Tutto il lavoro che ho fatto per l'edizione italiana di questa serie vorrei dedicarlo a Garion.
Mi leggi, Cristian? Io non riesco a immaginare dove ti trovi. Come faccio a parlarti, ora?
Del baseball giapponese, scolastico e non, del Koushien, delle tecniche, delle terminologie, avevamo parlato molto più di un po'.
La prima volta credo fu per quel "kattobase!" che si sentiva in sottofondo di una scena in MimiSuma, ricordi? Ah, sempre grazie per buta/mucca e per "un colpo da cultore" / "lo occultiamo" su Neko no Ongaeshi.
Avevi smesso di dire pubblicamente che, alla fine, gli unici anime in italiano che dicessero quello che dicevano in originale erano quelli curati da me.
Non che fosse solo una questione di cosa dicessero. Anche il come è sempre stato altrettanto necessario.
Forse avevi smesso perché avevi pacificamente rinunciato a sognare che qualcuno, leggendo, potesse capirlo.
Se non lo capiva sentendolo, come avrebbe potuto capirlo leggendone?
Avevi ovviamente ragione, e non ti ho mai criticato per dirmi in privato cose che tacevi in pubblico, però sono sempre stato più testardo di te.
E infatti l'ho fatto di nuovo. Ho creato un'altra chimera. Una delle mie. Come quando, con PoroPoro, mi chiedesti solo "come hai fatto?"
Ora come allora, come con la prima edizione italiana di Evangelion ancora prima, ci sono riuscito sempre allo stesso modo: grazie allo sopportazione di tutti i colleghi che mi hanno tollerato. Che hanno tollerato la mia caparbia ostinazione di voler realizzare la finzione di un Giappone che parla in italiano.
Questa volta sono stati davvero molti. Sono ancora stupito, sai? Sì, te l'avevo detto, mi pare. Avevamo parlato anche di questo, di voci oltre che di parole.
Mi distrugge che tu ora non possa ascoltare questo risultato, e che non possiamo parlarne come avevamo fatto quando era ancora in fieri. Ci eravamo scambiati consigli su così tante minuzie! Che senso ha che ora io non abbia modo di raccogliere le tue osservazioni?
Davvero sento che questo lavoro, che è stato per me così lungo e importante, io lo stia dedicando a te.
Ma non mi consola. Neanche un po'.