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Kotonoha no Niwa (aka Garden of Words) di Makoto Shinkai


Shuji

Messaggi raccomandati

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Kotonoha no Niwa (aka Garden of Words), durata di 46 minuti ca.

di Makoto Shinkai/ CoMix Wave Films

--

 

Iniziamo col liberarci subito del 'di cosa parla' il film; di due persone che si incontrano.

 

Detto questo, parliamo del film.

Andando a verificare degli elementi che sono palesi e dichiarati nel film, credo ci siano varie chiavi di lettura, direi tre, di cui si puo' parlare. Tutte comunque fanno riferimento specifico al concetto di 'sfumatura' che possiamo ascrivere in tutto il film.

 

La prima 'sfumatura' e' quella legata prettamente al Giappone e alla lingua d'origine.

Il protagonista, ma anche prima l'altra protagonista del film (che scopriremo insegnare non a caso lettere antiche), fa riferimento al termine (yamato) kotoba (lascio ad altri specificare, che la cosa si fa lunga) specialmente nel presentarsi/presentare un haiku a inizio del film e poi quasi a chiudere circolarmente verso la fine. Andando quindi a verificare questa 'sfumatura' interpretativa con le parole di Shinkai riportate  originariamente qui su twitter: https://twitter.com/purplepig01 e poi 'diffuse' da vari siti quali il famigerato animenewsnetwork qui: ANIMENEWSNETWORK 

In sintesi, la 'sfumatura' giapponese del film e' l'intenzione dell'autore di parlare in questo film di 'amore' nell'accezione di 'koi' / tristezza solitaria, in luogo di 'ai' in qualche modo piu' moderno/importato da occidente.

 

La seconda sfumatura e' quella tipica delle produzioni di Shinkai, quella sorta di oggettivizzazione della  narrazione, immersa in un livello quasi maniacale di piccoli dettagli che portano il quadro ad essere sempre popolato di 'cose', che spesso sono l'unico contraltare dei pensieri piu' o meno espressi dai personaggi, quasi ad evidenziare la 'ricerca' di quel tipo di equilibrio fornito da uno stretto rapporto personale in un 'caos ordinato', e sempre personale. In sintesi quindi un livello di ultra dettaglio che parte dalla propria inutilita', fino ad arrivare alla consistenza scevra di utilita' relativa di un pensiero.

 

La terza sfumatura e' quella dell'incomunicabilita' e del rapporto personale di per se'.

Il protagonista maschile sostiene che 'da bambini il cielo era piu' vicino'. Dopo di questo a fare da contraltare ai suoi pensieri, il cielo si vela, si copre di nuvole, piove, e la storia si "orienta" visivamente ad un livello inferiore, quasi zig-zagando tra la pioggia. 

Gli uomini alla fine sono un po' come le gocce di pioggia; cadono spesso in un luogo comune, mai due volte nello stesso posto, ogni goccia e' diversa dall'altra; purtuttavia, sono fatte della stessa sostanza.

Qua infatti vediamo i due protagonisti che si trovano a rimuginare in solitaria, piu' volte si trovano nello stesso luogo, palesemente sono differenti come hanno interessi diametralmente differenti (come si sente man mano), ma sono li', entrambi, a cercare ed ad aspettare allo stesso tempo un qualcosa. 

Io direi che sia il caso nel 2013 di archiviare un po' questo concetto di 'incomunicabilita'; l'esperienza fattiva e concreta ha mostrato con chiarezza una realta'; nonostante siano moltiplicati all'inverosimile i momenti e i modi di comunicazione interpersonale, alla fine, si e' visto che 'il re e' nudo'; non c'e' nulla o quasi da comunicare. 

Questo afflato, questa 'ansia' di comunicare io la virerei in un'accezione non nuova ma diversa; non incomunicabilita', quanto desiderio di creare legami di tipo nuovo, diverso, non strettamente codificati o consegnati dalla consuetudine comune. 

E in quest'accezione e sfumatura, penso, si possa trovare il trait d'union che possa fornire una chiave interpretativa non unica, sempre di sfumature si parla, quanto comune per tutta la durata del film.

Alla fine cosa c'e'di cosi' negativo in due persone di eta' differente che si frequentano?

Frequentarsi non in senso 'biblico', ma umano.

E qua appunto vedo il tratto comune da poter tirare; i rapporti, le consuetudini, spesso (se non direi proprio sempre) sono senza memoria, esistono e filtrano ogni cosa. I rapporti umani non possono essere filtrati o ricondotti a schemi, men che meno da codificazioni che senza ormai memoria, non hanno neanche in realta' senso. 

