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Miyazaki Hayao, Tezuka Osamu, gli anime e i manga, la Valle del Vento


Shito

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Apro questo thread perché penso che forse i tempi siano maturi per tentare una discussione ad ampio spettro su questi vasti argomenti intrecciati così singolarmente intorno a un loro crocevia.

 

Inizio da dove ero arrivato in altro topic, dove scrivevo:

 

Credo che il paragone tra manga e anime di Nausicaa sia davvero ingiusto.

 

E' chiaro e palese che il manga originale ha una complessità, una significanza, una mole che l'anime non può avere.

 

Ma il film animato non si può neppure considerare 'una riduzione' del manga, dato che tutti gli sviluppi del manga erano di là a venire, e non dico solo nel tempo e nelle pagine, dico proprio nella maturazione dell'autore.

 

Il film incarna perfettamente il suo tempo: una storia di fantasia avventurosa con un'ambientazione post-apocalittica. Davvero il meglio che Miyasan avrebbe potuto produrre nell'anime boom. Infatti Nausicaa è stato il più grosso successo di Miyasan e Ghibli sino a Majo no Takkyuubin.

 

Inoltre, come Anno rimarca nel commentario, Nausicaa è stato il primo film animato che Miyasan ha sviluppato su un suo soggetto originale. Anzi, è stata la sua prima regia su un soggetto proprio, con personaggi propri. Per questo Anno lo considera la prima vera opera animata autoriale di Miyasan.

 

E tante altre cose tuttì'altro che irrilevanti.

 

Al che, introduco un altro contributo/lettura che mi sembra fondamentale, perché mette in ordine svariate cose ben note ai più attenti osservatori dell'ambito, e poi si addentra sensatamente nel merito particolare:

 

http://2chan.us/wordpress/2009/04/13/japanese-lectureblog-post-translation-the-space-between-anime-and-manga-4-why-is-the-manga-version-of-%E2%80%9Cnausicaa%E2%80%9D-so-hard-to-read-by-takekuma-kentaro/

 

Quidi, come si diceva una volta: discuss!

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uhmmm... non so perchè ma ancora una volta aleggia quello strano sentimento artificiale che collega miyazaki ad anno. forse perchè il mondo ha bisogno di un eroe-erede?

lo trovo piuttosto innaturale, a tratti una perversione che rispecchia una delle più grandi debolezze dell'umanità da quando esiste. non è un male necessario, solo un male che nel lungo termine non porta concretamente a nulla di buono, in questo caso, per i fan di uno, dell'altro, dell'animazione. servirà solo a riempire le tasche di uno o dell'altro.

questo senza nulla togliere agli effettivi meriti che ad uno od all'altro vanno indubbiamente riconosciuti.

purtroppo, per ragioni relative all'edizione italiana, mi sono sempre rifiutato di leggere il manga di nausicaa; questo manga (come akira) ha sempre avuto una meritata fama che lo ha anticipato, ed è una delle poche cose fatte da miyazaki che rispetto a priori, però ancora se ne parla di riflesso al film. nel senso: sì ok è nato prima il manga, che ha la sua compiutezza, ma è il film che mi fa pensare di dover leggere il manga; un film che... in realtà è quello che è (realizzato divinamente. ma non è QUEL nausicaa. qualcuno, mi sembra cobra, nominava macross dyrl accostandolo ai film di nausicaa ed akira; non credo proprio si possa raggrupparli in un unico insieme perchè dyrl, tra le tante cose, è prima di tutto il manifesto di una generazione).

è una di quelle situazioni che si possono definire storte, perchè per via di quel senso di venerazione verso un autore, questo film acquissice meriti che vanno oltre il dovuto. purtroppo mi rendo conto che l'insistenza con cui generalmente nasce l'approccio a quest'opera (nausicaa) non cambierà mai.

shito, io davvero non capisco di quale crocevia parli. nè quali possano essere questi vasti argomenti ai quali ti riferisci.

