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Anarchico in prova


granelleschi

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Non so se la storia che ho raccontato sia un sogno o sia stata realtà. Io l'ho riportata così come l'ho trovata. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate voi. Di cosa parlo? Anarchico in prova. Appunto. Ho scritto questo libro per dire come vorrei che il mondo fosse, ma forse in quell'altra dimensione la realtà è veramente come l'ho descritta. Un mondo senza leggi, dove tutto è fatto di comune accordo e dove bastano poche ore di lavoro per condurre una vita agiata. Il libro è edito da Davide Zedda. Son convinto che valga la pena leggerlo. A voi, poi, decidere se il protagonista ha solo sognato, oppure, per un caso misterioso, ha veramente varcato la soglia che lo ha portato in un'altra dimensione. Fatemi sapere

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Cioé questo s'è registrato per spammare il SUO libro?

 

Allora deve essere proprio un'idiozia.

 

Ma poi:

 

Non so se la storia che ho raccontato sia un sogno o sia stata realtà. Io l'ho riportata così come l'ho trovata. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate voi. Di cosa parlo? Anarchico in prova. Appunto. Ho scritto questo libro per dire come vorrei che il mondo fosse, ma forse in quell'altra dimensione la realtà è veramente come l'ho descritta. Un mondo senza leggi, dove tutto è fatto di comune accordo e dove bastano poche ore di lavoro per condurre una vita agiata.

 

Il 'capitolo di Lucignolo' non era già parte del classico di Collodi? :rotfl:

Modificato da Shito
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Non è su aNobii sicchè, per quanto mi riguarda, non esiste. :snack:

 

 

Tuttavia ci sono alcuni libri della mia scarna libreria, non dell'ultima ora come questo qui sopra, non presenti su anobii. Conoscendo Anobii poi, dovresti sapere che i libri vengono aggiunti in continuazione, ed è più che normale che un libro di nicchia non compaia immediatamente.

 

 

E-penis o meno, la tua libreria più questo giudizio sono solo prova di stoltezza.

 

 

 

Mmmh, d'accordo col giudizio di Shito riguardo il il capitolo di Lucignolo in Pinocchio, tuttavia beh già è un libro che apre a possibili discussioni.

 

L'ultimo libro sponsorizzato qui da un utente del forum, il libro di Calvin intendo, era semplicemente una boiata assurda.

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Conoscendo Anobii poi, dovresti sapere che i libri vengono aggiunti in continuazione, ed è più che normale che un libro di nicchia non compaia immediatamente.

Certamente.

Il fatto che abbia inserito una faccina, unito al palese intento spammatorio del primo post del presente thread, credevo facesse intuire l'ironia a chiunque leggesse il mio post.

 

E-penis o meno, la tua libreria più questo giudizio sono solo prova di stoltezza.

Non so cosa sia un "e-penis", presumo un emoticon, comunque: ti riferisci a me quando scrivi di stoltezza?

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Conoscendo Anobii poi, dovresti sapere che i libri vengono aggiunti in continuazione, ed è più che normale che un libro di nicchia non compaia immediatamente.

Certamente.

Il fatto che abbia inserito una faccina, unito al palese intento spammatorio del primo post del presente thread, credevo facesse intuire l'ironia a chiunque leggesse il mio post.

 

E-penis o meno, la tua libreria più questo giudizio sono solo prova di stoltezza.

Non so cosa sia un "e-penis", presumo un emoticon, comunque: ti riferisci a me quando scrivi di stoltezza?

 

Uh, capito, sbagliato io.

 

Cmq granelleschi non spamma, mi pare d'aver capito sia il padre di kobayashi e si ebbe qualche discussione con lui, che però scriveva col nick del figlio, qualche tempo fa. Mi pare postò la prima volta una notte d'estate verso le tre. Discussioni riguardo anarchia e affini, ha spammato solo a metà perlomeno.

 

Sbagliato cmq io, solo che dato il clima presente nel forum tra molti membri le risposte migliori sono quelle come la suddetta.

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Se è una persona adulta, a parlare in quel modo, a parlare d'anarchia, allora è ancora più preoccupante.

 

Non la si riprende più.

 

Pensa che suddetta persona, oltre a essere mio padre c'ha pure quasi 66 anni. E' evidente che, salvo miracoli, è irrecuperabile. :giggle:

Cmq, l'idea di parlare del suo libro quì su pchan è stata in larga parte mia. Non tanto per spammare, quanto per impegnarlo in qualcosa (data la sua età, e il fatto che è in pensione, non è che abbia molto da fare. E di anime e manga non è certo un esperto).

Quel libro cmq, al prezzo a cui viene venduto, per me (e anche per lui) è un furto.

Cmq gli farò sapere che ci sono state delle risposte al topic che ha aperto (mi pareva un pò deluso dal fatto che all'inizio a rispondergli sia stato solo io).

Cosa e se risponderà non lo so, anche perchè a quotare e quant'altro non è che sia proprio un campione (per non dire che non ne sa una mazza :happy: ).

 

@Shito: Malgrado la tua impressione iniziale, penso che possano esserci dei punti di contatto tra di voi (poi magari mi asbaglio :happy: ).

 

Vediamo come e se prosegue la discussione...

