Heisei TanukiGassen Ponpoko (Battaglie Tanuki dell'Heisei · Ponpoko) è secondo me la vera "opus magnus" di Takahata Isao. Il primo (e unico?) film tutto basato su un suo soggetto, è a tutti gli effetti un film animato documentaristico in cui l'autore mette in scena tutta la sua cifra stilistica e culturale. Ci sono vari momenti che mi commuovono molto, e sempre. Potrei ora tentare di stilare non dico una lista, ma un piattino di pulci dei riferimenti folkloristi e culturali più salterini ma no, ti lascio al film. Sono specialmente grato a Daniel Inserra (l'assistente al doppiaggio di quella lavorazione) a cui devo così tanto anche e soprattutto per la distribuzione delle voci, poi a Carlo Valli, senza la cui unica interpretazione del narratore "rakugo" semplicemente questo doppiaggio secondo m non si sarebbe potuto far e(lo scrissi allo Studio Ghibli in sede di provino), e ancora al fonico di sala Massimo Viterbini, che si appassionò tantissimo (dovemmo incidere persino gli applausi in sala!), e ancora a moltissimi doppiatori che hanno dato il 101% per starmi dietro in una lavorazione matta e disperatissima, e poi ancora al bravissimo fonico di mix Francesco Cucinelli, che facendo così tanto di straordinario mi disse proprio"mah, io sto sempre dalla parte di quelli che si massacrano, quindi mi sei simpatico", e ancora la maestro di musica Fabio Liberatori (e alla sua figlioletta Sara), che ci aiutò con così tante esigenze impreviste e assurde (credo che l'edizione italiana del film sia l'unica straniera in cui si senta lo strumento suonato da Oroku all'inizio), e poi ancora a tutti i colleghi che mi diedero così tante lezioni durante quel doppiaggio, e poi al bravissimo fonico di mix Fabio Tosti con cui remixammo tutto per l'uscita BD a 24fps (e avevo pianto per salvare le sessioni ProTools oltre al premix perché sapevo che sarebbero servite), e ancora chi.... a sì, Lucky Red su tutti. Ancora oggi quando sento alcune battute italiana mi chiedo come ce la si sia fatta. Soprattutto, lo straordinario Gabriele Patriarca su Ponkichi fu da me voluto a tutti i costi perché mi serviva davvero la sua voce chiara, sorridente ma leggera e realistica per chiudere il film. Grazie, Gabriele!
E grazie anche a te, Roger, per avermi dato spunto per scrivere queste cose.
Capisco bene il discorso che fai sui passaggi cantati. Ne ho parlato tanto con vari amici e colleghi giapponesi, dell'uso che Takahata faceva di musica e canzoni. UN uso socialmente umano, culturalmente folkloristico, fin dai tempi di Hols. Hai ragione, sono cruciali. Ah, la versione italiana di Antagata Dokosa? (Voi di dove siete mai?) la cantai in due lingue con i vecchietti di un vecchio sushiya a Okinawa, perché sul CTR quella sera giocava a baseball il Kumamoto. Cose belle, cose vere. :-)
Per la tua domanda: credo che Netflix risistemi sempre i sub secondo canoni propri in fase di import. Quelli del BD soprattutto sono molto puntuali. :-)
Grazie ancora!
Next to come: Takahata e la sua intenzione nel fare anime, tra Paul Grimault e Prevert, da Seita a SHoukichi (almeno).