con il loro linguaggio potevano fornire spunti, e quant'altro. Molte erano rivisitazioni di altro, libri, testi. Ma c'era anche una notevole quantita' di IDEE espresse con la forza del medium cinematografico.

 

Quanto diavolo di forza ha avuto un ET di Spielberg, se a distanza di 30 anni ancora oggi si ripete quella che presa di per se' e' una battuta assolutamente idiota oltre ogni immaginazione come: "ET, telefono casa".

O il fatto che il 'logo' di un personaggio e' un cappello a tesa larga?

 

E' troppo semplice parlare esclusivamente in chiave sociologica di taluni fenomeni.

Quelle opere avevano in se' qualcosa di speciale, e molto.

 

Soprattutto quel desiderio di raccontare storie.

Storie, non personaggi, dei quali oggi siamo circondati.

Ed inoltre di quelle storie abbiamo remake e similari da anni.

 

Non dico che non ci siano oggi le storie, ma cio' che gli scrittori volevano, rappresentare parti di essi con il tramite di una storia, per poi arrivare mettendo insieme tali frammenti di se', al personaggio, da molto tempo a questa parte nella stragrande maggior parte dei casi e' solo costruire personaggi da frammenti messi insieme con una qualche logica specifica non piu' dall'autore ma dall'ambiente, dalle esigenze socializzanti di altri.

 

Prima un personaggio veicolava.

Ora un personaggio e'.

 

Solo che in questo modo, nessuno ha.

Neanche colui che ritiene di essere.

 

Per il resto chiediamo a Fromm.

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Sì, credo sia dai tempi della critica letteraria al romanzo inglese della prima rivoluzione industriale che si era giustamente detto che l'incentrare la narrativa intorno ai personaggi è la deprecazione della narrativa.

 

Tipicamente, la letteratura da parrucchiera (per i giapponesi 'da comari intorno al pozzo') non è fatta di storie, ma di 'chi' e 'con chi'.

 

C'è un filo marrone che lega romanzi come David Copperfield a romanzetti come gli Harmony alle Soap Opera prima radiofoniche e poi televisive ai 'reality show'.

 

E' il modo di fruire non una storia, ma di fare pettegolezzo nell'impicciarsi nelle vite raccontate.

 

Vende un sacco, eh.

 

Vedete, siamo tornati all'industrializzazione dell'arte. :/

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Per quanto mi riguarda, sei fuori strada.

 

Prendiamo Back to the Future (titolo tradotto un po' male, ciao-ciao ossimoro fico).

 

Non è un film con una componente di ispirazione perché c'è l'avventura fantastica.

Per come l'ho sempre visto io, l'avventura fantastica serve a far riflettere i ragazzini che rizzare la schiena può essere utile a determinare al meglio il proprio futuro.

Che in fondo i ragazzi di ieri, per quanto i loro racconti sembrino vecchi, non erano troppo diversi dai ragazzi di oggi.

 

Cose così. E' semplice e tutto, eh. Ma mi garba.

Non è che si debba inculcare politologia e sociologia storica in ogni angolo.

Anche solo far riflettere, in un film per ragazzi, va benone, no?

(ottantotto miglia all'ora!)

 

Se il fantastico viene usato per far riflettere, se il fantastico è solo il mezzo, ben venga.

Anche Asimov va così, no? E per me va benone.

 

Star Wars è altrettanto ispirante sul punto dell'esotismo orientale.

Ora, dimenticando la 'seconda trilogia', nella prima c'era queata religione mistica che vede il bene e il male come facce della stessa medaglia, e ci ricorda che scegliere da quale parte stare è una cosa che sta a noi.

Il che è ancora una volta comodo e tutto, ma va ancora bene.

 

The Jaws non conosco (lol i seguiti dove le mascelle non erano di Squalo, e da noi erano 'Lo Squalo N' lo stesso).

 

 

Mmmh, a mio parere un minimo di contenuto è rintracciabile quasi ovunque. Andando avanti su questo discorso si salva tutto. In Back To The Future e Star Wars si riflette davvero poco, un minimo si e forse per questo non sono del tutto da buttar via, ma imo sono la via per la sedazione. Di più non so dire.

 

 

Io ho la triste sensazione che tu stia formattando, e indi sclerotizzando, un pochino il tuo pensiero su canovacci fin troppo abusati.

 

E.T: ti consiglio di riguardarlo, perché parla di escapologia dei ragazzi dinanzi a degli adulti inariditi/persi nella loro 'Tesi dell'Angelo Crudele'.

Mai notato che i ragazzini giocano a un GIOCO DI RUOLO?

