Shuji Inviato 4 Maggio, 2014 Share Inviato 4 Maggio, 2014 Apro un topic 'work-in-progress' forse un po' particolare.In un'altra discussione si era accennato al 'restringimento' dell'orizzonte relativamente alla fantascienza e alla sua visione del futuro piu' o meno prossimo. E inizio la discussione citando un film che perlomeno a me servira' nell'esposizione di una "curiosa" teoria; non parlate del film, e nel caso abbiate tempo e voglia, se non l'avete visto approffittatene per vederlo: http://www.youtube.com/watch?v=mpi0qsp3v_w edit: che poi, incredibile, proprio un altro critico (che conoscerei pure) e' arrivato alle conclusioni che sto finendo di buttar giu' anch'io or-ora. (Ma lui parte da un film francamente fuori di testa) Tuttosommato pero' la cosa e' interessante, non sono evidentemente l'unico a pensarla in un certo modo... Vediamo nei prossimi giorni. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shuji Inviato 5 Maggio, 2014 Autore Share Inviato 5 Maggio, 2014 Parte.1 Avete presente quei cataloghi tipo postalmarket, o quei depliant corposi dei reparti giocattoli dei supermercati specie di qualche anno fa? Quelli con quelle offerte ad esempio anche di elettronica (questa e' una pagina di Vestro) che sfogliavate quando eravate piu' piccoli e nun c'avevate sghei per prendere questo o quello, in una lista piu' o meno ampia di roba, tipo appunto la pagina qua sopra? (490.000 lire erano bei sghei allora)Ecco, ora che ho inquadrato l'argomento, per me, e nell'ottica di questo 'articolo' considero la fantascienza, dalla golden age in poi specialmente, come un catalogo di robba piu' o meno figa (pistole laser, astronavi, armature futuribili, robot, robot, robot (ehm) e ogni oggetto del genere.La differenza tra i due 'cataloghi' e' che in uno non si poteva prendere quello che si voleva per i soldi, nell'altro non si poteva prendere quello che si voleva... perche' in realta' non esisteva; ma come nell'altro catalogo era li'. Abbiamo trascorso anni e anni, decenni, a fantasticare su quei 'cataloghi' posti in forma di racconti e romanzi, facendoci galoppare su la fantasia, fintanto che, come per tutti i cataloghi, anche se magari poi inesistente, c'era la possibilita' o di poter comprare un certo oggetto, o di poter 'realizzare' qualcosa a venire. Curiosamente, la fine dell'edonismo, si e' portata dietro anche la possibilita' che qualcosa di un certo tipo si realizzasse su quei cataloghi/libri, e questo ha portato ad un crollo verticale della fiducia nel futuribile e nel futuro, che ci portiamo dietro ancora oggi. Il clima di mancanza di fiducia ha poi condotto man mano la paranoia, e la gente guardando al di la' della patina dell'edonismo si e' iniziata a domandare chi ci fosse dietro tutto il meccanismo che portava anche alla formazione del consenso. Quando e' stato assassinato Kennedy, la gente aveva paura; ma non del gesto in se', dell'atto, quanto specialmente perche' per la maggior parte aveva timore di quello che non conosceva, ossia, della 'nuova' situazione che si veniva a creare, dell'ancora ignoto. Un po' come per le torri gemelle; si vedevano quei grattacieli crollare, e non si compredeva ancora bene cosa avesse potuto comportare quell'insieme di atti e di gesti.E dopo l'11 settembre, quanto sembravano lontani quei cataloghi di allora? Quando c'e' un qualche tipo di fiducia, c'e' anche volonta' di combattere, di lottare, perche' al di la' del singolo atto del 'combattere per', c'e' un 'qualcosa' al di la' di esso che ne informa la causa, che rende utile quel gesto.In mancanza di fiducia, si cerca di guardare sotto ogni sasso, per comprendere cosa stia accadendo, e a differenza dell'esserci un 'qualcosa' al di la' del gesto operato in fiducia, in sua assenza cio' che c'e' al di la' e' solo ed esclusivamente qualcuno a cui dare una colpa. I toni quindi progressivamente sono divenuti piu' cupi, si e' sempre piu' cercato