Shito Inviato Share Inviato (modificato) On 10/18/2026 at 3:23 PM, Shuji said: Voler sminuire, rabberciare o far finta che una cosa non esista, non è lo stesso di dare lo stesso valore a diverse verità concomitanti negandone di fatto senso se non l'esistenza Ok, allora sul serio. Riprendo seriamente dal tuo primo post sul merito: Quote Nell'attuale periodo storico di "post-verità*", che senso ha parlare di meta-narrazione? [...] La post-verità è una condizione culturale e comunicativa in cui i fatti oggettivi contano meno dell'emotività e delle convinzioni personali nel formare l'opinione pubblica. Corollario; tante verità, tutte in qualche modo plausibili, uguale = nessuna verità Quando ogni opinione o narrazione viene considerata valida e "plausibile", la verità oggettiva si dissolve. Non c'è più un terreno comune basato sui fatti, ma solo un rumore di fondo in cui chi urla più forte o emoziona di più stabilisce la propria versione della realtà. Di fatto, se tutto è vero, niente lo è più. Questo scrivesti. Dissento fortemente da quello che riporti (non so se siano opinioni anche tue, condivise). Ovvero, come taluni filosofi/psichiatri dicevano: "Non perché una realtà viene ignorata o negata essa cessa di essere reale". Si tratta di una cosa che mi sta molto a cuore ed è la ragione per cui ho sempre detestato la metanarrazione á la Oshii Mamoru o Kon Satoshi. In senso psichiatrico/freudiano classico, si tratta del "principio di realtà", ovvero l'onesto riconoscimento della realtà fattuale esterna al soggetto come reale, anche se spiacevole. Ad esso si contrappone il "principio di piacere", dalla cui dominanza derivano essenzialmente tutte le psicosi, innescate come meccanismi di difesa psichica. Chiaramente, le opinioni sono opinioni. Sono giudizi di valore. NON sono verità oggettive. Ho sempre trovato ridicolo il noto adagio "sulle opinioni non si discute", perché credo il contrario: le opinioni sono relative e quindi discutibili, al contrario i fatti sono indiscutibili, se ne può solo prendere atto oppure impazzire. Indi, o la realtà/verità è una/unica, oppure non esiste (grazie, Kant). "La post-verità è una condizione culturale e comunicativa in cui i fatti oggettivi contano meno dell'emotività e delle convinzioni personali nel formare l'opinione pubblica." Psicosi. Pazzia. "Corollario; tante verità, tutte in qualche modo plausibili, uguale = nessuna verità" No, questa p solo la confusione degli ambiti in cui la verità esiste e quelli in cui una verità non esiste. Che 使徒 significa "apostoli" è una realtà, un fatto linguistico, una verità. (ho usato l'indicativo) Che "Shito" sia un nickname ridicolo è un'opinione. (io concordo, ma ho usato il congiuntivo) Credo noi si viva oggi in un'epoca di confusione, idiozia e psicosi diffusa. Anche saperlo non aiuta, ma tant'è. Ah, Lum-chan è giustificata perché è una bambina-ccha! Ma anche le foglie verdi poi si infoltiscono (青葉繁れる, Inoue Hisashi X Uruseiyatsura X Evangelion). Modificato da Shito 1 2 Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shuji Inviato ieri alle 01:37 Share Inviato ieri alle 01:37 Non ci siamo proprio Il clima di post verità attuale è un fatto storico acquisito. Non un'opinione. E anche se non lo fosse, il dubbio sull'attuale valenza o percezione dell'intenzione allegorica resta. Non è esso stesso l'argomento da discutere. Sarebbe una discussione totalmente differente e sull'esistenza della post verità attuale c'è solo da chiedersi come siamo arrivati a questa situazione. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Anonimo (*lui*) Inviato ieri alle 12:24 Share Inviato ieri alle 12:24 (modificato) (seria campagna televisiva di utilità sociale mode: on) ( - vale a dire: commentatore sul Bokura no Kakumei di qualche anno fa - mode: on) I meme sono la risposta, carissimi: una metanarrazione - o meglio, insieme di metanarrazioni, o rizoma come dicevano i filosofi di un'epoca defunta - il cui contesto di riferimento si collassa e si riforma in continuazione ma che rimane riconoscibile; una narrazione allegorica che si può confondere con la realtà visto che entrambe sono tendenzialmente assurde, ma che dell'allegoria mantiene la presenza di precise figure retoriche su cui si può disquisire. (E mi pare che "allegoria" non sia un concetto ma una tipologia di discorso, quindi "disquisire" è la parola chiave!). E se la definizione di allegoria fosse più restrittiva di quanto pare intuitivamente, si tratta sicuramente della migliore commedia dell'arte (a cui il povero Goldoni ci