 

Ecco che ad esempio il 'recupero' della memoria dell'antica sfumatura di amore di una lingua, di per se', aiuta a mostrare un tipo di rapporto che non e' legato tanto al desiderio, quanto alla solitudine. E gia' il discorso inizia a farsi 'singolare' nel presentare il senso di cio' che si vuole comunicare ai giorni nostri, con una ben curiosa "singolarita'" legata al passato, alla memoria e non alla ricerca 'del nuovo'.

 

Ora, non pensiate affatto che questo film sia un 'capolavoro', o che.

Non so neanche se considerarlo un buon film, a dire il vero.

Il fatto e' che con questo "Kotonoha no Niwa", Shinkai mostra (finalmente) un punto di vista interessante, che non e' piu' legato solamente al rapporto tra uomo e donna.

Forse (e ribadisco il forse) e' anche l'opera piu' "matura" di Shinkai, in cui le ingenuita' legate al tema  che comunque e' presente sono 'sfumate' e i due soliti personaggi delle sue opere sono molto piu' simili a umani che non a disegni (poco o piu') animati.

 

Curioso infine che possa esistere ai giorni nostri un qualcosa di cosi' poco commerciale in senso lato, ad esempio il tessuto narrativo e' piu' che altro un flusso di coscienza in qualche modo ordinato. Resta comunque un prodotto ottimamente realizzato, e che esprime una visione piu' matura dell'autore.

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p.s.

le due frasi 'principali' che si dicono i due:

 

 

Lei a lui
なるかみの すこしとよみて さしくもり あめもふらぬか きみをとどめむ
(all'incirca; The thunder strikes softly. Can't the sky get a bit cloudy and rain falls a little. To keep you around. )
 
La risposta di lui
なるかみの すこしとよみて ふらずとも わはとどまらむ, いもしとどめば
(Even if there is no thunder or rain, I shall stay here, if it is your desire to keep me around. )
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p.s.

le due frasi 'principali' che si dicono i due:

 

 

Lei a lui
なるかみの すこしとよみて さしくもり あめもふらぬか きみをとどめむ
(all'incirca; The thunder strikes softly. Can't the sky get a bit cloudy and rain falls a little. To keep you around. )
 
La risposta di lui
なるかみの すこしとよみて ふらずとも わはとどまらむ, いもしとどめば
(Even if there is no thunder or rain, I shall stay here, if it is your desire to keep me around. )

ammazza.... considerato che non so nulla del film....in che contesto si sono scambiati queste due frasi? ...lo dico perchè cercando per internet, ho trovato che sono Waka presi dal Manyoshu (difatti sono in giapponese classico). Nello specifico sono dei Mondou 問答

(domanda e risposta) presi dal 13 volume, mondou numero 2513

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p.s.

le due frasi 'principali' che si dicono i due:

 

 

Lei a lui
なるかみの すこしとよみて さしくもり あめもふらぬか きみをとどめむ
(all'incirca; The thunder strikes softly. Can't the sky get a bit cloudy and rain falls a little. To keep you around. )
 
La risposta di lui
なるかみの すこしとよみて ふらずとも わはとどまらむ, いもしとどめば
(Even if there is no thunder or rain, I shall stay here, if it is your desire to keep me around. )

ammazza.... considerato che non so nulla del film....in che contesto si sono scambiati queste due frasi? ...lo dico perchè cercando per internet, ho trovato che sono Waka presi dal Manyoshu (difatti sono in giapponese classico). Nello specifico sono dei Mondou 問答

(domanda e risposta) presi dal 13 volume, mondou numero 2513

 

Lei la prima volta che si incontrano sotto quel (gazebo?) o che era, non ci ho fatto caso.

La seconda da lui come risposta dopo qualche tempo/altro incontro nello stesso luogo.

 

Interessante che si tendeva ad associare entrambi a comunque voci fuoricampo dei due personaggi ad osservare la pioggia quindi senza riferimenti neanche al vestiario od altro visto che la struttura sotto cui stavano per ripararsi dalla pioggia e' comunque non cosi' nuova, quasi da 'settare' temporalmente il mood della vicenda e quindi del rapporto. (che poi e' quel tipo di rapporto di cui si parla all'inizio).

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pensavo che questo mediometraggio (argh, quei 46 minuti mi mettono in crisi per la classificazione) abbia un problema di fondo, sempre come 'categoricizzazione'; nei vari trailer che sono spuntati fuori si e' scelto di accentuare sta storia del calzolaio (che poi in realta' manco e') mostrando i piedini e quant'altro; purtroppo se non e' specificatamente voluto, sta cosa tende gioco forza a dare una connotazione 'fetish' che l'opera non ha manco lontanamente.

