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È George R.R. Martin il “Tolkien americano”?


Shuji

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--

 

http://www.jrrtolkien.it/2013/07/18/george-r-r-martin-e-il-tolkien-americano/

 

cite:

 

Tra gli scrittori di genere attualmente in attività, George R.R. Martin è quello che viene più spesso paragonato a J.R.R. Tolkien. Ci siamo già occupati dello scrittore statunitense con un’intervista approfondita e con un articolo sulla serie tv e uncommento di Giampaolo Canzonieri… Molti critici lo chiamano il «Tolkien americano», anche se a noi non piace come definizione.
Per capire l’origine di questo soprannome proponiamo ora l’intervento diAnne Hobson, critica letteraria del rivista Usa The American Spectator. Naturalmente, non tutto quel che lei scrive è da noi condivisibile (ad esempio, la parte sui personaggi in bianco e nero nelle opere di Tolkien), ma l’importante è stimolare la discussione su un paragone che forse dovrebbe essere superato. Perché Tolkien è Tolkien. E, in maniera molto meritevole, Martin segue una sua strada personale. Ringraziamo Elena Sanna per la traduzione.

«Ora che è terminata la terza stagione di Game of Thrones(il 9 giugno), fra gli oltre cinque milioni di spettatori di tutto il mondo si dibatte se George R.R. Martin sia o non sia il legittimo “Tolkien americano”. Ritengo che nonostante The Lord of the Rings e A Song of Ice and Fire (la saga letteraria da cui è tratta la serie della HBO, N.d.T.) siano simili in modo evidente, Martin stia in realtà aprendo la strada a un genere distinto – un nuovo tipo di fantasy fondato sui romanzi storici e la politica. Martin ammette di essere stato molto influenzato da Tolkien, e che la struttura dei suoi romanzi rispecchi quelli di Tolkien: “Tolkien comincia la storia nella Contea con un gruppo di suoi abitanti, gli hobbit, ma alla fine espande sempre più il racconto in modo da descrivere molte razze e territori vasti. È ciò che volevo fare anche io. Volevo iniziare concentrandomi su pochi personaggi e un solo luogo, e, man mano che raccontavo la storia, il mondo doveva diventare sempre più grande e sempre più persone dovevano essere coinvolte nel conflitto”, ha detto Martin al Detroit Free Press (potete leggere i dettagli qui).

 

 

Mappe, lingue e miti

 

A Song of Ice and Fire è ambientato nel “mondo conosciuto”, di cui si conoscono tre continenti. È importante notare che la serie di Martin è incompleta, in attesa dell’uscita di altri due libri. Poiché illegendarium di Martin non è completo, online si trovano solo mappe ipotetiche del “mondo conosciuto”. Nonostante i romanzi di Martin diano l’illusione di un mondo plurilingue, egli non ha mai creato realmente alcun linguaggio. Il Dothraki e l’Alto Valyriano che si sentono nella serie HBO sono stati creati in realtà da un gruppo di linguisti della Language Creation Society. Nel corso del libri, le mappe e le lingue vengono rivelate al lettore in sezioni separate, secondo le necessità dei personaggi che attraversano una porzione sempre più ampia del mondo.Le opere di Tolkien mostrano un senso di profondità che ancora non è stato eguagliato nel fantasy. In questo senso, The Lord of the Rings è per A Song of Ice and Fire ciò che l’Oceano Atlantico è per il lago Michigan. Diversamente da Martin, la cui creazione del mondo fu secondaria alla trama, Tolkien creò il suo mondo dal nulla, iniziando con le lingue. Famoso filologo di Oxford, Tolkien creò più di venti linguaggi unici. Per Tolkien, la lingua era il componente fondamentale che formava il tessuto della sua mitologia: “Quello che penso sia un “fatto” primario del mio lavoro, che è un tutto intero, e fondamentalmente di ispirazione linguistica. [...] L’invenzione di linguaggi è il fondamento. Le ‘storie’ sono state create piuttosto per fornire un mondo per i linguaggi che non il contrario. Per me un nome viene prima, e la storia ne consegue”. Come il “mondo conosciuto” di Martin, Arda ha tre continenti, e la maggior parte della storia avviene nella Terra-di-Mezzo.L’influenza di Tolkien è evidente anche nella mitologia di Martin. Entrambe includono draghi, giganti, stregoni, uomini, mutaforma e spettri non-morti. Gli Estranei di Martin competono con i Cavalieri Neri di Tolkien per l’orrore che incutono.

