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солнце будущего (aka il sol dell'avvenire)


Shuji

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On 4/25/2023 at 10:56 PM, Arlec said:

No, secondo me la differenza rispetto al passato è il riconoscimento degli "altri" e la necessità di comprenderne e rispettarne le scelte.

E non si tratta di un sogno, ma della vita di tutti i giorni, dei rapporti fra le persone, che non necessariamente devono farsi del male, ma con un po' di coraggio, possono persino essere felici.

Per questo ho detto che è un film solo apparentemente politico: grattando la superfice si scopre che il vero tema portante è quello dell'amore.

Ovvero, la riscoperta che le ideologie sono cose giovanili, mentre l'accomodante mediazione è della maturità?

Che “vivere o morire“ è dei ragazzi (slavo guerre reali), mentre "vivi e lascia vivere" degli adulti?

Concordo.

Infatti la società istigata verso tifoserie oppositive in tutto è sempre più una società di bambini, se ci pensi.

Modificato da Shito
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6 ore fa, Shito ha scritto:

Ovvero, la riscoperta che le ideologie sono cose giovanili, mentre l'accomodante mediazione è della maturità?

Che “vivere o morire“ è dei ragazzi (slavo guerre reali), mentre "vivi e lascia vivere" degli adulti?

No no, nelle parole che hai citato, io non faccio alcun riferimento alla politica, perché penso che il discorso di fondo in questo film riguardi la sfera dei rapporti sentimentali e in particolare la tendenza del protagonista a chiudersi ermeticamente in una ferrea concezione moralistica del mondo, per elevarsi al di sopra di quella dimensione sentimentale di cui ha inconsciamente paura.

Quanto al discorso politico, sono d'accordo quando dici che

6 ore fa, Shito ha scritto:

la società istigata verso tifoserie oppositivi in tutto è sempre più una società di bambini

Ma non penso che una "accomodante mediazione" basata sul "vivi e lascia vivere" sia un esempio di maturità.

Così come non penso che lottare rischiando la vita per un ideale rivoluzionario sia sintomo di immaturità.

 

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Forse, come in Akira, gli otaku diventano "bambini vecchi" saltando la vera e onesta maturità.

Una cosa tipo Kierkegaard, che so.

Dallo stadio estetico a quello ascetico in un sol passo, scavalcando quello etico.

Anche un certo Berne ne disse qualcosa. Intuendo che in quel modo anche la fase "genitoriale" era pantomimica e fallimentare. Un gioco, volendo.

In giapponese, -gokko.

Modificato da Shito
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22 ore fa, Shito ha scritto:

Forse, come in Akira, gli otaku diventano "bambini vecchi" saltando la vera e onesta maturità.

Bella questa dei "bambini vecchi"! Credo che una parte consistente degli adulti possa rientrare in questa definizione (ci metto anche me stesso ^__^)

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Sì, Otomo era profetico.

Del resto, Yamaga fece poi dire a Sasshi che gli otaku mostravano un'avanguardia sociale.

Ma non era un radioso futuro, quello che intendeva. I tempi del DAICONIII erano lontani, e già il DAICONIV, come il coevo capolavoro di Oshii intitolato Uruseiyatsura2, mostrava la nausea dell'immobilismo consumistico e il bisogno di fuga dal sogno del crepuscolo dicui  l'Orchesta Elettrica Leggera per ritorno alla realtà naturale.

Una scelta di crescita reale.

"Prenditene la responsabilità, eh!" <- la sola battuta di Shimamoto Sumi in tutto il film. Proprio lei.

Da lì, la Regia Astronautica e altre pohe cose intelligenti davvero, fino a un libro – o meglio un catalogo – che si intitola Little Boy.

Tragica ed esplosiva polisemia intesa dagli autori.

Come per quello mancato di Ataru a Lumchan, quel bacio non andrà mai via, cantavano le Manovre Orchestrali nel Buio.

Proprio al sorgere del sol dell'avvenire. Si attende ancora il risveglio, quello vero.

Modificato da Shito
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Leggendo quanto scrivete mi sono reso conto che vi manca un tassello sia per definire il contesto socio culturale europeo, sia di conseguenza per comprendere film come questo.

