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Un affare di famiglia (aka Manbiki Kazoku)


Shuji

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Vivere in una virgola.

 

Assumendo in senso metaforico la 'frase' come rappresentazione "molto particolare" della vita, abbiamo che una frase (almeno per la nostra notazione) ha inizio con una lettera Maiuscola, prende 'azione' da un verbo, si 'infiamma' sugli aggettivi, si 'eccita' con le esclamazioni, e come tutte le cose, finisce con un punto.

 

Eppure è evidente e palese che manca una 'figura' rappresentativa in questo discorso, non citata, che appunto è la Virgola.

 

La virgola è lì che prende vita per l'istante necessario per separare, inframezzare, squinternare.

E' storta, brutta, non inutile quanto la sua essenza è limitata all'istante di uno 'sbercio'; voglio dire, anche l'apostrofo è stato adottato e reso Eroico da Cyrano, abbellito di colore e consegnato agli aforismi.

Ma la virgola è lì, quanto è già 'passata' appena posta e mai di per se' considerata, pone al massimo della sua convinzione, delle pause nel dilagare della frase, frase che la sovrasta, sommerge, fagocita e di cui nella propria singola quintessenziale importanza, semplicemente, è una minima e passeggera parte.

 

Immaginate ora di 'vivere' in una virgola; è un posto 'storto', in cui la frase, la vita in toto, manco si accorge se non per un istante, e sempre nella frase confluisce e fa parte.

 

Un posto in cui la vita scorre da se', in cui tutto cio' che la vita rappresenta è aliena quanto costituente.

Le convenzioni nella vita dentro la stortezza della virgola, sono storte, deformate, ma non per bruttezza, ma in quanto lo spazio a disposizione quello è.

 

Quindi, nella vita sulla virgola, un pezzo di vetro contiene un universo, e la vita che scorre all'esterno è solo una eco, come le olimpiadi, i fuochi artificiali, ma non troppo lontana.

 

Nella vita sulla virgola. Pardon, sulla virgola, l'esperienza neanche tanto positiva di singoli, diventa il 'tutto', punti di vista formanti per i più giovani.

 

Guardate che è facile vivere su una virgola; andate dove vi pare, magari nel posto più tranquillo che conoscete, iniziate ad accarezzare un'idea storta quanto vostra, poi proseguite, convincetevi che sia giusto, arrivate a coinvolgere altri della giustezza di ciò di cui vi siete convinti; se aveste voglia alla fine di formare un partito politico, sparatevi in fronte.

 

Se l'intenzione non è quella di poco fa, capirete quanto angusto sia lo spazio delle proprie convinzioni, e con quanta felicità e stupore le piccole cose vi possano entrare, senza mai riempirlo.

 

Benvenuti nella vita sulla Virgola.

 

Fuor di metafora; c'è esistenza oltre la vita quotidiana. Oltre i sistemi codificati c'è ua felicità bambina che è scandita dalla meraviglia delle piccole cose, che perdono la propria dimensione e ogni parte diviene un tutto.

 

Come nella frase, alla fine, per quanto la vita sulla virgola possa durare, prima o poi si torna al redde rationem, la frase va avanti e si conclude anche.

 

E' valsa la pena isolarsi dal quotidiano per farsi un piccolo spaccato di vita con proprie regole se anche ci siano.

 

L'amaro in bocca finale è una risposta di per se', ma non c'è da preoccuparsi, va via subito, anche perchè pure scontato.

 

Scontato che la vita sulla virgola abbia poco tempo.

 

Ma tutti quelli che vi hanno vissuto sopra, a volte e spesso, hanno gioito di vivere molto più degli altri.

 

In quest'accezione, la famiglia è un luogo dell'anima, quanto in qualche modo da riscoprire, rigenerandolo.

 

Al Cinema vi aspetta uno spaccato di un Giappone che assai probabilmente non avrete mai preso in considerazione, per quanto vivido e "affrescante", nel suo vivere in una virgola.

 

---

 

UN AFFARE DI FAMIGLIA (Manbiki Kazoku), di Hirokazu Kore'eda

distribuito da BIM

 

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Mi aveva parlato entusiasticamente di questo film, ovviamente in edizione originale giapponese, il professor Giorgio Amitrano, quando l'ho conosciuto a Perugia per la recente rassegna su Takahata, a Luglio scorso.

