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Strappare Lungo i Bordi - transustanziazione di una generazione autoreferenziale


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Come critica è stato bene accolto, di seguito estratti trovati sul web

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Un plauso per la serie italiana arriva nella rubrica di Decider Stream it or Skip it a cura di Joel Keller: “STREAM IT. Tear Along The Dotted Line può essere un po’ vertiginoso a volte. Ma il fatto che ci abbia fatto ridere sia con le sue immagini che con la sua descrittività è un bel risultato.”

Critiche positive anche da Steve Greene di Indiwire che definisce la serie una potente combinazione molto specifica di una mente immaginativa: “Tear Along The Dotted Line, per essere uno show con l’atmosfera generale di un memoir, è uno degli esempi più chiari di come attingere direttamente al cervello di qualcuno possa funzionare.

Strappare lungo i bordi è già stato distribuito doppiato in più lingue europee e il commento di Jason Flatt su But Why Tho?, apre le porte alle opere nostrane che, se concepite con originalità, potrebbero non avere più confini.

“Tear Along The Dotted Line trabocca di battute spiritose e di un ottimo tempismo. E onestamente, consiglio vivamente di guardare la versione doppiata in inglese. È molto ben doppiato e sceneggiato, con tempi comici perfetti e un flusso del tutto naturale del dialogo, al punto che potreste dirmi che lo show era originariamente in inglese e non lo metterei in dubbio per un secondo.

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  • 1 year later...

Un amico mi ha scritto:
 

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Sto vedendo la nuova serie di Calcare. Mi sembra più una cosa sul senso di colpa che altro. Della serie "io facendo i disegnini mi sono imborghesito, ma i miei amici delle strade continuano a soffrire". Poi sulle varie narrazioni di nazisti di casabau vs tossici dei centri sociali secondo me ormai non ci crede più neanche lui.

Io rispondevo:

Tutto quell'autore è sui sensi di colpa. In tutto.

I sensi di colpa per l'amica morta, per le coscienze mancate, per i privilegi nei confronti del quartiere.

Ma Zerocalcare nelle voci pensiero parla in italiano, solo con un po' di sporcatura romanesca, e parla di filosofia francese, mentre con i suoi amici e persino col suo alter-ego Armadillo parla il "romanaccio" che invero non è, ma che non può evitare di desiderare di essere. Perché si sente in colpa. Io dico che "Zerocalcare" è un personaggio non solo disegnato, ma proprio vissuto. Machiavegli parlava di "ingaglioffarsi", se ben ricordo. Lo capisco.
 
Detto ciò.
 
Personalmente ho grandissima stima per l'autore Zerocalcare, per la sua capacità, e la forza, e l'energia di fare e di fare a modo suo. Questa cosa è essenzialmente l'estrema autorialità, che nasce da un'esigenza, da un'impellenza espressiva - che certo è quasi sempre una forma di autoterapia (doico proprio l'arte essa tutta), ma grande, grande stima.
 
Ribadisco che di Zeroalcare ho letto più di un po', lo apprezzo per varie ragioni anche se per molte mi è davvero indigesto. Si capisce quindi che lo apprezzo molto, sennò lo eviterei in quanto per me indigesto. Lui stesso mi ha chiesto come mai lo apprezzi, visto quello che di lui "non sopporto", e la risposta: non cambia: perché è una persona estremamente onesta e gentile, lo si vede soprattutto dalla dolcezza con cui disegna tutti i visi femminili, e questa sua gentile onestà fa si che il suo pensiero, che è vivo e palesemente in continua evoluzione e riconsiderazione, meriti di essere valutato con altrettanta onestà.
 
Dunque, impressioni sulla sua "seconda, nuova serie animata".

Intro per deformazione professionale: mi pare terribile la traduzione inglese del titolo: "This World Can't Tear Me Down". Sarebbe forse stata: "This world won't make me nasty" (o volendo: "This world won't make me a bastard/asshole"). Anyway, piece of cake. Per contro, nella prima era il titolo italiano a essere storto, imo sarebbe stato corretto "Tagliare lungo la linea tratteggiata", perché l'autore parlava di sagome disegnate da ritagliare, che quindi non hanno "bordi", semmai "contorni", dato che il bordo è quello del foglio, magari un foglio piegato. Paradossalmente, lì il titolo inglese era meglio: "Tear Along the Dotted Line". La "dotted line", così cara a H.H. ("she was Dolores on the dotted line"), è appunto la "riga tratteggiata". Ancor più correttamente, io avrei detto "Rip along the dotted line". Fine digressione per deformazione professionale.

