Shuji Inviato 5 Marzo, 2014 Share Inviato 5 Marzo, 2014 @ Kazuma : (05 March 2014 - 12:52 AM) Comq La Grande Bellezza non è male per niente...Un'eccellente Servillo (che mi sta sulle balle come attore e come persona). @ Shito : (05 March 2014 - 01:05 AM) Così tipico del manierismo, e cioè della decadenza, il pensare che nell'osceno possa esservi del bello. Che misero, patetico, umano inganno. @ Shito : (05 March 2014 - 01:06 AM) Essere compiacenti e compiaciuti al tempo stesso deve essere tremendo. Come mettere due specchi l'uno di fronte all'altro, con al centro la svendita del sé. @ Alex Halman : (05 March 2014 - 01:54 AM) L'ho registrato domani lo vedo (così salto la pubblicità) e verifico se come penso io "La grande bellezza" sia "La grande marchetta" un film costruito a tavolino per vincere questo Oscar confezionandolo con tutto quello che gli aMMeriGani pensano dell'Italia, suggestive immagini di Roma condite con atmosfere decadenti e discorsi intellettualoidi @ Lord Gara : (05 March 2014 - 09:25 AM) Quoto in pieno l'Halman, quando avrò voglia gli darò una scorsa anche io @ EYMERICH : (05 March 2014 - 10:20 AM) Visto: mah, direi un film molto felliniano, in fondo niente di nuovo.. @ EYMERICH : (05 March 2014 - 10:24 AM) @Shito: non so però se qui il discorso fosse che nell'osceno possa esservi del bello, oppire che nell'osceno possa esservi del significativo (che poi appunto Fellini ci andava anche più pesante..). @ EYMERICH : (05 March 2014 - 12:18 PM) Trovato questo articolo sul film che mi pare centri la questione: http://letteratitudine.blog.kataweb.it/2014/03/04/roma-sprofonda-in-italia-ma-vince-nel-mondo/ @ Joker : (05 March 2014 - 12:57 PM) Io l'ho visto in parte, tra una pubblicità e l'altra della sitcom dei fantastici 4 e poi il finale. @ Joker : (05 March 2014 - 01:00 PM) La "sensazione" che ne ho avuto è di un film fatto su misura con personaggi almeno la maggior parte eh, fatti per quel tipo di cinema là, una cosa a metà tra Muccino e Woody Allen? Con inseriti degli omaggi a Fellini! @ Chibi Goku : (05 March 2014 - 02:55 PM) @Eymerich: io dubito che all'autore dell'articolo sia veramente piaciuto il film, penso anche che non l'abbia capito e spari parecchie cazzata. Mi sembra tanto il "bla bla" indecente di cui parla Jep a fine film. Quindi no, la sensazione è che non stia centrando il punto. @ Kin : (05 March 2014 - 03:12 PM) gualitero, ma lo hai visto ? dico visto tutto. perché ricordo che un tempo scrivevi oggi c'é gente che parla parla parla, ma non ha voglia di fare un cazzo manco studiare quello su di cui parla ( e qui io ti dico vedere, non studiare ). @ Kin : (05 March 2014 - 03:13 PM) p.s. per il resto i commenti del forum intelligente mi sembrano il solito plus-ressentiment @ Kin : (05 March 2014 - 03:17 PM) p.p.s. visto a giugno, quando se ne faceva talmente poco parlare che, arrivato alla proiezione con dieci minuti di ritardo, i gestori del cinema riaccesero la sala solo per me e la mia ragazza @ Alex Halman : (05 March 2014 - 03:23 PM) La Martini quando ha pagato lo spottone? comunque ottimo investimento @ Shito : (05 March 2014 - 03:53 PM) @Kin: non stavo parlando di alcun film in particolare. Parlavo dell'umano. Pensieri sparsi. :-) @ Kin : (05 March 2014 - 04:08 PM) perché beh riguardo al film sarebbero fuori luogo. è un bel film, credo inno a silenzio e contemplazione interiore. per nulla felliniano nelle intenzioni ultime dunque, e se ha un difetto è al più di essere un pò troppo banale e nello spirito del tempo attuale. Ma d'altronde, spesso banale = vero, cfr: Io l'ho visto in parte, tra una pubblicità e l'altra della sitcom dei fantastici 4 e poi il finale @ Shito : (05 March 2014 - 04:15 PM) Il suo compiacimento stilistico è però fastidioso (per me). Il tema è esso stesso misero, non solo banale. Credo che abbia incontrato successo statunitense perché risulta tremendamente provinciale: agli americani credo piaccia l'Italia "etnica", dove l'antico è "etnico". Ho sentito americani dire a Firenze: "Woah, here is like fucking Disneyland", e il punto è che avevavo ragione. ^^ @ EYMERICH : (05 March 2014 - 05:10 PM) @Chibi Goku: Beh, ma mi pare evidente che all'autore dell'articolo il film non sia piaciuto veramente, ed in effetti neanche a me è piaciuto molto (po,i boh, sarà che entrambi non l'abbiamo capito..). @ Chibi Goku : (05 March 2014 - 05:38 PM) @Eymerich: Su di te non saprei, non mi pare tu lo abbia commentato, ma se fai passare un film come celebrazione di Roma e poco altro, e il suddetto film si chiude in Campania, dove il protagonista riscopre l'umana bellezza, forse quattro conti uno dovrebbe farseli e capire che Sorrentino puntava (anche) ad altro. @ Chibi Goku : (05 March 2014 - 05:39 PM) Parlare di Fellini, Roma e incentrare solo su quello il discorso è parlare per niente e dare aria alla bocca. Ovviamente i giornali hanno parlato solo di quello (e di Maradona). Tristezza e rassegnazione. @ Alex Halman : (05 March 2014 - 05:43 PM) Citare Maradona è stato completamente fuori luogo e deprimente... considerato poi che si è scordato di Verdone e della Ferilli (manco invitati) complimenti, un signore @ Alex Halman : (05 March 2014 - 05:50 PM) Ah... lui alla fine tornerà in Campania ma il 99% del film è ambientato a Roma... comprese le ultime immagini sui titoli di coda (per la prima volta da secoli NON tagliati in TV)... tutta una continua fila di immagini suggestive da cartolina della Roma antica e delle sue bellezze nascoste contrapposte allo squallore di feste discotecare a base di nulla e vuoto assoluto di gente inutile di varia provenienza Per chiudere con una battuta però direi che nel finale Jep si accorge che avevano ragione i suoi amici tanti anni prima @ Chibi Goku : (05 March 2014 - 06:05 PM) Verdone e la Ferilli sì e gli altri attori no? Mi sfugge sia la logica sia perché non avrebbe dovuto citare i suoi miti dell'infanzia. Polemiche inutili fuck yeah? E le rotative stampano immondizia. