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Shuji

Troll
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Tutti i contenuti di Shuji

  1. Shuji

    Trollate Random

    Sentite, ma che piffero di microfono aveva sto cellulare?
  2. Shuji

    Trollate Random

    Io quale sarei?L'aguglia di mare?Comunque,il tuo fare mi inquieta.Sei troppo incline alla deriva girellara.Che la vecchiaia abbia finalmente avuto il sopravvento?Sei forse tu colui che ha comprato l'intero stock di Astrorobbo di Roma? Nel caso: ,è l'unica risposta corretta da darti.Cosa significhi?E io che ne so? In un topic del genere e' tutta na trollata
  3. Shuji

    Transformers - Dark of Michael Bay

    Solo il pensiero fa' veni' l'emicrania
  4. Shuji

    Trollate Random

    (ne ho presi insieme uno di lago e uno di mare, so' un dio )
  5. Shuji

    Trollate Random

    Si ma solo se lo ridoppia Malaspina! Ciao! Gia' che ci siamo, sei pure tu fan di Ivo de Palma? Che bello avere interessi comuni! Io sono un devoto combattente delle Diviche! Compare! Anche Fencer li' e' uno dei nostri. In quest'immagine ci sono io che parlo con lui: che pesca!
  6. Shuji

    Trollate Random

    Si ma solo se lo ridoppia Malaspina! Ciao! Gia' che ci siamo, sei pure tu fan di Ivo de Palma?
  7. Tze. I veri adoperano solo case Shuttle, come il modello D1000H e mini display touchscreen integrato (Shuttle D1000H oppure i piu' basici, come la serie H7 o il mini X (Shuttle H7 - X e vari ), altro che.
  8. Shuji

    Trollate Random

    Ciao, anch'io mi sono appena iscritto. A me piace un sacco Evangelion, a te?
  9. Shuji

    Trollate Random

    Però Sakura che cammina sulla spiaggia non è tanto male, dai Lo stiamo perdendo
  10. Shuji

    ROBOGEISHA (???)

    Andrebbe proiettato nelle scuole (materne) Sono proprio questo tipo di film che mancano in Italia Un po' quei film dei trailer di Grindhouse/Planet Terror, quelli che e' possibile vedere anche facendo un gran casino in sala tra amici; solo ad hkong e in misura limitata in Giappone se ne possono uscire con questi gioiellini
  11. Shuji

    ROBOGEISHA (???)

