Shito Inviato 25 Febbraio, 2019 Share Inviato 25 Febbraio, 2019 (modificato) Moonlight Shadow The year's at the spring, And day's at the morn; Morning's at seven; The hill-side's dew-pearl'd; The lark's on the wing; The snail's on the thorn;God's in His heaven— All's right with the world! Questo è uno di due thread gemelli che inauguro oggi su ShinSeiki Evangelion. Qualcuno potrebbe aver notato che, in tanti anni, non ho mai personalmente affrontato l'argomento in modo schietto, diretto, approfondito. In effetti, benché se ne sia parlato così tanto e in così tanti ambiti e modi e luoghi, non avevo mai avvertito una vera spinta a farlo. Quindi non l'ho mai fatto. Tuttavia, ora mi pare di avvertirla, e quindi lo faccio, perché mi pare di aver capito davvero molte cose intorno e dentro quest'opera animata, e mettendole inseme mi pare di aver capito quest'opera animata, nel bene e nel male, forse per la prima volta. Quindi come sempre, dopo aver fatto un po' d'ordine del mio pensiero, cercherò di riportarlo qui su carta e nel dialogo con gli amici ormai di lunga data. L'argomento specifico di questo thread sarà l'aspetto autoriale, il contenuto psicologico, sociologico, persino filosofico dell'opera. Per come tutto ciò è stato impresso, graffiato, vomitato, rinnegato e rivendicato. Si parlerà anche della componente di intenzione e ricezione dell'opera, dai suoi preamboli alle sue sorti ultime, nello specifico ambito dell'otakuzoku giapponese. Si partirà dalla spiegazione del titolo stesso del thread. E anche nel seguito, omaggi, omaggi! Modificato 25 Febbraio, 2019 da Shito 1 Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
ryoga Inviato 27 Febbraio, 2019 Share Inviato 27 Febbraio, 2019 Moonlight shadow è immutabile nelle mie top5 delle canzoni preferite, ed è da sempre nella mia lista di canzoni "evangeliche". Attendo curioso il service service Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Aldo Inviato 2 Marzo, 2019 Share Inviato 2 Marzo, 2019 Comincio io con le domande allora. Partiamo dal principio: com'è stato possibile produrre una serie come Evangelion? So che lo sponsor iniziale fu la SEGA, ma ha prodotto merchandising durante la messa in onda originale? Non riesco a trovare nulla. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Garion-Oh Inviato 2 Marzo, 2019 Share Inviato 2 Marzo, 2019 1 ora fa, Kakyoin ha scritto: So che lo sponsor iniziale fu la SEGA, ma ha prodotto merchandising durante la messa in onda originale? Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Den-chan Inviato 2 Marzo, 2019 Share Inviato 2 Marzo, 2019 Sì, anche nei Laser Disc originali della serie ci sono pubblicità su prodotti SEGA. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shito Inviato 15 Marzo, 2020 Autore Share Inviato 15 Marzo, 2020 (modificato) 0.0 – reintroduzione usa-e-getta Proviamo a ricominciare. Di nuovo. Dunque, quando un anno e qualche mese fa stavo rilavorando sul testo, sui dialoghi di ShinSeiki Evangelion, mi ero ritrovato – dopo più di una decade – a documentarmi, studiare, e approfondire il contenuto della serie. L'avevo fatto intensamente fino diciamo al 2001, quando andarono a chiudersi i lavori del primo adattamento televisivo. A quel tempo, non avevo mai davvero sviscerato l'originale "finale cinematografico" della serie, perché non avendolo adattato in prima persona, l'avevo approcciato solo come appassionato-maniaco-otaku, non come professionista delle sue viscere. Comunque, da allora non mi ci ero mai più "rituffato" in Evangelion, diciamo. Qualche sporadico contatto, ma nulla di immersivo. Poi dalla fine del 2018 fino a marzo del 2019 non ho praticamente fatto altro. Naturalmente, se dopo quasi vent'anni disponevo ancora di tutti i materiali del tempo passato, per contro in quegli stessi quasi vent'anni la disponibilità di materiali e strumenti di indagine – soprattutto online – si era accresciuta. E soprattutto, si era accrsciuta la mia propria capacità di intendimento, non dico solo per aumentate conoscenze linguistiche e non solo, ma proprio per mia crescita esperienziale, intendo quindi dire proprio mentale, emotiva, di vita. E così, all'incirca un anno fa, quando il grosso del nuovo lavoro sul vecchio Eva volgeva almeno per me alla sua reiterata conclusione, avevo pensato di aprire due thread gemelli qui sul forum per parlare della serie, di tutto quello che avevo nuovamente approfondito, e capito, e scoperto. Uno thread era questo, il suo gemello era quest'altro. Solo che poi le cose sono andate tutte un po' a scatafascio, per vari e svariati motivi e ragioni, e in più io per primo ho dovuto dedicarmi ad altro, e tutt'altro. Adesso avendo un po' di tempo, e varie mie letture, riletture e considerazioni avendomi portato a lambire questi lidi di pensiero, ho pensato di riprovarci ancora una volta. È probabile che quello che posterò qui avrà già la forma un po' più elaborata di mini-saggi, perché la distanza nel tempo ha fatto sì che molte riflessioni si siano già sedimentate e stratificate nella mia mente, ma proviamo. Auspicabilmente dalle cose che inizio a organizzare qui verrà poi fuori un articolo maggiormente organico e veramente durevole, auspico sempre dal pubblicarsi sul "nostro" Magazine. :-) Dunque avevo inteso dedicare questo particolare thread a: On 2/25/2019 at 2:52 AM, Shito said: L'argomento specifico di questo thread sarà l'aspetto autoriale, il contenuto psicologico, sociologico, persino filosofico dell'opera. Per come tutto ciò è stato impresso, graffiato, vomitato, rinnegato e rivendicato. Si parlerà anche della componente di intenzione e ricezione dell'opera, dai suoi preamboli alle sue sorti ultime, nello specifico ambito dell'otakuzoku giapponese. Si partirà dalla spiegazione del titolo stesso del thread. 0.2 – La zona del crepuscolo degli eroi dell'otakuzoku Chiaramente, questo thread si intitola Moonlight Shadow (CRISES) in omaggio all'omonimo brano di Mike Oldfield, e all'album che la contiene, per una precisa ragione, o meglio serie di suggestioni. Tuttavia, per illustrare il senso sottile di queste suggestioni musicali e testuali (e anche un po' grafiche, dalla copertina dell'album), sarà comodo riprendere un paio di frammeni di quanto ho recentemente integrato nell'articolo sul senso di Abesho che si trova sempre sul Magazine: Quote In verità per parlare di Yamaga bisognerebbe forse partire dal suo debutto cinematografico, vale a dire Ouritsu UchuuGun (ovvero La regia aeronautica, un film che forse conoscete come Le ali di Honneamise), o dagli ancora precedenti e dilettantistici DAICON-III e DAICON-IV Opening Anime. In un caso o nell’altro, si tratterebbe sempre della crisi dell’idealismo formale e il contrasto con l’impulso all’azione reale, che in buona sostanza è il conflitto interiore dell’otakuzoku. [...] La domanda è sempre quella. È anche la domanda che grida “io” al cuore dei mondi narrativi più intensi e sofferti creati da Anno Hideaki, ed è la domanda stessa di tutta la GAiNAX, come mi rimarcò proprio Yamaga Hiroyuki a cena: “Sì, ma questo non vale solo per Anno Hideaki, vale per tutti noi!” – mi disse esattamente così. E in effetti, il medesimo interrogativo non vale solo per la GAiNAX, ma probabilmente per un’intera generazione giapponese, quella che vide l’EXPO di Osaka’70 durante la propria infanzia. Una generazione di bambini allevati da scienza, fantascienza e diffuso consumismo in un ingenuo ottimismo per un radioso avvenire, un sogno fanciullesco che sarebbe poi stato tradito dentro di loro forse più ancora che nel loro mondo esterno. Ebbene, l’annosa (ahah!) domanda è quindi: “Come si fa a crescere in degli adulti decenti nella società postmoderna, dopo aver vissuto un’infanzia di ideali e agi e ci si affaccia a un’adultità meschina e apparentemente priva di senso e valori?” [...] Anno Hideaki aveva esplicitamente formulato questa domanda in altri termini proprio ai tempi di Evangelion, il cui dichiarato interrogativo d’ispirazione era: “Può un ragazzo che amava l’animazione in infanzia arrivare a 25 anni e amarla ancora?”. Certo che adesso, guardandoci intorno, sembra tanto ingenuo da far quasi ridere, eh? La marcescenza dell’animo umano è già arrivata fino alle ossa. Ma anche in mezzo al disagio psicosociale diffuso ormai al punto da essersi praticamente normalizzato, la domanda resta vibrante, anzi a ben pensarci era in fondo già datata persino nel 1995. Perché nel 1987 anche Ooritsu UchuuGun, prima e ad oggi unica regia cinematografica di Yamaga, opera dell’effettivo debutto della GAiNAX, si chiedeva la stessa cosa, nel trasfigurare in un mondo totalmente fittizio ma del tutto simbolico lo stridente conflitto tra le opposte tendenze di omeostasi e transistasi percepite in quel microcosmo endemico che era l’otakuzoku di prima generazione. E solo l’anno dopo, nel 1988, fu proprio Anno Hideaki a debuttare alla regia con Top wo Nerae! (Punta al Top!), una miniserie OVA di “belle fanciulle e robot” che parte su toni parodistici e ridanciani, ma poi quando si piange davvero non è mai per la morte di nessuno. Ma ancor prima della GAiNAX, nel 1983, lo stesso giovanissimo nucleo d’autori aveva trasfigurato la stessa bruciante malsopportazione, la stessa nausea da abulia consumistica, soprattutto nel DAICON-IV Opening Anime. L’anno successivo, nel 1984, il regista intellettuale Oshii Mamoru avrebbe messo sottosopra la chiassosa sarabanda di Uruseiyatsura per parlare al pubblico dell’animazione dello stesso paradosso sociopsicologico, nel lancinante lungometraggio Beautiful Dreamer. Lo stesso anno, l’altrettanto intelletuale duo di autori Kawamori Shouji e Mikimoto Haruhiko avrebbe consacrato al cinema la serie ChoujikuuYousai Macross, con il lungometraggio Ai Oboeteimasuka, anch’esso fantascientifico monito contro la stasi escapista del consumismo da benessere diffuso. E poi ancora nel 1988, con toni sempre più dolorosi e disperati, anche il colossale AKIRA metteva sul palcoscenico di una fantascienza ormai realmente apocalittica quello stesso strazio interiore della crescita negata, impedita, anelata, ma comunque frustrata. Insomma si tratta del dilemma, il dramma dell'impossibilità, l'inabilità alla crescita nella postmodernità. Si tratta quindi di un punto di partenza rimanda anche a un'esperienza generazionale, sociologicamente endemica e comunitaria, ovvero quella dei bambini di OSAKA70, che andarono all'esposizione universale innanzitutto per vedere e toccare con mano le famose Moon Rocks, ovvero delle rocce lunari portate sul pianeta Terra l'anno prima dagli astronauti della missione APOLLO11 ed ora fieramente esposte nel padiglione statunitense come prova fisica della conquista dello spazio da parte dell'umanità. Senza dubbio lo sbarco sulla Luna ha rappresentato un vero sogno divenuto realtà per quella generazione di bambini giapponesi, futura prima generazione di