Non sono un appassionato virtuoso di Kimagure Orange Road. Quando venne mandato in onda la prima volta in Italia la prima volta lo snobbai perché trovai umiliante la sigla italiana. E i nomi dei personaggi peggio. E da lì non mi sono mosso finché non lessi il manga, ai tempi della prima pubblicazione italiana per la Star Comics. Allora lo trovai un po' interessante, ma non ci capii molto. Poi lavorai persino ai dialoghi della versione italiana ridoppiata da Dynamic Italia, ma ancora ci capii poco e niente. Ai miei occhi, continuava a trattarsi si una storia alquanto frivola di sentimento adolescenziale e blanda fantasia, ma senza alcuna rivelazione. Certo, alcune scene dell'anime avevano forte atmosfera e forte impatto. L'intreccio del viaggio nel tempo che chiude la serie animata era molto vicino alle mie fissazioni di sempre, in parte anche di adesso, e quindi andava a toccare un groviglio di miei nervi sempre scoperti. E poi le musiche, certo. Non che ancora spessi niente del compositore. E poi quella sigla, la seconda. Come ragazzino cresciuto negli '80 certe atmosfere mi erano davvero molto vicine. Così lontane, così vicine.
Ma ancora non ci capivo niente, perché vedi, io sono davvero tardo.
Ci volle Cristian, l'amico che ti dicevo, che con una frase mi fece capire tutto Orange Road.
E la frase fu: "Orange Road è la storia di come Madoka viene salvata, ovvero recuperata, da Kyousuke. Hikaru non aveva bisogno di essere salvata, era già salva fin da principio."
BAM
Quindi tutto sommato è una serie, fumettata e animata, che non mi dispiace. Al netto dei momenti che tu credo giustamente enuclei, è quello che è.
Ora dovrei dire del film di Mizoguchi. Per ora però, propongo solo una sincronia probabilmente non casuale.
Yuming:
Credo sinceramente che "Vorremmo tornare a quei giorni" (pluralizzazioni infarinate dal mio sacco) sia la più cristallina espressione della mentalità otaku insieme al famoso (?) "Noi no vogliamo diventare adulti" citato in apertura dell'articolo di Ejisonta.