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Gran Torino


Shuji

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Alla fine.

 

Si, del resto la fine, annotata sul paradigma della "morte", indica una certa succedaneita' all'ambivalenza dell'esistenza.

 

Alla fine, in quel punto di rottura tra volonta' e tempo, si trova l'uomo.

Non l'uomo strappato caricaturalmente dal paradigma prima accennato, ma semplicemente l'uomo.

 

Semplicemente l'uomo.

Un'affermazione tanto sintatticamente scontata, quanto terrificante da esplorare nel suo significato piu' palese ed intimo insieme.

 

In quel punto arriva Clint Eastwood; ce lo aspettiamo dietro ad ogni cambio di inquadratura che indossi un cappello da cowboy, leggiamo nel suo sguardo una brace che sappiamo esplodera' nel giro di qualche istante, sentiamo in quell'eco di accompagnamento militare, in quel breve e ovattato rullo di tamburo, che tutto puo'. Perche' tutto gli e' permesso.

 

Ma ci spiazza, continuamente, da testimone della propria esistenza e della propria vita. Un uomo di cui sopra, Walt Kowalski, l'avatar di Eastwood in questo film, afferra la vita digrignando i denti e accarezzando di sfuggita un bambino, come allo stesso modo fa per le vite di tutti coloro che incontra sulla propria strada.

 

Gran Torino puo' essere un film sull'integrazione, sul razzismo, sull'afferrare cio' che si ha e non lasciarlo andare, fin quando non si trova il modo e l'occasione di donarlo a qualcuno.

 

L'uomo forse non lascia eredi, quanto rimpianti.

Forse i rimpianti sono alla fine solo ombre confortanti in cui gettare non se stessi quanto il mondo intorno che continua a sciamare in direzioni sempre meno comprensibili da noi che con gli anni, semplicemente, rallentiamo.

 

Eastwood non ci lascia rimpianti o eredi, quanto il duro viso di Walt solcato da un'unica invisibile lacrima.

In quello che e' un film imprenscidibile della sua filmografia, e in assoluto per il momento il film migliore della stagione.

 

Ringraziando iddio, questi film dimostrano con verve e nostalgia, con umorismo e tristezza, con bravura e genialita', che il cinema esiste. Nel vero senso della parola.

 

Voto: 9

Imprescindibile.

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Bellissimo commento per questo grande film! :thumbsup:

 

Nella sua dimensione "intima" e raccolta, Gran Torino costituisce un'ulteriore mattone del percorso artistico di Clint, possiamo vederlo come una sintesi del dittico di Iwo Jima (in fondo nello stesso quartiere troviamo rappresentate Asia e America), come una prosecuzione di Million Dollar Baby (Kowalski potrebbe essere quell'allenatore/padre che ha perduto se stesso nel gesto di estrema pietà, tarando la sua vita sulle coordinate soffocanti della morte), ma soprattutto come un rovesciamento di Mystic River, con la vendetta che non è più l'inevitabile segno fondativo della società americana: c'è in fondo bisogno di ricominciare a comprendere l'altro da sé e la proverbiale pistola dell'ispettore Callaghan stavolta è formata solo dalle dita (che guarda caso c'erano proprio nel finale di Mystic, ma utilizzate in senso opposto).

 

W Clint, sempre e comunque!

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Ho trovato il tempo e l' ho visto ieri pomeriggio.

Bello assai. Curiosamente sembra una sorta di punto di intersezione tra "Flag of our Fathers" e "Million Dollar Baby". O, quantomeno, è così che l' ho interpretato. Sottotraccia ai tre film c'è una riflessione sull' America e l' American Dream. In questo in una versione definibile, prendendo le categorie politico-psicologiche di W.Meade, "Jacksoniana".

Il contesto della vicenda umana di Walt è offerto dalle strade desolate di una Detroit diventata parte integrante della "rust belt". La capitale dell' auto americana assediata dai transplant della Toyota, dalle auto coreane, le uniche a girare nelle strade semideserte, guidate da potenziali "gangsta" asiatici, insieme a scassati pickup e all' iconica "Gran Torino", luccicante memento del tempo che fu. Le strade sono quelle delle cinture dei cottages, i sobborghi operai bianchi del Midwest industriale, edificati per i veterani di due guerra (la 2° GM e la Guerra di Corea), simbolo dello scorrimento sociale, insieme all' auto, di una classe operaia che si concepiva come classe media. La "Gran Torino" è quasi l' apogeo di quella fase della storia postbellica americana (l' equivalente statunitense dei cosiddetti Trenta Gloriosi europei, i vari boom economici conditi con il welfare) che sarà un' altra guerra, quella del Vietnam e le sue conseguenze sociali a trasformare. E nel lungo periodo a modificare lo stesso panorama urbano di cui Walt rimane l' ultima testimonianza, impiantando colonie asiatiche nello Heartland americano. Colonie che sono figlie dirette delle guerre americane in Asia. Storicamente è sulla schiena della guerra di Corea che il Giappone ricomincia quella scalata industriale che lo porta ad annichilire la capitale americana dell' auto (e per lungo tempo la capitale mondiale dell' auto, altro elemento costituitvo del secolo americano). E' vero che la produzione ha scelto Detroit ed il Michigan perchè girando lì avrebbe avuto detrazioni fiscali. però ciò serve solo a rafforzare le valenze metaforiche del film. Il quale, in qualche momento, sembra essere un "karate kid" jacksoniano. Ma è voluto, poichè se Eastwood sottolinea come il Sogno Americano abbia dei perdenti è anche inclusivo. E Walt è razzista non tanto per la sua esperienza coreana, dove ammazzava gook ed i gook hanno massacrato il suo plotone (una eco di Gunny e del fantasma di Heartbreak Ridge) ma perchè sta scomparendo con il proprio mondo ed è cresciuto in un contesto in cui essere polacchi, irlandesi, italiani, neri bisognava combattere per il proprio territorio e per far valere ciò che si era per potersi integrare. Ed è ciò che cerca di trasmettere al nuovo venuto "gook", quasi un figlio adottivo.

