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silent bob

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Tutti i contenuti di silent bob

  1. Viene da pensarlo. Sicuramente questo film è un film che mi fa pensare che meritasse di essere realizzato. Quando la finzione dimostra una ragion d'essere, è una gioia. Io tempo addietro ( 2006-7 ) vidi hoshi no koe su insistente consiglio di un amico. Ricordo che era ben "girato" e a volersi bere la storia era anche bello, ma trovai ributtante il motivo di fondo: lei deve andare per lavoro nello spazio=cioé lontano e per questo motivo vedrà naufragare la storia col suo ragazzo. Ok ci sta, il fatto é che lei pur avendo scelto di andare lontano non si prendeva - per dirla con termini alla shito - la responsabilità del gesto cioè che quello avrebbe comportato la fine del loro rapporto e cosi continuavano a scriversi mail pantomime di un grande amore. E il film non era sulla falsità del sentimento, ma sul sentimento vinto dalla distanza. Mah dai!!! é ironico cosa é successo nelle situazioni della vita poi, a me e al tale amico che quel film mi consigliò :)
  2. silent bob

    Mawaru Penguin Drum

    O alla donna bruttina e stupida che fa la commessa nel konbini dobbiami dire "impiccati" un mio amico a riguardo usa l'espressione "s'è tolta a soffrì" ...
  3. silent bob

    Mawaru Penguin Drum

    per come ho percepito l'opera non credo cmq che ikuhara - un pò contrariamente anche alla dichiarazione raccolta da garion - rifiutasse il modello elitario alla giapponese. credo piuttosto abbia la coscienza completa di quel che é : ognuno tende a realizzarsi secondo la maschera che é abituato ad indossare ( diciamo che ho metabolizzato il tuo discorso ). Non credo dunque pensasse meglio un otaku terrorista che rifiuta la crescita ad un normale adulto, oppure come ha dichiarato lui stesso dare la "vita" ad un altro rinunciando al proprio esser stati selezionati: la rivoluzione credo che sia rendersi coscienti di come funziona davvero il sistema e selezionare da sé un altro. non rinunciare alla propria elitarietà, ciò non é il punto focale, bensi farsi autori di elitarietà. Io credo che ciò possa applicarsi alla scena della mela cui può però applicarsi anche il discorso della rinuncia, mentre sia irrinunciabile come chiave interpretativa della cameretta da sogno che kanba e shoma hanno costruito a himari. se vedi utena, che ho rivisto in questi mesi e su cui ho cambiato opinione rispetto a quanto scrivevo proprio in questo topic, vedrai che nel finale c'è molta unitarietà di intenti con penguindrum. Alla fine tutto si chiude con Anthy che esce dall'accademia andando ad affermarsi individualmente, ma grazie all'atto d'amore di utena che l'ha fatta sentire selezionata/amata. non credo dunque che in fondo, e qui divago un pò, si possa usare il colore del grano per leggere utena come mi proponevi a giugno. in utena il ricordo dell'atto di amore non solo toglie dalla solitudine, ma appunto da la forza di autorealizzarsi facendo sentire colui che l'ha ricevuto selezionato. ovvero mai solo, ma non in modo dolce e melanconico, quanto piuttosto attivo ed energico. di nuovo é tutto nell'atteggiamento di anthy una volta uscita dall'accademia, a partire dal suo modo di vestire. se vuoi comprenderlo, varrebbe la pena sforzarsi di vedere le 40 puntate piuttosto che leggere qui sul forum. ( casomai mi sbaglio io, cmq avresti una vista diretta ) -------------------------------------------------------------- p.s. ho letto anche kokoro e sanshiro
  4. ripeto che tekkonkinkreet é fortemente dedicato un pubblico primo adolescente a mio avviso, altro che non rivolto ai bambini! tutt'al più non ha intento pedagogico ma solo di divertire intelligentemente
  5. Io lo vidi anni fa e mi fece una bella impressione. Direi un film di intrattenimento, ma intelligente. Il pubblico di riferimento credo fossero 13-14enni, che si mirava a divertire ma senza spegnere del tutto i neuroni. Dunque per nulla disonesto, ma modesto. Credo lo troveresti poco interessante, ma non mi sembro pretenzioso. Le eventuali speculazioni che fa sono poste piuttosto linearmente, senza fumosi voli pindarici. A quei tempi scrivevo le recensioni per everyeye e me ne usci una delle migliori, perché riuscii a padroneggiare del tutto il significato dell'opera, mentre di solito le capivo ma non ne padroneggiavo il contenuto cosi da saperle ben recensire e venivano recensioni più o meno pessime.
  6. Grazie, ho beccato questa intervista a tal Gualtiero Ganassi (ma è un vizio? ) http://www.fanta-tv.com/streaming/evangelion_1-video400k.html Per caso sai anche dove posso recuperare l'apparione dei Kappa alla Corrida? Non la trovo, mi accontenterò della intervista su Odeon. Certo che è bello vedervi quando eravate ancora giovani e intraprendenti, prima che le intemperie vi solcassero E' davvero imbarazzante, su tutto (ed è tutto imbarazzante), l'inflessione bolognese nella mia vulgata... °_° beh ora a confronto sei un figo xd! Devi aver tesaurizzato le esperienze ! :)
  7. silent bob

