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L'insostenibile leggerezza dell'essere Apple-fan


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No, perché la posta non è un filtro di selezione di gruppo sociale.

 

Al concerto sei in fila con quelli che amano lo stesso artista che ami tu.

 

All'apertura dell'Apple Store sei in fila con quelli che amano gli stessi feticci che ami tu.

 

I gruppi sociali funzionano così, e i loro riti sociali e tribali sono in qualche modo sempre interni al gruppo, no?

 

Dai, fai prima a dire "ok, non avevo letto". Ti vorremo bene lo stesso. O almeno, io sì. :)

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Bè, certo , in Italia stare ad aspettare 10 ore prima che un negozio apra è un pò assurdo.

In Giappone un pò meno, dove ti fanno file chilometriche per comprar questo o quello e rischi che il commessoti dica " mi spiace, l'abbiamo appena finito".

Quindi, se da loro questo fanatismo è in parte giustificato, perchè rischiano di non poter giocare subito con il loro videogioco preferito o di non avere il gadget esclusivo alla cassa del cinema perchè esaurito, in Italia ha certo meno senso.

Bisognebbe anche vedere se questi tizi che facevano la veglia all' Apple ci andavano da soli o con gli amici.

E' un dettaglio importante, credo.

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Ma credimi, avevo letto. Solo che continua a sembrarmi una puttanata.

 

Cioè... posso ancora ancora capire chi si fa la maratona di (che ne so) Star Trek, anche se probabilmente non la farei comunque. Ma che sia figo l'aspettare per essere il primo a? Se proprio sentissi il bisogno di andare il primo giorno!!!!!1111eleveneleven, comunque mi sembrerebbe una merda.

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Hai una visione piuttosto fantasiosa del Giappone e della sua società.

 

In cosa, scusa?

Mi pare provato che ogni tanto ( mica sempre , certo) capita che quando esce il titolo x (videogioco, film, pupazzo , poster a tiratura limitata ecc..) in certi quartieri di Tokyo si formano code ragguardevoli di persone piene di banconote fruscianti e qualcuno, se non si alza presto,rischia di rimane a bocca asciutta e deve aspettare la prossima occasione, se ci sarà.

Penso a quando giappi si buttavano in massa nei negozi per cattarsi i vari Dragon quest e Final Fantasy ( li comprano ancora?) , la PS2 o nei primi anni 80 con i Gunpla.

O per rimanere in tempi recentissimi , il soc del GodSigma esaurito a pochi giorni dall' uscita nei negozi di Tokyo.

In un mercato dove il pubblico, se li gira, fa fuori gli stock della merce ambita in un nanosecodo, posso capire che in molti individui si crei una sorta di psicosi del rischio di non riuscire a comprare quello che desiderano perchè esaurito ( e molte aziende, su gente afflitta da tali, futili paure, ci campa e lucra che è un piacere , sfornando prodotti a tiratura limitata e simili) e quindi si accampino la sera prima davanti al negozio fur di essere i primi ad entrare.

In Italia è praticamente impossibile che accada qualcosa di lontanamente simile, equindi tutti a nanna a dormire.

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Nel considerare la bontà delle azioni umane - pur nel campo del relativismo - si deve prendere in considerazione la natura umana, per vedere in quali direzioni sia ok procedere e in quali no.

 

Quali siano le buone azioni umane dipende grandemente da che periodo storico e luogo geografico prendiamo in esame, d'altronde in varie zone del mondo il cannibalismo viene considerato normale (tanto per fare un esempio).

 

Dico in generale è. il succo sarebbe: Non esiste un'unica morale, ma non tutte le morali sono equipollenti.

 

No, secondo me tutte le morali sono equivalenti (nel senso che non ne esiste una migliore di un'altra). Tutto dipende dalla nosrta soggettiva posizione morale e dai diversi luoghi geografici, ideologici e culturali che dividono il nostro mondo,

.

 

Cmq in pare mi hai frainteso in parte sbagli.

 

Ti faccio un esempio su te stesso:

 

Ammesso che oggi in Italia oggi sia l'epoca della morale dei trentenni affigliati e menefreghisti nel momento in cui tu la critichi dici che è sbagliata. Dunque neghi quanto suddetto.

