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A new evolution

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Roger

Dallos

La prima volta che vidi Dallos un paio d’anni fa, si trattava di una pessima versione fansub; la traduzione principale era in lingua ceca e da questa, probabilmente attraverso google translate, era stato fatto un passaggio all’inglese. Alla fine non si capiva una mazza e sembrava un semplice racconto dove due fazioni si odiano e combattono una contro l'altra; Dallos è più di questo.

Fortunatamente in tempi abbastanza recenti qualcuno ha ripreso in mano questa miniserie famosa, se non altro, per essere sia il primo ova della storia sia una delle prime opere di Mamoru Oshii in veste di regista (in questo caso anche co-autore della sceneggiatura in coppia con Hisayuki Toriumi, il quale ha collaborato anche alla regia).

Erano i primi anni ’80 e nei progetti iniziali Dallos doveva essere una serie tv della durata di un anno; Pierrot, la casa di produzione, voleva rivaleggiare con Sunrise. Tuttavia per varie ragioni legate ai contenuti della storia (in breve: per Bandai, lo sponsor, Dallos non era commercialmente valido) l’opera venne ripensata e riadattata per uscire come serie ova, in pratica direttamente in home video senza beneficiare di un passaggio televisivo o cinematografico. Dallos ebbe comunque abbastanza successo in questo nuovo (in Giappone) formato, ed aprì la strada alla suddetta neonata tipologia di prodotti.

L’opera è strutturata in tre capitoli, l’ultimo dei quali diviso in due atti, per un totale di soli quattro episodi; sebbene non Dallos non rappresenti una novità assoluta in termini di tematiche e personaggi (inoltre come Gundam, Macross, Genesis Climber Mospeada ed altri anime di quell’epoca, anche Dallos ha un certo debito nei confronti di Robert Heinlein…) ed alcuni punti della storia rimangano in sospeso, tanto che lo si potrebbe considerare il racconto di un momento di una storia assai più ampia, è un interessante concentrato di idee sostenute da una regia vivace e da animazioni fluide, in particolare quelle di azione.

Il tema portante della serie ruota attorno al concetto di indipendenza: in un ipotetico futuro la Terra è riuscita a risolvere i problemi di sovrappopolazione e povertà grazie alla colonizzazione della Luna ed alle risorse minerarie presenti su di essa; tuttavia gli abitanti trasferitisi sul satellite per questi scopi, dopo alcuni decenni, per via delle condizioni di vita alle quali vengono sottoposti, accusano un senso di sfruttamento da parte dei dirigenti del pianeta madre. Inoltre, da un lato le vecchie generazioni nate sulla Terra e residenti sulla Luna non sono autorizzate a rivedere il proprio pianeta di origine che hanno lasciato per rivitalizzare, né a tornarci, dall’altro quelle nuove nate sulla Luna lottano nel tentativo di acquisire una propria indipendenza dai terrestri ma contemporaneamente nutrono curiosità verso la Terra, ormai divenuta un luogo prospero e felice, dove a quanto pare si vive in con una libertà quotidiana a loro negata. Ma chi è veramente libero? La vita dei terrestri dipende strettamente dalle risorse lunari e dall’operato degli emigrati, mentre gli abitanti della Luna sono legati alla Terra perché essa corrisponde alle loro radici.

Con questa domanda, e quindi con sé stessi, dovranno fare i conti la maggior parte dei personaggi principali e le fazioni che essi rappresentano, per capire quello che vogliono veramente e tentare di realizzarlo. Ammesso che il misterioso Dallos, una colossale e misteriosa struttura edificata sulla Luna, venerata come un dio da ribelli e saggi, non abbia una risposta per loro…

 

Episodio 1 - Remember Bartholomew

A Monopolis (un nome un programma), una delle principali città presenti sulla Luna, le autorità locali sono corrotte; ma Monopolis è anche il centro nevralgico dal quale prende forma il movimento di ribellione guidato da Dog, un residente di terza generazione (e pensato dagli autori per assomigliare a Rambo/Sylvester Stallone).

In questa città Dog fa conoscenza di Shun, un giovane che decide di seguirlo ed il cui fratello, Tatsuya, era anch’egli un ribelle. Tatsuya morì sette anni prima durante un attentato a Bartholomew compiendo una strage di militari e venne incolpato di essere l’organizzatore; successivamente si apprende che in realtà la polizia strumentalizzò fatti e persone per coprire ben altro. Shun è amico d’infanzia di Rachel, ma è un po’ lento e non si accorge dell’interesse che la ragazza prova per lui.

Alex Riger, capo delle forze militari e uomo onesto tutto d’un pezzo, guida la repressione contro gli estremisti capeggiati da Dog; possiede un dobermann di nome Geronimo, che come altri suoi simili subirà un intervento per divenire un cyborg (Kerberos sarà mica nato così?).

Figura femminile di rilievo che ad un certo punto complica il già difficile confronto in corso tra i due schieramenti, è la dolce Melinda, profondamente legata affettivamente ad Alex; nel corso dell’episodio Melinda viene fatta ostaggio dai ribelli, i quali intendono usarla per piegare alle proprie volontà il governo terrestre. La sua vicinanza con Shun, al quale viene affidata, provoca spesso dei fastidi a Rachel…

Il primo episodio mette in chiaro quali sono le due fazioni in campo, chi le rappresenta e cosa vogliono; sostanzialmente, entrambe poggiano i propri ideali su basi condivisibili, ma si sviluppano in modi discutibili. Indubbiamente gli abitanti di Luna sono controllati eccessivamente (portano perfino un cerchio metallico alla testa che li identifica e non possono liberarsene), di sicuro i terrestri si servono di Luna senza rispetto, ma allo stesso tempo tra gli abitanti di Luna vengono coltivati senza riserva l’odio e la voglia di muovere una guerra violenta contro la Terra anche per il solo fine di rovesciare i ruoli di potere.

 

Episodio 2 – Order to destroy Dallos! (in realtà è il primo episodio commercializzato, al quale fecero seguito l’uno ed i successivi)

In apertura di episodio è in corso un’azione di polizia nella quale vengono dispiegati numerosi mezzi militari e uomini il cui scopo è arrestare un paio di guerriglieri, barricati in un palazzo cittadino; uno dei due è prossimo alla morte. Per quanto possa sembrare surreale ed eccessivo, in realtà l’impresa è più complessa di quanto appare; infatti, non inaspettatamente, nel momento dell’assalto decisivo intervengono anche altri ribelli ma soprattutto gli abitanti locali si schierano dalla parte dei due ricercati, dando origine ad una rappresaglia molto consistente che mette in difficoltà le forze dell’ordine.

La vicenda è importante sul piano politico di Monopolis poiché è chiaro che il numero dei simpatizzanti dei ribelli sta crescendo vertiginosamente (infatti in seguito sembra che tutta la popolazione prenda parte alla rivolta contro le autorità), confermando l’accrescere di disordine locale ed instabilità sociale; una delle ragioni a monte di questo problema, che si aggiunge alla già presente insoddisfazione civile, viene individuata nei metodi repressivi impiegati dai militari. Pertanto vari funzionari politici propongono all’unanimità di instaurare un dialogo con i guerriglieri; tuttavia la parola decisiva spetta a Riger, il quale rifiuta completamente tale possibilità in quanto vede in essa un atto di sottomissione che darebbe maggiore visibilità e possibilità di aggregazione al nemico.

Dopo qualche azione rivoltosa di intermezzo, la scena si sposta sul campo dei ribelli ed attraverso la figura di Dog vengono esposti interrogativi sul futuro delle numerose rappresaglie: potenzialmente possono non avere una fine e non è chiaro perché Luna non abbia chiesto i rinforzi di Terra per sedarli.

Anche Riger ha il suo da fare, e non essendo uno che se ne sta rilassato decide di salvare Melinda, ancora in affidatamento a Shun, pertanto compie un’irruzione in una base dei ribelli; per l’occasione schiera soldati ed un numero impressionante di cani cyborg, ma l’azione non ha il successo sperato.

L’offensiva si sposta quindi su Dallos, dove si sono riuniti tutti i principali protagonisti della storia, il quale viene distrutto dai militari in quanto simbolo e covo della resistenza.

 

Episodio 3 - A Sea of Nostalgia Act I

L’inizio di questo episodio mette maggiormente in risalto le idee che muovono i due schieramenti partecipanti al conflitto; se da una parte, quella dell’esercito militare, la linea da seguire è quella dura, ciecamente incentrata su ordine, rigore, rispetto per le istituzioni e maggiore repressione, tanto che per concretizzarlo giunge in suo sostegno un distaccamento militare dalla Terra, dall’altra ideali come autonomia, libertà ed indipendenza si estendono e danno origine a città autogestite. In entrambi i casi, per voce dei funzionari politici o del consiglio dei saggi, e talvolta anche attraverso i sentimenti della gente comune, si fa strada il dubbio che si tratti di comportamenti pericolosi ed infruttuosi. Riprende così l’invito alla moderazione su entrambi i fronti ed al dialogo; viene così a crearsi una situazione di stallo, nella quale tuttavia permane della tensione poiché ancora una volta Dog ed Alex, entrambi a capo dei rispettivi gruppi, non intendono concedere nulla.

Lo strano equilibrio si spezza quando un console di Monopolis, che trama alle spalle di Alex, decide di attaccare una zona urbana e raderla al suolo, compiendo una strage; si tratta di un’area dove, non a caso, è situata la casa di Shun e il ragazzo perde la madre nel conflitto. Il massacro scatena la folla, che reagisce compiendo un’altra violenta rappresaglia contro l’esercito; dal canto proprio i saggi preferiscono invece esporre il proprio risentimento verso il governo in modo pacifico, ovvero chiamando i lavoratori allo sciopero: bloccando le miniere e la produzione in generale, si ferma sia l’economia lunare che quella terrestre; la loro speranza è infatti quella, essendo nel concreto Terra e Luna dipendenti una dall’altra, di sfruttare una necessità comune per instaurare un nuovo dialogo con i terrestri ed essere ascoltati.

Contemporaneamente, Dallos inizia ad autorigenerarsi… ma è anche giunto il momento dello "scontro finale"!

 

Episodio 4 - A Sea of Nostalgia Act II

L’esercito di Metropolis, aiutato da quello terrestre, compie l’assalto definitivo al quartier generale dei ribelli, ovvero Dallos, per annientarli. Tuttavia la misteriosa struttura, ancora in fase di rigenerazione, improvvisamente si attiva e comincia ad attaccare entrambe le fazioni in modo indiscriminato, decimandole. Il fatto scuote le coscienze sia dei pochi superstiti (quasi tutti i personaggi principali della storia) che di coloro i quali non parteciparono alla guerra, e viene interpretato come un messaggio divino improntato alla tregua. Gli animi si calmano ma solo temporaneamente, poiché molti covano ancora odio, rancore e voglia di rivendicare la propria autonomia.

L’ultimo capitolo dell’episodio è incentrato nel viaggio di Shun, mentre accompagna il nonno (uno dei saggi) morente attraverso il Mare della Rimembranza; questo è un’area lunare sigillata, nella quale è ancora presente la carcassa di un veicolo spaziale appartenente ai primi coloni che, durante l’atterraggio, morirono a causa di un errore.

Le salme di questi pionieri appartengono alla maggioranza di coloro che all’epoca non poterono essere riportati sulla Terra, la loro casa, e quindi vennero seppelliti al termine del Mare della Rimembranza in un cimitero, anch’esso un’area proibita, che guarda frontalmente al pianeta di origine. Osservandolo, Shun non può che gridare tutta la sua rabbia verso quel pianeta irriconoscente che ha riacquisto prosperità al prezzo di molte vite umane e delle quali si è dimenticato…

Dunque finora Shun ha ascoltato le ragioni dei ribelli, con i quali ha convissuto per gran parte degli ultimi tempi, ma ha anche dato spazio a quelle del governo attraverso vari confronti con Alex; sebbene non sia sicuro si tratti della cosa giusta, come Rachel sceglie di unirsi anche egli all’organizzazione di Dog.

In chiusura, lo spettatore finalmente conosce anche cosa pensa il governo terrestre; mentre Shun osserva il pianeta azzurro, una voce, idealmente quella di un presidente unico del pianeta, afferma che finora c’è sempre stato rispetto per gli abitanti di Luna, con i quali non vogliono un conflitto in quanto considerati dei fratelli la cui sofferenza è chiara. Purtroppo tra di loro esiste una piccola fazione di estremisti che fomentano violenza e caos su Luna e questo è intollerabile (segue acclamazione di una folla in delirio).

La guerra è solo all’inizio…

 

Dallos non viene detto espressamente cosa sia e quale sia il suo scopo; ma forse la soluzione è Ideon :P

n.b. di Geronimo, il cane cyborg di Alex, si perdono improvvisamente le tracce e stranamente scompare per molto tempo. Durante i credits lo si vede mentre sta ancora setacciando le fogne…

Roger

I demoni esistono, abitano da qualche parte nello spazio; qualcuno lo si può incontrare nel quasar PHL-5200 e il loro scopo è conquistare il nostro pianeta. Purtroppo l’atmosfera terrestre è fisicamente inadatta per i demoni, i quali per sopravvivere devono quindi impossessarsi dei corpi degli umani e generare (usando femmine umane) dei loro simili adatti alle condizioni terrestri.

Kasu ed il suo giovane aiutante Muneto sono due agenti appartenenti all’Interplanetary Mutual Observation Agency, il cui compito è individuare ed eliminare i demoni qualora vengano avvistati. Nessuno è al corrente dell’IMOA, né dei suoi agenti dalle capacità sovrumane, tantomeno dell’esistenza dei demoni…

La storia di questo primo episodio ruota attorno a Muneto, Tstutomu e Kayo, la ragazza di Tsutomu; i tre sono amici d’infanzia e si separarono quando Muneto dovette andarsene senza fornire spiegazioni né a Kayo, all’epoca la sua ragazza, né a Tsutomu, alla quale affidò Kayo.

Nel frattempo il demone arrivato da quasar PHL-5200 si scopa una buona quantità di ragazze appartenenti allo stesso istituto dello studente di cui ha preso l’identità, con risultati abbastanza raccapriccianti… le poverette non resistono fisicamente e muoiono in successione una dopo l’altra. Ad un certo punto arriva il turno di Kayo e il demone, per attirarla, prende possesso del corpo di Tsutomu.

Mentre Muneto combatte contro il demone, nel tentativo di liberare Kayo dalle sue grinfie (se la stava trombando), questo rivela che è errato definire i demoni come invasori, poiché in realtà la Terra il loro pianeta di origine e loro ne erano i primi abitanti.

Tra colpi energetici ed inefficaci pistole laser che si trasformano in efficaci spade laser, a fine episodio il demone viene sconfitto; purtroppo con lui muore anche Tsutomu, del quale si era impadronito, mentre Kasu si sacrifica per la causa.

Questo primo capitolo della serie, nonostante il ritmo della trama sia abbastanza vivace, è molto povero tecnicamente; le animazioni sono scarse, il character design è instabile, le ambientazioni ed i fondali molto imprecisi, la regia si limita al minimo necessario; a suo favore non gioca nemmeno la porneria (assieme all’introduzione, ovvero quanto è stato animato meglio) anche se, forse, rapportandosi ai tempi di quando venne prodotto l’ova, potrebbe sembrare spettacolare. Mah.

Anche il secondo episodio, dopo una sequenza di recap abbastanza lunga, inizia con delle scene raccapriccianti; il demone della puntata precedente è riuscito a mettere incinta Kayo e sebbene alcuni incubi le presagiscano un futuro dove i demoni sono tornati sulla Terra, la ragazza non si rende conto di cosa l’aspetta veramente. Il “piccolo” si manifesta per la prima volta una sera, nella forma di serpente con un paffuto musettino da gatto, quando Kayo sta per essere violentata da un maniaco nel tipico parco delle coppiette giapponesi; per proteggere la madre tale essere prima trancia gli attributi all’uomo ed in seguito gli mangia la testa in un colpo. Dopo questa esperienza sconvolgente, nonostante il suo fisico non lo comunichi, Kayo capisce che sta per dare alla luce un demonietto e si comporta da donna: impone una distanza tra sé e Muneto. Caso vuole però che Kayo fosse spiata da un agente dell’IMOA, il quale interviene durante un incontro tra la ragazza ed una sua amica riuscendo a far scappare il piccolo demone ma non ad ucciderlo. Nel frattempo Muneto, a causa del rapporto traballante con Kayo, è confuso e non trova di meglio che sbronzarsi ed andare a donnine; una sera, proprio mentre gioca al dottore con una tipa a caso in un alberghetto, arriva l’agente di cui sopra che gli fa “ciao, mi chiamo Yagami, sono un agente IMOA e mi hanno detto di fare coppia con te. Abbiamo un problema: Kayo ha dato alla luce un demone”.

Proprio in quell’istante il demonietto in questione con la faccia da gatto se la ride volando alto nel cielo, sia perché è vivo sia perché percepisce che i suoi simili, a bordo di enormi statue antropomorfe usate come vascelli, stanno per sbarcare sul pianeta. In teoria, a causa dell’atmosfera, i demoni non potrebbero sopravvivere ma qualcosa la sta cambiando rendendola ideale al loro soggiorno. Yagami non lo sa, ma nello scontro finale con il demone fungerà da carne da cannone e spetterà a Muneto e Kayo, uniti nel nome dell’amore come richiesto dalla gentile voce di Maitreya, eliminare l’invasore (che avrebbe anche potuto uccidere la madre, ma non l’ha mai fatto… in un certo senso la riconosceva come tale o provava una forma di affetto nei suoi confronti. SIGH!); tolto di mezzo questo, i suoi simili perdono la bussola e sono costretti a tornare da dove sono venuti.

Questo secondo episodio , qualitativamente, si allinea al precedente. Nel complesso una trama, per quanto lineare e semplice, c’è ed ha i suoi momenti ad effetto grazie anche alle assurde idee che ne stanno alla base, rendendola a tratti insolita e curiosa; riguardo alla sporcellosità, resta piuttosto limitata per quantità e varietà. Gli spunti presi in prestito dall’omonima opera cartacea di Toshio Maeda, alla quale questo anime si ispira, sono veramente pochi: qualche personaggio (spesso però in altro ruolo), parte del setting ed alcuni concetti tematici. Tutto sommato è una storia alternativa all’originale e gli episodi che seguono non c’entrano per nulla con il manga.

 

Sarebbe potuta finire qui, e invece prosegue per ben altri 4 episodi (senza contare che ce ne sono altri 4 per la saga intitolata Resurrection). Tuttavia dal terzo episodio in poi c’è un cambio di stile che coinvolge tanto il character design quanto fluidità delle animazioni e tutto quanto è in background. Questa variazione crea un po’ di discontinuità con quanto visto precedentemente, e segna un allontanamento totale dai personaggi disegnati da Maeda, ma sostanzialmente è una scelta positiva in termini qualitativi. Tre misteriose sorelle equipaggiate di tutine tecnologiche non di questa terra appaiono nell’istituto scolastico dove si è consumata la battaglia finale con il demone ed attraverso i loro caschi ne rivedono gli ultimi istanti; sono anch’esse agenti dell’IMOA e sono giunte sulla Terra per portare a termine il lavoro iniziato da Muneto. Il demone, infatti, al contrario di quanto sembrava non è stato sconfitto ed ora vaga per la città alla ricerca della madre Kayo, alla quale si vuole ricongiungere, e sta rigenerando le parti del corpo che aveva perso in battaglia (per ricostruirle deve trombare come un matto, e sarebbero guai se non ci riuscisse visto che è nel pieno di una crisi ormonale :lolla: ). Tralasciando tutto ciò che è prevedibile di questo episodio, che è davvero tanto, si giunge nuovamente alla battaglia finale durante la quale Ash, la più abile delle tre sorelle, si sacrifica per salvare Kayo, mentre Muneto interviene solo alla fine per sortire il colpo di grazia al demone (che è immortale quindi tornerà ancora…).

Di qui in poi gli episodi successivi sono di una ripetitività e pretestuosità disarmante per costruzione narrativa; nel quarto episodio il solito demone, ormai ridotto a brandelli, è ancora nei paraggi ma vuole dare una sterzata alla solita routine, pertanto decide di prendere le sembianze di Miyuki, una studentessa e cugina di Kayo, per raggiungere quest’ultima; per esigenze di copione, avendo scelto di possedere il corpo di una ragazza e contemporaneamente dovendo continuare a spupazzarsele tutte, ora ella ha “la sorpresa” (verde, raggrinzita, tentacolare, dentata, viscida). L’agente IMOA di turno, questa volta, è lo zio di Muneto; si tratta di un monaco che sotto le vesti sfoggia un completino g-string, maniche e stivaloni in pelle nera. Grazie a lui l’episodio finisce e tutti tranne il demone (ma torna eh!) si salvano, senza rancore.

 

1995. Sotto una battente pioggia verde, Mei Ling e Hoei sono in fuga per la libertà e la loro meta è Hong Kong; la coppietta è inseguita da un gruppo di paesani armati di fucili, ma fortunatamente i due riescono a far perdere le proprie tracce. Manco fosse l’ultimo giorno del mondo, i due imboscati iniziano a darci dentro e, non appena Hoei sbottona la camicetta di Mei Ling, dalla riva del fiume che stavano percorrendo esce un giga girino verde (come la pioggia) che gli si piazza comodamente di fianco. E’ una larva del solito demone che piagne la mamma, episodio cinque.