    Eva Manga - new chapter by Sadamoto

    a me è piaciuto moltissimo, per quel che ho capito dalle quattro vignette in croce. che credo cmq sia abbastanza. Ho pensato parola per parola quello che hai scritto. Il punto é che credo sia meglio anche di un finale in continuità con l'asuka del tutto amorevole per shinji, sarebbe stato troppo "dolce". Insomma é da quando hai iniziato questo topic che giudico ogni tuo post a riguardo una mezza boiata :) seh il finale positivo di evangelion ed evangelion non é solo di anno etc. etc. Invece ora nel quadro complessivo direi che ti sottoscriverei tutto, è piaciuto molto anche a me. E credo che per i posteri sarà molto interessante confrontare le due opere (evangelion anime e manga), perché davvero con un finale cosi la positività della seconda non si dà eludendo i problemi che la negatività della prima poneva, e l'una illumina l'altra. Non so se vagamente mi intendi, spero di si.
  8. Beh finalmente qualche post nuovo, perlomeno nel riformulare il già noto. Il paragone sull'estate mi ha fatto impazzire, é una cosa che ho sempre pensato. Bello anche il post su misato!
  9. Ma è tanto per giocare, come ho detto dopo non è che me ne freghi una mazza che esistano davvero navi fatte così di quelle dimensioni Shito, lo sai cos'è che rulla veramente ? che questi qui non é che amino quel di cui fruiscono. Lo pensano loro stessi che é merda, ma non riescono a fare di meglio che scherzarci sopra per sentirsene in qualche modo superiori.
  10. Avete presente il finale di Utena? Quando passa il tempo e all'accademia le cose continuano a ripetersi nello stesso identico modo ... Leggendo qui mi sembra di andare li- Anni sul pchan ( e ancor prima sul pnetwork ) e sempre le stesse cose, pensare che alcuni di voi data l'età saranno già sposati o in odore di matrimonio.
  11. Ho letto tutti quelli in inglese. In vero volevo riservare i 5 minuti alla lettura degli articoli su Hiromi Azuka, ma il mio sesto senso mi ha indirizzato verso questi. Mi sembrano molto più vitali e autentici/penetranti nella questione vera di quelli di Azuka, ma non avendoli ancora letti non so dire. Casomai mi confermerai tu. Non so che intendi con bel simposio, a me pare non ci sia molto da dire se non concordare, no ? :) In questi giorni leggevo che Renzi aveva dichiarato di non andare alle riunioni della dirigenza del PD, perché li ogni riflessione finiva in una seduta di autocoscienza ... dico che ce ne é sempre il rischio quando si discute dell'autoevidente ( con te non succede, lo ammetto! ). L'unico appunto da fare é che gli otaku, più che trovarsi femmine otaku, si trovano femmine che li disprezzano nei loro hobby schifosi ma li sopportano perché, come insegni tu, per le femmine meglio male accompagnate che sole. Li sopportano per la partita come epr i modellini di Gundam nell'armadio. Se poi si riesce a esser stupidi oltre che otaku, allora é brutto segno ... però è più per gli utenti del forum che per te questo. Sugli articoli c'è da dire solo che sono belli e vitali!
  12. silent bob