 

E guarda che si potrebbe benissimo difendere cosi: io genitore devo fare la mia vita, non mi posso cmq sacrificare e immolare a mio figlio. Gli darò il necessario, crescendo solo e senza la bambagia tra l'altro verrà più maturo a differenza di quelli cresciuti nella bambagia. Esempino.

 

 

 

 

Se ragioni di morale e neghi l'equipollenza di tutte ( e non di alcune) devi partire da qualche punto, se non è un'autorità esterna è la natura umana. ( per inciso e per onestà credo sia farina del sacco di shito, o almeno ci sono giunto leggendo lui :P )

Modificato da silent bob
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Kobayashi, capiti mai dalle parti di Roma?

 

Non per niente, ma mi piacerebbe conoscerti! smiley.gif

 

 

Raramente, anche perchè sono una persona sedentaria e pigra. Tuttavia se dovesse capitare ti farò senz'altro un fischio (anche perchè pure a me piacerebbe incontrarti :thumbsup: )

 

Se poi un giorno decidessi finalmente di fare un viaggio in Giappone, non mi dispiacerebbe affatto se tu mi facessi da Cicerone :fash1:

(sempre che a te vada bene, ovviamente :happy: ).

 

 

 

Io non sò se compatire questi tizi di 40 anni che stanno ore ad attendere l'apertura di un negozio o invidiarli.

Perchè se fanno stè cose o sono dei poveri cristi che non hanno meglio a cui attaccarsi nella vita, o hanno conservato quella genuina passione ( dicaimo pure coglionaggine ) giovanile che non ti fà stufare di tutto quello che ti circonda dopo 5 minuti.

Mhhh.. forse ho detto una stronzata, và.

 

No, credo tu abbia detto una cosa sacrosanta, ti leggo e ti capisco (credo) molto.

 

Sono cose su cui mi interrogo molto, in effetti, e dico anche personalmente (non conto terzi).

 

Per ora, la mia risposta è che anche quegli adulti che hanno conservato la passione infantile *nei modi infantili* sono più da compatire che invidiare, in quanto vivono comunque fuori dal (loro) tempo.

 

Ma non ho affatto smesso di pensarci.

 

Anche io sono fortemente nel dubbio. Da un certo punto di vista invidio la genuina passione che spinge molte persone ad entusiasmarsi in modo pressochè perenne a questo o a quel feticcio (mentre in me la passione si sta rapidamente trasformando in apatia. Ah, quanto sono lontani i tempi in cui aspettavo con ansia l'uscita della PS2, o del gioco del momento!). D'altronde trovo spesso questo genere di atteggiamento un tantinello ridicolo. Mi viene quindi da pensare che ci sia (dovrebbe essere) un'età per ogni tipo di passione (C'e da dire però che gli appassionati di calcio, tanto per fare un esempio, sono spesso infantili e privi di qualsiasi rispetto delle più normali regole dell'educazione e del rispetto per il prossimo). Quindi probabilmente, anzi, senz'altro il problema è più complesso di quel che sembra.

Forse un primo passo sarebbe quello di conservare le passioni infantili con gli occhi di un adulto, e tenere ben presente che sempre di passioni infantili si tratta.

 

Hai una visione piuttosto fantasiosa del Giappone e della sua società.

 

In cosa, scusa?

Mi pare provato che ogni tanto ( mica sempre , certo) capita che quando esce il titolo x (videogioco, film, pupazzo , poster a tiratura limitata ecc..) in certi quartieri di Tokyo si formano code ragguardevoli di persone piene di banconote fruscianti e qualcuno, se non si alza presto,rischia di rimane a bocca asciutta e deve aspettare la prossima occasione, se ci sarà.

Penso a quando giappi si buttavano in massa nei negozi per cattarsi i vari Dragon quest e Final Fantasy ( li comprano ancora?) , la PS2 o nei primi anni 80 con i Gunpla.

O per rimanere in tempi recentissimi , il soc del GodSigma esaurito a pochi giorni dall' uscita nei negozi di Tokyo.

