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Il gioco di ruolo è stato un male per il Fantasy?


Shuji

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Portare delle 'meccaniche' e' quello che intendevo, non tanto l'ancora piu' evidente portare tutto il cucuzzaro come appunto si vede in serie giapponesi.

 

Non sono un esperto di fantasy e gdr, ma quello che tu dici mi pare sensato almeno nella misura in cui collima con un discorso che faceva Miyazaki Hayao su Howl no Ugoku Shiro, ovvero che non aveva inteso definire nulla della magia del mondo di Howl perché la cosa era come stabilire le regole di un videogioco (di ruolo), e lui non voleva creare un videogioco - sic - quindi in soldoni ha semp,icemente fatto che nel mondo di Howl la magia c'è, ma viene presentata come una cosa quanto più casuale, indefinita. E' interessante che per Miyasan "stabilire le regole della magia di un mondo fantasy" = "videogioco", dico è interessante che nella sua mente ci sia questa equazione tra "meccanica di ambientazione" e "meccanica di gioco" - forse discende dalla piega che il genere fatasy ha preso in Giappone? Al netto del fatto che, come sappiamo, in giapponese "fantasy" indica il genere "fantastico" in toto, per intenderci Laputa era reclamizzato come un "bouken fantasy", ma questa non è che una questione linguistica sul territorio.

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La contrapposizione e' "meccanica" esattamente come nell'ambientazione di un GDR 'sui generis', nel senso che e' tale perche' cosi' doveva essere, non a caso prima citavo Vampire Masquerade che non so perche' a volte me lo ricordava. (ma questa e' una mia impressione).

 

Confermo, non ho visto underwolrd ma è sempre stato considerato il "film di Vampire"

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La contrapposizione e' "meccanica" esattamente come nell'ambientazione di un GDR 'sui generis', nel senso che e' tale perche' cosi' doveva essere, non a caso prima citavo Vampire Masquerade che non so perche' a volte me lo ricordava. (ma questa e' una mia impressione).

 

Confermo, non ho visto underwolrd ma è sempre stato considerato il "film di Vampire"

 

 

Ah.

Non la sapevo sta cosa ^^

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E' uno spunto interessante, la struttura del gdr effettivamente come un'ondata di ritorno si è imposta nel genere a spallate, probabilmente come afferma Ryoga dovuto agli autori odierni che più che formarsi in maniera classica hanno le basi poste da innumerevoli partite in gioventù, oggi un Lord Dunsany non lo trovi nella letteratura di categoria e probabilmente per cercare quello spirito del "fantastico" devi andare su autori derivativi  o con contaminazioni come Miéville o rivolgerti ai fumetti per trovare una sacca di resistenza.

Vero chè è più un problema orientale a prima vista ma solo perchè in occidente nella sezione fantasy delle librerie oramai i vampiri hanno fagocitato quasi tutto lo spazio sugli scaffali, mi chiedo se in questo caso non sia dovuto ad autrici cresciute col mito di Intervista col vampiro o quello di Coppola.

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Il mito di "intervista col vampiro" è il mito di come la morfosintassi è un'opinione: in inglese è interview *with* someone, in italiano è intervista *a* qualcuno.

 

In italiano "intervista col vampiro" significa che tu intervisti qualcunoi e intanto c'è un vampiro lì come terzo incomodo/ospite.

 

-.-

 

Ah, V per Vendetta, del resto.

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In italiano "intervista col vampiro" significa che tu intervisti qualcunoi e intanto c'è un vampiro lì come terzo incomodo/ospite.

 

E infatti è così come sa chiunque abbia visto il finale del film.

 

E qui l'ot si chiude. In caso si farà pulizia

E' uno spunto interessante, la struttura del gdr effettivamente come un'ondata di ritorno si è imposta nel genere a spallate, probabilmente come afferma Ryoga dovuto agli autori odierni che più che formarsi in maniera classica hanno le basi poste da innumerevoli partite in gioventù, oggi un Lord Dunsany non lo trovi nella letteratura di categoria e probabilmente per cercare quello spirito del "fantastico" devi andare su autori derivativi  o con contaminazioni come Miéville o rivolgerti ai fumetti per trovare una sacca di resistenza.

Vero chè è più un problema orientale a prima vista ma solo perchè in occidente nella sezione fantasy delle librerie oramai i vampiri hanno fagocitato quasi tutto lo spazio sugli scaffali, mi chiedo se in questo caso non sia dovuto ad autrici cresciute col mito di Intervista col vampiro o quello di Coppola.

 

In occidente c'è tutto quello che citava shuji che possiamo dire "urban fantasy" da Harry Potter ai suoi cloni (e che a me fa abbastanza caghè).

Però non credo abbia la stessa origine, ma sia più che altro una evoluzione dello steampunk.

Ma abbiamo avuto anche cose come Jonathan Strange e il Sig. Norrell (di cui mi stupisce come non ne abbiano ancora tratto un film)

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C'e' una serie tv


"Tecnicamente" il problema della diffusione di vampiri (io li chiamo vampirla, vabbe') & zombie e' che sono assurte a figure archetipe.

