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Di quelli MCU solo Eternals a Novembre, poi c'era New Mutants che era un discorso a parte.1 punto
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0.9 - intenti autoriali, mondi meniali, protagonisti reali Proseguiamo dritti al punto. Un vero e proprio punto fermo collocato sulla nostra linea di partenza. Per addentrarci nello specifico del pensiero e del tentativo di comunicazione artistica di Anno Hideaki che era giunto ormai alla metà degli Anni Novanta, ovvero alla vigilia della sua opera più famosa e celebrata, la serie originale di ShinSeiki Evangelion, sarà infatti utile e opportuno partire da un documento preciso, del tutto ufficiale, basilare e specifico, ovvero da un particolare testo che lo stesso Anno Hideaki scrisse proprio poco prima del debutto della serie animata in TV. Si tratta di un elemento preziosissimo e imprescindibile, poiché il brano si concentra, fin dal titolo, sul focalizzare il "tentativo espressivo" del regista e del suo staff. Direi che si tratta a tutti gli effetti di una dichiarazione di intenti, ma niente affatto vaga, né vagheggiante. Non si tratta di un'embrionale prima teorizzazione dell'idea generale dell'opera, anzi. Il testo che segue non era parte dell'antico "documento di progetto" (企画書, kikakusho), di cui si potrà semmai parlare nel thread gemello di questo. Il testo che segue venne ufficialmente pubblicato nel primo volume di raccolta del manga, ma la data in calce non lascia dubbio alcuno: possiamo infatti pensare che il testo risalga all'incirca a quando l'autore, gli autori, si avvicinavano alla conclusione del "primo nucleo" di episodi del prodotto finito, ovvero gli episodi 1-6. Ciò significa che Anno Hideaki lo scrisse quando la produzione reale della serie animata era infatti già ben avviata. Forse proprio questo lo scritto del regista si appunta, in maniera estremamente precisa e concreta, nitidamente focalizzata, sull'intenzione espressiva dell'opera reale, mostrando quasi un velato senso di lucida riconsiderazione delle proprie intenzioni. In questo senso, non è eccessivo ragguagliarvi una nettissima direttrice di interpretazione autentica dell'opera. Questa è una trascrizione dell'originale giapponese: Ed ecco qui di seguito una traduzione diretta, amatoriale e improvvisata all'uopo: Leggendo questo testo, mi sembra innanzitutto palese che lo scenario post-post-moderno che Anno ha descritto intenda rappresentare, metaforizzare il senso di vacuo della postmodernità giapponese, seguito alla ricostruzione postbellica, seguito alla tragedia nucleare. I punti notevoli della questione tornano proprio tutti: una tragedia apocalittica, la ricostruzione "miracolosa", una società di consumismo diffuso (gli scaffali pieni dei konbini/minimarket) dove la crescita individuale delle persone è effettualmente bloccata in un stadio pseudo-infantile. Per la cronaca, mi capitò di proporre questa stessa riflessione (con fonte documentaria) al filosofo Morioka Masahiro, altresì docente unversitario di filosofia a Tokyo. Per pura coincidenza, si tratta anche dello stesso filosofo che si occupava dell'approfondimento televisivo proposto dopo ciascun episodio di Evangelion ai tempi della seconda messa in onda su TV-Tokyo, la prima notturna. Ma quando diventammo corrispondenti e poi lo conobbi personalmente incontrandolo dal vivo, ancora non sapevo del suo personale coinvolgimento con Evangelion. In ogni caso, in seguito gli accennai anche della mia lettura sulla "dichiarazione di intenti" di Anno Hideaki, e in particolare dello scenario della serie inteso come allegoria del Giappone post-bellico – il suo commento fu: "Non ci avevo mai pensato, ma certo, è evidente che è così". In ogni caso, una simile prospettiva psicosociologica porta subito alla mente Little Boy di Murakami Takashi, e le annesse speculazioni di Azuma Hiroki: il Giappone forzosamente consumista ricostruito con pezzi di americanità rabberciati con snobismo di foggia Meiji. Una sorta di golem, potremmo dire, o un mostro di Frankestein demente, una specie di fantoccio o un bamboccio. Ed è in effetti proprio quello che Anno Hideaki ha rappresentato nella creazione del "mondo di