Sulla nuova serie animata", ora davvero, due cose:

1) questa seconda serie animata è più vicina ai suoi fumetti: la presenza di animali antropomorfi simbolici, la presenza di quella militanza anche violenta (gli esplosivi, le botte), ma anche la turpitudine romanesca ora è tanta quanto nei fumetti, e in video diventa ancora più greve. Sentire parlare di cazzi, mani coi cazzi al posto delle dita, scopate, ecc... è davvero greve.

Qualcuno scriveva: "Dicimus igitur Romanorum non vulgare, sed potius tristiloquium, ytalorum vulgarium omnium esse turpissimum". Era Dante Alighieri, lo scrive nel 1300, ne suo De vulgari eloquentia. Traduco: “diciamo dunque che, non già il volgare, ma la misera parlata dei romani, di tutti i volgari italiani è il più turpe”.
 
In questo, la prima serie, con le briglie più tirate, era forse più delicata e ingentilita, e forse per il format animato, con colori, voci e musiche, era meglio.
 
2) Michele Rech si sta rendendo conto che chi ha voglia di menare può prendere a caso la bandiera che la vita gli porge. Le vite sono diverse e casuali. Nessuno sceglie di nascere, figurarsi scegliere dove, quando e come nascere. Tifare Roma o Lazio è un mero caso. Il punto è solo "tifare". Essere "fascio" o "antifà" è per i più per lo più parimenti un mero caso: il punto è solo la voglia di militanza, il bisogno di sfogare con la violenza una rabbia rale, che ci si porta dentro. Le canzoni indie di destra e di sinistra sono praticamente uguali, sono un tentativo identitario che esprimono, il disagio che cantano, la rabbia, sono quelli delle persone, non della politica. Lo si vede chiaramente con l'alter-ego fascistone di Secco, che "gelati" e "frullati" non sono molto diversi. Sono entrambe diversioni di bambini nevrotici, come la scusa dell'epistassi per avere soddisfatti i propri capricci. I "valori" sono per un millenial perduti in narrazioni di generazioni passate, dato che parliamo in genere di animi umani fatti di traumi familiari mai pienamente superati e una grammatica escapista fatta di giocattoli animati, filmati, di plastica, o di pixel. Strategie di sopravvivenza, pinguini, il Bioparco di Roma, carne viva e pulsante. Oppure, Cavalieri dello Zodiaco, Star Wars e GameBoy: il mondo dei bambini, ad libitum. Ancora, Brave New World, oh mia cara, povera Zelda (no, non quella di Nintendou)

Una chiave di lettura e concettualizzazione del mondo fatta di idoli e feticci infantili in cui una generazione si rifugiò.

Dovrei citare Hegel, Kojève; Baudrillard, Fukuyama? Non serve.
 
Kierkegaard, Freud, Klein, Berne? Non serve.

Citerò La Heine, film molto caro a Rech, o come lo chiamo io "figli illegittimi del benessere diffuso". O un libro intitolato, molto eloquentemente, "Lacan per la sopravvivenza" (ma è un libro giapponese). Ancora, Takahata tra Seita e Kaguya. Souseki>Akutagawa>MurakamiRYUU>AnnoHideaki.
 
In ogni caso, l'umanità che si scopre per le strade oggi non trova alcuna forma a priori in cui incasellarla. Sarah nella serie ha scoperto quello che "Vichi di Casapound" scopriva nel suo ultimo sketch: era finita al Teatro Valle Okkupato, pensava fosse Casapound pure quello. Questo perché, per motivi suoi, Rech a vedere Kobane c'è andato, e non come uno snob che va a fare il missionario laico e per poi farsi rimpatriare a suon di soldi pubblici.

Tenendo gli occhi fissi sulla realtà, dopo un po' si incomincia a vivere.
 
Dopo un po'. Lo strato di finzione da scrostare, oggi come oggi, è davvero coriaceo.

Ancora prima del 2000, diceva Egawa Tatsuya:
 
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Tutto dedicato sempre a Cristian, che per primo mi parlo di Zerocalcare, e poi ne parlammo ancora e ancora.
 
Ah, osservazione più tecnica: la prima serie animata era "La profezia dell'armadillo" dopo "Macerie Prime".
 
Questa è "Un polpo alla gola" dopo "Macerie Prime".
 
Ovvero "anche i sensi di colpa sono un'eredità infantile, perché quando capisci che giusto e sbagliato non esistono, anche vizio e virtù scompaiono, colpa e merito scompaiono".
 
Resta che Camille è morta, e Cesare sta in strada, e Michele c'ha la casetta.
 
Sì, per tornare a H.H., invecchiando si scopre che alla fine "life is a joke", alla faccia del buon confessore francofono nelle gelide mattine del Quebec merlato di brina. Che ora ho visto ed esperito in prima persona. Ironia della sorte, ancora.
 
E comunque Sarah è adorabile, ma è banale che io lo pensi. Troppo banale.
Modificato da Shito
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