In un mercato dove il pubblico, se li gira, fa fuori gli stock della merce ambita in un nanosecodo, posso capire che in molti individui si crei una sorta di psicosi del rischio di non riuscire a comprare quello che desiderano perchè esaurito ( e molte aziende, su gente afflitta da tali, futili paure, ci campa e lucra che è un piacere , sfornando prodotti a tiratura limitata e simili) e quindi si accampino la sera prima davanti al negozio fur di essere i primi ad entrare.

In Italia è praticamente impossibile che accada qualcosa di lontanamente simile, equindi tutti a nanna a dormire.

 

Ovviamente non sono la persona più adatta a risponderti, malgrado ciò, e a rischio di scrivere solo cazzate, tenterò ugualmente di replicare al tuo post.

 

Secondo me il desiderio di possedere un oggetto nel più breve tempo possibile rappresenta solo una minima parte del motivo per cui campeggiano per ore davanti al negozio di turno (altrimenti perchè fare altrettento per vedere i film di Evangelion degli anni novanta, tanto per fare un esempio?).

 

Quel che conta veramente a mio parere, è aggregarsi al maggior numero di appassionati loro simili, e condividere in questo modo gli stessi interessi e passioni.

Poi probabilmente è anche un modo per fuoriuscire, almeno per un breve lasso di tempo, da un modello di società rigidamente precostruito che offre loro ben pochi modi di esprimere la loro personalità e i loro interessi altrimenti. D'altronde, se fosse solo una questione di ottenere l'oggetto desiderato il più facilmente e rapidamente possibile, al giorno d'oggi ricorrerebbero ad internet, non ti pare?

 

Certo, esiste pur sempre la possibilità che il loro modo di agire sia dettato/indotto dalla società consumistica in cui vivono. In questo caso la mia teoria precedente non ha nessun ragion d'essere :o

 

PS

 

Dragon Quest e Final fantasy i giappi li comprano ancora (specialmente il primo), credo però che i best seller attuali siano Monster Hunter per PSP, e i vari Wii Fit e Wii Sports per Wii (ovviamente). Pure i vari Tales, Biohazard, Mario e Zelda se la cavano ancora egregiamente.

Modificato da Kobayashi
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Cmq in pare mi hai frainteso in parte sbagli.

 

Ti faccio un esempio su te stesso:

 

Ammesso che oggi in Italia oggi sia l'epoca della morale dei trentenni affigliati e menefreghisti nel momento in cui tu la critichi dici che è sbagliata. Dunque neghi quanto suddetto.

 

E guarda che si potrebbe benissimo difendere cosi: io genitore devo fare la mia vita, non mi posso cmq sacrificare e immolare a mio figlio. Gli darò il necessario, crescendo solo e senza la bambagia tra l'altro verrà più maturo a differenza di quelli cresciuti nella bambagia. Esempino.

 

 

 

 

Se ragioni di morale e neghi l'equipollenza di tutte ( e non di alcune) devi partire da qualche punto, se non è un'autorità esterna è la natura umana. ( per inciso e per onestà credo sia farina del sacco di shito, o almeno ci sono giunto leggendo lui :P )

 

Bob, ti risponderei volentieri se non fosse che non ho capito praticanente una mazza di quello che hai scritto XD

 

L'unica cosa su cui mi sento di replicare è la seguente: Un genitore secondo me deve "immolarsi" (ovviamente entro certi limiti) per il proprio figlio. Nel momento in cui diventi genitore devi anteporre le esigenze della tua progenie alle tue, se non altro finchè quest'ultimo non raggiunge la maggiore età, o finchè comunque non è in grado di cavarsela da solo.

 

Su una cosa sono d'accordo pero: E' sempre meglio non crescere il/i prorio/i figlio/i nella bambagia, onde evitare che in seguito la vita non gli sia più dolorosa di quanto già non è. Senza contare quanto una simile condotta possa essere deleteria sul carattere e sulla educazione dello stesso (e in tal senso, in quanto per un certo periodo coccolato e viziato figlio unico, ne so qualcosa).

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Cmq in pare mi hai frainteso in parte sbagli.

 

Ti faccio un esempio su te stesso:

 

Ammesso che oggi in Italia oggi sia l'epoca della morale dei trentenni affigliati e menefreghisti nel momento in cui tu la critichi dici che è sbagliata. Dunque neghi quanto suddetto.