Evangelion". Un mondo di serenità fasulla costruito su bugie, silenzi e soprattutto su indotto semplicismo, faciloneria, sedazione sociale. Parimenti, se torniamo a dar conto a quanto messo in scena fin dal DAICON-III e DAICON-IV Opening Anime, potremmo altrettanto dire che la medesima prospettiva si esprime "metanarrativamente" nel modulo autoriale del regista, e forse della sua intera (prima) generazione di otakuzoku – la cui "elite" era passata dal lato dei fruitori a quello dei creatori del settore. Ovvero, la tecnica narrativa di Anno Hideaki e dei suoi "compari" altro non è che un metodo ricombinativo di frammenti, citazioni, pezzi di finzione precedentemente consumata dal lato del pubblico, come per l'opera di un mosaicista che usasse solo tasselli recuperati da materiale "di spoglio", e come in fondo lo stesso Anno ammette con candida e persino spiazzante onestà, dicendo fin nella sua dichiarazione di intenti che "benché sobbarcati del rischio di "in fin dei conti si tratta di imitazione", al momento non abbiamo altra metodologia di creazione. Perché il nostro "originale" non può trovarsi che in quel luogo..." Si tratta in effetti della limitata originalità creativa di una generazione di autori la cui narrazione fittizia non può che attingere da un'esperienza di vita a sua volta principalmente caratterizzata dal consumo di pregressa finzione, e diviene quindi ridondante nella ricombinazione di parti di quella. Per contro, quell'angoscia esistenziale che per il "nocciolo" dell'otakuzoku pare affondare le sue radici in quella nausea da indigestione e senso di prigionia della finzione già espressa fin nel DAICON-IV O.A. – dapprima l'istanza dell'avangarde della postmodernità giapponese che era l'otakuzoku di prima generazione – con ShinSeiki Evangelion viene apertamente e disperatamente denunciata sul piano della società intera, nazionale. Dunque, come "risposta allo spirito del suo tempo", la creazione dell'originale di Evangelion può considerarsi davvero affine a quella del film Mononoke Hime: la trasfigurazione dell'epoca contemporanea in un'altra epoca fantasizzata, nel passato per Miyazaki (l'epoca Muromachi del suo jidai-drama ideale), e in un prossimo futuro (SciFi) per Anno. Un altro punto fondamentale della "dichiarazione di intenti" di Anno Hideaki è che – accanto all'affresco del "mondo" (l'ambientazione) della storia – solo due personaggi sono introdotti, tratteggiati e indicati i due protagonisti: Shinji e Misato. Naturalmente tutti pensano che il protagonista di Evangelion sia Shinji, e questo è certamente vero, ma leggendo la "dichiarazione di intenti" di Anno Hideaki è chiaro e dichiarato che i protagonisti sono quantomeno due: Shinji e Misato, su cui Anno ha proiettato due potenziali e opposte risposte allo stesso problema di sociopatia: quella introiettiva (Shinji) e quella estroiettiva (Misato). Forse è perché noialtri siamo italiani, e siamo portati a pensare che Misato sia solo una bomba di scanzonata simpatia e prorompente sensualità, che non ci rendiamo conto di quanto la sua frivolezza, la sua leggerezza, la sua estroversione sia falsa, falsa, falsa (e invito i lettori a cogliere la tragica citazione). Costruita. Artefatta. Misato viene da subito (proprio negli episodi 1 e 2) presentata chiaramente come una persona il cui modulo relazionale è enfaticamente, affettatamente euforico, e questo viene detto a chiare lettere e a più riprese nella serie. Lo dice lei stessa sempre nell'episodio 2, lo ribadisce con maggiore serietà nel 12, e poi con drammaticità parlando con Kaji nel 15. Misato è un personaggio che conosce come unico modo di comunicazione reale la comunicazione fisica. È come se, in un certo senso, non avesse mai smesso di essere afasica. Infatti pare che dapprima l'autore la intendeva essere un personaggio ipersessualizzato, cosa che si è sfumata per poi fare capolino nel tentativo di offrirsi sessualmente a Shinji (episodio 23) e poi baciarlo "da adulta" come estremo congedo, in un mondo in ultimo tanto impacciato e goffo da essere davvero triste, e tristemente dolce (episodio 25' - Air). Dunque Shinji e Misato, i due protagonisti intesi e dichiarati della storia, sono parimenti due persone che si