è un saggio su nausicaa? su miyazaki? sulla coppia miyazaki-anno mettendoci in mezzo takahata? su come si dovrebbe tradurre ed adattare? su quanto sia stata un'esperienza unica lavorare al film di nausicaa? c'è qualcosa di importanza storica rilevante?

ci fermiamo a quel che già si sa da decenni e ci sguazziamo dentro? noi facciamo un'affermazione e tu passi a correggere?

altro?

cioè: di cosa vorresti si parlasse, a parte salvare l'onore (?) del film nausicaa.

vedo che hai lasciato un link che spiega il perchè di tezuka nel titolo della discussione. tra le righe: c'è un accentramento forzato in quel che stai facendo e finiremo col collegare i puntini: disney, tezuka, gli otaku g0 e g1, miyazaki e takahata, miyazaki, anno, anno e miyazaki, anno (da qualche parte forse nagai e ishinomori, molto probabilmente la ikeda e a seconda di cosa succede in giappone ci mettiamo in mezzo il goro che non spigne).

tornando al link che hai messo.

di base è un discorso interessante; racconta per sommi capi la nascita di miyazaki come artista, i suoi lavori iniziali e le ceneri dalle quali nasce l'opera nausicaa. si lascia anche intendere che non è che miyazaki avesse avuto questa gran fortuna da subito e c'è stato un momento particolarmente buio nella sua carriera, dal quale è uscito proprio grazie a nausicaa.

interessante anche questo parallellismo tra tezuka e miyazaki, quando il primo era un'istituzione nell'ambiente dell'intrattenimento (anime e manga) ed il secondo un mestierante con qualche idea originale. ma... ha senso creare un idolo con questi mezzucci? non mi riferisco a te, bensì a come è posta la questione in quell'articolo.

sempre in questo articolo, riferendosi al manga di nausicaa, si parla di una questione tecnica importante: l'impostazione delle tavole. risultato: è una lettura difficile perchè la gabbia è estremamente concentrata (numero di pannelli presenti e loro disposizione), i disegni iper dettagliati e loro proporzioni, quantità di testo presente.

effettivamente è una situazione un po' anomala. già, ma il formato del'opera qual era? mi vengono in mente un paio di manga noti a chiunque che sempre o frequentemente presentano lo stesso "problema": five star stories ed appleseed. senza contare che la rivista sulla quale era pubblicato nausicaa ha un nome che dice tutto... (su wikipedia viene perfino ampliata la genesi del film di nausicaa, prima un corto, poi una serie di ova, quindi il film).

un'altra considerazione importante è quella della gestione dello spazio nelle vignette. se tutto o quasi il manga è impostato come quelle tavole di esempio non ci vuole molto a capire che è concepito per avere un taglio registico... da film, con immagini che corrispondono sì a sequenze, ma ne rappresentanto delle still distanziate piuttosto che a momenti collegati, in esecuzione-evoluzione immediata. però gli spazi sono sacrificati, al contrario di un film che, a seconda dell'impostazione, ha una gestione dei fondali e degli oggetti presenti su di esso diversa (visuale più ampia, sequenzialità ed immediatezza della scena).

non capisco nemmeno l'utilità di queste considerazioni se poi si fermano sul più bello. mi sorprende che tutto ciò sia la traduzione da un testo giapponese, scritto da un tizio che... insegna a disegnare manga. capisco la critica (in un certo senso anche nagai, intervistato come membro delal giuria di un premio per aspiranti fumettisti, faceva intende che un manga, per essere tale, deve essere concepito con in mente una regia "in movimento" comprensivo di angolazioni particolari, anche estreme se funzionali) ma non si considera sufficientemente l'unicità dell'opera in esame. non significa che tutto è lecito perchè soggettivo, ma c'è una logica in tutto ciò e bisogna accettarla per poter affrontare l'opera.

insomma si tratta di considerazioni interessanti ma un po' pretestuose, con a monte la consapevolezza che miyazaki è un regista-disegnatore (di film) e non un disegnatore di manga.

per concludere: con queste premesse è ovvio che si valuti in positivo il film di nausicaa.

ma per farlo è necessario ricostruire una realtà dei fatti, svalutando il manga di nausicaa in modo storico lasciando intendere i pregi di un altro medium (cinematografico), santificare l'animazione "piena" di miyazaki (passione quasi ossessiva per il dettaglio e fluidità dell'animazione stessa).

ciliegina sulla torta: mettere in mezzo tezuka ed i suoi limiti cinematografici.

è una brutta barzelletta perchè a conti fatti il film di nausicaa è un lavoro che odora di incompiutezza (non accadrebbe se non esistesse il manga! ma questo, qui, lo si degrada con dolcezza...).

però è un peccato perchè, ripeto, il tutto parte da ottimi spunti.

beh se poi si vuole parlare solo bene del film di nausicaa, senza paragoni con il manga, è un controsenso mettere un link dove si parla proprio del manga (seppur in quella maniera...).

