Mi permetto di riportare un intervento di qualcuno che credo qua potrebbe stare tra i tre che possono parlare:
Lucian L. Belmau - Io non ho niente contro l'uomo Cannarsi. Può pensare quello che vuole. Sicuramente -- opinione personale -- trovo il suo elitismo della domenica poco adatto per chi ha superato i sedici anni da un po', ma questo è parere mio.
Il problema non è che lui voglia adattare Evangelion, Miyazaki, Omero o chicchessia secondo il suo gusto personale. E' liberissimo di farlo. Io non me la prendo con lui, quanto con chi continua a rendere un tale lavoro pubblico. E' un problema professionale e forse persino etico.
Come è stato ripetutamente spiegato in varie sedi, il suo è tutt'altro che un lavoro di adattamento, piuttosto il suo opposto: è una Cannarsizzazione di qualsiasi opera. I personaggi degli adattamenti di Shito parlano tutti la sua metalingua (tra "mamminine" e "pochitti" vari), che siano principi di un Giappone premedievale immaginario, procioni umanoidi o teenager depressi degli anni '90. Che ci sia la mano di Miyazaki, Takahata o Anno dietro le sceneggiature, poco importa: tutti parlano nello stesso identico (e incomprensibile) modo. Le convinzioni personali dell'uomo Cannarsi influenzano l'intero lavoro di doppiaggio di opere prime e trasudano ego. Ora, paradossalmente, se questo fosse un intento poetico dichiarato, sarebbe persino apprezzabile. Se si volesse leggere la non-prosa cannarsiana come arte a sé stante, potrebbe quasi essere affascinante. E' sicuramente peculiare e segue (pur con una certa libertà) dei principi ben stabiliti. Semplicemente, non è adattamento. E' una resa "poetica" di un lavoro altrui, un po' come, fatte le debite proporzioni, le varie versioni di una Gerusalemme Liberata che attingono a uno stesso canovaccio. E però non è adattamento. Di consequenza sorgono due problemi principali:
1) Non si capisce. Io parlo giapponese a un buon livello, e guardando queste opere in lingua originale posso garantire che non c'è nulla dell'ermetismo un po' d'antani con scappellamento a destra cannarsiano. Chiedete conferma a chiunque conosca giapponese e italiano a un buon livello. E' tutta interpolazione. Questo perché c'è un errore di fondo nel ragionamento del Cannarsi.
In linguistica diciamo che determinati tratti della lingua sono pragmaticamente marcati o non marcati. Esempio: in Italiano la frase "Gianni mangia la mela" presenta un ordine SVO (Soggetto Verbo Oggetto) che non è marcato. Non suona "strana" e ha una ricorrenza statistica molto ampia. Viceversa, la frase SOV "Giovanni la mela mangia" risulta marcata, benché comprensibile. Ha una ricorrenza statistica più limitata e dà un certo "tono" alla frase. Questi tratti di ordine sintattico-pragmatico fanno parte di quella componente della lingua che va al di là della semplice morfologia. Si potrebbe dire molto ancora a riguardo, ma andrebbe al di là di quello che è il tema di questo post.
Ora, dove sta l'errore cannarsiano? Il suddetto sostiene di essere "il più fedele possibile" al testo originale (che lui bolla con l'orribile nome di "Vero", ma vabbè) nel rendere, ad esempio, un ordine delle parole che sia il più vicino possibile al giapponese.
Questa, a voler essere educati, è una baggianata.
In giapponese un ordine della frase SOV è non marcato. La frase:
ジャーンニは リンゴを 食べる
Gianni Ringo-wo Taberu
Gianni Mela-ogg. Mangiare
Non è traducibile come "Gianni la mela mangia". La resa "Gianni mangia la mela" Per un motivo molto semplice: non ne possiede la marcatezza. Non suona "strana" in giapponese come suona in italiano.
Ho fatto l'esempio dell'ordine delle parole, ma lo stesso può essere detto per i vari "... eh?" (particelle finali in giapponese che sono molto meno marcati che in italiano); le risposte con ripetizione del verbo/nome (non marcate in giapponesi, praticamente inutilizzate in italiano) e via dicendo.
La ragione per cui il lavoro di traduzione viene (ancora) svolto da un umano e non da un algoritmo sta nel fatto che tutti questi tratti di natura pragmatica sono di difficile identificazione ed è compito di chi traduce darne la miglior resa possibile nella lingua d'arrivo. L'adattatore poi dovrebbe essere colui che a partire dalla traduzione si occupa di trovare il miglior compromesso possibile fra la fedeltà al testo originale e il contesto culturale d'arrivo.
Ovviamente il traduttore farà poi delle scelte non necessariamente univoche e condivise, è inevitabile. Le lingue sono sistemi che hanno come obiettivo la comunicazione. Come arrivano a questa comunicazione differisce però di lingua in lingua, con varie alternative spesso nella stessa lingua. Cannarsi si limita ad un livello di analisi morfologico e dimentica qualsiasi componente pragmatica, col risultato di essere straniante quando non del tutto incomprensibile.
2) Il suddetto spaccia questa sua intrusività (che, ripeto, può anche piacere se considerata altro rispetto all'opera originale) come attinenza al "vero". In base a regole che ha creato lui e che non sono basate né su precedenti nella letteratura del settore né su studi scientifici, e nemmeno su prassi di lavoro. Lui ha deciso che "è più vero" se una lingua che ha come tratto non marcato SVO riceve una resa SOV, e così via.
Non si tratta di far perdere il lavoro a nessuno. Gli venisse affidata una posizione manageriale. Scrivesse saggi su Miyazaki. Facesse il poeta. E' un assiduo lavoratore, e molto dedito a ciò che fa. E' un peccato che però si dia l'approvazione a un'idea di traduzione ed adattamento basate sul nulla cosmico e del tutto soggettive.
Buona giornata
Questo lo davo per scontato 😀