    Giorgio Agamben

    oh, ma sei impazzito :) Praticamente non so niente, anche se lessi un suo saggio in uno dei volumetti agalma che fa pubblicare perniola. Su Kojevé ho letto qualche suo saggio sulla dialettica schiavo-padrone hegeliana e si dice che bataille ne fosse seguace da questo punto di vista. é interessante la distinzione tra sovranità religiosa e militare meglio sviluppata in saggi di bataille del periodo in cui gli gironzolava intorno ( anni 30 ), ma non mi sembra il tuo interesse di studio. Quello sul mito di kore sembra bello. Cmq passavo di qui pensando a come mai ti piacesse la fallaci ... e in base a quale opera/aspetto del suo pensiero. Dovevo consigliare qualche libro di letteratura italiana femminile moderna e avevo pensato a lei dato i tuoi elogi ma gli argomenti dei libri non mi sembrano granché ...
  13. me li leggo tutto con calma e poi ti dico un'opinione. questo comunque l'avevo già letto, http://www.ntticc.or.jp/pub/ic_mag/ic018/intercity/higashi_E.html . Grossomodo ai tempi lessi il tuo commento su evangelion sul tuo blog. Rivisto veloce mi sembra che sia buono perché prova a fornire lo scenario sociale in cui si é sviluppato l'opera, però credo che manchi di acume sull'indagine dell'uomo in senso più universale. Cioé mi dipinge bene il contingente ma non va mai a penetrare l'essenziale. Ricordo che pensai parecchio al paragone finale con Godard; ripensandoci ora credo, concordemente con quanto pensai al tempo, che Godard nel suo cinema di 2° e 3° periodo ( quello cui sicuramente si riferisce azuma ) volesse fare della forma stessa un fine e che poi mirasse primariamente a una comprensione intellettuale piuttosto che empatica. Al contrario Anno credo abbia sfruttato la forma come mezzo per mirare ad una comprensione del tutto empatica. Cioé in godard ogni scena ha un suo senso in termini di citazione/contestazione/battuta o quel che ti pare, in Anno, come disse tu parlando dei corni che spuntavano in FLCL, é tutto sustanzializzazione dell'emotivo. La discussione/riflessione sul mezzo espressivo, che Azuma con tutti i paragoni che fa pone comunque in risalto, credo sia del tutto assente/secondaria/subordinata. Ma questo già lo sai credo :) mi leggo tutto i link e vedo poi se riesco ad aggiungere qualcosina
  14. nessun rancore :), non finisco in una discussione da secoli :P passavo solo qualche considerazione a shito* * che casomai non concorderà neppure in una parola
  15. giusto per terminare la quadratura del cerchio. Solitamente la frase; io faccio film per me stesso, s'accompagna con l'arte per l'arte e altre cose simili. Ne discussi animatamente tempo fa su studioghibliforum a proposito di Lars Von Trier, forse Shito ricorda. La cosa bella di Oshii è che gli si legge in faccia la depressione, oltre che nei film ovviamente. Non é uno che si dà arie, a suo modo é davvero molto onesto. E di rado ci si riesce. Solitamente la frase io faccio film per me stesso é seguito da tutto un più ampio edificio di disonestà aberrante. Essa solo non è poi tanto male invece. Sicuri, sia meno disonesta che faccio film per il mio pubblico. Leggiamo l'intera memoria di pluschan, che a suo modo credo sia un forum anche selezionato ... quale pubblico ? Nell'una e nell'altra, credo si possa ravvisare un pò di disonesta. Certo é propria della seconda una mentalità edificante che può far bene :) ------------------------------------------------ e giusto che ci siamo, per far vedere quanto il pubblico non comprenda. Di tutto il topic su penguindrum, sicuri che uno dei commenti più stupidi sia quello di ZioSam ? Più che copertura, per me si tratta di equilibri: e trovo squilibratissimo il rapporto che c'è tra la parte serie e quella comica di PD. Oltre alla mistione di comicità e momenti seri ( che a un giapponese però appare più naturale che a un occidentale), ci son proprio delle cose che non collimano: vedi la statua/palazzo del David costruita dal padre di Yuri: a parte che un coso simile sarebbe impossibile da costruire, per via di rapporti di pesi ed equilibri ( cadrebbe giù come nulla o si spezzerebbe sul suo stesso peso), a un certo punto viene sostituito con la Torre di Tokyo, che però è stata costruita nel 1960 ( ma quanti anni ha il papà di Yuri ). E tutto ciò andrebbe inserito in un contesto "reale" e "serio" ( perché la sceneggiatura ti dice che la Tokyo odiern che conosciamo è frutto di un cambiamento di Momoka col quaderno , altrimenti adesso avremmo quel fac-simile gigante del David in mezzo alla capitale nipponica). Almeno Oshii, quando si prendeva certe libertà autoriali con anime demenziale come Lamù, ti creava episodi dichiaratamente onirici e distaccati dalla trama principale ( vedi ep 101, "le casalinghe" ) e quindi il pubblico li prendeva come cose a se stanti Questo mi sembra dichiaratamente stupido. "Non si può costruire una torre di quel genere, ci sono pesi ed equilibri. Cadrebbe giù come nulla!!! é privo di serietà!" Quelli disgustosi sono gli altri. Che si pretendono intelligenti, ma non hanno un oncia in più di intelletto.
  16. L'opinione mia su Oshii. avrò avuto 16anni quando ho guardato per la prima volta Gits 1 e 2, poi comprai anche il fumetto che era una cosa a dir poco orrenda. Come la serie tv. Il che getta luce sull'intelletto di chi apprezza l'uno o l'altro ... Ovvio quello che c'era di buono, a mio parere, era di Oshii. Cosi piano piano lo segui, vidi dopo, all'uscita e sottotitolato sky crawlers, Credo avessi 18 anni ... Non scrivevo ancora sul pchan, dunque non conoscevo neppure Shito. Giuro che ne pensai, sebbene non nitidamente, esattamente quello che ne pensa Shito ora. Lo penso tutt'oggi. Tuttavia credo che Oshii abbia un certo valore come regista e proprio nel suo non voler fare la predica e neppur far riflettere con intento educativo mi risulta accettabile. Un deficiente che fa la predica o anche vuol far riflettere, mi vengono in mente le poche righe postate da Shito su La vita Agra di Bianciardi é troppo. Sui contenuti beh ... direi che tutte le speculazioni filosofiche cosi come le ambientazioni non trasudano che solitudine, o gli impegni di un uomo solo. Dico quella é una certa realtà, io me lo immagino abbastanza Oshii che legge libra, specula, ogni tanto fa film. Mi pare pure normale che non lo comprendiate voi, non con spocchia ma siete straripanti di avatar con serie spazzatura e altro. Il 90% di quello che scrivete é merda, è ovvio che poi davanti a un parlare diverso vi sentiate disorientati. Perché ora salvarlo proprio perché é nella camera dell'ego ? Perché ciò é alla fine abbastanza evidente, e credo anche ne sia lui stesso autocosciente, nel film mette in scena questo. Come uomo al posto suo non mi sarei tollerato a fare film ( non mi tollererei a farlo con scopo educativo, sicuro che tanto le capre non capiscono e che é solo autoinganno pensare servirà a qualcuno, figuriamoci a vuoto ), tuttavia capisco come li ha fatti. Li vedo come la prospettiva su una strategia di sopravvivenza dalla solitudine, senza affogare del tutto l'interiorità. Vedo fallace farci film ( e di oshii ho visto quasi tutto, anche la roba più *apparentemente* scema come gosenzosama banbanzai parla sempre delle solite cose ). Ma insomma l'intento comunicativo in un certo senso ce lo vedo, però é da comunicazione alla camera dell'ego. Non so come dire. Tipo invece che agli happy few, agli unhappy few* che ogni tanto fanno un giro in quei posti ove si suole parlare da soli - una brillante idea di Kezich per riferirsi al pubblico dei film di ferreri. Che in tempi e luoghi diversi credo si muovesse sugli stessi sentieri di oshii, credo che inquadri bene. /// resta ovvio, che l'arte é nociva come dico sempre :) però in oshii si sente talmente l'olezzo della stasi/morte piuttosto che in altre opere ove é ben dissimulato sotto inviti a riflessioni che paradossalmente credo sia quello che più inviti a riflettere.
  17. silent bob

