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Shito

Pchan User
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Tutti i contenuti di Shito

  1. Shito

    Rebuild of Evangelion

    La negazione. Il diniego. La formazione reattiva. Freud. (rispondevo ad Acromio) Nel migliore dei mondi possibili, Pangloss deve accettare che c'è candidamente da pensare a zappare il proprio orto. Magari ne verrà fuori un grosso ravanello. (Qui Voltaire per El Barto) Mari andava a scuola con Yui, in un extra del manga, e ne era anzi innamorata. Mother is the first other. Identificazione proiettiva. Interiorizzazione. Introiezione. Ritorno all'utero. Klein. Sempre. A tutti i children: avete avuto il vostro agognato panino per merenda, ora tornate a studiare le cose serie, che la ricreazione è finita. :-)
  2. Shito

    Rebuild of Evangelion

    Ah, quelli che secondo certi esperti sono materiali interni che contengono le indicazioni di riferimento per le edizioni straniere. Tradotti male, poi. LoL. L'invenzione. L'ignoranza. La combo.
  3. Shito

    MANGA&ANIME Sul Serio

    È seriamente tutto a caso. Mi ero da poco fatto una doccia, da cui i capelli bagnati, e addosso preferivo qualcosa di più leggero. :-)
  4. Shito

    Star Comics After Kappa Boys

    不機嫌  in genere il primo kanji 不 ("fu", nei composti) serbe a negare quanto segue, come le particelle prefissali nostrane che iniziano con in-. Esempio: 不思議 "fushigi", che i mari di Nadia, viene in genere intesto e reso come "meraviglioso" nel senso di "misterioso" (il senso originale di "meraviglioso", che causa meraviglia perché supera i limiti della comprensione umana, non "più bello di bellissimo", cfr le meraviglie spaventose di cui il "paese" di Alice), ha in se il concetto di fu-shigi, ovvero in-congetturabile, o volendo im-perscrutabile (come le vie del Signore): incomprensibile al di là dell'umano tentativo. Bello, no? Ce ne sono tanti, soprattutto nei linguaggi tecnici ci sono florilegi di fu-qualcosa, Eva me ne ne diede un itero listino (soprattutto cose terminanti con 不能 - "funou" - "impossibilitato", come Maya-chan ben sa: 制御不能 -> seigyo-funou, controllo impossibilitato/impedito -> "fuori controllo", che no, non è "bousou" 暴走, [stato di] furia). In "fu-kigen" si ha "kigen" che sarebbe il buon umore, quindi negandolo hai "fukigen" che è di cattivo umore. Anche "imbronciata", come diceva Garion, o "scontenta", ecc. :-)
  5. Shito

    Star Comics After Kappa Boys

    Sì, concordo. Feci a suo tempo delle ricerche un po' approfondite, e di mio concordo pienamente.
  6. Ho qui molto da leggere e rileggere, ancor più da pensare e ponderare. Potresti per favore fornirmi qualche elemento (e sparso e sporadico mi basterà) per contestualizzare? Grazie in anticipo.
  7. Shito