di realizzare impianti narrativi 'importanti' o che comunque se particolarmente 'potenti' potevano 'resistere' ad una maggiore analisi aumentata negli anni. Matrix, era perfetto per quegli anni, rispondeva alla domanda sempre piu' pressante 'cosa c'e' dietro' e contemporaneamente, aveva sufficiente fore evocativa; di fatti il suo franchise e' durato parecchi anni. Matrix 'ereditava' quella cosa 'curiosa' che ai tempi si iniziava a chiamare come 'realta' virtuale', o come solo pochi anni prima si era iniziato a chiamare il 'cyberspace', seguendo progressivamente la moda del termine inventato da William Gibson nel 1984. 'Cyberspace', 'Intelligenza Artificiale', impianti tecnologici, le famose nano-macchine, fino a qualche anno orsono, avevano tra tutti gli elementi a disposizione di una fantascienza che non voleva piu' nello spazio sulle astronavi o colonizzava pianeti, un tratto sempre e comunque molto, molto forte e presente. L'umanita', quell'insieme di cose non conoscibili in quanto tali che 'delineano' pero' un essere umano, aveva comunque il sopravvento, la meglio; i cyborg e gli impianti meccanici erano visti come una sorta di 'intrusione' o di 'corpo estraneo' comunque rispetto alla "integrita'" dell'essere umano. La cosa curiosa che sto percependo da anni e' che invece, progressivamente... l'umanita' sia vista sempre piu' come un orpello, un impedimento; una specie di 'scocciatura'. In questa serie tv della Fox: http://www.youtube.com/watch?v=FV2ojHR40TQ "Quello di colore" e' un androide evoluto, "programmato" per rispondere come fosse un essere umano; quel tipo di programmazione ha portato a dei malfunzionamenti in realta' di natura discutibile e il suo modello e' stato accantonato, a favore di un modello nuovo di serie altamente meno reattivo.Contemporaneamente, l'altro che e' un detective con grossi guai di natura caratteriale, per un attentato precedente ha un'impianto in una gamba; cosa che ci viene mostrata come normale, con tanto a volte di nuovo modello su un qualche tipo di 'catalogo' provate a farvi una domanda dopo aver visto il trailer; vi interessa di piu' quello che fa l'uomo di colore/il robot o quello che fa l'altro? Di sentire le motivazioni di uno o dell'altro? A chi dareste maggior fiducia, all'uno o all'altro?Eccoci al punto. *secondo me* per tutto il discorso fatto qua sopra e molto altro ancora, la fantascienza attuale vede un 'fastidio' nell'uomo e nell'umanita', dove invece al contrario diversi anni orsono quel posto era visto dalle 'macchine'. Mi sfugge quando c'e' stato questo progressivo (e non completo) cambio di visuale o di punto di vista. L'uomo e' forse l'animale che meglio riesce ad adattarsi, ci sarebbe da chiedersi; sono 'cenni' dell'adattamento dell'uomo alle 'macchine' che prima erano viste come 'altro' da se', o e' sempre l'uomo che pero' non si e' adattato tanto alle macchine, quanto alla vita odierna, alle mille menzogne e compromessi, al fatto che in realta' cambiano i termini ma non di tanto le situazioni?In ogni caso, e' sempre fiducia che manca, cio' che consente di costruire qualcosa anche nel nulla, e forse la fantascienza delle navi spaziali, portava anche non tanto nello spazio, ma a fare quel passo in piu' che serve per trovarsi nel futuro. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Maximilian Inviato 5 Maggio, 2014 Share Inviato 5 Maggio, 2014 (modificato) Applausi. Così, per cominciare. Poi. Lo shift dal protoluddismo all'antiumanesimo, secondo me, è iniziato dopo Asimov. Volendo, si può citare "L'uomo bicentenario" come linea di confine. Il momento in cui la macchina -percorso in evoluzione- smette di essere "costrutto" e diventa progressivamente più umano del (fallace) umano. Sociologia spicciola: dopo Kennedy, dopo il Vietnam, dopo che l'american dream è stato distrutto ("Cosa è successo al Sogno Americano?" "Si è avverato", cit.), la sfiducia nei confronti dell'umanità -o, se preferisci, la maggiore consapevolezza dei suoi difetti, amplificata a dismisura grazie alla comunicazione/intrattenimento globale- non è più andata di pari passo con la sfiducia nei confronti del progresso tecnologico. Prima la scienza, e i suoi eccessi, facevano paura. Ora ci siamo resi conto che non è la scienza o il "prodotto tecnologico" il problema, ma proprio l'essere umano. Anzi: magari proprio il "prodotto tecnologico" può diventare -transumanamente- una speranza di salvezza. Il "prodotto" (che sia un robot, un supercomputer, un'intelligenza artificiale) può così riacquisire quella connotazione di "purezza" che l'umanità sa di aver perso. Transfert, se vuoi. Modificato 5 Maggio, 2014 da Maximilian Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Roger Inviato 5 Maggio, 2014 Share Inviato 5 Maggio, 2014 wow. gli ultimi due post mi hanno provocato una tempesta (di sociologia) della comunicazione. proprio tre giorni fa stavo rileggendo alcuni passi di un libro nel quale, in apertura, si voleva dare una definizione di 'informazione' che andasse un po' oltre quella presente nei soliti dizionari; beh, proprio il post di sciuggi mi ha riportato alla mente quel testo e quel tentativo di definizione, che non cito perchè penso andrei pesantemente OT nonostante, seppur alla lontana, abbia sostanzialmente a che fare con alcuni parallellismi qui espressi. insomma dovrei scrivere un mezzo pippone che probabilmente resterebbe tale. però è così... il problema è l'essere umano, cosa si fa con scienza e tecnologia acquisiti, chi è il mad doctor della situazione e chi (dolorosamente) ci perde. 'la macchina', di per sè, è un'entità neutra, matematicamente un valore assoluto; cosa ci si fa solitamente costituisce il quid attorno al quale ruota storia. robot/androide/cyborg in genere possono: distruggere, aiutare, essere l'ago della bilancia in una situazione. terminator, I robot, ciclo delle fondazioni (senza nulla togliere all'uomo bicentenario... è che personalmente trovo più esaustivi questi racconti nella loro interezza). qualunque sia l'uso che se ne fa, da un punto di vista letterario quello dominante è pedagogico (in senso stretto, si potrebbe far riferimento a pinocchio per arrivare al dunque... ma pinocchio non posside quell'aura di sci-fi, nemmeno se ci mette le mani spielberg). cmq in fin dei conti 'la macchina' è un simulacro (grazie p.k.dick), ed è creata ad immagine e somiglianza del suo creatore per raggiungere determinati scopi; questi, in ogni caso, sono collegati alla limitatezza del... genere umano: 'la macchina' è fatta per superare le incapacità alla quali deve sottostare l'uomo; ma cosa succede quando 'la macchina' è talmente evoluta, rispetto all'uomo, da renderlo obsoleto? cosa succede quando 'la macchina' accumula così tante informazioni da sviluppa una personalità, quell'autonomia, quell'indipendenza dal suo creatore? succede che la scienza, dopo aver realizzato bei sogni promessi in tempi di ottimismo ed incoscienza, fa seguire tempi di inquietudine e grande incertezza ai quali non può porre rimedio. la scienza è un work in progress, ci sono tante variabili, si sperimenta anche quel che non si conosce... un limite andrebbe stabilito all'inizio di ogni tappa/obiettivo che rappresenta un progresso, ma la scienza (molto probabilmente) non ha limiti e non ne vuole. è comprensibile... anche un errore/casualità può portare a sviluppi positivi ed escluderli a priori significa "rimanere indietro" volutamente; negare il progresso (con declinazione di benessere, perchè è questo che si sottintende), seppur conseguito per vie random, è inaccettabile. quindi avremo sempre paura di noi stessi, o di chi realizza i nostri sogni; è davvero così gratificante avere una animale domestico artificiale, che è la replica di uno naturale, ma che a differenza di questo risponde alla nostre esigenze e finge le proprie? eppure li