sforzano di vivere o sopravvivere, ma falliscono nell'avere una propria vita. E sono notoriamente entrambi la proiezione di due aspetti della personalità di Anno: quella che cerca di rispondere all'ansa sociale rintanandosi (Shinji) e quella che cerca di rispondere all'ansia sociale recitando esuberanza fasulla (Misato). Anche perché nella stessa dichiarazione d'intenti è evidente il modo in cui il regista ha proiettato i suoi propri turbamenti nel comune senso di incapacità relazionale di quei due precisi personaggi, pur manifestato e precisamente delineato lungo le loro reciprocamente opposte "strategie di sopravvivenza" (tra loro ci sarà in effetti un pinguino). Ma su questo si elaborerà magari in seguito, entrando nello specifico soprattutto dell'evoluzione che la gestione di questa storia, e dei suoi significati, ha incontrato nella mente del suo creatore durante la sua creazione. Per contro, nella "dichiarazione di intenti" del regista nessun altro personaggio viene neppure lontanamente vagheggiato. Non si parla di Gendo, non si parla di Ritsuko, non si parla neppure di Rei, per dire anche solo di quelli che hanno maggior ruolo nei primi sei episodi della serie, che andava ormai a debuttare. Inoltre, non c'è praticamente nulla sui robot, sulla tecnologia, sull'impianto della trama fantascientifica, sull'intreccio. Ci sono solo due personaggi del tutto inetti dal punto di vista relazionale che si muovo nello scenario di una società martoriata, malamente curata, e ancora malata. Proprio in un brano autoriale eloquentemente intitolato "Noi che cosa stiamo cercando di creare?", manca del tutto l'espressione di una qualche volontà di intrattenimento della narrazione stessa. Non c'è neppure un singolo cenno che lasci intendere la volontà del regista di proporre al pubblico una storia avvincente, divertente, emozionante. Piuttosto appare evidente che ogni punto narrativo di questa storia è invece funzionale a una comunicazione reale da parte del suo autore. In summa, si potrebbe dire che Evangelion nasce come una storia di inabilità alla comunicazione interpersonale, scaturita dalla vacuità del consumismo postmoderno del Giappone postbellico e trasfigurata in primis nei due protagonisti, Misato e Shinji, il cui senso di inadeguatezza psico-sociale incarna il sentimento di stasi depressiva del regista – pur rivoltosi verso un tentativo di risoluzione. Le dichiarazioni di Anno Hideaki in cui lui stesso ribadisce di avere messo "tutto sé stesso" in quest'opera animata si sprecano, e le loro reiterate citazioni ancor più, non sarà quindi il caso di riportarle anche qui per un'ennesima, superflua volta. Ritengo piuttosto che quanto sin qui analizzato costituisca davvero il più schietto e solido punto di partenza per ragionare sensatamente e interpretare correttamente tutto quello che è stato ed è tutt'ora ShinSeiki Evanangelion. * * * continua * * *1 punto
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0.0 – reintroduzione usa-e-getta Proviamo a ricominciare. Di nuovo. Dunque, quando un anno e qualche mese fa stavo rilavorando sul testo, sui dialoghi di ShinSeiki Evangelion, mi ero ritrovato – dopo più di una decade – a documentarmi, studiare, e approfondire il contenuto della serie. L'avevo fatto intensamente fino diciamo al 2001, quando andarono a chiudersi i lavori del primo adattamento televisivo. A quel tempo, non avevo mai davvero sviscerato l'originale "finale cinematografico" della serie, perché non avendolo adattato in prima persona, l'avevo approcciato solo come appassionato-maniaco-otaku, non come professionista delle sue viscere. Comunque, da allora non mi ci ero mai più "rituffato" in Evangelion, diciamo. Qualche sporadico contatto, ma nulla di immersivo. Poi dalla fine del 2018 fino a marzo del 2019 non ho praticamente fatto altro. Naturalmente, se dopo quasi vent'anni disponevo ancora di tutti i materiali del tempo passato, per contro in quegli stessi quasi vent'anni la disponibilità di materiali e strumenti di indagine – soprattutto online – si era accresciuta. E soprattutto, si era accrsciuta la mia propria capacità di intendimento, non dico solo per aumentate conoscenze linguistiche e non solo, ma proprio per mia