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In svariati simposi sul manga ho sentito dire che il fumetto giapponese ha una "regia molto cinematica". Sembra una boutade per fare fico, ma ci ho sempre riflettuto. Di base anche in Giappone si fa risalire il termine 'manga' a natali di ukiyo-e (i manga di Hokusai), ma personalmente ritengo che si tratti di un caso di 'ridefiniziione' di un termine. Takahata ha scritto uno o forse due libri in cui argomenta come lo stile dei manga come noi li conosciamo provenga diritto diritto dagli e-maki, e in effett lì il tempo scorre. Ne ho visto uno vero la settimana scorsa al British Museum (c'era anche un guerriero Haniwa vero, quelli di terracotta) e ho pensanto che in effetti forse sì, forse un'eredità c'è, però sta di fatto che i manga 'narrativi' li ha inventati Tezuka Osamu. E Tezuka Osamu era impazzito per Bambi, sopra a ogni cosa. Quindi se ci ripenso in effetti mi par vero che lo stile di Tezuka sembra più quello di una riduzione di un anime in un fumetto che altro. E sei poi penso ai gekiga, e qui mi torna quelche che citi di Nagai, ci vedo molto un senso di 'dramatic angle' da cinema americano, in effetti.

 

Nel commentario di Nausicaa, tra le altre cose, Anno e Takayama ripetono a non finire che con quel film Miyazaki "stava cercando di distaccarsi dallo stile manga e abbracciare lo stile gekiga".

 

E' una cosa che in Italia si discute molto poco, ma con l'anime boom era diffuso il senso di distacco dell'animazione dal genere, dal canone, dagli archetipi del "manga eiga" - che poremmo tradurre come "film a cartoni animati", che poi era lo stesso del "terebi manga" -> "cartoni in TV". Intrinsecamente la parola "manga", a dispetto del rispetto e della rilevanga che l'opera di Tezuka aveva dato al medium (cfr. Tomino: "con Atom capii che anche i manga potevano ambire a un posto nella cultura"), porta sempre con sé, intrinsecamente, l'idea di qualcosa di 'poco serio', l'idea di una cosuccia. Credo sia proprio nel contenuto intrinseco del primo kanji con cui si crive 'manga'.

 

Il punto è che il cinema animato aveva avuto natali diversi: era nato dall'idea di cinema. Soprattutto per certe persone, una su tutte per Takahata (cfr Miyazaki: "Con Hols, Pakusan non stava più facendo i cartoni animati, lui stava facendo Prevert, lui stava facendo Edith Piaf!"). Il distinguo davvero netto è tra la mentalità di un animatore come Ootsuka Yasuo e un regista come Takahata Isao.

 

MIyazaki Hayao è sempre stato nel mezzo. Come sappiamo Ootsuka Yasuo ritiene che sia stata proprio una contaminazione datagli da Takahata. Cito: "Se non fosse stato per l'incontro con Takahata, Miyazaki avrebbe speso tutta la sua vita in cose insignificanti come i cartoni animati". E' una cosa che lì per lì sembta insensata, perché Miyazaki HA speso tutta la sua vita con i cartoni animati. Ma il punto è che Miyazaki, come l'otaku che è, ha speso la sua vita "per cartoni animati che ambivano ad avere una loro rilevanza, una loro significanza".

 

In realtà, questo è un po' tutto il marchio dell'anime boom. Se andiamo a rileggere Ejisonta, vediamo che il punto fondamentale dell'otaku è dapprima il restare attaccato a quella drammaticità, a quella 'epifania di significato' che si può trovare in certe opere per l'infanzia, per l'adolescenza. In certe opere di fantasia che sembrano, al fanciullo non più bambino, "così tanto importanti". Credo che il punto sia esattamente questo. Mi viene in mente tutta la letteratura di fantascienza degli 'anni d'oro'.

 

Mi viene in mente Osaka'70.

 

Soprattutto mi viene in mente una cosa che ho sempre pensato, ovvero che la psicologia otaku nasce in un'infanzia di benessere consumistico, nella quale può incubarsi un certo tipo di vivo intelletto maschile giovanile. Ora cito dalla pagina/articolo che linkavo:

 

"Hayao Miyazaki was born in 1941 (Showa 16) in Tokyo. His father was an executive in the aerospace industry, and he was born into an affluent family where he could be exposed to manga and other stories from a young age. Similar to Osamu Tezuka, born in 1928 (Showa 3), he was blessed with an upbringing that would allow him to immerse himself in his interests and hobbies."