otakuzoku, le cui visioni e suggestione narrative saranno oggetto soprattutto del thread gemello di questo, non a caso ho intitolato Children of the Moon (Eye in the Sky). Questo thread, invece, si intitola Moonlight Shadow (CRISES), perché il sogno realizzato della Luna conquistata dall'uomo avrebbe ben presto proiettato ombre diafane proprio sulla nuova umanità (shin-jinrui), soprattutto sul suo suo cammino non già scientifico, ma psicologico e sociologico. Dunque qui si intende discutere dell'aspetto d'inquietudine e di crisi individuale della generazione di quei Children of the Moon, a partire proprio dalle prime ombre dell'animo gettate nella notte dalla luce lunare, post-crepuscolare. E infatti il punto di partenza sarà proprio il momento subito precedente (o successivo) alla notte, il crepuscolo ovvero: Twilight. Vale a dire il brano, ma invero anche il significato, del DAICON-IV Opening Anime. Questo cortometraggio è molto famoso, ormai anche nel fandom occidentale, ma mentre viene osannato per la rutilante festa grafica che propone, non ho ancora visto o letto qualcuno fermarsi un attimo a riflettere sul suo significato. E a dire il vero, il non farlo va precisamente confermare la validità del suo messaggio, che in effetti è un vero e proprio anatema. La versione che ho scelto per voi, per noi, per condurre questa breve analisi è quella completa. Completa? Sì, completa. Perché nel suo originale totale, il DAICON-IV Opening Anime si apre con un "sunto" della "puntata precedente", ovvero del rudimentale DAICON-III Opening Anime, che era stato creato del 1981, ovvero solo due anni prima. Questo "recap" introduttivo non è però un montaggio del vecchio minutaggio, no. Si tratta di animazione completamente rifatta da zero, tutta nuova, certo anche qualitativamente molto migliore dell'originale, ma... questo significa chiaramente e innanzitutto una cosa sola: gli autori stavano pensando al significato che comunicavano, perché avevano ritenuto necessario esaltarne la continuità, la totalità comunicativa con quanto fatto in precedenza. Se si fosse trattato soltanto di "autocelebrare" la loro precedente realizzazione, infatti, non sarebbe di certo stato necessario rivisitarla nei contenuti con uno sforzo produttivo ex-novo, no? E dunque cosa mostrava, cosa racconta il DAICON-III O.A.? C'è una bimba scolaretta, che nello stile di Akai Takami (il character designer) incarna perfettamente lo stile dell'allora furoreggiante lolicon – che non si considerava un genere erotico, e men che meno pornografico. Era un genere di narrazione disegnata che metteva in scena, fantasizzava ed esaltava le "fanciulline". Delle ideali "brave bimbe", come ad esempio quella Minky Momo che faceva "innamorare" uno stuolo di giovanotti appassionati di anime. Anzi, qui la "brava bimba" del caso, la protagonista, ricorda molto da vicino persino un certo stile del giovane Miyazaki Hayao, le sue "ragazze con la capigliatura a cagnolino", e se qualcuno pensa ai personaggi di Meitantei Holmes io sto piuttosto alludendo a Clarisse de Cagliostro, non a caso ai tempi già celebrata come una vera reginetta del lolicon, e ancora oggi da molti ritenuta una pioniera del più autentico moe. In ogni caso, questa "brava bimba" scolaretta assiste all'atterraggio di un'astronave, uno space shuttle, i cui piloti sono due bizzarri scienziati (in realtà due personaggi provenienti dai manga Azuma Hideo, gran maestro del lolicon), ma sembrano proprio due cliché di otaku: – per intenderci: il malaticcio cianotico e il ciccione ridanciano. La mia sensazione è che i due vengano piuttosto dal futuro. Comunque i due (specie il malaticcio, che sembra un "hakase", un ricercatore) affidano alla bimba un bicchiere pieno di quella che appare come semplice acqua. Pare gli abbiano dato una missione, perché lei fa il gesto di "signorsì" (con strizzatina d'occhio), e parte subito di corsa. Quale sia questa missione non lo si sa. Ma lei, volando, diviene il bersaglio di una quantità di feticci-simbolo dell'intrattenimento SF e dell'otakuzoku, a partire direi da un mecha che pare un power-suit, passando tra le fauci di Gojira, per poi essere inseguita, sui cieli di una città, da un'intera "armata combinata" di Ideon, Gundam, Gamera e vari vascelli spaziali del tutto iconici. Lei, sempre col bicchiere in mano e senza versarne l'acqua, si fa largo usando il suo righello come una light saber, mi pare abbattendo un alieno Baltan, e poi lanciando un Itano Circus di missili dalla sua cartella da scuola elementare (randoseru) che distrugge tutto, da Gojira, alla USS Enterprise e poi (mi pare) all'aeroplano gigante di Conan, fino alla Corazzata Spaziale Yamato. Cosa resta? Un terreno desolato con un misero daikon (la verdura) che spunta mesto dalla terra. La bimba lo bagna dell'acqua dal suo bicchiere (la sua missione era proprio innaffiarci il daikon?) e istantaneamente il misero daikon si trasforma in una enorme astronave dalla medesima foggia. La bimba viene tratta al suo interno, e vi si ritrova vestita da capitano, fa di nuovo il gesto del "signorsì!" (con seconda strizzatina d'occhio), e l'astronave parte per andare lontano, lontano nel cielo per una presumibile nuova missione. Questo è solo il (riassunto del) DAICON-III O.A. E quindi quale sarebbe il significato? Le loli salveranno il mondo? E da cosa, poi? A me sembra che qui una studentessa delle elementari sia incaricata da due otaku del futuro per rivivificare un elemento naturale, il daikon, contro tutte le armate dell'intrattenimento di SF che cercano di fermarla, ma quando lei ce la fa la natura risorge in una nuova astronave che imbarcando la bimba stessa è ricolma di una nuova speranza verso il futuro. A me sembra che gli autori stessero già dicendo che i loro stessi feticci di trastullo erano già diventati il loro "nemico". A me sembra che questa "otaku elite" fosse già stanca, esacerbata dall'indigestione di finzione fantascientifica, e dal futuro sperasse nella rinascita di qualcosa di più vero, anche più naturale. A me, oggi come oggi, con la mia barba e la mia putrefazione, pare davvero tutto molto chiaro. Mi sembra un po' la trama di Tenshi no Tamago, volendo, e un po' l'incipit di Beautiful Dreamer, ma tra poco arriveremo proprio lì. Per ora voglio solo rimarcare che proprio Akai Takami, oltre a dare poi il nome alla figlia di Aki Kimiko, l'amica di scuola di Noriko Takaya in Punta al Top!, sarà anche tra i principali autori di Tengen Topp Gurren Lagann, e tra Spiral e Anti-Spiral proprio lui sarà quello che nella discomunicazione col suo pubblico pagherà il prezzo più ingiusto e alto. Non sono mai riuscito ad accettarlo, questo. Comunque, dopo il riassunto del DAICON-III O.A. si arriva al vero e proprio DAICON-IV O.A. Siamo ora a tutti gli effetti nel 1983, giusto un anno prima di Uruseiyatsura2. E si comincia con un prologo: mentre scorre lentamente la silhouette dell'astronave-daikon su cui si era imbarcata la brava bimba di due anni prima, scorrono le note, e il messaggio, di Prologue, la traccia che precede la più celebre Twilight in un album degli E.L.O. (Electric Light Orchestra). Vediamone il testo, letto da una inquietante, futuristica voce metallica. Just on the border of your waking mind There lies... Another time Where darkness & light are one And as you tread the halls of sanity You feel so glad to be Unable to go beyond I have a message From another time... Quindi, vediamo: proprio al confine della mente che risveglia, si distende un altro tempo, dove l'oscurità e la luce sono tutt'uno. E nel percorrere le sale della sanità mentale, ci si sente così lieti di non essere in grado di andare oltre. Ho un messaggio da un altro tempo. Mh, bene, mi sembra chiaro – ed eloquente. Sul punto del risveglio dal sonno, dal sogno, si è come sul crinale tra sanità mentale e follia. Si tratta di un istante, di una terra di confine che ci si sente lieti e rassicurati di NON essere in grado d'oltrepassare. Capite perché parlavo di Uruseiyatsura2 Beautiful Dreamer? Un sogno dal quale non ci si può risvegliare, nel quale ci si ritrova imprigionati, è la follia. Ma lasciamo ancora Oshii da parte e vediamo qual'è il messaggio "da un altro tempo" annunciato dalla voce del prologo del DAICON IV O.A.... forse le astronavi nel DAICON-III O.A. viaggiavano davvero tra presente e futuro, allora... oh, la brava bimba! Poi quello che sembra un viaggio nell'iperspazio. E... oh! La bimba è diventata grande! Ora è una ragazza cresciuta, vestita ora come la più iconica delle conigliette di Playboy. Poi inizia la canzone: The visions dancing in my mind The early dawn, the shades of time Twilight crawling through my windowpane Nel disegno animato, fino a qui la ragazza sta combattendo, questa volta corpo a corpo, con un'orda di icone della fantascienza animata e filmica ben superiori a quelle del precedente DAICON-III O.A. – siamo davvero nel bel mezzo di una lotta efferata di tutti contro una, e lei sembra una paladina. Am I awake or do I dream,The strangest pictures I have seen Night is day and twilight's gone away Invece la voce che canta sembra raccontarci di uno strano risveglio, un'aurora che rende la notte giorno, e ha scacciato il crepuscolo. Bisogna ricordare che il crepuscolo, in italiano come in inglese (twilight), indica quel momento di luce ambigua e vaga che si propaga quando il sole è sotto all'orizzonte, ma questo sia prima del suo sorgere (all'alba, dawn) che al suo calare calare (al tramonto, dusk). Benché il crepuscolo (twilight) sia più comunemente associato al momento del tramonto (dusk), nel testo della canzone ci si riferisce chiaramente a un'alba (dawn) – che dopo lo strisciare della luce crepuscolare dalla finestra rende la notte giorno, col crepuscolo che è andato via. Tuttavia, quel che conta è l'atmosfera indistinta della luce crepuscolare. Una vecchia serie televisiva di inquietanti storie fantastiche si immaginava ambientata nella Zona del Crepuscolo, giusto? E in effetti la canzone ci dice di una nuova alba sorta in un luogo di strane visioni, tanto che ci si domanda se si sia desti o si stia ancora sognando. Forse ci troviamo nel luogo "al di là dei confini della sanità mentale" in cui la voce del prologo dava monito di non avventurarsi... With your head held high and your scarlet lies You came down to me from the open skies Su queste note la ragazza nota una spada voltante in arrivo, e le si mette sopra a mo' di surf. Qualcuno dice sia una spada famosa in certi libri fantasy, in effetti la lama sembra essere nera, ma in fondo io di fantasy non ne so niente. La voce cantante sembra raccontare di un viaggio cominciato da una seducente e melliflua visita scesa dal cielo, il crepuscolo (d'un precedente tramonto?), il sole crepuscolare che seduce con le sue vermiglie bugie, ma che dura un breve momento, per poi trarre in una notte di sogni da cui non