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Joker Inviato 5 Marzo, 2014 Share Inviato 5 Marzo, 2014 Va beh visto che nessuno vuole legare il suo nick al film in questione lo apro io il topic, così poi contro il resto del mondo si possono scannare in santa pace senza intasare la Chat! Io ho visto la fine e delle parti in mezzo, perciò non essendo troppo edotto nell'apriorismo non mi esprimo. Però non è che vada proprio incontro ai miei gusti, così ad intuito! Ps visto che io non riesco, se qualcuno mette i tag "Oscar 2014", "Medusa" e "Boyd"! Lo ringrazio anticipatamente! Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shuji Inviato 5 Marzo, 2014 Autore Share Inviato 5 Marzo, 2014 merged 1 Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Alex Halman Inviato 5 Marzo, 2014 Share Inviato 5 Marzo, 2014 Verdone e la Ferilli sì e gli altri attori no? Mi sfugge sia la logica sia perché non avrebbe dovuto citare i suoi miti dell'infanzia. Polemiche inutili fuck yeah? E le rotative stampano immondizia. Non mi pare avessero ruoli proprio secondari magari una menzione la meritavano, dì quel che vuoi ma per me è stato imbarazzante Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Kazuma Inviato 5 Marzo, 2014 Share Inviato 5 Marzo, 2014 Concordo pienamente...imbarazzante e fuori luogo...quasi quanto il suo inglese... Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Lonelywolf Inviato 5 Marzo, 2014 Share Inviato 5 Marzo, 2014 Visto ieri sera. Un po' in sintesi, mi è parso un buon film per contenuti trattati (se l'ho inteso bene, vorrei rivederlo per accertarmene). @ Chibi Goku : (05 March 2014 - 05:38 PM) @Eymerich: Su di te non saprei, non mi pare tu lo abbia commentato, ma se fai passare un film come celebrazione di Roma e poco altro, e il suddetto film si chiude in Campania, dove il protagonista riscopre l'umana bellezza, forse quattro conti uno dovrebbe farseli e capire che Sorrentino puntava (anche) ad altro. A me pare che il film non celebri affatto Roma, o che quantomeno non faccia di questa celebrazione un tema portante. Jep è giunto a Roma a cercare la grande bellezza e non l'ha trovata, come afferma lui stesso. Il contraltare tra i monumenti romani (bello) ed i performer (brutto), su tutti, non l'ho trovato tanto marcato quanto mi aspettavo dai commenti che leggevo o sentivo prima di vedere il film. I monumenti rientrano tra gli sparuti momenti di bellezza sepolti nel chiacchiericcio, ma mi è parso che nel film si desse maggiore enfasi ad altro (il personaggio di Suor Maria o i momenti vissuti in gioventù da Jep, ad esempio - in effetti mi è sembrato che buona parte del bello per Jep si riconduca a questi momenti, vedasi il monologo sulla nostalgia di Romano). Dato che ho di mio una posizione rigida su festini et similia, però, vorrei capire (e quindi lo chiedo anche a voi) se effettivamente, come è parso a me, con il tempo Jep prenda progressivamente coscienza di come questi siano inutili e brutti ("Sono belli i trenini che facciamo nelle nostre feste [...] perché non vanno da nessuna parte" - qui mi pare che il "belli" sia sarcastico, tanto più che il protagonista lo diceva ridendo). In più, nel caso in cui egli si sia effettivamente accorto di come in queste feste non ci sia del bello, perché continua a frequentarle? Per pigrizia e rassegnazione? Jep comprende che la bellezza è sommersa dal chiacchiericcio ma mi sembra anche che lui stesso vada a cercarsi il suddetto chiacchiericcio =/ P.S.: se il topic vuole essere spoiler-free potreste mandarmi un messaggio, così modifico? ^^ Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Alex Halman Inviato 5 Marzo, 2014 Share Inviato 5 Marzo, 2014 (modificato) Non è questione di celebrare Roma come tema, ma con tutte quelle vedute suggestive la cosa viene da se... (e dite quel che vi pare ma resto convinto che senza quello scenario agli Oscar manco ci arrivava) Quanto al perché Jep continui a frequentare quelle feste lo dice dopo un tre quarti d'ora di film circa quando stronca senza pietà la scrittorucola radicalshic di cui non ricordo il nome (credo il personaggio di Isabella Ferrari) sbattendole in faccia tutta la sua ipocrisia e le sue miserie concludendo che tutti loro alla fine sono solo dei falliti fancazzisti che si trascinano da una festa all'altra che stanno insieme solo per consolarsi a vicenda, quindi sa perfettamente che la sua esistenza è totalmente vuota ma non sa come fare a vivere diversamente fino a che non ha l'illuminazione dopo che "la santa" gli ricorda che "le radici sono importanti" e allora torna a casa da dove era partito e capisce dov'era la grande bellezza che ha cercato per tutta una vita Modificato 5 Marzo, 2014 da Alex Halman Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shuji Inviato 5 Marzo, 2014 Autore Share Inviato 5 Marzo, 2014 Visto alla fine pure io. Inizio col dire che non potete capire questo film fin quando non avete rimuginato per un po' di tempo un pensiero che pare inizialmente banale e scontato "quanto il mondo sia fatto di persone". Questo poi si allaccia con forza e fa riferimento alla citazione iniziale tratta da Celine. Per questo, a maggior ragione, mi duole contraddire chi l'abbia pensato ma no, il film non tratta di Roma ne' di una sua presunta celebrazione, e altrettanto, no, non c'e' neanche l'ombra del concetto di degrado o decadimento. (NB; seriamente, nell'antica Roma i nobili avevano il piattino del 'vomitatoio', in cui vomitare per 'svuotarsi lo stomaco' e ricominciare a mangiare; di che decadenza stiamo parlando attualmente?)Cosi' come anche pure io , senza vedere il film, m'ero fatta l'errata convinzione, sentendo spizzichi e bocconi di feste e di personaggi caricaturali, che vi fosse qualche stretta relazione a Fellini. E no, di conseguenza questo non e' una specie di 'ideale seguito' di 8 e 1/2 o della Dolce vita; sono riconoscibili delle forme rappresentative che possono far riferimento a molto cinema italiano, ma non si tratta di forte citazionismo fino alla deriva patchwork e "collagesca" che inforna molta spazzatura italiana non tanto pseudo-artistica quanto para-e basta, e non solo nei film. Molto chiaro il discorso di Jep; chi me lo fa fare di scrivere di un qualcosa di non grande, di una 'grande bellezza', di quel qualcosa di 'grande' che per tutta la vita ha cercato fidandosi della propria sensibilita' personale e che sa esistere da qualche parte? Il problema di questo e' che la grande bellezza