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Un affare di famiglia (aka Manbiki Kazoku)


Shuji

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Per la cronaca, le mie ragioni per non andare (io, personalmente) a vedere quel film, da dialogo con Amitrano. :-)

 

A livello personale non ne ho buone sensazioni. Mi pare l'apologia del legame familiare anche ai margini dell'ordine sociale, cosa che la mia mentalità non può apprezzare - poiché per me la bellezza è nell'ordine, ovvero  è nella pulizia (pulcher cosmos mundi). A parte la surroga del "fare famiglia" invece che "essere famiglia" (passaggio postmoderno da DragonBall a One Piece, dicevamo), mi riferisco al fatto che vivono di espedienti, per usare un eufemismo. Questo mi risulta intollerabile, e farne apologia per me è a sua volta reato, appunto il reato di "apologia di reato". Vedere un film simile credo mi porterebbe solo un forte desiderio di "pena" per i perpetrati "delitti", non in ultimo quello del regista. Peraltro sono anche convinto che quel modello di umanesimo sia in realtà disumano, e conduca non solo al disordine sociale, ma al disordine mentale. Fuori dall'idillio della finzione, credo che gli esseri umani ci si abbruttiscano e impazziscano - con "valori" simili. Cose tipo "lo zingaro felice" credo siano tutte bugie crassamente borghesi. Lavande delle coscienze.
Modificato da Shito
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Sono cose di cui si puo' parlare solo DOPO aver visto il film.

E nel film non c'e' NESSUNA apologia, tanto meno 'giustificazione'.

 

Il pensiero di Koreeda, come si evince sia qua che incidentalmente altrove per questo argomento, e' molto differente.

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A maggiore ragione per quello che hai scritto, Shito, dovresti vederlo. Perché di quello che tu dici non c'è traccia. C'è solo il racconto, onesto, che non fa professione di apologia verso qualsivoglia modello. È un film che può dire qualcosa sia a te che non credi ai legami familiari ai margini dell'ordine sociale, sia a me che invece credo a quei legami. Ed è un film che lo fa proprio perché racconta onestamente la vicenda senza nascondere nulla dando tutti gli elementi per porre dei dubbi sia a me che a te. Intesi non come persone naturalmente, ma come portatori di due pensieri differenti sul concetto "famiglia ai margini della società"

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Ieri, complice il bellissimo post iniziale di Shuji e la fortuna che una piccola sala dei salesiani vicino casa lo ha messo in programmazione, ho visto Manbiki Kazoku. 

 

Parto con una considerazione personale limitata alla mia esperienza di spettatore, ma quando mi è capitato di vedere o leggere storie giapponesi dove vi siano personaggi fuori dallo schema rigido della società nipponica, emarginati, persone nella periferia urbana e sociale, queste storie hanno sempre avuto un grande valore per me. (cut)

 

 

Insomma nonostante siano dei gran furfanti, questa famiglia disfunzionale, retta da legami che di familiare hanno ben poco, è stata in grado di dare a Rin un affetto che i genitori veri non hanno dato a Juri. Ed infatti a pensarci bene il castello di carte cade proprio sull'unica cosa sbagliata che insegnano a Rin, il furto. Da lì in poi questa "bella e pericolosa anomalia" che si era venuta a creare viene "corretta" proprio dalle leggi e dalle convenzioni sociali che riportano la situazione nei canoni di normalità. Questa normalità è una situazione migliore della  "bella e pericolosa anomalia" che abbiamo visto per tutto il film? La bravura del regista non è quella di darci una risposta certa, certo la corsa di Shota padre e Shota piccolo che lo chiama papà e la piccola Rin/Juri che guarda fuori dal balcone dove è confinata per cercare presumibilmente qualcun'altro al di fuori dei suoi genitori sembra volerci dire che era quella storia a rappresentare la felicità. E che la abbia anche rappresentata è indubbio, la scena al mare è lì a dimostrarlo. Ma d'altro canto la "madre" (di cui non ricordo il nome) sia nel non dire ai poliziotti che la bambina era stata picchiata dai genitori veri, sia nel discorso durante la visita in carcere accettando la punizione per le sue colpe, è proprio lei a ricordarci che alla fine i figli devono crescere con i propri genitori. Lei che rappresentava un po' l'anima e la mente della famiglia disfunzionale è quella che alla fine si arrende alla normalità.

 

Logicamente questo è un discorso a freddo, durante il film io ho ardentemente desiderato che almeno dicessero alla polizia che i genitori di Juri erano dei bastardi che erano passati per vittime, anche se l'escalation di malefatte della famiglia disfunzionale (quello successo alla nonna e il tentato abbandono di Shota piccolo) mi ha fatto capire che anche lì alla fine, al di fuori della favola, i loro limiti umani, la vigliaccheria e la disonestà non potevano essere premiate.

 

Il film quindi ha il grandissimo merito di mostrarci questa storia con momenti di grande leggerezza e alcuni anche molto toccanti (il ringraziamento della nonna al mare) e di mettere sul tavolo tutti gli elementi per farci coltivare il dubbio, per farci scegliere (sempre è se possibile scegliere) tra la dicotomia di cui parlavo all'inizio tra ciò che è considerato giusto, ma ci non pare esserlo e ciò che non è considerato giusto, ma che invece ci pare esserlo.

 

 

 

 

 

Quel momento ha spiazzato anche me in quanto lo davo per scontato.
Dopo ci ho pensato, ed effettivamente e' giusto cosi'.
Proprio in quanto "due ingiustizie non fanno giustizia", sia in quanto sarebbe stato fornire una giustificazione al gesto di quello che e' stato un rapimento, sia in quanto avrebbe solo peggiorato al massimo la condizione della bambina.

 

 

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Sono cose di cui si puo' parlare solo DOPO aver visto il film.

 

E nel film non c'e' NESSUNA apologia, tanto meno 'giustificazione'.

 

Il pensiero di Koreeda, come si evince sia qua che incidentalmente altrove per questo argomento, e' molto differente.

 

Prendo seria nota, riconsidero la possibilità di visione.

 

A Roma è al cinema anche in lingua originale... (Nuovo Sacher)

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  • 6 months later...

Recuperato grazie al Cineforum 'Un affare di famiglia' (nun me ricordo il titolo corretto^^', se ne era parlato, mi pare). Davvero bello.

Interessante che sollevi una (o più d'una) questione 'morale' ma che ogni aspetto ha il suo 'opposto'. Tipo: la bambina (tenerissima)

alla fine lascia 'sto gruppo di reietti, ma si ritrova in un ambiente familiare deleterio dal quale era stata allontanata. Anche la madre,

che poco prima avevamo visto gioire cinicamente nel trovare i soldi della nonna defunta, alla fine si carica tutto il peso della colpa.

Voglio rivederlo in giapponese, manco a dirlo:-)

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