    Jack Reacher

    Edit: cancellato, perché davvero mi aprivo a una discussione infinita. Mi scuso per aver insozzato un pò il topic
  18. silent bob

    Che cosa state leggendo

    Di preciso, per quale opinione espressa nei 2 libri a cui mi sono riferito reputi Hofstadter un "emerito imbecille"? Cioè il tuo commento era solo un generico rutto del tuo pensiero o l'inizio di una critica puntuale? In generale se non si sà esattamente quello che si dice/scrive sarebbe meglio restare anche un po' in silenzio, che di sti tempi non fa male. Ma questo non è probabilmente il tuo caso. Mi riferivo a Hofstadter in generale, cmq visto che insisti provo a chiudere la discussione sull'altro topic. Ti aspetto li, ho intenzione di proseguire pacatamente fino alla fine. E credo sarò lungo. Sorvoliamo dunque per ora su hofstadter
  19. silent bob

    Jack Reacher

    Oh shito, cmq googlando un pò del film. Nel cast c'è WERNER HERZOG XD!, che é un regista con la R maiuscola. Ha fatto i 5 film memorabili di Klaus Kinski e girato una cosa come fata morgana e segni di vita che sono tra i miei 5 film preferiti preferiti. Cioé herzog é uno assurdo, pure essendosi un pò spento in vecchiaia. non so cosa ci faccia li in mezzo però é notevole la cosa. "Nella sua ribellione aveva iniziato qualcosa di titanico visto che l’avversario era molto più forte di lui. Cosi aveva miseramente fallito, come tutti i suoi simili."
  20. silent bob

    Jack Reacher

    mi cospargo il capo di cenere :) forse meritava una risposta migliore :) Ti rispondo punto per punto. 1) Su shito. Credo non esaltasse la bravura di Cruise come attore, ma che dicesse che quelli di scientology lo hanno reso talmente serioso che riesce a interpretare ruoli del genere senza che sul suo volto compaia un bagliore di - non trovo il termine - diciamo non-serietà, scherzosità, frivolezza. Insomma é sempre duro, e fare il cretino con gli occhi da duro é difficile. 2) Perchè c'è forse differenza fra la nobiltà della faccia di un cantante lirico e il culo di una spogliarellista? Mica sono arrivati a conquistarsi quello che ti vendono come loro canone estetico sputando sudore e sangue. Mica sono passati per innumerevoli compromessi intellettuali, e mica giorno dopo giorno hanno sacrificato il loro passato, la loro identità, per impressionare gli spettatori. Entrambi fanno ginnastica sul palco e con quella faccia e quel culo ci sono nati. Un cantante lirico. Non me ne intendo di musica lirica, non so se vengano presi per la faccia. Ma ipotizzo che per cantare in quel modo abbiano sputato sangue. Parimenti tra una spogliarellista e una danzatrice esperta, pari in bellezza forse anche più bella la prima, la seconda non ha in più solo il sangue che ha sputato sul parquet d'allenamento ? ( mi dicono dalla regia che chi fa danza, anche solo con aspirazioni professionistiche, si alleni n ore al giorno di medie. Altro che ninfette ) 3) Dopo quel film la mia vita non cambierà, proprio neanche un po'. Perchè non avrò potuto attingere al flusso diretto delle menti di altri uomini, che creando l'opera hanno plasmato un messaggio atto a regalare ai più attenti un frammento di Verità.No, la mia vita dopo quella serata al cinema non cambierà. Avrò solo riso e mangiato pop corn, avrò solo gettato al vento ancora un'altro crepuscolo, e quando stordito tornerò a casa soggiacerò ancora nel misero torpore del mio sonno. Non mi sarò sforzato di assumere nuovi strumenti per intelleggere quello che altri uomini, nei loro gridi di solitudine, hanno vergato in pagine o in stilemi ed immagini, per liberarmi, solo un poco, dalla mia bieca prospettiva su 'cosa funziona lì fuori nonostante me'. Qui hai scritto una marea di scemenze. In ordine progressivo: film = cinema e pop corn. Ma quando mai, in vita mia si contano su una mano ( non é un iperbole, le conto proprio. ) le volto che sono andato al cinema e ho mangiato pop corn e su due ( di nuovo non é un iperbole ) le volte che sono entrato in una sala cinematografica, se eccettuiamo una manacciata di anteprime stampa che feci. Non sono mai andato al cinema e ho riso come un cretino. Tutt'al più mi sono rammaricato sono stato contrito di aver visto tale film ( 1 volta, tra quelle in cui sono entrato in sala cinematografica ). Quelli sono tuoi atteggiamenti del cazzo, non universali. Non saranno più di 20, da quando ho 13-14 anni, le volte che ho visto un film senza sforzarmi din intelleggere l'autore. Sulla parte più seria: non é che perché un autore si é espresso mediante attori che non può esprimere il proprio pensiero. Il pensiero puro non esiste, sono mediazioni anche la scrittura o l'animazione. Potrei continuare, ma direi che basta cosi. No, la faccia di Tom Cruise è solo una faccia, i suoi capelli sono solo stupida cheratina. Entrambi non sono affatto arte. Entrambi non voglio dire nulla, non hanno alcun messaggio da disvelare. Come nessuna ragione contiene il sussistere del battito del mio o del suo cuore. La faccia delle persone, il segreto della loro anima. Ah sul libro che leggi, l'autore mi sembra un emerito imbecille. Lascia perdere gli scienzati, come filosofi raramente valgono qualcosa.
  21. silent bob