L'Europa, da decenni ormai, è la patria del Disincanto.

(trovate saggi a riguardo in ogni dove)

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Beh, per vedere del disincanto europeo in generale basta anche un po' di letteratura italiana di inizio '900...

La cosa difficile almeno per me è capire com'era normale che fosse strutturata la società italiana negli anni '60-'70-'80, cosa era normale pensare e quali tipi di opinioni altrui era normale sentire in un dibattito, cosa era visto come manifestamente assurdo o indicibile. La forte impressione è che a fine Prima Repubblica e soprattutto nella seconda, pian piano una marea di idee sia passata dallo spazio del legittimo all'indicibile e viceversa; che più in generale lo spazio del dicibile sia molto più ristretto di quanto fosse 40-50 anni fa, con la differenza che oggi c'è una maggior possibilità di creare piccole bolle in cui ricrearsi il proprio piccolo dicibile. E quindi è alquanto difficile capire, in contesto, il valore di certi eventi, affermazioni ecc.

Modificato da Anonimo (*lui*)
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1 hour ago, Anonimo (*lui*) said:

Beh, per vedere del disincanto europeo in generale basta anche un po' di letteratura italiana di inizio '900..

E questo che c'entra con quanto ho detto?

Volendo se fai il discorso di andare a cercare il sentimento espresso dal termine, credo si possa tornare ai tempi di Gilgamesh.

Il mio discorso è diverso, non punto ad aprire la finestra, far entrare la luce e chiamarla tale.

E soprattutto e' una generalizzazione di un contesto socio culturale che attraversa l'occidente, post secolarizzazione e caduta di tutti i principali modelli politici.

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Ti faccio un esempio partendo da un punto completamente diverso dall'Europa.

Negli anni 80 i poliziotti negli usa erano considerati eroi senza se e senza ma; alla TV si sprecavano gli show con agenti di polizia, i buoni della vicenda, che combattevano contro il male dei delinquenti. William Shatner portava a casa la 90ina circa di puntate di TJ Hooker. 

Nel mentre "accadde" Hill Streets Blues; oggi le serie TV con poliziotti (sempre negli usa) sono come Blue Bloods, che dipinge i poliziotti in un "certo" modo.

All'incirca nello stesso periodo, dopo la sbornia di film osannanti virtù militari e servizi segreti vari, "accadde" The Falcon and the Showman di John Schlesinger.

Per non farci mancare nulla, sempre più si scopriva che il mito fondativo americano dei cowboy che lottavano contro gli indiani malvagi, era tutta un'enorme farsa.

La fiducia si stava stemperando in una maggiore ricerca e richiesta di chiarezza, di trasparenza, probabilmente innescata da una serie di eventi come il watergate.

L'american way of Life traballava, mentre l'american Dream stava andando in mille pezzi.

Le spinte da ogni dove poi, come schegge impazzite, man mano mulinavano creando la situazione attuale.

Ma gli usa sono una nazione giovane. Ha ancora molto da provare e i fondamentali non sono oramai marci come ad esempio nelle altre nazioni occidentali.

Continuo?

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Interessante il parallelo che hai fatto con il cinema per mostrare il cambiamento nelle psicologie sociali del pubblico americano dopo gli anni '80.

Adesso però m'hai fatto venire voglia di vedere "The Falcon and the Snowman"...

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Ho infine visto questo film, come ho scritto e riscritto qua e là dietro "consiglio" di Shuji.

Che mi ha così riportato al cinema dopo quanti anni? Vediamo... [google] sette anni.

Una vita fa. No, un paio di vite fa – per me. Quindi intanto: grazie, Shuji!

Come sai la mia ignoranza cinematografia è seconda solo alla mia immotivata prosopopea, quindi boh, ho visto un film tutto diverso da quello che mi aspettavo dal tuo commento.

Non mi è parso un film politico.

Mi è parso un film di commiato non solo dall'impegno politico, ma proprio dal concetto di "idealismo" in senso lato.