 

E guarda che si potrebbe benissimo difendere cosi: io genitore devo fare la mia vita, non mi posso cmq sacrificare e immolare a mio figlio. Gli darò il necessario, crescendo solo e senza la bambagia tra l'altro verrà più maturo a differenza di quelli cresciuti nella bambagia. Esempino.

 

 

 

 

Se ragioni di morale e neghi l'equipollenza di tutte ( e non di alcune) devi partire da qualche punto, se non è un'autorità esterna è la natura umana. ( per inciso e per onestà credo sia farina del sacco di shito, o almeno ci sono giunto leggendo lui :P )

 

Bob, ti risponderei volentieri se non fosse che non ho capito praticanente una mazza di quello che hai scritto XD

 

L'unica cosa su cui mi sento di replicare è la seguente: Un genitore secondo me deve "immolarsi" (ovviamente entro certi limiti) per il proprio figlio. Nel momento in cui diventi genitore devi anteporre le esigenze della tua progenie alle tue, se non altro finchè quest'ultimo non raggiunge la maggiore età, o finchè comunque non è in grado di cavarsela da solo.

 

Su una cosa sono d'accordo pero: E' sempre meglio non crescere il/i prorio/i figlio/i nella bambagia, onde evitare che in seguito la vita non gli sia più dolorosa di quanto già non è. Senza contare quanto una simile condotta possa essere deleteria sul carattere e sulla educazione dello stesso (e in tal senso, in quanto per un certo periodo coccolato e viziato figlio unico, ne so qualcosa).

 

ahahah, mi ero reso conto mentre scrivevo d'esser stato poco chiaro.

 

Cmq copincollo il tuo post a cui rispondevo altrimenti sono davvero incomprensibile:

 

 

 

Nel considerare la bontà delle azioni umane - pur nel campo del relativismo - si deve prendere in considerazione la natura umana, per vedere in quali direzioni sia ok procedere e in quali no.

 

Quali siano le buone azioni umane dipende grandemente da che periodo storico e luogo geografico prendiamo in esame, d'altronde in varie zone del mondo il cannibalismo viene considerato normale (tanto per fare un esempio).

 

Dico in generale è. il succo sarebbe: Non esiste un'unica morale, ma non tutte le morali sono equipollenti.

 

No, secondo me tutte le morali sono equivalenti (nel senso che non ne esiste una migliore di un'altra). Tutto dipende dalla nosrta soggettiva posizione morale e dai diversi luoghi geografici, ideologici e culturali che dividono il nostro mondo,

.

 

Provo a ri-rispondere :) Non ti rendi conto che nel momento in cui dici che il genitore deve immolarsi per i figli stai ponendo delle indicazioni se non degli imperativi morali. E si li poni significa che li presupponi migliori di altri ( migliore di quello, ad esempio, per il quale non deve immolarsi ).

 

Mi pare che il principio ordinatrice di morale che tu faccia valere ( in virtù di cosa ? ... ma è un altro discorso ... ) sia quello di responsabilità in questo caso.

 

Beh ma nella nostra dimensione tetradimensionale ( con 4° fattore il tempo ) si può dire che viga il principio di irresponsabilità ( almeno nella tua visuale, forse è meno critico di quel che pensi ). E allora in base a cosa critichi questo principio se tutte le morali sono equivalenti ? Non sarebbe più conseguente accettare la dimensione in cui vivi, pensando di esser nato in una società irresponsabile ma non cannibale e che sarebbe assurdo andare contro la morale della società in cui ti trovi. Proprio perchè ogni morale dipende da luogo e tempo

 

 

O ammesso che oggi ci sia varietà di morali, perchè non ridurre tutto alla soggettività cosi da annullare il tuo principio di responsabilità. Quel tu DEVI anteporre le tu esigenze ... da dove deriva ?

Modificato da silent bob
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Ovviamente non sono la persona più adatta a risponderti, malgrado ciò, e a rischio di scrivere solo cazzate, tenterò ugualmente di replicare al tuo post.