    Jack Reacher

    é bello il modellino del robot gigante, avè ? mettili tutti in fila sul comò della cameretta
  22. silent bob

    Jack Reacher

    Nah non mi sembra di shito la frase sui muscoli del volto. Cmq credo che il talento di un bravo attore sia empatizzare con le intenzioni del regista, per saper rendere al meglio il personaggio che interpreta. Talvolta é anche il regista che sceglie attori che pensa che possano facilmente calarsi nel personaggio, ma proprio per massimizzare l'abilità ( o al più arginare l'incapacità, come si preferisce :P ) mi dai un link ai vecchi post che citi, la discussione potrebbe interessarmi.
  23. silent bob

    Che cosa state leggendo

    La terrra del rimorso, di Ernesto De Martino. Dopo il bel favore che shito ci ha fatto lasciandoci le sue considerazioni sul libro di Azuka, contraccambio con queste righe che mi trovo sul pc da tempo. (sono mie, sono ben formattate perché dovevo consegnarle a un prof) Ernesto De Martino – La Terra Del Rimorso “È la gente tanto assuefatta al male, sono tanto licenziosi, superbi, senza giustizia et governo come se fussero tutti del bosco. Delli preti non voglio cominciare: basterà che a bocca potremo dare occasione ai nostri fratelli di venire in questa India” Giovanni Xavier, Cosenza, 22 agosto 1561[1] Se Cristo Si è Fermato A Eboli è stato dei tre libri quello il cui ricordo è più fascinoso e dolce, La Terra Del Rimorso di De Martino è indubbiamente quello che ci ha edotto di più sulla natura umana. Il libro di De Martino – come dice il suo stesso sottotitolo – vuole essere un “contributo alla storia religiosa del Sud” ma nel fare ciò la sua indagine antropologica – cosi come indicato da Levi-Strauss in Tristi Tropici, da De Martino esplicitamente richiamato – indaga anche sulla natura umana universale, nella misura in cui in ogni società umana si possono rintracciare le caratteristiche di quell’uomo primitivo/base sul quale sono stati edificati i vari abiti sociali. Questa indagine parte da una ricerca sul mito del morso della taranta e della danza terapeutica ad esso associata, la famosa tarantella. La diffusione della danza – privata ormai della sua origine curativa – è lampante si che è conosciuta in tutte le terre d’Italia; i più vicini al Sud – cosi come lo scrivent– hanno anche potuto sentire l’espressione, nel caso di uno stato di agitazione e/o irrequietezza: “che t’ha morso la tarantola !?!” L’intento del libro è usare il noto fenomeno del tarantismo, la sua particolare e piccola storia, per indagare più generalmente sulla storia religiosa del Sud, fatta di contraddizioni e compenetrazioni con una cultura alta imposta e mai definitivamente penetrata.[2] Per fare ciò De Martino doveva innanzitutto sincerarsi dell’origine religiosa del Tarantismo. Come infatti ha ampiamente documentato nella terza parte del suo libro, fin da quando furono condotti i primi studi a riguardo[3] – pur essendo spesso validata l’efficacia della iatromusica – non si nutrirono dubbi sul morso del ragno come causa scatenante e solo Francesco Serao, illustre medico napoletano, s’avvicinò alla verità nel 1700[4], dopodiché la questione fu riannegata nel campo della medicina dal positivismo ottocentesco. Per eliminare con certezza le ipotesi naturalistiche De Martino si avvalse nel suo viaggio di un equipe composta anche di uno psichiatria ( Giovanni Jervis ) e di una psicologa ( Letizia Jervis-Comba ) e raccolse vari dati storici nei nosocomi della zona e non. L’immensità di dati raccolti da De Martino sulla questione non è qui il caso di enumerare, vogliamo però citare i punti chiave che portarono dall’osservazione di alcuni tarantati presi in esame[5] e dei dati storici a stabilire che la taranta non fosse un fenomeno fisico: 1. L’immunità locale. Il fenomeno del tarantismo era sviluppato, al tempo della visita di De Martino, per lo più intorno al paese di Galatina, in cui era posta la cappella di San Paolo, il quale era stato associato al fenomeno del tarantismo come santo protettore e curatore dei tarantati – probabilmente per una spinta clericale atta a condurre il fenomeno sotto l’egida della chiesa. I dati ci informano che sebbene la zona fosse esposta al rischio di morsi della tarantola quanto le circostanti a Galatina tarantati non ce neerano perché – sostenevano i pugliesi – San Paolo proteggeva il paese e il suo territorio come fosse il suo feudo. 2. Le crisi di tarantismo erano periodiche, in particolare scoppiavano per lo più in prossimità della festa dei Santi Pietro e Paolo cosi che i tarantati dopo aver fatto un primo esorcismo musicale in casa ne facevano un secondo nella chiesa dei due santi a Galatina.