c'è effettivo risveglio. E ci si ritrova bloccati in quell'istante eterno di visioni indistinte. It's either real or it's a dream There's nothing that is in between Tra una nuova carrellata di icone SF, la canzone ci riporta al tema della confusione tra realtà e sogno. Realtà e sogno sono la stessa cosa, e non c'è nulla di discriminato tra l'una e l'atro. Twilight, I only meant to stay awhile...Twilight, I gave you time to steal my mind......away from me! E qui, mentre la ragazza in volo sulla spada cerca di eludere i suoi inseguitori aerei, nel testo della canzone siamo arrivati al cosciente pieno e pentimento: Oh, Crepuscolo, intendevo fermarmi solo per un po'! Crepuscolo, ti ho dato il tempo per portami via la mente! Sembra il pianto carico di rammarico di un uomo che si trova bloccato nel tempo fermo di un momento di follia fattosi eterno, una prigione, un Castello del Dio Drago da cui non si riesce più a venir fuori. Oh, Lum-chan bella sognatrice! Oh, Ataru che l'avrebbe definitivamente baciata all'alba nell'adultità dopo il suicidio dedicatole nel sogno, salvo l'incedere di un inevitabile finale all'americana! Oh, Minmay che cantava ad alieni a terrestri isolati in una fortezza dimensionale se si ricordassero l'amore! Oh, Ejisonta che parlavi di moratoria di crescita! Talvolta innescando anche ingenuamente una moratoria, quella potrebbe poi rivelarasi indefinita, senza sapere più come uscirne... Across the night I saw your face You disappeared without a trace You brought me here, but can you take me back Mentre il viaggio della ragazza sulla spada diventa cosmico, con una cavalcata stellare tra più e più idoli della finzione narrativa, il testo della canzone è sempre è sempre più esplicito. Il rimorso, il rammarico, la prigionia. L'inganno subìto. Il crepuscolo aveva mostrato il suo volto attraverso la notte, ma poi è svanito senza lasciar traccia di sé, avendo trascinato la sua vittima in uno spazio-tempo da cui non sa trarla fuori. Inside the image of your light That now is day and once was night You lead me here and then you go away. Ancora l'abbandono, l'essere stato sedotto, condotto e abbandonato lì, tra la notte e il nuovo giorno, l'istante eterno. E dopo ancora altre carrellate di SF, la ragazza scende dalla spada volante e atterra in piedi su una città, quindi lancia all'orizzonte uno sguardo di "presa coscienza" degno di Amuro Rei, e... ...e la spada volante prosegue il suo volo da sola, si sdoppia, si moltiplica per andare a volteggiare una festa simile a un Itano Circus colorato. It's either real or it's a dream There's nothing that is in between E in questa nuova festa cromatica, le icone di SF si distruggono TRA LORO. La finzione fantascientifica collassa in sé stessa. Dopodiché.... Twilight, twilight, twilight... I gave you time to steal my mind......away from me! ...le spade si schiantano a terra e provocano una vera e propria apocalisse. Un'apocalisse in stile nucleare con esplosione e risucchio, ma tra i frammenti sembrano volteggiare petali di ciliegio, finché dalla cui distruzione di civiltà riemergono le rocce. E riemergono anche corsi d'acqua pura, ruscelli che sgorgano dalle rocce nude. Nella prospettiva cosmica, il pianeta terra, che era arancione come la ruggine, torna azzurro. Se non fosse ancora un anno prima, sembrerebbe quasi il ciclo depurativo del MarMarcio naturalmente compiutosi. You brought me here, but can you take me back again... La nostra ex-bimba, cresciuta in coniglietta di Playboy, sembra mesta di dinanzi alla distruzione. Dinanzi al suo viso volano i petali della distruzione sollevati dal vento, ma... ...l'astronave-daikon spara infine a piena potenza col suo "cannone principale", come la Yamato, come l'SDF-1. With your head held high and your scarlet lies You came down to me from the open skies Il raggio d'energia vola nel cielo e lungo il pianeta, e la terra torna fertile, sulla Terra dalle rocce nude spuntano istantaneamente gli alberi di una macchia diffusa e lussureggiante. It's either real or it's a dream There's nothing that is in between E anche le icone protagoniste dell'intrattenimento SF sono pacificate tra loro, sembrano raccolte in sentimenti d'amicizia, si scambiano giocosamente i panni, si danno a rituali sociali conviviali. Twilight, I only meant to stay awhile Twilight, I gave you time to steal my mind... La telecamera segue e mostra ora la più vasta e pacifica carrellata di personaggi, una folla vera e propria, che porta a una visione del mondo, all'orizzonte del quale sorge il Sole... e con un cambio di prospettiva, la Luna, e tutti i pianeti del Sistema Solare, si mettono sul piano areale delle loro orbite, definendo un simbolo. Twilight, I only meant to stay awhile... DAICON IV (nel video che ho linkato, come OMAKE c'è anche il vero e originale DAICON-III O.A. – di certo più scanzonato del suo seguito e persino del suo remake che lo introduce, dove però leggiamola missione della bimba: "Porta quest'acqua fino... al DAICON, per favore..." e dove, dopo la comparsa di alcune buffe creature demoniache che ricompariranno poi in Abesho, vediamo che i piloti dell'astronave-daikon finale assomigliano proprio a Okada Toshio e Takeda Yasuhiro...) Beh, direi che il significato del DAICON-IV O.A., nel suo complesso, tra introduzione, prologo e narrazione, è molto chiaro. I più sciocchi vedranno solo la superficiale orgia grafica e il gusto citazionistica, il virtuosismo animatorio e la "cultura nerd" (urgh!), ma qui il senso è tutto il contrario: è la nausea, l'insopportazione di quella che è diventata ormai una vera e propria prigionia in un mondo di finzione, inizialmente seducente come fantasioso intrattenimento ma poi divenuto un sogno fasullo da cui non ci si riesce a risvegliare, da cui la bimba crescita in ragazza viene a liberare il pianeta, rendendosi l'aralda di un'apocalisse che spazza via tutti i trastulli e fa rifiorire il mondo alla vita naturale e sociale. E provate ora a riguardare Uruseyatsura2 Beautiful Dreamer. La sarabanda iniziale dei liceali che organizzano il festival della scuola è la stessa giostra di icone postoderna di cui il DAICON-IV O.A., e ne viene la stessa nausea, che infatti poi si manifesta ella cristallizzazione di quel giorno, di quel sogno che si ripete all'infinito. Ed è tutto architettato da un demonietto dei sogni che, alla fine, è gomito a gomito ad allestire quel "teatro" con il regista stesso – in un tripudio di metacinematografia che ritroveremo poi nell'ultimo episodio di Abesho: alla fine, il regista della finzione è un fuggiasco escapista più ancora del pubblico della finzione (come chi avesse letto il mio già citato articolo sul senso di Abesho avrà forse inteso). Dunque, come si converrà e come del resto già alludevo fin dalla mia autocitazione iniziale, anche quanto al significato DAICON-IV O.A. ci troviamo sempre su un crinale di crisi interiore, di un turbamento psicosociale generazionale. Perché quel sottovalutissimo cortometraggio è opera registica di Yamaga Hiroyuki, ed è opera creativa di quel gruppo di autori otaku che sarà poi il nucleo fondante della GAiNAX. Come già si diceva, delle comuni suggestioni e visioni di questi Children of the Moon si vorrà trattare nel thread gemello di questo, mentre qui vorrei continuare a concentrarmi sugli effetti di questa inquietudine generazionale, focalizzandomi specialmente sul pensiero di Anno Hideaki e su ciò che nacque e sempre più si specificò come un suo parto mentale molto personale, soprattutto nei contenuti profondi e ultimi, ovvero l'originale ShinSeiki Evangelion. * * * continua * * * Modificato 16 Marzo, 2020 da Shito 4 Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shito Inviato 17 Marzo, 2020 Autore Share Inviato 17 Marzo, 2020 (modificato) 0.9 - intenti autoriali, mondi meniali, protagonisti reali Proseguiamo dritti al punto. Un vero e proprio punto fermo collocato sulla nostra linea di partenza. Per addentrarci nello specifico del pensiero e del tentativo di comunicazione artistica di Anno Hideaki che era giunto ormai alla metà degli Anni Novanta, ovvero alla vigilia della sua opera più famosa e celebrata, la serie originale di ShinSeiki Evangelion, sarà infatti utile e opportuno partire da un documento preciso, del tutto ufficiale, basilare e specifico, ovvero da un particolare testo che lo stesso Anno Hideaki scrisse proprio poco prima del debutto della serie animata in TV. Si tratta di un elemento preziosissimo e imprescindibile, poiché il brano si concentra, fin dal titolo, sul focalizzare il "tentativo espressivo" del regista e del suo staff. Direi che si tratta a tutti gli effetti di una dichiarazione di intenti, ma niente affatto vaga, né vagheggiante. Non si tratta di un'embrionale prima teorizzazione dell'idea generale dell'opera, anzi. Il testo che segue non era parte dell'antico "documento di progetto" (企画書, kikakusho), di cui si potrà semmai parlare nel thread gemello di questo. Il testo che segue venne ufficialmente pubblicato nel primo volume di raccolta del manga, ma la data in calce non lascia dubbio alcuno: possiamo infatti pensare che il testo risalga all'incirca a quando l'autore, gli autori, si avvicinavano alla conclusione del "primo nucleo" di episodi del prodotto finito, ovvero gli episodi 1-6. Ciò significa che Anno Hideaki lo scrisse quando la produzione reale della serie animata era infatti già ben avviata. Forse proprio questo lo scritto del regista si appunta, in maniera estremamente precisa e concreta, nitidamente focalizzata, sull'intenzione espressiva dell'opera reale, mostrando quasi un velato senso di lucida riconsiderazione delle proprie intenzioni. In questo senso, non è eccessivo ragguagliarvi una nettissima direttrice di interpretazione autentica dell'opera. Questa è una trascrizione dell'originale giapponese: Quote 我々は何を作ろうとしているのか? 連続アニメーション『新世紀エヴァンゲリオン』が、スタートする前に 時は、2015年。過半数の人間が15年前に死んでしまった世界。 コンビニの棚が埋まるぐらいまでの、奇跡的な復興を遂げ、生産、流通、消費、経済がもどっている世界。その光景を見慣れたものとし、閉じた終息を当たり前の事としている、人々の住む世界。次世代を担うべき子供の数が減少している世界。日本では、壊滅した旧東京を切り捨て、長野県に遷都。第2新東京市を建設、次代遷都計画をダミーとした、迎撃要塞都市・第3新東京市を建設している世界。そして、その街へはわけのわからない「使徒」と呼称される物体が、襲来する世界。これが「新世紀エヴァンゲリオン」のおおまかな世界観です。悲観的なビジョンで彩られている世界観です。あえて、楽観的な気分を排除した舞台から、物語をスタートさせました。そこにいるの14歳の少年は、他人との接触をこわがっています。その行為を無駄だとし、自分を理解してもらおうという努力を放棄し、閉じた世界で生きようとしています。父親に捨てられたと感じたことから、自分はいらない人間だと一方的に思い込み、かといって自殺もできない、臆病な少年です。そこにいる29歳の女性は、他人との接触を可能な限り軽くしています。表層的な付き合いの中に逃げることで、自分を守って来ています。二人とも、傷つくことが極端に怖いのです。二人とも、いわゆる、物語の主人公としては、積極さに欠け、不適当だと思われます。だが、あえて彼らを主人公にしました。「生きていくことは、変化していくことだ」と云われます。私はこの物語が終局を迎えた時、世界も彼らも、変わっていて欲しい、という願いを込めて、この作品を始めました。それが、私の正直な「気分」だったからです。「新世紀エヴァンゲリオン」には、4年間壊れたまま何もできなかった自分の全てが込められています。4年間逃げ出したまま、ただ死んでいないだけだった自分が、ただ一つ「逃げちゃだめだ」の思いから再び始めた作品です。自分の気分というものをフィルムに定着させてみたい、と感じ、考えた作品です。それが、無謀で傲慢で困難な行為だとは知っています。だが、目指したのです。結果はわかりません。まだ、自分の中でこの物語は終息していないからです。シンジ・ミサト・レイがどうなるのか、どこへいくのか、わかりません。スタッフの思いがどこへいくのか、まだわからないからです。無責任だとは、感じます。