crescita esperienziale, intendo quindi dire proprio mentale, emotiva, di vita. E così, all'incirca un anno fa, quando il grosso del nuovo lavoro sul vecchio Eva volgeva almeno per me alla sua reiterata conclusione, avevo pensato di aprire due thread gemelli qui sul forum per parlare della serie, di tutto quello che avevo nuovamente approfondito, e capito, e scoperto. Uno thread era questo, il suo gemello era quest'altro. Solo che poi le cose sono andate tutte un po' a scatafascio, per vari e svariati motivi e ragioni, e in più io per primo ho dovuto dedicarmi ad altro, e tutt'altro. Adesso avendo un po' di tempo, e varie mie letture, riletture e considerazioni avendomi portato a lambire questi lidi di pensiero, ho pensato di riprovarci ancora una volta. È probabile che quello che posterò qui avrà già la forma un po' più elaborata di mini-saggi, perché la distanza nel tempo ha fatto sì che molte riflessioni si siano già sedimentate e stratificate nella mia mente, ma proviamo. Auspicabilmente dalle cose che inizio a organizzare qui verrà poi fuori un articolo maggiormente organico e veramente durevole, auspico sempre dal pubblicarsi sul "nostro" Magazine. :-) Dunque avevo inteso dedicare questo particolare thread a: 0.2 – La zona del crepuscolo degli eroi dell'otakuzoku Chiaramente, questo thread si intitola Moonlight Shadow (CRISES) in omaggio all'omonimo brano di Mike Oldfield, e all'album che la contiene, per una precisa ragione, o meglio serie di suggestioni. Tuttavia, per illustrare il senso sottile di queste suggestioni musicali e testuali (e anche un po' grafiche, dalla copertina dell'album), sarà comodo riprendere un paio di frammeni di quanto ho recentemente integrato nell'articolo sul senso di Abesho che si trova sempre sul Magazine: Insomma si tratta del dilemma, il dramma dell'impossibilità, l'inabilità alla crescita nella postmodernità. Si tratta quindi di un punto di partenza rimanda anche a un'esperienza generazionale, sociologicamente endemica e comunitaria, ovvero quella dei bambini di OSAKA70, che andarono all'esposizione universale innanzitutto per vedere e toccare con mano le famose Moon Rocks, ovvero delle rocce lunari portate sul pianeta Terra l'anno prima dagli astronauti della missione APOLLO11 ed ora fieramente esposte nel padiglione statunitense come prova fisica della conquista dello spazio da parte dell'umanità. Senza dubbio lo sbarco sulla Luna ha rappresentato un vero sogno divenuto realtà per quella generazione di bambini giapponesi, futura prima generazione di otakuzoku, le cui visioni e suggestione narrative saranno oggetto soprattutto del thread gemello di questo, non a caso ho intitolato Children of the Moon (Eye in the Sky). Questo thread, invece, si intitola Moonlight Shadow (CRISES), perché il sogno realizzato della Luna conquistata dall'uomo avrebbe ben presto proiettato ombre diafane proprio sulla nuova umanità (shin-jinrui), soprattutto sul suo suo cammino non già scientifico, ma psicologico e sociologico. Dunque qui si intende discutere dell'aspetto d'inquietudine e di crisi individuale della generazione di quei Children of the Moon, a partire proprio dalle prime ombre dell'animo gettate nella notte dalla luce lunare, post-crepuscolare. E infatti il punto di partenza sarà proprio il momento subito precedente (o successivo) alla notte, il crepuscolo ovvero: Twilight. Vale a dire il brano, ma invero anche il significato, del DAICON-IV Opening Anime. Questo cortometraggio è molto famoso, ormai anche nel fandom occidentale, ma mentre viene osannato per la rutilante festa grafica che propone, non ho ancora visto o letto qualcuno fermarsi un attimo a riflettere sul suo significato. E a dire il vero, il non farlo va precisamente confermare la validità del suo messaggio, che in effetti è un vero e proprio anatema. La versione che ho scelto per voi, per noi, per condurre questa breve analisi è quella completa. Completa? Sì, completa. Perché nel suo originale totale, il DAICON-IV Opening Anime si apre con un "sunto" della "puntata precedente", ovvero del rudimentale DAICON-III Opening Anime, che era stato creato del 1981, ovvero solo due anni prima. Questo "recap" introduttivo non è però un montaggio del