Realismo e moralità

 

Tuttavia, A Song of Ice and Fire è di un genere diverso rispetto a Tolkien. Martin considera i suoi romanzi come romanzi storici combinati con la magia. Le distinzioni sociali medievali, le lotte di una società feudale, la mitologia e la politica giocano un ruolo importante nel tessuto sociale di Game of ThronesMartin è inoltre molto bravo a descrivere la realtà della politica: l’esercizio dell’influenza, le mutevoli relazioni interpersonali tra i personaggi principali, e le fragili alleanze tra individui, famiglie e fazioni. Ma la sua specialità è descrivere l’area grigia tra giusto e sbagliato: “La battaglia tra bene e male è un bel soggetto per qualsiasi libro e certamente per un fantasy, ma penso che alla fine la battaglia tra bene e male si combatta nel cuore di ciascuno e non necessariamente tra un esercito di persone vestite di bianco e un esercito di persone vestite di nero. Quando osservo il mondo, mi rendo conto che la maggior parte delle persone reali sono grigie”. I personaggi di Tolkien sono descritti come semplicemente buoni o semplicemente cattivi, con l’importante eccezione dei personaggi corrotti dal potere dell’“Unico Anello”. Sauron, i Nazgul, Boromir, Gollum, Bilbo, Frodo e persino la nobile Galadriel ne hanno percepito il potere nefasto. Il ritratto che Tolkien fa della moralità sembra rispecchiare una convinzione coerente con la sua fede: gli esseri umani sono per natura buoni, eppure vulnerabili alla corruzione da parte di forze esterne e tentazioni. Invece, Martin sembra dire che la moralità sia relativa: gli esseri umani non sono né buoni né malvagi per natura, ma piuttosto spaventosamente capaci di essere entrambi. I personaggi di A Song of Ice and Fire manifestano sia onore che slealtà. La sua maestria nel trasmettere questa dicotomia è evidente nel suo riuscire a far simpatizzare i lettori con personaggi immorali, come Cersei, Theon, Varys e Jaime. È probabile che l’enfasi che Martin pone su violenza, sessualità, tradimento e inganno sia una critica a ciò che egli percepisce come un’ingenuità morale ispirata a Tolkien. Nonostante l’influenza di Tolkien su Martin sia innegabile, paragonare i due capolavori è in molti sensi “inutile quanto i capezzoli su un’armatura”, come direbbe Tyrion Lannister. Anche se Martin non potrà mai essere la seconda venuta del “padre della moderna letteratura fantasy”, Martin è il “Tolkien americano” perché sta aprendo la strada a un nuovo genere fantasy per milioni di lettori.

 

Traduzione di Elena Sanna

 

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per me star trek, picard, cane, fanta, birra, mare.

 

 

Dire, fare, lettera e testamento; trolla in modo serio, PD.

 

 
comunque, il tolkien  ammerigano è quello della spada di shannara no? o al messimo eddings (che a parole disprezza tolkien e poi lo copia a mani basse)
 

 

 

 

Terry Bruks?

Non l'hanno invitato in qualche fiera pulciara italiana, quindi non e' un 'autore internazionale' ©.

 

Eddings e'(era) un ottimo dialoghista; e comunque so' gli amerigggani che si eleggono i simboli e mo' vogliono Ciccio Martin come Autore Enorme, o al posto di Chavez in Venezuela, o entrambi alla bisogna.

 

E comunque svicoli.

 

Tolkien o Martin?