[6] 3. Netta prevalenza femminile tra i tarantati, in forte contrasto con i dati che vogliono i maschi più esposti al morso della tarantola che avviene col lavoro dei campi. Tale dato è rafforzato, nell’ottica di smentire l’origine fisica del tarantismo pugliese, dal fatto che in altre parti di Italia i tarantati – cosi come vogliono le probabilità – siano in netta prevalenza maschile. 4. Gli affetti da tarantismo, ha potuto notare De Martino, tendono a ricorrere nella stessa famiglia. L’unica spiegazione plausibile è attribuire l’attarantamento non al morso della tarantola ma a cause culturali che in una famiglia piuttosto che in un’altra possono essere maggiormente accentuate 5. Età del primo morso. Nella maggior parte dei casi l’età del primo morso è la pubertà, associata con il fatto che, come vedremo meglio dopo, le frustrazioni dei tarantati si polarizzano intorno alla sfera sessuale e a una gloria non conseguita, ciò non è che l’ennesima prova dell’origine culturale del tarantismo 6. L’eterogeneità della tarantola responsabile del morso. La sua immagine è infatti un incrocio tra la lycosa tarantula – di grosse dimensioni e con un morso doloroso nell’immediato ma pel resto innocuo – e il latrodectus tredecim guttatus, di dimensioni piccole ma il cui morso è l’unico che potrebbe dare effetti simili a quelli dei tarantati, sebbene chiaramente solo nell’immediato e non ricorrenti annualmente/periodicamente.[7] Tale confusione sul ragno responsabile e in definitiva il suo essere una figura mitologica nata dall’incrocio di più specie piuttosto che un ragno reale danno il colpo di grazia definitivo alla spiegazione medica. Una volta che De Martino era riuscito a raccogliere i dati sufficienti per l’enunciazione dei sei punti di sopra, poteva ormai ritenersi soddisfatto per quanto riguardava lo screditare l’origine naturalistica del tarantismo. Era indubbio che il tarantismo fosse un fenomeno culturale, il resto della sua indagine poteva ben concentrarsi sulle affinità culturali che presentavano i vari casi di tarantismo al fine di averne finalmente una giusta comprensione eziologica. Ciò che emerse prima di tutto dai dati storici fu che il tarantismo era esclusivo della plebe almeno fin dall’inizio del XIX secolo e che anche in precedenza i casi tra le classi agiate erano sempre più sparuti man mano che si risaliva la piramide sociale. De Martino a riguardo – cosi come in altre occasioni - non trae esplicite conclusioni, lasciando che l’evidenza luminosa dei fatti parli da sé. Ciò che svelano tali dati è di importanza fondamentale: il tarantismo nasce evidentemente da una certa condizione di forte disagio sociale o in ultimo di intensa frustrazione rispetto all’esistenza, casomai sentita come precaria, che si può riscontrare nel XIX e nel XX secolo solo nelle fasce più basse della popolazione ma che in passato – lontano il progresso dal raggiungere l’incivilimento moderno – poteva affliggere anche classi più elevate. Questo fa ben luce su uno degli aspetti fondamentali del fenomeno: una sorta di crisi della presenza – intesa come attività culturalizzante con la quale l’uomo canalizza in forme accettabili socialmente il suo vitalismo – è ciò che caratterizza i tarantati. In quest’ottica, nell’ottica del concetto di presenza, che però De Martino usa per lo più in un altro suo testo, Morte E Pianto Rituale Nel Mondo Antico, la tarantella, le esplorazioni musicali e tutte le usanze proprie del fenomeno del tarantismo possono esser visti come l’estremo appiglio della presenza per recuperare una persona talmente turbata da esser uscita dal campo del vitalismo formalizzato quasi definitivamente. Tale deduzione ci pare oltremodo giusta e il miglior modo di interpretare il tarantismo, alla luce degli studi demartiniani e non. Tuttavia ci torneremo in finale di capitolo, vediamo ora ciò che il nostro ha rilevato essere le cause scatenanti dell’attarantamento, il che permetterà la quadratura del cerchio. Se in generale la condizione degli attarantati era caratterizzata da una precarietà e disagevolezza di vita, andando nello specifico, tramite l’analisi dei tarantati presi in esame, De Martino poté notare che la vita della maggior parte di essi, oltre a essere segnata dalle condizioni precarie suddette, presentava spesso un momento particolarmente tragico e destabilizzante in seguito al quale, quasi sempre, il soggetto in questione diceva d’esser stato mosso dalla tarantola e contraeva il tarantismo. L’esempio meglio studiato è quello di Maria Di Nardò – riguardo alla quale nel libro è fornita anche un’ampia documentazione fotografica della sua danza terapeutica – che si