 

Davvero il cerchio mi sembra perfettamente quadrato.Tezuka prima, Miyazaki poi, Anno e molti della loro generazione poi, e quindi la mia propria generazione ancora dopo sono stati tutti bambini graziati da una fanciullezzafatta di diletto e idoli consumistici.

 

Miyazaki lo dice chiaramente nel documentario "Il regno dei sogni e della follia", che la sua famiglia faceva palate di soldi con i pezzi per gli aerei, mentre si rallegra del ricordo (recuperato) di suo padre che regalò del cioccolato a un bambino più sventurato, e poi soggiunge: "Che ironia, la vita. Invece Pakusan vagò da solo per tre giorni tra le rovine incenerite e a lui non diedero niente, neanche uno stelo di patate. Pwer questo è diventato com'è."

 

A figurarsi la scena fa quasi gelare il sangue, non trovate? No dico, fa gelare il sangue pensare al bambinone Miyazaki che racconta come Totoro venga dalla sua fantasizzazione di un gatto selvatico gigante (nota: tratta dalla favla Yamaneko to donguri, di Miyazawa Kanji. Divenne prima la storia illustata 'Mononoke Hime', è quella che citano nell'articolo linkato, e poi Totoro), mentre Takahata facendo La tomba delle lucciole dice: "Alla fine penso che questa storia si potesse tradurre in immagini solo con questo pseudo-surrealismo che è l'animazione, e credo che per questo il pubblico l'accetterà".

 

Miyazaki ha dichiarato di avene infine compreso il senso del cinema di Ozu. Mi chiedo se abbia infine 'fatto pace' anche con Hotaru no Haka, un film che notoriamente non riusciva ad accettare. Credo che non l'accettasse semplciemente perché, come mentalità, forse Miyazaki Hayao era molto affine a Seita.

 

In ogni caso, nel commentario di Nausicaa Anno e Katayama se lo chiedono a chiare lettere: "Miyazaki fa film animati perché è un bambino. Ma Takahata perché fa film animati? Lui è una persona adulta!"

 

La risposta che si danno, credo corretta, è proprio nelle potenzialità espressive del surrealismo intrinseco all'animazione. E' interessante che sia proprio Anno a dirlo a Katayama, e in questo per me è tutto, ovvero che mentre Miyazaki usa l'animazione per 'creare i suoi mondi', Takahata per esprimere la sua visione della realtà non può che usare l'animazione stessa. Dal vero potrebbe fare solo documentari. Dice proprio così, Anno, e credo sia verissimo. Anche perché ho ben presente il documentario di Takahata, ovvero "La storia dei canali di Yanagawa".

 

Credo quindi che Nausicaa, il film, sia significativissimo nella storia dell'animazione giapponese percé in effetti è il primo compimento, la prima realizzazione di un certo tipo di mentalità creativa che potremmo dire otaku (otaku di generazione Zero, dico io). Ovvero Takahata con Hols stava facendo surerealismo a là Paul Grimauld e "La pastorella e lo spazzacamino". Ma persone come Tezuka e Miyazaki comunque non erano a quei livelli di intellettualità. Più affini alla ment<lità dell'animatore Ootsuka, loro volevano disegnare storie emozionanti per bambini, Miyazaki lo dice proprio. Del resto le epifanie dei due furno rispettivamrnte Bambi e Hakujaden. E l'epifania di Hakujaden arriva a Miyazaki quando già è grandicello, eh! Miyazaki racconta proprio di come venne profondamente commosso da Hakujaden, e di come decise di voler fare film che potessero emozionare e commuoverel'animo dei bambini a quello stesso modo. Quindi i conti tornano ancora una volta. Si dice che le prime cose di GAINAX diano le prima cose fatte da otaku per otaku. Poi si retrodata a Macross, perché Mikimoto e Kawamori guardavano Gundam. Ma no, in effetti a bem vedere il primo film perfettamente otaku è proprio Nausicaa. Non c'è da stupirsi che il suo poster campeggi nella stanza di Takaya Noriko.I conti tornano eccome, il ciclo si era già compiuto.