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Brooks è venuto a Lucca, 2011 mi pare, ha riscritto il signore degli anelli in formato bignami quindi si, è lui il Tolkien Americano!  :°_°:

Attualmente Tolkien, se però dovesse decidersi a finire il "Grande Romanzo Fantasy Americano", Martin potrebbe diventare primo.

Certamente è più moderno nello stile Etc e tra i viventi è il top o tra i top, però per me è come paragonare Silvio Piola a Marco Van basten... BOH!  >_<

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LOL, Bruks e' venuto davvero a Lucca nel 2010, m'ero perso l'evento di calatura international.


(tra l'altro faccio presente quello che dicevo sul 'genere' in altro topic, Martin infatti dichiara di scrivere 'romanzi storici combinati con la magia'. Non Fantasy)

Conosco i miei polli da tanto, tanto tempo...

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Mi sfugge la definizione esatta di "magia"...  sembra che chi voglia fare certi paragoni associ la magia direttamente al personaggio in grado di controllarla e usarla. 

Se volessi attenermi a questa visione particolare, allora direi che le differenze tra Tolkien e Martin sarebbero davvero poche, perchè nelle loro rispettive operae magnae non vediamo ad esempio maghi che lanciano con nonchalance palle di fuoco, che si teletrasportano, che si trasformano ecc...

 

Curioso che Martin si sia sicuramente prodigato maggiormente ad enfatizzare l'aspetto politico di molte interazioni tra personaggi, quando però è stato Tolkien quello più preso di mira da certe critiche riguardo alle sue ipotetiche (?) simpatie verso determinate ideologie.

 

 

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Beh ma Martin fa politica interna alla storia, a Tolkien venivano attribuite metafore (bellizzima quella dell'attacco di Smaug che vorrebbe riprende Guernica, ma che era stato scritto tipo 10 anni prima) quando lui stesso dice di detestare le metafore.

 

Rispondendo a Shuggi, il mio trollaggio è sempre di altissimo livello, e rispondevo ai grandi quesiti dell'umanità :snob:

 

star trek o star wars,  kirk o picard, cane o gatto, fanta o cocacola, birra o vino, mare o montagna

 

Comunque scegliere tra Tolkien e Martin è come scegliere tra Tezuka e qualunque altro mangaka.

 

Premesso questo, Tolkien voleva scrivere un poema epico in prosa, Martin una storia realistica in un mondo irreale, è proprio un diverso modo di porsi

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Riprendendo un po' il discorso di 'genre' (detta all'inglese).

 

Io credo che il fantasy da un po' di anni a questa parte sia stato fagocitato dal mercato che avendo a che fare con un genere in realta' molto 'fluido' ha iniziato ad etichettare come tale quasi ogni tipo di uscita che avesse qualcosa di non strettamente attinente al reale.

 

E non ha certo agevolato neanche la scrittura di Martin, messo nella discussione per quanto sia conosciuto, che per i piu' accorti (appunto, viene detto anche in quel pezzo che di per se e' discutibile, e questo e' tutto dire) non ha realizzato nei suoi romanzi il personaggio principale che accomuna come un filo conduttore un po' tutti i romanzi di genere fantasy, ossia: l'ambientazione.

 

Per avere un senso concreto di esistere ed essere Fantasy, la caratteristica principe che ben ha messo in evidenza Tolkien, ma e' cosa di comune bagaglio culturale per chi scrive romanzi e sceneggiature com'anche poi ripresa da tanti scrittori, e' che un'ambientazione va realizzata dall'alto verso il basso (l'ambientazione e' sempre presente), e non dal basso verso l'alto (l'ambientazione appare alla bisogna).

 

Lo si vede in Martin dalle sue mappe, che non coinvolgono o riportano il 'mondo' nella sua intierezza.

 

Nel contempo, e' inevitabile che il personaggio-ambientazione 'westeros' abbia continuo risalto nelle azioni dei vari personaggi che la popolano e appunto per via della propria caratteristica 'barriera' ne influenza la storia dei singoli come dei gruppi.

