Un mercato in cui un prodotto ha bisogno di ammennicoli vari per diventare attraente verso il suo presunto pubblico è chiaramente un mercato malato, oppure del tutto fasullo.
Un film è un film. Si intende film un'opera audiovisiva cinematografica. Già la sua versione home-video non è che un placebo, un surrogato, un succedaneo.
Quindi se un film non trova spettatori cinematografici, semplicemente quel mercato non c'è, perché i suoi prodotti non hanno pubblico.
Che è l'esatto motivo per cui film animati giapponesi in Italia al cinema non ci sono praticamente mai stati, salvo eccezioni più o meno episodiche.
Fino alla distribuzione da parte di Lucky Red di Ghibli e soprattutto il catalogo Ghibli.
Nel mezzo della distribuzione del quale si è aperto il mondo del cinema digitale, con l'abbattimento dei costi di distribuzione e la nascita degli "eventi da pochi giorni".
Ma è ragionevole pensare che fosse comunque un fuocherello di paglia, e che si ritorni alle rare eccezioni.
Perché alla fine l'Italia è l'Italia, il pubblico italiano è il pubblico italiano, e l'animazione giapponese è intrattenimento giapponese.
E trovarsi dentro una nicchia non la rende mainstream.