vecchio minutaggio, no. Si tratta di animazione completamente rifatta da zero, tutta nuova, certo anche qualitativamente molto migliore dell'originale, ma... questo significa chiaramente e innanzitutto una cosa sola: gli autori stavano pensando al significato che comunicavano, perché avevano ritenuto necessario esaltarne la continuità, la totalità comunicativa con quanto fatto in precedenza. Se si fosse trattato soltanto di "autocelebrare" la loro precedente realizzazione, infatti, non sarebbe di certo stato necessario rivisitarla nei contenuti con uno sforzo produttivo ex-novo, no? E dunque cosa mostrava, cosa racconta il DAICON-III O.A.? C'è una bimba scolaretta, che nello stile di Akai Takami (il character designer) incarna perfettamente lo stile dell'allora furoreggiante lolicon – che non si considerava un genere erotico, e men che meno pornografico. Era un genere di narrazione disegnata che metteva in scena, fantasizzava ed esaltava le "fanciulline". Delle ideali "brave bimbe", come ad esempio quella Minky Momo che faceva "innamorare" uno stuolo di giovanotti appassionati di anime. Anzi, qui la "brava bimba" del caso, la protagonista, ricorda molto da vicino persino un certo stile del giovane Miyazaki Hayao, le sue "ragazze con la capigliatura a cagnolino", e se qualcuno pensa ai personaggi di Meitantei Holmes io sto piuttosto alludendo a Clarisse de Cagliostro, non a caso ai tempi già celebrata come una vera reginetta del lolicon, e ancora oggi da molti ritenuta una pioniera del più autentico moe. In ogni caso, questa "brava bimba" scolaretta assiste all'atterraggio di un'astronave, uno space shuttle, i cui piloti sono due bizzarri scienziati (in realtà due personaggi provenienti dai manga Azuma Hideo, gran maestro del lolicon), ma sembrano proprio due cliché di otaku: – per intenderci: il malaticcio cianotico e il ciccione ridanciano. La mia sensazione è che i due vengano piuttosto dal futuro. Comunque i due (specie il malaticcio, che sembra un "hakase", un ricercatore) affidano alla bimba un bicchiere pieno di quella che appare come semplice acqua. Pare gli abbiano dato una missione, perché lei fa il gesto di "signorsì" (con strizzatina d'occhio), e parte subito di corsa. Quale sia questa missione non lo si sa. Ma lei, volando, diviene il bersaglio di una quantità di feticci-simbolo dell'intrattenimento SF e dell'otakuzoku, a partire direi da un mecha che pare un power-suit, passando tra le fauci di Gojira, per poi essere inseguita, sui cieli di una città, da un'intera "armata combinata" di Ideon, Gundam, Gamera e vari vascelli spaziali del tutto iconici. Lei, sempre col bicchiere in mano e senza versarne l'acqua, si fa largo usando il suo righello come una light saber, mi pare abbattendo un alieno Baltan, e poi lanciando un Itano Circus di missili dalla sua cartella da scuola elementare (randoseru) che distrugge tutto, da Gojira, alla USS Enterprise e poi (mi pare) all'aeroplano gigante di Conan, fino alla Corazzata Spaziale Yamato. Cosa resta? Un terreno desolato con un misero daikon (la verdura) che spunta mesto dalla terra. La bimba lo bagna dell'acqua dal suo bicchiere (la sua missione era proprio innaffiarci il daikon?) e istantaneamente il misero daikon si trasforma in una enorme astronave dalla medesima foggia. La bimba viene tratta al suo interno, e vi si ritrova vestita da capitano, fa di nuovo il gesto del "signorsì!" (con seconda strizzatina d'occhio), e l'astronave parte per andare lontano, lontano nel cielo per una presumibile nuova missione. Questo è solo il (riassunto del) DAICON-III O.A. E quindi quale sarebbe il significato? Le loli salveranno il mondo? E da cosa, poi? A me sembra che qui una studentessa delle elementari sia incaricata da due otaku del futuro per rivivificare un elemento naturale, il daikon, contro tutte le armate dell'intrattenimento di SF che cercano di fermarla, ma quando lei ce la fa la natura risorge in una nuova astronave che imbarcando la bimba stessa è ricolma di una nuova speranza verso il futuro. A me sembra che gli autori stessero già dicendo che i loro stessi feticci di trastullo erano già diventati il loro "nemico". A me sembra che questa "otaku elite" fosse già stanca, esacerbata