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Vediamo se, come dite voi giovincelli, ci ho capito una mazza. A dire il vero, è un modo di dire alquanto stantio. Si usava anche ai miei tempi. Intendo dire, quando anch'io ero un giovane imberbe, perché, nonostante l'età, questi di tempi, sono ancora anche i miei. Cercherò di andare con ordine. Secondo qualcuno, data l'età, parlando di anarchia, io sarei irrecuperabile. Sono sempre stato curioso, così, anche in questo caso, mi piacerebbe sapere perché dovrei essere recuperato, da chi e da che cosa. Mi piacerebbe anche sapere, una volta, se fosse possibile, recuperato, dove dovrei essere portato. Scherzi a parte. Perché non dovrei poter parlare di anarchia? E', forse un argomento sorpassato, o si ritiene che uno della mia età non ne può sapere niente. Se c'è qualcuno che ne sa qualcosa e ha delle idee in proposito, mi piacerebbe conoscerle. Siano esse favorevoli o contrarie. Come il protagonista del racconto che ho narrato nel mio libro, anch'io aspiro all'anarchia. Sottolineo aspiro. Se dicessi che lo sono, sarei presuntuoso. Lo confesso. Di anime e manga, non ne so nulla. Sono della generazione di Orlando che combatteva i saraceni per gli occhi della bella Angelica. Eppure un personaggio della mia infanzia l'ho ritrovato nei manga. Re Artù. Forse un giorno, dopo i cavalieri della tavola rotonda, vedremo anche quelli di Carlo Magno. Ritornando a bomba, metterò in campo un argomento. Qualcuno di voi, sentendo l'affermazione secondo la quale la proprietà è un furto, ha qualcosa da dire in proposito? Ah! Dimenticavo. C'è qualcuno tra voi che ha una memoria di ferro. Io neanche ricordavo dell'intervento che avevo fatto in una notte di insonnia di un anno fa.

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Qualcuno di voi, sentendo l'affermazione secondo la quale la proprietà è un furto, ha qualcosa da dire in proposito?

Che proviene da chi invidia la proprietà di altri che egli non ha, e quindi paventa che non avendo nessuno nessuna proprietà lui avrà di che guadagnarci.

Se lo stesso identico individuo già avesse quel che desidera mai lo vorrebbe condividere con altri.

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Vediamo se, come dite voi giovincelli, ci ho capito una mazza.

 

Eh, magari giovincelli! Molti degli utenti di questo forum, non tutti ovviamente, hanno tra i trenta e i quarant'anni. Certo, dal tuo punto di vista siamo giovani. Ma consolati! Oramai, secondo l'opinione comune, si è giovani fino a novant'anni, quindi si può dire che tu sia ancora nel fiore degli anni (non so se la cosa ti faccia piacere, ma...).

 

Secondo qualcuno, data l'età, parlando di anarchia, io sarei irrecuperabile. Sono sempre stato curioso, così, anche in questo caso, mi piacerebbe sapere perché dovrei essere recuperato, da chi e da che cosa. Mi piacerebbe anche sapere, una volta, se fosse possibile, recuperato, dove dovrei essere portato. Scherzi a parte. Perché non dovrei poter parlare di anarchia? E', forse un argomento sorpassato, o si ritiene che uno della mia età non ne può sapere niente. Se c'è qualcuno che ne sa qualcosa e ha delle idee in proposito, mi piacerebbe conoscerle. Siano esse favorevoli o contrarie.

 

Immaginando che tu ti stia riferendo all'utente Shito, suppongo tu debba aspettare sue delucidazioni in merito (ammesso che ovviamente voglia darne). Ammetto che la sua dichiarazione mi è parsa vagamente perentoria, senza contare che quì tu di anarchia hai parlato ben poco. Tuttavia mi sembra che l'utente Shito (avete notato come sono formale oggi?) sia in generale più che disposto al dialogo, specie con chi la pensa diversamente da lui. Percui non mi stupirebbe se rispondesse al tuo quesito.

 

Per quel che mi riguarda ognuno è libero di parlare di anarchia o di qualsiasi argomento preferisce, indipendentemente dall'età. Anzi, direi che ormai sono le persone in là con gli anni ad avere ancora ideali anarchici o comunisti. Direi che i gggiovani (sì, con tre g :rotfl: ) si identifichino per la maggior parte con i partiti di destra, ed in particolar modo con la Lega (anche se ci sono delle eccezioni, ovviamente).

 

Come il protagonista del racconto che ho narrato nel mio libro, anch'io aspiro all'anarchia. Sottolineo aspiro. Se dicessi che lo sono, sarei presuntuoso.

 

Va bene, ma in concreto cosa fai per raggiungere l'ideale anarchico a cui aspiri (domanda retorica, conoscendoti so che non fai praticamente un tubo)? Non è che l'anarchia piova giù dal cielo, eh!

 

Lo confesso. Di anime e manga, non ne so nulla. Sono della generazione di Orlando che combatteva i saraceni per gli occhi della bella Angelica. Eppure un personaggio della mia infanzia l'ho ritrovato nei manga. Re Artù. Forse un giorno, dopo i cavalieri della tavola rotonda, vedremo anche quelli di Carlo Magno.

 

Menti sapendo di mentire, con tutti i cartoni animati giapponesi che ti ho costretto a vedere durante la mia infanzia e ben oltre come fai a scrivere una simile falsità? Tutt'al più sei un girellaro (in privato ti spiegherò cosa vuol dire).