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  • 2 weeks later...

Visto, a me non è piaciuto più di Byokosu 5cm, ma è davvero un ottimo prodotto. La cosa che mi ha colpito molto è come Shinkai abbia abbandonato quella sensazione per il "rimpianto" di non aver detto, di non aver agito, più in generale, di non "aver potuto"; che peremava i suoi lavori precedenti (non ho visto però in viaggio verso Agharta). Quando sembra che il film vada ancora nella stessa direzione, quando sembra che i due protagonisti dovranno essere intrappolati nel loro ruolo "sociale", Shinkai sceglie di far rompere il silenzio di lei in quella splendida corsa e in quello scambio di battute sulle scale, molto semplice e diretto anche emotivamente, ma proprio perchè si tratta di Shinkai molto significativo. 

Per me resta uno dei registi più bravi in circolazione.

Modificato da Godai
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  • 1 month later...

Oggi ho visto questo film.

 

Non avevo mai visto nulla di Shinkai Makoto. L'avevo sentito nominare, ma sapete, quando non ti viene di indagare? Rimandi e rimandi, non si sa a quanto, avete presente? Ad libitum. Aspettando semplicemente l'occasione, aspettando che accada quello che tanto sai che prima o poi accadrà, in un modo o nell'altro, dovrà accadere. A me capita. Spesso.

In questo caso, l'ha fatto capirate un vecchio amico. Mi ha chiesto genuinamente una genuina opinione su un film animato, l'ha chiesta lui a me, genuinamente, e quindi sono andato subito a procurarmelo.

 

Non avevo neppure letto questo thread. L'ho cercato ora.

 

Shuji, secondo me sei tutto scemo. Lo dico amichevolmente, ti prego di non prenderne offesa. O sei tutto scemo tu, o sono tutto scemo io. La terza ipotesi è 'entrambi, ma in modo opposto'. "Nessuno dei due" non è un'opzione. Perché dico questo? Perché questo film, per come l'ho visto io, completamente vergine dell'autore e della sua opera (e lo sono tutt'ora, non mi sono documentato o che), per me parla ESATTAMENTE di un maschio e una femmina che ritrovano le loro età nell'incontro vicendevole tra i due sessi.

 

Oh, lui è uno che vive nel trauma dell'abbandono materno del focolare. Anche se nel 2013 è una cosa 'normalizzata' (pfff), è un ragazzo sin troppo cresciuto nella testa che ha cristallizato la sua ambizione di vita, fare il calzolaio, per un ricordo infantile di un dono che lui e suo fratello e suo padre avevano 'scelto tutti e tre insieme' per la mamma: un paio di scarpe. E' uno che, a causa di un trauma affettivo, vene nella negazione della sua età reale, perché la madre pantomimando una giovinezza già andata ha lasciato la famiglia. Lei è un'adulta che ha la sensibilità di una quindicenne -come dice lei stessa- ma non può esprimerla.

 

Sono due personaggi con ciascuno al polso il proprio orologio emotivo rotto.

 

"Di cosa parla" questo film? Non parla affatto di due persone che si incontrano. Ai miei occhi parla delle aberrazioni e delle correzioni nella apparentemente placida società urbana giapponese postmoderna.

Ed è davvero un bel film. All'inizio la tecnica mi ha infastidito, non poco. Non è la mia tazza di caffé. Non ci voleva molto a immaginarlo. Dopo pochi minuti, non era ancora la mia tazza di caffé, ma mi infastiva meno, mi infastidiva poco. Perché è una cosa compatta. Non è un movimento prospettico in CG in un film di Miyasan, quello è un pugno in un occhio e ti fa schifo. Qui è tutta un'estetica, che non è la mia, ma sta bene in sé, direi.