Mai notato che non si vede mai un adulto in faccia, madre di Elliot esclusa, e che tutti gli adulti sono o 1) 'tagliati' dalla testa in giù per inquadratura, 2) maschwerati (halloween), 3) scafandrati

E che poi l'unico adulto che si vede è quello che si toglie lo scafandro, e quando Elliot gli chiede 'perché ci aiuti?' lui risponde: "perché sognavo questo momento da quand'ero bambino".

 

Ok, non è FLCL. Non siamo ancora arrivati al problema inverso (gli adulti inetti che schifano bambini troppo svegli, anche se ancora 'puri'), ma è molto prima di FLCL.

 

Bob, temo tu stia diventando un partigiano del tuo stesso pensiero, molto molto categorizzante.

Partigianeria e categorizzazione sono fail, ricorda.

 

 

Sulla sclerotizzazione del mio pensiero sono d’accordo - non che solo l’esserne coscienti migliori la cosa eh! - ma ho la sensazione di aver acquisito abbastanza categorie per un’interpretazione universale del reale indi un disinteresse verso lo studio e il miglioramento intellettivo/culturale. Penso che ad una certa età sia normale oltre che quasi giusta una certa stabilizzazione - di sicuro a 20 anni è molto stupido, per quanto si possa aver imparato si è sempre giovani e l’apertura per qualche revisionata sostanziale sarebbe buono mantenerla.

Sulla formattazione su canovacci abusati boh, forse se ne ha più l’impressione leggendomi, mentalmente non mi baso mai sull‘altrui pensiero. Anche se a leggermi sembra il contrario, dato che cito e ricordo molto ( do l’impressione di cultura più che di intelletto, credo ).

 

 

 

La cultura *è* memoria.

L'intelletto è tutto il resto.

Dal loro connubio nasce, semmai, la saggezza. Che è altra cosa ancora.

 

 

PS:

L'immagine nella tua sign è la sconfitta del bello, oltre a risultarmi visceralmente sgradevole/nauseante.

 

 

La cultura come memoria è la cosa che più disprezzo. Apprezzo invece l’arte come via tramite cui l’intelletto comunica ad altri ( estranei, non i prossimi prossimi del giardino di cui tu dicevi ), dando a questi la possibilità di apprendere qualcosa. L’apprensione tuttavia deve essere per me effettuata criticamente, cosicché si risolva - per dirla con te - in saggezza piuttosto che in cultura.

 

L’immagine nella sign è un po’ dissacratoria ed evita quel senso di fico che fa male a GTO. Sinceramente mi spiace che ti dia fastidio - giuro non sono ironico - se la vedevi solo tu la toglievo subito ( tanto più che non c‘era gusto a tenerla ). C’è una puntata in cui Onizuka mangia un pesce sul quale il preside dava spiegazioni agli studenti ammirati, la cultura senza intelletto va eliminata ( = beffeggiata e derisa ) al più presto. La cultura come memoria è priva di riflessione autocritica e per quanto sia fatta per l’utilità diventa futile, sakucho! ( cmq non pensare che, pel fatto che lo tenga in sin, ritenga GTO una delle migliori espressioni artistiche dei 90’ eh )

 

 

 

 

 

--- bah, cmq la suddetta sclerotizzazione si vede anche dal fatto che ti leggo molto ( non solo te, anche con libri e film ) e imparo/mi-modifico poco, molto meno rispetto a quanto imparavo leggendoti saltuariamente un anno fa. Penso si veda e che ti risulti triste e deludente, però grazie comunque per il commento bello e con quote puntuale.

Modificato da silent bob
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Mmmh, a mio parere un minimo di contenuto è rintracciabile quasi ovunque. Andando avanti su questo discorso si salva tutto. In Back To The Future e Star Wars si riflette davvero poco, un minimo si e forse per questo non sono del tutto da buttar via, ma imo sono la via per la sedazione. Di più non so dire.

 

Si vede che selezioni per bene le tue visioni, il che è un bene, ma non pensare che siano statisticamente rappresentative della realtà. whistling.gif

Hai presente roba come IronMan1 e 2?

Hai presente film fatti di sense of coolness basata su oneliner deprimenti anche nel loro cliché?

Ecco.

 

Sulla sclerotizzazione del mio pensiero sono d’accordo - non che solo l’esserne coscienti migliori la cosa eh! - ma ho la sensazione di aver acquisito abbastanza categorie per un’interpretazione universale del reale indi un disinteresse verso lo studio e il miglioramento intellettivo/culturale. Penso che ad una certa età sia normale oltre che quasi giusta una certa stabilizzazione - di sicuro a 20 anni è molto stupido, per quanto si possa aver imparato si è sempre giovani e l’apertura per qualche revisionata sostanziale sarebbe buono mantenerla.

 

E' una cosa ciclica. Intendo lo strutturarsi, sclerotizzarsi, la destrutturazione e la ri-edificazione del proprio pensiero.