 

A differenza di me, Giorgio Amitrano non solo è una persona colta e delicata, ma altresì un grande amante e conoscitore del cinema internazionale. Credo che il suo apprezzamento sia significativo.

 

Ho ragione di  timori per l'edizione italiana, però.

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si, pero', per una volta che c'e' un film d'autore (e giapponese) che pare piacere anche al grande pubblico, dobbiamo tirar su gli argomenti di traduzione/etc/etc e pure a prescindere?

 

A parte questo, volendolo vedere in VO, le occasioni non sono mancate, eh.

Poi, volendo, se/quando lo vedrai in giapponese si potra' parlare anche di questo aspetto.

 

Io mi sono pure sforzato di fare qualcosa di originale, quando la critica dei film di Koreeda altro non parla se non di:

 

"spazio circoscritto d'azione"

"critica sociale"

"Ozu"

 

il tutto rielaborato e rimasticato insieme alla cartella stampa del momento...

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Personalmente, il problema accennato da Shito (inteso in senso generale ma non generalizzando) è il motivo principale (non l'unico) per cui al cinema vado sempre meno. Ognuno cmq ha i suoi standard.

Da parte mia, quello che vedo al cinema (con delle eccezioni) lo considero "monco" finché non lo rivedrò in lingua originale, cosa che dalle mie parti potrò poi fare solo a casa.

Ciò detto, vedrò questo film, per incoraggiare operazioni simili, ma terrò ben presente quanto detto da Shito (di cui mi fido).

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Questa e' cosa diversa dalle serie tv anime e dai 'vecchi' film.

 

EXCALIBUR ad esempio ha una resa in lingua originale e una del tutto differente in lingua italiana.

 

Ora questo e' un film attuale, da vedere in sala, che e' l'elemento e il luogo 'esperienziale' di ogni film; c'e' la possibilita', la si usi, o non ci si lamenti piu' se non arrivano SOLO film Marvel in italia.

Detto questo, rinnovo anche a te l'invito; va bene l'apriorismo (fondato dal sottoscritto) MA almeno parliamo di qualcosa di concreto e in argomento.

In quanto fin'ora a fronte di una esposizione su temi e argomenti, io mi attenderei veramente che non si parli di:

OMG LA LINGUA ORIGINALE

 

Anche perche' non c'e' nessun elemento concreto in realta' manco per parlare della resa.

 

P.S.

Io ho visto da sempre film orientali, dalla thailandia ad HK ed oltre, sempre in lingua originale.

Ne ho circa ad occhio 3000 dvd.

(come detto un'altra volta, dopo anni e anni mi risulta difficile continuare a sopportare la cadenza cantonese)
So che non lo state a fa', ma nun me fate la morale della lingua originale, LOL.

 

P.P.s

Shito, per Battle Royale io ero molto piu' drastico di te (su vecchio net ci dovrebbero essere i miei post), arilol ^^

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Come hai ben capito, nessuna critica verso di te.^^ Tra l'altro hai suscitato il mio interesse con il primo post e per questo

e per l'altro motivo (sostenere la distribuzione di film del genere o affini in Ita) andrò senz'altro a vederlo se iddio vorrà che lo proiettino

dalle mie parti.

 Solo, se uno come Shito (che seguo da anni e di cui mi fido) mi dice che l'edizione italiana ha dei problemi, non potrò ignorare la cosa

nel momento in cui mi accingerò alla (prima, nel luogo giustamente deputato, il cinema) visione.^^

Poi, se, come è probabile, apprezzerò il film, avrò modo di vederlo anche in lingua originale (proiezione domestica).

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Io non ho problemi a parlare di problemi (ari-sic) dell'edizione italiana, ma almeno si entri nel merito, se leggo qualcosa di simile a 'a naso c'e' qualcosa che non va', io uso a caso una delle classiche 4 inflessioni romanacce di 4 lettere ^_^

 

Altrimenti, la sala e' la'. da qualche parte.

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No, Den-chan, non ho detto solo che "ho motivo di pensare che".

 

Che è molto meno di "so questo".

 

Certo, paragonando i trailer in giapponese:

 

 

e in italiano:

 

 

quello che balza alle mie orecchie è la totale perdita di qualsiasi naturalezza. Si dirà, è ovvio.

 

Il padre, da persona 'un po' sbiasciata', diventa un gagliardo sornione. UNa sagoma. UN simpaticone. Insomma un giullare all'italiana, perché alla fine quando si recita nel doppiaggio italiano è sempre tutto sovraenfatico, che sia il cattivone, il buffone, la figona... sono tutte macchiete e cliché.