E' strano, perché il film ha questo aspetto realistico-wannabe, ma è una favoletta moderna. I personaggi sono molto idealizzati, il ragazzino molto maturo nel teschio, la donna molto giovanile nel viso (lei essendo tutto sommato più credibile di lui). Ovviamente è tutto ben orchestrato, motivato: come si diceva lui è figlio di una madre giovane che ha negletto la famiglia, lei è una donna giovanile che fatica ad affermare socialmente la sua adultità. Si parla sempre degli effetti della solitudine emotiva sullo sviluppo psicoaffettivo: il tema l'abbiamo visto tale e quale anche in Howl, che qui mi pare sia innestato in una favola contemporanea bella e dolce sul 'ritrovare l'equilibrio emotivo della propria età'. Certo il personaggio del ragazzo giovane e appassionato artigiano l'abbiamo visto molte volte, Amasawa Seiji voleva fare il liutaio, per Konchan, ma non è che qui ci siano pretese di originalità. E certo la scena della presa delle misure del piede richiama alla mia mente Lolita (di Kubrick), ma va benone. Qui è il contrario, e credo sia un contrario anche più 'forte' -specie in Giappone- della 'solita rori'. In Giappone con un minorenne una donna non ci può stare, specie e Tokyo, specie un'insegnate.

I tempi della narrazione di questo mediometraggio [shu, non ti ho copiato, l'avevo pensato anch'io! ^^] sono gestiti divinamente. C'è molta regia, non è però invadente: il fuoco della macchina da presa resta sul soggetto e sui soggetti di quello, e questo è bello e giusto (sinonimi). Le musiche sono gestite bene. E' tutto giusto. Anche il climax è bello e giusto, viene costruito bene: la scena in cui si cucina l'omuraisu è proprio il non plus ultra della 'cucina familiare', è il cliché della mammina che fa la pappa ai bambini, è proprio la cucina in famiglia. Questo amore familiare ritrovato, che entrambi definiscono la loro probabile maggiore felicità sino a quel momento [i cinefili accaniti ricorderanno l'analogo identico caso nello splendido Chikatetsu [Metro] ni Notte] sblocca la situazione in lui, che si dichiara. E poi, il climax vero e proprio, con la realizzazione di lei che a piedi nudi corre infine verso la risoluzione di entrambi, la realizzazione di quella comunicazione emotiva, lo 'sblocco' che li rimette ciascuno nella sua età: nel senso che lui si mostra infine per il ragazzino che è, com'era auspicabile, e sblocca lo sfogo di lei, da ragazzina interiore. Risoluzione vicendevole. Il pianto da bambina di lei (a bocca spalancata più che a squarciagola) è molto bello.

Da lì, io ovviamente li avrei voluti sposi e con figli nell'epilogo. Alla fine l'epilogo è proprio la cosa più convenzionale, più scontata. Alla fine di tanto realismo, forse un happy end (<- scritto alla giapponese) esagerato sarebbe stato, per contrasto, più fragoroso. Tipo lei che dice a lui: "sposami, tra tre anni". Cose così. Cose degne di Adachi. Cose ardite nell'essere sfrenatamente sdolcinate. Avrei preferito. Ma non è mica il mio film.

In fondo, anche questa storia è un piccolo, piccolo banale dramma della postmodernità giapponese, no? Le senpai bulle con la professoressa brava. Lei che beve birra come Misato, ma non è che faccia le strategia con i robot umanodi, no: è solo una professorina. Il parco imperiale di Shinjuku. Sono cose che abbiamo visto parodizzate, caricaturizzate millemilavolte, che a vederle in modo più reale sembrano quasi sbiadite. Ma va bene così, credo. Sicuramente le immagini sono patinate, ma non so quanto si intendano ostentative. Onestamente non ho trovato il tutto autocompiaciuto come, che so, nel compianto Kon Satoshi -  in specie l'ultimo. Si vede che l'autore è forse un regista più che un animatore, e credo sia un bene. Mi pare che il disegno, la visuale, sia comunque finalizzata alla narrazione, di cui una precisa
atmosfera può essere parte anche funzionale. Mi sembra questo il caso. L'insistere sul clima, sul suo valore simbolico (il sole che fende la pioggia, alla fine), sulle scarpe e sui piedi nudi, è tutto molto delicato,
ma molto ben schizzato, orchestrato con significanza ancora una volta non preponderante, un simbolismo delicato, di fatto. Niente da dire. Ci sarà del manierismo? Alla fine direi pure di no: forse come animazione è tutto fin troppo 'spinto' verso uno stile inusuale nella sua radicalità per parlare di manierismo. Cerco di essere onesto. Trovo Miyasan, per dire, tutto molto più manierista - come suo figlio ebbe giustamente a rimarcare.

Mi dicono dalla regia che questo regista (Shinkai Makoto) viene spesso accostato a Miyazaki Hayao.

Ma è troppo evidente che Miyazaki non c'entri nulla, nulla, per poter anche solo pensare di controargomentare una simile illazione.

Sono lieto che il mio amico mi abbia spinto -infine- a fare un passo verso Shinkai.
Non me ne sono pentito, anzi tutto il contrario.