Nel senso, la struttura narrativa di un qualunque tipo di racconto o romanzo, non puo' realisticamente prescindere da una qualche introduzione, nel senso introduzione di ambientazione, personaggi; nel caso di 'fantastico', delineazione della "normalità" sulla quale poi inserire gli elementi fantastici per evidenziarli e inoltre mostrare con maggior forza che sono tali (altrimenti se tutto si svolge con botte a incantesimi in un mondo che si sposta su zucche volanti, quello non e' fantastico ma e' la normalita' dell'ambientazione); una volta quindi mostrato l'equilibrio dell'ambientazione, 'romperla' facendo succedere qualcosa (in sceneggiatura la chiamano 'evento dinamico') che appunto spezza l'equilibrio mostrato e di per se' porta al progressivo tentativo di ristabilire un nuovo equilibrio; quella poi risulta essere la storia in se'.

Tornando a noi, in tutto cio', e ancora meglio con i tempi sempre piu' sincopati odierni, NON si ha realisticamente il tempo di fare anche tutta un'introduzione al/ai personaggi; ergo, o si usa 'qualcuno' con un nome in qualche modo conosciuto (i super eroi sono una fucina a questo livello), oppure si usano archetipi specifici che tutti piu' o meno conoscono o hanno sentito nominare:

 

"Che storia e'?"
"Ci sono i vampiri"

 

fatto salvo questa 'esigenza' forse un po' paradossale di avere perlomeno come protagonisti personaggi in qualche modo gia' conosciuti, o che si sappia che roba sia, poi il resto oramai non sta piu' neanche nella storia raccontata in se' quanto sul come tale vicenda viene raccontata.

Finito l'excursus in qualche modo legato alle figure archetipe, quali il vampiro, per quanto riguarda il discorso sullo 'stupore', che e' giustissimo, suggerisco "Lo stupore e il caso" di Aldo.G.Gargani, editore Laterza (se mai sia ancora in vendita, suggerirei qualche biblioteca)

 

Per quanto riguarda il discorso occidente/oriente, c'e' una cosa importante da ricordare;

il Giappone, a differenza di altri paesi, vede da sempre la letteratura  le arti visive come centrali nella propria cultura, a differenza della cultura occidentale che e' maggiormente centrata sull'astrazione filosofica (cfr: Kato Shuichi).

Anche questo di per se' da un lato, ha portato i manga a avere il ruolo che hanno nel paese, dall'altra, le spinte di natura sincretista di quella cultura, hanno portato ad un "qualcosa in piu'" rispetto al nostro concetto di contaminazione; ergo, le spinte specie meccanicistiche del gioco di ruolo o dei videogiochi, hanno importato maggiormente da quelle parti una maggiore 'penetrazione' di tali tematiche, come nel caso del topic, del genere, nel fantasy e nel tipo di storie che in teoria si ricollegano maggiormente ad esso.

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Non scordiamo poi che Harry Potter e' un polpettone segmentato in classi, incantesimi, regole, etc; certo al massimo in questo caso e' solo una derivazione, come del resto la sua mamma ha sempre dichiarato che il suo romanzo non e' fantasy, cosa cui hanno sempre creduto tutti.

Sì, la Rowling aveva detto che Harry Potter non è fantasy, e Terry Pratchett a suo tempo la rimbeccò per questo. La verità è che c'è un inconscio stigma sul fantasy come letteratura di genere. Pure Terry Goodking sostenne di non scrivere fantasy anni addietro. Tra l'altro quelli che risentono di più dello stigma sono le numerose autrici femminili di fantasy, che guarda caso viene considerato a torto un genere dove scrivono solo gli uomini (Rowling non è l'unica che scrive sotto pseudonimo neutro/maschile).

 

In ogni caso il fantasy è il genere dei libroni fermaporta o delle saghe infinite, per cui per farsi una vera cultura ci vogliono anni di letture, ma posso dire che è comunque un genere che rimane abbastanza variegato, pur con le sue mode. Al tempo certo i cloni di Tolkien spopolavano, ma del resto Del Rey stesse disse a Terry Brooks di copiare Il signore degli anelli, e ne nacque La spada di Shannara. David Eddings nel frattempo si rese conto che LOTR aveva già una settantina di edizioni, e si diede al fantasy pure lui, anche se sembra più ispirato al monomyth che a Tolkien stesso.

 

In tempi attuali comunque abbiamo scrittori come Brandon Sanderson che ritirano fuori lo high fantasy ma senza usare elfi e nani. In più lo stile di Sanderson vira verso la "hard magic". La fonte di ispirazione di Sanderson? La sua fede mormonica, ma non lo si nota affatto se non si sa dove guardare.

 

In risposta alla domanda se il gioco di ruolo è stato un male per il fantasy, la risposta è: no, come non lo sono stati la leggenda di re Artù e le saghe nordiche. Alla fine poco si crea ex-nuovo e molto si rinnova a partire da idee già accettate dal pubblico. Il vero male del fantasy sono cose come le profezie, ma oramai sono un topos.