 

Non c'è alcun senso di "morbidezza". Sono tutti così impostati, così scolpiti, che a me disturba proprio.

 

L'unica cosa che sembra vera, nel doppiaggio in italiano è la bimba piccola che dice "fratelloneeee!"

 

lol

 

PS:

 

Con Amitrano, dato che non c'era ancora un titolo italiano, scherzavamo che avrebbero potuto usar,e ora sì, il titolo italiano inventato per "The Borrowers", ovvero "Gli Sgraffignoli" che ovviamente sovrascrissi ai tempi di Arrietty, Arrietty la Prendimprestito, per interderci. Stavolta avrebbero potuto essere quasi fedeli con "La famiglia Sgraffignoli", ma figurarsi.

Modificato da Shito
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Shu: quanto al mio naso, è che di riffa o di raffa è stato un po' ficcato dietro le quinte della lavorazione, diciamo. Ma comunque non vale granché, ripeto e ribadisco. Infatti il mio non era un dubbio aprioristico (non credo nell'apriorismo), ma restava comunque solo un garbato timore fondato su esperienze personali.

 

C'è anche da dire che localizzare vocalmente il live-action orientale è davvero difficile, tremendamente difficile, molto più difficile dell'animazione, ovviamente - per così tanti motivi (Takahata escluso, che conta quasi live-action).

 

Un caro amico mi disse una volta che la cosa migliore che avessi mai fatto, come doppiaggio, era sicuramente PoroPoro. Tutto sommato credo sia Yamada-kun, invece.

 

Come diceva Den-chan, ognuno ha la sua sensibilità. La sua soglia di tolleranza, anche. Sono cose inevitabilmente personali.

 

Per dire che io non ce l'a faccio proprio a sentire un Tetsuo doppiato da un giovane padre e un Kaneda doppiato da una persona più giovane di uno stadio di vita, oltre che d'età. Sento il gradino. Mi infastidisce, è distonico. Lo so che il bravissimo Alessio Puccio ha una voce un po' tagliente volendo più "antipatica" di quella del bravissimo Manuel Meli, che ha invece un timbro giovanile ma più fondo, più basso. Ma non cambia niente, per me. Prima l'età, prima la verità.

Modificato da Shito
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Rettifico: il "garbato timore" di Shito è anche il mio (nel mio caso, lo ammetto, un po' aprioristicamente,

perché documentandomi/controllando in tanti casi passati ho preso troppe stangate). Lietissimo di essere -oggettivamente- smentito, ovvio.

Invero, avrei avuto tale timore anche se Shito non fosse intervenuto, appunto perché qui c'entra il giapponese ed è ancora peggio!

Ma, per i motivi di cui sopra, cercherò cmq di vedere il film al cinema.^^Chiudo da parte mia con la questione nel timore di scatenare

le inflessioni di Shuji-sama!^^

 

Ps- Shito, "Fratellone" (forse anche "Sorellona"? Non mi sovviene) lo hai sdoganato per benino!^^

Modificato da Den-chan
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Ci crederesti che ai tempi di Ranma (Granata Press) dovetti impormi veementemente per mantenere "ramen" in luogo di "tagliolini"? :-)

 

Ma "sorellona" è stato poi del tutto nazionalizzato dall'Amuchina, come si sa. Ah, l'igiene. Anche mentale, eh. ;-)

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Rettifico: il "garbato timore" di Shito è anche il mio (nel mio caso, lo ammetto, un po' aprioristicamente,

perché documentandomi/controllando in tanti casi passati ho preso troppe stangate). Lietissimo di essere -oggettivamente- smentito, ovvio.

Invero, avrei avuto tale timore anche se Shito non fosse intervenuto, appunto perché qui c'entra il giapponese ed è ancora peggio!

Ma, per i motivi di cui sopra, cercherò cmq di vedere il film al cinema.^^Chiudo da parte mia con la questione nel timore di scatenare

le inflessioni di Shuji-sama!^^

 

Ps- Shito, "Fratellone" (forse anche "Sorellona"? Non mi sovviene) lo hai sdoganato per benino!^^

 

Sono cosi' carine e affettuose, mica sono 'veementi' ^^

 

 

StiCa, MeCo, ParDe, LiMo.