Kayo ha cambiato tinta ed acconciatura, ed ora dalla sua testa da un lato spunta un’assurda coda di cavallo, dall’altro una frangia astronomica. Nel frattempo il demone ossessionato ed ossessionate si dà da fare nell’ennesimo tentativo di rinascere e ricongiungersi alla madre, quindi fa vincere a Kayo e Muneto un soggiorno ad Hong Kong e per sicurezza sottomette i capi della Triade, ai quali (si) regala delle giovani donne per divertirsi, oltre a pirati e banditi vari. L’agente segreto IMOA dell’episodio, che ovviamente muore dopo un’azione gloriosa, è una specie di Rambo cinese che prova inutilmente a salvare tutti. Quando tutto è pronto per la scontatissima battaglia finale, il potere dell’ammmore di Kayo + Muneto sconfigge il demone, che questa volta esplode come un’atomica. Sfortunatamente Mei Ling e Hoei non ce la fanno :crying:

Sesto episodio, stessi attori, stesso demone. E’ tempo di gite scolastiche e la classe di Kayo e Muneto va in trasferta al mare. La sera stessa dell’arrivo, la solita coppietta decide di isolarsi per un po’ di tempo in acque lontane dalla spiaggia e Muneto pensa bene di aver trovato l’occasione giusta per divertirsi alla grande; infatti Kayo si toglie i vestiti e si tuffa in mare, lasciandolo sulla barca. Non si capisce come sia possibile, ma il solito demone che non vuole morire, ridotto a larva, è nelle profondità marine della zona e percepisce la presenza della madre. D’altra parte è troppo presto per entrare in azione e il cucciolo decide di continuare il riposino.

L’episodio si basa su una leggenda raccontata agli studenti da un vecchio pescatore del posto; è una storia triste, la cui protagonista è una donna che salvò un mostriciattolo marino, lo crebbe come un figlio su di un isolotto vicino alla costa e alla fine lo scopò prima che questo morisse a causa delle profonde ferite che si era procurato. La donna rimase incinta e poiché il padre era ignoto i suoi genitori, in accordo con i parenti, la fecero abortire a mazzate… vedendo che il corpicino dell’essere era mostruoso lo uccisero e la ragazza, disperata, si tuffò in mare e nuotò fino alla fine del mare (WHAT?!). In chiusura, il vecchio aggiunge la nota della sfiga: si suppone che quella creatura un giorno tornerà su quella spiaggia. Chissà quindi quali imprevedibili sviluppi avrà questo episodio, considerando che dall’inizio una tipa misteriosa si getta periodicamente in mare per raggiungere il solito demone e promettergli che ritroverà sua madre, previa scopata.

L’agente IMOA questa volta è quasi inesistente; fa in tempo a comparire per salvare Kayo dalle voglie notturne delle larve-clone del demone, che però si accontenta delle restanti studentesse, e poco più; ad eliminarlo non è il demone bensì la tipa misteriosa, la quale si è immedesimata nella donna della leggenda. La signorina in questione riesce anche a portare Kayo dal pargoletto per completarne la rinascita. Segue il solito schema: l’ammore di kayo e Muneto vince, segue fatality, fine della storia.

 

La prima parte di Demon Beast Resurrection si ricollega al terzo episodio di Invasion. L’IMOA si accorge che il demone sta per rigenerarsi e per fermarlo vuole resuscitare Ash, la loro miglior agente; per fare questo e dopo uno strano pippone sulle teorie genetiche di Rudolf Stener, le sorelle della deceduta devono impiantare in un soggetto simile ad Ash le sue memorie e la scelta ricade su Miki, soprannominata Cat’s Eye, una biker molto famosa tra le bande giovanili. A causa di un trauma passato, ovvero la morte di tutti i suoi famigliari, Miki non teme la morte ed accetta di immediatamente di prestarsi per divenire Ash e combattere il demone, il quale non ci ha impiegato molto a ricrescere e seminare zizzania in città.

Il processo di rinascita di Ash va naturalmente a buon fine e, mentre le due sorelline dell’agente combattono valorosamente per proteggere il laboratorio dove avviene l’esperimento, Muneto dà il benvenuto alla reincarnata con una bella trombata. La missione di Ash consisteva nell’eliminare il demone, quindi accade l’inevitabile; la storia si ripete ed Ash si sacrifica nuovamente :crying:

lo spirito del solito demone vaga nello spazio e raggiunge la stazione orbitante sede dell’IMOA; per vendicarsi decide quindi di farla sparire nel nulla con tutto il suo equipaggio ma la capa dell’agenzia, il cui nome è O, si salva con una capsula dirigendosi sulla Terra. Con l’episodio 3 sembra quindi che inizi la storia di O. E invece no perché Miyuki, che ormai ha fatto carriera ed è diventata la sacerdotessa di un nuovo tempio (una costruzione lussuosissima da fiaba), invita Muneto a raggiungerla e mentre questo parte fa rapire la cuginetta Kayo. Lo scopo della sacerdotessa è attirare il demone sul pianeta affinchè lo distrugga, ed essendo convinta di far parte di una razza eletta è altresì sicura il demone risparmierà sia lei che i suoi fedeli. Prima dell’apocalisse decide prima di far divertire un po’ Muneto con il tipico frutto locale dell’amore (il soma), poi Kayo con la cerimonia per richiamare il demone. Ed è qui che O interviene, portandosi via Muneto per organizzare una strategia; nel quarto ed ultimo episodio O, tramite i potenti mezzi tecnologici dell’IMOA, capisce che tutto quanto sta accadendo è dovuto alle cellule del demone che si sono mescolate con quelle di tutti gli individui del tempio, in realtà discendenti della civiltà dei Mu,i quali pertanto sono posseduti ed agiscono per conto del malefico. Miyuki riesce solo in extremis a portare a termine la cerimonia perché O spazza via tutto a cannonate, ma da qui in poi è un delirio di reincarnazioni sparse tra vari personaggi, nel senso che ciascuno di loro 12000 anni prima era qualcun altro, e questa storia rappresenterebbe la resa dei conti; come se non bastasse, O si fa impiantare le ovaie di Kayo (operazione chirurgica della durata di qualche istante!) per attirare il demone e combatterlo. Mancava solo il potere dell’ammmore per chiudere in bellezza, e infatti…

E fu così che tutti, tranne il demone sfigato e O(lga) che scompaiono nelle profondità dello spazio, vissero felici e contenti e liberi dal karma. Beh, almeno Resurrection è disegnato ed animato molto bene :°_°:

Roger

After War Gundam X

Ohibò! Il prologo di questa serie parla di una guerra totale tra due fazioni, terrestri (Federazione Terrestre) e coloni spaziali (Ribellione Spaziale), il cui movente scatenante si dice consista nella conquista dell’indipendenza da parte dei secondi. Sommo stupore e disapprovazione colpirono i primi, perché non volevano concedere gratuitamente suddetto diritto di indipendenza, quindi guerra tra umani fu. Questo conflitto ebbe una fine quando gli spazionoidi, ormai stufi e stanchi, decisero di chiudere la questione scagliando sulla Terra le proprie colonie orbitanti comprensive dei loro abitanti, devastandola e di conseguenza sterminandone quasi completamente la popolazione.

La serie di X si svolge 15 anni dopo la sopra menzionata guerra e vede come protagonista Garrod Ran, un genietto dell’elettronica un po’ esaltato che tutto o quasi sa dei vari mobile suit esistenti; un giorno il ragazzo, proprio per le sue abilità e conoscenze, viene assoldato da un vecchio per liberare la giovane ed impassibile Tiffa Adill dalle grinfie di un gruppo di tizi appartenenti alla categoria dei Vultures, gente che recupera e commercia i resti dell’armamentario delle forze terrestri e che spesso lavora su commissione. Dunque Garrod parte e si infiltra nella Frieden, la nave nemica dove si trova Tiffa, ruba la cloche di comando di un Gundam perché non trova altro di valore nei dintorni, libera la rori (che lo stava aspettando!) ma proprio quando sta per consegnarla al committente lei va in panico e Garrod, mosso da un cavalleresco sentimento protettivo, se la porta via. Manco a dirlo il vecchio, squadriglia al seguito, va all’attacco per riprendersi la rori ma i due ragazzini si rifugiano in una base militare abbandonata, nella quale trovano un Gundam X che usano (ecco a cosa serviva la cloche!) per spazzare via il vecchio e la sua cricca.

Nel frattempo sopraggiungono sul luogo un paio di Gundam di altro tipo pronti a menare per riprendersi Tiffa e soprattutto Jamil, er capoccia della nave dove era imprigionata la rori; questi, capendo la piega che la situazione ha preso, non aveva certo tempo da perdere con un solenne “state bbboni maledetti!” e infatti in preda all’agitazione chiede se si vede la luna.

Al che uno magari pensa che ‘sto qua si è fatto l’impossibile; anche il regista era visibilmente spiazzato e solo alla seconda richiesta sulla Luna l’ha inquadrata. Sì la Luna si vede, ed è pure piena. Cosa succederà?

Beh, nel secondo episodio succede che Garrod realizza di non essere all’altezza dell’imminente scontro con i due Gundam e decide di fuggire con Tiffa. Ci riesce, ma non scriverò come perché Gundam è un anime serio. Ma il mondo è povero e i sopravvissuti si arrangiano come possono, specie vendendo pezzi di mobile suit, e lì c’è un bel po’ di gente che vuole i pezzi dell’X di Garrod; purtroppo per loro, Tiffa attiva col pensiero un contatto sulla Luna (quale emozione!), dalla quale parte un raggio laser in direzione del Gundam di Garrod fornendogli un botto di energia utile a tirare una mega cannonata galattica contro gli avversari, polverizzandoli. Il panorama di distruzione fa capire a Tiffa di aver compiuto un autentico massacro e finalmente ha una reazione: sclera (poi sviene).

Finalmente Jamil interviene e si riprende Tiffa, mentre Garrod viene sbattuto in cella. Con l’episodio 3 viene svelato perché tutti cercano Tiffa; la spiegazione è racchiusa in un’unica, importantissima parolina che fa palpitare i cuori: newtype. Tiffa è una newtype! Newtype? In una serie dove non c’entrano Amuro e Char? E non è nemmeno l’unica…

Per tirare le somme di quanto accade nei primi 10 episodi, purtroppo non si può dire di assistere ad una serie di Gundam particolarmente brillante; in sè non è che sia orribile ma gli episodi scorrono lenti, molti momenti sanno di già visto ed alcuni di essi sono mal gestiti a causa di irritanti risvolti comici o molto infantili che ne attenuano la portata. Per il resto, ciò che succede si può riassumere in: Tiffa viene nuovamente rapita e salvata, Jamil parla un po’ della sua presenza nell’ultima guerra e del trauma che essa gli ha provocato, Garrod fa i capricci e se ne va ma torna, una Vulture (Ennil El, una tipa che appare piuttosto frequentemente in questa storia) non sopporta di essere sessualmente rifiutata da Garrod e quindi inizia a tsundereggiare pesantemente, Tiffa disegna su tela e cerca di individuare i newtype superstiti sul pianeta, ma in sostanza quel che era importante fino a questo punto della storia è che Garrod si unisse al team di Jamil. Naturalmente anche l’X fa la sua parte e ne viene rivelato il background: trattasi del GX, modello di punta della federazione terrestre usato nell’ultima guerra, la cui peculiarità, come detto poco sopra, è punire il nemico in nome della Luna. E, importantissima, è la presenza dei fratelli Frost, due newtype che pilotano ciascuno un Gundam più strano dell’altro; questi due soggetti sono gli avversari fissi della Frieden ed hanno un piano. Peccato che per tutta la serie facciano le stesse cose in ogni episodio, appesantendo la trama.

Comunque non dubito che Tiffa, alla fine, si sia abituata a farsi sequestrare; è incredibile ma lo schema si ripete anche in seguito e si capisce che, proprio per l’essere una newtype, è sempre a rischio. Entro il 14esimo episodio si conclude anche la triste, ma non troppo, storia del newtype artificiale Carris cresciuto per pilotare un mobile armor dalle dimensioni spropositate.

E poi c’è un bellissimo episodio al mare, il 16, che segna l’inizio di un viaggio attraverso un oceano (QUALE?). Uno s’immagina spiaggia, sole, relax, equivoci con i bikini, buchi delle serrature e divertimento. Invece trova Tiffa, ignuda, che parla ai delfini e li abbraccia. Questi animali così carini, qualche scena prima, avevano mandano in tilt i siluri di un gruppo di predoni del mare per salvare Garrod da morte certa. Impressionante! Ma questo è nulla in confronto a quello che può la loro capo branco (ad esempio far saltare l’impianto elettrico di una nave militare per affondandola, al che tutti si domandano se ‘sta delfina particolare non sia al pari dei newtype umani). A rompere questa scena idilliaca ci pensa la discesa in lontananza di un raggio laser, uguale a quello che alimenta le armi distruttive dell’X, proveniente dalla Luna … in pratica c’è un altro Gundam X nei paraggi!

Chiusa la commovente parentesi dei delfini, il viaggio in direzione del raggio misterioso continua ed i nostri entrano nel mare di Lorelei dove Jamil, in circostanze non molto allegre, reincontra una sua istruttrice newtype (anch’essa nuda!). Dopo questi, altri filler nei quali si viene a sapere che dei sopravvissuti della Federazione Terrestre, in accordo con un gruppo di uomini molto potenti, hanno dato inizio alla riunificazione di ciò che resta delle nazioni del pianeta con lo scopo di creare un governo globale: è l’alba della Nuova Federazione terrestre!

Finalmente con l’episodio 22 i componenti dell’equipaggio della Frieden raggiungono l’isola dove si trova il misterioso Gundam X, salvo 1 essere catturati dall’esercito della nuova Federazione 2 scoprire che si tratta del Gundam Double X, un prototipo modellato su ciò che resta del vecchio X di Jamil e quindi più potente dell’originale.

La storia si fa un po’ più vivace e viene stabilito uno scopo nell’immediato (evadere dalla base nemica, cosa questa che ovviamente accadrà, tuttavia Jamil e Tiffa vengono separati dal resto del gruppo), finalmente alcuni personaggi interagiscono ed i vari Gundam vengono momentaneamente messi da parte per dare più visibilità alle azioni ed ai pensieri umani. Naturalmente tutto si risolve per il meglio anche se, ancora una volta, purtroppo in modo semplicistico e prevedibile; se non altro si tratta di un’opportunità per Garrod di “crescere” un po’ come personaggio e per il Double X di diventare il nuovo robottone titolare (ovviamente nelle mani di Garrod… mentre l’X viene messo a riposo in garage fino a quando jamil non decide di usarlo).

Con l’episodio 27 si entra nel terzo ed ultimo blocco della serie e in questa parte i combattimenti tra mobile suit cominciano a farsi più presenti (e si tratta di una sfilata di robottoni avversari altamente improbabili per forme e capacità, pilotati da perfetti squilibrati mentali, dai quali i Gundam della Frieden devono difendersi); il declino continua ed ogni sottostoria è una rassegna di morti inutili, scialbe e gratuite di personaggi secondari se non peggio. Era più importante fare l’upgrade totale dei tre Gundam principali che imbastire una storia interessante, il cui unico pregio in questa parte che avanza sempre più pigra e prevedibile riguarda le strategie belliche della nuova federazione terrestre; nulla di complicato o sorprendente, ma almeno hanno senso e servono da impostazione generale.

Ormai Tiffa, nonostante negli episodi precedenti avesse attraversato un cambiamento che l’ha spinta ad uscire dal suo guscio di newtype (in questa serie newtype è sinonimo di persona introversa, incompresa, solitaria, che spesso preannuncia sfighe, ma anche di essere umano evoluto, non vincolato all’esistenza di un pianeta madre e quindi intellettualmente più dotato, con delle abilità speciali), da parecchio viene inquadrata solo quando deve dire “ho un brutto presentimento”...

Ad un certo punto, episodio 29, si scopre che il motivo per il quale Garrod doveva vedersela con una serie di mobile suit assurdi inviati per ordine della nuova federazione terrestre serviva a capire quali dei loro piloti avesse abilità newtype; nessuno le aveva tranne l’ultimo… che però, a differenza degli altri deceduti in battaglia, viene ucciso dai soliti due fratelli. Mi sento confuso, ma solo per pochi istanti perché nell’episodio successivo il fantastico duo spiega di aver intralciato i piani della nuova federazione per, uhm, odio personale. E poi… Tiffa viene rapita un’altra volta e Garrod per salvarla deve partire per lo spazio. Da solo. Fingendo di essere rapito ed il Double X catturato.

Dall’episodio 32 c’è quindi un nuovo setting e, ad esclusione di Garrod e Tiffa, nuovi personaggi, nuovi mobile suit. Da qui ci si ritrova in un’ambientazione nella quale è come se un conflitto tra terrestri e spazionoidi esistesse da tempo; il cambio non è spiazzante, però per quanto è immediato sa di forzato. Dopo 30 episodi incentrati su ciò che resta del pianeta Terra, scontri tra predoni, probabili nuovi governi e gente che persegue lo sterminio dei newtype, forse ci voleva una fase di transizione più adeguata. Infine il Gundam Double X riceve una specie di upgrade… poiché non bastavano i Gundam trasformabili, alla lista degli improbabili finalmente si aggiunge anche l’X, che da qui in poi si combina con un caccia, il G-Falcon, pilotato da Parla, una coetanea di Garrod. Che giocattolone orribile…

Oltre a ritrovare Tiffa, Garrod deve evitare che i Ribelli Spaziali portino a termine l’Operazione Daria, ovvero completare la costruzione del colony laser che colpirà Terra… anche questa è una novità. Poiché Garrod è un tipo tosto riesce prima a riprendersi Tiffa, poi a far fallire il piano Daria distruggendo il colony laser grazie al suo Double X. Rientro alla Terra! E invece no… ecco di nuovo i fratelli Frost a sbarrargli la strada con tanto di esercito al seguito.

Gli ultimi 5 episodi minuto per minuto! (o quasi) :°_°:

 

Episodio 35

 

Poiché spettatori, sponsor, il cane e il gatto si erano stufati delle lungaggini presenti in After War Gundam X, si decide di segare la serie senza possibilità di appello. Restano quindi pochi episodi alla fine, e così mentre Garrod e le tre bimbe affrontano i Frost nello spazio, Jamil e tutto l’equipaggio della Frieden sono in viaggio a bordo di un treno diretti in una prigione siberiana. Prigione alla quale non arriveranno mai, perché il treno si ferma; l’ordine ricevuto dai piani alti è inequivocabile: faccia contro una trincea, plotone alle spalle, esecuzione sul posto e buonanotte. Ma possono i nostri essere puniti? Certo che no, Carris pensa a sistemare tutto.

Nel frattempo Garrod e Tiffa vengono portati al cospetto del vecchio Bloodman. Uno con questo nome è nato per essere leader, infatti è colui che guida la conquista delle nazioni terrestri al fine di creare un’unica potenza militare in grado di opporsi ai ribelli. Tiffa, grazie ai suoi sensazionali poteri newtype, capisce che in sostanza sia lui che il suo corrispettivo nelle file dei ribelli vogliono sfruttare a modo proprio i newtype per acquisire il potere assoluto, nonostante i loro sottoposti siano a buon punto per stipulare un trattato di pace. In ogni caso Garrod, Tiffa e Parla riescono a fuggire. Ah già, qualche volta i vari leader nominano la presenza di un certo D.O.M.E. sulla Luna. Che sarà mai, che lo vogliono?

E’ altresì definitivamente chiaro che i fratelli Frost, nonostante lavorino per Bloodman, abbiano mire personali importanti. A questo punto la curiosità di sapere la verità riguardo al fantastico duo è a livelli indicibilmente pazzeschi.

 

 

Episodio 36

 

Dopo l’ennesimo, inutile, riassunto di inizio puntata, mi faccio una partita a free cell per placare lo spirito o non si va avanti.

I Frost stanno nuovamente inseguendo quei fuggiaschi di Garrod, Tiffa e Parla, e riescono pure a stanarli un’altra volta, ma in soccorso dei nostri –inaspettatamente- giungono i membri della Frieden con Carris ed ai due fratellini non resta che ritirarsi; lo fanno senza problemi, vuoi perché ci sono abituati vuoi perché, tanto, il loro segretissimo piano riguarda altro, ovvero una guerra che ancora non è iniziata. Bel modo per mascherare una solenne figuraccia, così per avere qualche soddisfazione non gli resta che tornare a fomentarel’ego di Bloodman affinchè rinunci a qualsiasi trattativa di pace.

Intermezzo: lo sgargiante G Falcon può combinarsi tanto con il DX quanto con gli altri Gundam. E’ un’informazione importante perchè con qualsiasi Gundam lo si combini il risultato è sempre orrendo :°_°:

Intermezzo 2: Jamil, riunitosi in Nord America con coloro che vogliono starsene in disparte dal conflitto, deve decidere se restare con loro.

Intermezzo 3: il leader dei Ribelli ribadisce il suo rifiuto per raggiungere un accordo di pace :hitler:

Intermezzo 4: Bloodman vuole la guerra. I suoi ufficiali no. I Frost non sono d’accordo e uccidono tutti questi ufficiali in un attentato aereo. Bloodman è entusiasta perché sta per ripetersi la guerra di 15 anni prima :paura:

 

 

Episodio 37

 

Mancano due episodi alla fine e la guerra inizia solo adesso?!? La flotta terrestre della Nuova Federazione è partita in direzione delle colonie spaziali, che si teme vengano nuovamente scagliate sulla Terra, e la consapevolezza di una nuova guerra getta nella tristezza l’equipaggio della Frieden: c’è chi ricorda gli effetti della precedente, come il grigiore che oscurava il cielo per molti anni edil diffondersi di varie malattie mortali, qualcuno invece considera che non si può proprio morire vergini in una battaglia tra due schieramenti ai quali non appartiene.