attarantò in seguito alla rinuncia a un matrimonio d’amore – troppo modeste erano le sue origini per lo sposo – e al vincolamento in un matrimonio non voluto. L’attarantamento anche negli altri casi è sempre dovuto a una situazione molto frustrante e che casomai viene portata al punto critico da un ennesimo evento destabilizzante. Il corso del fenomeno a quel punto è all’incirca uniforme: crisi di attarantamento all’incirca una volta l’anno di estate – ma talvolta anche più … - che vengono puntualmente “curate” tramite la danza terapeutica e tutti i suoi riti. Tutto ciò delinea fin troppo chiaramente la natura del rimorso della tarantola, in cui un cattivo passato torna a rimordere esigendo pegno. L’analisi delle danze terapeutiche, della loro efficacia, cosi come della loro particolare periodicità contribuiscono a fugare ogni residuo di dubbio sull’essenza del tarantismo, convalidando l’ipotesi da noi sopra ben esplicitata – da De Martino nel libro lasciata per lo più intuire – che l’attarantamento fosse il punto di non ritorno di una crisi della presenza e che la terapia coreutica fosse l’atto d’estremo recupero che la cultura faceva sulla vitalità incontrollata, perlatro non sempre funzionante come dimostrano alcuni casi.[8] Dato che non ci è possibile un’analisi accurata vorremo soffermarci almeno su i due punti tra questi che riteniamo di maggior rilievo: la periodicità della danza e il grande sforzo economico che essa comportava per la famiglia del tarantato, al fine di metter meglio in luce come il fenomeno del tarantismo fosse l’estremo – e esoso – rifugio di esistenze sul punto di essere travolte dal fiume del vitalismo incontrollato. Innanzitutto la grande diffusione del tarantismo fece si che già nei secoli passati alcuni – poco a conoscenza della situazione pugliese ma abbastanza smaliziati da non farsi prender nel sacco dalla riduzione medica – parlassero del tarantismo come un modo in cui il popolo pugliese, solo tra tutti, poteva beatamente permettersi di darsi ai più strampalati capricci. Un’ipotesi questa che se per un verso è molto attraente, nella misura in cui coglie certamente alcuni aspetti del tarantismo, è per un altro estremamente fuorviante perché dimentica del tutto la drammaticità dell’esistenza dell’attarantato, che lo porta alle eruzioni di vitalismo che costituiscono le crisi di tarantismo al fine di bilanciare un’esistenza per il resto repressa e frustrata. La particolare periodicità degli attarantamenti fa ancora più luce in questa direzione. . Le danze e dunque le crisi di tarantismo avvenivano infatti per lo più al tempo della mietitura, un periodo, suggerisce De Martino, in cui il contadino aveva occasione di pagare i debiti economici accumulati e che probabilmente designava inconsciamente anche come momento per pagare i debiti contratti con l’animo in un’esistenza di frustrazioni. Dato questo quadro possiamo finalmente spiegare cosa sia il Sud Terra Del Rimorso che dà il titolo al libro. La Terra Del Rimorso è quella terra in cui si pratica la particolare religione del rimorso tramite il mito della tarantola. E questo rimorso è un cattivo passato, che torna a tormentare i poveri contadini pugliesi con la confusa coscienza di una vita mal vissuta, innescando un blocco o meglio una frattura nella vita psichica che non può mai essere superato ma, al meglio, solo confinato in particolari momenti dell’anno.[9] --------------------------------------------------------------------- L’approccio di De Martino al tarantismo costituisce un modo completamento nuovo, rispetto a quello che abbiamo potuto osservare in Cristo Si è Fermato A Eboli di Levi, di incontro con il diverso. La causa di questo è a nostro parere in primo luogo nelle diverse circostanze in cui tale incontro si ebbe: Levi restò confinato a Gagliano per circa un anno, isolato dal mondo e a stretto contatto coi contadini si che le loro usanze gli entrarono nel sangue; De Martino condusse un’attenta ricerca ma della durata di circa un mese e ben in contatto, tutto sommato, col resto della civiltà. In secondo luogo cambia anche la predisposizione con la quale i due vennero in contatto con la civiltà meridionale: se Levi infatti si apri a ogni suo influsso, riuscendo a sentire le verità sensuali e animalesche insite in quelle usanze primitive, l’accostamento di De Martino fu fin dall’inizio caratterizzato dal piglio dello studioso, riassumibile nella sua regola aurea: “ [ Nei viaggi nelle terre altre ] noi non possiamo mettere in causa il risultato fondamentale dell’Umanesimo di cui siamo, volenti o meno gli eredi: cioè la coscienza dell’origine e della destinazione umana di tutti i beni culturali, anche di quelli – anzi soprattutto di quelli – che includono in un modo o nell’altro il pensiero di un’origine o di una destinazione metastorica, extramondana, divina della cultura.”