Ovvero, da un lato è il "tipico", "classico", "solito" film di Giovanni Moretti, stupidinamente intelligente o intelligentemente stupidino (scegli tu), doe il tipico, classico, solito borghese romano settantino "di sinistra" fa lo smutandato (sans-culotte) alla sacher, che è un po' il caviale dei dolciumi. Solo che, cosa molto gradita, nel suo pur solito, tipico, classico elemento meta-meta-cinematografico l'autore pare infine assurto a un decente livello di epifanica onestà intellettuale. Ovvero: dove convergono il fil e il film nel film, c'è la maturità di una terza età che prende coscienza che tutti gli idealismi non sono che favole per bambini,  e che lui è sempre stato ricco e viziato abbastanza per vivere nelle favole. Filmate. Sempre finzione è, per quanto nobilitata. Una cosa che Oshii diceva già da Uruseiyatsura2 mettendosi letteralmente nei panni del "cattivo" demonietto creatore di sogni, non ricordo come si chiamasse, ma lo ricordate il finale?

L'epifania qui sembra arrivare con la vecchia canzone di Francuccio. Ma no, non il sufismo né le Prospettiva, solo la realtà warburghiana, orfica, eleusinica, che mentre la finzione è sempre tale, e tanto vale un what if storico da favoletta per bambin(on)i, la vita va avanti nelle donne che si vogliono vedere danzare. Perché danzano, si muovo ovunque, cambiano e fanno cambiare, sono il tempo, la transistasi,e gli omeostatici uomini ingessati nei loro ideali di carta, celluloide e pensiero potrebbero solo fine a impiccarsi.

Ma anche no, meglio di no.

Meglio concedersi ai baci.

Avevo per caso citato The Dreamers di Bertolucci.

Mutatis mutandis, che sono gli stili, tirate le somme i conti tornano. I conti della serva, i conti fatti col tempo.

Ah, quando il mio omonimo viene effettivamente assassinato nel finale di Buone Notizie (Elio Petri), un Giancarlo Giannini protagonista in stato di grottesca grazia va a piangere al suo capezzale, e come giustifica il commissario il suo stesso sbellicarsi dalle risate?

Io credo anche che fuori dal bunker di Todo Modo ci fosse già la Roma di Buone Notizie.

Il virus, il lockdown, i gesuiti.

La tragedia del capire è il capire che capire non serve a nulla.

Anzi.

Modificato da Shito
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Appunto la testimonianza di un individuo che arrivato ad una gran parte della propria esistenza, si trova sempre ad essere quello che le proprie esperienze l'hanno portato ad essere, e senza nostalgia del passato ma con disincanto, continua ad essere quello che era, ma con minore verve e dipendendo dagli altri più di prima, scopre il terzo, scopre l'altro  e cerca di comprenderlo nella propria esistenza.

L'istrione c'è sempre, ma con meno verve e più spazio agli altri; a confronto le convenzioni e le convinzioni di prima sono già state spese ed hanno un valore diverso; 

Il passato non è visto con la categoria del ricordo , al massimo e' un'altra delle canzoni da rievocare.

Ma non con il sentiment di prima, uno derivato essenza rimpianti, con dei vuoti colmati dagli altri, e dalle loro canzoni.

Sempre felice quando porto gente in sala.

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7 hours ago, Shuji said:

Appunto la testimonianza di un individuo che arrivato ad una gran parte della propria esistenza, si trova sempre ad essere quello che le proprie esperienze l'hanno portato ad essere, e senza nostalgia del passato ma con disincanto, continua ad essere quello che era, ma con minore verve e dipendendo dagli altri più di prima, scopre il terzo, scopre l'altro  e cerca di comprenderlo nella propria esistenza.

L'istrione c'è sempre, ma con meno verve e più spazio agli altri; a confronto le convenzioni e le convinzioni di prima sono già state spese ed hanno un valore diverso; 

Il passato non è visto con la categoria del ricordo , al massimo e' un'altra delle canzoni da rievocare.

Ma non con il sentiment di prima, uno derivato essenza rimpianti, con dei vuoti colmati dagli altri, e dalle loro canzoni.

Sempre felice quando porto gente in sala.

Sì, credo di capire cosa intendi e credo tu abbia ragione.

Come sai, io sono un po' più giovane di te. In questo senso, tu potresti essere il mio "aniki", non un genitore, ma uno "zio", un "fratellone".