 

Secondo me il desiderio di possedere un oggetto nel più breve tempo possibile rappresenta solo una minima parte del motivo per cui campeggiano per ore davanti al negozio di turno (altrimenti perchè fare altrettento per vedere i film di Evangelion degli anni novanta, tanto per fare un esempio?).

 

 

Come ho già detto, molti vanno in pellegrinaggio davanti a un negozio per spirito di aggregazione.

E c'è chi magari vuole evitare una fastidiosa fila o il rischio di sentirsi dire "sold out".

Ma c'è chi lo fa, e a ragione, anche andando al cinema ,perchèc'è il rischio di fare fare delle file assurde e aspettare ore davanti a un cinema prima di entrare ( parliamo delle grandi metropoli come Tokyo, non certo nei paeselli di periferia).

E già che ci siamo, a volte, quando ci sono gli anime al cinema , vengono regalati gadget esclusivi a chi compra il biglietto.

Il primo ad avere questa trovata, fu Nishizaki con Yamato, dove ebbe la brillante idea di regalare nientemeno i cell originali dell' anime a ogni spettatore ( incredibile che nessuno ci avesse pensato prima).

Immagina quanti proto_otaku del periodo saranno andati più volte a vedere il film per cattarsi i vari cell.

E complice questa trovata ( ma non solo grazie ad essa, sia chiaro), i primi due film di Yamato incassarono uno sproposito.

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Non è un problema se non riesci a credere, Shito, che non riesco a pensare possa essere emozionante quanto fanno (non importa il pretesto). ;)

 

Guarda che non lo capisco neppure io. Come non capisco cosa ci sia di bello in un concerto, tra la puzza di sudore di altre persone e il fracasso (peggio che frastuono) della loudness sparata in luoghi che rimandano perlopiù solo i bassi, e cose.

 

Solo, a prescindere da ciò che empaticamente non colgo e non cogli, accetta il fatto che, come ti ripete anche Kobayashi anche sotto e come fingi di non capire essere il punto cardine, tutto sta nell'aspetto sociale del vivere un evento, non nella pretestuosità di quello. Per chi lo vive e vuole viverlo, eh, non per noi che ne parliamo.

 

 

Io non sò se compatire questi tizi di 40 anni che stanno ore ad attendere l'apertura di un negozio o invidiarli.

Perchè se fanno stè cose o sono dei poveri cristi che non hanno meglio a cui attaccarsi nella vita, o hanno conservato quella genuina passione ( dicaimo pure coglionaggine ) giovanile che non ti fà stufare di tutto quello che ti circonda dopo 5 minuti.

Mhhh.. forse ho detto una stronzata, và.

 

No, credo tu abbia detto una cosa sacrosanta, ti leggo e ti capisco (credo) molto.

 

Sono cose su cui mi interrogo molto, in effetti, e dico anche personalmente (non conto terzi).

 

Per ora, la mia risposta è che anche quegli adulti che hanno conservato la passione infantile *nei modi infantili* sono più da compatire che invidiare, in quanto vivono comunque fuori dal (loro) tempo.

 

Ma non ho affatto smesso di pensarci.

 

Anche io sono fortemente nel dubbio. Da un certo punto di vista invidio la genuina passione che spinge molte persone ad entusiasmarsi in modo pressochè perenne a questo o a quel feticcio (mentre in me la passione si sta rapidamente trasformando in apatia. Ah, quanto sono lontani i tempi in cui aspettavo con ansia l'uscita della PS2, o del gioco del momento!). D'altronde trovo spesso questo genere di atteggiamento un tantinello ridicolo. Mi viene quindi da pensare che ci sia (dovrebbe essere) un'età per ogni tipo di passione (C'e da dire però che gli appassionati di calcio, tanto per fare un esempio, sono spesso infantili e privi di qualsiasi rispetto delle più normali regole dell'educazione e del rispetto per il prossimo). Quindi probabilmente, anzi, senz'altro il problema è più complesso di quel che sembra.

Forse un primo passo sarebbe quello di conservare le passioni infantili con gli occhi di un adulto, e tenere ben presente che sempre di passioni infantili si tratta.

 

Concordo pieamente e totalmente.