[10]Che, per carità, è un approccio estremamente fruttuoso e che in definitiva non si oppone ad una parziale empatia colle popolazione osservate ma che, nel momento in cui filtra le usanze di queste tentando di capirle razionalmente, si allontana dal penetrarne in un certo senso i sentimenti, il che si traduce in ultimo in una immersione culturale nel diverso di minor violenza, anche se senza dubbio più proficua dal punto di vista della chiara conoscenza. [1] Ernesto De Martino, La Terra Del Rimorso, Milano, Il Saggiatore, 2009, p. 43 [2] De Martino è indubbiamente uno degli ultimi a poter parlare di un Sud rimasto impermeabile o quasi, nei suoi strati più poveri, agli influssi culturali che attraversavano la penisola. Dopo di lui – dopo questa Terra Del Rimorso scritta nel 1961 – la diffusione capillare della televisione prima e di internet poi trarrà fuori anche il più piccolo paesino dall’isolamento culturale, omogeneizzando quella diversità che fece chiamare la Puglia l’India Nostra da alcuni missionari del ‘500 ( v. nota precedente ). [3] Il Sertum Papale De Venenis, che parlava del tarantismo e delle esplorazioni musicali usate già da allora per guarire il morso della taranta. È da notare che nel testo non si fa parola della localizzazione geografica di tale fenomeno, probabilmente perché la si dava per scontante ( Cfr. Ib. p. 255 ) [4] Il Serao acutamente scorgeva che “la causa della malattia non era da ricercarsi nella tarantola ma nei pugliesi, e che animali e malattie diverse entravano nella questione in obliquo, mentre i Pugliesi vi entravano in recto” ( Ib. p. 278 ) [5] Quali soggetti considerare come tarantati e pertanto esaminare fu uno dei primi problemi che si pose all’equipe di De Martino. Per non fare discriminazioni pregiudizievoli che avrebbero inficiato la correttezza dell’analisi, l’equipe decise di prendere come tarantati 19 dei 35 che nell’estate del 1959 si presentarono, tra il 28 e il 30 giugno alla cappella di San Pietro e Paolo per la celebrazione della cura in cappella della taranta. A questi ne furono poi aggiunte altri due da tempo ricoverati in ospedale, per uno dei quali l’attarantamento era stato realmente innescato dal morso del latrodectus tredecim guttatus( Cfr. Ib, pp. 63-64 ). [6] Al tempo della visita di De Martino la musica era stata però vietata all’interno della chiesa. …. [7] Del latrodectus tuttavia, nell’elaborazione della mitica taranta, era stata mantenuta anche la capacità di muoversi lunghe le fila della sua tela trasportato dal vento, caratteristica evidente di un ragno di piccolissime dimensioni e stazza che però nella mitologia popolare si riusciva a far combaciare col tozzo corpo della lycosa tarentula. [8] È esemplare il caso di Michele di Nardò e Giorgio di Galatone ( Ib. pp. 102-109 ) per i quali le danze terapeutiche furono vane, essendo probabilmente tanto opprimente il senso di frustrazione che permeava la loro esistenza da non poter essere allontanato dai momenti di sfogo delle tarante, per quanto intensi e prolungati questi fossero. [9] È emblematico il caso di quella attarantata che, non potendo più danzare, stava male tutto l’anno non potendo più svolgersi l’azione di contenimento e canalizzazione del rimorso proprio del tarantismo. Cfr.: “Giovanna ci riferì che quando le era consentito di ballare la crisi si scaricava nel ballo: fuori dalla stagione critica stava bene e ingrassava. Invece da quando il ballo le era stato proibito [ dai carabinieri per ordine dell’ufficiale sanitario, evidentemente erroneamente convinto che tale pratica fosse più dannosa che altro ] continuava a star male per tutto l’anno, malgrado gli estratti epatici e le iniezioni di clacio che i medici le avevano prescritto.” Ib. p. 120 [10] Ib. p. 42
  24. silent bob

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    se ti può aiutare, avendone visti parecchi di tornatore [casualmente], ha la tipica malinconia che solitamente s'abbina alla contemplazione imbelle. occhio e croce non missi niente, però forse il film va visto
  25. silent bob

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    dalla trama mi sembrava un qualcosa tipo: nessun rapporto con le donne, idealizzazione, scottatura. Dico proprio sentendone due righe di numero sulla trama, ho letto ora un pò più a lungo e mi sembra quello. Domani faccio un giro a roma, se mi dici che merita e che é anche di più casomai lo vedo
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