 

L'approccio 'basso-alto' nella costruzione di un ambientazione, poi, e' inevitabile si riscontri nella caratterizzazione dei singoli personaggi; ove all'approccio 'alto-basso' si accomuna lo scrivere dei personaggi dall'interno verso l'esterno, all'approccio 'alto-basso' si accomuna inevitabiilmente lo scrivere dei personaggi dall'esterno verso l'interno.

 

Quello che e' un po' un paradosso e' che in realta' Martin, lavorando i personaggi tipicamente su diversi punti di vista propri, tende a realizzare un ben curioso ibrido che alla fine ha il risultante nell'effetto concreto di rappresentare i personaggi dall'interno verso l'esterno; pur sempre con ambientazione che si dipana a seconda delle necessita' (bottom up, che in inglese ci si mette di meno).

 

Forse se Martin non avesse cosi' enfatizzato i POV, per via dell'ambientazione sviluppata alla bisogna, avrebbe avuto meno presa presso il pubblico.

 

Comunque.

 

Questa non vuole essere una pagina di critica a Martin, quanto ad evidenziare i modi di lavorare sul genere che sono fin troppo palesi, per via del successo di pubblico.

 

p.s.

in realta', a livello di 'codifica pratica' ci sono 25 generi, divisi tra generi e macrogeneri, la cosa esula un po' dal topo, magari se ne parla in altra occasione.

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Lo si vede in Martin dalle sue mappe, che non coinvolgono o riportano il 'mondo' nella sua intierezza.
 

Se per questo lo si vede anche in Tolkien. Cosa sappiamo degli Haradrim e e del loro vasto territorio, che praticamente occupa tutta la parte meridionale della geografia di LOTR? Praticamente nulla, a parte che nella battaglia finale son diventati gli sgherri umani di Sauron.

Inoltre, i fatti narrati nei libri di Tolkien si svolgono tutti nello stesso continente, mentre in Martin ne sono coinvolti già due (su tre?)

Modificato da Kuro no Kishi
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Beh veramente Tolkien copre almeno 4 continenti (Valinor, Numenor, TdM, e dove sta Ungolianth), e avrebbe coperto di più se avesse completato alcune storie che sono state pubblicate monche o raffazzonate dal figlio.

Valinor non è un continente, ma un regno specifico. Il continente di cui fa parte sarebbe Aman. Entrambi trovano però la loro importanza soltanto nel Silmarillon, che è poco più di un almanacco.

Numenor era la versione tolkeniana di Atlantide e già non esisteva più ai tempi degli hobbit.

Ungoliant è stata prima a Valinor e poi è fuggita nella Terra di mezzo.

Quale altro continente ci sarebbe stato?

 

Il punto è proprio questo: l'ambientazione Tolkeniana è sicuramente più vasta, ma tutti gli eventi narrati in essa sono riportati in modo troppo frammentario. Se c'è una cosa con cui mi trovo d'accordo con l'articolo postato a inizio thread è proprio il fatto che Tolkien abbia voluto inizare il tutto dai luoghi, per poi "scendere" su personaggi ed eventi. Ma non è detto che ciò abbia funzionato a dovere.

 

Ma sto cincischiando, ed è meglio mettere le cose subito in chiaro. Personalmente preferisco (ri)leggere Martin, e al diavolo se non sarà mai il Tolkien americano. Anzi, aggiungo, meno male! Già è dispersivo per i fatti suoi, se poi ci aggiungiamo tutta la valanga di nomi, lingue e razze che ha tirato fuori Tolkien la saga di ASOIAF non finirebbe MAI. :°_°:

Modificato da Kuro no Kishi
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Ma io concordo che martin descrive molto bene i suoi territori, e anzi li descrive troppo, frega cazzi dei magrebi schiavisti, doveva stare tutto il tempo su westeros (e comunque ha anche alcune side stories che descrivono altre parte del mondo).

Ha un approccio più "storico" mentre quello di Tolkien è più "mitico" (anche per il fatto che martin si perde in cazzate tipo il cibo mentre tolkien si perdeva nel linguismo, sarà per caratteristiche personali, uno professore, e uno ciccionazzo).