Segue altra serie di intermezzi con coppiette e cuoricini, a dimostrazione che la paura di ciò che comporta una guerra, come il perdere le persone alle quali ci si lega sentimentalmente, fa sì che queste si avvicinino. Le smancerie coinvolgono anche Garrod e Tiffa mentre guardano la Luna; il giorno seguente Tiffa cade in una specie di coma durante il quale “vede” e “parla” con una sfera luminosa, portavoce del misterioso D.O.M.E. ed al risveglio avvisa tutti che deve raggiungerlo, precisamente sulla Luna; fortunatamente non è un effetto secondario della sua prima limonata con Garrod, visto che anche il leader della Nuova Federazione e quello delle colonie si stanno dirigendo nel medesimo luogo per il medesimo motivo. Circola però una leggenda che riguarda la Luna, quella della presenza di un demone invisibile (trattasi di un sistema di autodifesa, ma faceva figo dargli quel nome); così, mentre le due fazioni cercano inutilmente di avvicinarsi alla base lunare per entrare in contatto con D.O.M.E. Jamil ed i suoi rubano una nave, le danno il nome Frieden (senza 2nd o altra dicitura che la distingua da quella precedente) e partono.

 

 

Episodio 38

 

La battaglia tra (autoproclamatisi e non) newtype/Ribelli e (terrestri) oldtype/Federali infuria. A distanza, sulla Frieden, Jamil deve fare un annuncio importante: “A parte raggiungere il D.O.M.E abbiamo un altro compito. SOPRAVVIVERE! Se morite, siete finiti. Non dimenticatelo!”. E’un discorso pregno di significato che galvanizza le coppiette presenti. Ma Jamil che dirà privatamente alla sua assistente, quella che dal secondo episodio attende di sapere se gli va di impasticciarsi con lei? E Jamil lo sa che nel caso desse picche alla dolce signorina, questa ha già pronto l’uomo B di riserva? Né una né l’altra. Jamil tace, non sa che farà dopo la guerra. Forse cambierà quei Ray-Ban che indossa anche per dormire? A turno anche gli altri protagonisti si domandano cosa faranno dopo il conflitto e convengono nel volere un futuro migliore. Tiffa invece vuole una cosa molto facile: proteggere il futuro di tutti.

Terminati i pipponi, i nostri decidono di passare all’azione ma forse esagerano con l’entrata in scena; in pratica attivano il sistema satellitare sulla Luna per caricare il DX e, come è lecito aspettarsi, Federali e Ribelli vedendo il solito raggio si spaventano abbestia perché sanno che una cannonata delle sue fa molto male. Però era tutta scena :lolla:

il DX e gli altri Gundam della Frieden volevano solo guadagnare un corridoio tra gli schieramenti per recarsi sulla base lunare. La trollata funziona ma fa incazzare i due eserciti che se le davano, e che quindi ricevono l’ordine di abbattere il DX :lolla:

Per i Frost è l’occasione che aspettavano e tra una mazzata e l’altra col DX rivelano il loro originalissimo piano segreto: siccome sono dei newtype dalle abilità eccezionali, ma fin da bambini sono incompresi oltre che discriminati, vogliono la distruzione del sistema per poi ricostruirlo come ritengono sia opportuno.

Comunque Garrod e Tiffa raggiungono il D.O.M.E. ed una volta sul luogo esprimono la richiesta che tutti i leader delle varie fazioni vengano riuniti lì; quindi vengono messi nella stessa stanza Garrod, Tiffa, il solito gruppo della Frieden, il capo dei Federali e quello dei Ribelli. Nel chiacchiericcio generale Bloodman rivela la sconvolgente verità: il D.O.M.E è il PRIMO NEWTYPE! Nello specifico, grazie a qualche trucco i terrestri, per preservarne l’esistenza, ne hanno inserito i geni nel D.O.M.E.

 

 

Episodio 39 (finalmente!)

 

Il PRIMO NEWTYPE spiega a tutti (tranne i Frost, avendo declinato l’invito per continuare la propria guerra) che, non se ne fosse accorto nessuno, la guerra in corso è dovuta al fatto che ognuno ha un’idea diversa su cosa siano i newtype e lo vuole imporre agli altri. Fin qui ok, poi… il PRIMO NEWTYPE afferma che i newtype sono solo un’illusione. Non esistono newtype, e il PRIMO NEWTYPE definisce sé stesso un mutante che per convenienza (le abilità delle quali tornavano utili a qualcuno) venne classificato come newtype. Queste affermazioni dovrebbero pacificare i vari gruppi presenti, ma c’è ancora tempo per qualche lezione di vita: prendendo Garrod come esempio, il PRIMO NEWTYPE mostra a tutti che per un futuro migliore è importante essere in possesso di una grande volontà come quella del ragazzo in oggetto, che di sicuro non è un newtype ma è riuscito a fare grandi cose.

Jamil capisce e si toglie gli occhiali, e questo è il segno inequivocabile che il party è finito. Uscendo dal D.O.M.E. e vedono che la guerra è ancora in corso nonostante fosse stato dato l’ordine della tregua, i due comandanti della Federazione e dei Ribelli pensano che i patti non siano stati rispettati dall’altro esercito e quindi si guardano in cagnesco, almeno finché i Frost non li polverizzano con i loro Gundam. Garrod non ci sta, gli altri amicici suoi nemmeno, quindi è giunta l’ora di eliminare i Frost una buona volta.

Il duello Garrod-Frost dura la bellezza di un minuto, il tempo di scambiarsi una cannonata reciproca e fracassare i tre Gundam. Seguono le varie scene e gag di chiusura dedicata ad ogni personaggio (i Frost si salvano :lolla: ).

Qualunque cosa accada la Luna sarà sempre lì.

 

 

In sostanza la storia è questa; non ci sono alti e bassi, solo bassi e meno bassi costantemente marchiati a fuoco dalla presenza fastidiosa di quei due cazzoni dei fratelli Frost, gli unici destinati a prendersi così sul serio da risultare ridicoli. Ogni sottotrama ha innegabilmente un potenziale che, anche fosse solo una rielaborazione di concetti già affrontati in precedenti serie di Gundam, si presta ad essere interessante per eventuali sviluppi ma, qualsiasi sia la ragione, viene sistematicamente sprecato. Per quello che riguarda i protagonisti c’è veramente poco da dire; tranne Ennil El e solo in parte la coppia Garrod-Tiffa, gli altri rimangono sé stessi dall’inizio al penultimo episodio e spesso qualcuno sembra essere inserito a forza nel contesto.

Roger

Mobile Fighter G-Gundam

Ci sono voluti circa 10 anni per visionare questa serie ma alla fine ce l’ho fatta!!!

(sì, l’ho scritto con un pizzico di orgoglio :rotfl: )

Il motivo è piuttosto semplice… come per Violinist of Hamelin, G Gundam è una di quelle serie tv nelle quali, per un bel po’ di anni, era molto facile imbattersi nelle varie discussioni relative all’animazione giapponese presenti in rete; in certi periodi, specie quando compariva una nuova opera di Yasuhiro Imagawa, era quasi inevitabile parlarne e confrontarla con G Gundam, il quale diveniva, assieme al Giant Robot dello stesso regista, un termine di paragone (in alcuni casi capitava anche con delle serie di Gundam o robottoni in generale più recenti). In definita l’effetto era quello di conoscere i punti salienti di G Gundam pur senza aver mai visto un episodio, e ciò mi ha sempre tenuto lontano dalla serie.

Ufficialmente Imagawa non è al lavoro su un anime dal 2009, quindi da Mazinger Edition Z: the Impact!, ma precedentemente si sono visti ed hanno suscitato un certo interesse: Tetsujin 28 (2004) più film (2007), i primi tre episodi di Getter Robot The Last Day (1998), Violinist of Hamelin (1996).

In realtà dagli anni ’90 ad oggi Imagawa ha partecipato anche ad altre opere ma, non trattandosi di titoli particolarmente importanti, sono passate quasi o del tutto inosservate.

Comunque G Gundam, nonostante lo scarso successo ottenuto sia in termini economici sia di share televisivo in patria come in USA, è comunque riuscito a lasciare un segno positivo e mi interessava conoscerlo; c’è però almeno un altro fattore che mi ha spinto ad iniziare questa serie, e sono gli ultimi due Gundam trasmessi in Giappone… non può esistere un Gundam peggiore di 00 ed AGE, quindi G andava recuperato almeno per riprendermi.

Infine, dal momento che prima di iniziare la visione di G Gundam ho terminato la serie tv di Hamelin, volevo sapere cosa aveva fatto Imagawa appena prima con un budget più alto ed impiegato in una serie più lunga. Hamelin (anime, del manga non so nulla se non che è completamente differente dalla serie tv) ha dei personaggi molto interessanti che compiono un viaggio e tramite questo cercano di capire sé stessi, cosa questa che rende la trama generale piuttosto particolare pur essendo semplice, ed un finale abbastanza spiazzante; però per certi versi è stato frustrante, trattandosi di una serie animata che quasi non si può definire tale visto che di animato c’è ben poco >_<

 

G Gundam è incentrato su di un torneo tra Gundam, giunto alla tredicesima edizione, e si svolge ogni quattro anni per determinare quale nazione/colonia avrà maggiore potere decisionale sulle altre del sistema solare; lo scopo del torneo è proprio evitare dei conflitti armati tra le varie nazioni. La serie può essere idealmente divisa in diversi archi narrativi; il primo copre gli episodi dal primo al sedicesimo ed in questi sostanzialmente viene presentato Domon Kasshu, il protagonista della storia, e la sua missione: ufficialmente è stato scelto quale rappresentante del Giappone per partecipare e vincere il torneo tra Gundam, ma il ragazzo è mosso anche da motivazioni personali (trovare il proprio fratello Kyoji, responsabile della morte della madre e dell’ibernazione del padre, quest’ultimo progettista a capo del Devil Gundam); quindi si fa la conoscenza dei suoi compari di “viaggio” (naturalmente non sarebbe stato bello se la maggior parte di loro prima non fosse stata sua avversaria) e del pericolo che incombe sull’umanità (il mostruoso Devil Gundam, rubato da Kyoji per non si sa quale ragione, e fatto precipitare sul pianeta Terra. La sua forza risiede nelle DG cell, cellule che ne determinano potenza e capacità rigenerative, di cui è composto). In questa prima parte viene dedicato spazio anche ad altri personaggi, in particolare quelli che accompagnano i vari piloti dei Gundam fin qui presentati, e Rain, una ragazza molto dolce amica d’infanzia di Domon che ha il compito di seguirlo ed assisterlo.

Ah già i Gundam… fatta eccezione per lo Shining Gundam, il Gundam principale, non sono nulla di eccezionale né per design né per capacità… è una scelta strana, per una serie che porta il nome Gundam nel titolo, però a conti fatti è una serie che punta sul raccontare i personaggi di una storia piuttosto che mostrare esaustivamente la bellezza dei mezzi che questi sfruttano o devono combattere. Ma in fin dei conti a che servono dei mobile suit quando c’è Master Asia, esperto di arti marziali ed in passato istruttore di Domon, che è in grado di abbatterli a mani nude? Peccato però che il fenomeno si sia alleato con Kyoji…

Dall’episodio 17 inizia un nuovo corso durante il quale Domon ed i quattro personaggi secondari proprietari dei rispettivi Gundam, sorvegliati ed aiutati da un misterioso uomo mascherato (non ci vuole molto a capire chi è), acquisiscono nuove capacità necessarie per proseguire nella medesima battaglia, quella che conduce alle finali del torneo; nel caso di Domon permane tuttavia anche l’obiettivo di fermare il proprio maestro Master Asia, vincitore del precedente torneo, ovvero il più importante nemico che lo separa dal Devil Gundam e quindi da Kyoji. Questa fase della storia si conclude con la sconfitta multipla (ma apparente) di Kyoji, Devil Gundam e Master Asia, ma soprattutto culmina con la rottamazione dello Shining Gundam a favore del God Gundam, il nuovo Gundam di Domon, per quindi proseguire velocemente verso la seconda metà della serie.

Dall’episodio 25, in quel di Neo Hong Kong, si combatte per arrivare alla finale del torneo. Detesto i tornei negli anime. Spesso sono una palla micidiale ma per fortuna in G Gundam i singoli incontri non durano molto e gli avversari sono così stravaganti che non annoiano; naturalmente il torneo è truccato, nel senso che l’organizzatore (Mr. Wong, primo ministro di Hong Kong, il solito riccastro malato di potere) ed un misteriosamente rinato Master Asia cercano di mettere in difficoltà Domon facendolo combattere contro i concorrenti più forti. A questo punto però succede qualcosa di strano. Mio Dio. Quando l’ho vista non ci credevo :lolla:

Un Gundam dalle sembianze FEMMINILI! E mena non poco, visto che va in modalità berserker… :pazzia:

 

La faccenda inizia a farsi un po’ più complessa, comunque il personaggio che pilota questo Gundam in gonnella si chiama Allenby ed è artificialmente potenziata. “finirà male”, ho pensato considerando i vari casi di umani geneticamente modificati in laboratorio apparsi in altre serie di Gundam.

Inoltre, mentre si svolge il torneo, Mr. Wong entra in possesso del Devil Gundam e così il suo scopo di dominare le altre nazioni prende sempre più forma; tuttavia gli manca un pilota idoneo. Inizialmente il candidato più promettente, e caldeggiato da Master Asia, era proprio Domon (non per nulla non ha mai perso un incontro nelle selezioni) ma poiché Allenby si è dimostrata più potente… beh Wong decide di prendersi la ragazza; questo non piace a Master Asia, il quale in realtà ha un proprio progetto e quindi per ripicca considera di dare un ultimo ed importante insegnamento a Domon.

Dopo che a turno tutti hanno combattuto contro tutti, arriva il momento dell’incontro finale! Tuttavia non si tratta di una sfida 1 vs 1, bensì di una battle royale il cui ring è un’isola! Il vincitore che ne uscirà manterrà il titolo per 4 anni, quindi fino allo svolgimento del torneo successivo, e la sua nazione dominerà su tutte le altre… bisogna però fare i conti con il piano di Mr.Wong, che schiera Master Asia, Allenby (condizionata), qualche faccia concorrente già vista ma contaminata dalle DG cell e soprattutto il Devil Gundam, il quale si rinforza assorbendo i vari Gundam sconfitti.

La serie è in crescendo e dopo l’ep 39, dove Asia trasmette definitivamente i suoi ultimi insegnamenti a Domon, è il turno del 40, davvero molto bello, e ben animato. Durante questo Domon deve battersi in un duello mortale contro il fortissimo Schwarz (il misterioso uomo mascherato di cui sopra, in realtà suo fratello Kyoji, che l’ha sempre protetto). In questa coppia di episodi accade di tutto e viene data molto importanza ai legami tra personaggi. Dal 39 in poi è un crescendo di truzzaggine, manly tears e rivelazioni che raggiungono l’apice con le battute finali del torneo, durante le quali Domon deve battersi in successione prima contro il Devil Gundam ed immediatamente dopo con il suo maestro.

Con sorpresa, il torneo si conclude prima della fine della serie tv; nei rimanenti pochi episodi si entra nell’ultima fase ed il vero nemico si palesa chiaramente per riattivare il Devil Gundam. Ora il robottone malefico ha la stazza di, uhm, una colonia spaziale :pazzia: e si digievolve :pazzia: e nella sua forma finale acquisisce la furia di una donna: Rain! :pazzia:

L’episodio finale non mostra incertezze, è pregno d’amore e soprattutto è folle, vivace, sostenuto da regia ed animazioni spettacolari come giustamente si confà ad una puntata di chiusura :snob:

 

momento epico indimenticabile:

 

 

(chi non si commuove è un insensibile. Si noti il re di cuori; il suo faccione non è messo lì a caso ma non c'avevo voglia di farmi il mazzo per spiegare tutto)

 

G Gundam, in parole molto povere, appare come una serie con tante scazzottate tra buoni e cattivi, nella quale i primi migliorano ed i secondi restano tali; questo è divertente, però quello che conta non sono i vari mobile suit, spesso e volentieri dalle forme più strane, ma i numerosi personaggi e come si evolve la rete di rapporti che li lega.

È una storia che nasce dall’invidia e sfocia nel tradimento, nella quale la verità è diversa, se non l’opposto, di quanto è stato raccontato fin dall’inizio (basti pensare che il Devil Gundam, attorno al quale ruota gran parte della vicenda, era stato progettato per risanare il pianeta Terra ma viene spacciato per “arma finale”…).

Di realistico, in questa serie di Gundam, non c’è nulla. Per i tempi che furono si sarà sicuramente trattato di un (comprensibile) shock, vista la consuetudine di associare al nome Gundam a delle regole immaginarie che definiscono credibile un mondo futuristico (s’intende quello della storia nel quale appaiono il robottone stesso ed i suoi personaggi). Nonostante tutto ciò c’è comunque del buono in G Gundam, e sono la caratterizzazione dei suoi personaggi, la regia, le animazioni nei momenti più importanti, la trama così atipica per un soggetto così standardizzato già all’epoca, e Imagawa ci dà dentro come, e talvolta più, rispetto ai tempi di Giant Robot mettendo enfasi sulle vicende personali dei singoli personaggi, sulle loro capacità peculiari, sulla teatralità delle azioni, sul ciò che viene appositamente detto allo spettatore per poi rovesciarne le convinzioni. Il risultato è una trama veloce, ricca, accattivante ed in continua evoluzione. Perfino il classico “riassunto delle puntate precedenti” ad inizio episodio ha qui la sua originalità, in quanto prende la forma di un discorso fatto da un arbitro che mentre parla sembra stia rivolgendosi direttamente allo spettatore.

Menzione d’onore a Goro Taniguchi, che qui si è fatto un po’ di gavetta, ed a quel Shimamoto che ha caratterizzato i personaggi della serie (e che attualmente, sempre in compagnia di Imagawa, in questi anni sta riscrivendo G Gundam come manga).

Roger

La trama principale di Super Dimension Cavalry Southern ha luogo durante l’anno 2120, sul pianeta Gloire, colonia di Libertè, e ruota attorno alla guerra in corso tra umani ed una misteriosa razza di invasori denominata Zor.

La protagonista principale della storia è la giovane Jeanne, comandante di una squadra appartenente alla divisione Southern Cross; sebbene la ragazza ci sappia fare in battaglia tanto che le sue azioni militari vengono ripagate con avanzamenti di carriera molto veloci, è una testa calda e il suo comportamento spesso le fa guadagnare giorni di punizione in cella di isolamento. A ragione, essendo un personaggio decisamente irritante e tutto sommato infantile.

Al di fuori di quello che sono i personaggi e come vengono caratterizzati, la serie è composta da gruppi di episodi collegati tra loro. Il primo ciclo è incentrato sull’assalto ad una nave aliena e l’idea in sé non è male, poichè tramite questa azione si attiva un processo di ricerca e scoperta step by step utile a fornire alcune informazioni sull’identità degli invasori.

Al termine di questa prima fase di contestualizzazione si apprende che gli Zor sono una società di individui ordinati per triadi ed organizzata a più livelli, la cui tecnologia naturalmente surclassa quella umana. In aggiunta, viene dato ampio spazio all’analisi dei bioroidi, i principali mezzi di assalto degli alieni; si tratta di meccanismi organici che si muovono secondo gli stimoli di chi ne è all’interno e pertanto vengono considerati come bio-esoscheletri.

Le ricerche sui bioroidi conducono a supporre anche che i loro piloti, e più in generale gli alieni, siano degli umani che nel corso dell’evoluzione hanno modificato i propri corpi per adattarsi alla vita nello spazio; tuttavia in seguito viene provata una verità un po’ più complessa e drammatica: i piloti dei bioroidi sono sì degli esseri umani, ma nello specifico gli abitanti di Gloire modificati in tempi recenti e controllati dagli Zor mediante un apparecchio installato nei loro corpi! In pratica gli umani non solo si trovano svantaggiati a causa dello scompenso tecnologico in battaglia, ma combattono contro sé stessi e ciò teoricamente li pone anche in una posizione di inferiorità numerica.

Ad aggravare la situazione vi è il fallimento nell’invio di un importante plotone di soccorso a Gloire, da parte del suo pianeta madre Libertè, il quale non è intenzionata a prestare ulteriori aiuti…

Nel successivo ciclo, gli Zor decidono di iniziare un’operazione di spionaggio nell’esercito di Gloire facendo in modo di inserirvi Seifriet, un loro soldato di punta al quale sono stati modificati i ricordi ed è stato impiantato un meccanismo che consente agli invasori di sfruttare la sua vista per ricavare quante più informazioni possibili sugli umani. La tattica degli Zor va immediatamente in porto facilitata dal fatto che, specularmente, gli umani accolgono Seifriet con lo scopo di scoprire qualcosa di utile sugli alieni. A questo punto probabilmente lo spettatore si chiede secondo quali criteri un esercito, nel pieno di una guerra dove è dato per sconfitto, arruoli tra le sue fila proprio Seifriet e lo affidi in custodia a Jeanne, che ovviamente perde la testa per l’infiltrato mettendo in secondo piano i suoi doveri di soldato. Il ruolo di Jeanne è sempre centrale, non per nulla durante tutta la serie le varie scoperte sull’identità e sui piani degli alieni, sulla loro civiltà e tutto ciò che ne consegue, poggiano la base quasi esclusivamente sulle sue azioni; tuttavia la caratterizzazione di questo personaggio mina la credibilità di ogni progresso… è come se spaccasse il contesto abbassandone notevolmente il livello.