 

Credo che quello che non avevo definitivamente messo a fuoco fosse questo. Ma ora mi è molto chiaro.

Modificato da Shito
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Non ho ben capito il senso di questo contributo.

 

Ovvero: che Anno Hideaki sia un fan di Nausicaa, il manga, è una cosa molto nota peché molto dichiarata. Anno adora il personaggio di Kshana, adora il Soldato Titano del manga (nel commentario scopriamo che una prima versione delle-konte del film prevedeva anche la scena in cui Kshana traeva il Soldato Titano dal suo sacco amniotico, venendo tutta bagnata dal liquido contenutovi e assumendo un aspetto tutto scomposto da madre post-partum). Anno ha parlato qualche volta, qualche volta ha scritto, di come il cinema di Miyazaki Hayao sia diventato sempre più 'cinema giapponese' e sempre meno 'anime' - ricordo di aver postato io stesso una traduzione sul merito. La cosa favorita da Anno, se si parla di Miyasan, è sicuramente Nausicaa, e in specie l'opera completa in manga.

 

Anno ha anche un fetish per Teto. ^^

 

L'articolo che posti, Roger, mi pare onesto/chiaro. Nel senso: lì Anno sta semplicemente rimarcando la sua personale preferenza ed sternado l'idea di come un regista animatore come Miyasan mette tutta la sua 'idea originale' nell'e-konte. Ed è ovvio, no? Miyasan non scrive neppure le sue sceneggiautra, che vengono redatte a posteriori per la pubblicazione (lo dice lui stesso). Disegna tutto l'e-konte come un manga, senza sapere come e e dove finirà, come certi mangaka. L'e-konte di Miyasan viene seguito in maniera molto ligia nella composizione dei layout, che a loro volta vengono seguiti in maniera molto ligia nel disegno dei genga. E' il modo produttivo di un animatore fattosi regista che, se potesse, si disegnerebbe tutto un film animato da solo. Anche questo è molto molto chiaro nel docufilm "Il regno dei sogni e della follia", se mai ci fosse stato bisogno di una conferma all'ovvio. Alcuni passaggi di Suzuki (sul disegnare gli Zero) e di Anno stesso ("per Miyasan i suoi collaboratori sono come degli zoccoli" - sic) sono a dir poco lampanti.

 

Però non ho ben capito il senso del tuo "buonanotte".

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perchè quello che avevo da dire e chiedere l'ho scritto nel primo post, ma è stato abbondantemente ignorato in favore della prosecuzione della solita personale tesi che null'altro vuole fare se non incensare una manciata di autori e le loro opere, mettendoli forzatamente al centro dell'universo.

quindi constatato che in realtà è già stato detto tutto nel post di apertura e che non c'è discussione ma ostentazione...

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Non sono solito parlare d Tezuka, e questo thread ne parla.

 

Roger, ti prego,renditi conto che sei stato tu, col tuo post che ho letto per intero e prima di rispondere, a parlare molto di Anno Hideaki -che io citavo appena-. Credo sinceramente (<-non è retorica) che tu continui a svraimprimere un immagine preconcetta sui miei post, a dire il vero. Credo sia un peccato.

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per concludere: con queste premesse è ovvio che si valuti in positivo il film di nausicaa.

ma per farlo è necessario ricostruire una realtà dei fatti, svalutando il manga di nausicaa in modo storico lasciando intendere i pregi di un altro medium (cinematografico), santificare l'animazione "piena" di miyazaki (passione quasi ossessiva per il dettaglio e fluidità dell'animazione stessa).

ciliegina sulla torta: mettere in mezzo tezuka ed i suoi limiti cinematografici.

è una brutta barzelletta perchè a conti fatti il film di nausicaa è un lavoro che odora di incompiutezza (non accadrebbe se non esistesse il manga! ma questo, qui, lo si degrada con dolcezza...).

però è un peccato perchè, ripeto, il tutto parte da ottimi spunti.

beh se poi si vuole parlare solo bene del film di nausicaa, senza paragoni con il manga, è un controsenso mettere un link dove si parla proprio del manga (seppur in quella maniera...).

 

In effetti santificare un'opera che in qualunque modo la si guardi e' derivata da un'altra, arrivando appunto al paradosso di sminuire in qualche modo l'opera originaria, e' un po' particolare.

In altra 'epoca' mi ricorda la santificazione del film Akira, girato quando il manga era in produzione e con un finale, diciamo cosi' "originale", mentre molti o quasi tutti non avevano idea del manga originario.