non esiste; ma esiste. La grande bellezza non esiste perche' in questo mondo fatto di persone, e in quanto tali 'piccole', non puo' esistere una persona capace di 'grande bellezza'; esiste un 'semplice' marito cui muore la moglie che ha adorato per 35 anni e che dopo un po' di tempo trova un nuovo rapporto con una donna dal nome spuntato fuori quasi da un romanzo, che semplicemente beve con lei una coppia di vino e dopo un po' di tv va a letto, esiste un omino dal nome che non spunta in memoria ma che ritenuto affidabile ha in consegna le chiavi per accedere a tanti luoghi e monumenti, esiste un Carlo verdone qui come scrittore che cerca e vorrebbe aggrapparsi alla mammella della notorieta' e del successo scrivendo testi orrendi e che alla fine nella semplicita' ritrovata se ne torna a casa dai suoi, esiste una bambina che da grande vuole fare la veterinaria ma che in un ben curioso modo alla fine realizza delle particolari armonie di colori su una tela, esiste un'anzia suora ultracentenaria che riesce alla fine a salire in un certo modo una certa scala. Allo stesso modo esiste chi ritiene di essere un'artista e per questo prende a craniate un muro e parla di 'vibrazioni', cosi' come esiste quella che alla fine e' una passcarte d partito che crede fermamente di essere molto impegnata nel sociale e nel porre dei piccoli 'semi' di modernita', mettendo una parolaccia qui e la', cercando di 'farlo strano, ma non troppo'. Tutte queste piccole storie, sono di per se' una bellezza, pur come piccoli fuochi smorzati dalla cenere.Sono tutte queste storie insieme, che formano 'la grande bellezza'. P.s. noto con un po' di disappunto anche e non solo tra 'colleghi' che nessuno si e' reso conto del fatto importante di questo film (vedasi 'piccolo fuoco smorzato dalla cenere' di prima); il fatto che l'Italia non viene rappresentata con i canoni con i quali il nostro paese viene dipinto all'estero, canoni che da decenni vogliono l'Italia come 'immobile' a mo' di quadretto in un periodo 'fantasmatico' del dopo guerra. Per la stessa ragione trovo molto intelligente la rappresentazione di Sorrentino che non mostra mai ad esempio 'calche nelle strade o sui marciapiedi', che avrebbero mostrato un insieme di gente senza identita' e staccato troppo dalla rappresentazione che all'estero hanno dell'Italia, come sopra detto. Questa io penso sia la cosa piu' notevole ed interessante del film; niente di eclatante, ma e' un sasso lanciato nel tipico mar 'Mediterraneo' come una volta raccontato da Gabriele Salvatores. 2 Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Joker Inviato 6 Marzo, 2014 Share Inviato 6 Marzo, 2014 Non è questione di celebrare Roma come tema, ma con tutte quelle vedute suggestive la cosa viene da se... (e dite quel che vi pare ma resto convinto che senza quello scenario agli Oscar manco ci arrivava) Quanto al perché Jep continui a frequentare quelle feste lo dice dopo un tre quarti d'ora di film circa quando stronca senza pietà la scrittorucola radicalshic di cui non ricordo il nome (credo il personaggio di Isabella Ferrari) sbattendole in faccia tutta la sua ipocrisia e le sue miserie concludendo che tutti loro alla fine sono solo dei falliti fancazzisti che si trascinano da una festa all'altra che stanno insieme solo per consolarsi a vicenda, quindi sa perfettamente che la sua esistenza è totalmente vuota ma non sa come fare a vivere diversamente fino a che non ha l'illuminazione dopo che "la santa" gli ricorda che "le radici sono importanti" e allora torna a casa da dove era partito e capisce dov'era la grande bellezza che ha cercato per tutta una vita No la cinquantatreenne di partito (nonché abituè dei WC Universitari) non è Isabella Ferrari, quello spezzone l'ho beccato anche io! Visto ieri sera. Un po' in sintesi, mi è parso un buon film per contenuti trattati (se l'ho inteso bene, vorrei rivederlo per accertarmene). @ Chibi Goku : (05 March 2014 - 05:38 PM) @Eymerich: Su di te non saprei, non mi pare tu lo abbia commentato, ma se fai passare un film come celebrazione di Roma e poco altro, e il suddetto film si chiude in Campania, dove il protagonista riscopre l'umana bellezza, forse quattro conti uno dovrebbe farseli e capire che Sorrentino puntava (anche) ad altro. A me pare che il film non celebri affatto Roma, o che quantomeno non faccia di questa celebrazione un tema portante. Jep è giunto a Roma a cercare la grande bellezza e non l'ha trovata, come afferma lui stesso. Il contraltare tra i monumenti romani (bello) ed i performer (brutto), su tutti, non l'ho trovato tanto marcato quanto mi aspettavo dai commenti che leggevo o sentivo prima di vedere il film. I monumenti rientrano tra gli sparuti momenti di bellezza sepolti nel chiacchiericcio, ma mi è parso che nel film si desse maggiore enfasi ad altro (il personaggio di Suor Maria o i momenti vissuti in gioventù da Jep, ad esempio - in effetti mi è sembrato che buona parte del bello per Jep si riconduca a questi momenti, vedasi il monologo sulla nostalgia di Romano). Dato che ho di mio una posizione rigida su festini et similia, però, vorrei capire (e quindi lo chiedo anche a voi) se effettivamente, come è parso a me, con il tempo Jep prenda progressivamente coscienza di come questi siano inutili e brutti ("Sono belli i trenini che facciamo nelle nostre feste [...] perché non vanno da nessuna parte" - qui mi pare che il "belli" sia sarcastico, tanto più che il protagonista lo diceva ridendo). In più, nel caso in cui egli si sia effettivamente accorto di come in queste feste non ci sia del bello, perché continua a frequentarle? Per pigrizia e rassegnazione? Jep comprende che la bellezza è sommersa dal chiacchiericcio ma mi sembra anche che lui stesso vada a cercarsi il suddetto chiacchiericcio =/ P.S.: se il topic vuole essere spoiler-free potreste mandarmi un messaggio, così modifico? ^^ Dallo scambia di battute sulla Giraffa si capisce che si è proprio rotto... Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