「それすらも模造である」というリスクを背負ってでも、今は方法論で作るしかないのです。私たちの「オリジナル」は、その場所にしかないのですから・・・・ 1995 7/17 雨とくもりのひに スタジオにて P.S. ところで、シンジという名は友人から、ミサトという名は、好きなマンガの主人公から、リツコという名は中学時代の友人から、それぞれ拝借しました。 関係ない様に見える名前も、実は幾つかのルールの中で決められています。お暇な方は調べてみるのも、一興かと。 Ed ecco qui di seguito una traduzione diretta, amatoriale e improvvisata all'uopo: Quote Noi che cosa stiamo cercando di creare? Prima che la serie animata "ShinSeiki Evangelion" sia avviata Il tempo è il 2015. Un mondo in cui 15 anni prima la maggioranza dell'umanità ha finito per morire. Un mondo in cui compiendo una miracolosa rinascita si sono ripristinate la produzione, la distribuzione, i consumi e l'economia fino al riempimento degli scaffali dei minimarket. Un mondo di persone che, avvezze a quello scenario, ne hanno preso la conclusione risolutiva come una cosa naturale. Un mondo in cui il numero dei bambini a doversi sobbarcare della successiva generazione si è ridotto.Quanto al Giappone, sacrificando come carne da cannone la devastata vecchia Tokyo, la capitale è stata trasferita nella prefettura di Nagano. Dalla costruzione della città di NeoTokyo-2, con un successivo piano di trasferimento della capitale come pretesto, si è nel mondo in cui si sta costruendo la città di NeoTokyo-3, una città fortificata d'intercettazione.E poi, è il mondo in cui degli oggetti incomprensibili chiamati "Apostoli" vanno all'assalto di quella città.Tale è, a grandi linee, il mondo di "ShinSeiki Evangelion". È un mondo che si tinge d'una visione pessimistica. La storia viene avviata su un palcoscenico da cui sono intenzionalmente omesse sensazioni ottimistiche. Lì c'è un ragazzo di 14 anni che ha paura del contatto col prossimo. Data l'inutilità di tale condotta, rinunciando allo sforzo che si chiama condursi alla comprensione del sé, cerca di vivere in un mondo chiuso. Essendosi sentito scacciato dal padre, essendosi unilateralmente convinto di essere lui stesso un essere umano indesiderato, e d'altra parte non riuscendo neanche a suicidarsi, è un ragazzo vigliacco. C'è una donna di 29 anni, che mantiene i contatti col prossimo quanto più leggeri possibile. Fuggendo dentro alla superficiale compagnia, arriva a proteggere sé stessa. Sono tutti e due estremamente spaventati dal venire feriti. Tutti e due, come cosiddetti protagonisti della storia, difettando di positività, si direbbero inadeguati. Però, loro sono stati intenzionalmente resi i protagonisti della storia. Si dichiara che "continuare a vivere è continuare a cambiare". Desiderando che quando questa storia troverà la sua fine, sia il mondo, sia loro saranno cambiati, carico di una tale speranza, io ho iniziato quest'opera. Perché questo era il mio onesto "sentimento". In "ShinSeiki Evangelion" ho cercato di caricare tutto il me stesso che nel corso di quattro anni non riusciva a far nulla seguitando a crollare. È un'opera in cui il me stesso che nel corso di quattro anni ha continuato a fuggire, che semplicemente non era morto, ha ricominciato dal singolo pensiero: "non devo fuggire". È un'opera pensata con l'impressione di far come aderire quelle che chiamerei le mie stesse sensazioni alla pellicola. Lo so che si tratta di una condotta sconsiderata, arrogante e problematica. Però, è quello a cui ho puntato. Il risultato non lo conosco. Perché questa storia non si è ancora conclusa dentro di me. Ancora non conosco cosa sarà di Shinji, Misato, Rei, e dove andranno a finire. Perché ancora non conosco dove andrà a finire lo staff. Ho l'impressione che sia irresponsabilità. Ma benché sobbarcati del rischio di "in fin dei conti si tratta di imitazione", al momento non abbiamo altra metodologia di creazione. Perché il nostro "originale" non può trovarsi che in quel luogo... 17/7 1995 - in un giorno nuvoloso e di pioggia, nello studio P.S. A proposito, il nome di Shinji viene da un mio amico, il nome di Misato dalla protagonista di un manga che mi piace, il nome di Ritsuko da un'amica dei tempi della scuola media, li ho presi in prestito uno dopo l'altro. Anche i nomi che sembrano non avere relazione, in verità sono stai decisi con una qualche regola. Se chi ha tempo libero provasse a indagarne il metodo, penso sarebbe divertente. Leggendo questo testo, mi sembra innanzitutto palese che lo scenario post-post-moderno che Anno ha descritto intenda rappresentare, metaforizzare il senso di vacuo della postmodernità giapponese, seguito alla ricostruzione postbellica, seguito alla tragedia nucleare. I punti notevoli della questione tornano proprio tutti: una tragedia apocalittica, la ricostruzione "miracolosa", una società di consumismo diffuso (gli scaffali pieni dei konbini/minimarket) dove la crescita individuale delle persone è effettualmente bloccata in un stadio pseudo-infantile. Per la cronaca, mi capitò di proporre questa stessa riflessione (con fonte documentaria) al filosofo Morioka Masahiro, altresì docente unversitario di filosofia a Tokyo. Per pura coincidenza, si tratta anche dello stesso filosofo che si occupava dell'approfondimento televisivo proposto dopo ciascun episodio di Evangelion ai tempi della seconda messa in onda su TV-Tokyo, la prima notturna. Ma quando diventammo corrispondenti e poi lo conobbi personalmente incontrandolo dal vivo, ancora non sapevo del suo personale coinvolgimento con Evangelion. In ogni caso, in seguito gli accennai anche della mia lettura sulla "dichiarazione di intenti" di Anno Hideaki, e in particolare dello scenario della serie inteso come allegoria del Giappone post-bellico – il suo commento fu: "Non ci avevo mai pensato, ma certo, è evidente che è così". In ogni caso, una simile prospettiva psicosociologica porta subito alla mente Little Boy di Murakami Takashi, e le annesse speculazioni di Azuma Hiroki: il Giappone forzosamente consumista ricostruito con pezzi di americanità rabberciati con snobismo di foggia Meiji. Una sorta di golem, potremmo dire, o un mostro di Frankestein demente, una specie di fantoccio o un bamboccio. Ed è in effetti proprio quello che Anno Hideaki ha rappresentato nella creazione del "mondo di Evangelion". Un mondo di serenità fasulla costruito su bugie, silenzi e soprattutto su indotto semplicismo, faciloneria, sedazione sociale. Parimenti, se torniamo a dar conto a quanto messo in scena fin dal DAICON-III e DAICON-IV Opening Anime, potremmo altrettanto dire che la medesima prospettiva si esprime "metanarrativamente" nel modulo autoriale del regista, e forse della sua intera (prima) generazione di otakuzoku – la cui "elite" era passata dal lato dei fruitori a quello dei creatori del settore. Ovvero, la tecnica narrativa di Anno Hideaki e dei suoi "compari" altro non è che un metodo ricombinativo di frammenti, citazioni, pezzi di finzione precedentemente consumata dal lato del pubblico, come per l'opera di un mosaicista che usasse solo tasselli recuperati da materiale "di spoglio", e come in fondo lo stesso Anno ammette con candida e persino spiazzante onestà, dicendo fin nella sua dichiarazione di intenti che "benché sobbarcati del rischio di "in fin dei conti si tratta di imitazione", al momento non abbiamo altra metodologia di creazione. Perché il nostro "originale" non può trovarsi che in quel luogo..." Si tratta in effetti della limitata originalità creativa di una generazione di autori la cui narrazione fittizia non può che attingere da un'esperienza di vita a sua volta principalmente caratterizzata dal consumo di pregressa finzione, e diviene quindi ridondante nella ricombinazione di parti di quella. Per contro, quell'angoscia esistenziale che per il "nocciolo" dell'otakuzoku pare affondare le sue radici in quella nausea da indigestione e senso di prigionia della finzione già espressa fin nel DAICON-IV O.A. – dapprima l'istanza dell'avangarde della postmodernità giapponese che era l'otakuzoku di prima generazione – con ShinSeiki Evangelion viene apertamente e disperatamente denunciata sul piano della società intera, nazionale. Dunque, come "risposta allo spirito del suo tempo", la creazione dell'originale di Evangelion può considerarsi davvero affine a quella del film Mononoke Hime: la trasfigurazione dell'epoca contemporanea in un'altra epoca fantasizzata, nel passato per Miyazaki (l'epoca Muromachi del suo jidai-drama ideale), e in un prossimo futuro (SciFi) per Anno. Un altro punto fondamentale della "dichiarazione di intenti" di Anno Hideaki è che – accanto all'affresco del "mondo" (l'ambientazione) della storia – solo due personaggi sono introdotti, tratteggiati e indicati i due protagonisti: Shinji e Misato. Naturalmente tutti pensano che il protagonista di Evangelion sia Shinji, e questo è certamente vero, ma leggendo la "dichiarazione di intenti" di Anno Hideaki è chiaro e dichiarato che i protagonisti sono quantomeno due: Shinji e Misato, su cui Anno ha proiettato due potenziali e opposte risposte allo stesso problema di sociopatia: quella introiettiva (Shinji) e quella estroiettiva (Misato). Forse è perché noialtri siamo italiani, e siamo portati a pensare che Misato sia solo una bomba di scanzonata simpatia e prorompente sensualità, che non ci rendiamo conto di quanto la sua frivolezza, la sua leggerezza, la sua estroversione sia falsa, falsa, falsa (e invito i lettori a cogliere la tragica citazione). Costruita. Artefatta. Misato viene da subito (proprio negli episodi 1 e 2) presentata chiaramente come una persona il cui modulo relazionale è enfaticamente, affettatamente euforico, e questo viene detto a chiare lettere e a più riprese nella serie. Lo dice lei stessa sempre nell'episodio 2, lo ribadisce con maggiore serietà nel 12, e poi con drammaticità parlando con Kaji nel 15. Misato è un personaggio che conosce come unico modo di comunicazione reale la comunicazione fisica. È come se, in un certo senso, non avesse mai smesso di essere afasica. Infatti pare che dapprima l'autore la intendeva essere un personaggio ipersessualizzato, cosa che si è sfumata per poi fare capolino nel tentativo di offrirsi sessualmente a Shinji (episodio 23) e poi baciarlo "da adulta" come estremo congedo, in un mondo in ultimo tanto impacciato e goffo da essere davvero triste, e tristemente dolce (episodio 25' - Air). Dunque Shinji e Misato, i due protagonisti intesi e dichiarati della storia, sono parimenti due persone che si sforzano di vivere o sopravvivere, ma falliscono nell'avere una propria vita. E sono notoriamente entrambi la proiezione di due aspetti della personalità di Anno: quella che cerca di rispondere all'ansa sociale rintanandosi (Shinji) e quella che cerca di rispondere all'ansia sociale recitando esuberanza fasulla (Misato). Anche perché nella stessa dichiarazione d'intenti è evidente il modo in cui il regista ha proiettato i suoi propri turbamenti nel comune senso di incapacità relazionale di quei due precisi personaggi, pur manifestato e precisamente delineato lungo le loro reciprocamente opposte "strategie di sopravvivenza" (tra loro ci sarà in effetti un pinguino). Ma su questo si elaborerà magari in seguito, entrando nello specifico soprattutto dell'evoluzione che la gestione di questa storia, e dei suoi significati, ha incontrato nella mente del suo creatore durante la sua creazione. Per contro, nella "dichiarazione di intenti" del regista nessun altro personaggio viene neppure lontanamente vagheggiato. Non si parla di Gendo, non si parla di Ritsuko, non si parla neppure di Rei, per dire anche solo di quelli che hanno maggior ruolo nei primi sei episodi della serie, che andava ormai a debuttare. Inoltre, non c'è praticamente nulla sui robot, sulla tecnologia, sull'impianto della trama fantascientifica, sull'intreccio. Ci sono solo due personaggi del tutto inetti dal punto di vista relazionale che si muovo nello scenario di una società martoriata, malamente curata, e ancora malata. Proprio in un brano autoriale eloquentemente intitolato "Noi che cosa stiamo cercando di creare?", manca del tutto l'espressione di una qualche volontà di intrattenimento della narrazione stessa. Non c'è neppure un singolo cenno che lasci intendere la volontà del regista di proporre al pubblico una storia avvincente, divertente, emozionante. Piuttosto appare evidente che ogni punto narrativo di questa storia è invece funzionale a una comunicazione reale da parte del suo autore. In summa, si potrebbe dire che Evangelion nasce come una storia di inabilità alla comunicazione interpersonale, scaturita dalla vacuità del consumismo postmoderno del Giappone postbellico e trasfigurata in primis nei due protagonisti, Misato e Shinji, il cui senso di inadeguatezza psico-sociale incarna il sentimento di stasi depressiva del regista – pur rivoltosi verso un tentativo di risoluzione. Le dichiarazioni di Anno Hideaki in cui lui stesso ribadisce di avere messo "tutto sé stesso" in quest'opera animata si sprecano, e le loro reiterate citazioni ancor più, non sarà quindi il caso di riportarle anche qui per un'ennesima, superflua volta. Ritengo piuttosto che quanto sin qui analizzato costituisca davvero il più schietto e solido punto di partenza per ragionare sensatamente e interpretare correttamente tutto quello che è stato ed è tutt'ora ShinSeiki Evanangelion. * * * continua * * * Modificato 17 Marzo, 2020 da Shito 4 Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
AkiraSakura Inviato 17 Marzo, 2020 Share Inviato 17 Marzo, 2020 Direi che da Akira a Eva il passo è molto corto. Tralasciamo le esplicite citazioni e rimandi (Neo Tokyo, per dirne una). Ma siamo sempre lì: i bambini-vecchio che vivono la fine della Storia. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shito Inviato 17 Marzo, 2020 Autore Share Inviato 17 Marzo, 2020 (modificato) 2 hours ago, AkiraSakura said: Direi che da Akira a Eva il passo è molto corto. Tralasciamo le esplicite citazioni e rimandi (Neo Tokyo, per dirne una). Ma siamo sempre lì: i bambini-vecchio che vivono la fine della Storia. Ti prego in primis di non farti trarre in inganno da una convergenza di adattamento: ネオ東京 non è 第N新東京. Non combacia il nome, ma soprattutto non combacia la sostanza, se NEO-TOKYO (AKIRA) è una tipica città da hard-SF postmoderna, NeoTokyo-2 è una "normale" nuova capitale, mentre NeoTokyo-3 (Evangelion) è un campo di battaglia anti-Apostolo dissimulato. Lo scenario sociale di Evangelion è del tutto affine alla società contemporanea del 1995, l'elemento fantascientifico è in effetti minimo: i konbini, i treni urbani, e scuole, i cinema... tutto è identico. Il "futuro" di Evangelion è un futuro per modo di dire, tant'è che nel 2015immaginario non c'erano neppure dei simil-smartphones, anzi è palesemente un mondo modellato su un presente pre-avanzamento delle telecomunicazioni digitali. Al contrario, AKIRA mette molto più classicamente in scena un futuro deragliato, volendo distopico, volendo un po' a là Blade Runner (ovvero, a là Metropolis?), un cui i bosozoku (gang motociclistiche giovanili) e la violenza per le strade sono il tipico segno del deragliamento sociale. In Evangelion non c'è nulla di tutto ciò. Se parliamo di scenari fantascientifici, AKIRA mi sembra molto convenzionale su un certo filone urban-cyperpunk, con l'aggiunta di una vague messianico-generazionale che forse è presente *anche* in Evangelion, ma di certo non solo in quello e neppure a partire da lì (tra shinjinrui, new-type e Aum Shinrikyou, se ne parlava da ben prima). Sul discorso dei "bambini vecchi" come frutto della post-modernizzazione posso invece concordare, ma anche qui si tratta di un qualcosa che è patrimonio della SciFi almeno da Brave New World, ancora, che già negli anni '30 immaginava una società stabile, bio-ingegnerizzata, dove l'infatilismo era anziin reguisito sociale (ma l'invecchiamento fisico era per contro ritardato) - e si moriva tutti come "bambini di sessant'anni circa". In Evangelion la "non crescita interiore" è molto meno "fantascientifica", è "solo" un blocco sociologico dello sviluppo emotivo. Per capirci: Misato non gioca con le bambole e i peluche, ma pure non riesce ad "andare avanti" lungo le età e le fasi della vita – un po' come Taeko in PoroPoro, volendo. Anche in questo, siamo dinanzi a un'analisi sociologica di quanto era già in atto nei Novanta, direi - più che fantascienza mi pare un onesto circumspice. Il mio personale consiglio è sempre quello a non sovraimporre alla lettura delle forme a degli schemi interpretativi a priori. :-) Modificato 17 Marzo, 2020 da Shito 2 Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
AkiraSakura Inviato 17 Marzo, 2020 Share Inviato 17 Marzo, 2020 Molto bene. Ho incorporato quell'osservazione nella recensione commentandola, facendo tesoro anche di questo tuo ultimo post. E' davvero fondamentale direi. Grazie mille 1 Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Den-chan Inviato 17 Marzo, 2020 Share Inviato 17 Marzo, 2020 Davvero prezioso quel documento di Anno. Ricorda un po' quello che oltre un decennio dopo presentava la Rebuild, ma mi sembra molto più schietto e "sentito". Shito ormai sa che quando parla di Eva sono sempre in prima fila^^, ma vorrei complimentarmi anche con te per la tua recensione, AkiraSakura:-) A proposito, nella recensione suddetta accennavi a un tentativo di suicidio di Anno ai tempi di Eva original. Ricordo di aver letto qualcosa del genere molto tempo fa (era Anno stesso a parlarne in un'intervista). Mi sembra di ricordare che dopo la conclusione della serie tv Anno, svuotato di ogni energia (credo fosse rimasto per lungo tempo a dormire in studio, senza tornare a casa) fosse salito sul tetto degli uffici della Gainax e avesse seriamente pensato di lanciarsi giù, salvo poi cambiare idea. Per caso ti ricordi la fonte di questa intervista? Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
AkiraSakura Inviato 17 Marzo, 2020 Share Inviato 17 Marzo, 2020 Quote Per caso ti ricordi la fonte di questa intervista? Stando alla bibliografia del libro del mio amico Jacopo Mistè, se ne parla nell'ncontro tra Anno e Nobi Nobita pubblicato sulla rivista "June" del '96. 1 Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shito Inviato 17 Marzo, 2020 Autore Share Inviato 17 Marzo, 2020 (modificato) Non so chi sia il signor Jacopo Mistè, ma le fonti documentarie o sono personalmente verificate fino alla radice, o sono vane e non citabili – nel mio mondo. :-) L'intervista in questione è una "conversazione" tra la mangaka (autrice di doujinshi) Enomoto Nariko (nome d'arte: Nobito Nobi), pubblicata sullafamosa rivista giapponese JUNE e datata 22 agosto 1996, ovvero pochi mesi dopo la fine della messa in onda originale della serie. Le scansioni delle pagine rilevanti: A pag 33, Anno parla del suo periodo depressivo seguito alla conclusione della serie originale di Evangelion (considerando la data dell'intervista, dovevano essere avvenimenti molti freschi!), e la parte relativa al racconto del tentativo di suicidio è questa: Magari argomenterò anche su questo andando avanti nel thread! :-) Modificato 17 Marzo, 2020 da Shito Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Den-chan Inviato 17 Marzo, 2020 Share Inviato 17 Marzo, 2020 Grazie a entrambi:-) Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shito Inviato 18 Marzo, 2020 Autore Share Inviato 18 Marzo, 2020 (modificato) Non c'è nulla di più complicato che elaborare i sentimenti e le sensazioni in forma verbale espositiva. :-( Forse è per questo che certi autori si esprimono in altri modi che la letteratura saggistica. A tale proposito, forse vi interesserà sapere che nel 2014 i famosi libri del 1997 Evangelion•SCHIZO e Evangelion•PARANO sono stati rilasciati in forma digitale (Kindle): https://www.amazon.co.jp/庵野秀明-スキゾ・エヴァンゲリオン-ebook/dp/B00NPWMDC8 https://www.amazon.co.jp/庵野秀明-パラノ・エヴァンゲリオン-ebook/dp/B00NPWMDD2 Modificato 18 Marzo, 2020 da Shito 1 Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shito Inviato 13 Maggio, 2020 Autore Share Inviato 13 Maggio, 2020 X.0) abbeverandosi alla fonte delle fonti < crosspost sul thread gemello MOONLIGHT SHADOW > Prendiamola alla lontana. Uno dei più grandi conflitti che intrattengo con la cultura accademica, anzi con la mentalità accademica (contemporanea e maggioritaria, si intende) riguarda il loro rapporto con "le fonti", ovvero con la "citazione delle fonti", e l'utilizzo delle fonti delle informazioni trattate. In effetti dico questo soprattutto, principalmente, anzi forse esclusivamenteneò merito degli "studi accademici umanistici". In ambito realmente scientifico, penso per contro che l'onesto metodo scientifico abbia un suo giusto campo di applicazione, magari non esente da pecche o rischi, ma pur sempre di tutt'altra levatura e dignità (e necessità). In ambito umanistico, invece, ritengo che la "scientificizzazione" degli studi abbia sortito effetti nefasti, e questi secondo me si estrinsecano proprio (ma non solo) in tutto il rapporto con "le fonti". Dal mio punto di vista si tratta fondamentalmente dell'annoso rapporto tra cultura, intelletto e conoscenza. Del distinguo tra le tre, volendo. Credo che la "cultura" dovrebbe essere l'insieme delle nozioni incamerate nella nostra memoria tramite l'apprendimento. Ma questo bagaglio culturale altro non è che una mera piscina di dati inerti, e non dovrebbe servire ad altro che da serbatoio di informazioni su cui dovrebbe operare quello che si chiama "intelletto", anche beneficiando di un'altra piscina di dati, non strettamente culturali ma più propriamente esperienziali. Dall'esercizio intellettuale operato sulla base di cultura ed esperienza dovrebbe derivare le "conoscenza", e col sendimentarsi di quella nel corso dell'età dell'individuo si potrebbe persino giungere alla "saggezza". Questo credo, e per intenderci credo anche che uno dei tipici difetti della "mentalità otaku" sia proprio