 

Tuttavia, se la strutturazione passa attraverso un certo modo di fruizione critica del pensiero sedimentato nella migliore cultura umana, la destrutturazione può più spesso che no venirti dalla vita.

Se sei arrivato al plateau della stasi, è il momento di non leggere più e di cercare schiaffi in faccia dalla vita. Poi ricostruirai con i libri in mano. Così va.

 

Io spesso cerco di scrivere cose molto provocatorie per innescare il movimento delle rotelle, ma non può sempre bastare una parola, una frase, uno scritto letto anche bene. A volte semplicemente non basta.

 

Sulla formattazione su canovacci abusati boh, forse se ne ha più l’impressione leggendomi, mentalmente non mi baso mai sull‘altrui pensiero. Anche se a leggermi sembra il contrario, dato che cito e ricordo molto ( do l’impressione di cultura più che di intelletto, credo ).

 

Dai l'impressione -almeno a me- più di intelletto che di cultura. Ma ti consiglierei di stare attento ai canovacci inconsci. In genere quelle forme a priori di percezione (e indi incasellamento, categorizzazzione) della realtà. E' una matrice che spesso non vediamo in noi stessi. Quando parlavo dei tuoi canovacci mi riferivo a questo, a dei binari -non tuoi esclusivi- che mi paiono essere una sorta di linea fissa del tuo modus operandi mentale, e che se non scardinerai almeno un po' non ti permetteranno di leggere la diversità anche in mille libri diversi. Perché ciò che leggi lo organizzi negli stessi schemi che hai nella mente, anche se non te ne accorgi. Sei arrivato al punto in cui cerchi nelle letture i 'rifinimenti' di un sistema, come per colmare dei piccoli buchi che sai esservi presenti, ma in questo modo hai già reso il tuo sistema inconsciamente dogmatico. Questo è rischioso, occhio. Occhio al compiacimento anche di un buon risultato ottenuto.

 

La cultura *è* memoria.

L'intelletto è tutto il resto.

Dal loro connubio nasce, semmai, la saggezza. Che è altra cosa ancora.

 

 

PS:

L'immagine nella tua sign è la sconfitta del bello, oltre a risultarmi visceralmente sgradevole/nauseante.

 

 

La cultura come memoria è la cosa che più disprezzo. Apprezzo invece l’arte come via tramite cui l’intelletto comunica ad altri ( estranei, non i prossimi prossimi del giardino di cui tu dicevi ), dando a questi la possibilità di apprendere qualcosa. L’apprensione tuttavia deve essere per me effettuata criticamente, cosicché si risolva - per dirla con te - in saggezza piuttosto che in cultura.

 

Giochiamo a capirci, perché è una questione terminologica.

 

La cultura è quello che sai, possibilmente avendolo capito. Quindi quello che ti ricordi. io, ad esempio, ho scarsa cultura perché ho sempre studiato poco e sono un prigro maledetto.

L'intelletto è la capacità mentale di comprendere e organizzare e interconnettere pensiero. Quindi, la cultura è semmai materiale per l'intelletto. L'intelletto lavora su ciò che abbiamo in testa, e la cultura stà lì, come materiale disponibile (memoria).

La saggezza dovrebbe essere il frutto dell'intendimento delle cose e della loro analisi critica onesta, ovvero il frutto dell'opera dell'intelletto sulla cultura.

L'arte, infine, è il tentativo comunicativo. Se è arte buona, questo tentativo comunicativo vuole comunicare i suggerimenti della saggezza. Se è arte cattiva, non si sa cosa voglia fare, tipicamente.

 

la cultura senza intelletto va eliminata ( = beffeggiata e derisa ) al più presto.

 

Posso concordare, nel senso che è cultura sterile -un mezzo inerte- e quindi inutile se non dannosa (psicologicamente).

 

La cultura come memoria è priva di riflessione autocritica e per quanto sia fatta per l’utilità diventa futile

 

Insisto nel dire che la cultura è solo il materiale su cui lavorare. E' come dire che la stoffa senza macchina per cucire è inutile: ovvio.

 

 

--- bah, cmq la suddetta sclerotizzazione si vede anche dal fatto che ti leggo molto ( non solo te, anche con libri e film ) e imparo/mi-modifico poco, molto meno rispetto a quanto imparavo leggendoti saltuariamente un anno fa. Penso si veda e che ti risulti triste e deludente, però grazie comunque per il commento bello e con quote puntuale.

 

Come dicevo prima, sei nella fase delle rifiniture, che in genere è quella che precede un plateau. Non mi risulta triste, né deludente, perché anche se ti stimo non ti considero un non-umano, e non lo pretenderei da te, come del resto da me stesso. Direi che va tutto bene, non demoralizzarti e continua nella tua opera. Quando arriverai a una stasi, probabilmente giungerà una frattura inaspettata, e il ciclo ricomincerà.