sognamo, li stiamo realizzando un poco alla volta, sono dei gadget divertenti e non sporcano. ora il fatto è che, per l'appunto, non si possono porre dei limiti. si possono stabilire delle regole, e qualcuno che le fa rispettare. un certo signore, un genio pazzo che si potrebbe tranquillamente pensare schifasse l'umanità, aveva ipotizzato un equilibrio fondato sul giudizio di tre cervelli umani... un sistema democratico. purtroppo questo è e resta un falso mito: l'umanità è il punto debole della stessa. guardando il lato positivo della faccenda, vale il vecchio detto secondo il quale dagli errori si può imparare (e qui si tornerebbe al pinocchio al quale accennavo poco sopra). però... non sarà che questi errori SONO necessari? non sarà che l'umanità DEVE sbagliare perchè questo è l'unico modo che ha a disposizione per affrontare una realtà superiore alle aspettative (quindi solo parzialmente controllabile)? forse proprio un androide, programmato per essere l'ago della bilancia, ci può salvare la vita rieducandoci... si spera solo non decida che la cosa migliore è lo sterminio dell'umanità. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shito Inviato 5 Maggio, 2014 Share Inviato 5 Maggio, 2014 (modificato) Post(s) e thread avvero molto interessanti. :-) Se non fossi così infognato nel lavoro vorrei tuffarmici. Credo ormai che intorno alla fantascienza, ovvero intorno alla sua ascesa e al suo declino, giri l'avvicendarsi tra modernità e post-modernità - sociologicamente parlando. E' una cosa che negli ultimi mesi ho tentato di approfondire più di un po'.Per ora, lasciatemi far saltare questa pulce nel piattino: Il "tradimento" del tema dell'Expo do Osaka'70, con un piede dell'uomo da poco sulla Luna (e qualche roccia lunare in esposizione), che f dato dalla susseguente crisi petrolifera mi pare davvero un punto notevole. o meglio un flesso. della curva che si va qui tracciando. Sull'umanità (natura umana) come vizio dell'umanità (comunità umana) concorderò sempre. Tutti i grandi errori umani della storia sono figli dello stesso umano vizio: sopravvalutarsi. D'altro canto, l'uomo è l'essere imperfetto che non può evitare di sognarsi perfetto [dio]. Ed è questo il suo più grande difetto, no? Modificato 5 Maggio, 2014 da Shito Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shuji Inviato 5 Maggio, 2014 Autore Share Inviato 5 Maggio, 2014 Ok, abbiamo le prime risposte; in ordine. @Sire Max, io resterei un attimo su Asimov, per la "robotica", e proverei ad analizzare il 'destino' delle famose tre leggi della robotica + la zero, che guarda un po' combinazione visto il nome del topic, recitava: "Un robot non può recare danno all'umanità, né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, l'umanità riceva danno." In realtà le famose leggi in questione ebbero molto seguito narrativamente, ma poi alla fine vennero progressivamente accantonate; e qua gia' sarebbe interessante sapere quando. Restando 'nei dintorni' dei robot asimoviani abbiamo il pur notevole "Westworld/Il Mondo dei robot" di Michael Crichton http://www.youtube.com/watch?v=LcL3eP0Hfy4 ma parlava di 'ribellione' dei robot/cyborg che quindi venivano visti in quanto operanti in tal modo, in connotazione negativa, e sempre comunque di natura surrogatizia. Ci sarebbe un film del 90 chiamato "Mark-13" (si, e' anche una citazione da testi sacri) da noi chiamato "Hardware - metallo mortale" di Richard Stanley http://www.youtube.com/watch?v=jnVVyfyFChE Ma anche in questo caso la componente 'horror' e' molto presente; questo film invece lo reputo interessante in quanto successivo all'uscita di Neuromancer di Gibson del 1984. Sono anni che mi chiedo se le cose sono davvero cosi' semplici, se davvero William Gibson e Bruce Sterling (specialmente "The Difference Engine", il quale a sua volta divento' poi il manifesto dello Steampunk, ricordiamolo), ad un certo punto, abbiano