Tuttavia, credo che la nostra collocazione di età, come tra me e mio fratello maggiore, per quanto breve crei un certo divario, in quanto io sono un GenX proprio a un passo dalla generazione successiva, quella dei Millenials.

In più, io sono un provinciale, mentre tu mi pare di capire sia un cittadino vero. E questo in Italia fa una grande differenza, specie negli anni della nostra infanzia e giovinezza.

Per dire, per me la "disillusione" non esiste, perché sono "nato disilluso". Taluni amici di famiglia, psichiatri clinici, mi hanno definito "un portatore sano di depressione", fin da quand'ero più giovane. Oppure "uno che vive come se fosse già morto", anche. Non sono parole mie. Ma non ho mai avuto "idoli", né ami avuto £speranze", in nulla né soprattutto in nessuno, meno che meno nell'umanità essa tutta o in specifiche sue frange. Non ho neppure mai avuto "sogni", "ambizioni", "aspirazioni", "speranze", nulla di nulla. E non ne ho mai sentito la mancanza, soprattutto.

Detto questo, quando persone un o' più anziane di me trovavano i primi film di Moretti molto intellettuali, e io ero un bambino, trovaro ridicoli i film, il loro autore, le persone che lo apprezzavano e soprattutto i modi – ovvero i percorsi mentali – secondo i quali apprezzavano quello che apprezzavano. A me che ero bambino, sembravano tutti bambini loro. Ingenui, semplici, docili, ingannati.

Ad oggi, la penso ancora così.

Il Moretti classico ovvero giovane mi pare un bambinone borghese viziato prigioniero delle sue nevrosi consumistiche, e al tempo stesso in conflitto con le stesse. Un superego allevato nelle grandi ipocrisie di certe grandi narrazioni declinare nelle italiche bambagie che non riesce a sublimare le sue piccolezze consumistiche. Mutatis mutandis, come dissi a un mio senpai causandogli quasi una crisi di identità, lo Zerocalcare dei suoi tempi.

Ma tutto è vanità. Vanità di vanità. E nevrosi, e psicosi.

Lo si sapeva da principio.

Quindi questo film interessante nella insignificante misura in cui io non sono un parente, un amico, e neppure un affine di Giovanni Moretti, ma mi rallegro per lui che riesca a sopravvivere, con tutte le tipiche ipocondrie, a una così tardiva presa di coscienza.

Segue icona che spiega e tutto, e meglio, in immagini:

img-1.jpg

Vorrei vederti danzare era una canzone che ascoltavo così tanto, alle scuole medie.

La cura la ascolto ancora ora. Incredibile che non sia stata )ancora) messa all'indice.

Forse una questione di analfabetismo funzionale di ritorno.

Modificato da Shito
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1 ora fa, Shito ha scritto:

Detto questo, quando persone un o' più anziane di me trovavano i primi film di Moretti molto intellettuali, e io ero un bambino, trovaro ridicoli i film, il loro autore, le persone che lo apprezzavano e soprattutto i modi – ovvero i percorsi mentali – secondo i quali apprezzavano quello che apprezzavano. A me che ero bambino, sembravano tutti bambini loro. Ingenui, semplici, docili, ingannati.

Mah, in genere i primi film di Moretti sono ritenuti più che altro (auto)ironici e sarcastici, mentre è solo in quelli successivi che ha cominciato a prendersi troppo sul serio..

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2 hours ago, Shito said:

Sì, credo di capire cosa intendi e credo tu abbia ragione.

Come sai, io sono un po' più giovane di te. In questo senso, tu potresti essere il mio "aniki", non un genitore, ma uno "zio", un "fratellone".

Tuttavia, credo che la nostra collocazione di età, come tra me e mio fratello maggiore, per quanto breve crei un certo divario, in quanto io sono un GenX proprio a un passo dalla generazione successiva, quella dei Millenials.

In più, io sono un provinciale, mentre tu mi pare di capire sia un cittadino vero. E questo in Italia fa una grande differenza, specie negli anni della nostra infanzia e giovinezza.