 

Perché la vita è quella cosa che ci capita quando siamo impegnati a pensare ad altro, sai. ;)

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E' interessante come stia spuntando fuori una certa componente disneyana e di spielberg.

 

Tale "componente" vale anche per me, però mi sorge un dubbio..

Non sarà che all'epoca, poichè molti di noi erano ragazzini, semplicemente venivamo PORTATI dai nostri genitori a vedere film di Disney e di Spielberg perchè questi ultimi erano considerati dagli adulti di allora (perlomeno quelli italiani..) "tipici film per ragazzini"?

Che poi ciò abbia contribuito a formare un certo qual "gusto" nella nostra generazione è un altro discorso..

Modificato da EYMERICH
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E' interessante come stia spuntando fuori una certa componente disneyana e di spielberg.

 

Tale "componente" vale anche per me, però mi sorge un dubbio..

Non sarà che all'epoca, poichè molti di noi erano ragazzini, semplicemente venivamo PORTATI dai nostri genitori a vedere film di Disney e di Spielberg perchè questi ultimi erano considerati dagli adulti di allora (perlomeno quelli italiani..) "tipici film per ragazzini"?

Che poi ciò abbia contribuito a formare un certo qual "gusto" nella nostra generazione è un altro discorso..

 

Anche, pero' puoi star certo che se i film in questione non fossero stati in qualche modo di gradimento (anche pur non espresso) o di una qualche curiosita' almeno anche da parte dei genitori, non ci sarebbero andati 2dawpp0.gif

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Anche, pero' puoi star certo che se i film in questione non fossero stati in qualche modo di gradimento (anche pur non espresso) o di una qualche curiosita' almeno anche da parte dei genitori, non ci sarebbero andati 2dawpp0.gif

 

Beh, però, sai "pur di far stare buoni i bambini" molti genitori si "sacrificavano" (almeno talvolta..).

Modificato da EYMERICH
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Penso sia il caso di ribadire l'argomento del topic;

 

L'anno scorso è uscito un libro molto particolare in Inghilterra ("Screen Epiphanies" di Geoffrey Macnab), che riporta la domanda riportata qui nel sottotitolo: "Qual è il primo oppure il più significativo film che ricordate?", fatta a vari registi, tra i quali Martin Scorsese, Lars von Trier, Danny Boyle, Mike Figgis, Stephen Frears, che quindi raccontano il loro 'primo approccio' col cinema.

 

(Qua ci sono degli excerpts del testo in questione: http://www.independe...me-1828427.html )

 

E quindi, gia' che ci siamo, giro a voi la domanda:

 

Qual e' stato il vostro primo film in assoluto, o quello che per qualche motivo ricordate maggiormente?

Ovviamente e' necessario accompagnare il titolo a delle motivazioni.

thumbsup.gif

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Concordo con Shuji su quell'ANCHE -ovvero 'non solo'.

 

Concordo anche sull'idea che il cinema di 'quel particolare momento' godesse di un particolare momento (nel senso di 'momentum') creativo e ispirante.

 

Concordo anche che -certo- erano gli anni della nostra infanzia e quindi della nostra maggiore fascinabilità.

 

Direi sommando tutto che, in questo merito, abbiamo avuto un bel po' di culo. ^^;

Modificato da Shito
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Di film al cinema ne ho visti sempre pochi, in compenso ne ho visti parecchi in TV. In particolar modo da piccolo ho visto quasi tutti i film di Alfred Hitchcock, probabilmente perche' mia madre ne era particolarmente appassionata. Fra tutti, quello che mi ha colpito di piu' e' stato Spellbound (malamente tradotto in italiano con 'Io ti salverò'), in parte per l'inquietante sequenza onirica creata da Salvador Dalì, in parte per l'omicidio involontario del fratellino del giovane protagonista ripreso in soggettiva, e in parte perche', piu' che alla ricerca dell'assassino, il protagonista e' alla ricerca delle proprie colpe rimosse. Ma mi hanno colpito anche Frenzy, con la cruda rappresentazione degli omicidi, lo humour nero di 'La congiura degli innocenti', 'Il sospetto' con un ambiguo Cary Grant, 'Nodo alla gola' , ecc (si nota che mi piace Hitchcock;)?).

Mi piacevano pure i film con la coppia Walther Matthau/Jack Lemmon come 'La strana coppia' (irresistibile). Ma anche da soli erano fenomenali, come Matthau in 'E' ricca, la sposo e l'ammazzo' (altro titolo italiano idiota) e il divertente, intelligente e malinconico 'L'appartamento' di Billy Wilder con Jack Lemmon.

Che gusti da vecchio ho, eh? :P

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