dall'indigestione di finzione fantascientifica, e dal futuro sperasse nella rinascita di qualcosa di più vero, anche più naturale. A me, oggi come oggi, con la mia barba e la mia putrefazione, pare davvero tutto molto chiaro. Mi sembra un po' la trama di Tenshi no Tamago, volendo, e un po' l'incipit di Beautiful Dreamer, ma tra poco arriveremo proprio lì. Per ora voglio solo rimarcare che proprio Akai Takami, oltre a dare poi il nome alla figlia di Aki Kimiko, l'amica di scuola di Noriko Takaya in Punta al Top!, sarà anche tra i principali autori di Tengen Topp Gurren Lagann, e tra Spiral e Anti-Spiral proprio lui sarà quello che nella discomunicazione col suo pubblico pagherà il prezzo più ingiusto e alto. Non sono mai riuscito ad accettarlo, questo. Comunque, dopo il riassunto del DAICON-III O.A. si arriva al vero e proprio DAICON-IV O.A. Siamo ora a tutti gli effetti nel 1983, giusto un anno prima di Uruseiyatsura2. E si comincia con un prologo: mentre scorre lentamente la silhouette dell'astronave-daikon su cui si era imbarcata la brava bimba di due anni prima, scorrono le note, e il messaggio, di Prologue, la traccia che precede la più celebre Twilight in un album degli E.L.O. (Electric Light Orchestra). Vediamone il testo, letto da una inquietante, futuristica voce metallica. Just on the border of your waking mind There lies... Another time Where darkness & light are one And as you tread the halls of sanity You feel so glad to be Unable to go beyond I have a message From another time... Quindi, vediamo: proprio al confine della mente che risveglia, si distende un altro tempo, dove l'oscurità e la luce sono tutt'uno. E nel percorrere le sale della sanità mentale, ci si sente così lieti di non essere in grado di andare oltre. Ho un messaggio da un altro tempo. Mh, bene, mi sembra chiaro – ed eloquente. Sul punto del risveglio dal sonno, dal sogno, si è come sul crinale tra sanità mentale e follia. Si tratta di un istante, di una terra di confine che ci si sente lieti e rassicurati di NON essere in grado d'oltrepassare. Capite perché parlavo di Uruseiyatsura2 Beautiful Dreamer? Un sogno dal quale non ci si può risvegliare, nel quale ci si ritrova imprigionati, è la follia. Ma lasciamo ancora Oshii da parte e vediamo qual'è il messaggio "da un altro tempo" annunciato dalla voce del prologo del DAICON IV O.A.... forse le astronavi nel DAICON-III O.A. viaggiavano davvero tra presente e futuro, allora... oh, la brava bimba! Poi quello che sembra un viaggio nell'iperspazio. E... oh! La bimba è diventata grande! Ora è una ragazza cresciuta, vestita ora come la più iconica delle conigliette di Playboy. Poi inizia la canzone: The visions dancing in my mind The early dawn, the shades of time Twilight crawling through my windowpane Nel disegno animato, fino a qui la ragazza sta combattendo, questa volta corpo a corpo, con un'orda di icone della fantascienza animata e filmica ben superiori a quelle del precedente DAICON-III O.A. – siamo davvero nel bel mezzo di una lotta efferata di tutti contro una, e lei sembra una paladina. Am I awake or do I dream, The strangest pictures I have seen Night is day and twilight's gone away Invece la voce che canta sembra raccontarci di uno strano risveglio, un'aurora che rende la notte giorno, e ha scacciato il crepuscolo. Bisogna ricordare che il crepuscolo, in italiano come in inglese (twilight), indica quel momento di luce ambigua e vaga che si propaga quando il sole è sotto all'orizzonte, ma questo sia prima del suo sorgere (all'alba, dawn) che al suo calare calare (al tramonto, dusk). Benché il crepuscolo (twilight) sia più comunemente associato al momento del tramonto (dusk), nel testo della canzone ci si riferisce chiaramente a un'alba (dawn) – che dopo lo strisciare della luce crepuscolare dalla finestra rende la notte giorno, col crepuscolo che è andato via. Tuttavia, quel che conta è l'atmosfera indistinta della luce crepuscolare. Una vecchia serie televisiva di inquietanti storie fantastiche si immaginava ambientata nella Zona del Crepuscolo, giusto? E in effetti la canzone ci dice di una nuova alba sorta in un luogo di strane visioni, tanto che ci si domanda se si sia desti o si stia ancora