 

Sappiate infatti che l'utente Granelleschi, quando gli rivelai tutte le puttanate che si erano inventati nell'adattamento dell'anime di Lupin (che lui affermava di apprezzare), ebbe il coraggio di affermare che miglioravano l'originale. Inoltre ripetè simili affermazioni con Uchu Senkan Yamato, Saint Seiya ed altri. La qual cosa fa di lui anche un crociato (poi, sempre in privato, ti spieghero cosa vuol dire anche questo).

 

Passi poi per Re Artù, ma che te frega di Carlo Magno?

 

Ritornando a bomba, metterò in campo un argomento. Qualcuno di voi, sentendo l'affermazione secondo la quale la proprietà è un furto, ha qualcosa da dire in proposito?

 

Che pure tu ci tieni alla proprietà privata, infatti non mi pare che regali a destra e a manca quello che ti appartiene (a meno che tu non te ne faccia niente e voglia fare il generoso). Senza contare che aneli alle proprietà che non hai (case, eredità altrui, etc).

 

A meno che tu non intenda che è un furto nei miei confronti, dato che tutto ciò che esiste a questo mondo mi dovrebbe appartenere di diritto. In quel caso ti do piena ragione :sisi:

 

Ah! Dimenticavo. C'è qualcuno tra voi che ha una memoria di ferro. Io neanche ricordavo dell'intervento che avevo fatto in una notte di insonnia di un anno fa.

 

Io me lo ricordavo, ma che ho una memoria di ferro già lo sapevo :P

 

Che proviene da chi invidia la proprietà di altri che egli non ha, e quindi paventa che non avendo nessuno nessuna proprietà lui avrà di che guadagnarci.

Se lo stesso identico individuo già avesse quel che desidera mai lo vorrebbe condividere con altri.

 

In larga parte hai ragione. Oltre a questi aggiungerei i ricchi (in particolar modo i giovani ricchi), che per sentirsi progressisti e alla moda disdegnano la proprietà proprietà privata. Ma forse questa cosa andava più di moda negli anni settanta, e oggi sono più occupati ad andare a mignorenni e travestiti :giggle:

Ci sarebbe poi da dire che molti (i più direi) ottengono le loro proprietà in modo alquanto poco lecito (e non mi riferisco solo ai milionari, ma anche alla piccola e media borghesia). Certo, qualcuno potrebbe definirli semplicemente furbi o intelligenti, e quindi meritevoli di quello che riescono ad ottenere, ma per me sono solo dei ladri o dei parassiti (no, non mi riferisco a Silvio, che auspico diventare al più presto Presidente della Repubblica (con Tremonti Presidente del Consiglio poi sarebbe il massimo del trash :sbav: )).

 

Ma diciamo che questo è un argomento che esula l'argomento del topic ^_^

 

Tornando al libro dell'utente Granelleschi, penso che oggi mi immolerò e lo leggerò per poi farvi sapere com'è (tanto io l'ho avuto gratis:p).

 

Voi intanto se lo trovate ad un prezzo decente compratelo e fatelo comprare ai vostri amici, che mi servono soldi per mantenere le mie tredici figlie (una più idiota dell'altra, tra l'altro).

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Qualcuno di voi, sentendo l'affermazione secondo la quale la proprietà è un furto, ha qualcosa da dire in proposito?

Che proviene da chi invidia la proprietà di altri che egli non ha, e quindi paventa che non avendo nessuno nessuna proprietà lui avrà di che guadagnarci.

Se lo stesso identico individuo già avesse quel che desidera mai lo vorrebbe condividere con altri.

 

 

La proprietà privata si fonda però sull'ingordigia e appetiti che se pur vengono nutriti non sono mai sazi. E in generale chi tiene al denaro non è persona di animo elevato.

 

Dunque, essendo sacrosanto tutto quel che ti ha detto Kobayashi quotandoti parzialmente, il tuo ragionamento vale solo per animi meschini. Non strano, forse tu lo fai basandoti su come sei tu e come sono le tue compagnie.

 

Qui c'è un punto a favore di Shito, che mi pare ritenga la proprietà privata sia quasi connaturata all'uomo. In effetti è quasi vero.

Modificato da silent bob
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Ho provato a rispondere singolarmente, ma ne sono incapace e colui che potrebbe istruirmi in proposito, si trova a 1200 chilometri. Che ci volete fare. A lui piace il freddo, a me il caldo. Allora. Dai commenti fatti a proposito di proprietà e furto, si vede chiaramente come sia sbagliato riportare una singola frase. Proudon, nel suo opuscolo che porta quel titolo, non si riferiva alla proprietà personale, cioè tutto quello che uno si procura col proprio lavoro, ma alla proprietà privata dei mezzi di produzione. Tutto quello che Kobayashi si costruisce con le sue mani, è suo e nessuno ha il diritto di toccarlo. Nessuno però, deve poter dire: Questa fattoria di cento ettari è mia. Può essere suo solo la terra che lui riesce a lavorare con le sue belle mani. Comunque è vero. Anch'io, vivendo in questa società, quel che è mio me lo tengo e non lo vado a dare in giro. Non solo non faccio mai l'elemosina, ma mi tengo ben lontano dai vari teleton e cose simili. Ho specificato che aspiro all'anarchia. In quanto all'età, ci tengo a essere vecchio e non ho nessuna intenzione di ricorrere a cose tipo viagra per fare quel che facevo in anni passati. A dire il vero, già non mi è mai andato a genio nessun tipo di governo, ma visto le cronache, quello attuale è da vomito. I giovani, qualcuno dice, preferiscono la lega. Bossi padre o il figlio? Teneteveli pure. Per la cronaca. La foto che si vede come granelleschi, non sono io. E' Errico Malatesta. Io vi consiglierei anche il mio di libro, ma ancor di più, vi consiglio i suoi scritti.