 

Ungolianth và in un'isola alla fine del mondo (tipo porta della luna o una cosa del genere) e tornerà per il ragnarok (che non si chiama così ma non ricordo come)

 

Il Silmarillion è un libro di storia mitica, e non vedo perchè non dovrebbe andar bene

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Il punto è proprio questo: l'ambientazione Tolkeniana è sicuramente più vasta, ma tutti gli eventi narrati in essa sono riportati in modo troppo frammentario. Se c'è una cosa con cui mi trovo d'accordo con l'articolo postato a inizio thread è proprio il fatto che Tolkien abbia voluto inizare il tutto dai luoghi, per poi "scendere" su personaggi ed eventi. Ma non è detto che ciò abbia funzionato a dovere.

 

 

 

Il punto e' appunto questo.

Le ambientazioni bottom-up hanno il fondamentale problema dell'espansione.

Fintanto che i POV non erano poi tanti, i possibili punti di contatto non erano poi cosi' tanti; leggasi, far accadere qualcosa che coinvolga piu' POV seminando nel tempo mcguffin o simil pari poi da riprendere in vario modo, e' una cosa.

Man mano pero' i POV aumentano sempre di piu', le possibilita' di punti di contatto pure, e man mano affiorano problemi; e' un po' come avere sul palmo della mano una decina di biglie quelle colorate (che magari manco hai mai visto), quando le biglie iniziano ad essere molte di piu', prima 30, poi 50, poi a salire, un ambientazione basata su di un modello a scalare tira potentemente il fiato; anzi, puo' capitare che imploda su se stessa, quando quella mano per farti sfuggire le biglie dovrai stringerla a pugno.

Pensiero relativo della nottata:

ci avete mai pensato al fatto che CiccioMartin sia *obbligato* a far fuori personaggi, cosa per la quale e' universalmente riconosciuto?

 

Pensateci, come anche sul perche'.

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Non vedo dove sia il problema.

Io trovo molto più gestibile un sistema come quello di Martin, basato prima di tutto sui personaggi, piuttosto che un setting diametralmente opposto alla Tolkien. 

C'è troppa gente in giro per sviluppare al meglio la storia? Facciamo morire qualcuno e passa la paura...almeno a Martin, perchè alcune morti lasciano proprio il segno nel lettore, ed è comunque un bene, rende il tutto più facile da ricordare.

Ma nel caso di Tolkien che si fa? Si va avanti a forza di cataclismi, naturali o magici che siano? In effetti sarebbe stato meglio così, visto che poi ti ritrovi a leggere dei monumentali elenchi telefonici fantasy.

Infatti io ho sempre ritenuto Tolkien un ottimo saggista, più che altro.

Martin però è un ottimo scrittore fantasy.

Modificato da Kuro no Kishi
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Non vedo dove sia il problema.

Io trovo molto più gestibile un sistema come quello di Martin, basato prima di tutto sui personaggi, piuttosto che un setting diametralmente opposto alla Tolkien. 

C'è troppa gente in giro per sviluppare al meglio la storia? Facciamo morire qualcuno e passa la paura...almeno a Martin, perchè alcune morti lasciano proprio il segno nel lettore, ed è comunque un bene, rende il tutto più facile da ricordare.

Ma nel caso di Tolkien che si fa? Si va avanti a forza di cataclismi, naturali o magici che siano? In effetti sarebbe stato meglio così, visto che poi ti ritrovi a leggere dei monumentali elenchi telefonici fantasy.

Infatti io ho sempre ritenuto Tolkien un ottimo saggista, più che altro.

Martin però è un ottimo scrittore fantasy.

 

Ribadisco che non sto facendo le pulci a Martin, eh  :lolla: 

 

Comunque, spiego meglio.

 

Hai presente la citta' americana di Las Vegas che e' stata praticamente 'sottratta' al deserto?

Di certo era un qualcosa di inesistente ma facente parte di un'ambiente molto piu' vasto di quello fino ad allora battuto tra carovane e similari, ma come locazione 'esisteva' al di la' appunto dei primi 'desideri' degli uomini che circolavano nella zona.