    Lo stavo per postare io ieri CAPOLAVORO
  12. Shuji

    Trollate Random

    Non me n'ero accorto
  13. Salve, qua Spader

  14. Shuji

    Transformers - Dark of Michael Bay

    http://www.badtaste....=8588&Itemid=94 Quote Qualche settimana fa Megan Fox ha parlato del proprio ruolo in Transformers: La Vendetta del Caduto, dell'impegno recitativo che ci ha messo e del talento di Michael Bay nel trovare gli attori: Avete visto a malapena il 7% della mia abilità nel recitare. Nel nuovo Transformers, ci ho provato. Ma a meno che tu non sia un veterano, lavorare con Michael Bay non è una esperienza recitativa. (...) La gente è ben conscia del fatto che questo non è un film con grandi prove di recitazione. Una volta realizzato questo, ti diverti di più perché ti cali di più nel personaggio e ti dici: 'Ok, so cosa fare quando dice CIAK! Correre o urlare, o entrambe le cose!' :lolla: :lolla: Quote Qualche giorno fa, la risposta di Michael Bay al Wall Street Journal, a dir poco gelida: Beh, quella è Megan Fox. Dice cose molto ridicole perché ha 23 anni e deve crescere. Alzi gli occhi al cielo quando leggi cose così, e dici "Ok Megan, fai quello che vuoi. Ho capito." Ma sono al 100% in disaccordo con lei. Nicolas Cage non era un grande attore quando lo feci recitare, né Ben Affleck prima che io lo volessi in Armageddon. Shia LaBeouf non era una star prima che facesse Transformers - poi è esploso. Non parliamo di Will Smith o Martin Lawrence in Bad Boys. Nessuno al mondo conosceva Megan Fox prima che io la mettessi in Transformers. Mi piace pensare di avere una certa fortuna nel trovare attori e costruire la loro carriera. Il che è verissimo, il piccolo problema è che la Fox non parlava di diventare star, quanto quello di recitare parti impegnative, dar prova di grandi doti recitative nei suoi film. E sembra che questa cosa abbia colpito Bay: Ho parlato con alcuni grandi attori per fare qualcosa di completamente nuovo. Una commedia dark, piccola, una storia vera, con gli attori impegnati a recitare, senza effetti visivi. Sono stanco degli effetti visivi per ora. :pazzia: :porcodance:
  15. Quote Quote Quote Quote il ritorno all'origine, alle sceneggiature di Yokoyama e soci (fine anni 60 inizi anni 70). ecco, io questo non capisco se si parla di otaku. certi elementi delle opere "antiche" vengono modernizzati passando per un opportuno processo di codifica-elaborazione-ricodifica; mi sembra qualcosa che in realtà è sempre esistito (ugualmente accadeva per il canovaccio narrativo degli antichi scrittori). perciò forse è la maniacalità, non solo autoreferenziale ed estetica, ad essere il fulcro del discorso, non tanto il processo in sè. il voler inserire una citazione, sia essa fine a sè stessa o come contenuto rielaborato, è solo una citazione o un sintomo da otaku? inoltre il ripescare quelle sceneggiature, per me, potrebbe essere una necessità. nel senso che a distanza di tempo si può usarle per esprimere lo stesso messaggio in un modo attuale, così da renderlo più accessibile. qualcuno lo chiama sfruttamento, altri forse otakuismo... non ce sto più a capì 'na mazza E' una sfumatura. Poniamo un esempio che comunque e' palese per tutti; in "urusei yatsura" una delle cose (per me) piu' interessanti e' il continuo richiamo all'iconografia giapponese, come soprattutto ai vari kami, prendi ad esempio Benten (uno degli dei della fortuna), riportando tali suggestioni in un ambito mediale quale l'animazione, con una caratterizzazione personale e particolare. Poniamo che in futuro si faccia riferimento piu' alla Benten della Takahashi, rispetto all'originale. Non staresti facendo una citazione, in quanto stai facendo riferimento al personaggio della Takahashi, piuttosto che all'originale, ma daresti una valenza quasi primigenia e neo-originaria al personaggio dell'autrice in questione. In questo discorso di piena autoreferenzialita', oltre alla perdita del 'significante' dietro gli intenti del personaggio della Takahashi, si smarrisce oltretutto il *senso* della rappresentazione mediale quale l'animazione, che con l'incrocio di differenti mezzi di comunicazione tende a valorizzare e richiamare un kami, non un personaggio di un anime in se'. Gli anime giapponesi, come del resto i film e ogni altra esperienza narrativa mediale anche di altri popoli e nazioni, hanno avuto l'ottimo risultato di 'esportare' il punto di vista tipico e peculiare di una nazione, col tramite delle sue espressioni culturali. Se invece proseguiamo col discorso della piena autoreferenzialita', quello che si 'esporta' non e' cio' che si cela dietro una rappresentazione, ma la rappresentazione in se' stessa, e questo porta ad un discorso di piena sterilita' culturale. Oltre che condurre artisticamente ad un discorso di sterillita' creativa e rappresentativa. In pratica sta accadendo che con il passare del tempo talune rappresentazioni di prototipi stiano diventando sempre piu' archetipi, in qualche modo di natura stratificata e differenziata rispetto a quanto esistente e sedimentato nell'immaginario collettivo; il risultato altro non potra' essere che di un impoverimento dei riferimenti, che non hanno e non potranno mai avere le medesime valenze primigenie originarie delle istanze archetipe originali. Il risultato e' quello di una tipizzazione delle istanze culturali che le porta ad essere concorrenti o sovrapponibili alle varie mode del periodo; e la cultura che diventa 'moda' del tempo corrente, e' realmente qualcosa di terrificante, specialmente in quanto azzererebbe qualunque punto di riferimento concreto e reale per edificare qualcosa di poco piu' di un nuovo braccialetto di perline. uhm. in pratica dici che si tratta di una semiosi illimitata ma volutamente modellata nella forma di una spirale relata ad un numero finito di significanti. l' interprete e' quindi l' artefice di tale giUoco. Penso di aver capito che intendevi