Per quello che riguarda la narrazione di Southern Cross, essa è tutto sommato semplice, lineare; ciò non toglie che in alcune situazioni si dimostri efficace o affascinante (in pratica quando Jeanne non c’è). Nel primo caso un aspetto positivo è infatti che in certi momenti la storia si “sdoppi” venendo raccontata dal punto di vista di ciascuna parte consentendo di arricchire, seppure senza troppe pretese, la trama generale (ad esempio focalizzandosi maggiormente sugli scopi dei due eserciti rivali, o sui dissidi che nascono al loro interno); il secondo invece è prevalentemente tecnico, nel senso che consiste in strategie militari (relazioni diplomatiche, missioni di attacco/difesa/supporto, scelta di avamposti lunari, formazione di truppe speciali) ed innovazioni tecnologiche (anche qui su entrambi i fronti, con lo sviluppo di nuovi mecha e bioroidi) o idee sottese, come il fatto che sia gli Zor che gli umani sviluppino la loro tecnologia contemporaneamente, i primi con nuovi bioroidi mentre i secondi realizzando robottoni trasformabili, ma anche che nell’esercito degli umani alcuni comandanti prendano decisioni in gruppi di tre, o che i personaggi principali femminili della serie sono 3… 3 sono infatti gli individui che compongono i nuclei degli Zor ed a ciò viene data una spiegazione: solo in questo modo il comportamento di ciascuno può essere regolato evitandogli di prendere decisioni errate.

A diverse riprese viene dato spazio agli immancabili contrasti tra i comandanti dell’esercito degli umani, cosa questa che impedisce di percorrere eventuali vie diplomatiche, tese alla risoluzione del conflitto, con gli Zor. D’altra parte anche tra gli Zor sono presenti dei dissidi, seppure di altro tipo ed a livelli momentaneamente inferiori della gerarchia: i bioroidi entrati in contatto con gli umani iniziano a maturare sentimenti e pensieri autonomi, tra il quali il disaccordo della conquista di Gloire o il piano di assoggettamento degli umani.

In quella che può essere considerata la terza ed ultima parte della storia, durante la quale Seifriet riprende il controllo di sè e decide di rimanere tra le file degli umani, vi è la risoluzione del conflitto e finalmente si apprende definitivamente quale sia lo scopo degli Zor: Gloire è la loro terra madre e vogliono riappropriarsene poiché su di essa crescono dei fiori splendenti dalla cui lavorazione è possibile estrarre un tipo particolare di energia, necessaria al loro sostentamento mentale, fisico e tecnologico, che stanno esaurendo; all’interno del popolo degli Zor, da generazioni, viene però tramandata una canzone su questi fiori, il cui testo sembra però essere un monito che non è stato ascoltato… probabilmente gli antichi Zor avevano capito che quei fiori creavano una malefica simbiosi tra essi e chi in chi ne faceva uso.

Il basso gradimento raggiunto da Southern Cross ha indotto a chiudere in fretta la serie, pertanto gli ultimi episodi sono molto più carichi di eventi rispetto ai precedenti. In linea di massima quanto accade consiste in un attacco disperato degli Zor, su larga scala, del pianeta Gloire rafforzato da un loro ultimatum agli umani: lasciare Gloire in 48 ore o la distruzione sarà totale.

D’altra parte gli umani sono in possesso del sito dove crescono i fiori splendenti necessari agli Zor, così che la situazione entra in stallo poiché si trasforma in un gioco al rialzo nelle mani di pochi rappresentanti delle due fazioni; contemporaneamente a ciò, Seifriet inizia ad agire indipendentemente mosso da un sentimento di vendetta nei confronti dei comandanti Zor.

Purtroppo il difetto maggiore di Southern Cross è che, strada facendo, si sia perso in episodi banali e le poche idee buone presenti (seppure non siano nulla di particolarmente nuovo) non vengano sfruttate completamente nemmeno nel finale, che risulta eccessivamente tirato. Portata a termine la propria vendetta, Seifriet si sacrifica obbligando Zor e umani alla coesistenza su Gloire; d’altra parte il suo atto estremo, che mirava anche alla distruzione dei fiori, non trova nemmeno il tempo di mostrare una conseguenza né tra i suoi compagni di squadra né soprattutto attraverso Jeanne, che a lui si era legata molto. Finisce tutto improvvisamente, tanto peggio che viene lasciato intendere non sia stata debellata la minaccia dei fiori…

 

L’ultimo episodio mette in luce un’altra circostanza di questa serie, che comunque è tipica di molte altre. Southern Cross, per regia e caratterizzazioni grafiche (chara, mecha), non ha nulla di innovativo tranne l’idea delle particolari armature militari e dei mezzi principali di terra usati dall’esercito degli umani, gli spartas (hovercraft trasformabili in robottoni e carri armati bipedi).

Per il resto, sostanzialmente il tema principale dell’opera tenta di svilupparsi sull’incomprensione tra i popoli, facendo leva sull’egoismo e sulle debolezze di quei pochi che detengono il potere; tutto ciò preclude la coesistenza e naturalmente comporta stermini sia di eserciti che di masse di innocenti, ma in definitiva c’è uno spiraglio di speranza per tutti.

Se almeno tutti gli episodi, e non solo quelli principali ed in particolare l’ultimo, fossero stati animati un po’ meglio, in tal caso l’opera sarebbe stata leggermente più godibile; sebbene non si raggiungano i picchi del peggior Macross (quelli dove in alcuni episodi i volti dei personaggi ed i mecha erano completamente stravolti) ciò non basta quando lo show viene dopo altre serie che ne hanno esaurito la maggior parte delle idee creative, in particolare gli altri due Super Dimension che l’hanno di poco preceduto (Macross e Orguss).

Prodotta da Tatsunoko, Tomonori Kogawa e Hiroyuki Kitazume ne hanno caratterizzato i personaggi mentre lo studio Ammonite il mecha design.

 

n.b. Jeanne si fa una doccia un episodio sì e uno no, almeno fino all’11. Poi niente più fan service che la riguardi.

Roger

Il mare… attraverso di esso l’uomo ha ricercato libertà e prosperità.

1500 ac: la regina d’Egitto Hatshepsut scopre l’Oceano Indiano

800 dc: i Vichinghi conquistano il Mare Artico

1492 dc: Colombo scopre l’America

1520 dc: Magellano circumnaviga Capo Horn e scopre l’Oceano Pacifico

1805: Lord Nelson sconfigge la flotta di Napoleone

1860: la Karnin Maru è la prima nave giapponese ad attraversare il Pacifico

L’oceano è sempre stato al centro delle grandi imprese dell’umanità e le navi simboleggiano l’espansione delle frontiere!

Anno 2099: la scienza ha permesso di creare nuove tipologie di navi in grado di attraversare lo spazio.

Dopo questa necessaria premessa filosofeggiante e soprattutto filologica inizia il film che ha come protagonista la Starlight, una costosissima nave spaziale a vela la cui costruzione è durata ben 20 anni. La Starlight è il gioiello tecnologico dell’Ente Spaziale Internazionale ed è dotata di un dispositivo di controllo della gravità che le permette di raggiungere una velocità di crociera impareggiabile; la sua missione: oltrepassare Giove, l’attuale limite per i viaggi spaziali.

Prima della sua partenza dal porto è però necessario assistere alla sequenza durante la quale l’equipaggio della Starlight sale a bordo. 4 minuti, animati piuttosto bene come lo è gran parte del film, per mostrare ‘sti tizi in divisa correre ai propri posti e urlare come scimmie in calore. Ad addolcire il tutto un accompagnamento musicale di stampo rock dalle sonorità molto simili a qualcosa che già girava a quell’epoca. Un videoclip musicale, il primo nel film, che non si può dimenticare facilmente.

Non molto dopo il varo è già tempo di SOS: la nave Alfred sta cedendo sotto i colpi di un attacco misterioso e la Starlight si prepara a raggiungerla. Prima di fare ciò Akira, un cadetto che non è riuscito a passare il test d’ingresso per entrare a far parte dell’equipaggio della Starlight ma che desiderava ardentemente essere incluso nella spedizione, si impunta per salire a bordo del super veliero. Qualche manovra fintamente pericolosa con il ricognitore da caccia, davanti al ponte di comando, è sempre un’ottima carta di presentazione e infatti il comandante della Starlight decide di accoglierlo più che volentieri; nemmeno 5 minuti dopo essere salito sulla Starlight, il ragazzo raggiunge il ponte di comando e si mette a dare ordini a tutto l’equipaggio (che esegue senza porsi domande) e il comandante –tranquillo come niente fosse- gli lascia gestire le varie manovre per compiere il salto gravitazionale o quel che cazz’è basta che la nave fili a razzo. Il Tom Cruise di Top Gun gli fa una pippa ad Akira, è ovvio. Però nonostante tutto Akira non può essere riconosciuto come un membro ufficiale della Starlight. Mannaggia! E così Mamoru, sua vecchio amico/rivale nonché miglior cadetto del gruppo, per rincuorarlo lo avvicina e gli dice che la Starlight ha bisogno di lui, delle sue capacità, e che sarebbe orgoglioso di essere il suo copilota.

A questo punto mi rendo conto che sono passati solo 33 minuti dei 139 previsti, ergo la strada è piuttosto in salita.

Raggiunti i pressi di Giove, l’area dove la Alfred è stata abbattuta, qui i nostri recuperano una capsula contenente Sarah Cyanbaker, unica sopravvissuta al disastro causato da un asteroide armato e di fattura presumibilmente aliena.

Alcuni membri della Starlight entrano nell’asteroide per ispezionarlo, tuttavia questo improvvisamente esplode (?) catapultando il veliero nei dintorni di Urano.

Dopo il salto, Sarah ha delle sensazioni e decide di chiedere al capitano di recarsi su Oberon, una delle lune di Urano, perché lì c’è qualcosa di importante che la sta chiamando. Il capitano non è un tipo molto sveglio e infatti accetta; inviato Akira su Oberon, il non membro della Starlight vi trova i relitti di un ufo, dal quale successivamente preleva dei cristalli contenenti un diario di bordo. Sarah riesce a decifrarne solo una parte dei contenuti perché le sopraggiunge un mal di testa così forte che le impone di non continuare con la traduzione, pertanto non è chiaro cosa sia successo esattamente all’ufo però ogni indizio conduce al pianeta Odin.

Ma siccome il capitano oltre a non essere un tipo molto sveglio è anche un po’ bastian contrario, decide di tornare sul pianeta Terra… la scelta provoca il disappunto generale dell’equipaggio che, pur di recarsi su Odin, opta per l’ammutinamento.

Durante il tragitto Akira e Sarah trovano il tempo di scambiarsi delle confidenze sul proprio passato e su ciò che hanno intrapreso, però i due vengono improvvisamente interrotti dall’apparizione spaziale di un vecchio signore, tale Asgard, che pacatamente sfoggia la sua somma importanza tra i nove universi ed etichetta tutti gli esseri umani (alieni dal suo punto di vista) come malvagi sia nella mente che nel corpo; per concludere, con tanto di risatina, Asgard avvisa i terrestri della Starlight che stanno per morire e gli invia dei droni a bombardarli. La Starlight esce piuttosto malconcia da questa prima battaglia, ma non sconfitta, seppure con gravi perdite tra le file dell’equipaggio; cosa più importante: non aver eliminato la nave irrita Asgard e gli altri capoccia misteriosi (presumibilmente delle macchine, o almeno così si lascia intendere), che quindi decidono di partire con l’intera flotta di astronavi dalle dimensioni smisurate alla volta della Terra per sterminare l’umanità in quanto rappresenta un pericolo.

Ma la Starlight ha modo di incrociare la loro rotta prima di giungere ad Odin e nonostante stia per fare una brutta fine per la seconda volta, grazie al solito Akira che per l’ennesima volta prende il controllo della situazione, riesce a sbarazzarsi della flotta nemica facendogli scoppiare davanti un enorme meteorite (in pratica la Starlight esplode l’unico colpo in canna a sua disposizione verso il meteorite, i cui frantumi colpiscono le navi nemiche annientandole).

Solo la “nave madre” riesce a salvarsi, pertanto il solito Akira in compagnia di alcuni compagni vi entra con dei caccia al fine di abbatterne il cuore e quindi debellare la minaccia. Giunti a destinazione, si ripete il solito schema pochi umani vs esercito apparentemente implacabile; in questo caso uno sparuto numero di soldati (5 uomini e Sarah) deve fronteggiare una quantità spropositata di robot umanoidi supportati da un carro armato quadrupede che definire enorme è ingiusto essendo molto di più; d’altra parte, è sufficiente usare un bazooka a piena potenza contro il carro per proseguire con la missione. L’obiettivo è distruggere il cervellone elettronico centrale che governa tutto!

Prima di svolgere il compitino, il gruppetto si rende conto che non stava combattendo contro comuni macchine antropomorfe, bensì dei cyborg nei cui corpi scorre del sangue e ciò rattrista parecchio Akira e compagni al seguito. Tanto peggio che da un soldato nemico in fin di vita si apprende la prima verità: in realtà quei cyborg sono alcuni degli abitanti originari di Odin che per sopravvivere al cataclisma provocato dall’avvicinarsi della stella Canopo al pianeta dovettero modificare il proprio corpo innestandovi parti meccaniche; al tempo, la regina di Odin decise di inviare alcune sue cellule altrove, così da poter essere ricreata, e il suo nome era Sarah (insomma Sarah è la rinata regina di Odin). Il secondo problema insorse dopo molti anni a distanza da ciò, poiché i superstiti di Odin iniziarono ad affidarsi completamente alle macchine fino ad attribuire ogni loro attività ad un computer centrale: Asgard. Tuttavia il cervellone elettronico in questione si sviluppò un po’ troppo e prese il comando di tutto, sottomettendo ogni individuo alla propria volontà di macchina.

A questo punto Akira e combriccola, compresa Sarah che pare abbia recuperato parte della memoria, non ci vedono più e marciano contro Asgard per eliminarlo definitivamente e rivendicare la propria natura di esseri viventi dotati di intelletto, anima e sentimenti! Giunti al suo cospetto, Asgard gli rivela la restante parte della verità: il suo compito è eliminare ogni forma di vita biologica.

Essendo Asgard un computer di Odin, sarà sicuramente dotato di un meccanismo di auto distruzione! Pensano i nostri…

Comunque ciò non ha importanza… un paio dei nostri nonostante alcune difficoltà (raggi laser ovunque, il solito esercito infinito, una barriera di protezione, Asgard che eleva la temperatura del proprio corpo per bruciare i microbi) riescono a sparare nel cervellone una palla spinata che sviluppa un buco nero in 10 minuti, pertanto è necessario lasciare il posto in fretta.

Infine, manly tears. Com’è il pianeta Odin, dopo un viaggio così lungo, non è dato saperlo.

 

La cosa che più mi ha sorpreso di questo film del 1985 è la grande cura per i dettagli grafici, che si mantiene tale anche quando ci sono lunghe scene di azione con prospettiva variabile; solitamente in animazione più una scena è movimentata e maggiore è la semplificazione dei disegni. In questo film accade esattamente il contrario.

E’ tuttavia un peccato che ogni virtuosismo, merito di artisti di grande livello, venga sprecato da una storia che è quello che è, cioè una brutta copia del concept della corazzata spaziale Yamato in combinazione con il tema dello sviluppo dei computer, che intorno a quegli anni aveva sollevato ovunque parecchi (inutili) dubbi e paure.

Odin: Photon Sailer Starlight nasce proprio da un’idea di Yoshinobu Nishizaki, creatore di Yamato, e si vede fin troppo. L'impressione è che per fare questo film siano stati spesi capitali non indifferenti...

Roger

Panzer World Galient

[imgleft]http://img703.imageshack.us/img703/8686/galient.jpg[/imgleft]Nella capitale di Arst, un pianeta della galassia Crescent, sono i corso i festeggiamenti per la nascita di Jordy, futuro erede al trono. Improvvisamente, un inaspettato assalto al palazzo reale interrompe il felice evento; a condurre l’offensiva vi è Marder, quello che dovrebbe essere considerato il villain della situazione, a capo di un esercito di inarrestabili panzer (enormi e futuristici robot da guerra, spesso simili a centauri).

Il valoroso re Volder, innanzi all’inevitabile sconfitta, decide di sacrificarsi in battaglia per guadagnare del tempo mentre Asbeth, suo fedelissimo cortigiano, conduce la regina ed il principe al di fuori dal castello. Dei tre, con molta difficoltà, solo Asbeth e Jordy riescono a fuggire; la regina viene invece catturata dalle truppe di Marder e posta da questi in uno stato di ibernazione.

A distanza di ben 12 anni da questo evento, durante i quali Marder ha sottomesso con la forza numerose città, imposto la propria dittatura ed espropriato i cittadini dei loro beni, Asbeth e Jordy giungono a White Valley. Questo luogo è l’unico, dell’intero pianeta, che ancora si oppone alla conquista di Marder e nel quale si sta organizzando un fronte di resistenza che mira alla liberazione. Inoltre si dice che proprio in questa località sia nascosto Galient, il potentissimo e leggendario panzer che Asbeth e Jordy stanno cercando da tempo.

E’ proprio con il ritrovamento di Galient, il ‘gigante di ferro’, che inizia ad esserci una svolta effettiva; l’entrata in battaglia del panzer, pilotato da Jordy, ha esito positivo contro le truppe di Marder e ciò fornisce agli abitanti dei paesi confinanti a White Valley un motivo per credere nella caduta del dittatore, pertanto iniziano ad aggregarsi al popolo della vallata.

Questo è solo l’inizio di ciò che accade durante tutta la storia di PWG e, come preannunciava una voce fuori campo all’inizio del primo episodio, quella di Arst è solo una delle tante storie, di ascesa e caduta di un impero, che ciclicamente caratterizzano i pianeti che compongono l’universo. In effetti, per sommi capi, il cambio di reggenza dell’impero di Arst rappresenta proprio l’inizio di un nuovo ciclo storico per il pianeta; di per sè non è nulla di eccezionale, è un conflitto come tanti. Come e perché accade ogni cosa, invece, è la parte migliore.

PWG è una serie tv un po’ particolare, la cui ambientazione idealmente si rifà al medioevo europeo, di certo non esente da imperfezioni; potrebbe sembrare che si accodi ad un certo genere di serie con i robottoni, quelli dove il protagonista è un ragazzino (qui apparentemente orfano, allevato da un tutore e addestrato a combattere, destinato a diventare re… insomma la versione cazzuta di Remì) che pilota un robottone speciale e pur non avendone mai visto o conosciuto i controlli per qualche ragione non chiarissima appena vi sale a bordo è in grado di gestirlo perfettamente; non solo: Galient è un robot massiccio, trasformabile in un caccia ed è pure modulare (la parte superiore è sempre caccia, quella inferiore un tank/ torretta mobile). Peccato solo che nell’anime difficilmente si presenti la necessità di queste due opzioni, quindi a che pro dargli queste caratteristiche se non vengono sfruttate? Misteri del marketing e dei produttori di giocattoli…

Tolti questi dettagli, e volutamente ignorando che PWG è una serie incentrata più sui suoi personaggi che su quanto siano belli e forti i robot, quello che la rende interessante è che tutto ruota attorno a certi eventi fondamentali che vengono lentamente rivelati allo spettatore, magari obbligandolo a rivedere alcune opinioni che si era fatto.

Inizialmente Marder viene presentato come un usurpatore che intende assoggettare il pianeta Arst usando degli esclusivi mezzi d’assalto, e in effetti è tale dal punto di vista della gente di Arst. In realtà lo scopo di questo personaggio non è così limitato e superficiale. Marder è un alieno che venne cacciato 20 anni prima da Lanplate, suo pianeta di origine e tra i più tecnologicamente avanzati della galassia Crescent, in quanto accusato di eresia; quello che vuole è ritornarvi per dare da lì inizio alla liberazione della galassia,conquistandola.

Il motivo per il quale Marder decise di andare su Arst è che da questo pianeta, 20000 anni prima quando la sua civiltà era all’apice del progresso, partì la colonizzazione della galassia e in pratica Lanplate è una delle tante mete. L’esplorazione dello spazio iniziò anche per ragioni morali: gli antichi abitanti di Arst conclusero che le eccezionali attrezzature belliche ed i macchinari tecnologici da loro creati erano la fonte del male, e prima di abbandonare la loro terra decisero di seppellirli nelle profondità del pianeta. Arst divenne una specie di tomba al cui interno si nascondeva un vergognoso passato, e sul quale rimase comunque una piccola parte della popolazione che lo ribattezzò Panzer World; tuttavia ben presto la gente si dimenticò delle proprie origini, la società iniziò a regredire, il nuovo nome del pianeta decadde e venne ripristinato quello originale. I panzer, Galient compreso, e tutto il resto della tecnologia avveniristica che Marder è riuscito a riesumare per mandare avanti il suo piano, sono pertanto frutto di quell’epoca.

Ma l’ambizione di Marder non è solo conquistare un potere eccezionale, vuole anche risvegliare le coscienze dei suoi simili; Lanplate è infatti un pianeta artificiale, un paradiso ideale, dove il progresso ha ormai prevalso sulle vite degli abitanti e li ha incapsulati in una società fredda il cui sistema spersonalizza e priva di sentimenti chi ne fa parte.

Tutto sommato si può dire che Marder si è fatto carico di un grande progetto di riforma, decisamente impopolare a chi non ne conosce le cause (in pratica, essendo Lanplate un pianeta sconosciuto, a chiunque tranne che l’alleanza segreta che sorveglia la galassia) il cui fine è generare un “caos buono” dal quale prenderà forma un nuovo impero e dunque un nuovo ordine globale.