 

Shu: quanto al mio naso, è che di riffa o di raffa è stato un po' ficcato dietro le quinte della lavorazione, diciamo. Ma comunque non vale granché, ripeto e ribadisco. Infatti il mio non era un dubbio aprioristico (non credo nell'apriorismo), ma restava comunque solo un garbato timore fondato su esperienze personali.

 

C'è anche da dire che localizzare vocalmente il live-action orientale è davvero difficile, tremendamente difficile, molto più difficile dell'animazione, ovviamente - per così tanti motivi (Takahata escluso, che conta quasi live-action).

 

Un caro amico mi disse una volta che la cosa migliore che avessi mai fatto, come doppiaggio, era sicuramente PoroPoro. Tutto sommato credo sia Yamada-kun, invece.

 

Come diceva Den-chan, ognuno ha la sua sensibilità. La sua soglia di tolleranza, anche. Sono cose inevitabilmente personali.

 

Per dire che io non ce l'a faccio proprio a sentire un Tetsuo doppiato da un giovane padre e un Kaneda doppiato da una persona più giovane di uno stadio di vita, oltre che d'età. Sento il gradino. Mi infastidisce, è distonico. Lo so che il bravissimo Alessio Puccio ha una voce un po' tagliente volendo più "antipatica" di quella del bravissimo Manuel Meli, che ha invece un timbro giovanile ma più fondo, più basso. Ma non cambia niente, per me. Prima l'età, prima la verità.

 

Il mio punto di vista come dire...

 

Io non avrei fatto doppiare in italiano NIENTE proveniente dall'estero.

 

Ovviamente a partire da tutta l'animazione giapponese arrivata in Italia post-'80.

 

Sounds Good?  ^^

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#ShuUnodinoi :thumbsup:

 

Personalmente, se non conosco la lingua d'origine, ben venga il doppiaggio, se fatto BENE, ma proprio BENE, con cura e rispetto dell'originale.

Così da ricreare (sia essa televisiva o cinematografica) l'esperienza  della fruizione originale.

Ovviamente qualcosa si perde sempre, quindi per le successive visioni si andrebbe di audio originale e sottotitoli, anche quelli fatti BENE.

Ho voluto specificare anch'io, e mi scuso per aver ripetuto cose già dette più volte su questi lidi.

Del resto stiamo comunicando tra persone che essenzialmente la pensano allo stesso modo!^^

Poi appunto ognuno ha la sua soglia di tolleranza (che può variare, magari, a seconda del livello di interesse verso il titolo del caso). Tutto qui.^^

Grazie ancora per la dritta/commento sul film e mi scuso per l'OT^^'

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Lo sapete si che non esiste un doppiato italiano di Tasogare Seibei/Twilight Samurai (per qualche ragione ne esiste il titolo tradotto in il crepuscolo dei samurai)? Che diavolo c'e' da aspettarsi da un paese che se ne frega altamente di mettere in sala una meraviglia del genere?

 


 

Per i distratti, ha anche vinto un Oscar, se servisse qualche motivo commerciale.

 

Un paese in cui devo veramente fare le differenze tra "Ching din dai sing"/a chinese tall story

 


 


 

e "Wu Ji"/The Promise, nonostante la storia del primo la conoscano tutti?

 


 

Potrei dire che in questo "Manbiki Kazouku" ci ho visto piu' lo Kozaburo Yoshimura di "Yoru no kawa"/River of the Night che non il solito Ozu che da quasi sempre in qualche modo viene associato a Koreeda? 

 


 

Forse sottigliezze, ma non e' che siano cose che non esistono.

Potrei ma tanto chi lo conosce?

 

Gia' qua la cultura cinematografica e' davvero quello che e', saro' e restero' fissato, ma quando vedo in sala un Manbiki Kazoku come questo attuale, ho sempre la speranza che magari qualcuno si interessi all'argomento, in un paese tanto modaiolo come l'Italia.

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Ieri, complice il bellissimo post iniziale di Shuji e la fortuna che una piccola sala dei salesiani vicino casa lo ha messo in programmazione, ho visto Manbiki Kazoku. 