  16. Quote Quote il ritorno all'origine, alle sceneggiature di Yokoyama e soci (fine anni 60 inizi anni 70). ecco, io questo non capisco se si parla di otaku. certi elementi delle opere "antiche" vengono modernizzati passando per un opportuno processo di codifica-elaborazione-ricodifica; mi sembra qualcosa che in realtà è sempre esistito (ugualmente accadeva per il canovaccio narrativo degli antichi scrittori). perciò forse è la maniacalità, non solo autoreferenziale ed estetica, ad essere il fulcro del discorso, non tanto il processo in sè. il voler inserire una citazione, sia essa fine a sè stessa o come contenuto rielaborato, è solo una citazione o un sintomo da otaku? inoltre il ripescare quelle sceneggiature, per me, potrebbe essere una necessità. nel senso che a distanza di tempo si può usarle per esprimere lo stesso messaggio in un modo attuale, così da renderlo più accessibile. qualcuno lo chiama sfruttamento, altri forse otakuismo... non ce sto più a capì 'na mazza E' una sfumatura. Poniamo un esempio che comunque e' palese per tutti; in "urusei yatsura" una delle cose (per me) piu' interessanti e' il continuo richiamo all'iconografia giapponese, come soprattutto ai vari kami, prendi ad esempio Benten (uno degli dei della fortuna), riportando tali suggestioni in un ambito mediale quale l'animazione, con una caratterizzazione personale e particolare. Poniamo che in futuro si faccia riferimento piu' alla Benten della Takahashi, rispetto all'originale. Non staresti facendo una citazione, in quanto stai facendo riferimento al personaggio della Takahashi, piuttosto che all'originale, ma daresti una valenza quasi primigenia e neo-originaria al personaggio dell'autrice in questione. In questo discorso di piena autoreferenzialita', oltre alla perdita del 'significante' dietro gli intenti del personaggio della Takahashi, si smarrisce oltretutto il *senso* della rappresentazione mediale quale l'animazione, che con l'incrocio di differenti mezzi di comunicazione tende a valorizzare e richiamare un kami, non un personaggio di un anime in se'. Gli anime giapponesi, come del resto i film e ogni altra esperienza narrativa mediale anche di altri popoli e nazioni, hanno avuto l'ottimo risultato di 'esportare' il punto di vista tipico e peculiare di una nazione, col tramite delle sue espressioni culturali. Se invece proseguiamo col discorso della piena autoreferenzialita', quello che si 'esporta' non e' cio' che si cela dietro una rappresentazione, ma la rappresentazione in se' stessa, e questo porta ad un discorso di piena sterilita' culturale. Oltre che condurre artisticamente ad un discorso di sterillita' creativa e rappresentativa. In pratica sta accadendo che con il passare del tempo talune rappresentazioni di prototipi stiano diventando sempre piu' archetipi, in qualche modo di natura stratificata e differenziata rispetto a quanto esistente e sedimentato nell'immaginario collettivo; il risultato altro non potra' essere che di un impoverimento dei riferimenti, che non hanno e non potranno mai avere le medesime valenze primigenie originarie delle istanze archetipe originali. Il risultato e' quello di una tipizzazione delle istanze culturali che le porta ad essere concorrenti o sovrapponibili alle varie mode del periodo; e la cultura che diventa 'moda' del tempo corrente, e' realmente qualcosa di terrificante, specialmente in quanto azzererebbe qualunque punto di riferimento concreto e reale per edificare qualcosa di poco piu' di un nuovo braccialetto di perline.
  17. Quote Regà, non riesco a stare dietro al thread, quindi rispondo ogni tanto e non esaustivamente. Così è, se vi pare. Quote Quindi in realta' una differenziazione potrebbe essere anche piu' evidente dal fatto che se la 'prima' generazione aveva spinte contaminative (e questo alla fine e' scontato per ogni tipo di rappresentazione artisica), l'afflato rielaborativo e personalizzante della contaminatio ha prima lasciato spazio ad un'istanza sincretica in nuce, per poi sostituire la contaminatio con un sincretismo asettico tout court, ed alla fine limitarsi alla rielaborazione autoreferenziale di quanto gia' realizzato unicamente nell'ambito mediale di turno (carta stampata o animazione)? Lasciami fare una battuta: sono abbastanza d'accordo con ciò che dici, ma ti rendi conto che sei riuscito a far sembrare semplice la prosa di Cacciari? E' che mi affascina il discorso sincretico allacciato alla valenza che ha avuto tale percorso per gli otaku. Un certo 'sincretismo brutale', avvicinando elementi di varie culture in aperta contraddizione tra di loro, ha realizzato un vero e proprio effetto di rottura degli schemi e di creazione di 'altro', e anche di una vera e propria 'arte sincretica', non solo a livello iconografico/religioso (e qua si potrebbe parlare a lungo della connotazione anche fortemente estetica di una lingua quale il giapponese), fino a realizzare una sorta di 'neosincretismo' o arte sincretica. Questo e' in realta' un percorso di innovazione e di rielaborazione, senza lo strato di 'assimilazione' di elementi dati dalla contaminazione, io la reputo quasi una 'fase successiva a questo. Parrebbe invece che tale "itinerarium mentis in altera rem" in quel del Giappone, tra gli otaku, abbia portato non ad una 'frattura' dalla contraddizione in termini socio/culturali, ma rispetto a tali elementi, un 'ritorno' a quanto elaborato gia' in precedenza da altri, con una ulteriore fase di elaborazione post-originaria che da' ad esse una certa valenza primigenia originaria; passando da 'elaborazione di elementi in chiave personale' a 'riconoscimento di fonte originaria'. Distogliendo quindi del tutto lo sguardo dal riferimento cui quelle opere si rifacevano, esse stesse sono diventate di per se' fonte originaria e primigenia. Lo trovo interessante e particolare come discorso.
  18. Shuji