 

O in tempi molto piu' recenti; Kekkai Sensen, il manga, e' praticamente una raccolta di storie autoconclusive su una trama orizzontale a dir poco blanda (il manga e' ancora in corso) e uno svolgimento/finale (quando mai uscira') 'anime only'.

 

Trovo davvero particolare quindi il preferire questo o quel medium in cui e' rappresentata un'opera, quando il preferire una o l'altra indica null'altro che lo svilimento dell'opera stessa.

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Però insisto che l'anime di Nausicaa NON si può dire 'derivato' dal manga di Nausicaa per quello che quel manga sarebbe diventato.

 

Ovvero, quando l'autore aveva scritto i primi due volumi non solo non aveva in testa i successivi sviluppi, ma il finale e la sua complessità non se le sognava neppure. Questo è stato proprio dichiarato. Voglio dire che il finale di Nausicaa, il manga, vive di un'amarezza disillusa e 'adulta' che è in On Your Mark, è in Mononoke Hime, ma no, non è proprio in MIyasan'84.

 

In questo senso paragoni a film quali Akira o Ai Oboeteimasuka sono, pur per differenti ragioni, impropri.

 

Trovo che il film di Nausicaa non odori affatto di incompiutezza. Certo, odora di una semplicità narrativa che sarebbe stata così tanto superata dal proseguo dell'incipit di manga da cui il film era tratto, ma l'autore è stato in gamba abbastanza da cambiare il soggetto molto e bene, così da dare unità al soggetto del film.

 

Chiaramente il valore storico di Nausicaa, il film, va cercato e collocato nella storia degli anime. Chi la conosce, o la studia, capisce perché sia stato una pietra miliare.

 

Non si parla di 'valore narrativo assoluto'. Quello è un altro discorso. E non si parla neppure della storia dei manga, altro discorso ancora. Nella storia dei manga Miyazaki resta un outsider.

 

Ma è interessante l'idea del commentatore giapponese che sostiene che con Nausicaa, il film, Miyazaki avesse realizzato il sogno che Tezuka non era mai riuscito a raggiungere appieno. L'ho trovato molto interessante.

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Non sono solito parlare d Tezuka, e questo thread ne parla.

sì certo, il problema è come.

vorrei farti notare che non sono un fanatico di tezuka.

 

Roger, ti prego,renditi conto che sei stato tu, col tuo post che ho letto per intero e prima di rispondere, a parlare molto di Anno Hideaki -che io citavo appena-. Credo sinceramente (<-non è retorica) che tu continui a svraimprimere un immagine preconcetta sui miei post, a dire il vero. Credo sia un peccato.

 

non è sovraimprimere, ma l'unico modo che mi è venuto in mente per chiederti "perchè ce lo metti in mezzo ancora". ormai è sistematico. prova a trovare anche un'altra fonte per dare respiro alle tematiche o non se ne esce più... a meno che tu non ammetta alternative è diventato un noioso passaggio obbligato che si ripete ogni tot. ci troviamo sempre a ravanare nello stesso fondo... tanti topic con nome diverso ma identico contenuto.

ho provato a cogliere l'occasione con quel link che hai postato ma niente, anche quello pur essendo ampiamente argomentabile serviva a portare inevitabilmente alle medesime considerazioni.

torno quindi alla mia domanda iniziale: di cosa vorresti si parlasse? nausicaa primo film per otaku? (e quindi?)

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Che sia nato come manga è un dato di fatto. Non si può mica negare.

 

Intendevo sottolineare solo che il manga di cui il film è la trasposizione è qualcosa di molto diverso da quello che sarebbe diventato una decina abbondante di anni dopo. Che mi pare non altrettanto ma pure piuttosto innegabile, anche per dichiarazione dell'autore.

 

Personalmente, e mi sorprende il contrario (da cui quello che dicevo a Roger), mi sorprende che non mi si critichi di essere un ingrato bastardo che non perde occasione per dipingere Miyazaki Hayao come un bambinone. In effetti è una personalità strana e interessante per quella che ormai mi pare come la banale anomalia della generazione che lo avrebbe succeduto. Credo che sia proprio per questo che Miyasan ha incontrato tanto successo: era l'autore perfetto per un'epoca ipocritca come la nostra, così fitta di voglia escapista ma così affannata nel negarlo a sé stessa.