quello di fermarsi all'imagazzinamento di dati, come rimarcava acutamente il sempre acuto e stimolante Azuma Hiroki, e come lo stesso Anno Hideaki ebbe a rimarcare in una delle sue più celebri interviste del 1996. Si tratta in toto di un atteggiamento culturale sterile, e quindi ottuso in un modo alquanto infantile, com'è purtroppo spesso l'ambito della "cultura otaku". Al contrario dell'idea strettamente "accademico-scientifica", nell'ambito delle "arti liberali", o del "libero pensiero", ovvero dell'intelletto umano e umanistico, attenendoci alla classica regola dell'applicazione di "contaminatio" e "variatio", direi che il fattore di contaminazione è proprio la conoscenza del "pensato pregresso", che si apprende tramite lo studio dell'altrui prodotto culturale, ma il fattore di variazione è per contro quell'attitudine del tutto umana che vive di sensazione, di suggestione, di intuizione intellettuale, e di altri umani fattori non modellizzabili. Perché, a ben vedere, la "cultura" intesa come conoscenza nozionistica ed esercizio citazionistico di quella conoscenza nozionistica è invece una cosa quanto più modellizzabile. Di certo non è in sé una conoscenza veramente umana, non è saggezza. In effetti si tratta potenzialmente di un ambito da intelligenza artificiale. In fondo si tratta di processi rappresentabili tramite algoritmi. Digitalizzate che saranno tutte le "fonti", è facile pensare a una A.I. che le consulti, le interpreti, e produca "papers scientifici" in base a chiavi di ricerca per argomento, tema, taglio, numero di parole. Con citazioni e bibliografia al posto giusto. Con la crescita dei "big data" e della potenza di calcolo, credo che questo sarà presto un lavoro da "Google Essays". Niente di più facile, niente di meno umano. Da cui il mio conflitto verso un certo tipo di cultura scientifico-accademica dell'uso delle fonti in ambito umanistico: mi pare un esercizio arido (ovvero sterile, di nuovo) dove si usa un pensiero pregresso, sedimentato e considerato "autorevole", per validare il proprio stesso pensiero umanistico ma detto "scientifico", che invero diviene così sclerotico, ovvero di nuovo ottuso. In questo modo di utilizzo, con questa mentalità, la stessa "citazione delle fonti", siano esse riportate in linea come a piè pagina come in bibliografia, invece che essere la prova di una documentazione approfondita svolta per amore di verità, diventa soltanto uno sfoggio di pedrigree, di titoli di approvazione, tant'è che spesso le fonti vengono citate senza essere state realmente verificate, così creandosi un meta-mondo di "verità accademica certificate" in cui le falsità risultano attestate come "verità accertate e imprescindibili" dopo essere state lavate e risciaquate da due o tre giri di citazione, un po' come il riciclo di denaro sporco. Come dire: tutto disumano tranne l'ego. Che brutto. Dal punto di vista puramente (dis)funzionale, si potrebbe altesì dire che si tratta di una "gestione" della cultura umanistica pressoché affine a quella di una cultura giuridica basata su un sedimentato di diritto comune (sentenze) eletto a testo di diritto pressoché civile (codici). Un cosa simile al diritto romano imperale post-Giustiniano, per chi si interessasse si storia del diritto. E questa è la quintessenza della sclerotizzazione del pensiero, se escludiamo il diritto teocratico, perché fonda il pensiero attivo sul "pensato accreditato". Ed è anche, in ambito più strettamente psicologico, il trionfo della mentalità aggressivo-passiva, perché ogni pensiero "nuovo" tende surretiziamente a giustificarsi, ovvero a spogliarsi di ogni responsabilità innovatrice, nel pensiero pregresso citato a suo fondamento. Il che può ancora pensarsi sensato un una disciplina che tende a un necessario determinismo strutturalista come è in effetti il diritto, la cui certezza ideale è propria di una vera "scienza pura" formale e positiva come solo la matematica sa essere altrettanto, ma nell'ambito del "libero pensiero" umanistico un simile atteggiamento è del tutto nefasto, e direi realmente grottesco. A questo punto potrei ora apportare numerosi esempi concreti e puntuali, ma li eviterò, se non uno che mi riguarda direttamente e mi riporta dritto dritto nel cuore dell'in topic: ho visto la mia misera Evangelion Encyclopedia citata tra le fonti di papers accademici, riportata a fondo pagina e in bibliografia. Eppure, la mia misera Evangelion Encyclopedia era il prodotto dell'esaltazione di un ventenne italiano: il sottoscritto di vent'anni fa. Il sottoscritto essendo quello che era, nel concretizzare la sua esaltazione usava delle fonti quanto più vicine all'originale (la mia provenienza culturale era comunque giuridica), tuttavia queste non erano mai citate nell'opera derivata. Quindi, che senso ha mettere quanto scritto in quei fascicoletti come "fonte" di altri scritti ora persino "accademici"? Non ha senso, non ne ha alcuno. Per contro, anche i più volenterosi appassionati nostrani, a cui va (quasi) sempre la mia sincera simpatia (anche nel senso originale del termine), tendono in genere a rifarsi a fonti mediate, spesso in malo modo, da intermediari linguistici e non solo. Una catena di falsificazioni reali e potenziali che ho visto costantemente offrire i suoi spesso viziati frutti. Il risultato della documentazione svolta per tramiti di fortuna è inoltre una raccolta di dati sempre molto frammentaria. E su tali fonti sempre e comunque imprecise e frammentarie, deficitarie per integrità qualitativa e quantitativa, anche i più sinceri appassionati nostrani tendono a fondare le loro proprie visioni, il che è legittimissimo (si capisce!), ma pure tende a confondere ulteriormente le acque tra ciò che è visione dell'autore sulla sua opera e ciò che è visione dell'appassionato sull'opera dell'autore. Un pastrocchio. Quindi? Il mio attuale pensiero, di me come sono oggi, con il mio cuore e la mia barba, e la mia putrefazione, è che si dovrebbe cercare – come esseri umani – di arrivare innanzitutto alle fonti come più originali possibili e più numerose possibili. Consultarle estensivamente, non per estrapolrne citazioni puntuali atte a verificare una "ipotesi" a priori, ma semplicemente per riempirsene, anche empaticamente. Calandosi così nella visione dell'autore, per respirarne l'afflato del tempo, e coglierne la "grande figura" che compongono molto più che per avere puntini da unire, spesso nell'aproristica volontà di dimostrare qualcosa di assunto come "propria ipotesi". Questa per me è la vera esegesi, la vera ermeneutica. Nell'umanesimo. Fatto questo, e anche solo per farlo ci possono volere anni, lustri, specie per opere complesse e nate in luoghi e culture lontane, poi si può e si dovrebbe ricominciare da capo con tutte le stesse fonti. Riconsultandole tutte dopo averle già consultate una prima volta e digerite tutte, ciascuna di loro assumerà un nuovo significato nella loro seconda assimilazione. Perché, come diceva Schopenhauer nell'introduzione alla seconda edizione del suo capolavoro, ogni parte di un pensiero umano coerente ne prevede il tutto, e quel tutto prevede ogni sua parte. Quindi bisogna rifare tutto daccapo, ritornando su ogni singolo estratto con la conoscenza pregressa del loro totale. Questa è la mia idea attuale. Ovviamente non è sempre perfettamente possibile, ma almeno si ha un metro e una direzione. Una tendenza, un asintoto a cui volersi avvicinare. Dunque, in questo post, inizio col catalogare le principali fonti cartacee che sono riuscito a rintracciare in merito a ShinSeiki Evangelion. Ma a che serve, davvero, un simile listino? Al mero compiacimento otaku di immagazzinare e ordinare i dati, come Azuma Hiroki insegna? Ebbene no. Non solo, per lo meno. Perché innanzitutto bisogna rimarcare che la mole, la provenienza, l'estrazione e gli autori delle fonti costituiscono un primo importantissimo livello di valutazione d'insieme. Bisogna valutare infatti tutte queste cose per rendersi conto di cosa si sta trattando. Ed è per questo che ho raccolto, ricercato, verificato e poi anche tradotto questi listini. Tutte le traduzioni dirette dal giapponese sono, come ormai di consueto, originali e amatoriali, a cura del gruppo di amici e colleghi che si chiama GAMILAX. :-) Fosse rimasto tutto solo per me, mi sarei contentato di aver studiato le varie testate di provenienza, i vari intervistatori e saggisti, e i rapporti tra di loro. Questo personalmente mi bastava (non "mi sarebbe bastato", ma davvero "mi bastava", perché l'avevo già fatto). Però non avrei potuto presentavi onestamente il frutto di tutte le riflessioni a seguire. Non si tratta di dire "ho ragione io, perché nell'intervista tal dei tali Anno Hideaki dice che..." – una cosa del genere sarebbe al livello di un ragazzino sbruffonciello al collegio che zittisce una suora sciorinando a memoria i versetti della Bibbia. Una cosa infantile e ottusa, insomma. Al contrario, per ragionare insieme, si tratta di fornire quanti più puntini possibile a tutti, e poi guardarne la figura che va comporsi, non già di presentare una figura e appuntarla al muro conficcando puntine da disegno in dei puntini convenientemente selezionati. Ma non non so se sono riuscito a spiegarmi. In ogni caso, incominciamo con i principali articoli comparsi su riviste d'animazione in merito a ShinSeiki Evangelion: Rivista Uscita Contenuto 『Newtype』 1995/gen Dialogo tra Anno Hideaki e Sadamoto Yoshiyuki in cui si parla di EVANGELION 『Newtype』 1995/apr 「Skill Up」: commento di Anno Hideaki e documento di progetto pre-messa in onda 『animateNEWS69』 1995/nov/01 Intervista allo staff di produzione GAiNAX fino all'episodio 4 『Newtype』 1995/nov (allegato) Speciale subito dopo l'inizio della messa in onda: materiali di riferimento e simposio, molti rapporti di doppiaggio 『Animage』 1995/dic Debutto totale del filmato d'apertura 『MEGU』 1996/mar Copertina su Ayanami Rei, speciale sui personaggi femminili di EVA 『Animage』 1996/apr Guida estensiva prima dell'episodio finale 『Animage』 1996/giu Impressioni sull'ultimo episodio di Miztama Keinojo, Oomori Nozomi, Itou Shinpei 『Newtype』 1996/giu Intervista al regista Anno Hideaki sui due episodi finali. Si sollevano dibattiti 『Hobby Japan extra』 1996/giu (speciale) 「EVANGELION Special」 『MEGU』 1996/lug Contributo di Oguro Yuuichirou 『Animage』 1996/lug Dialogo tra Anno Hideaki e Miyamura Yuuko 『Newtype』 1996/lug (allegato) Allegato con delucidazioni su tutti i 26 episodi 『Animage』 1996/set Re-ispezione dei contenuti col titolo 「Per una rilettura」 『Newtype』 1996/nov Dialogo tra Anno Hideaki e Ueno Toshiya 『Animage』 1997/gen Dialogo tra Anno Hideaki e Okamoto Kihachi 『Animage』 1997/apr Speciale subito prima del debutto cinematografico. Revisione ottimale della versione TV 『Dragon MAGAZINE』 1997/apr Prima metà della sceneggiatura del capitolo DEATH 『Dragon MAGAZINE』 1997/mag Seconda metà