ha disabituati a conferire valore). Preservare una qualsivoglia "intenzione" è uno sforzo improbo e talvolta detestabile, nella vita come nel meme, e così quest'ultimo facilmente collassa in pseudonarrazione o addirittura in realtà; ma la "memepoiesi" al momento rimane una forza inesauribile. Poi naturalmente, in quanto insieme di metanarrazioni, si evolve generazionalmente, e si vedrà il futuro. ( - vale a dire: commentatore sul Bokura no Kakumei di qualche anno fa - mode: off) Non diventate cretini terminali come il signor Anonimo(*lui*)! continuate a studiare invece di rielaborare soltanto i vostri preconcetti! (seria campagna televisiva di utilità sociale mode: off) --------- Se @Myōō rimane più giovane di me come sembrava qualche anno fa, gradirei la sua opinione per esteso (quando ne ha occasione, ovviamente) -------- (Cercherò di vedere "Digger" comunque, grazie dello stimolo) Modificato ieri alle 12:28 da Anonimo (*lui*) 1 Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shuji Inviato 17 ore fa Share Inviato 17 ore fa Questo di prima è interessante. Lasciatemi sottolineare il clima in cui ci troviamo perché mi sembra ci sia un po' di gente che cade dal pero e altra che parla del dito e non della luna. Devo dare per scontato qualche passaggio per fare il prossimo esempio, se non seguite la cosa americana o non sapete cosa siano i due elementi successivi, cortesemente cercateveli: pete hegseth e lo scandalo signal chat, Stephen colbert e il suo late show. Ai tempi dello scandalo dell'uso di hegseth del software di messaggistica Signal, in una chat in cui oltretutto era stato invitato anche un giornalista (chat line in cui da capo del pentagono hegseth riceveva informazioni militari) dopo qualche giorno erano iniziati a fioccare sui social, YouTube in primis, video strani. Uno era una simil ospitata, "raccontata" per immagini di hegseth al late show di colbert, in cui veniva fatto a pezzi da colbert (dialetticamente si intende, si sa mai). Poi sono usciti altri video Tra i quali ce ne era uno, uguale a quello cui sopra, ma... Con colbert invece fatto a pezzi. Più varianti Ed altri I primi due... Erano stati postati dallo stesso account. Crederte che il problema sia questo? No, perché il problema è che hegseth non ha mai fatto ospitate da Colbert Il clima di post verità è banalmente questo. Ci sono tante verità (non perché lo siano in sé) e a nessuno interessa più realmente quale sia la vera verità, dato che ce ne sono tante, tutto può essere, non si va a cercare di capire, di fare ricerca, di assumere poi una verità dal confronto; se si dice una castroneria resterà a circolare sui social a prescindere, non c'è correlazione con una possibile smentita, perché questa non ha più dignità tale. E' solo un altro punto di vista, un'altra verità. Ecco. In un clima del genere, ha senso davvero una meta narrazione, come appunto in Digger? A mio avviso il problema essenziale del film non è il film ma l'essere arrivato lungo in un periodo in cui meta narrazione,allegoria, e similari vivono in quanto tali in un 'regime di sospensione " in quanto superati dalla complessità del reale attuale. 1 Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shito Inviato 4 ore fa Share Inviato 4 ore fa (modificato) Dunque, per me è difficile rispondere per bene. Faccio del mio meglio. Quote Il clima di post verità attuale è un fatto storico acquisito. Non un'opinione. Ok, ti seguo. Senza citare Russell, è una questione di definizione. Indi salto al tuo post successivo e riparto da lì. 14 hours ago, Shuji said: Il clima di post verità è banalmente questo. Ci sono tante verità (non perché lo siano in sé) e a nessuno interessa più realmente quale sia la vera verità, dato che ce ne sono tante, tutto può essere, non si va a cercare di capire, di fare ricerca, di assumere poi una verità dal confronto; se si dice una castroneria resterà a circolare sui social a prescindere, non c'è correlazione con una possibile smentita, perché questa non ha più dignità tale. E' solo un altro punto di vista, un'altra verità. Ecco. Dunque se partiamo da questa definizione di "post-verità", ci troviamo dinanzi a un concetto di – diciamo – sociologia descrittiva. Di tale branca dello scibile discussi con esimi sociologi dottorati et alia, dato che personalmente non ritengo una scienza umana meramente descrittiva in alcun modo utile, forse nemmeno sensata. "Le cose stanno così", ok. Ma se da questa componente deduttiva non discende un comparto induttivo, "quindi dobbiamo fare cosà", qui