 

Las Vegas e' una citta' californiana; la California, si e' scoperto decenni e decenni dopo i vari insediamenti, praticamente poggia su una grossa faglia continentale, tanto che gli abitanti del luogo aspettano 'the big one', il terremoto "finale", quello 'grosso' che sprofonda tutta la california nel nulla.

 

C'e' qualcosa di quanto detto fin'ora che ha una qualche correlazione con la volonta' degli uomini che si sono trovati nel luogo?

 

Ma non e' neanche questo il punto.

 

Il punto e' che prima delle varie scoperte, era conoscenza comune e accettata che la terra fosse piatta, il cui varco occidentale era rappresentato da Scilla e Cariddi, e la superficie esistente non aveva affatto l'estensione attuale. Esistente, non conosciuta, in quanto concretamente si credeva fosse tale. Tagliando quindi fuori, ecco il punto, le americhe.

 

Quindi non si sarebbe parlato di las vegas, di quella faglia, e tendenzialmente ad esempio non avremmo avuto i MacDonalds.(LOL)

 

Non e' che la terra e l'estensione terrestre si e' 'modellata' intorno ai navigatori/esploratori, ma, soprattutto, la terra era considerata piatta e di una certa estensione; e in quei 'confini' si sarebbe svolta tutta l'azione del genere umano come fino ad allora.

 

Lungi da me il voler costruire o pensare a termini di paragone 'con la realta'; ma un'ambientazione che si 'svolge' a seconda dei desideri e interessi umani, come diretta conseguenza delle loro azioni, non e' un'ambientazione, ma un teatro di posa.

 

Del resto, tanto per tornare un attimo sul 'paragone' di prima, chi tanto voleva le merci dell'India, ai tempi, ha trovato veramente tutt'altro.

In un'ambientazione bottom-up avrebbe trovato l'India, perche' era quello che si voleva.

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  • 2 weeks later...

Stavo scivendo un papiro ma mi si è cancellato tutto 2 volte e da bravo fesso non ho salvato quando potevo farlo!

 

In sintesi: NO* (vedi punto 4) 

 

Martin non è il Tolkien "americano", non potrebbero essere più diversi per:

 

1) Stile (Shuji ha già dato a riguardo) ed ambientazione: molto descrittivo/ricco sui luoghi/araldica/eventi salienti nel caso di JRRT con una narrazione onniscente/singolo filo conduttore per LOTR/Lo Hobbit (ma di fondo anche il Silmarillion); in contrasto a quella molto più incentrtata su situazioni/usanze (i cibi!)/casate con i personaggi principali (o POW) /loro vicissitudini al centro della scena (indi parziale e riferita ad ambito "locale" ) nel caso di GRRM.

 

2) Origini letterarie: uno era uno professore di Filologia (imho un pò troppo innamorato/snob sul tema linguistico) "prestato" alla narrativa (con riusultati oltremodo altalenanti in termini logico/narrativi) e tale è rimasto (scrivere era un'hobby che gli è sfuggito di mano imho), l'altro è uno scrittore/sceneggiatore che "si è fatto da sè" a tutto tondo (ha esordito con racconti di SF per poi spostarsi al romanzo con GOT) ed ha lavorato per riviste/scenggiato per la TV ben prima della serie TV attuale indi è un "professionista" che ha quello come attività principale e sà scrivere personaggi/trame funzionali al medium imho. 

 