sognando. Forse ci troviamo nel luogo "al di là dei confini della sanità mentale" in cui la voce del prologo dava monito di non avventurarsi... With your head held high and your scarlet lies You came down to me from the open skies Su queste note la ragazza nota una spada voltante in arrivo, e le si mette sopra a mo' di surf. Qualcuno dice sia una spada famosa in certi libri fantasy, in effetti la lama sembra essere nera, ma in fondo io di fantasy non ne so niente. La voce cantante sembra raccontare di un viaggio cominciato da una seducente e melliflua visita scesa dal cielo, il crepuscolo (d'un precedente tramonto?), il sole crepuscolare che seduce con le sue vermiglie bugie, ma che dura un breve momento, per poi trarre in una notte di sogni da cui non c'è effettivo risveglio. E ci si ritrova bloccati in quell'istante eterno di visioni indistinte. It's either real or it's a dream There's nothing that is in between Tra una nuova carrellata di icone SF, la canzone ci riporta al tema della confusione tra realtà e sogno. Realtà e sogno sono la stessa cosa, e non c'è nulla di discriminato tra l'una e l'atro. Twilight, I only meant to stay awhile... Twilight, I gave you time to steal my mind... ...away from me! E qui, mentre la ragazza in volo sulla spada cerca di eludere i suoi inseguitori aerei, nel testo della canzone siamo arrivati al cosciente pieno e pentimento: Oh, Crepuscolo, intendevo fermarmi solo per un po'! Crepuscolo, ti ho dato il tempo per portami via la mente! Sembra il pianto carico di rammarico di un uomo che si trova bloccato nel tempo fermo di un momento di follia fattosi eterno, una prigione, un Castello del Dio Drago da cui non si riesce più a venir fuori. Oh, Lum-chan bella sognatrice! Oh, Ataru che l'avrebbe definitivamente baciata all'alba nell'adultità dopo il suicidio dedicatole nel sogno, salvo l'incedere di un inevitabile finale all'americana! Oh, Minmay che cantava ad alieni a terrestri isolati in una fortezza dimensionale se si ricordassero l'amore! Oh, Ejisonta che parlavi di moratoria di crescita! Talvolta innescando anche ingenuamente una moratoria, quella potrebbe poi rivelarasi indefinita, senza sapere più come uscirne... Across the night I saw your face You disappeared without a trace You brought me here, but can you take me back Mentre il viaggio della ragazza sulla spada diventa cosmico, con una cavalcata stellare tra più e più idoli della finzione narrativa, il testo della canzone è sempre è sempre più esplicito. Il rimorso, il rammarico, la prigionia. L'inganno subìto. Il crepuscolo aveva mostrato il suo volto attraverso la notte, ma poi è svanito senza lasciar traccia di sé, avendo trascinato la sua vittima in uno spazio-tempo da cui non sa trarla fuori. Inside the image of your light That now is day and once was night You lead me here and then you go away. Ancora l'abbandono, l'essere stato sedotto, condotto e abbandonato lì, tra la notte e il nuovo giorno, l'istante eterno. E dopo ancora altre carrellate di SF, la ragazza scende dalla spada volante e atterra in piedi su una città, quindi lancia all'orizzonte uno sguardo di "presa coscienza" degno di Amuro Rei, e... ...e la spada volante prosegue il suo volo da sola, si sdoppia, si moltiplica per andare a volteggiare una festa simile a un Itano Circus colorato. It's either real or it's a dream There's nothing that is in between E in questa nuova festa cromatica, le icone di SF si distruggono TRA LORO. La finzione fantascientifica collassa in sé stessa. Dopodiché.... Twilight, twilight, twilight... I gave you time to steal my mind... ...away from me! ...le spade si schiantano a terra e provocano una vera e propria apocalisse. Un'apocalisse in stile nucleare con esplosione e risucchio, ma tra i frammenti sembrano volteggiare petali di ciliegio, finché dalla cui distruzione di civiltà riemergono le rocce. E riemergono anche corsi d'acqua pura, ruscelli che sgorgano dalle rocce nude. Nella prospettiva cosmica, il pianeta terra, che era arancione come la ruggine, torna azzurro. Se non fosse ancora un anno prima, sembrerebbe quasi il ciclo depurativo del MarMarcio naturalmente compiutosi. You brought me here, but can you take me back again... La