 

Esempio pratico: qualcuno dei miei amici 'neogeosi', critica fortemente chi come me ormai colleziona la console e i suoi giochi più che giocarci. Che ne posso? Dal mio punto di vista, giocare ai videogiochi appartiene a un'età che sento passata. Quando ero adolescente, potevo dedicarmi a un gioco "come se non ci fosse un domani", l'esperienza era conclusa e finalizzata in sé. Ora non sento più questo sentimento, e se mi forzo a farlo piuttosto mi sento a disagio. Forse è un po' triste, e certo vi è la componente di essere un po' blasé dinanzi al nuovo del genere, ma del resto sono cose che ho già vissuto, nel loro tempo. E per me quel tempo è passato, ovvero non è più quel tempo per me. Credo allora che dedicarmi a quello stesso idolo di adolescenza (il NeoGeo) in forma collezionistica, sia forse un inconscio tentativo di approccio più 'adulto' (ahahahah). Ovvero, tesorizzare feticisticamente, come un simbolo, come a creare un museo, ciò che si è amato da adolescente, ciò che si riconosce essere stato significativo per me. Ma anche così, il tempo dedicato è esiguo. Forse perché sono comunque videogiochi, e sono semprepiù lontani nel passato della mia prospettiva esistenziale.

 

Non so se si sia capito qualcosa.

 

 

 

Secondo me il desiderio di possedere un oggetto nel più breve tempo possibile rappresenta solo una minima parte del motivo per cui campeggiano per ore davanti al negozio di turno (altrimenti perchè fare altrettento per vedere i film di Evangelion degli anni novanta, tanto per fare un esempio?).

 

Quel che conta veramente a mio parere, è aggregarsi al maggior numero di appassionati loro simili, e condividere in questo modo gli stessi interessi e passioni.

Poi probabilmente è anche un modo per fuoriuscire, almeno per un breve lasso di tempo, da un modello di società rigidamente precostruito che offre loro ben pochi modi di esprimere la loro personalità e i loro interessi altrimenti. D'altronde, se fosse solo una questione di ottenere l'oggetto desiderato il più facilmente e rapidamente possibile, al giorno d'oggi ricorrerebbero ad internet, non ti pare?

 

Ti sottoscrivo appieno.

 

Nel sapersi parte di un gruppo sociale endemicamente 'asociale', c'è la voglia di distinzione. Psicologicamente, è l'affermazione del proprio essere tramite la negazione di quello maggioritario. Quindi, si fa gruppo riottoso e compatto all'interno del gruppo generico. Ci si sente bene a sentirsi dire "ma siete matti?" perché c'è un plurale, quindi non ci si sente tali, e anzi si pensa orgogliosamente e compiaciutamente "matti loro. Se anche tutti, NOI NO!". Cosa classica.

 

Certo, esiste pur sempre la possibilità che il loro modo di agire sia dettato/indotto dalla società consumistica in cui vivono. In questo caso la mia teoria precedente non ha nessun ragion d'essere :o

 

Se anche fosse, questo non condurrebbe a fenomeni sociali, ma a spinte pratiche realmente individuali. Quindi direi che sei nel giusto col tuo precedente ragionamento.

 

L'unica cosa su cui mi sento di replicare è la seguente: Un genitore secondo me deve "immolarsi" (ovviamente entro certi limiti) per il proprio figlio. Nel momento in cui diventi genitore devi anteporre le esigenze della tua progenie alle tue, se non altro finchè quest'ultimo non raggiunge la maggiore età, o finchè comunque non è in grado di cavarsela da solo.

 

Sottoscrivo FORTEMENTE.

 

Su una cosa sono d'accordo pero: E' sempre meglio non crescere il/i prorio/i figlio/i nella bambagia, onde evitare che in seguito la vita non gli sia più dolorosa di quanto già non è. Senza contare quanto una simile condotta possa essere deleteria sul carattere e sulla educazione dello stesso (e in tal senso, in quanto per un certo periodo coccolato e viziato figlio unico, ne so qualcosa).

 

Sottoscrivo FORTEMENTE.