    Otaku no Thread

    Si torna sempre ai misteri eleusini, vero... Nemo? :-)
  8. Astaneta, tocchi una questione a cui ho già risposto molte volte. Se vuoi posso cercarti dei link. SI tratta di un "effetto collaterale", ovvero "se solo una persona guida dritto, la norma è la guida scomposta, e quindi la guida dritta sarà riconoscibile come un tratto di quella sola persona". Se già in ambito accademico e/o letterario c'è chi la "pensa più o meno come me", ma è in netta minoranza, nell'ambito del più "vile" intrattenimento è possibile che io sia quasi unico e solo, più che raro. Può darsi, non so. La cosa non mi tocca comunque. Non faccio nessuna cosa che faccio perché altri, siano essi tutti, molti, qualcuno, pochi, nessuno, la validino. Faccio quel che faccio perché lo reputo giusto "in quanto tale" in base al mio pensiero. Questo non significa che io non consideri il pensiero altrui: lo considero in quanto tale, ma non gli attribuisco alcun valore assoluto. I ogni caso, anche la "riconoscibilità dell'adattatore" (nel caso: effetto collaterale dei fatti) è per me un elemento del tutto insignificante affine quasi al gossip. In un mondo in cui tutte le traduzioni fossero semplicemente corrette, neppure varrebbe citare il nome del traduttore. Egli è solo l'interprete linguistico del contenuto autoriale primo, vero il lettore secondo. Tertium non datur. Che il mio lavoro "spicchi" è – per me – solo il trisate segno di quanto l'ambiente in cui opero sia – a mio dire – tutto sbagliato a livello di mentalità. Non è un problema, è solo un peccato. Me ne feci una ragione molti molti anni fa. Anche l'esistenza di un oceano non cambia la natura di una goccia che vi si ponga dentro, quando il liquido di cui è composta non è solubile in quell'altro.
  9. Wow, chissà come ho fatto a sbagliarmi a livello di topic. °_°
  10. Ho registrato lo stesso dato. L'onestà del tuo tentativo rimane a tuo merito. La mia speranza pure.
  11. AkiraSakura: sull'ultima cosa ha già risposto Ejisonta tanti anni fa. Però lo spunto che prendevo io non era quello di una recensione specifica, quanto di un discorso di immaginifico, dei suoi cliché di genere, e della differente sessualizzazione di quelli.
  12. Ok, seppellisco anche io l'ascia di guerra contro roger e attendo il suo commento per darvi ulteriore seguito.
  13. Più che "essere", se mi permetti, "esserci". Quindi il mio consiglio (a me stesso e a tutti) è di dare seguito alla parte preponderante, e ottima, del post - quella che tu stesso descrivevi come "andare benissimo". Come scrivevo in altro post, nel dialogo le frizioni ci sono, le persone si offendono, e raramente rinunciano al 100% a controbattere alle provocazioni. Questo crea una catena infinita. Quindi, io dico, lasciamo la parte brutta e minoritaria, giacché qui non siamo in un'aula di tribunale penale e non c'è giudice monocratico a sancire chi abbia (o avesse) ragione e torto, e tiriamo dritto lungo lungo la parte maggioritaria e di valore del dialogo. In questo modo, l'acredine si estinguerà. Il discorso sulla differenza degli stereotipi di genere, e sulle loro sessualizzazioni (non è la stessa cosa) è molto interessante, secondo me. Questa è una "chiamata alle penne" per chi sente di avere qualcosa di sensato da aggiungere al dialogo, che poi di-alogo non è. :-) Mi riprometto di fare io stesso altrettanto dopo aver rimuginato un altro po'. Su questo concordo molto molto fortemente. In ogni tempo in ogni luogo e per tutti (me incluso). Grassetti miei. Grazie Shu.
  14. Non so se si fosse notato, ma nella pagina del prodotto su Amazon è stato inserito il bel trailer italiano (identico all'originale giapponese): https://www.amazon.it/Shinko-Millenaria-Edizione-Limitata-Booklet/dp/B08X8FF8MW Comments welcome! :-)
