This this this. Mille, diecimila, centomila, un milione di milione di volte.
Nelle parole di Takahata, che non mi stancherò mai di citare per la limpida presa di coscienza che mi hanno provocato, si tratta di uno pseudosurrealismo.
Takahata, noto da sempre come il maestro del realismo animato, diceva che no, per quanto il disegno sia realistico, non è la realtà: è una sua rappresentazione.
Quindi se Setsuko, in un cartone animato, muore atrocemente, nessuna bimba è stata neppure ripresa recitare una morte atroce.
Non solo. Diceva Takahata che La tomba delle lucciole non si sarebbe potuto girare con gli attori, perché i visi dei bambini degli anni '40 erano diversi da quelli degli anni '80, e così le loro espressioni, i loro gesti. Quindi, poiché l'animazione è intrinsecamente rappresentazione simbolica, "una specie di surrealismo", così poteva funzionare.
Io credo avesse proprio ragione.
Ma in fondo lo sapevo. Perché quandoalle scuole medie la mia professoressa di educazione artistica ci mostro sul libro di testo il quadro "Questa non è una pipa" di Magritte, io dopo un po' la contraddii.
"no, questo non è un quadro di Magritte!"
"Ma cosa dici, Gualtiero?"
"Questa è una stampa di una foto di un quadro di Magritte."