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Ma che tu il concerto (e quindi verosimilmente il teatro) non lo capisci è un tuo problema, piuttosto particolare. Invece non credo che il non capire che gusto ci sia a fare una coda sia tanto strano: quando mai è stata vista come una cosa "da fare"?

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Provo a ri-rispondere :) Non ti rendi conto che nel momento in cui dici che il genitore deve immolarsi per i figli stai ponendo delle indicazioni se non degli imperativi morali. E si li poni significa che li presupponi migliori di altri ( migliore di quello, ad esempio, per il quale non deve immolarsi ).

 

Io non pretendo di imporre imperativi morali a nessuno, mi limito ad esprimere quello che a me pare il modo più corretto di agire nella società in cui viviamo. E ovviamente ci sono atteggiamenti che reputo (magari presuntuosamente) migliore di altri.

Ti faccio poi notare che non c'è nessuna legge che imponga di avere figli, e se decidi di averne penso tu debba accettarne le responsabilità (anche legali). D'altronde il fatto il fatto di agire in una società in modo in larga parte irresponsabile non mi pare sia stata in qualche modo legalizzato (magari accettato, ma legalizzato ancora no. Almeno non del tutto).

Tanto per fare un esempio: La maggior parte dei guidatori se ne strafrega delle regole stradali, che, essendo appunto regole, dovrebbero essere rispettate. E non certo per questione di lana caprina, ma per la semplice ragione che il mancato rispetto delle stesse può portare gravi conseguenze anche a chi ci circonda (con cui bene o male dobbiamo avere a che fare e rispettare la loro esisteza).

Quando, dio non voglia, sarà legale passare con il rosso od investire un pedone, avrò solo due scelte:

 

Accettare a malincuore la cosa.

 

Oppure tentare di cambiare, possibilmente per vie legali, il nuovo stato di cose

 

 

Beh ma nella nostra dimensione tetradimensionale ( con 4° fattore il tempo ) si può dire che viga il principio di irresponsabilità ( almeno nella tua visuale, forse è meno critico di quel che pensi ). E allora in base a cosa critichi questo principio se tutte le morali sono equivalenti ? Non sarebbe più conseguente accettare la dimensione in cui vivi, pensando di esser nato in una società irresponsabile ma non cannibale e che sarebbe assurdo andare contro la morale della società in cui ti trovi. Proprio perchè ogni morale dipende da luogo e tempo

 

Non è che tutte le morali siano 'equivalenti' contemporaneamente, lo sono in tempo e spazi differenti. Tanto per tornare all'esempio delle società cannibali, io non penso che siano peggiori della nostra; tuttavia se io, cittadino italiano, mi cibassi di un'altra persona, commetterei un'azione immorale (oltre che un reato ).

Infine, non penso che sia corretto accettare la dimensione in cui si vive, qualora la si ritenga sbagliata, quanto piuttosto cercare di cambiarla (anche a proprie spese se necessario).

Mi sembra però che leggendo i tuoi post tu confonda il concetto di morale con ciò che dovrebbe essere socialmente negativo o positivo.

 

 

O ammesso che oggi ci sia varietà di morali, perchè non ridurre tutto alla soggettività cosi da annullare il tuo principio di responsabilità.

 

A mio avviso tutto è soggettivo, ciò non vuol dire che uno debba annullare il proprio principio di responsabilità. Per tornare ad un esempio precedente: Io posso pure trovare soggettivo l'attuale regolamento stradale, ciò però non mi impedisce di essere responsabile della morte di un innocente (e di pagarne le conseguenze).

 

Quel tu DEVI anteporre le tu esigenze ... da dove deriva ?

 

Scusami, ma di nuovo non riesco a capire il senso della tua domanda :happy:

 

 

Come ho già detto, molti vanno in pellegrinaggio davanti a un negozio per spirito di aggregazione.

 

Chiedo venia, ma leggendo troppi post in una volta sola finisco con lo scordarmi quanto affermato in precedenza da un altro utente :happy:

Cmq reputo che lo spirito di aggregazione rimanga la componente principale, le restanti motivazioni che citi mi paiono abbondantemente secondarie.

 

 

E già che ci siamo, a volte, quando ci sono gli anime al cinema , vengono regalati gadget esclusivi a chi compra il biglietto.