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Secondo qualcuno, data l'età, parlando di anarchia, io sarei irrecuperabile. Sono sempre stato curioso, così, anche in questo caso, mi piacerebbe sapere perché dovrei essere recuperato, da chi e da che cosa. Mi piacerebbe anche sapere, una volta, se fosse possibile, recuperato, dove dovrei essere portato. Scherzi a parte. Perché non dovrei poter parlare di anarchia? E', forse un argomento sorpassato, o si ritiene che uno della mia età non ne può sapere niente. Se c'è qualcuno che ne sa qualcosa e ha delle idee in proposito, mi piacerebbe conoscerle. Siano esse favorevoli o contrarie. Come il protagonista del racconto che ho narrato nel mio libro, anch'io aspiro all'anarchia. Sottolineo aspiro. Se dicessi che lo sono, sarei presuntuoso. Lo confesso.

 

Sono stato io a dire 'irrecuperabile'. Si trattava, ovviamente, di una boutade. Ma come mi è solito, le mie boutade -anche le più estemporanee- nascono da convinzioni profonde e per lo più articolate.

A esplicita, gentile e parmi onesta richiesta, non posso che essere lieto e onorato di elaborare.

 

Eviterò l'accademia, che pure mi è invisa. Il discorso che segue vorrebbe essere improntato sul parallelo binario di 'senso comune' e 'tentativo di univocità comunicativa finalizzata alla migliore comprensibilità'.

 

Dunque, per anarchia, si intende una forma di stato 'civile' in cui la vita comune è 'regolata', ovvero autogestita, nell'assenza di leggi, ovvero di alcun tipo di prescrizione normativa dall'alto.

 

Per contro, l'imposizione della 'legge' è cosa che si è dimostrata nella storia e nella realtà dell'umanità non già come 'bella' o 'amorevole' per se, quanto 'necessaria' e 'inevitabile' in ragione della natura umana.

 

Ovvero, gli esseri umani, esseri individuali ciascuno dotato di individuale autocoscienza ovvero appecercezione del sé, non sono mai stati in grado -e io ritengo mai lo sarebbero- di vivere in gruppo di comune accordo.

 

La loro natura, infatti, fa sì che benché la vita comune sia a loro UTILE, per varie ragioni (sia percettivo-esistenziali che più schiettamente pratico-utilitarische), pure non sia per loro PIACEVOLE in senso stretto, e cià determina l'impossibilità di una 'vita sociale naturale' dell'essere umano. Neppure la vita del singolo, cosa che dovrebbe essere il fondamento della vita del gruppo, riesce a essere garantita. Lo stato di natura dell'umanità è insomma fallato, poiché il fatto che un essere mortale sia pure autocosciente è propbabilmente un errore, e da ciò non può che deterimante quel famoso stato di guerra di tutti contro tutti, di uomini lupi di uomini e compagnia bella. Non funziona, semplicemente questo.

 

Ovvero, non ha funzionato. Perché, come si vede, QUALSIASI istituzione umana è nata, ovvero è EMERSA, per *necessitàé. Non perché una razza aliena l'abbia imposta. Dalle paleoteocrazie alle moderne pseudodemocrazie, tutto è stato 'necessario', ovvero è 'ponstaneamente emerso'. Da cosa? Dalla natura umana, insieme di bisogni e modi di essere.

 

Indi è utile vivere insieme, indi è auspicabile farlo, ma per riuscirci è necessario darsi delle regole.

 

Tutto qui.

 

Si potrebbe dire che dunque gli esseri umani sono stupidi, perché pur individuando un loro utile non sanno spontaneamente perseguirlo. E' così. L'essere umano è strangolato tra le dimensioni individuali e comunitarie, e non riesce a gestire sé stesso.

 

Di fatto, indi, ritengo che l'anarchia sia:

 

A) un concetto limite a cui ogni forma di governo dovrebbe tendere, poiché l'ideale della 'anarchia funzionale' non può prescindere dall'ideae sotteso di una società civile in grado di gestire l'anarchia, ovvero una società civile sì eticamente educata da non necessitare più di regole. E' una condizione inumana, si capisce, ma è altresì il limite (ovvero mai raggiungibile) a cui lo sforzo educazionale di ogni società umana dovrebbe tendere. Ogni stato dovrebbe puntare alla felicità dei propri cittadini e al tempo stesso all'annullamento di sé stesso, punto limite in cui lo stato, educando alla civiltà i cittadini, si è reso di fatto in superfluo ovvero inutile. Così come il padre è inutile al figlio realmente e perfettamente (nel senso di 'completamente) educato. Anche Hegel ha detto delle cose buone, direi almeno un paio.

 

B) l'anarchia è, altresì, uno stupido ed infantile (l'una cosa non essenso necessariamente sinonima dell'altra) concetto romantico, qualora non solo propugnato, ma anche solo teorizzato come 'realmente attuabile'. Anche il sognarlo in maniera romantica è stupido. Perché è un'utopia stupida persino come utopia.

 

E ora veniamo al concetto di 'irrecuperabilità' di un adulto che si trova nello status B.