 

Per me resta uno dei registi più bravi in circolazione.

 

Viene da pensarlo.

 

Sicuramente questo film è un film che mi fa pensare che meritasse di essere realizzato.

 

Quando la finzione dimostra una ragion d'essere, è una gioia.

Modificato da Shito
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Allora.

 

Tutto quanto detto da me e' ampiamente documentato.

Per il resto, dico che mi sono ampiamente scocciato di dilungarmi in pareri particolareggiati o in fare recensioni che parlino dell'opera e non diano solo fiato ai soliti discorsi cui piegare ogni tipo di rappresentazione artistica.

 

Quindi, saluto e arrivederci.

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Per me resta uno dei registi più bravi in circolazione.

 

Viene da pensarlo.

 

Sicuramente questo film è un film che mi fa pensare che meritasse di essere realizzato.

 

Quando la finzione dimostra una ragion d'essere, è una gioia.

 

 

Io tempo addietro ( 2006-7 ) vidi hoshi no koe su insistente consiglio di un amico.

 

Ricordo che era ben "girato" e a volersi bere la storia era anche bello, ma trovai ributtante il motivo di fondo: lei deve andare per lavoro nello spazio=cioé lontano e per questo motivo vedrà naufragare la storia col suo ragazzo.

 

 

Ok ci sta, il fatto é che lei pur avendo scelto di andare lontano non si prendeva - per dirla con termini alla shito - la responsabilità del gesto cioè che quello avrebbe comportato la fine del loro rapporto e cosi continuavano a scriversi mail pantomime di un grande amore.

 

E il film non era sulla falsità del sentimento, ma sul sentimento vinto dalla distanza. Mah dai!!!

 

é ironico cosa é successo nelle situazioni della vita poi, a me e al tale amico che quel film mi consigliò :)

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Allora.

 

Tutto quanto detto da me e' ampiamente documentato.

Per il resto, dico che mi sono ampiamente scocciato di dilungarmi in pareri particolareggiati o in fare recensioni che parlino dell'opera e non diano solo fiato ai soliti discorsi cui piegare ogni tipo di rappresentazione artistica.

 

Quindi, saluto e arrivederci.

 

Bu, mi dispiace. :(

 

Davvero non c'era nulla di flame nel mio commento. L'ho anche dichiarato, ma credo si legga proprio. Lo spero.

 

Del resto, quello che scrivevo io è più o meno in scena, ho premesso di non essermi affatto documentato, potevamo parlarne amichevolmente. Ho anche scritto che magari sono tutto scemo io.

 

Perché ti picchi così? Ma che sei, dio padre (quello del Vecchio Testamento, insomma), che non si più dire "oh per me non hai capito niente" che di imbruttisci tutto arrabbiato? ^^;

E sì che ho scritto più e più volte: 'ai miei occhi' e cose simili.

 

Era persino giocoso il fatto che anche io avessi pensato 'mediometraggio' (non sono un bravo categorizzatore, lo sai) e mi compiacevo di 'averci preso'.

 

Boh.

Modificato da Shito
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Sono incazzato nero perche' un film in cui l'autore dice:

 

Shinkai plans to open the film in Japanese theaters in the first half of next year, and he began planning this past spring. The tagline on the website reads, "A tale of 'lonely sadness,' older than even 'love.'"

Shinkai wrote on his website that this is the first time he is making a "love" story — in the traditional Japanese meaning of the word. He added that there were words long before there were characters to write them in this world. The Japanese language during the era when it had no written form is known as "Yamato kotoba." The language during this time had its own pronunciations, before the importation of kanji characters from China.

At the time, "love" was written as "lonely sadness" (koi). Moreover, according to Shinkai, the modern concept of "love" (ai) was imported from the West. While his new Kotonoha no Niwa film is set in the modern era, it will be about koi in the original "lonely sadness" meaning — of longing for someone in solitude, as opposed to the modern meaning. 

 

 

Non e' un film di due 'improbabili amanti', non e' un film su problemi sociali o consuetudini di varia natura, e' un film su due persone che si incontrano, semplicemente, e TUTTO nel dannatissimo film che insiste, spinge, illustra, in tal senso e NULLA e' invece dato all'accezione romantica o pseudo romantica, o al desiderio di rapporto che non sia TALE tra DUE PERSONE e non meramente tra due persone di sesso opposto.

 

E' un film basato su una SFUMATURA.

 

Sono incazzato nero perche' con QUEL incipit si poteva costruire un bel discorso imperniato SULLE PAROLE E SULLE DICHIARAZIONI dell'autore, in pieno seno alle tradizioni giapponesi.