D’altra parte si tratta di un proposito irrealistico anche per quei concittadini di Marder, quegli stessi uomini che l’hanno seguito fin da Lanplate, che unito all’ostilità degli abitanti di Arst ed alla controffensiva della segreta alleanza galattica farà cadere il piano del conquistatore per come era stato impostato.

Marder, in un certo senso, è il vero protagonista di PWG; ma è il ruolo di Jordy ad essere decisivo nell’ultimo atto della serie, che si svolge su Lanplate. Posto davanti al bivio tra il non modificare lo status imposto a Lanplate (libertà vigilata e crescita contenuta, punto di arrivo consentito a qualunque civiltà) e la rifondazione della galassia (vita), il ragazzo considera entrambi i percorsi sbagliati ed inizia a combattere per l’autonomia della propria gente.

In ogni caso, poiché il violento intervento di Marder inizia a “risvegliare” la gente di Lanplate e l’effetto inizia a propagarsi nella galassia, l’alleanza segreta decide di inviare l’Eraser (un sistema automatico di distruzione di massa) per eliminare Lanplate. Il pianeta viene distrutto, ma l’alleanza ha i giorni contati perché Marder è in parte riuscito nel suo intento…

La quantità di personaggi presenti è più che sufficiente e ben gestita nell’arco dei 25 episodi che compongono l’opera; tra i più importanti, da una parte i sostenitori di Marder (in particolare Hy Shaltat, capo della guardia reale ed inizialmente maggiore antagonista di Jordy), dall’altra quelli di Jordy: il valoroso Asbeth; Chururu, una ragazzina che oltre ad essere fondamentale nel ritrovamento di Galient starà sempre vicina a Jordy; Wind, un ladruncolo alla ricerca di tesori e pilota del secondo modulo di Galient; Hilmuka, una ragazza misteriosa, anche lei aliena, che si intromette negli affari di Arst. Infine, a formare il terzo gruppo, i membri dell’alleanza segreta.

Prodotto da Sunrise nel 1984 e diretto da Ryosuke Takahashi, la serie tv PWG è stata ricompilata in due OVA e rivisitata in un terzo; mentre i primi sintetizzano gli eventi principali della serie televisiva, nell’ultimo (Crest of Iron) Hy Shaltat, Jordy e Chururu sono tre ragazzi che Marder ha salvato durante la guerra e preso in custodia, crescendoli come figli.

La vicenda ha inizio con il ritrovamento, da parte di Marder, dei leggendari e misteriosi Panzer sepolti nel pianeta Arst; sono proprio questi mezzi a dargli la superiorità bellica che cercava, necessaria per dare inizio alla conquista dei vari regni esistenti e soprattutto alla loro unificazione.

Vi sono però delle conseguenze infauste nel ricorre all’uso dei Panzer, prima tra tutte il rischio di lasciarsi sedurre dalla brama di potere che deriva da questi giganti…

Un giorno prima dell’attacco ad un villaggio, dopo aver stabilito la tattica di assedio e sicuro della vittoria, Marder festeggia con Hy ed i suoi soldati in un tendone campale; improvvisamente si verifica un evento straordinario, una visione collettiva secondo la quale Hy pugnalerebbe a morte il proprio padre.

Quella che in quell’occasione si dimostra essere una premonizione, in realtà è il primo di una serie di “inviti” che i Panzer rivolgono a Hy; il ragazzo ad un certo punto commette effettivamente l’omicidio e subentra immediatamente al padre nella guida dell’impero… ma Jordy è intenzionato a fermarlo.

Essendo un episodio di breve durata,non compaiono tutti i personaggi visti nella serie tv ed i pochi recuperati sono ridotti a poco più che comparse, peraltro destinate ad una tragica fine; quelli principali, essendo la storia creata su misura appositamente per loro, sono invece caratterizzati più che sufficientemente.

Per grafica ed animazione è un ova eccezionale; sebbene il team di lavoro sia lo stesso presente nella serie tv, nell'ova character (di Norio Shioyama) e mecha (del duo Yutaka Izubuchi e Kunio Okawara) design sono sicuramente molto più gradevoli ed elaborati.

La raffigurazione del Galient qui è decisamente più massiccia, letteralmente un colosso i cui movimenti ne sottolineano la potenza, privo però dell’abilità di combinasi.

Se la serie tv si fosse sviluppata su queste basi sarebbe stata più drammatica, ma meno sorprendente se si considera il personaggio di Marder, il suo obiettivo e le sue intenzioni.

Roger

Terzo titolo della serie Pink Noise,Evil Dragon Warrior Chronicles si distingue dai precedenti Call me Tonight e Campus Special Investigator Hikaruon per la presenza di una trama meno sempliciotta e scontata.

I quattro protagonisti principali di questa storia, che si svolge nel 1989, ospitano dentro di sé gli spiriti di quattro leggendarie bestie divine e proprio su questa loro particolarità si articola una vicenda destinata a ripetersi ciclicamente nel tempo:

 

[imgleft]http://img7.imageshack.us/img7/8062/kyouchi.jpg[/imgleft] Hiyuu Kyouchi = Byakko, la tigre bianca dell’ovest; allievo di Houshi, è un giovane pittore di ceramiche che prova una certa attrazione per la giovane Shiho. Solo con il procedere degli eventi acquisisce consapevolezza del nuovo sé stesso, derivante dall’emergere di Byakko e dei suoi poteri.

 

 

[imgleft]http://img706.imageshack.us/img706/9817/mikiz.jpg[/imgleft] Miki = Seiryuu, il drago azzurro dell’est; in definitiva è il malvagio di questa storia. Il suo scopo è quello di collaborare alla rinascita dell’avo di una famiglia che in epoca remota prestava servizio presso la corte imperiale, e che fu assassinato perché la sua arte spirituale (il Kidou) era considerata troppo pericolosa. I discendenti di questo sacerdote, per riportarlo in vita, hanno evocato le quattro bestie divine; a distanza di 18 anni dal precedente tentativo, bloccato da Gendou, Miki deve rintracciare le persone dentro le quali si sono nascoste le divinità, quindi riunirle ed infine dare inizio al rituale.

Questo personaggio talvolta fa ricorso alla magia per trasformare i morti o i suoi sudditi in orrendi mostri demoniaci.

 

[imgleft]http://img6.imageshack.us/img6/8685/shiho.jpg [/imgleft]Shiho = Suzaku, l’uccello cremisi del sud; ragazza molto interessata a Kyouchi, ma che Miki è deciso a fare propria sposa per far rinascere l’antico sacerdote.

 

 

 

 

[imgleft]http://img713.imageshack.us/img713/733/gendou.jpg[/imgleft] Gendou Houshi = Genbu, la tartaruga nera del nord; è un vecchio monaco di alto livello con il vizio del bere, abile nel combinare energia spirituale ed arti marziali. Decise di “adottare” Kyouchi quando questi, ancora molto giovane, manifestò i segni della presenza di Byakko nel proprio corpo; l’anziano è a conoscenza del tentativo di resurrezione dell’antico e pericoloso sacerdote e ancora una volta, come già 18 anni prima, deve impedire che il rito si compia.

 

Dei tre episodi che compongono Maryuu Senki, il primo è decisamente il più delirante e meglio sostenuto per quel che riguarda l’animazione; è anche l’unico ad appartenere alla serie Pink Noise, sebbene la preview al termine lasci intendere che delle puntate successive erano comunque previste… in effetti sono state realizzate, solo che i fatti si sarebbero dovuti svolgere in modo forse un po’ diverso (più zozzo in alcuni casi, meno tamarro in altri).

Se il secondo episodio può essere considerato un intermezzo durante il quale la storia vera e propria inizia a prendere forma concretamente e vengono introdotti nuovi personaggi, nel terzo e conclusivo gran parte del tempo è dedicato ai combattimenti che Kyouchi e compagni devono intraprendere per raggiungere il grande tempio e salvare Shiho; che i vari misteri accumulati per gran parte del tempo trascorso trovino spiegazione nel sorprendente ed amaro finale è, considerando quello che accade, inevitabile.

In definitiva Maryuu Senki è una buona miniserie, forse poco chiara in alcuni passaggi, dalle tinte horror e surreali, che non si fa mancare qualche scena splatter.

Nonostante graficamente, per raffinatezza e ricchezza di particolari dei disegni, inizi attestandosi su un ottimo livello e purtroppo subisca dei cali qualitativi procedendo verso la conclusione, nel complesso possiede uno stile interessante.

 

Menzione d’onore per gli zombie e gli occhiali di Kyouchi.

Roger

Voogie's Angel

[imgleft]http://img11.imageshack.us/img11/1170/sangelb.jpg[/imgleft]Anno 202 del nuovo calendario. La Terra è stata sconfitta da una sconosciuta forma di vita aliena senziente, denominata SE (Space Emigrants). Cento anni più tardi, gli esseri umani sopravvivono nelle profondità marine attendendo l’occasione per riprendersi la Terra dagli SE. E adesso, facendosi carico delle speranze e del futuro della razza umana, cinque donne cibernetiche vengono mandate a combattere. Il loro nome è…

 

Midi – nel gruppo, ufficialmente è l’esperta di tecnologie; in realtà, ad insaputa delle angels stesse, è un androide che le “osserva” e gestisce il loro limitatore di potenza.

Rebecca – una tipa tosta fanatica delle armi. Era un’ex modella, di buona famiglia (sterminata).

Merrybell – quella svampita. Soffriva di un male incurabile.

Shiori – la sua passione è fare maglioni. E’ dotata di particolari poteri esp che in gioventù non sapeva controllare.

Voogie – la più matta. Quando lancia normali fendenti con la spada urla “angel blade!”…

 

Capitanate dal misterioso Dr Crimt, le “angeliche” ragazze cyborg devono impedire che l’umanità venga sterminata dagli alieni e, secondo le analisi di Midi, il tempo a loro disposizione è di tre anni; infatti le condizioni di vita alle quali gli umani devono sottostare sono molto dure e tendendo a peggiorare, pertanto non potranno resistere oltre questo limite.

Tolti i 10 minuti iniziali del primo episodio e gli ultimi 10 del secondo, il tono è prevalentemente umoristico; paradossalmente, quanto accade è però permeato da una convincente atmosfera da “fine del mondo” e gli alieni, con i loro megacannoni che possono far apparire in qualunque punto del pianeta, fanno la figura degli invincibili. Perfino dopo che la flotta marina terrestre viene decimata in una manciata di secondi, o in seguito a qualche rivelazione particolare (es: gli alieni hanno invaso la terra per salvarla dagli umani che la stavano distruggendo, gli angeli sono per metà macchine ma per non compromettere la loro efficacia non devono ricordare nulla di quando erano completamente umane) non vengono a mancare scenette simpatiche.

Questo finché c’è Masami Obari libero di trollare dirigere e disegnare. Con il terzo ed ultimo episodio il suo posto di regista viene ricoperto da Aoi Takeuchi, che è anche l’ideatore dell’opera, il quale preferisce la componente drammatica a tutto il resto; con il passaggio da un autore all’altro si notano sia un cambio di stile grafico che ovviamente registico, ma non si tratta di una discontinuità netta.

Buone le sequenze in b/n usate per raccontare i vari flashback e quelle d’azione, spesso supportate da inquadrature particolari e musiche che le valorizzano.

Voogie’s Angel era uno di quei progetti che si sviluppava su diversi media come manga, anime, radio drama e drama cd, e questo ova ne costituisce un capitolo precedente al finale. Nel complesso l’anime è piacevole, peccato solo per la breve durata ed il mancato approfondimento di qualche personaggio.

Roger

Genma Wars

Nella seconda metà degli anni ’60, dalla collaborazione tra gli autori Kazumasa Hirai e Shotaro Ishinomori, nacque il manga Genma Wars. La vita editoriale di quest’opera fu breve e il titolo venne sospeso con il secondo volumetto, ma i due ebbero comunque modo di tornare al lavoro su Genma Wars qualche anno più tardi, nel 1971, realizzandone la continuazione con un altro manga; purtroppo anche questo seguì le sorti del suo predecessore, non arrivando ad una naturale conclusione.

Ishinomori e Hirai ci riprovarono nuovamente nel 1978, con una storia incentrata sempre su Genma e le sue guerre; tuttavia mentre il primo era dedito alla stesura del manga, il secondo ne scriveva il romanzo. E mentre il primo dovette nuovamente fermarsi, lasciando incompiuto per sempre il proprio Genma Wars, il secondo proseguì per anni (almeno fino al 2008, anno d’uscita del più recente volume della serie).

Negli anni seguenti vi furono alcune trasposizioni animate dei Genma Wars di Ishinomori; il primo manga servì per realizzare un film cinematografico (1983), mentre il terzo una miniserie tv (2001); si tratta di due progetti che però, nonostante tutto, non sono in alcun modo collegati tra di loro.

Di qualunque Genma Wars si parli, si tratta di una storia sci-fi nella quale i protagonisti sono degli esper che si oppongono a Genma, un’entità il cui scopo è distruggere le civiltà esistenti e soggiogare i popoli al proprio volere.

L’inizio molto teatrale, durante il quale una veggente danzando preannuncia l’arrivo del malvagio Genma sulla Terra, è forse il momento più particolare del film; dopo questa introduzione, a turno vengono radunati i vari personaggi principali componenti il gruppo che dovrà affrontare l’invasore: Luna la principessa proveniente dalla Transilvania, il cyborg Vega, Jo e sua sorella, Sonny. A differenza del manga di Ishinomori vi è una conclusione alla storia; peccato solo che lo svolgimento della battaglia finale sia al di sotto delle aspettative, tanto che sono più interessanti i combattimenti contro gli scagnozzi inviati da Genma.

I disegni sono precisi, ricchi di dettagli e le animazioni fluide; per quel che riguarda il comparto musicale, anche se chi ha realizzato le musiche si chiama Keith Emerson, lo ho trovato inadeguato.

I nomi coinvolti nel progetto (Shotaro Ishinomori, Rintaro, Katsuhiro Otomo, Madhouse) sono importanti, ma alla fine Genma Wars è solo un film semplice e svogliato.

 

La serie tv Genma Wars poteva essere un capolavoro, non fosse che è stata realizzata all’insegna del risparmio: la regia è ridotta ai minimi termini, i disegni (pur rifacendosi alle tavole ed al bel tratto di Ishinomori) e le animazioni scarsissimi, la CG pessima la colonna sonora infima.

Eppure nonostante tutto questo schifo la storia narrata è decisamente molto più interessante di quella presente nel film; il merito va sicuramente al manga del quale questa serie tv è un fedele adattamento.

La storia, divisa in due capitoli, è ambientata in un prossimo futuro, molto tempo dopo che una stella precipitò sulla Terra modificandone la conformazione e trasformando i continenti in piccole isole. Quella stella cadde per volontà della tribù dei Genma, ed uno di loro divenne il dominatore del pianeta. Da allora l’umanità si trova in uno stato di totale regressione civile ed è sottomessa ad alcune razze animali (in particolare le scimmie) che si sono evolute superandola e naturalmente eseguono la volontà del loro re Genma.

Un giorno questi, ormai insoddisfatto dalla moglie Parome ed annoiato perchè superiore ad ogni creatura, decide di rapire una hito (nome che in pratica identifica gli umani) ed abusarne per avere da lei un figlio; a causa di questo evento la ragazza viene allontanata dagli abitanti del proprio villaggio ed è costretta ad arrangiarsi come può per sopravvivere. Caso vuole che la donna partorisca due gemelli, ma le è concesso tenerne con sé solo uno (Jin) mentre l’altro (Loof) viene portato alla dimora del re per essere opportunamente istruito in qualità di suo erede.

Negli anni della loro infanzia i due bambini hanno modo di sviluppare e controllare le proprie capacità esp, ereditate dal padre, ma non entrano mai in contatto l’uno con l’altro; d’altra parte è proprio nelle intenzioni del re far incontrare i due in qualche modo, pertanto non appena Loof dimostra di essere autosufficiente lo caccia dalla residenza imperiale e nell’attesa che incontri il fratello si dedica alla procreazione di altri eredi (cosa questa altamente invisa a Parome, tanto da indurla a premeditarne l’omicidio).

Le varie esperienze che accompagnano la crescita di Jin e Loof ne formano il carattere rendendoli due personaggi positivi che il padre, per scelta, ha voluto trasformare in avversari, e vengono raccontate in parallelo fino al momento del loro ricongiungimento; ma proprio durante questo i due decidono di allearsi e, grazie al sostegno di alcuni individui dotati di poteri particolari, di irrompere nella fortezza del re per eliminarlo e liberare il pianeta dalla schiavitù. Con loro vi è anche Ran, una vecchia conoscenza di Jin, il cui bimbo in grembo è in grado di controllarla (nonché parlare, entrare ed uscire a proprio piacimento dal corpo della ragazza).

Solo Jin, Loof e Ran con piccolo al seguito sopravvivono alla battaglia contro l’esercito di Genma, il quale nell’atto finale viene però giustiziato da Parome; tuttavia il re ha ancora una carta da giocare prima di “morire” ed invia i tre figli nel passato, a Skull City.

Quello di Skull City è il secondo e conclusivo capitolo dell’opera, probabilmente il più suggestivo; i protagonisti vengono infatti catapultati in una città dove bande di giovani ribelli si battono contro alcuni membri della tribù dei Genma che, assunte delle sembianze umane, segretamente si sono infiltrati nelle posizioni di comando della società e la gestiscono ricorrendo anche a particolari tecniche di manipolazione dei media.

[imgleft]http://img811.imageshack.us/img811/1220/63452301.jpg[/imgleft]Il loro piano consiste nel preparare il pianeta per l’arrivo di Genma; per raggiungere questo obiettivo è necessario innanzitutto condizionare gli umani e successivamente farli sterminare… da scimmie biologicamente evolute, armate, stazionanti nell’orbita terrestre a bordo di satelliti, in attesa del segnale per invadere la Terra (cosa quest’ultima che accade).

Jin e Loof devono fare i conti con questa situazione e prevenire che la discesa di Genma sul pianeta si concretizzi in anticipo rispetto alla realtà storica, ma non sono al corrente che in verità Genma è arrivato con loro in quell’epoca (e non sanno nemmeno che il motivo per il quale tutto ciò accade è che il re, servendosi soprattutto di loro, ha scatenato tutto ciò per la semplice ragione che è un essere troppo potente che si annoiava).

Peccato davvero per la pessima realizzazione tecnica e la povertà dei mezzi messi a disposizione per realizzare questa serie tv, la cui trama è folle al punto giusto.

Roger

Votoms extra

In questo periodo vengono realizzati pochi prodotti animati sci-fi dove il mecha design ha una certa importanza, pertanto tocca ripiegare su quel poco che c’è; la scelta è caduta su Case; Irvine e Votoms Finder, i due recenti OVA del 2010 "legati" all’universo di Votoms ma non alle vicende di Chirico. In passato era già stato fatto qualcosa di simile, ovvero Mellowlink; questo era uno spin-off di Votoms, con il quale manteneva coerenza di stile e continuità narrativa (stesso universo); le due nuove produzioni, invece, sono così autonome che pur essendo “Votoms” si fatica non poco a capire cosa condividano con l’originale… in definitiva un legame c’è, ma bisogna usare la fantasia.

 

In Case; Irvine il protagonista è Irvine, un ex soldato, che vive una doppia vita: ufficialmente è un ottimo meccanico che si dedica alla riparazione di AT; d’altra parte, non essendo riuscito a dimenticare completamente il gusto per la battaglia, saltuariamente partecipa segretamente a pericolosi combattimenti, organizzati in varie arene, con il suo Scopedog.

In realtà Irvine è pagato per perdere ed è proprio questa sua seconda attività, più che la prima, a consentirgli di tirare avanti; la situazione cambia radicalmente quando durante un duello ad eliminazione lo spietato Paygan, il suo avversario che tutti ha eliminato, ne riconosce le effettive qualità di combattente e pretende un vero combattimento.

Sostanzialmente la storia ruota attorno a questa sfida tra “migliori”, strizzando l’occhio al concetto di Soldato Perfetto introdotto durante la serie tv di Votoms, e del quale in realtà risulta essere soltanto una banale semplificazione; stesso dicasi per la caratterizzazione dei vari personaggi, dei tipi piuttosto comuni, tra i quali risalta solo in parte Paygan grazie ai suoi isterismi e manie di grandezza.

Per il resto c’è una narrazione lineare condita da alcune esagerazioni come l’AT del finale, fuori scala (a momenti sembra fatto con i lego technics…), e i disastrosi combattimenti in città, tutto così ben gestito da risultare ilare.

Per quel che riguarda character design, mechanical design (non in CG) e musiche si può dire che non sia nulla di particolarmente significativo.

 

Votoms Finder è la storia di Aki, un giovane bottomer che vuole cambiare la propria vita, di pericolosi insettoni giganti, di un altissimo muro roccioso che divide due classi della stessa società (Toppers e Bottomers).

Joze Lessing è un funzionario militare e chiede ad Aki di ritrovare Sandorion Thrini, la figlia di un presidente, sequestrata da un individuo; il giovane ed ingenuo bottomer intravede in questa l’opportunità per dare una svolta alla propria vita, pertanto accetta immediatamente l’incarico; Aki, oltre ad essere un esperto di combattimenti a bordo di AT, ha anche una profonda conoscenza del territorio dove deve svolgersi la ricerca e, accompagnato da una squadra di Lessing, riesce in breve a trovare la ragazza.

Sorpresa sorpresa… in realtà la figlia del presidente non era stata rapita ed il suo presunto rapitore, Dierhalt, è la sua guardia del corpo; la ragazza, semplicemente, era in fuga da Lessing poiché questo ha intenzione di ricattare suo padre per guadagnare potere politico. In pratica Aki ha aiutato proprio le persone sbagliate e quindi tenta di rimediare all’errore fornendo sostegno a Dierhalt; inizialmente tra i due non corre buon sangue, ma gli eventi e la stella del buonismo sotto la quale sono nati li portano a superare le reciproche diffidenze e salvare la (inutile) ragazza.