 

Tale irrecuperabilità muove appunto dall'infantilità dello status. Non uso il termine 'infatile' come una denigrazione implicita a caso. Dico 'infantile' perché un certo tipo di idealità da 'sopravallutazione della natura uamna' è tipica della fase psicologica dell'adolescenza maschile. La fase 'estetica', per dirla con parole altrui ma pure fatte mie, o quella 'eroica' o 'titanica'. Anche a me piace Foscolo, e Machiavelli, e Hobbes. Erano persone intelligenti e dotate. Mi sono formato in una cultura illuministica, nel senso proprio del termine, sono realmente 'il figlio di Emilio' (il nome di mio padre, non a caso gran romantico dell'umanità). E' bello pensare che l'umanità 'potrebbe essere in grado' di fare grandi cose, che I MIGLIORI dell'umanità potrebbero, e poi tutta l'umanità potrebbe essere un'umanità di ottimati, ovvero nessuno sarebbe più 'migliore'. Poi si cresce, e ci si rende conto che chi ci ha creduto, anche onestamente e positivamente, ha fatto gran disastri. Che il socialismo è stato il sogno dell'umanità che si ingannava di essere migliore di quel che era, ed ha fallito. Prima nella sua incarnazione minimalistica (francese) e poi in quella massimalistica (russa). E perché ha fallito? Semplicemente per la natura umana. Perché non funzionava. Perché alla fine ci si rende conto che gli illuministi erano tutti dei ragazzini intelligenti che ragionavano 'da ragazzini', come il giovane Foscolo che scrive la meravigliosa 'Che stai' (anche nota come 'A se stesso'), come il giovane Julien Soriel che fa la fine, paradosalle, che fa. Carogne, carogne, carogne. Tutto, mestamente, qui.

 

Non c'è da intristirsene. C'è da rimboccarsi le maniche. Mantenendo sulle labbra il sorriso di una condizione dannata, quella umana.

 

 

Di anime e manga, non ne so nulla. Sono della generazione di Orlando che combatteva i saraceni per gli occhi della bella Angelica. Eppure un personaggio della mia infanzia l'ho ritrovato nei manga. Re Artù. Forse un giorno, dopo i cavalieri della tavola rotonda, vedremo anche quelli di Carlo Magno. Ritornando a bomba, metterò in campo un argomento. Qualcuno di voi, sentendo l'affermazione secondo la quale la proprietà è un furto, ha qualcosa da dire in proposito? Ah! Dimenticavo. C'è qualcuno tra voi che ha una memoria di ferro. Io neanche ricordavo dell'intervento che avevo fatto in una notte di insonnia di un anno fa.

 

Per quanto Lei possa avere l'età di mio padre, direi che la prima affermazione è fasulla. Non credo che Lei sia contemporaneo dell'età della Chanson de Roland e dell'amor cortese, in particolare non la credo coetaneo del Poliziano, e indi direi che -su quella scala- siamo della stessa generazione, la generazione di chi quelle cose ha avuto la fortuna di studiarle a scuola. Un grande lusso.

 

Sentendo l'affermazione che lei cita, le dico che:

 

A) E' un ossimoro. Il concetto di 'furto' NON può prescindere da quello della 'proprietà'. La proprietà, non già il possesso, è un istituto giudirico. Come quello di furto. E il secondo non puà configurarsi senza il primo, ci aveva mai pensato? Solo questo rende ai miei occhi palese il livello del Suo autoinganno, del mageggio semantico *inconscio* sotteso alla Sua percezione delle cose. Ma lo ripeto: lei è troppo anziano per essere recuperabile da questo punto di vista.

 

B) è una frase romantichetta adatta a chi non è anarchico, ma ha vissuto -tutto sommato- sufficiente benessere per dissimulare il proprio modus superegotico di autarchia come un sogno di anarchia. E' una cosa triste.

 

E' tutto molto buffo, perché Lei ha vissuto più di me, e ha fatto evidentemente cose più grandi di quelle fatte da me, ovvero lei ha generato e cresciuto un figlio che parmi dotato di senno e pure una discreta educazione.

 

Quindi, ci tengo a sottolinearlo, sebbene io La ritenga irrecuperabile pure sono conscio che tale è faccenda del tutto triviale.

 

Se ha già fatto così tanto di bene, perché non dovrebbe ora cullarsi con le dolci fantasticherie che pure Le sono generazionalmente proprie?

 

Io direi che va tutto bene così.

Modificato da Shito
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Formali? Per le società moderne, sì.

 

Alcune societa antiche o 'retrograde', conoscono 'diritto consuetudinario non scritto', ma funzionalmente non c'è differenza.

 

C'è sempre un contratto sociale, scritto o implicito, alla base di ogni gruppo sociale umano.

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Secondo qualcuno, data l'età, parlando di anarchia, io sarei irrecuperabile. Sono sempre stato curioso, così, anche in questo caso, mi piacerebbe sapere perché dovrei essere recuperato, da chi e da che cosa. Mi piacerebbe anche sapere, una volta, se fosse possibile, recuperato, dove dovrei essere portato. Scherzi a parte. Perché non dovrei poter parlare di anarchia? E', forse un argomento sorpassato, o si ritiene che uno della mia età non ne può sapere niente. Se c'è qualcuno che ne sa qualcosa e ha delle idee in proposito, mi piacerebbe conoscerle. Siano esse favorevoli o contrarie. Come il protagonista del racconto che ho narrato nel mio libro, anch'io aspiro all'anarchia. Sottolineo aspiro. Se dicessi che lo sono, sarei presuntuoso. Lo confesso.