Il primo ad avere questa trovata, fu Nishizaki con Yamato, dove ebbe la brillante idea di regalare nientemeno i cell originali dell' anime a ogni spettatore ( incredibile che nessuno ci avesse pensato prima).

Immagina quanti proto_otaku del periodo saranno andati più volte a vedere il film per cattarsi i vari cell.

E complice questa trovata ( ma non solo grazie ad essa, sia chiaro), i primi due film di Yamato incassarono uno sproposito.

 

Nishizaki chiaramente ne sapeva (forse :happy: ).

Sta di fatto che secondo me è stato il contrasto tra lui e Matsumoto a rendere Uchuu Senkan Yamato il capolavoro che è (la serie primigenia e i primi due film almeno, il resto 'nsomma...).

 

 

Concordo pieamente e totalmente.

 

Esempio pratico: qualcuno dei miei amici 'neogeosi', critica fortemente chi come me ormai colleziona la console e i suoi giochi più che giocarci. Che ne posso? Dal mio punto di vista, giocare ai videogiochi appartiene a un'età che sento passata. Quando ero adolescente, potevo dedicarmi a un gioco "come se non ci fosse un domani", l'esperienza era conclusa e finalizzata in sé. Ora non sento più questo sentimento, e se mi forzo a farlo piuttosto mi sento a disagio. Forse è un po' triste, e certo vi è la componente di essere un po' blasé dinanzi al nuovo del genere, ma del resto sono cose che ho già vissuto, nel loro tempo. E per me quel tempo è passato, ovvero non è più quel tempo per me. Credo allora che dedicarmi a quello stesso idolo di adolescenza (il NeoGeo) in forma collezionistica, sia forse un inconscio tentativo di approccio più 'adulto' (ahahahah). Ovvero, tesorizzare feticisticamente, come un simbolo, come a creare un museo, ciò che si è amato da adolescente, ciò che si riconosce essere stato significativo per me. Ma anche così, il tempo dedicato è esiguo. Forse perché sono comunque videogiochi, e sono semprepiù lontani nel passato della mia prospettiva esistenziale.

 

Non so se si sia capito qualcosa.

 

Credo di aver capito quel che intendi, perchè mi pare che per me sia la stessa cosa (o comunque qualcosa di abbastanza vicina ad essa).

 

Anche io colleziono più videogame di quanti ne giochi (ma lo stesso dicasi per manga e anime), e neppure a me riesce di dedicarmici "come se non ci fosse domani", anzi mi pare quasi di essere il Coniglio Bianco che appare nell'Alice di Lewis Carroll con la sua costante convinzione di essere in ritardo. Anche io se vado alla ricerca del piacere dei tempi andati mi sento a disagio, e a volte persino in ansia (anche se più probabilmente è qualcosa di simile ad un senso di vuoto). Probabilmente se continuo a comprarli (e occasionalmente a giocarci) è per un misto di abitudine e, come dici tu:"tesorizzare feticisticamente, come un simbolo, come a creare un museo, ciò che si è amato da adolescente, ciò che si riconosce essere stato significativo per me".

L'unico modo per goderne (tranne rari casi), oltre la nostalgia, è trarne una sorta di piacere intellettuale, vedendo in essi una sorta di "testo" ben più complesso di quello che mi appariva ai tempi dell'adolescenza (e in questo riviste "snob" come Edge mi hanno aiutato in tal senso).

Resta il "triste" fatto che più il tempo passa e più i videogiochi cambiano, più io me ne allontano (in particolar modo emotivamente).

 

 

Nel sapersi parte di un gruppo sociale endemicamente 'asociale', c'è la voglia di distinzione. Psicologicamente, è l'affermazione del proprio essere tramite la negazione di quello maggioritario. Quindi, si fa gruppo riottoso e compatto all'interno del gruppo generico. Ci si sente bene a sentirsi dire "ma siete matti?" perché c'è un plurale, quindi non ci si sente tali, e anzi si pensa orgogliosamente e compiaciutamente "matti loro. Se anche tutti, NOI NO!". Cosa classica.

 

 

Quì sono io a sottoscrivere appieno quanto affermi :happy:

Modificato da Kobayashi
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