Per dire, per me la "disillusione" non esiste, perché sono "nato disilluso". Taluni amici di famiglia, psichiatri clinici, mi hanno definito "un portatore sano di depressione", fin da quand'ero più giovane. Oppure "uno che vive come se fosse già morto", anche. Non sono parole mie. Ma non ho mai avuto "idoli", né ami avuto £speranze", in nulla né soprattutto in nessuno, meno che meno nell'umanità essa tutta o in specifiche sue frange. Non ho neppure mai avuto "sogni", "ambizioni", "aspirazioni", "speranze", nulla di nulla. E non ne ho mai sentito la mancanza, soprattutto.

Detto questo, quando persone un o' più anziane di me trovavano i primi film di Moretti molto intellettuali, e io ero un bambino, trovaro ridicoli i film, il loro autore, le persone che lo apprezzavano e soprattutto i modi – ovvero i percorsi mentali – secondo i quali apprezzavano quello che apprezzavano. A me che ero bambino, sembravano tutti bambini loro. Ingenui, semplici, docili, ingannati.

Ad oggi, la penso ancora così.

Il Moretti classico ovvero giovane mi pare un bambinone borghese viziato prigioniero delle sue nevrosi consumistiche, e al tempo stesso in conflitto con le stesse. Un superego allevato nelle grandi ipocrisie di certe grandi narrazioni declinare nelle italiche bambagie che non riesce a sublimare le sue piccolezze consumistiche. Mutatis mutandis, come dissi a un mio senpai causandogli quasi una crisi di identità, lo Zerocalcare dei suoi tempi.

Ma tutto è vanità. Vanità di vanità. E nevrosi, e psicosi.

Lo si sapeva da principio.

Quindi questo film interessante nella insignificante misura in cui io non sono un parente, un amico, e neppure un affine di Giovanni Moretti, ma mi rallegro per lui che riesca a sopravvivere, con tutte le tipiche ipocondrie, a una così tardiva presa di coscienza.

Segue icona che spiega e tutto, e meglio, in immagini:

img-1.jpg

Vorrei vederti danzare era una canzone che ascoltavo così tanto, alle scuole medie.

La cura la ascolto ancora ora. Incredibile che non sia stata )ancora) messa all'indice.

Forse una questione di analfabetismo funzionale di ritorno.

Per me illusione e incanto sono due aspetti su tempi differenti di una cosa simile.

Nell'illusione vedo più una proiezione, nell'incanto un recupero di quello spirito di meraviglia e anche stupore che e' tratto comune di tante scoperte e slanci letterari.

Si parla infatti per il vecchio continente di scarsa o nulla capacità residua di immaginare, di scoprire, di creare novità.

Gli usa a differenza nostra, hanno un certo spirito di disillusione da tempo, ma non hanno perso la capacità propositiva, che invece l'Europa ha smarrito.

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1 hour ago, Eymerich said:

Mah, in genere i primi film di Moretti sono ritenuti più che altro (auto)ironici e sarcastici, mentre è solo in quelli successivi che ha cominciato a prendersi troppo sul serio..

Occhio però a nkn creare motivazioni ex post.

Abbiamo avuto anche di recente attualità italiana qualcuno di comico poi passato per messia.

Spesso quindi non è solo la malizia di chi guarda, ma anche il voler associare poi altro all'oggetto dell'interesse.  E sempre quasi naturalmente questo poi si può anche montare.

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38 minutes ago, Shuji said:

Per me illusione e incanto sono due aspetti su tempi differenti di una cosa simile.

Nell'illusione vedo più una proiezione, nell'incanto un recupero di quello spirito di meraviglia e anche stupore che e' tratto comune di tante scoperte e slanci letterari.

Si parla infatti per il vecchio continente di scarsa o nulla capacità residua di immaginare, di scoprire, di creare novità.

Gli usa a differenza nostra, hanno un certo spirito di disillusione da tempo, ma non hanno perso la capacità propositiva, che invece l'Europa ha smarrito.

Hai totalmente ragione. Su tutto.

Posso solo aggiungere che, non a caso, ciò che in italiano è "illusione", in lingua anglofona è "delusion", ovvero "illusion" in inglese  è solo un illusione ottica, ma l'illusione della persona illusa in senso mentale è una "delusion". Stessa cosa per "deluded" (illuso, di persona). E questo per dire che hai proprio ragione, ancora.