 

Sono stato io a dire 'irrecuperabile'. Si trattava, ovviamente, di una boutade. Ma come mi è solito, le mie boutade -anche le più estemporanee- nascono da convinzioni profonde e per lo più articolate.

A esplicita, gentile e parmi onesta richiesta, non posso che essere lieto e onorato di elaborare.

 

Eviterò l'accademia, che pure mi è invisa. Il discorso che segue vorrebbe essere improntato sul parallelo binario di 'senso comune' e 'tentativo di univocità comunicativa finalizzata alla migliore comprensibilità'.

 

Dunque, per anarchia, si intende una forma di stato 'civile' in cui la vita comune è 'regolata', ovvero autogestita, nell'assenza di leggi, ovvero di alcun tipo di prescrizione normativa dall'alto.

 

Per contro, l'imposizione della 'legge' è cosa che si è dimostrata nella storia e nella realtà dell'umanità non già come 'bella' o 'amorevole' per se, quanto 'necessaria' e 'inevitabile' in ragione della natura umana.

 

Ovvero, gli esseri umani, esseri individuali ciascuno dotato di individuale autocoscienza ovvero appecercezione del sé, non sono mai stati in grado -e io ritengo mai lo sarebbero- di vivere in gruppo di comune accordo.

 

La loro natura, infatti, fa sì che benché la vita comune sia a loro UTILE, per varie ragioni (sia percettivo-esistenziali che più schiettamente pratico-utilitarische), pure non sia per loro PIACEVOLE in senso stretto, e cià determina l'impossibilità di una 'vita sociale naturale' dell'essere umano. Neppure la vita del singolo, cosa che dovrebbe essere il fondamento della vita del gruppo, riesce a essere garantita. Lo stato di natura dell'umanità è insomma fallato, poiché il fatto che un essere mortale sia pure autocosciente è propbabilmente un errore, e da ciò non può che deterimante quel famoso stato di guerra di tutti contro tutti, di uomini lupi di uomini e compagnia bella. Non funziona, semplicemente questo.

 

Ovvero, non ha funzionato. Perché, come si vede, QUALSIASI istituzione umana è nata, ovvero è EMERSA, per *necessitàé. Non perché una razza aliena l'abbia imposta. Dalle paleoteocrazie alle moderne pseudodemocrazie, tutto è stato 'necessario', ovvero è 'ponstaneamente emerso'. Da cosa? Dalla natura umana, insieme di bisogni e modi di essere.

 

Indi è utile vivere insieme, indi è auspicabile farlo, ma per riuscirci è necessario darsi delle regole.

 

Tutto qui.

 

Si potrebbe dire che dunque gli esseri umani sono stupidi, perché pur individuando un loro utile non sanno spontaneamente perseguirlo. E' così. L'essere umano è strangolato tra le dimensioni individuali e comunitarie, e non riesce a gestire sé stesso.

 

Di fatto, indi, ritengo che l'anarchia sia:

 

A) un concetto limite a cui ogni forma di governo dovrebbe tendere, poiché l'ideale della 'anarchia funzionale' non può prescindere dall'ideae sotteso di una società civile in grado di gestire l'anarchia, ovvero una società civile sì eticamente educata da non necessitare più di regole. E' una condizione inumana, si capisce, ma è altresì il limite (ovvero mai raggiungibile) a cui lo sforzo educazionale di ogni società umana dovrebbe tendere. Ogni stato dovrebbe puntare alla felicità dei propri cittadini e al tempo stesso all'annullamento di sé stesso, punto limite in cui lo stato, educando alla civiltà i cittadini, si è reso di fatto in superfluo ovvero inutile. Così come il padre è inutile al figlio realmente e perfettamente (nel senso di 'completamente) educato. Anche Hegel ha detto delle cose buone, direi almeno un paio.

 

B) l'anarchia è, altresì, uno stupido ed infantile (l'una cosa non essenso necessariamente sinonima dell'altra) concetto romantico, qualora non solo propugnato, ma anche solo teorizzato come 'realmente attuabile'. Anche il sognarlo in maniera romantica è stupido. Perché è un'utopia stupida persino come utopia.

 

E ora veniamo al concetto di 'irrecuperabilità' di un adulto che si trova nello status B.

 

Tale irrecuperabilità muove appunto dall'infantilità dello status. Non uso il termine 'infatile' come una denigrazione implicita a caso. Dico 'infantile' perché un certo tipo di idealità da 'sopravallutazione della natura uamna' è tipica della fase psicologica dell'adolescenza maschile. La fase 'estetica', per dirla con parole altrui ma pure fatte mie, o quella 'eroica' o 'titanica'. Anche a me piace Foscolo, e Machiavelli, e Hobbes. Erano persone intelligenti e dotate. Mi sono formato in una cultura illuministica, nel senso proprio del termine, sono realmente 'il figlio di Emilio' (il nome di mio padre, non a caso gran romantico dell'umanità). E' bello pensare che l'umanità 'potrebbe essere in grado' di fare grandi cose, che I MIGLIORI dell'umanità potrebbero, e poi tutta l'umanità potrebbe essere un'umanità di ottimati, ovvero nessuno sarebbe più 'migliore'. Poi si cresce, e ci si rende conto che chi ci ha creduto, anche onestamente e positivamente, ha fatto gran disastri. Che il socialismo è stato il sogno dell'umanità che si ingannava di essere migliore di quel che era, ed ha fallito. Prima nella sua incarnazione minimalistica (francese) e poi in quella massimalistica (russa). E perché ha fallito? Semplicemente per la natura umana. Perché non funzionava. Perché alla fine ci si rende conto che gli illuministi erano tutti dei ragazzini intelligenti che ragionavano 'da ragazzini', come il giovane Foscolo che scrive la meravigliosa 'Che stai' (anche nota come 'A se stesso'), come il giovane Julien Soriel che fa la fine, paradosalle, che fa. Carogne, carogne, carogne. Tutto, mestamente, qui.