 

Per fare contento Roger, insomma, direi che il celebre "non devo fuggire" ancora non sfiora Miyasan, non è così in anticipo, solo che io sto pensando a Seita, e non a quell'altro personaggio a cui avrà pensato Roger.

 

Però non stupisce che Suzuki abbia dichiarato che Anno è in qualche modo l'unico possibile successore di Miyasan. In fondo, calcolando il fattore T, hanno la stessa mentalità.

 

Infatti non riesco ad essere un estimatore di Anno Hideaki. Mi interessa piuttosto Miyazaki Gorou, che potrebbe essere l'unico erede di Takahata Isao. E lui, sì, mi colpisce fortemente. Anche se non mi convince pienamente. Devo ancora capire qualcosa, o semplicemente devo ancora invecchiare ancora un po'.


torno quindi alla mia domanda iniziale: di cosa vorresti si parlasse? nausicaa primo film per otaku? (e quindi?)

 

Direi dei rapporti tra la volontà creativa cinematografica e lo stile proprio dei manga - in Tezuka Osamu cone in Miyazaki Hayao.

 

Dei rapporti tra il 'cinema di animazione' e l'animazione giapponese.

 

Di come i vari autori abbiano interpretato questi rapporti nel tempo.

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'Non devo fuggire, non devo fuggire, non devo fuggire' (nigecha dame da!) è la frase simbolo di Ikari Shinji.

 

Ai tempi, sul sito GAINAX, che aveva una versione inglese, la frase "nigecha dame da!" era messa tra le keywords assolute dell'azieda essa tutta. Era spiegata come la risposta a "Iyaa-na kanji!" (Che sensazione disgustosa!). Ovvero, era la spiegazione del moto repulsa -> fuga tipica della psicologia otaku, come argomentavano Takahata e Nosaka (l'autore del libro) nell'analizzare la condotta di Seita - loro però commentando l'introduzione nel lemmario giapponese del termine "mukatsuku" (una cosa volgarotta tipo 'rompicazzo', se vogliamo, attribuita a cose/situazioni e usata sempre come modo di 'rifiuto - rigetto - presa di distanza', specie nei '90 però).

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Soprattutto mi viene in mente una cosa che ho sempre pensato, ovvero che la psicologia otaku nasce in un'infanzia di benessere consumistico, nella quale può incubarsi un certo tipo di vivo intelletto maschile giovanile.

 

Mah, forse si e forse no.

Tezuka era nato da famiglia benestante e in un clima culturalmente favorevole, ma poi da ragazzo  ha vissuto la guerra, la fame e tante altre brutte esperienze dovute ad essa ( come si può leggere nella sua biografia manga edita da Coconico).

E lui era un otaku che più otaku non si può.

Quello che io dico da una vita...... tornando al confronto manga/anime, per i pochi sciagurati senza un domani che non hanno mai letto il manga di Nausicaa, l'unica cosa da dire è che sono quasi  identici.

O meglio l'anime segue fedelmente il manga  fino alla scena in cui Nausicaa viene salvata dagli Ohmu ( l'unica aggiunta dell' anime è il Guerriero Invincibile che nel manga compare più avanti)  e lì finisce.

Il manga continua esattamente da lì ( arrivano le navi dell' Imperatore) .

Io preferisco di gran lunga il manga, per più motivi : innanzitutto la lunghezza dello stesso da maggior spazio per caratterizzare personaggi , che nell' anime risultano meno profondi e più stereotipati  ( stereotopi che Miyazaki spezza nel corso del manga : vedi Asbel, che aveva scritto in testa " salve, sò il fidanzato di Nausicaa" e invece.... ), , ci sono molti più  personaggi interessanti che danno più spessore alla storia, c'è la violenza, che per me si adatta molto a questo tipo di storia, con tribù guerriere che vivono in un deserto post-atomico ( l' anime mi sembra la versione dopobomba di Heidi), e via così.

Certo, non è perfetto, e si vede che Miyazaki lo  ha pensato e ripensato strada facendo ( vedi Nausicaa, che all' inizio ha quel suo lato sanguinario che esce fuori nei momenti più inaspettati, poi dimenticato in favore di una figura compassionevole e quasi serafica ), ma  è cmq un gran bel lavoro ( e le scene di lotta tra gli eserciti mi gasano abbestia).

Modificato da Dio Sam
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