mtpgpp Inviato 6 Marzo, 2014 Share Inviato 6 Marzo, 2014 Visto, ammetto non con massima espressione. Mi è parso qualcosa di solido ma di già visto sullo disfacimento umano, vite che piú le riempi a forza piú sono vuote mentre quelle semplici sono piene ecc. Il tutto arricchito da una fotografia spettacolare soprattutto (ma non solo) di roma. Senza la parte estetica e di sfondo cosí ben fatta era un buon film ma senza nessuno spunto nuovo. 1 Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Alex Halman Inviato 6 Marzo, 2014 Share Inviato 6 Marzo, 2014 No la cinquantatreenne di partito (nonché abituè dei WC Universitari) non è Isabella Ferrari, quello spezzone l'ho beccato anche io! Sì hai ragione, mi sono confuso, comunque la scena era appunto quella Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Lonelywolf Inviato 6 Marzo, 2014 Share Inviato 6 Marzo, 2014 Ringrazio intanto chi mi ha risposto ed ha colmato una mia lacuna (ho avuto un po' di problemi durante la visione dell'inizio e della fine del film, quindi avevo pensato che il ritorno di Jep alla terra di origine fosse solo allegorico, non fisico). Sul post di Shuji: Per questo, a maggior ragione, mi duole contraddire chi l'abbia pensato ma no, il film non tratta di Roma ne' di una sua presunta celebrazione, e altrettanto, no, non c'e' neanche l'ombra del concetto di degrado o decadimento. Riporto un'intervista fatta a Sorrentino che mi sembra centrare i punti sollevati dal tuo post: http://www.cinemotore.com/?p=45554 In particolare: mi sembrava allettante provare a raccontare come la volgarità, la decadenza, la sensazione del vuoto implica negli individui un atteggiamento duale: da un lato fa aleggiare la condanna morale, dall’altro esercita un’innegabile, ingestibile forza attrattiva. Ma, d'altro canto: Un’umanità variegata, contradditoria e anchilosata, elegante e volgare, squallida o proterva, della quale Gambardella riesce a cogliere una recondita bellezza. Scova, o prova a sorprendere, essendo parte in causa, la tenerezza che si cela dietro l’amorale. Quindi a me sembra lecito affermare che il film presenti il concetto di decadenza; piuttosto però la sua intenzione non è condannarla apertamente, ma piuttosto cercare la "piccola bellezza" dietro ciascun caso di decadenza. Ora, però, se Jep avesse individuato la grande bellezza nell'insieme di queste "piccole bellezze", perché avrebbe dovuto andarsene da Roma? Jep afferma di non aver trovato a Roma la grande bellezza, e questo dovrebbe significare che nemmeno il suddetto insieme può costituire per lui una grande bellezza. Piuttosto, mi sembra che Jep abbia cercato di individuare questa bellezza nella tenerezza dietro l'amorale ma che questa ricerca sia stata vana. Pensandoci ancora, mi è parso sempre più focale il ruolo della nostalgia. La cosa che mi pare più di tutte si sia voluta rappresentare come bella agli occhi di Jep è il ricordo (non limitato dalla finitezza che caratterizza le persone, e quindi potenzialmente bello in modo "grande", appunto) delle sensazioni avute durante il famoso episodio con Elisa; proprio dopo aver rivisitato i luoghi di quell'incontro, Jep decide di tornare a scrivere (ed ancora prima, inizia a concepire l'idea di scrivere un nuovo romanzo dopo la notizia della morte di Elisa, se non ricordo male). Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shito Inviato 6 Marzo, 2014 Share Inviato 6 Marzo, 2014 (modificato) Ho trovato il commento di Shuji molto sensato e bello (sinonimi, per me, ma ok). Anche molto ben scritto, e quando la buona scrittura è il condimento di una buona sostanza, beh, allora è proprio gradevole (fine a sé stessa sarebbe invece spiacevole). Shu: ti chiederei un commento sullo stile. Nel senso che personalmente ho trovato davvero stucchevole, per dire il meno, manierista, per dire il mezzo, osceno, per dire il tutto, l'uso non dico studiato (che va benissimo) ma *visibilmente* costruito delle inquadrature, delle fotografia, di tutto. Intendimi: a me la stessa cosa in Eyes Wide Shut piace molto, e trovo abbia tutto un senso. Ma qui, non so bene perché, proprio no. Forse perché la materia della rappresentazione coincide con l'oggetto della rappresentazione? Forse. Mi viene questo disgusto da pretestuosità, da pomposità affettata, che percepisco come dozzinale. E diventa dozzinale dentro (ok) e fuori (non ok) della rappresentazione. Sono quasi sicuro di avere scritto righe pressoché incomprensibili, se riesci a intendermi ti ringrazierò a lungo - perché farlo costerebbe di certo molto sfrozo. Detto questo, ho adorato la sincronia (?) del tuo citare 'piccoli fuochi', perché quello è il titolo del film noto come il debutto della Golino, un film che ho recentemente trovato davvero interessante. E lo prendevo a paragone proprio pensando a quello di cui qui si tratta, dico stilisticamente. Pensavo anche a Il sorpasso, invece, sulla questione contenutistica. E all'originale Profumo di donna. E a I mostri, ovviamernte. Sulla questione Fellini: parlavo (pranzavo) con un amico che di mestiere ha fatto soprattutto lo sceneggiatore, una persona per molti versi staordinaria (a mio dire, a mio gusto), che ha letto la sceneggiatura del film in questione. Mi diceva che vi è una geometria intesa tra i personaggi di questo film e quelli felliniani, tant'è che il protagonista pare dovesse ab inizio essere "un uomo molto bello", per prendere la parte di un certo uso registico che Fellini fece di Mastroianni. Tuttavia, come io per primo ho denotato, questo era incompatibile con l'età del personaggio, qui, già che quel Mastroianni (come 'maschera fissa') viveva di una certa aitanza, diciamo, tipica di un uomo giovane, non di un vecchio. E così la 'straordinaria bellezza' del personaggio è andata verso un certo tipo di eleganza, savoir faire, charme. Tuttavia io di Fellini sono un grande ignorante, perché la sua cinematografia mi fa schifo e mi irretisce, in quanto risulta al mio occhio proprio come oscena. Modificato 6 Marzo, 2014 da Shito Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shuji Inviato 6 Marzo, 2014 Autore Share Inviato 6 Marzo, 2014 Ringrazio intanto chi mi ha risposto ed ha colmato una mia lacuna (ho avuto un po' di problemi durante la visione dell'inizio e della fine del film, quindi avevo pensato che il ritorno di Jep alla terra di origine fosse solo allegorico, non fisico). Sul post di Shuji: Per questo, a maggior ragione, mi duole