nostra ex-bimba, cresciuta in coniglietta di Playboy, sembra mesta di dinanzi alla distruzione. Dinanzi al suo viso volano i petali della distruzione sollevati dal vento, ma... ...l'astronave-daikon spara infine a piena potenza col suo "cannone principale", come la Yamato, come l'SDF-1. With your head held high and your scarlet lies You came down to me from the open skies Il raggio d'energia vola nel cielo e lungo il pianeta, e la terra torna fertile, sulla Terra dalle rocce nude spuntano istantaneamente gli alberi di una macchia diffusa e lussureggiante. It's either real or it's a dream There's nothing that is in between E anche le icone protagoniste dell'intrattenimento SF sono pacificate tra loro, sembrano raccolte in sentimenti d'amicizia, si scambiano giocosamente i panni, si danno a rituali sociali conviviali. Twilight, I only meant to stay awhile Twilight, I gave you time to steal my mind... La telecamera segue e mostra ora la più vasta e pacifica carrellata di personaggi, una folla vera e propria, che porta a una visione del mondo, all'orizzonte del quale sorge il Sole... e con un cambio di prospettiva, la Luna, e tutti i pianeti del Sistema Solare, si mettono sul piano areale delle loro orbite, definendo un simbolo. Twilight, I only meant to stay awhile... DAICON IV (nel video che ho linkato, come OMAKE c'è anche il vero e originale DAICON-III O.A. – di certo più scanzonato del suo seguito e persino del suo remake che lo introduce, dove però leggiamola missione della bimba: "Porta quest'acqua fino... al DAICON, per favore..." e dove, dopo la comparsa di alcune buffe creature demoniache che ricompariranno poi in Abesho, vediamo che i piloti dell'astronave-daikon finale assomigliano proprio a Okada Toshio e Takeda Yasuhiro...) Beh, direi che il significato del DAICON-IV O.A., nel suo complesso, tra introduzione, prologo e narrazione, è molto chiaro. I più sciocchi vedranno solo la superficiale orgia grafica e il gusto citazionistica, il virtuosismo animatorio e la "cultura nerd" (urgh!), ma qui il senso è tutto il contrario: è la nausea, l'insopportazione di quella che è diventata ormai una vera e propria prigionia in un mondo di finzione, inizialmente seducente come fantasioso intrattenimento ma poi divenuto un sogno fasullo da cui non ci si riesce a risvegliare, da cui la bimba crescita in ragazza viene a liberare il pianeta, rendendosi l'aralda di un'apocalisse che spazza via tutti i trastulli e fa rifiorire il mondo alla vita naturale e sociale. E provate ora a riguardare Uruseyatsura2 Beautiful Dreamer. La sarabanda iniziale dei liceali che organizzano il festival della scuola è la stessa giostra di icone postoderna di cui il DAICON-IV O.A., e ne viene la stessa nausea, che infatti poi si manifesta ella cristallizzazione di quel giorno, di quel sogno che si ripete all'infinito. Ed è tutto architettato da un demonietto dei sogni che, alla fine, è gomito a gomito ad allestire quel "teatro" con il regista stesso – in un tripudio di metacinematografia che ritroveremo poi nell'ultimo episodio di Abesho: alla fine, il regista della finzione è un fuggiasco escapista più ancora del pubblico della finzione (come chi avesse letto il mio già citato articolo sul senso di Abesho avrà forse inteso). Dunque, come si converrà e come del resto già alludevo fin dalla mia autocitazione iniziale, anche quanto al significato DAICON-IV O.A. ci troviamo sempre su un crinale di crisi interiore, di un turbamento psicosociale generazionale. Perché quel sottovalutissimo cortometraggio è opera registica di Yamaga Hiroyuki, ed è opera creativa di quel gruppo di autori otaku che sarà poi il nucleo fondante della GAiNAX. Come già si diceva, delle comuni suggestioni e visioni di questi Children of the Moon si vorrà trattare nel thread gemello di questo, mentre qui vorrei continuare a concentrarmi sugli effetti di questa inquietudine generazionale, focalizzandomi specialmente sul pensiero di Anno Hideaki e su ciò che nacque e sempre più si specificò come un suo parto mentale molto personale, soprattutto nei contenuti profondi e ultimi, ovvero l'originale ShinSeiki Evangelion. * * * continua * * *1 punto
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