Il chara design di Finder, definito da Junichi Hayama, non è molto impegnato ma si salva e il mechanical design, interamente in CG, si lascia guardare; l’accompagnamento musicale è il tipico da sense of wonder, ma qui di wonder non c’è nulla.

 

In definitiva si tratta di ova colorati puliti che con il Votoms di Takahashi condividono solo qualche idea e nemmeno fino in fondo: delle locazioni (arene, deserti, città) non ben definite che richiamano un certo tipo di situazioni, e macchine antropomorfe realistiche, di piccole dimensioni, customizzabili.

Tuttavia il maggior problema di questi episodi, che potrebbero essere dei pilot, è la loro brevità, in quanto non possono sfruttare la progressione degli eventi per migliorare i vari personaggi:questi infatti restano sé stessi dall’inizio alla fine; ma forse tutto ciò è voluto, così che ci si possa imbambolare davanti alla presunta spettacolarità di qualche scena od ai singolari mezzi meccanici che ogni protagonista possiede (c’è sempre la scusa per la quale essi si differenziano dalla massa attraverso odiosissimi modelli dai colori sgargianti).

Roger

E' primavera

E' primavera e la natura inizia a risvegliarsi. Beh... se questo è solo il risveglio, entro l'estate dovrò sicuramente emigrare:

 

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Per fortuna la bestia non raggiunge la dimensione del suo (estinto) predecessore, ma la situazione in sè non è di certo rassicurante.

La cosa particolare è infatti che i cosi di questa specie, ogni stagione che ricicciano fuori, sono sempre un po' più grossi di come si presentavano nello stesso periodo dell'anno precedente. E questo non va bene, ovviamente, perchè ci fa capire che la natura sta pian piano cercando di riappropriarsi del suo ruolo di governatrice.

Poichè 'sti arrampicamuri schifosi hanno capito come evitare il gatto, stavo quindi valutando, al fine di non compromettere l'ecosistema, di affittare un pipistrello (utile anche d'estate contro le zanzare) che se li mangi. Ma boh, non so se il pipistrello potrebbe essere una soluzione efficace... dovrei tenerlo chiuso in casa, perchè è lì che deve cacciare; ma poi scagazza dal soffitto. Eh no. E poi ci sta il gatto che appena può lo sbranerebbe, quindi è meglio escludere la bat-soluzione.

Roger

[imgleft]http://img233.imageshack.us/img233/3364/get1.gif[/imgleft]In questi giorni sto riguardando la serie oav (Change!) Shin Getter Robot - The last day (o Armageddon, o The Final Days of the World).

Per chi ama i robottoni, in particolare quelli di Go Nagai e Ken Ishikawa, si tratta di una di quelle serie delle quali difficilmente ce ne si dimentica.

Questa serie giunse in un periodo nel quale le produzioni animate sviluppate dalle opere di Go Nagai non contemplavano l'equazione 'presenza di un robot=storia complessa', e infatti fu una vera sorpresa che dimostrò che i robot di Nagai e Ishikawa non erano morti nella decade a cavallo tra gli anni '70 e '80. Al contrario, quei giganti realizzati in metalli sconosciuti e mossi da un' energia altrettanto fantasiosa avevano tutta un'altra vita davanti, più intensa e drammatica, e di lì a poco sarebbero risorti dal limbo.

Change! Shin Getter Robot fu il primo a rinascere seguendo questa filosofia, qualche anno dopo la serie tv Getter Robot Go; quest'ultima era iniziata con la ripresa, da parte di Ishikawa, del manga di Getter ma i due prodotti risultarono essere completamente diversi. Purtroppo le incomprensioni sorte tra il regista della serie ova, Yasuhiro Imagawa, e lo staff, comportarono l'allontanamento del primo. Nonostante ciò, e sebbene lo staff avesse elaborato le idee di Imagawa (autore dei primi tre episodi) con alcune dell'autore del manga al fine di continuare trama e sceneggiatura dal quarto episodio in poi, la serie si assesta su un ottimo livello. Lo stacco si nota, ma trattandosi di un paio di episodi che rappresentano un nuovo inizio ci si può passare sopra.

In realtà dare un giudizio a quest'opera non è semplice se prima non si passa per la lettura del manga; è solo grazie a questo che si possono comprendere bene alcuni passaggi essenziali ma enigmatici, quali ad esempio il concetto di evoluzione, su cosa vertevano effettivamente le ricerche del professor Saotome e soprattutto la sequenza finale dell'anime.

 

Probabilmente un'interpretazione più semplice ed immediata sarebbe stata possibile conoscendo i contenuti dell'audio drama contenente il prequel dell'anime, intitolato Getter Robot: The Moon Wars, ma dopo anni non si conosce nulla più che della sua esistenza...[imgright]http://img203.imageshack.us/img203/9983/getter.gif[/imgright]

Ma non tutto è perduto!

Proprio Ken Ishikawa aveva realizzato un brevissimo manga che si rifà a quanto viene ricordato nella sequenza di apertura del primo episodio di Getter Robot TLD; per l'appunto, quella nella quale si accenna alle battaglie sulla Luna... dove tutto è iniziato e si pensava si fosse concluso dopo dieci anni.

In realtà nel manga in questione (Crater Battle), dopo una breve introduzione descrittiva necessaria per contestualizzare quanto segue, viene in pratica raccontata l'ultima battaglia tra invasori e terrestri.

Di certo è piacevole rivedere Hayato, Musashi e Ryoma in azione, anche se non ancora "segnati" da certe vicende e quindi con una personalità tutt'altro che cupa ed al confine con la follia; stesso dicasi per l'armata dei valorosi robot guidati da Schwarz. Ovviamente non mancano gli alieni, molto invasivi ma soprattutto impegnati in un assalto in grande stile...

A parte questo però, l'importante è che grazie a queste poche pagine finalmente viene fornita una spiegazione del perchè gli invasori si evolvono attraverso l'energia Getter e ne hanno bisogno, ma allo stesso tempo la temono.

Inoltre, per certi versi, questa breve storia anticipa alcuni dettagli e passaggi dell'ova al quale si ricollega; inutile dire che il buon Ken ha dato prova del suo grande talento di artista anche con così poco.

 

All'epoca della localizzazione dell'edizione italiana venne realizzato un doppiaggio impeccabile e molto convincente, forse irripetibile. Tuttavia la traduzione dei testi in alcuni passaggi non era esatta e ciò contribuì a rendere parte dell'opera ancora più difficile (ad esempio non esiste quello Shneider V1 che spesso faceva discutere sulla sua esistenza... è Shin Getter Robot) e talvolta a considerarla addirittura insensata.

E' un vero peccato, e sinceramente spero che un giorno l'opera verrà ridoppiata.

Roger

Novel Wars

Tra la fine degli anni ’80 ed i primi ’90 Toei adattò nel formato ova un paio di romanzi, entrambi scritti da Kiyoshi Kasai: Vampire Wars e Psychic Wars.

Purtroppo nel complesso l’esito non è stato dei migliori, ma complice la loro breve durata (circa 50 minuti ciascuno) era difficile rinunciare ad una seratona in compagnia di vampiri, oni e pop corn.

 

 

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Dei due sicuramente il migliore. Un individuo misterioso osserva in lontananza un gruppo di guerriglieri che si sacrifica attaccando una base NASA situata nel deserto dell’Arizona; del gruppo fa parte una donna, la quale prima di farsi esplodere urla il nome “Verawesaldy”.

Parigi, dieci giorni dopo. Mentre un notiziario televisivo riferisce che a causa del suddetto atto terroristico la NASA ha abbandonato il progetto di inviare dalla Terra segnali nello spazio al fine di contattare esseri intelligenti, Kuki Honda deve interrompere la sua solitaria sbevazzata notturna di rum a causa della telefonata di aiuto dall’amica Marianne, prostituta a domicilio, e quindi lascia la bottiglia per precipitarsi immediatamente presso l’abitazione della donna. Purtroppo inutilmente, perché Marianne è appena stata brutalmente (sul serio eh, c’è sangue ovunque) seviziata da un suo cliente, che quindi merita di essere letteralmente schiantato sul muro con un pugno. La colluttazione richiama la polizia e quindi Honda deve fuggire prima di essere fermato; del resto il suo passato di ex KGB ed ex terrorista potrebbero destare qualche sospetto.

Incamminandosi verso casa il nostro intuisce che qualcosa non quadra, visto che la polizia è arrivata subito sul luogo del delitto; comunque tutto sembra procedere tranquillo durante la passeggiata, almeno finché Honda non incontra un’amichevole prostituta che lo avvisa di essere ricercato dalla polizia speciale.

Che arriva proprio in quel momento. La tipa si prende un cartone in faccia che le fa saltare naso, denti ed almeno una spalla (anche lei s’è schiantata, per la precisione su un’auto lasciandoci lo stampo), mentre Honda sedato e catturato dopo averne accoppati cinque per aver osato toccare la signora. I servizi segreti del WING (Western Intelligence Network Group) sanno tutto su Kuki e ovviamente Marianne era solo un’esca per avvicinarlo; il motivo è che il gruppo ha bisogno di Kuki per una missione.

Dopo questi primi sette eccezionali minuti di introduzione inizia la storia di Vampire Wars, una storia che ruota attorno al misterioso progetto D (come Dracula!) e che oltre ai servizi segreti WING e CIA coinvolge Lamia, una idol di successo momentaneamente ritiratasi dalla scena, Kuki ed altri personaggi dalla fugace apparizione.

Il potenziale maggiore, che purtroppo rimane tale, lo offre quanto si apprende sull’esistenza dei vampiri per voce di uno degli stessi.

Per 5000 anni i vampiri si sono nascosti tra i monti della Transilvania in attesa del risveglio di Verawe, il loro dio; ma la loro storia ha radici assai più lontane. Nell’antichità esistevano due pianeti abitati da civiltà tecnologicamente avanzatissime che si combattevano: i Larusa, ispirati da un dio saggio, ed i Gagoal, il cui dio è malvagio. Una civiltà era pacifica ed in armonia con la natura, l’altra materialistica e distruttrice; entrambe scoprirono l’immortalità, la prima tramite un liquido organico chiamato Zoruka e la seconda con degli apparecchi. Il conflitto raggiunse l’apice 5000 anni fa ed una nave dei Larusa, con a bordo il suo imperatore Verawesaldy, atterrò sul pianeta Terra. Qui giunto, divenne re di Mu e tentò di trasportare il Zoruka nella sua gente ma fallì. Decise quindi di iniettare il Zoruka negli umani attraverso la sua saliva; ovvero: vampirizzarli.

Ma che c’entra in tutto ciò l’attacco alla base NASA, costruita per ricevere un segnale inviato dalla costellazione del cigno? E’ una trappola dei bellicosi Gagoal, in quanto proprio loro hanno inviato quel segnale con lo scopo intercettare la Terra ed attaccarla.

E Lamia? Il suo sangue serve a risvegliare Verawe!

Tutto sommato i presupposti per un’opera interessante ci sono, ma si tratta di parole che purtroppo non trovano riscontro nella realizzazione. A parte personaggi tutto sommato abbozzati, vari momenti di comicità involontaria che si contrappongono ad eccessi di violenza, qualche buco di sceneggiatura ed una regia piuttosto lineare, i numerosi fatti che compongono la storia di Vampire Wars sono ingabbiati in un tempo eccessivamente ristretto, che quindi li penalizza; graficamente è un prodotto nella norma, con personaggi ed ambientazioni sicuramente stereotipati ma che si rifanno al realistico, mentre il comparto musicale ridotto ai minimi termini sembra quello di uno dei migliori trash movie di quegli anni e pertanto lo si potrebbe anche lodare per l’atmosfera che nel complesso conferisce.

La cosa che scoccia di più, però, è che alla fine si ha la sensazione che la partita non sia chiusa ma si sia trattato solo di una introduzione ad una storia molto più ampia che poteva essere interessante.

Cosa, questa, che troverebbe conferma nel fatto che questo ova è un adattamento parziale dalla serie di romanzi dai quale è tratto, scritti durante gli anni ’80 e per un totale di 11 volumi.

 

 

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Le forze del Bene™e quelle del Male™ si confrontano in una battaglia che ormai dura da 5000 anni, la prima per proteggere la Terra e la seconda per conquistarla. Poiché gli antichi demoni hanno trovato il modo di trasferirsi dal passato al presente è giunto il momento dello scontro decisivo.

Ukyo Retsu è un giovane chirurgo ed è il prescelto, secondo un’antica setta di monache, per far fronte all’invasione dei demoni; inizialmente all’oscuro di ciò che lo aspetta, egli inizierà a rendersi conto di quanto sta accadendo a seguito di un’operazione durante la quale estrae da un’anziana quello che solo in apparenza è un tumore… in realtà è un demone!

Quello stesso giorno le capacità psico-fisiche di Ukyo si elevano permettendogli di far fronte ai demoni inviati dall’antico Giappone con lo scopo di assassinarlo; l’unico modo per fermarli è trovare la loro regina ed ucciderla. In un primo momento, ad accompagnare Ukyo nella ricerca, c’è una delle sue assistenti di sala, Fuyuko, con la quale nel frattempo ha instaurato una profonda relazione sentimentale; loro malgrado verranno separati ed Ukyo si troverà catapultato 5000 anni nel passato, dove tutto ha inizio, in un’era nella quale dimostra quanto è fan di un certo guerriero dalle 7 stelle (ha pure il cavallo…) prima di distruggere il teletrasporto™ che consente alle armate infernali di raggiungere il moderno Giappone e con esso l’intera razza dei demoni.

Ukyo riesce in questa impresa, tuttavia della regina non v’è traccia. Almeno fino a quando non chiederà alla gentile Fuyuko di conoscere i suoi genitori perché vuole sposarla… l’amara verità non sarà tanto scoprire che la ragazza è la regina dell’oscurità, quanto il fatto che ella ricambi i suoi sentimenti ma non avendo più un regno preferisce morire e vorrebbe che Ukyo la seguisse.

Come nel caso di Vampire Wars c’era del materiale a disposizione per creare una storia interessante, ma la scelta di voler condensare tutto in un solo episodio ha complicato la situazione. Questa volta le animazioni sono ad un livello decisamente più che accettabile, grazie alla presenza del leggendario Masami Suda (ancora Ken…) che si fa piacere anche se non è in piena forma.

Roger

Infinite (Black) Ryvius

[imgleft]http://img827.imageshack.us/img827/1765/20925369.jpg[/imgleft]Volendo, Infinite Ryvius può essere considerato su due livelli; da una parte è la storia di Koji, dei suoi amici e della Ryvius: un’avventura sci-fi dove i vari personaggi attraversano una fase delicata della propria giovane esistenza affrontando situazioni particolari alle quali sono forzatamente sottoposti. Dall’altra, più concettuale, è una rappresentazione in chiave realistica di come si potrebbe evolvere il potere governativo nella società, con tutto ciò che eventualmente ne consegue: in tal caso l’interpretazione di ciò che è giusto/sbagliato è comunque affidata allo spettatore. Il meglio però si ottiene quando si considera tutto nell’insieme…

L’umanità ebbe origine sul pianeta Terra ed in seguito si stabilì su altri pianeti fino a raggiungere le profondità del sistema solare. Nell’anno 2137 dal Sole ebbe origine un’enorme e misteriosa esplosione luminosa, denominata Geduld, la quale investì l’intero sistema e ne modificò permanentemente le condizioni gravitazionali in un’area; tale fatto non impedì agli esseri umani di continuare ad esplorare e studiare lo spazio.

Ottanta anni dopo questo fenomeno l’imponente stazione spaziale di addestramento Liebe Delta, il cui equipaggio è composto da alcuni adulti che svolgono la funzione di istruttori, una classe di cadetti (gli Zwei) e per una grandissima parte ancor più giovani apprendisti, “sorvola” l’area Geduld durante una fase manutenzione; tuttavia quello che ha le fattezze di un attentato compromette le manovre della Liebe Delta destinandola alla distruzione e il suo equipaggio di adulti viene sterminato mentre si sacrifica per mettere in sicurezza il restante del personale.

I cadetti e gli studenti riescono dunque a raggiungere l’interno di una sezione della stazione inconsapevoli di essere giunti a bordo della segreta e misteriosa nave Ryvius, la quale si distaccherà dalla Liebe Delta salvandoli da morte certa.

In quel momento inizia il viaggio di salvezza di circa 500 ragazzi e non sarà certo un’impresa facile; il primo problema che dovranno affrontare è di tipo organizzativo e coinvolge tutti: la naturale evoluzione dei fatti vuole che siano proprio gli Zwei, secondi in carica per ordinamento militare, a governare la microsocietà venuta a formarsi. Tuttavia vari eventi fanno emergere l’incapacità di questa classe dirigente, la quale viene quindi velocemente sostituita da un gruppo di “ribelli” dalle maniere spicciole ma efficaci nel fronteggiare le problematiche che si presentano.

In breve si rende necessario stabilire anche dei criteri di assegnazione delle competenze di lavoro e razionalizzazione delle scorte; tali decisioni, necessarie poiché volte a definire un equilibrio globale, naturalmente non vengono recepite positivamente da coloro i quali non vedono soddisfatte le proprie aspettative e perciò conducono alla formazione di ristretti gruppi di individui propensi ad un nuovo governo. Non appena le difficoltà provenienti dall’esterno si fanno più pressanti, l’equipaggio della Ryvius entra in crisi e precipita nel caos totale: l’ordine sociale in vigore salta del tutto, il rispetto reciproco viene a mancare quasi definitivamente, i sentimenti di incomprensione, invidia, egoismo, rabbia e violenza hanno il sopravvento anche in quelli che un tempo erano amici fin dall’infanzia.

Paradossalmente è proprio una parte degli Zwei (quella più formale) a riassumere il controllo, imponendo restrizioni ancora più severe delle precedenti tanto da stroncare quasi definitivamente la microcriminalità maturata nel microsistema ma da terrorizzare il “popolo”.

Cosa potrà mai porre fine a questo crescendo di deliri? La risposta è semplice. In realtà bisogna considerare che l’approccio iniziale al problema è sostanzialmente errato; quindi l’unica via d’uscita è la resa. A tutti, a sé stessi, a ciò che non si è in grado di gestire perché non se ne hanno le doti e non le si possono (almeno per il momento) acquisire. Infatti ciò a cui si è arrivati è dovuto al voler vivere sia senza dover effettuare dei piccoli passi necessari, sia negando il proprio passato (collettivo o di ciascun individuo) che è il vero punto di partenza.

La vicenda della Ryvius si mescola abilmente con quelle dei suoi abitanti, in particolare del numeroso cast principale che la abita.

La scorrevole rappresentazione di causa-effetto tramite la quale si assiste al passaggio da una forma di governo alla successiva, dove ogni mutamento è anche la proiezione degli ideali di un personaggio od un gruppo e perciò della sua indole, è solo uno degli elementi che arricchiscono Infinite Ryvius.

La componente sci-fi non viene mai a mancare ed anche questa è piuttosto varia.

La Ryvius è un’astronave con un’origine, collegata al fenomeno Geduld ed ai misteriosi alieni Vaia che la popolano, che viene svelata pezzo dopo pezzo ed il cui importantissimo scopo sarà chiaro solo nel finale; inoltre è un soggetto sperimentale volutamente messo in libertà con la consapevolezza che i casi precedenti sono falliti (perché chi governa questo tipo di nave sembra essere destinato ad impazzire), ma anche questo ha una spiegazione come tutti i misteri che contribuiscono a dare forma alla storia. E sono parecchi, a cominciare dall’identità degli Sphix (ricavati dai Vaia) che vivono nelle rispettive navi ed i loro Vital Guarder (mecha o organismi controllati come marionette da un parte dello staff di bordo).

Un’altra caratteristica positiva è che in questa serie nulla è lasciato al caso; ogni cosa, piccola o grande che sia, ha un inquadramento definito: c’è una linearità generica con la quale gli eventi progrediscono, ma allo stesso tempo alcuni importanti sviluppi hanno inizio da fatti insignificanti o per lo meno apparentemente trascurabili che si inseriscono nella trama portante dando vita a situazioni non prevedibili. Il peso della manipolazione dell’informazione pubblica, sia su piccola scala (l’interno della Ryvius) che su grande (le masse di abitanti sui pianeti), è un esempio di questa meccanica narrativa alla quale si aggiungono i “temi” della violenza fisica e psicologica, o dei fanatismi religiosi ed ideologici.

Questa è la storia nella quale vivono il “protagonista” Koji, suo fratello Yuki, Ikumi l’amico di sempre, Aoi, Faina, Blue ed il suo gruppo, tutti gli Zwei, i membri dell’esercito e molti altri… non ci sono eroi ma solo individui le cui singole vicende si mischiano in modo significativo e drammatico.

Molto belli i comparti musicale, registico e grafico. In particolare il primo, sebbene inusuale (ma non troppo, a quanto pare, quando Goro Taniguchi è alla regia. Che si tratti di una sua scelta stilistica?) è coinvolgente a partire dalla sigla di apertura. Forse si poteva fare qualcosa in più per la rifinitura estetica dei personaggi, il cui character design è qui affidato a Hisashi Hirai. Sunrise ha comunque creato un’ottima serie di 26 episodi televisivi, davvero unica nella produzione animata, che però per l’apparente complessità ed il ritmo con la quale procede rischia di passare inosservata. Oppure volutamente snobbata, che è anche peggio.