 

Parto con una considerazione personale limitata alla mia esperienza di spettatore, ma quando mi è capitato di vedere o leggere storie giapponesi dove vi siano personaggi fuori dallo schema rigido della società nipponica, emarginati, persone nella periferia urbana e sociale, queste storie hanno sempre avuto un grande valore per me. Parlo di Maison ikkoku, dove gli abitanti della casa rappresentavano bene l'idea di "outcast" e la stessa Kyoko con la sua ostinata voglia di lavorare per il suocero e di rimanere single, almeno per il tempo che lei voleva, era fuori dai binari della vita prevista per una donna come lei; c'è poi Shinya shokudō (Midnight Diner) dove la rassegna di personaggi nel corso degli episodi è di persone che magari vivono nella società convenzionale ma poi in quel ristorante notturno mostrano finalmente la loro diversità e le loro storie spesso fuori dai canoni. E poi infine c'è questo film, che di questo tipo personaggi ci fa un ritratto a tutto tondo e sopratutto molto onesto.

 

È un film che ha avuto il merito di scoprire le sue carte lentamente e di farmi arrivare alle conclusioni al suo ritmo, io immaginavo davvero tutt'altro svolgimento e sono stato guidato con sorpresa verso le rivelazioni finali.

 

Credo che il tema principale del film si trovi proprio in bilico tra due concetti: ciò che è giusto per la società, nonostante in realtà sotto questa coltre di socialmente corretto si annida il marcio; e ciò che sembrerebbe giusto nonostante sia al di fuori di quei limiti sociali che una società si dà per vivere.

 

Da qui in avanti forse potrò spoilerare quindi prendo provvedimenti

 

 

Insomma nonostante siano dei gran furfanti, questa famiglia disfunzionale, retta da legami che di familiare hanno ben poco, è stata in grado di dare a Rin un affetto che i genitori veri non hanno dato a Juri. Ed infatti a pensarci bene il castello di carte cade proprio sull'unica cosa sbagliata che insegnano a Rin, il furto. Da lì in poi questa "bella e pericolosa anomalia" che si era venuta a creare viene "corretta" proprio dalle leggi e dalle convenzioni sociali che riportano la situazione nei canoni di normalità. Questa normalità è una situazione migliore della  "bella e pericolosa anomalia" che abbiamo visto per tutto il film? La bravura del regista non è quella di darci una risposta certa, certo la corsa di Shota padre e Shota piccolo che lo chiama papà e la piccola Rin/Juri che guarda fuori dal balcone dove è confinata per cercare presumibilmente qualcun'altro al di fuori dei suoi genitori sembra volerci dire che era quella storia a rappresentare la felicità. E che la abbia anche rappresentata è indubbio, la scena al mare è lì a dimostrarlo. Ma d'altro canto la "madre" (di cui non ricordo il nome) sia nel non dire ai poliziotti che la bambina era stata picchiata dai genitori veri, sia nel discorso durante la visita in carcere accettando la punizione per le sue colpe, è proprio lei a ricordarci che alla fine i figli devono crescere con i propri genitori. Lei che rappresentava un po' l'anima e la mente della famiglia disfunzionale è quella che alla fine si arrende alla normalità.

 

Logicamente questo è un discorso a freddo, durante il film io ho ardentemente desiderato che almeno dicessero alla polizia che i genitori di Juri erano dei bastardi che erano passati per vittime, anche se l'escalation di malefatte della famiglia disfunzionale (quello successo alla nonna e il tentato abbandono di Shota piccolo) mi ha fatto capire che anche lì alla fine, al di fuori della favola, i loro limiti umani, la vigliaccheria e la disonestà non potevano essere premiate.

 

Il film quindi ha il grandissimo merito di mostrarci questa storia con momenti di grande leggerezza e alcuni anche molto toccanti (il ringraziamento della nonna al mare) e di mettere sul tavolo tutti gli elementi per farci coltivare il dubbio, per farci scegliere (sempre è se possibile scegliere) tra la dicotomia di cui parlavo all'inizio tra ciò che è considerato giusto, ma ci non pare esserlo e ciò che non è considerato giusto, ma che invece ci pare esserlo.

 

 

Quindi insomma andate a vederlo, nonostante i legittimi dubbi che abbiamo tutti sugli adattamenti. Su questo aspetto, per quello che posso dire io, ho notato che il Virgin Killer Sweater diventa il maglione accalappia uomini, per le questioni più inerenti alla lingua giapponese posso dirvi ben poco diciamo che per il mio livello superficialissimo non ho notato adattamenti di nomi giapponesi in italiano, si sente dire  "con quale kanji è scritto questo nome". Quindi un livello disastroso a la mediaset non c'è.

 

Ah a proposito, ma la traduzione corretta del titolo quale sarebbe?

Modificato da Godai
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