valet? Dall'interpretazione della realtà contemplata credo debba discendere una linea d'azione reale e presente. Come di mi diceva un docente di filosofia a Tokyou sono forse un pensatore mediterraneo "vecchio stampo", ossia come un filoso greco, ossia un religioso ascetico. Forse. Quote Non è esso stesso l'argomento da discutere. Sarebbe una discussione totalmente differente e sull'esistenza della post verità attuale c'è solo da chiedersi come siamo arrivati a questa situazione. Mi rendo conto di stare un po' dirottando l'argomento della discussione, am del rest il valore della finzione credo possa essere al massimo fornire spunti sulla realtà. Il che risponde implicitamente al tuo ultimo interrogativo: come siamo arrivati a questa situazione. La mia risposta è: dando valore indipendente alla finzione. Presumendo che la finzione possa avere valore in sé stessa. Per me questo è un assunto di pazzia che genera psicosi. La finzione, essendo finta, non vale nulla in sé. Mai, mai, mai. NON esiste valore formale che sia reale. La realtà è solo nella sostanza ed è l'unica cosa di reale valore. Pensate a Kaguya che ha un attacco isterico, distrugge il suo "giardinetto a plastico del passato" gridando "è falso, è falso, è falso! E anche io... sono falsa." Ecco. Questa per me è la basa di TUTTA l'iconoclastia. Il falso è male in sé. E siccome ogni rappresentazione della realtà è un falso, ogni rappresentazione è male. Che si parli di condanna platonica dell'arte imitativa, o di iconoclastia religiosa ebraica/islamica radicale (non costruirti idoli!), per me è lo stesso. Quindi per me tutta l'arte si giustifica e si ammette SOLO se può SERVIRE ad AVVICINARSI alla VERITÀ. Ne consegue che ciò che si diefinisce "post-verità" è solo un nome elegante per una pazzia, o psicosi, dilagante. Il fatto che sia dilagante non la rende una realtà meno pazza o psicotica che dir si voglia. Torno al punto: Quote Ci sono tante verità (non perché lo siano in sé) e a nessuno interessa più realmente quale sia la vera verità, dato che ce ne sono tante, tutto può essere, non si va a cercare di capire, di fare ricerca, di assumere poi una verità dal confronto; se si dice una castroneria resterà a circolare sui social a prescindere, non c'è correlazione con una possibile smentita, perché questa non ha più dignità tale. No, non ci sono tante verità. Usare il termine "verità" in questo modo è un magheggio retorico. Non va bene. È un inganno. Una causa di confusione. La verità o è verità in sé o non deve essere appellata tale. E una persona a cui non interessi ciò, ma chiam a verità una sua percezione, ebbene o è un decerebrato o è una persona in preda alla psicosi. C'è una ragione se ogni visita psichiatrica si apre con un rapido esame di realtà.Non so se avete realmente presente la cosa. 14 hours ago, Shuji said: In un clima del genere, ha senso davvero una meta narrazione, come appunto in Digger? A mio avviso il problema essenziale del film non è il film ma l'essere arrivato lungo in un periodo in cui meta narrazione,allegoria, e similari vivono in quanto tali in un 'regime di sospensione " in quanto superati dalla complessità del reale attuale. Nessuna narrazione ha senso se diviene un simulacro. Non voglio citare Baudrillard, ma davvero. Ogni finzione che diventi inganno è MALE: fa divergere lo sguardo dalla realtà, che è l'unica verità. La meta-narrazione è ancora più rischiosa. Ogni fizione è accettabile solo quando serve per riflettere sulla realtà, con onestoe positivo nichilismo (Lacan per la sopravvivenza). Non esiste un escapismo positivo mi spiace. E voi come vivrete? MALE. O si vive nella verità o si impazzisce. La finzione escapistica conduce alla pazzia. Bisogna restare svegli, attenti e soprattutto onesti. Il vero è vero, il falso è falso, poco altro conta. Da Seita a Kaguya, lo sappiamo. Quella era finzione buona, perché utile alla vita resale e vera, nel vero e nel reale. Modificato 3 ore fa da Shito 1 Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shuji Inviato 1 ora fa Share Inviato 1 ora fa 2 hours ago, Shito said: Dunque se partiamo da questa definizione di "post-verità", ci troviamo dinanzi a un concetto di – diciamo – sociologia descrittiva In tutta franchezza shito,ne ho abbastanza. Ne avevo già abbastanza quando la prima volta quando dicevi 'per rispondere sul serio ' o com'era scritta, forse leggerò il seguito probabilmente no. Saluto tutti. Arrivederci Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
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