 

Niente.

 

E invece si finisce tanto per cambiare col parlare di Miyazaki e di amenita' varie.

 

Almeno (ALMENO) dico io, aggiungi un parere e amen se proprio non vuoi partecipare alla discussione, ma entrare a gamba tesa senza neanche minimamente stare a pensare un attimo a quanto dicono gli altri e sovrapporre un parere che parla di tutt'altro, e' solo buttare in vacca la discussione.

 

E' un peccato, ho trovato al di la' dei contenuti di cui non si parlera', molto bello e affascinante la resa.

 

Volevo andare OLTRE alle solte menate di 'ma quant'e' bravo shinkai', ma evidentemente non e' possibile.

 

Fa' come ti pare.

Tanto.

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Non ho mai inteso questo film come di improbabili amanti, né ho scritto questo. Dove l'hai letto? ^^

 

Anzi, ho scritto che >>IO<< avrei amato il finale ammore ammore, ma ho subito detto: "non è il mio film" (nel senso: il regista non sono io, quindi non vi è luogo per questa mia preferenza).

 

Ho detto che nella scena dell'omuraisu ho visto molto affetto familiare. Non ho *neppure* rimarcato il fatto che lui si dichiari, eh.

 

Sicuramente si vede che non è una love-story (per parlare di generi). Ho scritto che *nei miei occhi* è una storia in cui l'incontro tra un maschio e una femmina 'ripara' il loro sfasamento emotivo.

 

E pur non essendo una 'love-story', trovo palese che il discorso della frattura emotiva (l'abbandono della madre di lui, la fissa per la calzoleria dal ricordo dell'amore familiare) e la riparazione della stessa corrono su un sentiero quanto meno sensuale in senso lato, eterosessuale. Voglio dire, certo non è una storia di amicizia cameratesca.

 

Il discorso su ai e koi è molto interessante, almeno quanto classico (direi un po' come quello della diversità tra eros e agape)

 

恋 <- koi

愛 <- ai

戀 <- koi

 

ci sarebbe anche 'koui' (好意) ma tutto sommato non credo sia questo. E questo per parlare di quando i kanji erano già stati importati (entrambe i concetti permangono, e non dubito ce ne possano essere altri, non sono uno yamatologo classico).

 

E' tutto molto interessante, davvero.

 

Sono davvero l'ultimo a voler contraddire l'indicazione di interpretazione autentica di un autore - lo sai bene.

Quella che tu citi è una citazione indiretta inglese, ma ancora OK, non mi pare proprio per nulla diversa da quello che avevo percepito.

 

Ho parlato anche di 'solitudine affettiva' come qualcosa che espropria, in epoca moderna, del tempo della propria età. Il che mi pare molto calzante conm quello che mi riporti abbia detto l'autore: quel tipo di solitudine interiore, di ferita, che aspira alla compagnia di un altro animo per curarsi. Oh sì, è la stessa cosa di cui parla Howl, ma siccome ho citato un caso analogo (mica inteso come fonte, eh!), è una bestemmia?

 

Io non so perché tu ti inca**i e la prendi così sul personale, ma mi pare davvero assurdo, quando ho scritto:

 

Mi dicono dalla regia che questo regista (Shinkai Makoto) viene spesso accostato a Miyazaki Hayao.
Ma è troppo evidente che Miyazaki non c'entri nulla, nulla, per poter anche solo pensare di controargomentare una simile illazione.

 

Quindi, scusa, ma cosa mi dici? Stasera sei schizofrenico o cosa? °_°

 

Perché, su tutto:

 

Almeno (ALMENO) dico io, aggiungi un parere e amen se proprio non vuoi partecipare alla discussione, ma entrare a gamba tesa senza neanche minimamente stare a pensare un attimo a quanto dicono gli altri e sovrapporre un parere che parla di tutt'altro, e' solo buttare in vacca la discussione.

 

 

E' *esattamente* quello che ho fatto, Shuji. "Entrare a gamba tesa"? Ma che film ti sei fatto? Ma che competizioni calcistiche vedi? Avevo proprio scritto una pagina delle mie impressioni su un film appena visto, esplicitando più volte che no mi ero documentato, esplicitando che non conoscevo nulla dell'autore, il che significa proprio "sono solo le mie impressioni" e tu hai fatto un casino da lesa maestà o qualcosa.

 

Dai, sul serio.

 

Piuttosto dirmi "no, non hai capito un cavolo tu perché non ne sai niente".