della sceneggiatura del capitolo DEATH 『Animage』 1997/giu Enigmi chiariti e enigmi non chiariti nella versione cinematografica 『Animage』 1997/set Indagine estensiva - 21 pagine 『Newtype』 1997/set 「Air / Magokoro wo Kimi ni」– intervista al regista Anno Hideaki 『Dragon MAGAZINE』 1997/ott Prima parte della sceneggiatura di「Air」 『Dragon MAGAZINE』 1997/nov Seconda parte della sceneggiatura di「Air」 『Dragon MAGAZINE』 1997/dic Prima parte della sceneggiatura di「Magokoro wo Kimi ni」 『Newtype』 1997/dic 「Ancora un altro EVA」: intervista a Sadamoto Yoshiyuki sugli sviluppi del manga 『Dragon MAGAZINE』 1998/gen Seconda parte della sceneggiatura di「Magokoro wo Kimi ni」 『Newtype』 1998/mag Dialogo tra Anno Hideaki e Noda Hideki La provenienza principale di questo listino è questa pagina web. Stando a quanto dichiaratovi, l'elenco originale è stato redatto anche consultando due libri giapponesi. Il primo è questo: エヴァンゲリオン快楽原則 (EVANGELION KairakuGensoku). Il titolo, puramente freudiano, è tutto un programma e significa precisamente "Principio di piacere (di) EVANGELION". Si tratta di un'antologia di testi critici e autoriali sull'opera animata in questione, redatta dall'ingegnere e storico dell'architettura Igarashi Tarou. Il libro raccoglie molti contributi precedentemente pubblicati su fonti varie, che nei listini qui riprodotti vengono riportati in rosso. Il secondo libro, non monografico a tema EVANGELION, ma del tutto generalista sugli anime, è invece アニメの見方が変わる本 (Anime wo Mikata Kawaru Hon). Il titolo significa "Il libro che cambia il modo di guardare gli anime", e come si capisce si tratta di una vera e propria guida di settore che ne enuclea i titoli e i contenuti ritenuti più significativi. Nello spazio dedicato a EVANGELION sono presenti numerose citazioni di brani interpretativi. In ogni caso, la pagina web giapponese da cui sono partito dunque trae a sua volta da questi due libri molte delle sue informazioni, che ritengo abbia integrato ed elaborato. A mia volta, partendo da lì io ho integrato, corretto e verificato, cercando le copertine e gli indici delle riviste citate, le scansioni o le trascrizioni di quanti più articoli del caso, eccetera. Naturalmente ci sarebbero anche interessanti interviste pregresse, diciamo soprattutto interviste che coinvolgono Anno Hideaki nel periodo 1991-1995, ovvero tra la fine di Nadia e l'inizio di Eva. In particolare a settembre del 1991 Animage pubblica una famosa intervista doppia dell'autore in questione e al suo collega Shimamoto Kazuhiko, che pur nella sua brevità risulta cruciale nella messa a fuoco della mente creativa che avrebbe di lì a breve iniziato al elaborare EVANGELION. Tornando specificatamente alla lista di articoli specifici su EVA, mi sono giustamente documentato sulle personalità coinvolte. Restando per ora nell'ambito delle riviste specializzate di anime, oltre ai molti contributi del regista Anno Hideaki, balzano innanzitutto agli occhi i nomi di Oguro Yuuichirou e Miztama Keinojo. Il primo è un articolista attivo da molti anni nel settore, noto anche per gli articoli che a talvolta tradotto Garion per noi. In realtà, lui stesso, insieme al suo Studio Yuu, era il responsabile editoriale dei testi contenuti nei fogli allegati ai LD originali giapponesi di Evangelion, ovvero il famoso EVA友の会 (EVA Tomo no Kai, ovvero Il Circolo degli Amici di EVA) e poi dei famosi tre "libelli", o mook, o program book, che vennero commercializzati in Giappone insieme ale originali uscite cinematografiche di DEATH&REBIRTH e THE END OF EVANGELION. È anche lo stesso articolista tradotto dal nostro Garion per le sue "Memorie di Animage", nonché il mantenitore della prolifica rubrica web chiamata WEB ANIME STYLE, molti articoli delle quale sono stati nel tempo dedicati proprio a EVANGELION. La seconda è stata (poiché purtroppo scomparsa di recente, e prematuramente) una illustratrice freelance molto attiva nel settore, che non solo illustrava regolarmente gli stessi EVA Tomo no Kai, ma era un'affezionata del Wonder Festival, e della 日本SF大会 (Nihon SF TaiKai), ovvero la grande convention di fantascienza che quando fa tappa a Osaka prende il nome di DAICON. Molto attiva anche nel settore dei videogiochi, Miztama Keinojo ha disegnato per tante riviste ed editori e produttori, ma ben si coglie come fosse vicina ad ambienti "otaku" come quelli dell'originale GAINAX, tant'è che poi divenne articolista e commentatrice redazionale proprio in quegli stessi circoli. Altri nomi importanti sono quelli del giovane regista Ueno Toshiya, anche lui poi prematuramente scomparso, e del più anziano Okamoto Kihachi, notoriamente molto amato da Anno Hideaki. Un altro nome importante è quello di Oomori Nozomi, un critico letterario e saggista assai preminente del settore della SF giapponese. Come riviste, la parte del leone la fanno ovviamente Newtype (della Kadokawa Shoten) e l'ormai istituzionale Animage di Tokuma Shoten. La Kadokawa Shoten era uno dei due sponsor originali di EVANGELION (l'altro era la SEGA) e ne pubblicava anche il manga, non stupisce quindi che i primi due articoli sulla serie animata, precedenti al suo debutto in TV, compaiano proprio sulle pagine di Newtype, risultando molto preziosi come fonti di dati originali. Molto importante però è anche la presenza di MEGU, che era la rivista nata dalle ceneri della celebre OUT, la famosa testata settantina di sottocultura pop che pubblicò lo storico speciale su Uchuu Senkan Yamato che si considera il vero punto d'innesco dell'anime boom (un evento molto caro allo stesso Anno Hideaki, che definisce quel servizio giornalistico come "leggendario", nonché a uno studioso di anime che fu tra i principali interpreti di quel momento ovvero Hikawa Ryuusuke, la cui competenza nel settore è forse paragonabile solo a quella di Okada Toshio). Veniamo quindi ai più significati servizi giornalistici su riviste non specializzate sull'animazione: Rivista Uscita Contenuto 『Uwasa no Shinsou』 1996/gen 「Le ripercussioni di『EVANGELION』– il ribollire delle lamentele sul finale 」 『TechWin VideoCD Magazine』 1996 (vol6) Montaggio in VideoCD con riassunto del primo episodio 『Internet Mania』 1996 (vol3) Presentazione di homepage riferite a EVA 『Gendaishisou』 1996/giu Breve trattazione nell'editoriale 『Shousetsu June』 1996/giu (n°79) Specialino「ShinSeiki EVANGELION」 『Shuukan Bunshun』 1996/giu/13 「『ShinSeiki EVANGELION』più fantastico di Uchida Yuki」 『Shuukan Yomiuri』 1996/giu/23 「La popolarità di EVANGELION prende a calci anche Komuro Tetsuya?」 『lui japon Scholar』 1996/lug/11 Articolo sul soundtrack di EVA svettato al primo posto dell'Oricon 『SF Magazine』 1996/aug 「Il mondo di ShinSeiki EVANGELION」– dialogo tra Anno Hideaki e Oomori Nozomi 『ACROSS』 1996/aug Dialogo tra Takekuma Kentarou e Okada Toshio 『Shousetsu June』 1996/aug (n°80) Intervista al regista Anno Hideaki, poi raccolta nel libro "Zankoku na Tenshi no You ni" 『STUDIO VOICE』 1996/aug 「『ShinSeiki EVANGELION』e il suo impatto」 『Dela Beppin』 1996/aug Approfondimento sulla regia con Okada Toshio 『EUREKA』 1996/aug Articolo:「Japanimation」 『QuickJapan』 Vol.9 (1996/aug) Intervista lunga ad Anno Hideaki. Stessi contenuti di『SCHIZO・EVANGELION』 『Big Tomorrow』 1996/set Analisi di Kayama Rika 『Bessatsu June』 1996/set Pubblicazione della prima e seconda sceneggiatura del ventiquattresimo episodio 『Intercommunication』 1996 (Vol.18) Saggio di Azuma Hiroki 『STUDIO VOICE』 1996/ott Intervista a regista Anno 『Kenichiku Bunka』 1996/ott Saggio di Ueno Toshiya 『Takarajima』 1996/ott/16 「Rapsodia del bollente merchandise di "EVANGELION"」 『A: BigComic Architecture』 1996/giu Intervista a Ootsuka Eiji 『QuickJapan』 Vol.10 (1996/ott) Intervista lunga ad Anno Hideaki. Stessi contenuti di『PARANO・EVANGELION』 『Bessatsu June』 1996/nov Intervista al regista Anno, poi raccolta nel libro「Zankoku na Tenshi no You ni」 『Kenchiku Bunka』 1996/nov 「Città al fronte」di Igarashi Tarou 『Model Graphic』 1996/nov Saggio di Odagiri Hiroshi 『AERA』 1996/nov/04 「EVANGELION: gli anime giapponesi si globalizzano」 『TECH Win MPEG SPECIAL』 1996 (Vol.2) Video intervista ad Anno Hideaki e altro 『Shuukan Playboy』 1996/dic/10 「Gli anime da qui in avanti punteranno a "ShinSeiki Evangelion"!」 『Shuukan Shinchou』 1996/dic/12 「Cos'è『ShinSeiki EVANGELION』, dal grande boom senza precedenti?」 『DIME』 1996/dic/19 「La realtà dell'anormale popolarità di『ShinSeiki EVANGELION』」 『SAPIO』 1996/dic/25 「Il boom de『La rivoluzione intracranica』e『EVANGELION』danno l'allarme!」di Miyazaki Tetsuya 『QuickJapan』 Vol.11 (1996/dic) Recensioni incrociate sugli ultimi 2 episodi 『Takarajima』 1997/gen/22 「Quest'anno grandi attese per la febbre del merchandise di 『EVA』!」 『Josei Jishin』 1997/gen/21 Articolo non significativo di 3 pagine 『Zaikai』 1997/gen/28 Strabiliante mole di vendite di CD e videocassette 『AERA』 1997/feb/03 「Il popolare『ShinSeiki EVANGELION』 verso il debutto cinematografico」 『Shuukan Houseki』 1997/feb/13 Presentazione del fenomeno EVA 『QuickJapan』 Vol.12 (1997/feb) Progetto speciale del debutto cinematografico. Divertente mini-enciclopedia di EVA 『The Television』 1997/feb/28 I tre enigmi che hanno sollevato il fenomeno EVA 『TOKION』 1997 – primavera Dialogo tra Anno Hideaki e Pierre Giner 『STUDIO VOICE』 1997/mar Speciale esteso di ben 40 pagine 『Puff』 1997/mar Speciale d'apetura 『Uwasa no Shinsou』 1997/mar 「L'altro lato di EVA」– solo veri pettegolezzi. 『FOCUS』 1997/mar/05 Festa d'avvio di EVANGELION 『Nikkei Architecture』 1996/mar/10 「La possibilità delle『Architetture visionarie』disegnate dagli artisti」 『PIA』 1997/mar/11 「Ci sto dentro! EVANGELION」 『The Television』 1997/mar/14 In tema di anime, che cosa sia EVANGELION 『Shuukan Asahi』 1997/mar/14 Discorso sulla bambola a grandezza naturale di Ayanami Rei 『The Television』 1997/mar/21 Speciale dedicato al film「SHITO Shinsei」 『Kinema Junpou』 1997/mar-fine (n°1218) Speciale dedicato al film「SHITO Shinsei」 『AERA』 1997/mar/24 「「L'incompletezza」per ritardare la morte degli anime」 『Bart』 1997/mar/24 「ShinSeiki EVANGELION – la ricerca del segreto dell'adultità」 『FOCUS』 1997/mar/26 Rapporto sul debutto della versione cinematografica 『Shuukan Jitsuwa』 1997/mar/27 「Lo stato di furia dell'Eva」 『Shuukan Yomiuri』 1997/mar/30 Discorso sulla bambola a grandezza naturale di Ayanami Rei 『TechWin MPEG Special』 1996 Vol.5 Articolo su Ayanami Rei 『Gekkan Kadokawa』 1997/apr 「Ma『ShinSeiki EVANGELION』che sarebbe? Per i film che dovranno arrivare」 『Nikkei Entertainment』 1997/apr 「Non vuoi più saperne e quindi non ti passa più? Conoscenza di base di『EVANGELION』」 『ShinKenchiku』 1997/apr 「Commento」di Muramatsu Shin 『Josei Seven』 1997/apr/03 「Ma che ci sarà di così tanto fantastico in『ShinSeiki EVANGELION』?」 『Sunday Mainichi』 1997/apr/06 「La "pericolosità" dell'anomalamente popolare『EVANGELION』e della Generazione Aum」 『Shuukan Playboy』 1997/apr/08 「Le maestose ragioni per cui l'anime "autoesplosivo" EVANGELION è un grande successo」 『Shuukan Shinchou』 1997/apr/10 Il mercato del sesso di EVA 『The Television』 1997/apr/11 「La febbre di『EVA』, colpo diretto sulle isole giapponesi!」 