Anche i concetti di "meraviglia" e "stupore" (mi permetto di ricordare che specie il secondo mi pareva ti fosse molto caro a livello di studio concettuale, almeno) sono molto interessanti e meriterebbero approfondimento. Ritengo in particolare che in lingua italiana il concetto di "meraviglia" si sia a dir poco ammalato, traslando completamente il suo significato da uno stesso significante, quasi a ridefinirsi.

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  • 1 month later...

Ho molto discusso di questo film con varie persone che ho convinto ad andare al cinema.

Alcuni, secondo me, non ci avevano capito nulla. Con una di queste, in particolare, ne ho parlato. Poi lui mi ha detto "ok, grazie, ora ho capito tutto". C'è da dire che diciamo di una persona di una generazione successiva, e senza alcuna contezza del regista, ma oh-

Ti propongo uno stralcio:

----

Temo tu non abbia capito il punto. Ma alla fine imho non l'ha capito nessuno o quasi, hanno tutti letto quello che volevano leggere, proiettando su un film di profonda disillusione di un'altra persona le loro stesse delusioni, come The Dreamers di Bertolucci. Tipico. Duchamps e Manzoni (Piero) avrebbero un paio di cosette da dirne.

Dunque una cosa è il film-nel-film.
 
Una cosa è il film.
 
Il film-nel-film, fatto dal regista Giovanni, il protagonista del film di Moretti, voleva essere un film politico, di denuncia della falsità del comunismo italiano.
 
Voleva essere un film intellettuale e nichilista, quindi un film di un intellettuale anziano, che finiva giustamente col suicidio del protagonista, che non dava spazio ai sentimenti femminili, anzi alla sensualità delle donne.
 
Il film che tutti avrebbero voluto da Moretti, no?
 
Il film-nel-film sarebbe un film con cui lui, da smpre intellettuale si sinistra della Roma bene, dice "ho sempre sbagliato tutto, il comunismo in Italia era ipocrita, sono stato un cretino". Del resto, avevamo già letto Animal Farm, prima ancora di 1984, del quale la cosa più ovvia e preziosa è il libro-nel-libro, quello di Goldstein.
 
Tuttavia, Moretti con questo suo film va oltre questo passo, e lo fa tramite il suo avatar omonimo, Giovanni, regista del film-nel-film. Giovanni, come evidentemente Moretti,  capisce che fare una critica idealista a un idealismo è comunque idealismo. E capisce che nulla di vitalistico è idealismo, nulla di idealistico è vita. Capisce che "vita" e "ideali" sono invero ossimori, salvo essere quindicenni o adulti con una mentalità da quindicenni (cosa che nel film il regista Giovanni palesemente è), un reuccio bambino sul suo set, viziato e coccolato perché seduto sul trono della sedia del regista, che fa subire le sue ridicole nevrosi a tutti).
 
Quindi Giovanni manda al diavolo il suo finale tragico di un film maschile giovanile ovvero ideali, manda all'aria tutta l'intellettualità e finisce il film-nel-film, e così fa Moretti col film stesso, che si chiude con una felice ballata alla vita per la vita, femminile ed amorosa dove tutto si fonde, film-nel-file e fil, cinema e metacinema,  in un finale in cui volemmose bene 'sticazzi, abbiamo i soldi ed è tutta una favola, pure le coppie dei sogni miei nevrotici
 
Con l'aggiunta di un what-if passato, e presente.
 
Amen.
 
Dedicato solo a Shuji:
 
Spoiler
Sembra un po' The Dreamers + Miyazaki vecchio.
 
Sai, come Jirou che sul copione moriva suicida, "chiamato alla morte" dalla moglie, Ma poi invece da "kite" (vieni!) del fantasma della moglie, in doppiaggio ha cambiato in "ikite" (vivi!) - e il protagonista deve portare il fardello della morte della moglie, e vivere, e va a bere il vino con Caproni.
 
C'era Anno tutto contento, lui doppiava il protagonista, e poi diceva; "ah, quindi alla fine vive, Miyasan è un po' cresciuto. Solo un po'."
 