contraddire chi l'abbia pensato ma no, il film non tratta di Roma ne' di una sua presunta celebrazione, e altrettanto, no, non c'e' neanche l'ombra del concetto di degrado o decadimento. Riporto un'intervista fatta a Sorrentino che mi sembra centrare i punti sollevati dal tuo post: http://www.cinemotore.com/?p=45554 In particolare: mi sembrava allettante provare a raccontare come la volgarità, la decadenza, la sensazione del vuoto implica negli individui un atteggiamento duale: da un lato fa aleggiare la condanna morale, dall’altro esercita un’innegabile, ingestibile forza attrattiva. Ma, d'altro canto: Un’umanità variegata, contradditoria e anchilosata, elegante e volgare, squallida o proterva, della quale Gambardella riesce a cogliere una recondita bellezza. Scova, o prova a sorprendere, essendo parte in causa, la tenerezza che si cela dietro l’amorale. Quindi a me sembra lecito affermare che il film presenti il concetto di decadenza; piuttosto però la sua intenzione non è condannarla apertamente, ma piuttosto cercare la "piccola bellezza" dietro ciascun caso di decadenza. Ora, però, se Jep avesse individuato la grande bellezza nell'insieme di queste "piccole bellezze", perché avrebbe dovuto andarsene da Roma? Jep afferma di non aver trovato a Roma la grande bellezza, e questo dovrebbe significare che nemmeno il suddetto insieme può costituire per lui una grande bellezza. Piuttosto, mi sembra che Jep abbia cercato di individuare questa bellezza nella tenerezza dietro l'amorale ma che questa ricerca sia stata vana. Pensandoci ancora, mi è parso sempre più focale il ruolo della nostalgia. La cosa che mi pare più di tutte si sia voluta rappresentare come bella agli occhi di Jep è il ricordo (non limitato dalla finitezza che caratterizza le persone, e quindi potenzialmente bello in modo "grande", appunto) delle sensazioni avute durante il famoso episodio con Elisa; proprio dopo aver rivisitato i luoghi di quell'incontro, Jep decide di tornare a scrivere (ed ancora prima, inizia a concepire l'idea di scrivere un nuovo romanzo dopo la notizia della morte di Elisa, se non ricordo male). Al di la' che non mi trova mai in forma gioiosa stare a parlare di un film mentre l'autore su un monte mostra le nuove tavole donategli dalla sua ispirazione retrotergata, li' sopra parla non soltanto di 'decadenza': la volgarità, la decadenza, la sensazione del vuoto implica negli individui un atteggiamento duale: da un lato fa aleggiare la condanna morale, dall’altro esercita un’innegabile, ingestibile forza attrattiva. e quindi tale e' un elemento tra gli altri, mentre se isolato in se' come tema, trasforma il tutto in aspettative da Bronx o in ottica di quartieri malfamati... ...dicevo, considerando che il protagonista e' uomo anziano, il tema del decadimento/decadenza fisica e' comunque implicito anche e non solo. Non c'e' proprio nostalgia, il punto di vista del protagonista e' quello di chi 'subisce' una dicotomia nella propria esistenza, tra cio' che e' e cio' che sente potrebbe essere, non c'e' rimpianto, anzi. Ha vissuto la propria 'storia' appieno. Jep non e' persona che ha rimpianti o rimorsi (tranne quella che pero' e' piu' curiosita' di sapere perche' il suo amore precedente l'ha lasciato), semplicemente, come diretta conseguenza dell'eta'... e' sempre piu' solo. Jep se n'e' andato da Roma perche' non ha trovato quello che cercava, qualcosa che valesse la pena raccontare, quel 'qualcosa' di grande. Quel qualcosa che si puo' osservare solo da un altro punto di vista, e non vivendoci dentro. Il concetto del dualismo insito nel protagonista e' da specificare; da un lato, questo alla lunga, alla fine della propria esistenza, gli impedira' di 'vedere' la bellezza; da un lato infatti il protagonista 'si lascia vivere', dall'altro mantiene 'aperta' una certa sensibilita' di fondo che gli permette di 'vedere oltre' il chiacchericcio; il problema e' che appunto tale dicotomia si 'sclerotizza' (associando sempre 'altro' a quanto lo circonda) e la sensibilita' diventa infine come un paio di lenti perennemente fuori fuoco. Infine, ribadisco il mio assunto iniziale, e soprattutto se qualcuno la ritrova, copi incolli la frase citata all'inizio; alla fine si tratta dello stesso discorso, ma con altre parole. E li' c'e' praticamente tutto il film. Ho trovato il commento di Shuji molto sensato e bello (sinonimi, per me, ma ok). Anche molto ben scritto, e quando la buona scrittura è il condimento di una buona sostanza, beh, allora è proprio gradevole (fine a sé stessa sarebbe invece spiacevole). Shu: ti chiederei un commento sullo stile. Nel senso che personalmente ho trovato davvero stucchevole, per dire il meno, manierista, per dire il mezzo, osceno, per dire il tutto, l'uso non dico studiato (che va benissimo) ma *visibilmente* costruito delle inquadrature, delle fotografia, di tutto. Intendimi: a me la stessa cosa in Eyes Wide Shut piace molto, e trovo abbia tutto un senso. Ma qui, non so bene perché, proprio no. Forse perché la materia della rappresentazione coincide con l'oggetto della rappresentazione? Forse. Mi viene questo disgusto da pretestuosità, da pomposità affettata, che percepisco come dozzinale. E diventa dozzinale dentro (ok) e fuori (non ok) della rappresentazione. Sono quasi sicuro di avere scritto righe pressoché incomprensibili, se riesci a intendermi ti ringrazierò a lungo - perché farlo costerebbe di certo molto sfrozo. Detto questo, ho adorato la sincronia (?) del tuo citare 'piccoli fuochi', perché quello è il titolo del film noto come il debutto della Golino, un film che ho recentemente trovato davvero interessante. E lo prendevo a paragone proprio pensando a quello di cui qui si tratta, dico stilisticamente. Pensavo anche a Il sorpasso, invece, sulla questione contenutistica. E all'originale Profumo di donna. E a I mostri, ovviamernte. Sulla questione Fellini: parlavo (pranzavo) con un amico che di mestiere ha fatto soprattutto lo sceneggiatore, una persona per molti versi staordinaria (a mio dire, a mio gusto), che ha letto la sceneggiatura del film in questione. Mi diceva che vi è una geometria intesa tra i personaggi di questo film e quelli felliniani, tant'è che il protagonista pare dovesse