    Febbre da Remake...

    Stanno a fa' un film su ASTEROIDS... non conosco portata abbastanza ultima o fondo abbastanza insondabile tali da porre insieme le due frasi: "sono alla frutta" e "hanno toccato il fondo".
  19. Shuji

    Trollate Random

    Quote Quote ma con il filmato in spoiler... ho la pwnata definitiva e assoluta Occhio ai deboli di cuore. Io ho avvisato. Spoiler Una sola parola, vergogna. E' troppo avanti
  20. Quote Infatti la differenza tra la prima generazione di otakuzoku e le successive sta proprio nell'autoreferenzialità di queste ultime. Ovviamente una 'prima' generazione non può essere autoreferenziale, perché dietro di sé non ha il sé a cui riferirsi. Quindi certo Miyazaki, che è uno zero-gen, si riferiva a cosa? Alle sue passioni da otaku per aerei, design, letteratura per l'infanzia europea, letteratura fantasy occidentale. Soprattutto a questo. Quindi contaminatio e variatio, ed ecco che da i romanzi della LeGuin, più un sacco di altre influenze, vien fuori Nausicaa. La creazione culturale è più spesso che no ibridizzazione culturale. Prima di iniziare a esprimersi, si tratta sempre di 'mettere dentro di noi' un bel serbatoio di immaginifico, è del tutto naturalmente umano. La generazione di Anno (first gen) aveva nel suo serbatoio un sacco di roba. Principalmente la sci-fi occidentale E orientale, scritta E filmata E animata. Un serbatoio enorme, perché erano otaku (fagocitatori di livello). Quindi quando poi lui ha iniziato a raccontare, dentro c'erano le influenze di Crichton sulla scienza bipenne, soprattutto (un assonanza che per natura deve colpire la mens nipponica, è ovvio), ma anche tutta la filmografia di daikaijuu by Toei. C'era la letteratura di Murakami Ryu e i film di Okamoto Kihachi. C'era la passione per i treni. C'era tutto questo. Perché erano otaku first-gen con interessi vari, e fondati sul consumo di media vari. Questa generazione non è autoreferenziale in senso sterile, ovvero parla soprattutto 'agli altri otaku', come creando un dialogo un po' a sé stessi, ma questo è anche naturale per chi abbia un occhio interiore molto sviluppato sulle proprie stesse problematiche psicologiche. Il che potrebbe andare benone. L'autocitazionismo Gainax è fanservice di lusso, e autoaffermazione di identità, e non è l'araldo di una sterilità comunicativa. Perché ogni opera Gainax non si riduce a quell'autocitazionismo, anzi. L'autoreferenzialità sterile comincia semmai con la seconda generazione, la generazione di quelli che compravano le VHS e LD a partire -diciamo- dai tempi di Top wo Nerae (fine ottanta, insomma). Consumava quelli E POCO ALTRO, è questo il punto. Gli otaku incominciavano ad avere la pappa pronta, piatti cucinati apposta per loro. E non so quanti di questi siano passati al lato produttivo/creativo, dico fuori dal circolo doujin. Quindi in realta' una differenziazione potrebbe essere anche piu' evidente dal fatto che se la 'prima' generazione aveva spinte contaminative (e questo alla fine e' scontato per ogni tipo di rappresentazione artisica), l'afflato rielaborativo e personalizzante della contaminatio ha prima lasciato spazio ad un'istanza sincretica in nuce, per poi sostituire la contaminatio con un sincretismo asettico tout court, ed alla fine limitarsi alla rielaborazione autoreferenziale di quanto gia' realizzato unicamente nell'ambito mediale di turno (carta stampata o animazione)?
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