Roger

[imgleft]http://img685.imageshack.us/img685/540/009ssf.jpg[/imgleft]Non appena il primo uomo sulla Terra capì che compiere determinate azioni necessarie al proprio sostentamento gli costava fatica, naturalmente si ingegnò per risolvere questo problema esistenziale. Non sempre era sufficiente attribuire il lavoro ad altri soggetti (schiavitù), perciò si impegnò affinchè qualcosa fosse in grado di ottenere i risultati che cercava.

Il concetto di macchina (la leva e la ruota lo sono, seppure a livello primordiale) nasce così e nel corso della storia si ramifica concretizzandosi in vari termini; uno di questi è robot (primo quarto del Novecento), parola di derivazione ceca che sta semplicemente per lavoro (anche di tipo servile) impiegata per la prima volta in un pezzo teatrale in tre atti: R.U.R. (Rossum's Universal Robots). Attualmente robot è impiegato per riferirsi ad esseri, in genere androidi, di tipo meccanico; anche se, in realtà, i primi robot che utilizzavano questo nome non erano meccanici ma completamente organici, di statura media (si trattava di persone artificiali) e soprattutto in grado di provare sentimenti oltre che pulsioni sessuali. Del resto erano i nuovi Adamo ed Eva, figli di uomini che esaltavano il profitto e negavano dio ma volevano esserlo.

Tecnicamente R.U.R è dunque il progenitore di quei robot moderni sui quali da decenni, in qualsiasi angolo del globo e sottoforma di qualunque mezzo di rappresentazione artistica, ci si interroga se abbiano diritti, sentimenti ed intelletto nonostante non ne esistano di così sviluppati da necessitare il dubbio.

Dopo i robot, nel 1960, dall’unione di cybernetico ed organismo nacque il nome cyborg per indicare quegli esseri dotati di autocontrollo nei quali coesistono parti artificiali e naturali. Il termine non è un sostituivo di robot ma in un certo modo ne è un’evoluzione: una protesi meccanica, considerata a sé, è un robot.

Ed anche i cyborg fanno riflettere, probabilmente più dei robot visto che non solo implicano una tecnologia attualmente plausibile e promettente, ma spostano l’attenzione verso il tema dell'autocontrollo. Figurarsi pensare che la tecnologia applicata al corpo umano potrebbe essere il mezzo per impartirgli degli ordini indiscutibili…

Che robot e cyborg siano impiegati per inscenare l’utilizzo sconsiderato del progresso tecnologico, la metafora di noi stessi alla ricerca di qualcosa di importante od anche che siano burattini di puro diletto, la quantità di opere dove sono protagonisti o comunque hanno un ruolo importante è impressionante.

E talvolta nella pratica, come nel caso di un certo Shotaro Ishinomori, una parte di essa purtroppo è sottovalutata.

Sebbene detenga un record numerico non indifferente per produzione di opere di svariato tipo, Ishinomori è un autore molto noto al grande pubblico solo per una manciata di esse e spesso perché il loro nome ne precede la visione del contenuto materiale effettivo; è un po’ come accade nel caso di Tezuka (per quel che riguarda questo però vale più il nome dell’autore come referente che quello dei suoi lavori: Tezuka è dio, Tezuka l’aveva già detto, l’ha fatto Tezuka è un capolavoro eccetera) ma in scala decisamente minore e soprattutto con beneficio del dubbio.

Una di queste è quei nove (nel dialetto italiano corrente: “i supermagnifici”), nati appena 4 anni dopo la coniatura del termine cyborg ed al quale si mantengono fedeli: basilarmente, nelle intenzioni di chi lo ha immaginato, il cyborg nasce semplicemente per sviluppare capacità umane alle quali madre natura impone dei limiti. In questa come in sue altre opere, Ishinomori ha avuto il pregio di arricchire a modo proprio il filone artistico che immediatamente straripò da quel neologismo tecnico ponendo prevalentemente l’accento su temi “umani” e quindi pertinenti all’essere un individuo parte organico, parte macchina, forse dotato di autocoscienza; di certo non era una novità visto che idealmente lo schema ricalca da vicino quello già visto per mutanti, automi, robot ed altri precursori dei quali Frankenstein è sostanzialmente accettato come bozza, infatti ciò che conta è che Ishinomori è stato uno di quelli che a livello concettuale meglio ha saputo amalgamare eventi storici e sociali reali, sentimenti, fantasia, ed un pizzico di originalità (ad esempio 009 non è il primo manga con dei cyborg, in quanto arriva secondo dopo 8 Man, ma in esso è presente il primo gruppo giapponese di cyborg). In seguito, assieme ad altre opere appassionanti di differente genere, negli anni ’70 Ishinomori creò anche il popolare Kamen Rider.

Rimanendo nell'ambito di robot e cyborg, questo grande autore aveva esplorato il filone delle macchine antropomorfe anche attraverso altri lavori (manga, anime, film e telefilm talvolta in correlazione, di cui curò pure gli storyboard), forse con una certa ripetitività di fondo come ogni autore di grande successo che si deve piegare alle richieste del pubblico che lo segue. Uno dei temi più ricorrenti che Ishinomori era la complessa ricerca dell’io, inteso come coscienza di sè e libero arbitrio.

Humanoid (o Android) Kikaider, opera che dichiaratamente si ispira un po’ all’Astro Boy di Tezuka ed un po’ al nostrano Pinocchio, rientra in questo "gruppo" e non si conclude con la classica risposta "cogito ergo sum".

Di Kikaider esistono svariati adattamenti: il tokusatsu degli anni '70 e contemporaneo dell'omonimo manga realizzato da Ishinomori, mentre più recentemente sono stati realizzati un anime molto fedele a quest'ultimo ed un ulteriore manga intitolato Kikaider Code: 02 ad opera di Meimu.

Il tokusastsu oltre a non essere il mio genere è piuttosto longevo (43 episodi la prima serie + un film + 46 la seconda serie + un film spin off del '95 :pazzia: ) e di difficile reperibilità, quindi ho una buona scusa per evitarlo :sisi:

Il resto (il manga) è un classico che merita di essere letto soprattutto per il suo essere un concentrato di ciò che raccontava Ishinomori con i suoi cyborg quando parlava della loro "natura". Purtroppo l'anime poteva essere realizzato un po' meglio ma si difende comunque bene.

Roger

Oggi l'alimentatore del notebook mi ha abbandonato.

Nel senso che non c'è più :crying:

Non ce l'ha fatta :crying:

Nemmeno due anni di servizio, ad onor del vero svolti in modo impeccabile. Mai un sussulto. Mai un ripensamento. Mai un bip. Nulla! Eppure...

Il tutto per un'inezia, un minuscolo filamento gli è stato infin fatale nelle ultime ore.

Ed anche l'avessi sottoposto a cure, il suo seppur robusto corpo non avrebbe retto l'operazione. Che tristezza.

All'apparenza è tutto apposto:

 

 

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Ma in realtà proprio nell'estremo sinistro della scatola, in basso dove c'è il rinforzo (ma rinforzo de che :pazzia::porco: ) si nascondeva l'insidia: un cavetto interno s'era logorato irrimediabilmente. Nessun output!

Scatta subito il soccorso con opportuni mezzi:

 

 

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Bendature, stagno e saldatore sono celermente in viaggio dal piano inferiore.

Non c'è tempo! Intanto bisogna eliminare il male!

Manco fosse Luke Cage, per l'apertura urge intervenire con mezzi pesanti :pazzia::porco:

E con la delicatezza di un rosafante, rotta qualche costola (maledette chiusure a pressione e fusione :pazzia:) è possibile riuscire nell'intento:

 

 

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La scena che si presenta alla vista è agghiacciante! Se il film Tetsuo aveva provocato qualche brivido ed i Borg un ribrezzo concreto per quella pazzesca commistione di organismi e ferraglia, questo è decisamente un incubo infernale... elettronica e Big babol calcificato! Fusi insieme senza possibilità di separazione:

 

 

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8/9/2010, ore 18:35.

Bendature, stagno e saldatore sono arrivati, ma lo stato vitale dell'alimentatore è definitivamente compromesso :crying:

Roger

[imgleft]http://i50.tinypic.com/24cgw7b.jpg [/imgleft]Armor Hunter Mellowlink è una serie OVA spinoff di Armored Trooper Votoms, rispetto alla quale si colloca cronologicamente all’inizio.

La guerra che vede fronteggiarsi le potenze di Gilgamesh e Balarant di pianeta in pianeta per ottenere la supremazia totale giunge ad una fase di stallo, dunque la possibilità di concordare un armistizio tra le parti si fa concreta. Tuttavia la guerra è di proporzioni così elevate da necessitare un tempo indefinibile prima del suo evolversi effettivo, ed in questa fase di transizione iniziano ad instaurarsi legami di potere tra i vari distaccamenti militari e le forze politiche locali; talvolta si tratta di accordi che sottintendono degli affari illegali, come nel caso di questa storia il traffico di jijirium (un elemento chimico di vitale importanza per il mantenimento fisico del super soldato artificiale, fatto questo che ricollega gli OVA a quanto si vedrà nella serie tv).

Mellowlink era un soldato dell’esercito di Gilgamesh e, durante la tregua, la squadra alla quale apparteneva venne mandata al fronte per contenere l’avanzata di una truppa di Balarant. Si trattava di una missione suicida, infatti i soldati avrebbero dovuto fronteggiare gli avversari non in qualità di Amored Trooper (AT), bensì di Armor Hunter: ovvero uomini contro AT! In realtà la mattanza era programmata in quanto faceva parte di un piano di alcuni ufficiali, i quali si erano illecitamente impossessati di una grossa partita di jijirium; questi si erano organizzati per incolpare del furto la squadra del loro stesso esercito, perciò la morte dei soldati avrebbe chiuso il caso e loro non sarebbero figurati come responsabili. Mellowlink riuscì comunque a salvarsi, venne processato e giudicato colpevole ma riuscì a scappare; in seguito a ciò, per senso di giustizia e per vendicare i suoi compagni caduti, decise però di dare la caccia ai generali.

Nei primi sei episodi della serie viene raccontata questa vicenda nella quale Mellowlink ha la meglio eliminando uno dopo l’altro alcuni dei vari colpevoli e fin dall’inizio, in apparenza per caso, incrocia la sua strada con quelle di Lulucy (il nome è volutamente fittizio in quanto vuole nascondere la propria identità), la nipote di un importante militare ai vertici del complotto, e Keak, un agente segreto del governo che indaga sulle parti coinvolte nello stesso malaffare.

A partire dall’episodio 7 la sceneggiatura si amplia grazie all’entrata in scena di nuovi personaggi, in particolare Boyle (un altro militare dalla personalità tutt’altro che scontata) il cui compito è quello di uccidere Mellowlink e recuperare Lulucy, e, al contrario di quanto visto precedentemente, si concentra su alcune ambientazioni che rappresentano un percorso definito.

Inoltre saranno finalmente chiare le intenzioni di Keik, il quale è sempre stato presente nella storia e saltuariamente aveva prestato soccorso a Mellowlink nelle situazioni più difficili: dovendo impedire che trapelasse qualsiasi informazione sul progetto segreto di sviluppo del Soldato Perfetto, il suo ruolo era quello di far sì che tutti gli attori coinvolti nel furto di jijirium scomparissero indistintamente; in sostanza finora Mellowlink non ha fatto altro che assecondare Keik inconsciamente.

 

Questa è, per sommi capi, la trama di Armor Hunter Mellowlink. La serie, pur essendo uno spinoff, si regge pienamente su sé stessa anche considerando la ragione del jijirium e ciò è un vantaggio considerando che (salvo cambiamenti e sviluppi futuri) per apprezzarla non abbisogna la visione di altre opere.

Relativamente alla caratterizzazione dei personaggi, ovviamente su tutti risalta quella di Mellowlink: non è il classico eroe positivo, tutto di un pezzo che sa sempre come cavarsela; anzi talvolta la sua inadeguatezza lo trasforma da cacciatore a preda. Non manca di mostrare una spietatezza insana (solitamente accompagnata dal gesto di passarsi le dita sporche di sangue sul viso e mostrare le medagliette dei compagni caduti prima di uccidere…), segno questo di qualche squilibrio… del resto, per la sua missione, ha scelto di fronteggiare degli AT armato di un fucile speciale e qualche gadget bellico, come se l'ordine ricevuto di tenere questo assetto nell'ultima battaglia vissuta sul campo fosse ancora valido.

Le caratterizzazioni di Keik e Boyle sono incisive per la rispettiva dualità: entrambi non sono né buoni né cattivi, tuttavia il senso del dovere prevale su tutto il resto e ciò li spinge a confrontarsi, anche per il gusto di sfida, con Mellowlink. Avrebbero potuto essere personaggi banali ma si integrano perfettamente con la costruzione della sceneggiatura, tramite la quale i relativi ruoli, intenzioni, interessi e sentimenti vengono svelati passo dopo passo in un crescendo di colpi di scena.

Lulucy invece è quella meno riuscita nonostante il suo legame di parentela con uno dei militari colpevoli e sin dal principio si capisce come andrà a finire con Mellowlink, ma tutto sommato è una presenza non troppo vivace che non guasta.

I 12 OVA realizzati nel 1988 non mancano di sfoggiare una cura per i dettagli che ancor oggi fa una bella figura nonostante il progresso tecnologico, tanto da essere superiore a certi prodotti recenti, mentre regia (Takeyuki Kanda) e musiche sanno essere convincenti adattandosi alle varie situazioni.

Roger

Per inaugurare questa nuova categoria del blog non ho trovato di meglio che proporre un'inedita analisi relativa al comportamento dei girellari verso l'animazione giapponese moderna sui e con i robottoni.

Infatti, all'insaputa dei discepoli della nota merendina, dal 2004 ad oggi sono stati raccolti dei dati grazie ai quali si può tracciare un profilo comportamentale di tali soggetti. Come sarà chiaro prosegendo la lettura, è possibile prevederne l'approccio qualora siano in presenza di remake e retelling dei loro beneamati giganti d'acciaio. Fico nè? :o

 

E' bene chiarire alcune questioni fondamentali prima di lanciarsi in giudizi lapidari. Perchè il 2004? Perchè il 2010? Perchè Go Nagai e nessun altro? Perchè solo robottoni?

Innanzitutto perchè Go Nagai è, involontariamente, il padre di ogni girellaro: lui ha creato il robottone Goldrake e il robottone Goldrake ha creato i girellari; qualsiasi robottone apparso dopo Goldrake non gode della stessa attenzione ma, al massimo, è solo famoso. Non c'è nulla prima di Goldrake e nulla gli può essere superiore. Le uniche eccezioni acconsentite a tenergli testa sono i parti mentali dei suoi fan e si concretizzano sotto forma di testi o disegni: sono le cosidette fanfic e fanart.

Per i girellari il resto dell'animazione giapponese ha senso di essere presa in considerazione solo se:

1 è precedente al 1985;

2 in qualche modo c'entra Go Nagai;

3 può essere usata per atteggiarsi a "profondi eseperti conoscitori della materia";

4 si vedono le tette.

Il 2004 rappresenta l'anno della svolta: un editore si azzarda a dichiarare di voler, finalmente, portare in Italia Go Nagai e le sue opere. Ciò scatena l'improvviso risveglio di cellule girellare dormienti da ben due decadi! Tuttavia il periodo di ibernazione è stato troppo lungo e al loro destarsi le cellule sono confuse, spaesate; di lì in poi ci vorrà un anno di riabilitazione per capire come sfruttare l'occasione, due anni per chiamare a raccolta i primi servi, quattro anni per addestrare i pupazzi a combattere in squadre organizzate. Nel 2008 le roccaforti girellare iniziano a vacillare, segno che ormai sta finendo un'epoca fatta di sogni impossibili.

Ma ecco che inaspettatamente, ad aprile 2009, Yasuhiro Imagawa lancia ai girellari il salvagente che speravano. Per acquisire un po' di visibilità bisogna sputtanare il più possibile un nome importante; in tal caso l'ottimo Shin Mazinger è la cavia predestinata e non serve nemmeno guardare gli episodi per raggiungere lo scopo.

Nel 2010 ci saranno sorprese divertenti. La prima si chiama Mazinkaiser SKL e porterà tanti doni ai girellari :whistle:

 

Il seguente grafico è frutto dei dati raccolti negli anni:

 

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n.b.

X = livello di gradimento. Goldrake non solo è LA girella ma si supera, perciò rappresenta un livello (irraggiungibile) a sè; il normale "livello girella" è quindi inferiore a Goldrake e comprende la produzione animata giapponese comparsa in Italia fino al 1985 (dopo il quale si assisterà ad un cambio generazionale). Stante così la situazione, il gradimento si ferma a Goldrake.

Y = storico anime remake e retelling di robottoni dal 1995 in poi.

 

Lo schema derivante dalla raccolta dei dati non è casuale ma deve comunque essere spiegato.

Innanzitutto risulta che due produzioni si avvicinano al livello Girella: Getter Robot TLD ed il futuro film del Gaiking.

Getter Robot TLD giunge in Italia in un periodo molto particolare, quando Internet era poco diffuso e la conoscenza dei robottoni animati di Nagai si era fermata a Goldrake, Grande Mazinga, Mazinga Z, i Getter, Jeeg e qualche sparuta notizia sulle produzioni successive; i rimanenti, più che altro frutto di collaborazioni, anche se visti in tv erano quasi scomparsi nel dimenticatoio. Il primo episodio di TLD viene trasmesso in Italia nel 2000 da MTV, all'interno di uno spazio televisivo denominato Robothon, e si rivelerà essere una buona pubblicità per la serie.

Inizialmente le informazioni su TLD erano pressochè nulle e la visione del suo contenuto creò non pochi dubbi in chi aveva visto le precedenti serie di Getter, fino ad allora prese come modello di riferimento per quei personaggi, tanto che causò la prima spaccatura nel fandom: era il primo caso di un robot classico ed i suoi personaggi rivisti in chiave moderna, e con una trama totalmente distaccata da quella conosciuta/aspettata.

 

E' il First Impact, è il risveglio della coscienza girellara, è il rifiuto verso ciò che ridefinisce i dogmi infantili!

 

Tuttavia TLD, anche se al tempo non facilmente comprensibile, è bramato anche da molti girellari perchè, dopo decenni, tramite esso i loro eroi vivono ancora in nuove avventure e quindi raramente viene ostacolato.

L'annunciato film in 3D di Gaiking è la conferma che i girellari, pur continuando a rifiutare remake e retelling, non hanno un metro oggettivo di giudizio e quanto esprimono si fonda sull'alternanza delle produzioni animate per come vengono gestite dai produttori giapponesi. In ogni caso l'importante, per i girellari, è creare un hype tendente al ribasso quando il nome di Nagai si ripresenta in nuovi progetti il cui nome richiama quello di altri conosciuti.

Come si può notare dallo schema, ogni nuova produzione fa manifestare nei girellari un gradimento inferiore rispetto a TLD ma di tanto in tanto ci sono dei picchi di risalita.

Il segreto sta nell'alternanza dello sputtanamento: il trend DEVE essere negativo MA per darsi un tono (aka salvare le apparenze) più si sputtana l'ultimo anime disponibile e più si deve lodare il successivo che verrà.

In questo modo Mazinkaiser, New Getter e Shin Jeeg hanno un rating superiore rispetto ai precedenti e, per forza di cose, il solo trailer di Gaiking 3D (2012) è già acclamatissimo in relazione a quanto è stato "demolito" Shin Mazinger (2009): tanto da raggiungere TLD.

Prevedibilmente, quando se ne vedrà un trailer, l'annunciato Mazinkaiser SKL (2010) susciterà un interesse ed otterrà un riscontro superiori a Shin Mazinger ma inferiori a Gaiking 3D.

 

 

 

 

 

 

 

continua...

Roger

To Terra

[imgleft]http://i42.tinypic.com/2rh1mw7.jpg[/imgleft]A causa della sconsideratezza degli umani, in un futuro non precisato la situazione ambientale della Terra è estremamente compromessa al punto da diventare invivibile. Al fine di non soccombere con essa si rende necessaria la migrazione dei terrestri nello spazio, verso altri pianeti che perciò diventeranno delle colonie abitative mentre la Terra procederà nella sua fase di risanamento.

Memori di questa pesante esperienza e consapevoli dei propri limiti, gli umani concordano sulla necessità di una guida globale che gli impedisca di commettere i medesimi reati; nasce così il computer denominato Grandmother il quale, attraverso dei terminali posti su ciascuna colonia, governa e supervisiona ogni aspetto sociale degli individui a partire dalla loro nascita in provetta e secondo i parametri descritti nelle procedure del programma Superior Domination (S. D.).

Tutto è impostato e calcolato per garantire all’umanità un’esistenza felice e le eccezioni non vengono tollerate dal sistema in quanto considerate degli errori: i Mu sono un’eccezione. Anch’essi nascono come umani ma con i precedenti condividono unicamente l’aspetto esteriore; in realtà la longevità della loro vita è superiore ma a questa peculiarità si contrappone una grande fragilità fisica tale da giustificare spesso delle protesi corporee. La cosa fondamentale è però che ad un certo punto della loro esistenza i Mu manifestano dei poteri ESP, che usano per comunicare, molto sviluppati ed è proprio questa caratteristica che, secondo il S. D., li rende pericolosi.