ab inizio essere "un uomo molto bello", per prendere la parte di un certo uso registico che Fellini fece di Mastroianni. Tuttavia, come io per primo ho denotato, questo era incompatibile con l'età del personaggio, qui, già che quel Mastroianni (come 'maschera fissa') viveva di una certa aitanza, diciamo, tipica di un uomo giovane, non di un vecchio. E così la 'straordinaria bellezza' del personaggio è andata verso un certo tipo di eleganza, savoir faire, charme. Tuttavia io di Fellini sono un grande ignorante, perché la sua cinematografia mi fa schifo e mi irretisce, in quanto risulta al mio occhio proprio come oscena. Forse percepisci quelle riprese in quel modo perche' qua il contesto narrato dall'autore non e' costante. In questo film ci sono quelli che possiamo chiamare 'picchi' di virtuosismo (oddio...) ricercato, che potrebbero anche avere l'intenzione di 'caricare' significativamente delle scene, e poi un altro e piu' livelli diversi (non peggiore o migliore, differenti) in relazione alla storia; il tutto pero' a creare dissonanze che una piece intera (un po' come se in un'opera ad un certo punto il cantante preparasse ed eseguisse l'acuto, mentre in un'altra spesso l'acuto viene a 'spiazzare' la scena) Intendi qualcosa del genere? Per la questione 'felliniana'; una cosa e' che vi siano elementi 'dietro le quinte' (come del resto ce ne sono di vari altri ancora, per via dell'assunto che un personaggio stesso nel film dice 'le radici sono importanti', quindi figuarsi) altro e' declamare che 'esteriormente' il film sia un seguito piu' o meno ideale di 8 e 1/2. 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Shito Inviato 6 Marzo, 2014 Share Inviato 6 Marzo, 2014 (modificato) Per la questione 'felliniana'; una cosa e' che vi siano elementi 'dietro le quinte' (come del resto ce ne sono di vari altri ancora, per via dell'assunto che un personaggio stesso nel film dice 'le radici sono importanti', quindi figuarsi) altro e' declamare che 'esteriormente' il film sia un seguito piu' o meno ideale di 8 e 1/2. Certo, quella è una ridicolaggine palese, non sapevo neppure che qualcuno l'avesse sparata. Ah, wait, c'è chi disse che Easy Rider era il seguito ideale de Il sorpasso, certo. -.- Forse percepisci quelle riprese in quel modo perche' qua il contesto narrato dall'autore non e' costante. In questo film ci sono quelli che possiamo chiamare 'picchi' di virtuosismo (oddio...) ricercato, che potrebbero anche avere l'intenzione di 'caricare' significativamente delle scene, e poi un altro e piu' livelli diversi (non peggiore o migliore, differenti) in relazione alla storia; il tutto pero' a creare dissonanze che una piece intera (un po' come se in un'opera ad un certo punto il cantante preparasse ed eseguisse l'acuto, mentre in un'altra spesso l'acuto viene a 'spiazzare' la scena) Intendi qualcosa del genere? Non so, potrebbe anche essere una mia errata sensazione, sinanco proiettiva, ma spesso avvertivo una patina di "volontà di potenza virtuosistiva" sin troppo plateale, ostentata, buttata lì perché fosse evidente - o comunque evidente lo era. Il che per me è dozzinale, come un vestito "elegante" che cerca di ostentare la sua eleganza, e qui di cessa istantaneamente di esserlo. Tipo: "aaah,guarda questo fuori fuoco in profondotà di campo che sin incastra nell'incavo del soggetto in primo piano", "aaah, guarda questo stacco con dissonanza chiasmica dei soggetti", cose così. Pedanteria stilistam tipo. Petulanza. Compiaciutro onanismo (e qui sì, penso a Fellini), gradisca signor spettatore, la tabaccaia, l'occhio della madre, la carrozzina, aaaah! Tipo. Il che per me -ribadisco *per me*- è molto osceno. ^^; Non dico che non ci fosse anche del senso dietro, ma per me l'oscenità dozzinale resta e mi disgusta. Per dire, in Piccoli Fuochi pure cercano tocchi di regia simili, molto Rosseliniani (dicono), ma con mola più discrezione. Nonostante la nudità integrale della Golino, eh! (che pure avrei risparmiato a lei e al pubblico, dannato sia il cinema!) Modificato 6 Marzo, 2014 da Shito Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Lonelywolf Inviato 6 Marzo, 2014 Share Inviato 6 Marzo, 2014 Ringrazio intanto chi mi ha risposto ed ha colmato una mia lacuna (ho avuto un po' di problemi durante la visione dell'inizio e della fine del film, quindi avevo pensato che il ritorno di Jep alla terra di origine fosse solo allegorico, non fisico). Sul post di Shuji: Per questo, a maggior ragione, mi duole contraddire chi l'abbia pensato ma no, il film non tratta di Roma ne' di una sua presunta celebrazione, e altrettanto, no, non c'e' neanche l'ombra del concetto di degrado o decadimento. Riporto un'intervista fatta a Sorrentino che mi sembra centrare i punti sollevati dal tuo post: http://www.cinemotore.com/?p=45554 In particolare: mi sembrava allettante provare a raccontare come la volgarità, la decadenza, la sensazione del vuoto implica negli individui un atteggiamento duale: da un lato fa aleggiare la condanna morale, dall’altro esercita un’innegabile, ingestibile forza attrattiva. Ma, d'altro canto: Un’umanità variegata, contradditoria e anchilosata, elegante e volgare, squallida o proterva, della quale Gambardella riesce a cogliere una recondita bellezza. Scova, o prova a sorprendere, essendo parte in causa, la tenerezza che si cela dietro l’amorale. Quindi a me sembra lecito affermare che il film presenti il concetto di decadenza; piuttosto però la sua intenzione non è condannarla apertamente, ma piuttosto cercare la "piccola bellezza" dietro ciascun caso di decadenza. Ora, però, se Jep avesse individuato la grande bellezza nell'insieme di queste "piccole bellezze", perché avrebbe dovuto andarsene da Roma? Jep afferma di non aver trovato a Roma la grande bellezza, e questo dovrebbe significare che nemmeno il suddetto insieme può costituire per lui una grande bellezza. Piuttosto, mi sembra che Jep abbia cercato di individuare questa bellezza nella tenerezza dietro l'amorale ma che questa ricerca sia stata vana. Pensandoci ancora, mi è parso sempre più focale il ruolo della nostalgia. La cosa che mi pare più di tutte si sia voluta rappresentare come bella agli occhi di Jep è il ricordo (non