 

Cosa che è sempre possibile. Non mi offendo mica.

 

Volevo anche dirti che se qualcuno ti ha rigato la macchina, stasera, non sono stato io. Ero in casa.


Cmq:

 

 

p.s.

le due frasi 'principali' che si dicono i due:

 

 

Lei a lui
なるかみの すこしとよみて さしくもり あめもふらぬか きみをとどめむ
(all'incirca; The thunder strikes softly. Can't the sky get a bit cloudy and rain falls a little. To keep you around. )
 
La risposta di lui
なるかみの すこしとよみて ふらずとも わはとどまらむ, いもしとどめば
(Even if there is no thunder or rain, I shall stay here, if it is your desire to keep me around. )

 

 

Oh, ho visto il film una sola volta, ma io ho sentito proprio citare il Man'yoshuu, anche quando poi all'inizio il fratello del protagonista scambia il componimento per un haiku. Potrei essermelo sognato, ma ho pensato "ah, ok, quindi quel componimento poetico viene dal Man'yoshuu).

 

Avevo inteso che quando lei vede l'effige della scuola sulla divisa/borsa di lui al primo incontro, usa questo espediente letterario per alludere al fatto che è una professoressa di lettere - infatti alla fine dice che "si aspettava che lui si fosse reso conto che era un'insegnate di lettere - del resto tutti a scuola sanno di me" (gli scandali).

 

Quel dialogo mi pare molto semplice contenuto. Mi pare il dialogo dell'affezione dell'uno per l'altra che solleva dal dolore della solitudine esistenziale. E' molto bello, anche la ricontestualizzazione del tema del 'ricovero forzato dal maltempo' negli accadimenti del film è molto bello. Mi pare una cosa molto chiara e autoesplicativa (infatti credo sia bella per questo, non amando l'ermetismo in genere).

Modificato da Shito
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Siccome non ho intenzione di alimentare polemiche, diciamo che c'e' stato un fraintendimento e andiamo avanti.

 

Trovo un'ulteriore curiosa contraddizione stilistica nel fatto che in questo film Shinkai abbia voluto 'spingere' sul registro linguistico, quando come nei suoi altri film e' il contesto specialmente ambientale che inserisce i protagonisti ed informa insieme le loro azioni.

 

Non so quanto per Shinkai la tradizione sia effettivamente parte dell'interazione tra i personaggi, quanto invece quasi parte di quell'ambiente che cosi' bene tratteggia.

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Frattanto ho recuperato 5 cm al secondo. :-)

 

Mi è piaciuto molto, ma credo di averlo capito meno de Il giardino della parole. Forse devo rifletterci sopra ancora un po' (ho proprio appena finito la visione, or ora scoccava l'ultima nota dello staff roll).

 

Quello che mi ha fatto perdere in 5cm è che nella prima parte -che ho adorato- mi trovavo perfettamente. La prima storia per me è bellissima. In qualche modo, mi pare molto simile a quella di Kotonoha. Voglio dire: qui la giovane età dei protagonisti, lì la 'letterarietà' del tutto, ci presentano un sentimento di vicendevole affezione  molto puro, ideale. Qui (5cm al secondo - 1) l'autore ci dice, a mio parere, che la naturalità dell'amore maschile umano è il sentimento di voler proteggere la  femmina umana. Tomino sornione concorderebbe. E non basta un bellissimo bacio tra due tredicenni a rendere la cosa 'sensuale', no. Voglio dire, anche qui ci sono due personaggi che si sentono soli nella società (lo raccontano nel flashback, finché non si trovano e completano le loro ferite, in una bolla tutta loro - un po' come il gazebo di Kotonoha, se vogliamo. Bello bello bello.

 

Ci sono dei temi ricorrenti. La distanza, il distanziarsi, il coprire la distanza interiore ed esteriore tra due persone. Sono cose che mi toccano sempre molto.

 

Sicuramente Kotonoha è -e ancor più appare- molto meno 'convenzionale' del primo capitolo di 5cm al secondo, forse perché semplicemente un sentimento di legame sentimentale così puro e alto e candido, immaginato in età prepubescente, è più facile da immaginare. Ma a me pare che già in 5cm al secondo - 1 il regista eviti grandiosamente il cliché, girandoci intorno. Ancora una volta, le atmosfere di ambientazione e ambiente, nonché i tempi delle attese, la fanno da padrone. Bello bello bello. E in fondo, anche qui vediamo una forma di comunicazione comunque letteraria, ovvero epistolare, letteralmente sospesa tra il detto e il non detto.