Alla fine vivere è sempre un "durare la vita". Sono tutte strategie di sopravvivenza. Nel film di Moretti c'è una scena in cui lui rimette in scena una scena di un film che ama, come anno da ragazzo in Aoi Honoo, come le corse al luvre dei cinefili in The DReamers, riprese da Freaks: "Lo accettiamo, uno di noi!".
Alla fine, l'otakuzoku è una strategia di sopravvivenza opposta dai figli del benessere all'insensatezza della vita postmoderna.

 

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Ne hai parlato con Moretti o con qualcuno che ha partecipato alla produzione? letto loro interviste?

(non è una provocazione. :thumbsup:)

10 ore fa, Shito ha scritto:

Il film che tutti avrebbero voluto da Moretti, no?

Da persona "di una generazione successiva, e senza alcuna contezza del regista" (e con poca contezza de Il sol dell'avvenire), non sono sicuro che "tutti" volessero un film come quello che descrivi; magari un certo pubblico si aspettava un film nostalgico sui problemi del passato, senza un distacco forte dalla tradizione del PCI. Questo mi pare l'approccio tipico di una certa sinistra ormai su d'età. Una sorta di "il passato è passato, noi per caso stiamo ancora qui e tiriamo avanti anche grazie ai ricordi" invece di "il passato è passato e ora amiamo la vita" (e invece di, appunto, "non ha più senso per noi vivere").

Detto ciò, se mi trovi un bel film a tesi di intellettuale preferibilmente giovane che divaga un po' ma alla fine arriva alle conclusioni logiche infischiandosene di tutto, fammi pure un fischio e magari diventerà uno dei miei film preferiti. :thumbsup:

Modificato da Anonimo (*lui*)
precisazione.
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19 hours ago, Anonimo (*lui*) said:

Ne hai parlato con Moretti o con qualcuno che ha partecipato alla produzione? letto loro interviste?

(non è una provocazione. :thumbsup:)

No, nulla. Ho solo provato a guardare il film con pupille non offuscate, perché me l'aveva indotto Shuji, e poi ci ho pensato e ne ho parlato con altri E poi ci ho pensato ancora.

Quote

Da persona "di una generazione successiva, e senza alcuna contezza del regista" (e con poca contezza de Il sol dell'avvenire), non sono sicuro che "tutti" volessero un film come quello che descrivi;

Forse hai ragione. Ma sai,  il popolo vuole santi per poi crocifiggerli, aspetta il mal comune per trarne un mezzo gaudio, vuol scoprire puttane quelle che prima santificava. In genere gli umani vivono e sopravvivono di questa miseria. Quindi, se Nanni Moretti è sempre stato un intellettuale borghese di sinistra, proprio chi l'ha sempre applaudito sotto sotto aspetta di vederlo "crollare", temo.

Quote

Detto ciò, se mi trovi un bel film a tesi di intellettuale preferibilmente giovane che divaga un po' ma alla fine arriva alle conclusioni logiche infischiandosene di tutto, fammi pure un fischio e magari diventerà uno dei miei film preferiti. :thumbsup:

Arrival.

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5 ore fa, Shito ha scritto:

Forse hai ragione. Ma sai,  il popolo vuole santi per poi crocifiggerli, aspetta il mal comune per trarne un mezzo gaudio, vuol scoprire puttane quelle che prima santificava. In genere gli umani vivono e sopravvivono di questa miseria. Quindi, se Nanni Moretti è sempre stato un intellettuale borghese di sinistra, proprio chi l'ha sempre applaudito sotto sotto aspetta di vederlo "crollare", temo.

Non saprei se Moretti fosse stato "santificato" in passato. Direi che quando uno diventa un "padre nobile" incasellato nel suo ruolo questi risentimenti, se ci sono, si smussano per stanchezza dopo qualche decennio di onorata carriera - ne abbiamo avuto un bell'esempio di recente :thumbsup:. (Idem al femminile, se vuoi.) Ciò salvo chi ha chiaro ideologicamente perché si oppone a una certa persona: e infatti di lì è arrivata la critica più netta a questo film:

https://postimg.cc/jWRKHF5c

 

Mi segno Arrival. :thumbsup:

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