limitato dalla finitezza che caratterizza le persone, e quindi potenzialmente bello in modo "grande", appunto) delle sensazioni avute durante il famoso episodio con Elisa; proprio dopo aver rivisitato i luoghi di quell'incontro, Jep decide di tornare a scrivere (ed ancora prima, inizia a concepire l'idea di scrivere un nuovo romanzo dopo la notizia della morte di Elisa, se non ricordo male). Al di la' che non mi trova mai in forma gioiosa stare a parlare di un film mentre l'autore su un monte mostra le nuove tavole donategli dalla sua ispirazione retrotergata, li' sopra parla non soltanto di 'decadenza': la volgarità, la decadenza, la sensazione del vuoto implica negli individui un atteggiamento duale: da un lato fa aleggiare la condanna morale, dall’altro esercita un’innegabile, ingestibile forza attrattiva. e quindi tale e' un elemento tra gli altri, mentre se isolato in se' come tema, trasforma il tutto in aspettative da Bronx o in ottica di quartieri malfamati... ...dicevo, considerando che il protagonista e' uomo anziano, il tema del decadimento/decadenza fisica e' comunque implicito anche e non solo. Non c'e' proprio nostalgia, il punto di vista del protagonista e' quello di chi 'subisce' una dicotomia nella propria esistenza, tra cio' che e' e cio' che sente potrebbe essere, non c'e' rimpianto, anzi. Ha vissuto la propria 'storia' appieno. Jep non e' persona che ha rimpianti o rimorsi (tranne quella che pero' e' piu' curiosita' di sapere perche' il suo amore precedente l'ha lasciato), semplicemente, come diretta conseguenza dell'eta'... e' sempre piu' solo. Jep se n'e' andato da Roma perche' non ha trovato quello che cercava, qualcosa che valesse la pena raccontare, quel 'qualcosa' di grande. Quel qualcosa che si puo' osservare solo da un altro punto di vista, e non vivendoci dentro. Il concetto del dualismo insito nel protagonista e' da specificare; da un lato, questo alla lunga, alla fine della propria esistenza, gli impedira' di 'vedere' la bellezza; da un lato infatti il protagonista 'si lascia vivere', dall'altro mantiene 'aperta' una certa sensibilita' di fondo che gli permette di 'vedere oltre' il chiacchericcio; il problema e' che appunto tale dicotomia si 'sclerotizza' (associando sempre 'altro' a quanto lo circonda) e la sensibilita' diventa infine come un paio di lenti perennemente fuori fuoco. Infine, ribadisco il mio assunto iniziale, e soprattutto se qualcuno la ritrova, copi incolli la frase citata all'inizio; alla fine si tratta dello stesso discorso, ma con altre parole. E li' c'e' praticamente tutto il film. La citazione proposta all'inizio del film dovrebbe essere questa: “Il viaggio che ci è dato è interamente immaginario: ecco la sua forza, va dalla vita alla morte. Uomini, bestie, città e cose: è tutto inventato” Mi sembra che quanto dici abbia senso in base a quanto ricordo del film, anche se dovrei rivederlo un'altra volta per capire meglio l'opera e quanto sostieni. A questo punto, però, fiuto la possibilità concreta di aver proiettato un po' del mio e di non aver visto il film come si deve, ecco XD (confesso che alcune opere fatico ancora a comprenderle o, peggio, le comprendo male; anche per questo nel mio primo post chiedevo conforto su quanto avevo capito) Ti ringrazio per aver impiegato un po' del tuo tempo per spiegarmi. 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Shuji Inviato 6 Marzo, 2014 Autore Share Inviato 6 Marzo, 2014 Viaggiare è proprio utile, fa lavorare l'immaginazione. Tutto il resto è delusione e fatica il viaggio che ci è dato è interamente immaginario. Ecco la sua forza. Va dalla vita alla morte. Uomini, bestie, città e cose. e' tutto inventato. E' un romanzo, nient'altro che una storia fittizia. Lo dice littrè, lui non si sbaglia mai. E poi, in ogni caso tutti possono fare altrettanto Basta chiudere gli occhi. E' dall'altra parte della vita. Lous Ferdinand Celine "Viaggio al termine della notte." Il punto è la storia fittizia. Il fatto, e' che negli anni ci si rende conto di una cosa; noi viviamo in abitazioni realizzate dagli uomini, seguiamo regole sempre volute dagli uomini, tutto cio' che costituisce la nostra vita e' fatta da uomini. ogni cosa che succede, se non da noi è decisa da un uomo.Prendiamo il famoso motto 'Domani e' un altro giorno' di via col vento-memoria. Dovrebbe significare che le cose cambiano, che domani e' diverso da oggi, che lo dice il fatto stesso che spunta di nuovo il sole. Sono tutte cazzate. Quello che non va oggi continuera' ad esserci domani, un singolo istante della vita umana puo' durare un'eternita', se l'uomo fosse immortale.Perche' quello in cui viviamo, e' un mondo asfissiantemente costituito da persone, con i propri vizi e le loro piccole virtu', con i loro grandi drammi che sono essenzialmente grandi cazzate, con scoperte sensazionali che non fanno altro che alzare o abbassare l'asticella di un discorso e sono sempre all'interno del proprio ristretto arco di comprensione. Un po' come ci si rende conto, quando si perde una persona cara, che il primo istinto e' di pensare che morta quella persona, tutto cambia intorno, fino al veloce delirio di pensare che il tempo si possa o si debba fermare; dopo qualche minuto ci si rende conto che tutto, e dico tutto, continua come se nulla fosse, come sempre, senza il minimo segno di cambiamento. Viviamo in una specie di elaborato romanzo, scritto a piu' mani, zeppo di imbecilli, di cui ovviamente i primi siamo noi. Ecco il discorso del 'tutto inventato', del 'fittizio', del 'romanzo'.Ed ecco perche' quando ho avuto modo di vedere il film, ho potuto notare l'essenza di quella curiosa storia che ci piace chiamare 'vita'; una marea di imbecilli che ballano, danzano, fino a convincersi fin nel profondo che stanno realizzando 'qualcosa'; quando poi con l'eta' ci si muove meglio e con piu' sicurezza nei 'meccanismi' creati ad arte, ecco il disincanto, il 'richiamo alla propria inutilita'. E' quel curioso sorriso che hanno molti anziani, a mezzabocca, tra il serio e il 'chissa'. E' un 'momento' come c'e' stato in Moulin Rouge di Luhrman, quando durante il Can Can lo strobo delle luci 'fissa' sullo schermo una vitalita' piu' rarefatta, quasi 'a scatti' essa stessa nei movimenti, e la musica che continua ad essere la stessa, ha una breve 'dissonanza'. Tanta gente che balla. Domani ce ne sara' altra. Tra un mese nessuno si ricordera' piu' chi vi fosse. E si continua cosi', con questa rappresentazione fittizia, con la scrittura di questo romanzo che non vuole personaggi, quanto nomi su di una lista, che non vuole protagonisti, ma istrioni del momento. Ma che piu' di tutto, non vuole Persone tra i cogli*ni. Eh beh, a ogni finzione c'e' un limite. Ora, dai una riguardata al film. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shito Inviato 6 Marzo, 2014 Share Inviato 6 Marzo, 2014 Shuji, leggendo il tuo post mi viene da dire: sì, Musil aveva ragionissima, ma era una ragione semplice, chiara, lapalissiana. E altrettanto nobile, certo. Almeno per me.Il segreto del nichilismo è che anche il nichilismo non eleva l'uomo sopra agli uomini, tipo. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shuji Inviato 7 Marzo, 2014 Autore Share Inviato 7 Marzo, 2014 Il bello e' che in realta' di nichilista (se ho ben inteso) il mio discorso non ha nulla. Si tratta di accettare la dualita' e la dicotomia insite nell'essere il soggetto pensante di cio' che si pensa. Alla fine e' anche l'unico modo per sviluppare una qualche capacita' critica che vada al di la' dei propri gusti personali, nello scrivere e' quello 'staccarsi' e leggere come 'persona terza' quello che si e' scritto, come un po' tutti imparano a fare per correggere e sistemare i propri testi. Come soggetto vivente della propria esistenza, ovviamente questo non e' possibile. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Il Toma Inviato 7 Marzo, 2014 Share Inviato 7 Marzo, 2014 E questo è tremendamente vero. Ottimi post Shuji-sama, davvero dei bei contributi. Saluti Toma Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shito Inviato 7 Marzo, 2014 Share Inviato 7 Marzo, 2014 Il bello e' che in realta' di nichilista (se ho ben inteso) il mio discorso non ha nulla. Si tratta di accettare la dualita' e la dicotomia insite nell'essere il soggetto pensante di cio' che si pensa. Alla fine e' anche l'unico modo per sviluppare una qualche capacita' critica che vada al di la' dei propri gusti personali, nello scrivere e' quello 'staccarsi' e leggere come 'persona terza' quello che si e' scritto, come un po' tutti imparano a fare per correggere e sistemare i propri testi. Come soggetto vivente della propria esistenza, ovviamente questo non e' possibile. Ovviamente si tratta di cosa si intenta per 'nichilismo' e 'ego', ovvero se la dicotomia che tu descrivi sia pensabile come esistente o come una forma di dissociazione mentale vera e propria, ovverosia un inganno dell'ego stesso che crea una forma 'fattoide' del fatto che in effetti è (l'ego). Ma suppongo che qui andremmo un po' troppo oltre il seminato del thread, e del film. :-) Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shuji Inviato 7 Marzo, 2014 Autore Share Inviato 7 Marzo, 2014 Sto sempre parlando in relazione del film eh. Per la dicotomia: Jap Gambardella (Toni Servillo) "Quando, da giovane, mi chiedevano: cosa c'è di più bello nella vita? E tutti rispondevano: "la fessa!", io solo rispondevo: "l'odore delle case dei vecchi". Ero condannato alla sensibilità!" Non che Jap non comprende la risposta 'di tutti', e' che la comprende.E pur comprendendola la sua sensibilita' lo portava ad avere/dare un'altra risposta. Capire cio' che c'e' all'esterno, e cercare di approfondire spazi di interiorita' o comunque personali. Per quanto strano, sto sempre nell'ambito del film. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Zio Sam Inviato 7 Marzo, 2014 Share Inviato 7 Marzo, 2014 Io questo film l'ho trovato una mezza ca+++a. Ma solo io mi aspettavo che Jep dicesse prima o poi " dai Gianluca, caz+o !" Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Maximilian Inviato 7 Marzo, 2014 Share Inviato 7 Marzo, 2014 (modificato) No, no, tranquillo. Mica solo tu. Tu e gli altri millemila bimbiminkia come te a cui questo film NON era rivolto ma che l'hanno voluto vedere comunque per pecoroneria, per non capirci una fava, né sforzarsi di capire il perché non c'avessero capito una fava, per poi uscirsene con qualche battutina triste e squallida tipo (ma guarda un po'...) una dotta citazione da I soliti idioti. Sei in ottima compagnia. Modificato 7 Marzo, 2014 da Maximilian Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shito Inviato 7 Marzo, 2014 Share Inviato 7 Marzo, 2014 (modificato) Un'altra cosa del film che mi ha infastidito (tornando al film), è quella che io chiamo la "pretesa di intellettualistà". Ovvero, una cosa come: "Quando, da giovane, mi chiedevano: cosa c'è di più bello nella vita? E tutti rispondevano: "la fessa!", io solo rispondevo: "l'odore delle case dei vecchi". Ero condannato alla sensibilità!" E' un one-liner tanto banale che mi fa vomitare. Sì, ne capisco il senso, ma per me è uno di quegli atroci cliché che stanno bene vergati nei diari (blog) devi giovani vecchi che da giovani veri pensavano di atteggiarsi al liceo perché OMG leggevano Baudelaire, o magari persino Nietzsche, tipo hai presente, ciò, Zarathustra? -tipodicose. Sono quelle frasi che ti apsetti di trovar ein un romanzo d'appendice contemporaneo di un autore che pensa di aver capito il classici. Che nascondo dietro una retorica apparentemente profonda qualcosa di tremendamente banale, nel senso dispregiativo del termine. Nei film, diventano quelle cose atroci tipo "il momento di dialogo esistenziale nel postcoitale con la prostituta", o altre cose così. Alla chiosa "ero condannato alla sensibilità", istintivamente mi viene la risposta desolata: "mi si spezza il cuore, faccia di merda" (dico il personaggio, non l'interprete). Ho questa urticaria per l'insignificanza agghindata da significanza. Ancora una volta, sarò un problema mio. Capitemi, sin da giovane, quando mi chiedevano cosa fosse la cosa più triste che si potesse pensare, tutti dicevano "la morte", e io invece "le rughe sul viso anziano di Dannunzio"... -tipodicosa. Modificato 7 Marzo, 2014 da Shito Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
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