 

Non c'è da intristirsene. C'è da rimboccarsi le maniche. Mantenendo sulle labbra il sorriso di una condizione dannata, quella umana.

 

 

Di anime e manga, non ne so nulla. Sono della generazione di Orlando che combatteva i saraceni per gli occhi della bella Angelica. Eppure un personaggio della mia infanzia l'ho ritrovato nei manga. Re Artù. Forse un giorno, dopo i cavalieri della tavola rotonda, vedremo anche quelli di Carlo Magno. Ritornando a bomba, metterò in campo un argomento. Qualcuno di voi, sentendo l'affermazione secondo la quale la proprietà è un furto, ha qualcosa da dire in proposito? Ah! Dimenticavo. C'è qualcuno tra voi che ha una memoria di ferro. Io neanche ricordavo dell'intervento che avevo fatto in una notte di insonnia di un anno fa.

 

Per quanto Lei possa avere l'età di mio padre, direi che la prima affermazione è fasulla. Non credo che Lei sia contemporaneo dell'età della Chanson de Roland e dell'amor cortese, in particolare non la credo coetaneo del Poliziano, e indi direi che -su quella scala- siamo della stessa generazione, la generazione di chi quelle cose ha avuto la fortuna di studiarle a scuola. Un grande lusso.

 

Sentendo l'affermazione che lei cita, le dico che:

 

A) E' un ossimoro. Il concetto di 'furto' NON può prescindere da quello della 'proprietà'. La proprietà, non già il possesso, è un istituto giudirico. Come quello di furto. E il secondo non puà configurarsi senza il primo, ci aveva mai pensato? Solo questo rende ai miei occhi palese il livello del Suo autoinganno, del mageggio semantico *inconscio* sotteso alla Sua percezione delle cose. Ma lo ripeto: lei è troppo anziano per essere recuperabile da questo punto di vista.

 

B) è una frase romantichetta adatta a chi non è anarchico, ma ha vissuto -tutto sommato- sufficiente benessere per dissimulare il proprio modus superegotico di autarchia come un sogno di anarchia. E' una cosa triste.

 

E' tutto molto buffo, perché Lei ha vissuto più di me, e ha fatto evidentemente cose più grandi di quelle fatte da me, ovvero lei ha generato e cresciuto un figlio che parmi dotato di senno e pure una discreta educazione.

 

Quindi, ci tengo a sottolinearlo, sebbene io La ritenga irrecuperabile pure sono conscio che tale è faccenda del tutto triviale.

 

Se ha già fatto così tanto di bene, perché non dovrebbe ora cullarsi con le dolci fantasticherie che pure Le sono generazionalmente proprie?

 

Io direi che va tutto bene così.

Rispondo volentieri. Che bugiardo che sei. Lo sappiamo tutti che la tua pigrizia è proverbiale. Poi ci caschi nelle discussioni e non sei capace di tirartene indietro. Zitto tu che intervieni sempre a sproposito. Non ti ho interrogato. Lasciami interpretare la mia parte. Il tuo angolino è quello. A cuccia. Chiedo scusa. Non dategli retta. E' Coscienza che crede sempre di saperne più di tutti e interviene a sproposito. Ci fossero altre interferenze da parte sua, prego tutti di non dargli retta.

Mi è difficile rispondere in modo adeguato e comprensibile. Comincio dalla risposta più semplice, sperando che possa essermi di aiuto per proseguire il discorso. E' vero. Non sono dell'età di Poliziano. Col Tasso, mi unisce il solo fatto di essere nato poco distante da dove lui nacque. Lui Sorrento, io Napoli. Si è trattato di un equivoco e ne chiedo perdono. Mi riferivo ai pupi siciliani. Non so quanti di voi possano conoscerli. Nella mia infanzia, non si gridava: - Miva, lanciami i componenti -. No ci mettevamo in posa e sbraitavamo: - In guardia marrano -. Questo succedeva in quelle terre, dove , in passato, imperava il regno delle due Sicilie. Cosa succedesse a nord del Volturno, non saprei dirvi. Allora, la globalizzazione era solo agli inizi. L'equivoco, però, ha fatto sì che lei, Shito, abbia fatto un'affermazione che ha provocato in me una profonda stima nei suoi confronti. Noi che abbiamo avuto la fortuna di studiare. Animi meschini avrebbero detto: - Io mi sono fatto il culo sui libri. Ora è giusto che io abbia di più dalla vita -. A questi signori non passa per la mente che, mentre loro studiavano , sia comodamente seduti al calduccio, sia avvolti in una coperta per cercare di combattere il freddo, dei loro coetanei si alzavano all'alba per andare a lavorare nei campi o in fabbrica. Dei super privilegiati, i detentori del potere, in questo momento, non ne parlo. Credo di essere stato esauriente nel chiarire l'equivoco. Adesso è il momento di passare alla cosa più difficile. Anarchia. Senza ordine. Questa seconda parola nella traduzione in italiano crea, secondo me, un equivoco. Senza ordine vuol dire disordine. L'anarchia si prefigge tutt'altro. Proverò, allora, a tradurre in senza: gradini, senza dislivelli. Mi sembrano già delle traduzioni che rendono meglio l'idea. Sono in difficoltà. Kobayashi non risponde al telefono. Lo spazio è terminato. per ora invio questo.