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Ah io sono solo 31 anni che leggo roba fantasy e studio narrativa, quindi hai voglia a leggerne e seguirne.

 

Poi, che c'azzecca col discorso la leggenda di re artu', anche visto e considerato che la stessa analoga leggenda ma con temi differenti e' presente da nord a sud? Il gioco di ruolo ha effettivamente immesso dei semi meccanicistici nel genere, come negarlo?

 

^_^

 

 

P.s.

La rowling ha usato pseudonimi maschili?

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Ah io sono solo 31 anni che leggo roba fantasy e studio narrativa, quindi hai voglia a leggerne e seguirne.

Stai leggendo Cronache della Folgoluce (Stormlight Archive)? Sono due saghe di cinque libri l'una, il terzo uscirà l'anno prossimo.

 

La storia è che l'umanità un tempo viveva nelle Sale della Tranquillità, fino a che i Nichiliferi li scacciarono e li fecero finire sul pianeta Roshar. I Nichiliferi non si fermarono e attaccarono nuovamente l'umanità, in modo da farli finire in Dannazione. Questo attacco dei Nichiliferi venne chiamato la Desolazione.

 

Fortunatamente l'umanità aveva i suoi campioni, i dieci Araldi e i dieci ordini di Cavalieri Radiosi. Per combattere contro un nemico che aveva la pelle dura come pietra dio li dotò di spade che potevano tagliare tutto, persino l'anima, le Stratolame, e le corrispondenti corazze, le Stratopiastre. Gli Araldi e i Radiosi riuscirono a fermare i Nichilisti. E poi i Nichilisti tornarono, ancora e ancora. Dopo novantanove Desolazioni nove Araldi si arresero e lasciarono il loro posto, sperando che i Radiosi sarebbero bastati nel caso ci fosse stata un'ulteriore Desolazione. Ma alla fine pure i Radiosi spezzarono il patto e scomparvero.

 

Millenni dopo la chiesa Vorin tramanda leggende sulla vittoria contro i Nichilisti, sul tradimento dei Radiosi e sulla superiorità degli occhi chiari sugli occhi scuri, ma la verità è forse diversa. Gli antichi poteri stanno tornando, e con essi anche la Vera Desolazione, la Tempesta Infinita, la Notte delle Sofferenze.

 

Poi, che c'azzecca col discorso la leggenda di re artu', anche visto e considerato che la stessa analoga leggenda ma con temi differenti e' presente da nord a sud? Il gioco di ruolo ha effettivamente immesso dei semi meccanicistici nel genere, come negarlo?

Beh, ad esempio la saga di Wheel Of Time è basata sulla leggenda di re Artù. E anche ASOIAF richiama Artù con il suo Azor Ahai. Per non parlare di Aragorn figlio di Arathorn. E' una figura che ritorna. Re Artù, il re supereroe, è un po' l'ultimo baluardo della monarchia, se non ci fosse lui ci sarebbero più repubbliche nel fantasy.

 

Quanto a questi "semi meccanicistici", c'è qualcosa di vero, ma non è da farne di tutta l'erba un fascio. E' chiaro che ci sono tipi di storie che funzionano meglio di altri, e creano filoni che si possono sfruttare copiando le dinamiche di base. Ci sono stati cloni di Evangelion così come ci sono cloni di Madoka, e allo stesso modo ci sono cloni di Harry Potter e di Hunger Games. Non è mai stato quello il problema.

 

E' da un po' quindi che vedo una quantita' industriale di storie Incredibilmente stupide, stereotipate, sempre piu' alla ricerca della scena ad effetto ove e quanto possibile.

Questo è quanto sostieni nel primo post. Beh, questo è normale, e negli anime te ne rendi conto ancora prima, perché sono fruibili molto velocemente. Ma le storie stupide e stereotipate sono sempre esistite. Di autori che tendono a dare la precedenza al worldbuilding rispetto che alla storia ne esistono a bizzeffe, è un difetto tipico che viene menzionato spesso nei forum di scrittura.

 

La rowling ha usato pseudonimi maschili?

A parte Robert Galbraith, che ha usato per la sua serie di gialli in maniera da non marciare sul suo successo, al tempo di Harry Potter la Rowling evitò di rivelarsi come autrice femminile. Non c'era scritto Joanne sul libro, e la K. non fa neppure parte del suo vero nome.

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Facciamo un attimo un passo indietro.

 

Il concetto di QUEST non e' nato certo col gioco di ruolo, eppure e' uno dei suoi concetti fondanti.

 

In effetti 'ricercando' (battutone) le origini della quest, potremmo andare indietro fino al racconto di Gilgamesh, oltre ad avere epigoni forse piu' conosciuti come la solita 'quest' per il Graal di arthuriana memoria.

 

Non e' che alla fine sia piu' il gioco di ruolo ad essere in qualche modo debitore del genere, che il contrario?

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