『Shuukan Dokushojin』 1997/apr/11 Saggio di Miyadai Shinji 『Shuukan Josei』 1997/apr/15 「Un milione di persone incastrate! ShinSeiki EVANGELION è un evento! Catalogo completo」e altro 『Takarajima』 1997/apr/16 「Un anime super-popolare, che a un bel momento viene chiamato "fenomeno sociale"」 『DIME』 1997/apr/17 Il mercato di Kimura Kazuhisa 『Shuukan Dokushojin』 1997/apr/18 「Rapporto di cultura giovanile」 『FLASH』 1997/apr/20 Lezione su EVA secondo Okada Toshio 『nmp』 1997/apr/29 「Ma come si è generato l'EVANGELION-style?」 『QuickJapan』 Vol.13 (1997/apr) Tavola rotonda su DEATH&REBIRT, di ben 38 pagine. 『BART』 1997/apr/29 (No.9) 「La vera natura della sindrome da EVANGELION incombe!」, di Mochida Shuuichi 『INTERNET DA』 1997 vol.11 Presentazione di homepage e del fenomeno. Include anche un discorso del PR della GAiNAX 『SPA!』 1997/apr/30-mag/07 (comb) 「Che cos'è EVANGELION?」 『ACROSS』 1997/mag 「La festosa rappresentazione chiamata EVANGELION」 『BORDERLAND』 1997/mag 「I messaggi subliminali di EVANGELION」 『WIRED』 1997/mag 「La fine del mondo è questa qua」 『Wedge』 1997/mag 「La sindrome di ricerca dell'io che si accalca su EVA」 『Ushio』 1997/mag 「I giovanotti infervorati di ShinSeiki EVANGELION」 『Shuukan Dokushojin』 1997/mag/02 Saggio di Ueshima Keiji 『SCIaS』 1997/mag/02 「Cos'è che guarisce l'animo dei giovani?」 『BART』 1997/mag/12 (No.10) 「L'enigma di EVANGELION」 『Intercommunication』 1997/mag/21 「La torsione di finzione e realtà」 『dacapo』 1997/mag/21 「Ma perché『ShinSeiki EVANGELION』è di tendenza?」 『GON!』 1997/giu 「EVANGELION, a questo punto」 『Comickers』 1997/giu 「EVANGELION – I "fumettoromantici" del nuovo secolo 」 『THE21』 1997/giu 「『ShinSeiki EVANGELION』sarebbe?」 『EUREKA Rinjizoukan』 1997/giu Murakami Ryuu:「Letteratura dei postacci」 『FOCUS』 1997/giu/18 Anteprima dal filmato live-action di THE END OF EVANGELION 『Shuukan TV Gamer』 1997/giu/20 「Guida completa al merchandise di EVA」 『Tokusho no Izumi』 1997/estate 「Autopresentazione『Un'introduzione agli studi su EVANGELION』」 『MU』 1997/lug 「Decifrazione completa di『ShinSeiki EVANGELION』」 『Da Vinci』 1997/lug 「Ma i lettori dignitosi di manga dove sono andati a finire?」 『INTERNET DA』 1997 vol.13 Grande speciale sulle homepage di EVA 『AERA』 1997/lug/28 (No.31) Articolo 「Tutto su EVANGELION」– intervista ad Anno Hideaki e altro 『Newsweek Nihongoban』 1997/lug/30 Copertina con Rei e Shinji 『Shuukan Shounen Magazine』 1997/lug/30 (No.33) Dialogo tra Anno Hideaki e Fujisawa Tooru, illustrazioni e saggi "EVA secondo me" dagli autori della rivista 『MU』 1997/ago 「La rivelazione di『THE END OF EVANGELION』」 『WIRED』 1997/ago 「Una narrazione in qualità di single」 『Nikkei Entertainment』 1997/ago 「Prima dell'uscita di『EVANGELION』&『Mononoke Hime』」– interviste a Miyamura Yuuko e Miyazaki Hayao 『PC DECO』 1997/ago EVA e Internet 『EYE•COM』 1997/ago/01 Intervista a Kamimura Yasuhiro del reparto network della GAiNAX 『Shuukan Post』 1997/ago/08 「EVANGELION per le persone sconosciute」 『Shuukan Asahi』 1997/aug/15-22 (comb) 「I punti affettivi che legano『Jungle Taitei』e『Mononoke Hime』e poi『EVANGELION』」 『EYE•COM』 1997/aug/15-set/01 (comb) Intervista a Kamimura Yasuhiro del reparto network della GAiNAX 『Young Animal』 1997/ago/22 Dialogo tra Anno Hideaki e Ninomiya Hikaru 『Young Animal』 1997/set/12 Dialogo tra Anno Hideaki e Ninomiya Hikaru 『EYE•COM』 1997/set/15 Intervista a Kamimura Yasuhiro del reparto network della GAiNAX 『FRIDAY』 1997/set/19 Le sembianze da Ultraman di Anno Hideaki 『QuickJapan』 Vol.15 (1997/aug) Conversazione su Mononoke Hime vs THE END OF EVANGELION 『Comic Box』 1997/ott 「Ma che è successo con EVANGELION」 『Shokun!』 1997/ott Critica ad EVA di Miyazaki Tetsuya 『MacUser』 1997/ott I font utilizzati in EVA 『Gekkan Evah』 Nessunissimo legame con EVANGELION, la scrittura è "Evah" Poi ci sarebbe anche un piccolo omake, ovvero:『AERA』 1998/aug/31 Intervista al regista Anno Hideaki al debutto del suo nuovo anime『Kareshi Kanojo no Jijou』 In ogni caso spero possa essere evidente agli occhi di tutti il livello di "fenomeno di costume" che raggiunse, nel 1996 e 1997, l'anime chiamato ShinSeiki EVANGELION. Ovviamente, il fatto che una serie animata nata in sordina, senza grossi sponsor né finestre di visibilità nazionale, fosse cresciuta al punto di approdare nelle sale cinematografiche, beh, già quello sarebbe stato abbastanza sensazionale. Ma se si guarda la varietà delle testate non di settore dell'animazione che hanno dedicato spazio al fenomeno, e il loro volume complessivi, e la loro variegata estrazione, viene onestamente un almeno capogiro. Si parla di riviste della neonata vague di comunicazione digitale, certo, ma anche di tantissime testate di costume giovanile, persino di critica sociale, di tendenze urbane, addirittura di cultura popolare tout-court. A più riprese si citano tensioni psicologiche e dell'Aum Shinrikyou. E questo non è un parallesismo fatto da qualche weaboo che cerca di darsi un tono con lo studio a distanza (temporale, spaziale) della storia giapponese contempranea, questo è il Giappone che si interrogava su sé stesso, e davvero a caldo. L'altro dato rilevantissimo e he furono numerosissime le firme autorevoli "prestate" a tale copertura giornalistica nazionale durata in effetti quasi due anni interi. Si parte con nomi relativamente noti, come Oomori Nozomi e Okada Toshio (con Takekuma Kentarou), ma dopo un'analisi di Kayama Rika si arriva ben presto a veri saggi di veri studiosi e letterati, quali Azuma Hiroki, Ueno Toshiya, Ootsuka Eiji, Igarashi Tarou, Odagiri Hiroshi. Fa poi una comparsa anche la mia vecchia conoscenza personale Pierre Giner, che ai tempi collaborava con Dynamic Vision e che intervistò Anno Hideaki – sempre con Pierre io stesso cenai con la GAiNAX a Roma e intervistai Sadamoto Yoshiyuki a Parigi. Ma a questo punto, ci si avvicinava all'apice del fenomeno, e l'interesse per EVANGELION arrivò persino su riviste di architettura, di scienze, nonché sull'autorevole testata di cinema Kinema Junpo. Dopo la firma di Muramatsu Shin compare addirittura quella del filosofo Miyadai Shinji, che insieme a quella già citata di Ootsuka Eiji mi pare davvero la più autorevole in assoluto. Un nuovo contributo di Okada Toshio e poi saggi di Ueshima Suuichi e Mochidai Kenji. A questo punto, forse per il suo apprezzamento dichiarato da parte del regista Anno Hideaki, viene tirato in ballo anche Murakami Ryuu, che è un po' l'apoteosi della subcultura che lambisce la cultura nazionale, perché parliamo di una autore giapponese di letteratura considerata "alta". Poi nell'estate del '97 si passerà al dualismo tra THE END OF EVA e Mononoke Hime, un confronto che tenne banco nel settore dello spettacolo giapponese nell'estate del 1997, davvero notevole l'intervista doppia tra Miyazaki Hayao e... Miyamura Yuuko. Interessante che poi si tiri dentro anche l'opera di Tezuka Osamu (su una rivista nazionale della Asahi). In seguito si arriverà a dare spazio a una figura chiave della GAiNAX ma sempre molto sottotraccia, il signor Kamimura Yasuhiro, e poi ancora Ninomiya Hikaru e Miyazaki Tetsuya. Ora, io non so quanti di voi conoscano quanti di questi nomi, dico di testate e personalità. Io nel tempo ne ho indagati molti. Ho anche cercato e letto parecchi dei loro contributi. Almeno sui principali sarebbe mia intenzione andare a elaborare un po' nel proseguo di questo stesso thread (o del suo gemello). Ma lasciatemi dire una cosa, qualora non fosse evidente e chiaro a tutti: l'impatto che ebbe ShinSeiki EVANGELION sulla società giapponese, sul costume e sulle tendenze giapponesi, sul mercato e sul mondo degli anime e dell'intrattenimento, fu semplicemente senza precedenti. Ma proprio come ordine di grandezza. Nel corso di tanti anni di frequentazione anche di questo forum ho letto saltuariamente taluni utenti che, non essendo estimatori dell'opera, o essendone legittimissimi avversatori, magari hanno talora teso a ridimensionare con gli argomenti più futili e provinciali la reale portata che ShinSeiki EVANGELION ebbe nel suo mondo, il Giappone. Fare ciò è in realtà semplicemente ridicolo. Ovviamente dire che ShinSeiki EVANGELION sia – che so – "un capolavoro" resterà sempre un giudizio di valore e come tale per me resta sempre del tutto personale, ma la portata del suo fenomeno è al contrario qualcosa di totalmente fattuale, obiettivo, comprovabile: l'impatto del successo di EVANGELION e il segno che lasciò non è semplicemente paragonabile a nulla dello stesso ambito, né prima né dopo. Se parliamo del periodo dall'inizio dell'anime boom, stiamo chiaramente parlando di un fenomeno la cui magnitudo surclassò persino quella di Uchuu Senkan Yamato (la serie iniziatrice dell'anime boom stesso, a partire dal celebre special sulla rivista OUT), nonché la subito successiva dell'originale GUNDAM. Chiaramente da questi due successi, che erano esattamente i due che Anno Hideaki si era proposto esplicitamente di eguagliare, fino a quello ancora più grande di EVANGELION non vi fu nulla di lontanamente paragonabile a nessuno di essi. Ma anche tornando indietro: passando a ritroso per Alps no Shoujo Heidi fino a tornare ai classici dello spokon (solo Ashita no Joe, forse) e ancora più indietro bisognerebbe forse tornare fino al vero inizio nazional-popolare: Tetsuwan Atom e la guerra del cioccolato per bambini. Tutto questo semplicemente per essere chiaro e dare un'idea pur vagamente documentata della reale dimensione di ciò di cui stiamo parlando. E ci tengo a sottolineare che non ho riportato un terzo listino, quello degli articoli dedicati a EVANGELION comparsi sui quotidiani nazionali, il cui contenuto è forse fin troppo generalista per interessarci qui, ma che pure danno un'ulteriore idea delle proporzioni raggiunte dal fenomeno. Ovviamente non si è neppure parlato di tutti gli spazi televisivi dedicati all'opera e al fenomeno, cosa che sarebbe già più interessante. Dunque, in buona sostanza, di che cosa stiamo parlando? Non stiamo parlando delle VHS italiane (da me medesimo curate), delle fumetterie italiane e del First Impact (da me medisimo ideato e curato), di EVA su MTV Italia, della Renewal e della Rebuild, e non stiamo parlando neppure di EVA su Netflix nel 2019, no. Non stiamo parlando di queste cose perché stiamo parlando dell'opera originale e vera, e del suo contenuto e del suo autore e dei suoi creatori, e nel suo luogo e nel suo tempo, ovvero: ShinSeiki Evangelion, Anno Hideaki e GAiNAX, Giappone, 1995-1997. Tutto il resto, mi spiace dirlo ma anche no, è tutto sommato quanto più I N S I G N I F I C A N T E – insignificante se vi interessa la verità e il valore di EVANGELION. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
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