  15. Ah, la differenza tra la fotografia in b/n e a colori... è un argomento su cui ho pensato tanto (e studiato poco, come sempre). Come dicevamo in shoutbox per l'importanza della luce e della sua impostazione nel cinema, ovviamente noi sappiamo che "foto-grafia" è "scrittura della luce", perché qualsiasi cosa di "ottico" è segnale ottico. Naturalmente dire "fotografia statica o dinamica" è una grossa differenza, o anche dire "in bianco e nero o a colori", ma di mio non posso evitare a tornare ancora più indietro risalento agli studi sulla luce che facevano i pittori (alcuni) perlomeno dal primo rinascimento, sto pensando a Leonardo soprattutto (M, perdonami!). Credo che tra bianco e nero e colore, oltre alla diversità tecnica di realizzazione e alla diversità di resa finita, permanga anche una diversità a livello di "tipo e quantità di informazione [grafica] veicolata dall'immagine", una cosa più legata alla percezione (psichica) del fruitore dell'immagine stessa, e del suo contenuto. Tu che ne pensi, Shu? :-)
  16. Tu lo sai, vero, che proprio in quella l'anziano Eugenio parlava di "pupille non offuscate"? Quando feci la stessa identica scelta di matrimonio semantico, io non lo sapevo. Giurin giurello. L'italiano è bello. Anche a casa di Shitarello. :-D
  17. Ho letto – per ora solo sommariamente (per ora) – svariati post con parti che vorrei citare. Giusto per enfasi e per verità. Magari lo farò. Per ora vorrei sottolineare il cruciale fatto che l'Iliade è totalmente shounen, quasi Jumpista, mentre sotto sotto l'Odissea è sottilmente shoujo, in realtà. E come lorsignori ormai sapranno, dico sempre stupidaggini ma sempre sul serio. :-D (grassetti miei) Io non so cosa la prima poster che ho citato qui intendesse con la parte che ho grassetato, ma invero vi leggo del tutto concordi sull'unica cosa davvero importante. Secondo me. Per di più: Questa è una delle cose più vere, mature, oneste e genuine che io abbia mai letto qui, o altrove, da Shuji, o da altri. Poi: Quindi mi ritiro in buon grado, ho apprezzato tantissimo i post di voi entrambi, e soprattutto ne ho apprezzato la combinazione. Quando si è adulti è davvero difficile comunicare con piena disposizione alla lettura pura dell'altro, perché ciascuno è già ricoperto di ferite e lividi, e ci si urta continuamente su punti sensibili. Ma io credo che ne valga comunque la pena, e credo che il vostro dialogo notturno l'abbia dimostrato. All'Insalata di Funghi posso solo far notare che neppure la verità dovrebbe portare a infierire sull'onestà. Se parli di nevrosi, credo che il vivere in una società umana reale non possa esserne avulso. Lo diceva splendidamente Akutagawa, che ahinoi fece una fine meno splendida. Il punto è trovare un modo di resistere alle proprie nevrosi senza portarle a essere psicosi, e di mezzo c'è proprio quell'area "borderline" che va tanto di moda sugli ultimi DSM quanto negli articoli di psichiatria take-away. Quindi secondo me il punto del punto è sempre sforzarsi di fare in modo che il confronto sia proficuo per noi E ANCHE per gli altri. È molto difficile, ma bisognerà pure trovare una ragione per godersi l'invecchiamento, no? :-)
  18. Cosa che avevo trovato molto ben espressa da Natsume Souseki in un suo romanzo che tengo ancora citato nella signature. Niente di bello, comunque. In giro vedo molto poco amore e molta confusione. Tanta solitudine, scarsa riflessione. L'altro dì dinanzi al fonte battesimale di una vecchia vecchia abbazia ho avuto l'epifania di capire il senso vero del peccato originale, dell'abluzione, della sottomissione. O si pensa, o si crede. Si incomincia a pensare con l'emancipazione. E ci si ritrova tragicamente soli. Colui che pensa da sé stesso e per sé stesso non ha che sé stesso. Per sopravvivere a questo peccato mortale si torna a rimettersi all'idea di una divinità, che poi è regola di una comunità. Per sopravvivere. Al sé. Mi sa che Francesco aveva dovuto patire la colpa di un omicidio per capirlo, anche lui era un viziato. Tutto sommato sono stato di nuovo fortunato. (E la mia tendenza all'allitterazione aumenta, sarà il fascino della canzone che mi tenta.)
  19. Il vero titolo di questa canzone (parodia di un SuperSentai, bgm di un videogioco di combattimento) è Binbou Ningen Kannenaijar, ovvero: Umano Indigente Squattrinanger.