cambiato cosi' radicalmente rotta alla fantascienza fino a quel momento.Ma il Vero Paradosso, alla fine, e' che lo stesso Gibson nel '96 circa con American Acropolis abbandona quella sorta di .. descrizione alternativa della realta' e delle 'connessioni' e si avvicina molto di piu' alle tematiche para-umanistiche ad esempio del suo 'amico' Sterling. Quindi.SE dobbiamo prendere il Cyberpunk e il 1984 come un 'qualcosa' cui poi la gente si e' appropriata per definire generi, al di la' di quella superiorita' dell'uomo che informa l'umanesimo... se il suo stesso "fondatore" alla fine opera quello che e' un po' il suo 'percorso che lo porta praticamente o quasi agli antipodi (non molti lo sanno, American Acropolis e' passato praticamente inosservato, e in italiano il fatto che sia stato tradotto per Mondadori "dall'amico" Brolli un po' mi fa sorridere ora.) ... Direi che Gibson e il Cyberpunk e' un elemento importante, ma non cosi' fondamentale nell'economia del discorso. E quindi vado un po' (decisamente tanto in realta') controcorrente e identifico un 'canone' curioso; quello del 'meccanicismo'. Quando la visione dell'uomo e dell'umanita' nell'ambito della fantascienza, ha assunto un connotato 'meccanicistico'? Se dobbiamo parlare di qualcosa che 'vada oltre', un'istanza di ordine meccanicistico andrebbe forse nella giusta direzione. E io la lancio qui: http://www.youtube.com/watch?v=W3bMoZi_N3k Il Cubo di Vincenzo Natali del '97 che comuque visti gli anni e' un po' una strada attraversata dal tema che non una causa, ma, e' interessante notare che il tema meccanicista in un qualche qual modo 'corrode' quella superiorita' a prescindere (portata all'estremo) dell'essere umano; in quanto si parte in qualche modo da premesse stesse che sono differenti, che non vedono piu' tale superiorita' di prima a prescindere. Direi che per ora potremmo 'chiosare' dicendo che il 'dopo asimov' e le certezze delle leggi della robotica, c'e' un progressivo allontanamento prima dalle leggi e poi da quello che era il loro fondamento, l'umanita', verso un 'vuoto' iniziale che porta ad una certa valenza di paure in qualche modo esorcizzate (Event Horizon di Anderson e' parecchio paradigmatico a riguardo) alla 'ricerca' di un qualche tipo di nuovo rapporto causa-effetto e di qua a nuove sensibilita' che non siano piu' fondate sull'umanita' tout court; ma anzi, si va alla ricerca di un qualche nuovo tipo di paradigma, ricerca "intercettata" in un certo qual modo da quella sorta di 'consapevolezza esterna/collettiva' e in quanto tale 'superiore' in qualche modo abbozzata dal cyberpunk. E man mano 'spezzettata' in storie ed istanze di natura meccanicistica che hanno in comune un qualcosa di particolare; l'irrilevanza, data dall'essere tanto deboli e frammentarie da non poter comunicare altro che la propria 'diversita'.In tutto questo l'umanita' si 'dissipa' totalmente, lasciando posto ad altro, per chi lo voglia raccogliere. Essendo giusto un attimo ermetico, ha un senso tutto cio'? ^^ Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Eymerich Inviato 6 Maggio, 2014 Share Inviato 6 Maggio, 2014 Discussione su un argomento interessante ma estremamente complesso.. Per ora mi limito a dire che un punto fondamentale della faccenda fu la "Lotta Cyberpunk VS Umanesimo" nell'ambito della fantascienza nei primissimi anni '80, lotta poi "apparentemente" vinta dal Cyberpunk appunto nel 1984, quando NEUROMANCER (il primo romanzo di Gibson..) vinse TUTTI i principali premi letterari dedicati al genere. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Il grande Mu Inviato 13 Maggio, 2014 Share Inviato 13 Maggio, 2014 Uno spunto "televisivo": più che Almost Human (che tralaltro quei geni di Fox hanno segato proprio quando iniziava a spignere), io citerei Person of Interest Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
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