In sintesi, scusandomi per lo sproloquio, un film che vale la pena di essere visto.

Saluti ed omaggi a Shuji sama l' Oracolo.

Syas ;)

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  • 1 month later...

"...il cambio l'ho montato io nel '73!"

 

stupendo...ho voglia di rivederlo! mentre guardavo il film, continuavo a pensare alla carriera di Eastwood: chissà quante ne ha viste, dai tempi con "sentenza" a vederlo adesso nei panni di questo polacco...non si è mai fermato, forse avrà aspettato ma ha continuato a crescere e a stupire.

 

Gran Torino per me è stato contagioso, i giorni seguenti ho rivisto anche "dove osano le aquile" per dire...il cinema c'è ancora (come già sottolineato) grazie a pellicole del genere.

 

Qualcuno ha visto "Bird"?

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Pagani....tsè...Peggio per loro (vabbè che è lungo ma proprio non bisogna capirne un emerito....).

Scusi lo sfogo fondamentalista ;D

Syas


Comprensibilissimo, del resto sequenza finale e titoli sono da gustare esattamente come tutto il resto dell'ottimo film di Eastwood (ottant'anni suonati e recitare così, e che senso dello stile, ragazzi!).

Pienamente scusato e giustificato, Ciambellano. Debbo dire che ho avuto più fortuna del solito (meno gente che si alzava ciarlando per filare a far shopping), sarà che io e mia sorella l'abbiamo visto in una sala con poltrone comode che invogliavano a godersi lo spettacolo.
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Saluti Dr ;)

Penso che il nostro tiratore infallibile facesse riferimento a Bird. Se si alzavano anche a Gran Torino comincio a pensare che gli autodafè non fossero una cosa così negativa (passi l' alzarsi ma ciarlare pure...Ciambellano  wahabita mode :osama: ), sempre se no ho capito male.

Syas ;)

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Pagani....tsè...Peggio per loro (vabbè che è lungo ma proprio non bisogna capirne un emerito....).

Scusi lo sfogo fondamentalista ;D

Syas


Vero: peggio per loro...e poi il Jazz di Parker è tutt'altro che noioso.
Scusi lei l'OT ma non ho potuto non menzionare "Bird"...rimasi colpito da Eastwood regista non solo per la regia appunto ma soprattutto per la biografia trattata che, a mio parere, è a dir poco "scomoda".
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No hay problema, messere. Don't worry.

Be' scegliendo Charlie Parker men che scomoda non poteva essere, conoscendo l' uomo.

Se le capita e non l' ha già visto val la pena nel genere anche "Round Midnight" di B Tavernier, atto d' amore per il jazz che si rifà alla biografia di Lester Young e Bud Powell (altri due maudit jazzisti) con Dexter Gordon (il vice Parker) come protagonista. Toccante e altamente consigliato. ;)

Syas ;D

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No hay problema, messere. Don't worry.

Be' scegliendo Charlie Parker men che scomoda non poteva essere, conoscendo l' uomo.

Se le capita e non l' ha già visto val la pena nel genere anche "Round Midnight" di B Tavernier, atto d' amore per il jazz che si rifà alla biografia di Lester Young e Bud Powell (altri due maudit jazzisti) con Dexter Gordon (il vice Parker) come protagonista. Toccante e altamente consigliato. ;)

Syas ;D


Bellissimo film, visto in tempi 'memorabili', una ventina d'anni orsono e insieme a un musicista/chitarrista  :thumbsup:
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Immaginavo Oracolo. Su Jaco Pastorius, a parte dei DVD di concerti non mi pare ci sia nulla. Avevo letto che qualcuno aveva in mente di fare la biografia di Miles "nota perfetta" Davis, ma è una memoria vaga...

C' è comunque anche questo: http://www.dvdland.i...lues_8_dvd.html

Io ho visto i primi due, quello di Wenders e quello di Scorsese (Soul of a Man e Dal Mississippi al Mali)...tra l' altro uno degli autori è il buon Clint....I film non sono facilmente digeribili...ma meritano una visione, se ama la musica nera (a mio avviso la Musica e basta, ma anche qui sono di parte....e wahabita... :osama: ).

Syas. >:(

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