  20. Vedi, è un fatto che le persone sono diverse. Questo rende difficile ogni forma non dico di convivenza, ma proprio di comunicazione. Soprattutto in un momento storico di grande libertà apparente, in realtà un momento di estrema deresponsabilizzazione delle proprie azioni finché mosse all'interno del seminato (da altri), queste difficoltà diventano sempre più stridenti. Infatti, e non lo dico pensando che sia cosa buona, ri-citandoti: "se non si prende sul serio nulla di quanto dite e vi si accetta per come siete, ha anche degli aspetti divertenti." più che la descrizione del Pchan mi pare la descrizione della società contemporanea, ovvero la società della coabitazione e discomunicazione di persone profondamente individualistiche, ovvero profondamente sole, ovvero profondamente antiempatiche l'una con l'altra. La società in cui a nessuno importa davvero di nessun altro con cui si relaziona, ma ci si passa il tempo lo stesso. La società del disamore. La nostra società. Una società in cui, quasi diciotto anni fa, una ragazzetta mi disse "molti amici, molta solitudine", e mi diede da pensare. Spesso si invecchia senza rendersi conto del mondo che ci cambia tutto intorno, ed è uno dei miei molti difetti connaturati. Alla fine tutto quello che resta è ritagliarsi uno spazietto in cui si riesca a essere sé stessi senza rendersi proprio troppo insopportabili al tessuto in cui ci si muove. Personalmente vivo così, con questa lucida coscienza, fin dalle elementari. Almeno questo. Guarda anche qui, è ovvio che io vengo spesso preso come un moralizzatore, come un predicatore, come uno sempre pronto a far sentenziosi sermoni su ogni cavolata, perché la mia natura è quella di cercare la serietà anche nelle stupidaggini. Aborro la frivolezza, schivo il "divertimento". Questa è pressoché una rottura costante e sembra davvero l'esatto contrario di questo mondo e di questo posto, nevvero? Vedi bene questo stesso post che sto scrivendo! Eppure sono ancora tollerato. A volte con più frizione, a volte con meno frizione. E di nuovo, anche le altre persone sono tutte diverse. Qualcuno non mi regge, qualcuno mi trova strano, qualcuno forse pensa persino che io sia interessante? Vale per tutti. Tanto "adattarsi" non significa "omologarsi" o "uniformarsi". Anche provandosi a sembrare quel che non si è non solo ci si fa del male, ma si otterrebbe un risultato ancora peggiore con il prossimo. Dunque credo che la cosa importante sia avere sempre l'onesta, genuina convinzione che quando si mette in atto una comunicazione interpersonale questa possa "fare del bene" non solo a noi, ma anche all'ideale ricevente. Ovviamente si può sbagliare e si sbaglierà mille volte, ma l'onestà di base è per me prerequisito al tentativo. Altrimenti: silenzio. Questo è il mio modo di non "usare" il prossimo, ma di "usare" me stesso mentre cerco di sopravvivere a me stesso. :-) Buona continuazione e adattamento, che poi sono sinonimi. Ti trovo una persona intelligente e spero di continuare a leggere il meglio di te. Il peggio di ciascuno di noi, dobbiamo imparare tutti a gestirlo.
  21. Non ti ingannare, AkiraSakura è una persona tanto più giovane quanto più colta di me. Lui legge molto e per davvero, si è educato a questa capacità. Io al contrario sono più che altro un filibustiere che può forse, talvolta, quando è fortunato, proporre – in maniera più o meno sgraziata e sgradevole – giusto qualche spunto di un qualche valore. Dalle mie parti c'è un detto: "certe volte uno stupido può aprirti la mente". Io sono quello stupido, ma le "certe volte" non potranno mai essere più che pochine. Bisogna accontentarsi. A volte chi riesce a sopportarmi ne cava fuori anche qualcosa di buono, per sua propria virtù.
  22. AkiraSakura: quello che descrivi è il mondo sociale che spaventava Takahata, e che secondo lui portava allo "scoppiare" delle psicologie. Pensando a una società che si chiama ormai "del disagio" o "borderline", credo avesse ragione. Semplicemente.
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