I Mu sono una minoranza così ristretta e ben repressa dal sistema che spesso gli umani comuni li considerano una leggenda. Così sarà finchè Jomy Marcus Shin, un ragazzo di 14 anni abitante sul pianeta Ataraxia, come tutti i suoi coetanei dovrà affrontare l’esame di selezione che sancisce il passaggio all’età adulta e quindi di distacco dai propri genitori adottivi. L’affetto che Jomy prova verso i suoi genitori, unito ad spiccato senso critico verso il sistema sociale, lo spingono a sfuggire dal test (che segretamente implica anche la cancellazione di gran parte dei ricordi accumulatisi fino a quel momento) e ciò, suo malgrado, gli farà scoprire di essere un Mu molto potente; l’incidente catapulta Jomy in una realtà completamente diversa da quella che pensava di conoscere, ma soprattutto rivela all’umanità l’esistenza effettiva dei Mu.

A salvarlo da morte certa interviene Soldier Blu, figura chiave dell’intera storia e leader dei Mu scampati allo sterminio avvenuto proprio su Ataraxia una generazione precedente, il quale si impegna ad accoglierlo tra i superstiti riunitisi sulla nave Shangri-La e viste le particolari doti dimostrate involontariamente insegnargli a gestirle così da sostituirlo divenendo il futuro condottiero del popolo Mu; il processo di accettazione del giovane nel nuovo gruppo non è certo immediato e dei più facili, specie se ciò implica l’abbandono della quotidianità, dei rapporti interpersonali instaurati, dei propositi vissuti fino a quel momento, e richiede del tempo per superare le reciproche diffidenze. Tuttavia, pur superando questi problemi, Jomy stesso inizialmente non è sicuro di essere in grado di portare a compimento il progetto che i Mu accarezzano da tempo, ovvero arrivare alla Terra, il pianeta azzurro del quale la cieca chiaroveggente Physis conserva una viva immagine nella propria memoria e che trasmette telepaticamente agli altri per incoraggiarli nel viaggio.

A questo punto si entra nella fase successiva della storia e la scena si sposta sul personaggio di Keith Anian, forse il più carismatico e complesso tra tutti, il quale misteriosamente condivide con Physis la stessa immagine della Terra. Anche Keith è un essere umano nato in provetta per volontà del S. D., ma è speciale; egli infatti è il risultato di una serie di esperimenti volti a creare un individuo superiore in grado di guidare l’umanità intera, sempre e comunque secondo i dettami del sistema. Le sue capacità lo contraddistinguono dalla massa e gli consentono di eccellere in ogni attività tanto da essere bollato da chi lo circonda, a causa della freddezza ed il distacco che dimostra, come “figlio della macchina”. Infatti Keith è proprio questo, ma ciò non significa che gli debba essere negato il libero arbitrio e proprio questo suo diritto diverrà il punto focale dell’intera vicenda. Anche Keith, come Jomy, nutre qualche dubbio sull’efficacia del S. D. tuttavia deve sistematicamente rinunciare, quando non gli vengono impedite, alle risposte che cerca e proseguire la carriera alla quale è destinato; spesso dovrà affrontare i Mu in prima persona sia fisicamente che in via diplomatica ma due tra loro, non schierati con il gruppo di Soldier e Jomy, condizioneranno profondamente la sua vita; il primo è Shiroe, un ragazzo che non vuole perdere i propri ricordi ed affetti a causa del test (ragione per la quale morirebbe comunque, come tutti i Mu identificati) il quale farà di tutto per scoprire la verità che si cela dietro al S. D. e all’inconsapevole Keith. L’altro è il docile Makka , un Mu che è riuscito ad evitare il test e che nonostante delle controversie con Keith lo proteggerà fino a perdere la vita per salvarlo.

Le vite di Jomy e Keith talvolta si incroceranno grazie anche alla ricorrente presenza di Sam Huston, altro personaggio drammatico per ciò che gli riserva il futuro, amico d’infanzia del primo e buon collega del secondo presso l’accademia militare.

Il cast dei personaggi sui quali è strutturata la narrazione è ricchissimo; alcuni come Tony, il primo Mu nato in modo naturale dall’unione di uomo e donna, e dotato di capacità mentali superiori anche a quelle di Jomy, spesso “crescono” ritagliandosi un ruolo significativo e di primo piano. In altri casi pur rimanendo secondari sono semplicemente funzionali all’avanzare della storia ma non vengono mai relegati al ruolo di figuranti.

 

Questo tipo di narrazione costruita su alternanze, sia brevi che durature delle importanze dei personaggi, dona un ritmo incalzante all’opera adattandosi perfettamente alla successione degli eventi ed al variegato modo in cui sono raccontati; inoltre la quantità di questi ultimi è notevole e grazie anche agli accenni ad argomenti di attualità può offrire qualche spunto di riflessione. Si può dire che To Terra è un romanzo sci-fi a fumetti, un classico che dopo decenni riesce a stupire anche per l’efficacia delle sue tavole.

L’opera cartacea (1977-1980) è permeata da un freddo e pressante pessimismo verso un futuro di autodistruzione dovuto all’irresponsabilità umana, la quale in principio si materializza nel decadimento ambientale del pianeta Terra ed in seguito è accentuato dalla presenza di un, seppur improbabile nella realtà, distorto meccanismo di salvezza che assuefa l’animo e condiziona i sentimenti naturali degli individui. Bisognerà attendere che il tempo faccia il suo corso prima che la speranza, alla fine di un ciclo di declino culminante con la disfatta totale, si manifesti consentendo l’inizio di uno nuovo e positivo.

Questo importante manga ha avuto due trasposizioni animate che molto devono alle tavole di Keiko Takemiya: un film (1980) ed una serie televisiva (2007); in entrambi i casi si tratta di prodotti molto curati ma ciascuno si prende delle libertà reinterpretando a modo proprio alcuni avvenimenti importanti, talvolta lasciando la sensazione che si sia voluto semplificare troppo alcuni passaggi.

Ad esempio nel caso del film si attribuisce a Jomy la paternità di Tony, dando un differente significato al ricambio generazionale che ne conseguirà; il finale stesso è molto simile a quello originale, tranne per l’assenza, non trascurabile, della “rinascita” dei due protagonisti principali.

La serie televisiva è decisamente molto più fedele al manga ed al limite si può notare una maggiore caratterizzazione di alcuni personaggi originali, senza però comprometterne alcun loro aspetto o quello della storia, oltre ad alcune piccole variazioni di collocazione (ad esempio i Mu non si nascondono nel sottosuolo di Ataraxia) o grafiche volte a modernizzare il design; sono comunque ritocchi ininfluenti. In un caso vi è però un’assenza particolare: il computer Terra, più antico di Grandmother (Mother nella serie tv), che nelle profondità del pianeta non più azzurro attende che qualcuno, fatalità proprio Keith, decida se e come utilizzarlo. Evidentemente nella serie televisiva Mother riassume il ruolo delle due macchine.

Roger

Mondi a parte

Ultimamente mi rendo conto che a volere incamminarsi in un percorso culturale, inteso come ampliamento delle proprie conoscenze attraverso la fruzione di alcune opere, in certe situazioni è davvero un'impresa ardua; in particolare, il destino ha contribuito a far sì che recentemente scegliessi di guardare un paio di OVA di non facile interpretazione.

In un caso sono a posto con la coscienza: sono di vedute diametralmente opposte e non potevo sapere. Nel secondo, invece, è una mezza sconfitta poichè ci voleva una certa preparazione, per l'appunto culturale, della quale non dispongo.

 

Ryokunohara Labyrinth - Sparkling Phantom

 

 

[imgleft]http://i48.tinypic.com/2rp3cc5.jpg[/imgleft]Come si evince dalla copertina a sinistra, i protagonisti di questa storia sono essenzialmente 3: lei (Fhalei), lui (Hiroki), lui (Kanata). In breve la storia è questa: lei, figlia di un re, dai lunghi capelli rossi imprigionata nella stanza di una dimensione oscura non ben precisata a causa della presenza sulla sua schiena del "marchio del diavolo che ha distrutto il mondo" (un giorno potrebbe fare qualcosa di terribile quindi prevenire è meglio che curare), un bel dì si desta e mette gli occhi sul primo dei due lui. Ne ha bisogno, vuole essere amata. I due lui sono studentelli coetanei amicici fin dall'infanzia che ora convivono felicemente.

Lei, per avere Hiroki, una sera lo induce a salvare una bambina mentre sta per essere investita dal solito camioncino spericolato, prendendone il posto; comunque l'incidente non gli provocherà che qualche lieve contusione. Il risultato del diabolico piano è infatti ben altro che la morte di Hiroki e consiste nello sdoppiamento del ragazzo: un Hiroki, cosciente di sè ma caratterialmente solo simile a quello iniziale, continuerà ad esistere nel mondo terreno conducendo la solita vita mentre un altro, mentalmente identico all'originale, vagherà nell'etere finchè lei non lo conquisterà in qualche modo. Insomma anima e corpo, spirito e materia.

Si tratta di due elementi separabili, quando di mezzo c'è l'ammmore? Certo che no, e infatti entrambi i due Hiroki sceglieranno di stare con Kanata nonostante gli interventi della rossa, che perciò è tristemente destinata a tornarsene da dove era venuta.

Esatto, è uno shonen ai nonostante la storia ad un certo punto suggerisca una classificazione più generica, e mi sto ancora lavando gli occhi perchè io 'sta roba qua non la voglio proprio vedere (non è il mio genere): è successo che era disponibile e ANN la identifica come "drama, psychological", in più è AIC ed è un OVA diretto, sceneggiato, disegnato ed oltre da Narumi Kakinouchi (i suoi disegni sono vera arte).

 

 

Mezame no hakobune (Open Your Mind)

 

[imgright]http://i47.tinypic.com/rievm8.png[/imgright]L'arca del risveglio. Questo OVA fu realizzato sfruttando prevalentemente la CG, ma sono presenti anche alcune scene "dal vivo"; è scritto e diretto da Mamoru Oshii, in genere per alcuni un nome che è garanzia di qualità mentre per altri fonte di notevoli emicranie. Rapportandosi all'epoca della sua realizzazione, il 2005, credo che quest'opera possa mettere d'accordo la maggior parte: qualità ed emicrania senza compromessi.

L'OVA, in principio concepito e proiettato come fosse un pezzo di teatro , è diviso in apertura/introduzione, tre atti principali e chiusura, i quali narrano le origini della vita. Chiaramente si trattava di un progetto ambizioso, tanto che per la sala dove si poteva assistere allo spettacolo vennero adottate soluzioni tecnologiche ad hoc inserite in un'ambientazione molto particolare e suggestiva, ma per Oshii tutto questo è il pane quotidiano.

Un meccanismo, il cui tichettio ricorda quello di un orologio, segna lo scorrere del tempo universale; giunge il momento della genesi e delle creature, emissari della dea Pan (da panteismo), discendono in una massa sferica destinata a divenire un pianeta. Successivamente essi assumono le fattezze antropomorfe di tre individui aventi il volto di un pesce, un'aquila ed infine un cane per poi mutare nei tre elementi naturali corrispondenti ai capitoli principali dell'OVA e secondo questa sequenza: acqua, aria e terra.

Il tutto avviene in un turbinio dove figure, canzoni, musiche, colori, testi, inquadrature anche multiscreen, simbolismi vari, in altri termini ogni singola componente audio e video, sono elementi finemente pesati, ragionati, strutturati come meccanismi facenti parte di un più ampio sistema; e quindi, proprio per questa complessità fenomenale, di certo la comprensione dell'opera ne risente almeno nell'immediatezza se alla base non vi è una cultura appropriata che consenta un corretto approccio all'interpretazione.

Infatti questo breve lavoro di Oshii, proprio "a causa" della sua intensità dei contenuti amalgamati secondo delle linee guida solo in parte rintracciabili in contesti di vario genere (religioso, scientifico, filosofico, cinematografico...), non riesco a percepirlo più di tanto nemmeno dopo aver raccolto in un secondo momento delle informazioni aggiuntive che mi hanno permesso di apprezzarlo oltre la superificialità.

Sicuramente Oshii non si smentisce nemmeno con questa esperienza e rimane fedele a sè stesso sfoderando, concentrandolo, il campionario che lo ha reso celebre: lo scorrere del tempo, le rappresentazioni a cavallo tra l'onirico ed il reale, l'evoluzione naturale e quella artificiale conseguita con la tecnica (in tal caso forse è più opportuno parlare di perfezionamento), la bellezza della natura, la religione, l'infinito, la ciclicità degli eventi.

Non che 'Open your mind' sia frustrante, anzi, però è piuttosto impegnativo a cominciare dal titolo, contenente due riferimenti importanti: l'Arca di Noè e Buddha. Entrambi non sono presenti perchè così è più figo.

Musiche di Kenji Kawaii che si ricicla ma lui un po' può permetterselo.

Roger

Questo OVA del 1987 è semplicemente la conferma che fondere animazione e tokusatsu non è una pazzia. Oddio... solo se non lo si prende troppo sul serio.

 

In città si susseguono inspiegabili casi di suicidio, l' ultimo dei quali ad opera di uno studente gettatosi sotto un treno alla stazione di Shinjuku (stando ai cartelli, questa linea); Shihoudou Hikaru viene trasferito, in qualità di studente, proprio nella scuola dove il poveretto spendeva le giornate migliori della propria gioventù.

L' accoglienza sarebbe stata ostile per chiunque. Ma non per Hikaru. Perchè lui se l' aspettava! Perchè lui è l' eroe di questa storia! Perchè lui in realtà è Hikaruon!

Secondo OVA della serie Pink Noise, Campus Special Investigator Hikaruon è un piacevole mezzo delirio prodotto da AIC e vede Kazuhiro Ochi nel ruolo di tuttofare (soggetto, regia, sceneggiatura, disegni). La storia in sè non è certo qualcosa di innovativo: un' organizzazione criminale proveniente da una dimensione parallela, ambientazione scolastica, gente posseduta spiritualmente, un' organizzazione segreta che si oppone al maligno ed il suo agente di punta (spaccone al punto giusto) che fa un gran uso di pose e tecniche varie nei momenti tipici, oltre che naturalmente indossare la sua armatura da battaglia. Dunque è l' ennesimo riproporre fedelmente schemi noti; ma nella durata di nemmeno mezz' ora questo OVA sfoggia una classe non indifferente e ciò lo rende a suo modo speciale.

E' uno dei rari casi dove l' ambientazione onirica e surreale, composta da elementi fantastici, si alterna efficacemente a quella che dovrebbe corrispondere alla realtà; ciò è stato reso possibile grazie ad una ragionata scelta del colore dei disegni che varia gradualmente a seconda della situazione, e soprattutto di una regia che non abbandona mai la scena a sè stessa, evitando perciò di banalizzarla. Il tutto viene impreziosito dalla qualità delle animazioni, tipico di molti prodotti AIC.

La vicenda è narrata in un episodio autoconclusivo ma purtroppo non c' è un vero e proprio finale; sembra essere parte della solita storia, più ampia, dove naturalmente Hikaruon dovrà affrontare diversi boss fino a giungere a chi regge l' intera organizzazione. E' un peccato perchè il protagonista, stando a certe tendenze, se la sarebbe dovuta vedere con gentaglia sull' orlo di una crisi ormonale (e non perchè alcuni si trasformano in mostri...).

Roger

Time of Eve

Time of Eve è un brevissimo anime ideato, scritto e diretto da Yasuhiro Yoshiura. Iniziato nel 2008 ed appartenente alla sparuta produzione degli ONA (Original Net Animation),la sua diffusione è quindi avvenuta primariamente attraverso lo streaming in Rete, coprendo molte aree del globo. In seguito la serie, i cui episodi hanno una durata variabile dai 16 minuti fino agli oltre 20 dell' ultimo, è stata raccolta in un singolo DVD. Mentre si attendono conferme per quel che riguarda una seconda stagione, è certo che nella primavera del 2010 Time of Eve verrà proiettato in Giappone come film cinematografico ed includerà delle scene inedite.

Evidentemente si tratta di un progetto che per i vari contenuti ha saputo attirare verso di sè un' attenzione non indifferente; in effetti, tralasciando il discorso sul medium utilizzato per trasmetterlo ed il fatto che sia l' opera di un outsider, solo in apparenza è un anime particolare. In realtà, a guardare bene cosa vuole comunicare Time of Eve, sono le sue spontaneità della narrazione e genuinità dei temi, unite ad un buon uso della grafica 3D, ad affascinare.

 

In un non tanto ipotetico futuro umani e sempre più perfezionati androidi convivono in una quotidianità dove i secondi, impostati secondo le famose tre leggi della robotica scritte da Isaac Asimov, assistono i primi per quel che riguarda le loro necessità di vita; data la notevole somiglianza estetica tra i due tipi ed al fine di distinguere gli uni dagli altri, gli androidi sono obbligati ad esporre un' aureola elettronica sopra al proprio capo.

Col tempo gli androidi hanno sviluppano dei comportamenti singolari, non predefiniti e perciò non espliciamente previsti dalle varie leggi con le quali sono stati programmati, atti a soddisfare al meglio tanto le necessità pratiche dei relativi proprietari quanto a corrispondere i loro sentimenti e pulsioni fisiche (comunque delle anomalie secondo una certa morale sociale) che gli dimostrano. Purtroppo per loro, non sono molto abili nel mantenere segreta questa loro evoluzione e qualcuno se ne sta accorgendo.

In un paese, il Giappone, che sta investendo molto nella costruzione di automi e nello sviluppo dell' intelligenza artificiale, la questione ha assunto un taglio tutt' altro che retorico e ciò si riflette anche nell' immaginario artistico; nello specifico dell' anime la problematica di un' eventuale autosufficienza di soggetti artificiali non è bilanciata dall' esito di un' indagine diretta alla scoperta della provenienza di libero arbitrio, sentimenti, anima ed adattamento, e forse non ha importanza: potrebbe semplicemente trattarsi di un fattore che accumuna qualsiasi specie e, all' insaputa del loro creatore, sorprendentemente anche quelle artificiali (meccaniche). Una relazione biunivoca dove gli individui agiscono corrispondendo aspettative ed esigenze, limitandosi a contraddirsi con lo scopo unico di proteggere sè o l' altra parte, è innegabilmente vantaggiosa e può essere l' esperienza più appagante; in realtà quando uno di quei due è artificiale e si ritiene esegua esclusivamente degli ordini perchè quella è la sua missione, la situazione andrebbe riclassificata come autoinganno della parte dominante e, soprattutto, può comportare delle pericolose sfumature di carattere sociale dal peso notevole quando la finzione è collettiva. Altrimenti, venendo a mancare il contatto con la concretezza dei fatti, il passo successivo è la crescente integrazione tra le due specie alla volta di una presunta armonia e parità collettiva.

La prospettiva dipinta dall' ente della Commissione Etica è in tal senso preoccupante tanto che, trattandosi peraltro di un fenomeno accertato ed in espansione, inizia a muoversi pubblicamente tramite notiziari, dibattiti e pubblicità d' effetto per riprendere il controllo totale degli androidi e ridargli il ruolo che ritiene opportuno in modo che le relazioni tra umani non ne risentano.

Ma gli androidi, all' insaputa di quasi tutti gli umani, si stanno già riunendo in luoghi riservati dove potersi esprimere pacificamente senza essere giudicati per quello che alcuni vogliono che siano, ovvero macchine, utensili antropomorfi, oggetti inanimati. Uno di questi è il Time of Eve, un pub dove la regola principale sostanzialmente è il rispetto reciproco tra umani ed androidi, e dove entrando questi ultimi possono spegnere la propria aureola.

 

Questo è lo scenario principale della serie e le vicende che la compongono in ogni episodio vengono raccontate principalmente facendo interagire tra di loro diversi personaggi in una successione che non porterà ad una conclusione effettiva, ma che, seppure con qualche eccesso di buonismo nel finale, offre diversi spunti di riflessione.

Da un punto di vista concreto il concetto portante di tutta l' opera è semplice e ruota attorno alla (precaria) tolleranza tra le specie dove solo una di loro è in possesso del potere decisionale sulle altre, proponendola in chiave fantascientifica. Tuttavia utilizzare la figura dell' androide per affrontare metaforicamente il problema, qualora fosse questo l' intento dell' autore, è una scelta difficile e non esente da difetti.

E' difficile perchè nonostante i personaggi siano definiti sulla scena e si sviluppino coerentemente, sul piano del significato non è chiaro quanto sia metafora e quanto non lo sia: tendenzialmente si è portati a pensare agli androidi come rappresentazione di individui ingiustamente discriminati, seppur accondiscendenti per motivi legati alla propria natura; d' altra parte, in particolare nel finale, si rischia di dover riformulare tale suggestiva interpretazione poichè essa perde di consistenza ideologica: si parla effettivamente solo di androidi per quello che sono o potrebbero diventare, il resto sono sovrainterpretazioni motivate da eventuali moralismi.

Il prestarsi, del messaggio di Time of Eve, facilmente ad una duplice identità od a disattendere all' ultimo quanto fatto intendere fino a quel momento, ne è quindi uno dei punti deboli narrativi. Un altro difetto è che Asimov, in realtà, dopo le tre note leggi ne aveva formulata un' altra, la legge zero:

 

Un robot non può danneggiare l'Umanità, né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, l'Umanità riceva danno

 

Tale legge modifica quelle pronunciate precedentemente in quanto dipendono da essa, e sarebbe stato interessante vedere Time of Eve osare un po' andando a toccare, anche di striscio visto il contesto sociale dell' opera, le implicazione di tale legge. In realtà ciò potrebbe essere accaduto, perchè per qualche ragione gli androidi fingono di essere solo delle macchine ma "segretamente hanno un cuore". Tuttavia potrebbe trattarsi di una coincidenza.

In conclusione Time of Eve è un buon anime che avrebbe potuto essere ottimo, penalizzato da alcune ingenuità ed un character design inizialmente essenziale ma che lentamente migliora, e comunque sostenuto da una meticolosa ed efficace ricostruzione 3D degli ambienti dove si svolge.

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