 

Non mi aspettavo neppure che il secondo capito riprendesse lo stesso protagonista. Invece cì.

 

Credo sia stato Klimt a fare "le tre età della donna". Qui al secondo capitolo ho pensato: "ah, ok, allora è 'le tre età del (sentimento amoroso) maschile'..." - non so bene come interpretare la seconda parte, però, perché la seconda parte ha come protagonista lei, si capisce. Lui in realtà finisce nella prima ("e visse infelice e scontento" come chiosa della favola), e nella seconda parte, e poi nella terza - l'epilogo, deve solo 'farsi vedere', ovvero far vedere com'è diventato, cosa ne è stato di lui - suppongo. Non credo che questa sia la storia dell'amore perfetto e agognato per tutta la vita di un uomo, quanto del sentimento di impotenza maschile, di frustrazione amorosa, che impedisce alla fiducia della comunicazione sentimentale a venire, che blocca, che rende inane.

 

Ci sono un sacco di suggestioni e momenti memorabili. Anche se la seconda parte l'ho trovato un po' lenta, un po' stucchevole (forse perché la prima mi aveva conquistato *così* tanto?), la scena del decollo del razzo è davvero notevole. Non so perché, ho pensato a Ooritsu Uchuu Gun e a Blu Quasi Trasparente di Murakami Ryuu, che credo non c'entri davvero nulla.

 

La terza parte, dunque, è un epilogo con reprise.

 

Io ho la sensazione che, in un modo o nell'altro, il regista parli della società contemporanea che crea lacerazioni e ferimenti emotivi nelle persone, che le rendono fredde e sempre più distanti, inabili alla comunicazione sentimentale, vicendevolmente mute.

 

Di quanto ci si allontanerebbe l'un l'altro in una vita, andando a una velocità di 5cm al secondo?

 

Ancora non ho googlato 'Shinkai Makoto'.

 

Miyazaki a mio parere non c'entra niente, neppure qui. Perché non citare Takahata, allora, col suo realismo del quotidiano? Non avrebbe parimenti senso - credo. Da un'altra sala regia mi dicono che viene spesso associato anche a Anno. A me paiono un po' tutte scemate. Mi pare che siccome siamo davanti a un autore con una marca autoriale forte, semplicemente lo si accomuni un po' a casaccio ad altri autori che nel tempo hanno mostrato una marca autoriale forte, o qualcosa di affine. Sì, l'effetto doppler dei passaggi a livello dall'interno del treno fa un po' Anno, ok, ma mi pare una cosetta. Un vezzo.  E poi è una cosa che se sei un giapponese, se hai vissuto a Tokyo magari in solitudine conosci davvero e conosci bene, quindi non parlerei neppure di richiamo, di citazione. Persino io che sono stato in Giappone la prima volta per lavoro, ed ero solo, specchiavo la mia solitudine in certi elementi - i treni che prendevo da solo, i corvi, i pali della luce, i konbini tornando alle 11 di sera a dormire, scegliere un dolcetto Meiji o Glico? Che tè verde in bottiglia, per stanotte? Sono cose con cui mi sento di empatizzare, perché quando sei solo, quando non hai un polo di attenzione privilegiato come un compagno di viaggio, ti guardi solo intorno e introietti gli scenari molto, molto di più. Niente di originale in me, dico. L'ambiente è quello, e sono umano pure io.

 

Se dovessi dire di un regista che un po' mi fa pensare un po' a quello che ho visto di Shinkai, dico come vicinanza/affinità, ora come ora direi semmai Yoshiura Yasuhiro (coincidenza che io sia di nuovo su il tempo di EVE, che adoro). Il senso di 'realismo metropolitano' mi pare piuttosto affine (in Shinkai ancora più spinto, certo). Ma soprattutto l'intento di indagare il senso profondo, la radice dei sentimenti dell'uomo, soprattutto di "quel che resta degli affetti" nella società contemporanea mi pare affine. La discomunicazione affettiva nella società urbana giapponese contemporanea - tipo.

 

Cmq, di certo come Yoshiura, anche Shinkai mi pare un autore di animazione interessantissimo da ogni punto di vista.

Modificato da Shito
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Shiji, se vuoi ci penso io a smontare brevemente la tesi del 'ma quant'e' bravo shinkai'. :thumbsup: 

 

Beh ora che si è lanciato il sasso non si più nascondere la mano quindi fuoco alle polveri...

 

Comunque Shito ti consiglio vivamente di stare lontano dal secondo lungometraggio di Shinkai (Agartha) ;)

Modificato da Ivoltron
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