3) Differenze tematiche: Tolkien è prettamente un setting fantasy marcato (più o meno immaginario) con una dicotomia Bene/Male netta e personaggi "1/0" nella maggior parte dei casi; i suoi protagonisti sono o "puri" o molto malvagi con qualche linea d'ombra (corroti dall'oro/anello per dire) per cui per lo più non c'è redenzione ma si parteggia sempre per i buoni (l'autore lo fà!) ed i cattivi in quanto tali sono destinati ad essere sconfitti (dopo molte sofferenze dei protagonisti) con annessa lezione morale/critica sociale (che spiace dirlo, c'è eccome anche se l'autore ha dichiarato a più riprese che LOTR non aveva 2de letture...) ; "Cicco" Martin basa  tutto su un medioevo fittizzio politicamente credibile (basato sulla Guerra delle Rose tra York e Lancaster) su cui innesta sensazioni, aspirazioni, voglie, nefandezze, casualità dei suoi protagonisti (che per inciso sono essere umani indi praticamente capaci di ogni cosa, anche tradire in modo inaspettato o cambiare da presunti pezzi di merda ad esseri umani quasi accetabli...) seppure ci siano alcuni che tecnicamente vengono definiti "buoni" (e stupidi...) ed indi il più delle volte crepano tra atroci sofferenze (come imho è giusto che sia...House Stark: born to fail! ...and then die! :P)  e non prende MAI le parti dei suoi personaggi (i molteplici POW rifelttono le varie sfaccetature caratteriali di ognuno) seppure si sà abbia i suoi preferiti.

 

4) Imho l'accostamento a livello di fama/economico è (forse?) l'unico possibile: quando JRRT scrisse Lo Hobbit si era quasi a ridosso della WWII e c'era bisogno di evasione/distrazioni "positive" che non rimandassero alla situazione contemporanea (difatti fu una hit per i più giovani); LOTR arrivò dopo "postumo" (fu proposto prima il SIlmarillion che però venne cassato essendo ritenuto non idoneo al pubblico dello Hobbit e quundi il Nostro si risole per creare LOTR e poi is sà com'è andata: il Fantasy venne codificato in tal modo negli anni a venire causa spropositato successo unito alla "spoicchia autorale/snob" che solo un Professore poteva vantare di fronte ai "reietti" che scrivevano per ragazzi all'epoca) e per vendite e fama mondiale credo rimarrà il 1mo della classe (e i film di PJ hanno rinverdito il mito/portato nuovi fan a leggere il libro); Martin ha avuto il boom e la fama mondiale con la serie TV (per quanto i libri fossero già best seller/autore cmq famoso e pubblicato worldwide lo status di "cult" gli è arrivato addosso adesso visto il botto di share e soldi che stanno facendo) che è ancora in corso (come i libri del resto) ed imho è solo destinata a salire come vendite e diffusione: prob. dopo Aragorn/Viggo Mortensen agli amanti del fantasy viene in mente proprio Sean Benn come Ned Stark (gran mossa scritturarlo per la s1) più che Boromir e imho Frodo e Bilbo rischiano di essere inchiappetati da Tyrion Lannister come Nano che la sà (e ce l'ha? :P) più lunga!

 

Imho le somme si potranno tirare solo ad opera (di GRRM/serie TV suddetta) conclusa (o toccandosi i coglioni morte prematura dell'Autore e conseguente incompiuta letteraria della saga), ma mi pare evidente che il paragone (che per altro circola da anni in rete) è stato montato apposta per vendere di più (o anche per ingoranza di chi lo fà che non è mai da sottovalutare): contando che oltre alle ispirazioni tolkeniane (che ci sono, innegabile) e situazioni storico/politiche riconducibili al medioevo ci sono "omaggi" (o plagi? decida il lettore) a Howard (Drogo/Dotraki come Conan/cimmeri anyone?) o Moorcock (Valyra come Melniboneè e i Targararyen sono la versione "depotenziata" di Elric e della sua stirpe, altro che Smaug e compagnia bella!) mi pare che non ci siano poi affinità (se non elettive) tra i 2 autori; 

 

Al max Martin soppianterà Tolkien come fama/influenza a livello narrativo (almeno per i suoi fan/parte di pubblico che ha "scoperto" il genere graze a Stark e Lannister e non sà che sia la Contea....) ma ci vorrà ancora tempo (ma non molto imho :P) 

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Comunque Las Vegas è in Nevada, inoltre i confini del mondo conosciuto non erano rappresentati da Scilla e Cariddi ma dalle Colonne d'Ercole (che non sono Scilla e Cariddi che sono due mostri dell'epica omerica)    :paura:

Modificato da Lord Gara
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