Modificato da granelleschi
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Riprendo in questo modo quel che stavo dicendo. Spero si comprenda. Anarchia, ovvero assenza di dislivelli. Io credo che a nessuno mai sarebbe venuto in mente di coniare la parola anarchia se qualche altro non avesse pensato al concetto di gerarchia. Penso anche che, a tal proposito, possano essere molto utili gli studi di antropologia. Il bene, il male, il torto, la ragione, la giustizia e il suo opposto. Sono tutti concetti inventati dall'uomo. Nessuno di questi è vero in assoluto. Pensi ad esempio a Platone. "L'illustre filosofo" scrisse La Repubblica. Un opera ponderosa. Pagine e pagine per dimostrare che fosse conveniente vivere secondo giustizia. Non una parola per dire in cosa, secondo Socrate, consistesse la giustizia. Il marrano ebbe l'accortezza di affibbiare le sue parole a Socrate. Così, se qualcuno gli avesse fatto questa obiezione, lui gli avrebbe risposto di rivolgersi al defunto che, pigro come era, non aveva mai scritto niente in vita sua. Pare, però, che dichiararsi illustri filosofi, dia una fama imperitura. Prenda, ad esempio, un altro caso illustre. Aristotele. Quante fregnacce che scrisse. Si inventò un universo tutto suo. Sfere di cristallo alle quali erano appuntate tante stelle luccicanti. Eppure, duemila anni dopo, Galileo, per non finire abbrustolito, ha dovuto dire che aveva ragione lui. Aristotele non aveva a disposizione il cannocchiale? E' vero, ma dei suoi contemporanei, anche essi senza cannocchiale, sapevano che la terra è una palla e che gira intorno al sole. Il fatto è che una religione o un presunto fatto scientifico, se fa il gioco del sistema al potere, diventa verità. Le religioni e il sistema elaborato da Aristotele per rappresentare l'universo sono serviti per giustificare il sistema piramidale delle società. Al vertice il capo e, scendendo verso il basso, tutti gli altri. Lei ha detto pseudodemocrazia. Io preferisco lasciarle il nome che le hanno dato chi l'ha enunciata. Ognuno ho il diritto di chiamarsi come gli pare. Per smerdare le loro pretese, l'ipocrisia sì che va rivelata, basterebbero poche cose. Atene. Culla della democrazia. 35000 cittadini, 500000 schiavi. Dichiarazione di indipendenza degli stati uniti d'america, la moderna culla. << Noi ci ribelliamo a un re straniero che ci vuole impedire di espanderci verso un territorio occupato da popolazioni selvagge.>> nCredo che bastino questi due esempi. Dicevo che sono pigro e che questo è il motivo che mi fa auspicare una società senza dislivelli. La giustizia, il bene, il male, son tutti concetti che cambiano col tempo. San Paolo, il fondatore del cristianesimo, disse: <<La Legge è un male da superare >>. Lui si riferiva alla Legge mosaica del comando. Fai questo, non fare quest'altro. Lui proponeva di sostituirla con la legge (l minuscola) dell'amore. Ha fatto comodo al sistema ed è stata adottata. Gioachino da Fiore, dopo il padre e il figlio, auspicava che venisse l'ora dello spirito santo. Quello della comprensione che potrebbe permettere agli umani di comportarsi in una determinata maniera non per paura, non per amore, ma perché è il caso di smetterla di farci la guerra l'un l'altro. Spero che se mai verrà quel giorno, non sia perché farà comodo al sistema di potere, ma per permettere a tutti una vita senza stare sempre come l'aretino Pietro. Per questa volta penso di avere già abusato troppo della sua attenzione.

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Sono in difficoltà. Kobayashi non risponde al telefono. Lo spazio è terminato. per ora invio questo.

 

Kobayashi non rispondeva perchè era occupato a fare altro. Nella mia infinita disponibilità ti ho cmq sistemato il post. La firma, una citazione da L'anguilla (un gran bel film che vi consiglio di vedere), l'ho eliminata perchè la usavo io un tempo, non so come sia passata a te. Se ne vuoi una tua dimmelo che provvedo, anche perchè dubito che tu sappia inserirtene una per conto tuo e di spiegarti per telefono come fare non ne ho voglia.

 

Ah, ti ho pure arbitrariamente aggiunto un avatar. Spero vivamente che sia di tuo gradimento :°_°:

 

 

ovvero lei ha generato e cresciuto un figlio che parmi dotato di senno e pure una discreta educazione.

 

Ti ringrazio per le generose, ma temo vagamente eccessive (specie per quanto riguarda l'esser dotato di senno)parole :happy:

 

Per dovere di cronaca preciso che ha "generato" e cresciuto (assieme a mia madre, ovviamente) anche una figlia più giovane, ma molto probabilmente dotata di maggior senno ed educazione (oltre ad altre qualità)di me :happy:

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